Acinonyx jubatus venaticus

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Ghepardo asiatico
Acinoyx jubatus venaticus.jpg
Stato di conservazione
Status iucn3.1 CR it.svg
Critico[1]
Classificazione scientifica
Dominio Eukaryota
Regno Animalia
Sottoregno Eumetazoa
Superphylum Deuterostomia
Phylum Chordata
Subphylum Vertebrata
Infraphylum Gnathostomata
Superclasse Tetrapoda
Classe Mammalia
Sottoclasse Theria
Infraclasse Eutheria
Superordine Laurasiatheria
Ordine Carnivora
Sottordine Feliformia
Famiglia Felidae
Sottofamiglia Felinae
Genere Acinonyx
Specie A. jubatus
Sottospecie A. j. venaticus
Nomenclatura trinomiale
Acinonyx jubatus venaticus
(Griffith, 1821)
Sinonimi

Acinonyx jubatus raddei
Hilzheimer, 1913
Acinonyx jubatus venator
Brookes, 1828

Il ghepardo asiatico (Acinonyx jubatus venaticus (Griffith, 1821)), in inglese «cheetah» dall'hindi चीता cītā, derivato dalla parola sanscrita «chitraka» che significa «macchiato», è una sottospecie criticamente minacciata di ghepardo che si trova principalmente in Iran.[2]

È un membro atipico della famiglia Felidae, che caccia sfruttando la velocità piuttosto che l'agguato o le tattiche di gruppo.

Altri nomi[modifica | modifica sorgente]

Bardelas ebraico; iranian/indian/persian cheetah (inglese); chita, laggar (hindi: India); vaengai (tamil: India); yuz, yuz palang (persiano: Iran); fahd al sayad (arabo); yeoz (brahui: Pakistan); gurk (mekrani: Pakistan); pulam (bukharo & turkmeno: Turkmenistan); tazy palang (dari: Afghanistan); tazy prang (pashto: Afghanistan); ala bars, pyestrai o pyatnistai bars (kazako: Kazakistan); myallen, koplon (uzbeko: Uzbekistan); asiaskii gepard (russo); adèle amayas (tamahaq o tamacheq, la lingua dei Tuareg: Sahara nord-occidentale); guépard (francese); gepard (tedesco); guepardo, chita (spagnolo).

Classificazione[modifica | modifica sorgente]

Acinonyx jubatus venaticus. Il nome del genere, Acinonyx, significa «artigli che non si muovono» in greco, mentre il nome della specie, jubatus, significa «crinito» in latino, un riferimento alla criniera

Distribuzione e habitat[modifica | modifica sorgente]

Vive in una vasta ma frammentata area desertica e benché si sia estinto recentemente in India è anche conosciuto come ghepardo indiano. I ghepardi prosperano in zone aperte, piccole pianure, aree semidesertiche e altri habitat aperti dove le prede siano disponibili. Il ghepardo asiatico si trova esclusivamente nella regione desertica del Kavir, in Iran, che include aree delle regioni di Kerman, Khorasan, Semnan, Yazd, Tehran e Markazi. Il ghepardo asiatico sembra che sopravviva anche nell'arida e pianeggiante provincia pakistana del Balochistan, dove siano disponibili le prede adatte.

Caratteristiche fisiche[modifica | modifica sorgente]

È il più veloce di tutti gli animali terrestri e può raggiungere velocità fino ai 120 km/h. Il ghepardo è ben conosciuto per la sua stupefacente accelerazione (da 0 a 100 km/h in 3,5 secondi), più veloce di quella di alcune auto sportive. Il ghepardo ha una corporatura molto snella e un petto largo, ben delimitato dall'addome, che lo fa assomigliare a un levriero. Ha una testa piccola e arrotondata con un naso corto, piccole orecchie e occhi posizionati molto in alto sul cranio. Un paio di «linee lacrimali» nere ben distinte corrono dall'angolo degli occhi giù attraverso i lati del naso fino alla bocca, forse per non far andare il sole negli occhi, aiutando l'animale durante la caccia. Il mantello del dorso del ghepardo va dal giallo lucente al giallastro-ambra e quello delle parti inferiori è bianco crema. Ha macchie circolari nere e un pelo ruvido relativamente corto. Negli adulti l'estremità della coda ha due anelli invece delle macchie, con l'ultimo anello ben più largo. Diversamente dagli altri felini i ghepardi adulti hanno artigli semi-retrattili, sebbene per i primi sei mesi di vita i giovani siano in grado di retrarre i loro artigli. La testa e il corpo dei ghepardi asiatici adulti misurano 112–135 cm con una coda lunga 66–84 cm. Possono raggiungere il peso di 34–54 kg, ma il maschio è leggermente più grande della femmina. Quando vengono retratti, gli artigli rimangono visibili e vengono usati per fare presa durante l'accelerazione e le manovre di corsa, assumendo la stessa funzione degli artigli dei canidi.

Alimentazione[modifica | modifica sorgente]

Il ghepardo asiatico caccia piccole antilopi. In Iran si nutre soprattutto di gazzelle gozzute e qualche volta anche di conigli e roditori. In India, cinquanta anni fa, le prede erano abbondanti e si nutriva di antilopi cervicapra, chinkara e a volte di cervi pomellati e nilgau.

Stato di conservazione[modifica | modifica sorgente]

L'habitat del ghepardo è minacciato dalla desertificazione, dallo sviluppo agricolo, dagli insediamenti umani e dalla rarefazione delle prede - causata dalla caccia e dalla degradazione dei pascoli dovuta al sovrappascolo, causato a sua volta dal bestiame domestico introdottovi dall'uomo. Il ghepardo asiatico una volta si trovava dall'Arabia all'India, attraverso Iran, Asia centrale, Afghanistan e Pakistan e, soprattutto in Iran e nel subcontinente indiano, era molto numeroso. Ma dagli inizi del ventesimo secolo esso venne portato all'estinzione in molte aree. L'ultima presenza fisica di ghepardi in India è quella di tre esemplari uccisi (con due fucilate) dal Maharajah di Surguja nel 1947 nel Madhya Pradesh orientale. Dal 1990 i ghepardi sembrano sopravvivere solamente in Iran. Questa popolazione, stimata negli anni settanta a più di 200 esemplari, è stata stimata più recentemente dal biologo iraniano Hormoz Asadi tra i 50 e i 100 e, negli anni 2005-2006, tra i 50 e i 60. La maggior parte di questi 60 ghepardi vive in Iran nel deserto di Kavir e una popolazione residua abita i terreni aridi ai confini tra Iran e Pakistan. Gli abitanti delle aree abitate dal ghepardo sostengono di non vederne uno da più di quindici anni. Dopo la rivoluzione islamica del 1978 alla conservazione della natura è stata data una priorità inferiore; i ghepardi e le loro prede principali vennero cacciati e le loro popolazioni declinarono rapidamente, portando al risultato che adesso il ghepardo asiatico è classificato come criticamente minacciato nella Lista Rossa degli animali minacciati della IUCN. Alcuni sopralluoghi fatti da Asadi nella seconda metà del 1997 hanno mostrato l'urgente necessità di riabilitare le popolazioni di prede selvatiche, specialmente di gazzelle - la preda principale dei ghepardi in quell'area -, e il loro habitat, se vogliamo che i ghepardi sopravvivano. Il ghepardo asiatico sopravvive con un numero molto basso di esemplari, divisi in popolazioni molto distanziate tra loro. La loro bassa densità è causata dalla perdita delle prede in seguito al sovrappascolo del bestiame domestico e alla caccia all'antilope, ma anche dalla persecuzione diretta dell'uomo. Dal momento che le aree protette comprendono una parte fondamentale dell'habitat del ghepardo, dovrebbero avere una gestione migliore. Per quanto riguarda la conservazione, il Dipartimento dello Sviluppo iraniano, il Programma di Sviluppo delle Nazioni Unite (UNDP) e il Global Environment Facility (GEF) hanno lanciato il Progetto di Conservazione del Ghepardo Asiatico (CACP), allo scopo di preservare e riabilitare le aree rimanenti dell'habitat del ghepardo in Iran. L'India, dove il ghepardo asiatico è attualmente estinto, è interessata a clonare il ghepardo per reintrodurlo nel paese e ha richiesto che l'Iran - il paese donatore - partecipasse al progetto. Successivamente, comunque, l'Iran ha rifiutato di inviare un maschio e una femmina di ghepardo e anche di permettere agli esperti di raccogliere campioni di tessuto da un ghepardo tenuto in cattività.

Rapporti con l'uomo[modifica | modifica sorgente]

I ghepardi sono i soli grandi felini che possono essere addomesticati e addestrati per cacciare le gazzelle. Si dice che una volta l'imperatore moghul dell'India, Akbar, avesse posseduto 1000 ghepardi, alcuni dei quali raffigurati in molte miniature dipinte persiane e indiane.

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ (EN) Jowkar, H., Hunter, L., Ziaie, H., Marker, L., Breitenmoser-Wursten, C. & Durant, S. 2008. Acinonyx jubatus ssp. venaticus. In: IUCN 2013., Acinonyx jubatus venaticus in IUCN Red List of Threatened Species, Versione 2014.1, IUCN, 2014.
  2. ^ (EN) D.E. Wilson e D.M. Reeder, Acinonyx jubatus venaticus in Mammal Species of the World. A Taxonomic and Geographic Reference, 3ª ed., Johns Hopkins University Press, 2005, ISBN 0-8018-8221-4.

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