Panthera tigris

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
Se riscontri problemi nella visualizzazione dei caratteri, clicca qui.
bussola Disambiguazione – "Tigre" rimanda qui. Se stai cercando altri significati, vedi Tigre (disambigua).
Progetto:Forme di vita/Come leggere il tassoboxCome leggere il tassobox
Tigre
Panthera tigris 2.jpg
Panthera tigris
Stato di conservazione
Status iucn3.1 EN it.svg
In pericolo[1]
Classificazione scientifica
Dominio Eukaryota
Regno Animalia
Sottoregno Eumetazoa
Superphylum Deuterostomia
Phylum Chordata
Subphylum Vertebrata
Infraphylum Gnathostomata
Superclasse Tetrapoda
Classe Mammalia
Sottoclasse Theria
Infraclasse Eutheria
Superordine Laurasiatheria
Ordine Carnivora
Sottordine Feliformia
Famiglia Felidae
Sottofamiglia Pantherinae
Genere Panthera
Specie P. tigris
Nomenclatura binomiale
Panthera tigris
Linnaeus, 1758
Sottospecie

Areale
Tiger map.jpg

██ Diffusione storica

██ Diffusione dall'anno 2006

[2]

La tigre (Panthera tigris Linnaeus, 1758)[3][4] è un mammifero della famiglia dei felidi. Con un peso che può arrivare fino a 300 kg, la tigre è il più grande dei cosiddetti "grandi felini" che costituiscono il genere Panthera (tigre, leone, giaguaro, leopardo e leopardo delle nevi), ed è l'unico felide moderno a raggiungere le dimensioni dei più grandi felidi preistorici. È un cosiddetto predatore alfa, ovvero si colloca all'apice della catena alimentare, non avendo predatori in natura, a parte l'uomo. Oltre che dalle dimensioni notevoli, è caratterizzata dalla particolare colorazione del mantello striato che serve a "spezzare" otticamente la figura dell'animale; il disegno del mantello varia leggermente da sottospecie a sottospecie.[1] Vi sono tuttavia delle varianti al colore del mantello, principalmente nella sottospecie nominale Panthera tigris tigris (tigre indiana "del Bengala"), la più comune tra queste è quella con strisce nere su sfondo bianco.

Etimologia, denominazione e semantica[modifica | modifica wikitesto]

Il quarzo occhio di tigre richiama il colore dell'iride della tigre.

La parola tigre deriva dal latino tigris, dal greco antico τίγρις tígris, a sua volta d'origine iranica (zendo tiγris, "saetta"[5] avestico tigrā "dardo"[6]).

Il legame col nome del Tigri, proposto già in epoca classica sulla base della velocità del corso del fiume[5], è, secondo Ernout e Meillet, paretimologico[7].

Col nome Felis tigris, è stata una delle molte specie descritte per la prima volta nel XVIII secolo da Linneo nella sua opera Systema Naturae[8].

In zoologia, il termine «tigre» è stato utilizzato per estensione per definire molte specie di grandi felini maculati o a strisce: ad esempio, i termini «tigre d'America», «tigre della Guyana» e «tigre nera» in passato sono stati utilizzati per indicare il giaguaro (Panthera onca)[9], chiamato ancora in molti paesi del Sudamerica e dell'America Centrale «El tigre»[10]. «Gatto tigre» è anche un nome alternativo del gatto giaguaro, noto inoltre con il nome scientifico di Leopardus tigrinus[11].

Molti altri animali hanno un nome composto dalla parola «tigre», dovuta alla caratteristica striatura che li contraddistingue, come lo squalo tigre, la tigre della Tasmania, la zanzara tigre e il serpente tigre.

Anche nel campo dei minerali si riscontra l'utilizzo del nome, come per l'occhio di tigre, una pietra semipreziosa della famiglia dei quarzi.

Il nome viene anche utilizzato in alcune espressioni per indicare una persona aggressiva: ad esempio, si dice che un uomo feroce e spietato sia come una tigre o possa essere «geloso come una tigre»[9][12]. Al contrario, si parla di «tigre di carta» per descrivere qualcosa di spaventoso in apparenza, ma innocuo nella realtà.

Morfologia e anatomia[modifica | modifica wikitesto]

Lo scheletro della tigre si distingue da quello del leone per la lunghezza degli arti e da quello del leopardo per le dimensioni maggiori.
Cranio, illustrato da N. N. Kondakov.

La tigre è il felino selvatico più grande che esista in natura ed è anche uno dei più grandi predatori terrestri. Le dimensioni della tigre variano notevolmente da una sottospecie all'altra; infatti, una tigre di Sumatra di sesso maschile non pesa più di 140 kg per 2,3 metri di lunghezza, mentre una tigre siberiana può raggiungere i 300 kg per 3,3 metri di lunghezza. Anche l'altezza al garrese della tigre è molto variabile a seconda della sottospecie, da 85 cm a un metro, così come anche la sua lunghezza totale, con la coda, da 2 a 3,7 metri, e il peso, che può variare dai 65 ai 300 kg.

Le orecchie della tigre, arrotondate, hanno la superficie esterna di colore nero con una macchia bianca al centro. Le pupille sono rotonde; il colore dell'iride varia dall'oro al verde, ma a volte può essere anche azzurro. Il naso è di colore rosa, caratterizzato a volte dalla presenza di macchie nere. Le vibrisse (i cosiddetti «baffi») sono molto folte e poste su un muso corto. La fronte è arrotondata. Il collo è coperto da un pelo fitto e una pelle più spessa, soprattutto nei maschi. I canini della tigre sono tra i più lunghi tra tutti i felini e possono raggiungere una lunghezza di circa dieci centimetri[13]. Come in tutti i membri del genere Panthera, l'osso ioide è parzialmente ossificato e permette all'animale di ruggire[14].

Organi sensoriali[modifica | modifica wikitesto]

La tigre può fare affidamento su due sensi sviluppatissimi, l'udito e la vista. Gli occhi, che le consentono di osservare anche il più piccolo movimento della preda prescelta, sono strutturati secondo le esigenze di un predatore notturno; grazie alla particolare conformazione dell'occhio, è in condizione di sfruttare i più tenui raggi di luce e di muoversi con disinvoltura nelle tenebre notturne.

Origini ed evoluzione[modifica | modifica wikitesto]

I più antichi resti di un felino simile alla tigre sono quelli della Panthera palaeosinensis, trovati in Cina e a Giava. Questa specie era presente nel primo Pleistocene (circa 2 milioni di anni fa), ed era di dimensioni più piccole rispetto alla tigre moderna.[15]

I più antichi resti fossili di vere e proprie tigri sono datati fra 1,6 e 1,8 milioni di anni fa, trovati a Giava e appartenenti ad una sottospecie, oggi estinta, chiamata tigre di Trinil (P. tigris trinilensis) e visse per circa 1,2 milioni di anni, sempre nel territorio di Giava.[16]

Non è noto con certezza quale sia la regione d'origine della tigre, certamente essa si diffuse durante il Pleistocene in gran parte dell'Asia, inclusa la Beringia (da cui però non transitò nelle Americhe), l'India, Sumatra, Giava e Bali. Fino all'Olocene le tigri furono diffuse anche nel Borneo. Sono state trovate tracce di fossili anche in Giappone e sulle isole del Borneo.[15]

Albero filogenetico[modifica | modifica wikitesto]

L'Albero filogenetico comprendente la "Panthera tigris" appartenente al genere Panthera[17][18]

   Panthera   



 Panthera leo - Leone



 Panthera pardus - Pantera o leopardo




 Panthera onca - Giaguaro





 Panthera tigris - Tigre



 Panthera uncia - Leopardo delle nevi




Sottospecie[modifica | modifica wikitesto]

Sulla base dell'analisi morfologica e filogenetica (mediante analisi molecolare) sono state distinte nove differenti sottospecie di tigre.[19]

La tabella comparativa riportata più sotto, evidenzia le differenze di taglia e peso tra esemplari adulti divisi per sesso delle diverse sottospecie. Per alcune di queste, come la Panthera tigris altaica, questi valori sono stati ridimensionati successivamente (Mazák, 1983; Miquelle (in Thapar, 2004); Matthiessen & Hornocker, 2001; Prynn, 2002).

Sottospecie Peso (kg) Lunghezza totale (m)
[esclusa la coda]
Lunghezza cranica (mm)
(esistenti)
(maschi) | (femmine)
(maschi) | (femmine)
(maschi ) | (femmine)
Panthera tigris altaica
180-306 | 100-167
2,7-3,3 | 2,4-2,75
341-383 | 279-318
Panthera tigris amoyensis
130-175 | 100-115
2,3-2,65 | 2,2-2,4
318-343 | 273-301
Panthera tigris corbetti
150-195 | 100-130
2,55-2,85 | 2,3-2,55
319-365 | 279-302
Panthera tigris jacksoni
100-120 | 80-100
- | -
200-237 | 180-200
Panthera tigris sumatrae
100-140 | 75-110
2,2-2,55 | 2,15-2,3
295-335 | 263-294
Panthera tigris tigris
180-260 | 100-170
2,7-3,1 | 2,4-2,65
329-378 | 275-311
(estinte)
(maschi) | (femmine)
(maschi) | (femmine)
(maschi ) | (femmine)
Panthera tigris balica
90-100 | 65-80
2,2-2,3 | 1,9-2,1
295-298 | 263-269
Panthera tigris sondaica
100-141 | 75-115
2,48 | —
306-349 | 270-292
Panthera tigris virgata
170-240 | 85-135
2,7-2,95 | 2,4-2,6
316-369 | 268-305
FONTE: Vratislav Mazák, 1981
(in K. Nowell, P. Jackson, Wild Cats. Status Survey and Conservation Action Plan, IUCN/SSC Cat Specialist Group, Gland 1996, p. 56)

Estinte[modifica | modifica wikitesto]

Tre di queste si sono estinte nel XX secolo, la tigre del Caspio, la tigre di Giava e la tigre di Bali, e purtroppo un'altra sottospecie rischia di entrare in questa lista, la tigre della Cina meridionale. Le maggiori cause sono da imputarsi al fatto che la tigre è sempre stata vista come una minaccia per l'uomo, considerandola un animale nocivo da perseguitare. Un caso molto simile è sicuramente quello del lupo, con il quale ha in comune la fama di animale cattivo e feroce.[20]

P. tigris virgata (estinta)
P. tigris sondaica (estinta)
P. tigris balica (estinta)
  • La tigre del Caspio (Panthera tigris virgata), (Illiger 1815).[21][22]
    Era diffusa in Anatolia, Caucaso, Kurdistan, Iran, Afghanistan e in gran parte dell'Asia Centrale fino alla Mongolia. Questa sottospecie era tra tutte quella diffusa più ad occidente ed era inoltre una delle più grandi, rivaleggiando per imponenza con la tigre siberiana.
    L'ultimo avvistamento in natura avvenne intorno ai primi anni settanta e non esistevano esemplari in cattività.
    La sua estinzione è stata attribuita alla caccia diretta contro la tigre e alla caccia verso le sue prede, nonché alla costante distruzione del suo habitat.[23]
  • La tigre di Giava (Panthera tigris sondaica), (Temminck 1844).[24][25]
    Era diffusa in Indonesia e più precisamente nell'isola di Giava, caratterizzata da una taglia, per effetto del ridotto areale, più piccola rispetto alle specie continentali, era ampiamente diffusa sino al XIX secolo.
    Dichiarata ufficialmente estinta nel 1994 (Gratwicke, 2007).
    Le maggiori cause dell'estinzione furono la distruzione del suo habitat naturale, della caccia da parte dell'uomo e del declino del numero delle sue prede (IUCN, 2007). Negli anni settanta erano rimasti pochissimi esemplari all'interno del Parco nazionale di Meru Betiri, ma nel 1980, secondo il WWF e lo IUCN, la popolazione era scesa sotto i 5 esemplari. Nonostante un, ormai tardivo, piano di salvataggio e di conservazione della tigre di Giava, non vi furono più avvistamenti.[26]
  • La tigre di Bali (Panthera tigris balica), (Schwarz 1912).[27][28]
    Era diffusa in Indonesia e più precisamente nell'isola di Bali, era la tigre con la taglia più piccola.
    Considerata estinta dal 1937.
    Le maggiori cause dell'estinzione furono attribuite, dato anche il piccolo e limitato habitat che aveva a disposizione (isola di bali)[29], all'aumento della popolazione umana che comportò una forte deforestazione allo scopo di ottenere nuove superfici coltivabili, oltre che una vera e propria "persecuzione" della tigre, che incuteva timore nelle popolazioni locali. Il 27 settembre del 1937 fu abbattuto l'ultimo esemplare, una femmina.[30]

Viventi[modifica | modifica wikitesto]

Tra le sottospecie ancora viventi, si distinguono per essere le più grandi per dimensione, la tigre del Bengala (P. tigris tigris) e la tigre siberiana (P. tigris altaica), i cui esemplari maschi possono raggiungere i 3,5 m di lunghezza totale comprensiva della coda e arrivare a pesare fino a 280 kg (per quanto mediamente il loro peso si assesti su valori inferiori)[31].

  • La tigre reale del Bengala o indiana (Panthera tigris tigris) (Linneaus 1758).[32]
    Sopravvive in poco più di 4000 esemplari ed è di gran lunga la sottospecie più consistente. È caratterizzata dalla possibile colorazione bianca a strisce nere, denominata tigre bianca. Luogo di principale diffusione è l'India, dove trova riparo soprattutto nelle foreste di mangrovie del delta del Gange, in quell'intrico di banchi sabbiosi, isole e isolotti che è conosciuto con il nome di "Sundarbans", ma è presente anche nel Bangladesh, in Birmania e in alcune zone del Nepal. Tra le prede selvatiche preferite vi sono, cervi, cinghiali, gaur e bufali.[33]
Una tigre siberiana nello zoo di Münster
  • La tigre siberiana o tigre dell'Amur (Panthera tigris altaica) (Temminck 1844).[34]
    Risulta essere la più grande in stazza tra le sottospecie, caratterizzata da testa massiccia, pelo di un arancione chiaro, molto spesso e lungo, con striature ben distanziate fra loro, di color marrone anziché nero e zampe posteriori robuste e tozze, tutte caratteristiche fisiche frutto dell'adattamento alle rigide temperature del proprio habitat (foresta boreale e foresta temperata). Le prede principali sono il cervo nobile e il cinghiale.[35] A rischio critico di estinzione, non ne sopravvivono più di 300-400 esemplari adulti (IUCN 1996, Siberian Tiger Project, 2005). Nota particolare è la convivenza con il Canis lupus communis sottospecie di lupo grigio che vive nella Russia, con il quale sono in competizione nella caccia delle prede, studi hanno confermato che ove vi è una diminuzione di esemplari di tigre il numero di lupi cresce, mentre nelle zone dove la tigre è reintegrata il numero di lupi diminuisce.[36]
  • La tigre della Cina meridionale (Panthera tigris amoyensis) (Hilzheimer 1905).[37]
    Dotata di un manto liscio con striature nere, corte e larghe molto più distanziate fra loro rispetto alle altre sottospecie, un tempo era comune in tutta la parte orientale del Paese ma oggi è avvistabile soltanto nella provincia dell'Hunan.
    La tigre della Cina meridionale viene considerata come la tigre «basale», la sottospecie da cui si sono evolute tutte le altre tigri[38].
    È stata recentemente classificata come una delle 10 specie animali più minacciate del mondo[39], in quanto il numero dei suoi esemplari allo stato libero è stato valutato in non più di 80 unità, se non addirittura inferiore. Per questo si conosce molto poco della sua biologia e comportamento in natura.[40] Una notizia promettente, per la sopravvivenza di questi esemplari, è arrivata nel 2007, quando l'Amministrazione Forestale della provincia cinese dello Shaanxi, ha confermato l'avvistamento di tigri sulle montagne Qinling, presenza che mancava da più di un ventennio.[41]
  • La tigre indocinese (Panthera tigris corbetti) (Mazák 1968).[42]
    La popolazione, che nel 2011 era scesa a circa 350 esemplari, è distribuita prevalentemente in Birmania, Cambogia, Laos, Thailandia e Vietnam. Le tigri indocinesi vivono nelle profondità delle foreste dei terreni collinari e montuosi, la maggior parte delle quali sono situate lungo i confini tra i vari Paesi. La tigre della Malesia, che era considerata indocinese, nel 2004 è stata classificata come una diversa sottospecie, la Panthera tigris jacksoni, o tigre malese,[43] anch'essa oggi a rischio di estinzione. I numeri relativi agli esemplari rimasti di queste due specie sono oggetto di controversia, in quanto lungo la frontiera thai-malese sono presenti tigri la cui sottospecie di appartenenza non è stata definita.[42] L'ultimo esemplare in Cina di tigre indocinese è stato avvistato nel 2007, e si crede che sia stato ucciso e mangiato da un uomo della Contea di Mengla (provincia dello Yunnan), condannato a 12 anni di prigione per il crimine.[44]
  • La tigre malese (Panthera tigris jacksoni) (Shu-Jin Luo Et al 2004).[45]
    Ultima tra le sottospecie identificate e riconosciute ufficialmente, infatti gli esemplari di questa sottospecie, in passato erano classificati come tigri indocinesi (Panthera tigris corbetti), ma recenti studi genetici (2004) hanno invece chiarito che si tratta di una sottospecie a sé stante.[46] Il nome è stato scelto in onore dello zoologo Peter Jackson (ex presidente del Cat Specialist Group della IUCN)[47]. Non esiste un censimento preciso sulla tigre malese, secondo una stima effettuata nel 2007 ne sono rimaste alcune centinaia.[45]
  • La tigre di Sumatra (Panthera tigris sumatrae) (Pocock 1929).[48]
    È caratterizzata dall'essere la più piccola tra tutte le sottospecie ancora esistenti, vive appunto sull'isola indonesiana di Sumatra. La popolazione selvatica è stimata tra i 400 e i 500 animali i quali vivono soprattutto nei parchi nazionali dell'isola. Come per le "cugine" indonesiane ormai estinte, la tigre di Bali e di Giava, il rischio di estinzione è altissimo e classificato come critico.[49]
Left alt text Center alt text Right alt text
Panthera tigris tigris
Panthera tigris altaica
Panthera tigris amoyensis
Left alt text Center alt text Right alt text
Panthera tigris corbetti
Panthera tigris jacksoni
Panthera tigris sumatrae

Variazione colore del mantello[modifica | modifica wikitesto]

Tigri bianche del Bengala (zoo di Singapore)

Tigri bianche

Le tigri bianche sono conosciute da molto tempo, infatti il primo di questi felini bianchi fu scoperto verso il 1820.[50]

Queste tigri non sono considerate delle vere albine e sono caratterizzate da strisce nere o marroni e occhi azzurri/blu con il naso color rosa.[51] Infatti, questi esemplari, sono affetti da leucismo. La variazione di colore è considerata una mutazione causata da un gene recessivo chiamato chinchilla o cincillà[52], che inibisce la pigmentazione gialla del mantello della tigre alterando anche il colore delle strisce e si accompagna, come documentato per la sottospecie del Bengala, ad alcuni disordini come lo strabismo e il sistema immunitario indebolito.[53] È presente anche in altri mammiferi come i gatti domestici e i conigli.[52]

Questa particolare colorazione è presente solo nella sottospecie Panthera tigris tigris (tigre del Bengala), l'unica ad avere il gene recessivo che può generare il colore bianco.[54] Tuttavia, nel Como Park Zoo & Conservatory in Minnesota, una coppia di Panthera tigris altaica (tigre siberiana) fratelli tra loro, ha dato alla luce un cucciolo che presentava una mantello bianco a strisce nere. Le due tigri, catturate in natura, sono state classificate da alcuni esperti come due esemplari di Panthera tigris altaica, per altri invece come incroci tra tigri di razza del Bengala e Siberiana. Questi esemplari e la loro prole sono stati fatti accoppiare con altre tigri di pura razza Siberiana, dando alla luce cuccioli con la tipica colorazione della tigre, ma anche esemplari di color bianco.[55]

Tigre bianca senza strisce (Las Vegas The Mirage)

Tigri bianche senza strisce

Denominate anche (Stripeless / senza strisce) (snow white tigers / tigri neve bianca) derivano da un'ulteriore modifica genetica che ha "rimosso" la maggior parte delle strisce che normalmente caratterizzano la tigre bianca, rendendo l'animale di un colore somigliante al bianco puro, ciò però non le rende delle vere albine.[56]

I primi avvistamenti di tali esemplari privi di strisce o perlomeno molto poco visibili, sono avvenuti nel 1820 e descritti da scrittori e naturalisti, quali: Georges Cuvier, Richard Lydekker, Hamilton Smith, Edwin Landseer e John George Wood.[57][58]

Tigre golden tabby/strawberry (zoo di Buffalo)

Tigri arancioni

Le tigri "Golden" (Panthera tigris tigris)[59] (chiamata anche Tiger Golden Tabby o strawberry tiger) sono una variazione di colore estremamente rara della tigre del Bengala, causata da un gene recessivo. Attualmente tali tigri si trovano solo in stato di cattività all'interno di Zoo o Riserve Naturali. Come per la tigre bianca, la sua differente colorazione non genera una nuova specie. La colorazione è dovuta al gene "wide band", mentre per la tigre bianca è dovuto al colore inibitore (gene albinismo cincillà).

Le Tigri Golden tabby hanno pelliccia color oro molto chiaro, gambe di un bianco pallido e strisce di color arancio debole. La loro pelliccia tende ad essere molto più spessa del normale rispetto ad altre tigri.[60]

Come le loro "cugine" tigri bianche, tutte le tigri dorate hanno una parentela principalmente con quelle del Bengala, ma sono geneticamente "incrociate" con i geni della tigre dell'Amur o di altre sottospecie.

Attualmente le tigri Golden, vengono "utilizzate" anche per la riproduzione e perpetrazione della Tigre Bianca, infatti incrociando una tigre gold con una tigre bianca, i cuccioli saranno di tigre bianca.[61] Nel 1970 una coppia di tigri arancioni eterozigoti, di nome Sashi e Ravi, hanno avuto 13 cuccioli (Alipore Zoological Gardens), di cui 3 erano bianchi a strisce nere.[62]

Rappresentazione artistica di una presunta Tigre blu

Tigri blu

La tigre maltese, o tigre blu, è una forma di colorazione non provata della tigre, segnalata in gran parte dalla provincia cinese di Fujian. Si dice che abbiano una pelliccia blu scuro a righe grigie.[63]

Intorno al 1910, Harry Caldwell, un missionario americano e cacciatore, si imbatté, presumibilmente, in una tigre blu al di fuori di Fuzhou. La sua ricerca è raccontata nel suo libro Blue Tiger (1924)[64], e dal suo compagno di caccia Roy Chapman Andrews nel suo Camps & Trails in Cina (1925, capitolo VII).[65]

Diversi autori ne parlano nei loro trattati, ma non è stata ancora provata la trasmissione di questo carattere, cioè non è geneticamente codificato e come tale si ritiene che le tigri di colore blu o nero descritte dagli autori H. R. Caldwell, 1924; J. C. Caldwell, 1954; Pocock, 1929, 1939; Stonor, 1964; in diverse opere, possano essere degli esemplari cromaticamente aberranti.
Nel 1924 l'inglese B. Caldwell descrisse una tigre azzurra, uccisa presso Foukien, in Cina. Questo animale melanico aveva un pelame grigio-azzurro, molto scuro.

Tigri nere

Come per la Tigre blu non esistono reali prove dell'esistenza di questo tipo di colorazione, anche se è stata parecchie volte segnalata l'esistenza di tigri nere, somiglianti a pantere nere, nella giungla di Travancore.[66][67]

Vari avvistamenti di tigri nere sono stati dettagliati in "The Wildlife of India" da parte di PE Gee, uno di questi risale al settembre del 1895, quando pare sia stata avvistata una tigre di color nero, fatta dal colonnello S. Capper, la tigre scomparve nella giungla. La presenza del leopardo nero nel settore e la difficoltà di giudicare accuratamente le sue dimensioni rende questo un rapporto discutibile.

Nel marzo del 2009 in Sri Lanka è stato trovato un felino morto, in una trappola di un bracconiere, somigliante alle descrizioni degli avvistamenti della tigre nera[68], restano dubbi sul fatto che essa sia realmente una tigre nera o semplicemente che possa trattarsi di una Panthera pardus kotiya dello Sri Lanka.

Un saggio sulle tigri nere è stato presentato da parte dello zoologo Britannico Dr. Karl Shuker nel suo libro "Mystery Cats of the World".[69]

Ibridi[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Ligre e Tigone.

In cattività si sono verificati alcuni casi di incrocio fra leoni e tigri, l'accoppiamento tra un esemplare di leone maschio e uno di tigre femmina dà origine ad un ibrido detto Ligre[70][71], mentre l'incrocio tra una leonessa e un esemplare di tigre maschio dà origine al Tigone.[71][72]

Distribuzione e habitat[modifica | modifica wikitesto]

Riduzione dell'areale delle tigri dal 1900 al 1990[73]

Distribuzione sul territorio[modifica | modifica wikitesto]

Un tempo i territori occupati dalla tigre ricoprivano l'intera Asia, dalla Turchia fino alla costa orientale della Russia. Nel XX secolo le tigri sono mano a mano scomparse dalle zone a sud-ovest e in tutta la zona centrale dell'Asia, nonché dalle due isole indonesiane di Giava e Bali (causando la relativa estinzione di due sottospecie) e da vaste aree del Sud-Est e Asia orientale. Ormai le tigri hanno perso il 93% del loro areale.[74] Secondo il WWF, nel 2012 rimangono presenti nel mondo solo circa 3200 esemplari di tigre allo stato selvatico, il minimo storico (nel 1900 erano circa 100.000, nel 1980 ancora 21.500 circa).

Attualmente gli stati in cui è presente in natura sono tredici: Bangladesh, Bhutan, Birmania, Cambogia, Cina, India, Indonesia, Laos, Malesia, Nepal, Russia, Thailandia e Vietnam, probabilmente vi sono presenti degli esemplari anche in Corea del Nord, ma non vi sono prove recenti a conferma.[74][75][76]

Sanderson et al. nel 2006 ha lavorato alla stesura di una mappa mondiale che ben definisse l'attuale areale della tigre e le eventuali zone in cui l'animale potrebbe vivere e svilupparsi. Queste aree, denominate Tiger Conservation Landscapes o più semplicemente con la sigla TCL, sono definibili come delle aree in cui vi è un habitat tale da consentire la vita e la conservazione di almeno cinque esemplari di tigre[74][77][78]

Sono state delineate 76 aree TCL[79], per una superficie totale di 1.184.911 km², di varie dimensioni, dalla più grande in Russia, con i suoi 269.983 km²al alla più piccola da 278 km² in India. Va considerato però che la reale superficie media delle aree è al di sotto dei 10.000 km² (circa 61 TCL). Gli studiosi Rabinowitz, Karanth e Nichols hanno individuato, come aree "migliori", quelle situate nelle zone centrali, in quanto ricche di prede.[74][78]

Tuttavia, il reale territorio adatto alla sopravvivenza della tigre è inferiore alla superficie totale indicata dai TCL, in quanto la maggior parte di essi contengono zone in cui la tigre non può più vivere, in quanto si trovano al di fuori dei territori delle aree protette e delle riserve naturali.[74]

Bisogna anche segnalare che non è impossibile che l'esistenza delle tigri possa avvenire al di fuori dei TCL, anzi si sono documentati più di 500 casi, però, sempre secondo gli studi effettuati, si tratta di aree considerate troppo piccole per sostenere una popolazione a lungo termine.[74]

Habitat[modifica | modifica wikitesto]

Foresta pluviale tropicale in Thailandia

La tigre occupa più di duecento diversi tipi di habitat[80], che possono svariare dalle foreste pluviali tropicali ai boschi di conifere e betulle nell'oriente russo, attraverso le mangrovie della foresta di Sundarbans.

Questo dimostra un'elevata adattabilità, caratterizzata dalla capacità di affrontare una svariata gamma di condizioni climatiche, che comprende zone completamente opposte tra loro, come quelle umide e calde ad aree estremamente rigide e nevose dove le temperature possono essere le più basse -40 gradi Celsius.[81]

Fino al 2008 si credeva che la tigre potesse vivere fino ad un'altezza pari a 3000 metri[80], ma nel Bhutan, sono stare trovate e fotografate tracce di impronte di tigri che hanno dimostrato che questo predatore possa raggiungere territori che si trovano tra i 3700 e i 4300 metri. Nel 2010 alcuni reporter della BBC hanno scoperto, attraverso delle telecamere nascoste, che la tigre del Bengala si può spostare e permanere fino ai 4000 metri di altezza.[82] Le cause di questo "spostamento", ad elevate altitudini, possono essere imputate al riscaldamento globale e alla pressione esercitata da parte dell'uomo, anche se esiste la possibilità che la tigre già naturalmente avesse vissuto a tali altezze ma semplicemente non fosse mai stata osservata finora.[83]

Tigre mimetizzata nella vegetazione del Parco nazionale di Kanha

Gli ambienti sopra descritti adatti alla tigre, presentano tre caratteristiche di valore primario:[80][81]

  • abbondanza di fonti d'acqua;
  • un'elevata presenza di vegetazione alta che conferisce una buona zona di caccia e un buon riparo;
  • La presenza di prede da cacciare per sopravvivere.

Tutti i tipi di foresta costituiscono un buon habitat per la tigre del Bengala. Oltre a quelle di mangrovie, già menzionate, sul delta del Gange, essa popola le umide foreste di alberi sempreverdi dell'Assam, quelle decidue del Nepal e quelle spinose dei Ghati occidentali. Ma il predatore si sente a proprio agio anche nelle giungle ricche di alta vegetazione, nel folto delle distese di bambù, nelle paludi e nelle boscaglie.

In Birmania la tigre predilige le fitte foreste subequatoriali, mentre quelle malesi e indonesiane mostrano un ottimo adattamento alla foresta pluviale. Gli esemplari della sottospecie siberiana si spostano, invece, lungo il bacino dell'Amur preferendo le foreste montane non abitate dall'uomo. Per proteggersi nei periodi più freddi, sviluppano uno strato isolante di grasso sul ventre e sui fianchi.

Biologia[modifica | modifica wikitesto]

Riproduzione[modifica | modifica wikitesto]

Due tigri che si accoppiano

L'accoppiamento fra tigri può verificarsi in un qualsiasi periodo dell'anno, ma generalmente è più comune che avvenga tra il mese di novembre e il mese di aprile.[84] Per questo gli accoppiamenti sono molto frequenti e caratterizzati dall'essere molto rumorosi. Va però considerato che il periodo di ciclo estrale della femmina dura pochi giorni[85], nei quali l'accoppiamento si intensifica in modo da aumentare le possibilità di fecondazione[84] ed è caratterizzato dal fatto di essere breve ma ripetuto più e più volte al giorno.[85]

L'accoppiamento non è caratterizzato da un iniziale corteggiamento da parte del maschio, anzi è proprio la femmina che segnala la sua presenza con ripetuti gemiti e ruggiti accompagnato dall'emanazione di odori tipici che fanno recepire al maschio il suo stato di fertilità. Successivamente ha inizio il corteggiamento, mediante contatti, come il mordersi il muso vicendevolmente e con sfregamenti continui. Quando la femmina è pronta, assume la posizione tipica dei felini durante l'accoppiamento: si siede con le zampe anteriori distese e quelle posteriori piegate, il maschio si posiziona dietro di lei montandola e penetrandola, durante l'eiaculazione tende ad afferrare con le fauci la femmina per il collo. Una volta terminato l'accoppiamento, seguito generalmente da un breve periodo di riposo,[86] la tigre femmina si libera da sotto il maschio, girandosi anche con scatti violenti contro il suo "compagno". Come tutti i felini, il pene è ricoperto da aculei che servono ad indurre l'ovulazione della femmina durante la penetrazione. Questi aculei potrebbero provocare dolori alla femmina, il che spiegherebbe il suo comportamento violento alla fine del rapporto.[87]

Il periodo di gestazione è di circa 93-114 giorni (3-4 mesi) e nella cucciolata normalmente, vengono alla luce circa 2÷4 cuccioli (si è registrato un massimo di sette)[85] con un intervallo delle nascite di circa 10-20 minuti, caratterizzato dal fatto che ad ogni parto, la madre mangia il cordone ombelicale, l'amnios e la placenta[86] Il peso si aggira intorno al 1 kg ciascuno (750 ÷ 1600 grammi). Una caratteristica dei cuccioli appena nati è la totale cecità e la completa impotenza nel compiere grandi movimenti, di conseguenza non sono in grado di difendersi da soli. Sono infatti le femmine ad occuparsi di loro nei primi giorni di vita, nascondendo la prole al riparo in tane, solitamente create in fitti cespugli e in fessure rocciose. Anche l'allevamento è a totale carico della madre, infatti l'esemplare maschio che dopo l'avvenuto accoppiamento si allontana, generalmente, non assume alcun ruolo nella vita di un cucciolo.[84]

Si è addirittura riscontrato come esemplari maschi, che non siano riusciti ad accoppiarsi, abbiano ucciso dei cuccioli per rendere la femmina nuovamente ricettiva e potersi accoppiare con lei generando una propria prole, in quanto le tigri femmine sono in grado di tornare "in calore" e fertili entro 5 mesi dal parto se i cuccioli della cucciolata precedente sono andati persi.[84] Anche per questo il tasso di mortalità dei cuccioli di tigre è piuttosto elevato, circa la metà non sopravvive oltre i due anni di vita.[84]

La femmina di tigre, in condizioni normali, torna in uno stato fertile dopo venti mesi dal precedente parto[86], fino ad un'età di 14 anni, oltre la quale le tigri non possono più riprodursi.[88]

Primi anni di vita[modifica | modifica wikitesto]

Una tigre con i suoi cuccioli nel Parco nazionale di Kanha, India

Generalmente all'interno della cucciolata si crea la presenza di un esemplare dominante sui fratelli, che tende solitamente ad essere maschio, ma può essere anche di sesso femminile.[89] Questo cucciolo generalmente domina i suoi fratelli durante la vita passata insieme, come nel gioco e nel momento della nutrizione e tende anche ad essere più attivo, lasciando le cure e la protezione offerte dalla madre prima rispetto agli altri.[89]

I cuccioli vengono allattati dalla madre per il primo mese e oltre di vita, infatti non lascerà toccar loro la carne cacciata per sé stessa fino a che non abbiano compiuto i 40 giorni di vita, con uno svezzamento definitivo intorno ai due mesi.[86]

I primi movimenti e attività che i cuccioli svolgono, che consistono nel "gioco" tra di loro e con la madre, avvengono dopo il primo mese[90].

A 8 settimane dalla nascita, i cuccioli sono pronti a seguire la madre al di fuori della tana che li proteggeva e dalla quale non erano mai usciti. Nonostante questo non si avventurano a "viaggiare" con la madre all'interno del proprio territorio, restando nei pressi della tana pronti a rientrare in caso di pericolo.[84]

I cuccioli raggiungono una vera e propria indipendenza circa dopo i 18 mesi di età, ma nonostante questo non abbandoneranno la madre prima dei 2-2 ½ anni. Le femmine raggiungono la maturità sessuale intorno ai 3-4 anni, mentre i maschi all'incirca verso i 4-5 anni.[84]

Crescita tipo di una tigre del bengala maschio[91].

Comportamento[modifica | modifica wikitesto]

Tigre che si abbevera

Non molto si sa sulle abitudini della tigre allo stato selvatico. I rari studi fin qui effettuati si riferiscono soprattutto alla sottospecie più comune, quella del Bengala. È comunque noto che questo felino, a differenza del leone, raramente si trova in spazi aperti. Le sue maggiori garanzie di successo nella caccia risiedono, infatti, nella possibilità di inseguire furtivamente la preda per poi tenderle l'agguato nel momento più opportuno. In un territorio privo di alberi il suo sgargiante mantello si staglierebbe in modo troppo evidente, mettendo sull'avviso gli altri animali; esso si confonde invece molto bene con l'ambiente nel folto della giungla o nel sottobosco in prossimità di pozze d'acqua.

Le tigri, animali solitari, sono di norma poco disponibili a dividere il proprio territorio con altri simili. Sono stati osservati, tuttavia, occasionali incontri che non si sono conclusi con una lotta e anche casi di spartizione di una preda. È stato pure osservato che i maschi hanno un più spiccato senso di territorialità: essi tollerano le intrusioni delle femmine assai più di quelle compiute da rappresentanti dello stesso sesso, mentre le femmine sono più predisposte alla condivisione con esponenti di entrambi i sessi.

Esemplare di Panthera tigris immersa nell'acqua

Le tigri marcano il territorio graffiando gli alberi, spruzzando le piste battute con urina e secrezioni prodotte da ghiandole anali e anche depositando le proprie feci in luoghi ben evidenziati. Questi segnali forniscono informazioni sul detentore del territorio e inoltre mettono sull'avviso i maschi al riguardo di femmine in calore.

Come tutti i predatori, la tigre cerca di risparmiare al massimo le proprie energie per impiegarle nella caccia. Perciò trascorre anche l'80% del tempo riposando o dormendo. Si muove all'alba o, preferibilmente, con le luci del crepuscolo per poi cacciare, se necessario, l'intera notte. Complice l'oscurità, può percorrere grandi distanze camminando lungo i letti dei ruscelli, i sentieri e anche le strade battute dall'uomo. Quando avvista la preda, striscia in avanti tenendo il corpo quasi a livello del suolo per evitare di essere scorta. Le strisce del mantello si rivelano in quei momenti molto utili per confondere la sua immagine con le ombre proiettate dall'erba alta.

Il possesso di un'area è particolarmente importante per la femmina, che soltanto se ha la certezza di muoversi in un ambiente ben conosciuto e ricco di prede, può crescere i suoi piccoli con relativa tranquillità. Il problema si pone soprattutto quando essi non possono ancora seguirla nella caccia: in questa situazione, infatti, la madre deve trovare cibo a poca distanza dalla tana, così da poter tornare e allattare la prole a intervalli regolari. La progressiva crescita dei figli le consentirà poi spostamenti sempre più lunghi, ma comunque l'impegno di alimentare a sufficienza se stessa e i cuccioli resta sempre molto gravoso per la madre. Il territorio di un maschio è abitualmente tre o quattro volte più grande rispetto a quello di una femmina, e ciò si spiega col fatto che la sua pulsione riproduttiva lo stimola all'incontro con più femmine in estro.

Le tigri compiono, all'interno dei loro territori, percorsi anche molto lunghi; questi itinerari sono disseminati di tane e nascondigli in cui riposare.

Diversamente dal leone e dal leopardo, la tigre non ha l'abitudine di salire sugli alberi.

Diversamente da altri felini, la tigre è molto attratta dall'acqua, ed è facile, quando il clima è caldo, vederla immersa in fiumi o ruscelli. Nuotatrice capace di percorrere lunghe distanze, insegue le prede anche nelle grandi pozze d'acqua, da cui riemerge tenendo in bocca l'animale appena ucciso. La forza dimostrata nell'effettuare questi trasporti è sorprendente. Può trascinare in un luogo sicuro, dove cibarsi con tranquillità, un maschio di bufalo indiano del peso di circa 900 kg.

Comportamento sociale[modifica | modifica wikitesto]

È una specie solitamente restia ai contatti sociali, soprattutto negli esemplari maschi.

Predazione e dieta[modifica | modifica wikitesto]

Formula dentaria
Arcata superiore
1 3 1 3 3 1 3 1
1 2 1 3 3 1 2 1
Arcata inferiore
Totale: 30
037btiger.jpg
1.Incisivi; 2.Canini; 3.Premolari; 4.Molari;

Tecniche di caccia[modifica | modifica wikitesto]

La tigre è considerata un predatore vero notturno, che agisce solitamente dal tramonto all'alba[92]. Tuttavia può anche cacciare durante il giorno[80], nelle zone in cui gli esseri umani sono assenti, sono stati osservate tramite delle telecamere, azioni di caccia durante le ore diurne[93].

Per individuare la sua preda utilizza soprattutto la vista e l'udito, mentre il senso dell'olfatto è considerato secondario durante la caccia[94]. Gli obbiettivi preferiti sono solitamente esemplari giovani o vecchi, considerati più deboli rispetto ad esemplari adulti e più facili da uccidere.

Una volta individuata la preda, la tigre, come altri felini utilizza la tattica dell'agguato, prediligendo un avvicinamento furtivo alle spalle per poi attaccare con scatti o balzi. Nonostante la sua grande stazza, le tigri possono raggiungere velocità tra i 49 e i 65 chilometri orari, che possono però essere mantenuti per brevi tratti. Se ne deduce che devono essere relativamente vicine alla loro preda prima di sferrare l'attacco. Questo rende ancora più fondamentale la tecnica di mimetizzazione e avvicinamento silenzioso alla preda. Altra tecnica utilizzabile nel momento di attacco è la sua capacità di saltare in orizzontale con dei balzi mediamente di lunghezza pari a 5 metri, ma che possono arrivare anche a 10 metri. Tuttavia, solo un attacco su venti finisce con la cattura e l'uccisione della preda[92].

Se la sua preda è di piccola taglia, solitamente morde alla nuca, provocando la rottura delle vertebre cervicali e del midollo spinale, perforando la trachea, arrivando anche a recidere la vena giugulare o l'arteria carotidea[95], mentre se è di maggior stazza, preferisce mordere alla gola e soffocarla[80][96] in quanto il morso alla gola impedisce alla preda di difendersi con corna e/o zoccoli, impedendo loro di alzarsi[97]. Anche se raramente osservato, alcune tigri sono state viste uccidere con delle zampate. Le zampe anteriori sono abbastanza potenti da rompere i crani di bovini domestici,[98] e la schiena di un orso labiato[99].

Dopo aver catturato e ucciso, a differenza del leone, tende a spostare la carcassa della sua preda al riparo tra cespugli o nella fitta boscaglia ed eventualmente nasconderla ricoprendola di foglie o altro per tornare successivamente a consumarla[100].

Le tigri sono delle predatrici solitarie, esiste però una testimonianza di caccia di gruppo[80]: all'interno del Parco nazionale di Ranthambore in India, vi erano due maschi e tre femmine volte alla preda di un membro del gruppo. Questo tipo di comportamento non però è da considerarsi comune[100].

La percentuale di successo durante una battuta di caccia varia fra gli individui e gli habitat, ma è da considerarsi comunque bassa, per esempio: nel Parco Nazionale di Ranthambore, solo il 10% delle cacce hanno esito positivo, mentre nei fitti boschi del Parco nazionale di Kanha, la media scende addirittura al 5%[101].

Durante il 1980, all'interno del Parco nazionale di Ranthambore, una tigre di nome "Genghis" è stata osservata frequentemente cacciare le proprie prede nelle acque di un lago profondo[89], un modello di comportamento che non era stato precedentemente testimoniato in più di 200 anni di osservazioni. Queste battute di caccia all'interno di un ambiente come l'acqua, inusuale per la tigre, hanno fatto riscontrare risultati straordinari con ben il 20% delle battute di caccia che terminava con la cattura e l'uccisione della preda.

Durante la caccia, la tigre non caccia animali di stazza superiori ad un gaur per evitare rischi di ferimento. Animali adulti come l'elefanti indiano sono troppo grandi per essere considerati delle prede comuni, anche se si sono registrati casi di attacchi e scontri, che comunemente terminano con un dominio da parte dell'elefante.[102]

Analogalmente il rinoceronte, ancorché di stazza inferiore all'elefante, vista la sua pelle molto spessa e dura ed il suo temperamento molto aggressivo, è difficilmente predabile dalla tigre, tant'è vero che è documentato un solo caso di uccisione di un rinoceronte adulto.[103]

È stato documentato un caso di uccisione anche di un coccodrillo di considerevoli dimensioni[104], abbattuto però sulla terraferma.

Dieta[modifica | modifica wikitesto]

Una tigre (Panthera tigris amoyensis) che si ciba di un gaur

La tigre ha un fabbisogno alimentare di 3-4 tonnellate di carne all'anno. Abitualmente caccia da sola. In casi eccezionali, però - come è già stato rilevato - si sono visti due esemplari cooperare all'abbattimento di una preda molto grande.

Cacciatrice dalla enorme forza, la tigre è in grado di uccidere anche animali grandi quattro o cinque volte la sua taglia, lacerando loro i tendini all'altezza delle ginocchia con le sue zampe anteriori, per renderli impotenti. Successivamente si abbatte sul loro dorso uccidendoli nel modo già descritto. Altrimenti usando la sua forza li getta a terra e li uccide. Sono stati documentati molti casi di tigri che hanno gettato al terreno bufali e gaur sei volte il loro peso.

Dopo averla uccisa, la tigre trascina la carcassa della preda in un luogo isolato, lontano da animali spazzini come avvoltoi e sciacalli, e di preferenza in prossimità dell'acqua. Essa è solita cominciare il pasto dai quarti posteriori squarciando la pelle con gli artigli e i denti affilati e passandovi poi sopra la lingua rasposa. Un adulto di tigre del Bengala può divorare anche 30 kg di carne in una volta sola. In seguito sentirà il bisogno di dissetarsi. Se la preda non è ancora totalmente consumata, il predatore seppellisce i resti sotto un cumulo di foglie e ritorna sul luogo diverse notti di seguito per completare il pasto. Durante questo periodo, non si allontana mai troppo dalla carcassa per difenderla dagli altri animali affamati. La voracissima tigre si nutre di qualsiasi parte della preda, compresi polmoni, reni e altri organi interni; a differenza di altri felini, continua a ripulire la carcassa anche quando la carne, con il passare dei giorni, incomincia a imputridire.

La femmina di tigre, impegnata a portare cibo ai piccoli, li sorveglia durante il pasto e mangia soltanto quando essi sono sazi. Si è calcolato che una madre deve uccidere una volta ogni cinque-sei giorni, raggiungendo una quota annua di 60-70 prede, mentre una femmina priva di cuccioli soltanto una volta ogni otto giorni, non superando il numero annuo di 40-50 uccisioni. I cuccioli imparano a cacciare osservando la madre. La loro iniziazione comincia fin dalle prime settimane, attraverso i modelli di comportamento suggeriti dal gioco.

Attacchi contro l'uomo[modifica | modifica wikitesto]

La tigre è il felino con la più alta reputazione di "mangiatrice di uomini", particolarmente nel territorio indiano. Ciò non significa che l'uomo sia parte integrante della loro dieta, tuttavia può accadere che si verifichino degli attacchi da parte di alcuni esemplari nei confronti di persone, non necessariamente legati alla vera e propria caccia in cerca di cibo, ma più semplicemente perché si sentono minacciate o per difendere il loro territorio. Quindi, è da considerare come prima causa degli attacchi, l'invasione dell'areale da parte dell'uomo che nel corso degli anni ha sensibilmente ridotto l'habitat naturale della tigre, che unito ai cambiamenti climatici ha sempre più portato la tigre a contatto con l'uomo generando automaticamente, vista l'incompatibilità naturale tra di essi, scontri mortali[105] Dall'inizio del XX secolo, le vittime umane si sono di molto abbassate, nonostante tutto nel 1950, si sono rilevate all'incirca 5.000 decessi l'anno causati da attacchi di tigre[106].

Quindi vengono identificate come "mangiatrici di uomini", solo quegli esemplari che considerano l'uomo come preda e lo attaccano per nutrirsi e che sono in grado di trasmettere e far accettare il sapore della carne umana, che normalmente non rientra nella loro "dieta", ai piccoli e perpetuare una linea di mangiatrici di uomini[106].

Uno dei casi più celebri di "tigre mangiatrice di uomini" è sicuramente la Tigre di Champawat, così denominata in quanto occupava il territorio nel distretto della città di Champawat dopo essere stata cacciata dal Nepal. Questo esemplare, secondo le testimonianze tra le quali quella di Jim Corbett che la uccise nel 1907, aveva ucciso non meno di 438 persone[106] in otto anni[107].

Si è riscontrato che la perdita o rottura dei canini, denti essenziali alla tigre per uccidere le sue prede, è un fattore che può spingere la tigre, che solitamente è in grado di attaccare anche animali molto più grossi di lei, verso prede più piccole e deboli, come anche gli esseri umani.[108] Questo fatto, fu notato da Jim Corbett dopo l'uccisione della Tigre di Champawat e confermata successivamente dalla testimonianza di Pierre Pfeffer, che riportò di una tigre ferita alla mascella da un colpo di fucile, che iniziò a nutrirsi di carne umana[106].

Al Sundarbans, grande foresta di mangrovie che si trova nel delta del fiume Gange e si estende su regioni appartenenti al Bangladesh e allo Stato del Bengala Occidentale in India, appartengono le ultime "mangiatrici di uomini" che tra il 1948-1986, hanno ucciso più di 800 persone[80]. Attualmente ci sono attacchi che causano all'incirca cinquanta vittime ogni anno[107].

Sono stati adottati diversi metodi per evitare di subire attacchi e proteggere le persone che abitano e lavorano vicino o addirittura all'interno del territorio (areale) delle tigri, uno dei quali è l'indossare una maschera sul retro della testa, metodo che par essere efficace in quanto le tigri hanno l'abitudine di sferrare i loro attacchi alle spalle e questa maschera ingannerebbe la tigre sulla reale posizione della persona[107].

Rischio d'estinzione e minacce[modifica | modifica wikitesto]

Nonostante le misure a tutela della conservazione della specie, attualmente tutte le sottospecie di tigre sono da considerarsi in pericolo d'estinzione. Si tratta di un processo in accelerazione a partire dagli ultimi due secoli. Fino alla metà del Settecento, gli esemplari di questa specie erano numerosi e si spostavano agevolmente in ogni parte dell'Asia, costituendo i propri territori ovunque vi fosse abbondanza di prede. La loro popolazione complessiva superava la cifra di 100.000 unità, di cui 40.000 erano nelle giungle indiane.[109]

A partire dalla seconda metà del XVIII secolo, la situazione incominciò a cambiare radicalmente. Le armi da fuoco, divenute più efficienti, misero gli esponenti delle classi agiate nella condizione di fare della caccia alla tigre un'attività elitaria. Contemporaneamente, l'infittirsi dei rapporti commerciali con l'Europa provocò la forte richiesta sul mercato di legname di pregio, come per esempio il mogano, che cresce nelle foreste indiane.

La caccia indiscriminata alla tigre da parte dell'uomo, dovuta in particolar modo al bracconaggio per il commercio delle pelli, alle credenze della medicina tradizionale cinese e alla paura che l'animale incute per la fama di "mangiatrice di uomini", il tutto aggravato dalla costante riduzione del suo habitat naturale[110], hanno portato ad una diminuzione drastica del numero di esemplari in natura.[111] Nel 2006 una stima mondiale ha portato in evidenza che gli esemplari in natura si aggirerebbero tra i 3.402 e i 5.140,[112] mentre gli ultimi rilevamenti pongono il numero intorno ai 3.200 esemplari.[113]

Caccia alla tigre[modifica | modifica wikitesto]

Due tigri in fuga durante una battuta di caccia reale di Giorgio V con gli elefanti, India 1912
(FR)

« nous affirmons qu'il faut beaucoup de poudre et beaucoup de plomb pour chasser le tigre. [...] Je propose donc la carabine double, calibre de dix-huit millimètres, avec balle cylindro-conique, légèrement forée à l'arrière. »

(IT)

« "Possiamo affermare che ci vuole un sacco di polvere e piombo per la caccia alla tigre. [...] Propongo quindi di utilizzare un fucile a doppia canna, calibro diciotto millimetri, con una pallottola cilindrico-conica, leggermente forata nella parte posteriore. " »

(A. Thomas-Anquetil, 1866[114].)
Caccia alle tigri con elefanti. Thomas Williamson, 1808

La tigre è stata considerata il trofeo di caccia per eccellenza nel corso del XIX secolo e del XX secolo, causando una forte diminuzione del numero degli esemplari in natura, da una stima risulta che, nel corso degli anni 1950-1960, più di 3.000 tigri sono state uccise per il solo scopo di farne un trofeo.[115] La caccia alla tigre era diventata una vera e propria attività popolare tra i colonizzatori britannici dell'Asia, i Maharaja e gli aristocratici statunitensi. Questa caccia indiscriminata era "supportata" dal fatto che la tigre era considerata, causa credenze popolari, un animale estremamente pericoloso, delle volte un vero e proprio mostro mangiatore di uomini e di conseguenza un predatore da uccidere, portando al suo cacciatore gloria e onori.[116] Nel tardo XIX secolo, alcuni cacciatori iniziarono a preoccuparsi del numero di esemplari di tigre, un esempio fu quando, il capitano delle guardie del Bengala riferì, nel 1882, che in due settimane di caccia alle tigri riuscirono a trovare e uccidere solo due o tre esemplari rispetto alle decine che si trovavano in precedenza nello stesso lasso di tempo.[115]

Le tecniche di caccia erano numerose, da quella a piedi con l'utilizzo di esche, quella con branchi di cani, quella a cavallo o con cammelli, oppure utilizzando tecniche come appiccando piccoli incendi per dirigere le tigri in determinate zone o quella di provocare la cecità all'animale attraverso apposite miscele diluite nell'acqua ove erano solite abbeverarsi, anche se la metodologia più diffusa era quella della caccia con gli elefanti.[117]

In tempi più recenti la caccia alla tigre è dovuta al continuo avanzamento della presenza dell'uomo all'interno dell'habitat naturale, con coltivazioni, villaggi e allevamenti, invadendo sempre più il territorio di caccia della tigre e non esistando ad ucciderne esemplari che avessero cacciato e ucciso bestiame e cani o si fossero semplicemente avvicinati a quelli che ormai erano diventati territori abitati.[118]

Bracconaggio[modifica | modifica wikitesto]

Verso la fine del XX secolo, visto l'avvento dei divieti per la caccia alla tigre grazie ai primi progetti di salvaguardia della specie (ultimo tra questi il divieto cinese del 1996)[119], iniziò a formarsi un commercio illegale sulla tigre che diede vita ad un vero e proprio bracconaggio da parte di cacciatori di frodo. Nei primi anni del 1990 il bracconaggio era sostenuto soprattutto per il commercio delle ossa in favore della Medicina tradizionale cinese (Nowell, 2000) e nonostante le azioni per contrastarlo, anche a livello internazionale, tale commercio illegale persiste (Nowell, 2007). Vi sono altri fattori che alimentano la caccia di frodo e sono principalmente il commercio illegale di pelli, denti e artigli (Pastore e Magnus, 2004; Ng e Nemora 2007)

Distruzione dell'habitat[modifica | modifica wikitesto]

Essendo la tigre una specie di animale che necessita di grandi spazi per poter vivere e riprodursi[120], è molto sensibile anche al minimo cambiamento dell'habitat in cui vive e la sua continua diminuzione è una delle principali cause che hanno portato la tigre al rischio d'estinzione.[121][122][123] Tutto questo è principalmente causato dall'Uomo e dalla sua costante crescita demografica, considerata in Asia una vera e propria esplosione demografica, che ha interessato aree che in precedenza offrivano alla tigre ampi spazi ove vivere. La conseguenza è stata una costante distruzione delle foreste, anche mediante grossi incendi. La deforestazione oltre all'aver limitato lo spazio fisico a disposizione della tigre, ha comportato uno squilibrio nella biodiversità delle aree, dando il via ad una drastica diminuzione delle prede e ad un elevato rischio di contatto con l'uomo, che trasformando quello che era foresta in campi agricoli e il relativo avanzamento delle aree urbanizzate era definitivamente entrato nella nicchia ecologica della tigre e di altre specie di animali.[120][121][122][123]

Medicina tradizionale asiatica[modifica | modifica wikitesto]

In Asia, i miti e credenze popolari, che spesso vogliono che parti di animali possano essere utilizzate come cura per malattie, hanno portato la medicina tradizionale a produrre farmaci con ossa di tigre, anche se la loro reale efficacia non sia mai stata provata.[124] Nonostante ciò, resta molto diffusa questa credenza, soprattutto in Cina, dove molte persone hanno la convinzione che la tigre, oltre a queste pseudo-proprietà medicinali e antidolorifiche, abbia anche poteri afrodisiaci.[125] Tutto questo ha contribuito ad accelerare il rischio di scomparsa della specie.[126]
Negli ultimi anni, anche grazie a controlli, il traffico di ossa di tigre è diminuito sia in India sia in Russia.[127] In Cina è stato vietato, a partire dal 1993, nella Farmacopea di utilizzare ossa di tigre. A Taiwan, il 59% delle farmacie sul territorio vendeva e preparava "farmaci" contenenti ossa di tigre, dai primi anni novanta il numero è iniziato a calare fino ad arrivare al di sotto dell'1% nel 2009. Mentre in Birmania, Cambogia, Indonesia, Laos e Vietnam, la lotta contro il bracconaggio è molto debole e di conseguenza il mercato continua.[127]
Alcuni proprietari di aziende in Cina, vorrebbero poter vendere le ossa e le pelli di tigri morte in cattività.[127] Però il WWF ritiene, che questa pratica di sfruttamento degli animali di allevamento, non aiuterebbe a far diminuire il bracconaggio degli animali selvatici, anzi comporterebbe un aumento dei allevamento indiscriminato di tigri con il solo scopo di poterle sfruttare una volta morte, per questo l'organizzazione mondiale per la conservazione della natura promuove campagne per impedire, l'allevamento in cattività di tigri a scopo mercantilistico (commercio di pelli e ossa).[127]

Nemici in natura[modifica | modifica wikitesto]

Tigre braccata da cani selvatici

Essendo un predatore alfa, non ha predatori in natura che possano direttamente minacciarla e di conseguenza la tigre ha pochi nemici naturali.
Tuttavia a volte si è riscontrato che degli orsi maschi hanno ucciso degli esemplari di cuccioli di tigre.[128]
Altri rari casi di attacco verso una tigre si sono riscontrati da parte di branchi di cani rossi selvatici indiani (Cuon alpinus), che, attaccando in gruppo, grazie ad una particolare tecnica di caccia a volte riescono ad avere la meglio su animali di taglia molto superiore della loro.[129]

Conservazione della specie[modifica | modifica wikitesto]

Insegna d'ingresso alla riserva delle tigri nel Parco nazionale di Periyar
Un esemplare di tigre all'interno del Parco nazionale di Jim Corbett

La continua riduzione del numero di esemplari in natura ha inserito la tigre all'interno delle specie a rischio d'estinzione. Per contrastare ed evitare l'estinzione si sono venuti a creare nel tempo vari progetti, Governativi e non (OGN), a salvaguardia e conservazione della specie Panthera tigris. Attualmente, con il supporto di IUCN[130] e della Banca Mondiale[131], molte delle iniziative collaborano attraverso un programma denominato Global Tiger Initiative (GTI)[132].

Per consentire una migliore salvaguardia della specie si sono costituite delle riserve naturali, distribuite nei territori caratterizzati da un habitat tale, da consentire alla tigre una buona sopravvivenza in natura. Attualmente si contano ventitré riserve sul territorio Indiano[133], tre parchi nazionali in Nepal, diciannove in Thailandia, quattordici aree protette in Vietnam, cinque riserve nell'isola Sumatra, tre riserve in Russia e una in Cina.[90]

Elenco aree naturali protette per le Tigri[109]

Qui di seguito vengono descritti alcuni progetti in corso che combattono l'estinzione della tigre:[134]

Progetto Tigre (India)[modifica | modifica wikitesto]

tigre del Bengala reintrodotta in natura (luglio 2008), all'interno della riserva "Sariska" nel sud dell'India[135]

Nel 1972, il governo indiano ha preso una decisione che si è rivelata forse determinante per la salvaguardia della specie: quella di condurre un'indagine sulla situazione degli esemplari superstiti. Ne è emerso un numero estremamente basso, pari a solo 1800 tigri. La stessa indagine, condotta sull'intero areale asiatico della specie, ha consentito di apprendere che le sottospecie di Bali e del Caspio si erano ormai estinte e la medesima sorte era probabilmente toccata alla sottospecie di Giava. Migliore la situazione nell'isola di Sumatra, in cui si era registrata la presenza di 600 esemplari, e in Indocina, dove la popolazione era stata valutata nel numero di circa 2000 esemplari. Assai limitato, ma relativamente stabile, appariva il numero degli appartenenti alla sottospecie siberiana, abitatrice di un ambiente meno sottoposto allo sfruttamento da parte dell'uomo.[136]

Dopo questi rilevamenti, si è imposto il ricorso a misure drastiche per tutelare gli esemplari superstiti. Il governo indiano ha preso per primo l'iniziativa, e il 1º aprile del 1973 ha dato il via al Progetto Tigre (“Project Tiger”) vietando la caccia alla tigre e l'esportazione delle sue pelli e accogliendo successivamente l'invito, proveniente dalle grandi organizzazioni protezionistiche, di istituire riserve che costituissero zone di rifugio e di ripopolamento della specie.[137] Il progetto governativo prese sempre più corpo, finanziato grazie anche a una raccolta di fondi a livello internazionale promossa dal WWF.[138]

Indira Gandhi, in quell'epoca primo ministro, si interessò personalmente alla costituzione di un comitato per il coordinamento fra tutti gli Stati dell'India.[139] L'esempio fu seguito da altri Paesi, che realizzarono riserve naturali entro i confini del Bangladesh, del Nepal e del Bhutan.

Dal 4 settembre del 2006 il progetto fa parte della National Tiger Conservation Authority (NTCA) (Un organismo di diritto del Ministero dell'Ambiente e delle Foreste, Governo dell'India)

Salvare la Tigre Cinese (Cina)[modifica | modifica wikitesto]

Logo Save China's Tiger

Il Save China's Tigers (SCT)[140][141] nasce dalla necessità di evitare l'estinzione della tigre della Cina meridionale (Panthera tigris amoyensis).
Nel 1998, quando ormai rimanevano non più di 30 esemplari allo stato selvatico e 60 in cattività, iniziano a formarsi i primi gruppi e progetti a salvaguardia della tigre, culminato con l'istituzione ufficiale a Pechino il 26 novembre del 2002, che in collaborazione con il Centre of the State Forestry Administration of China e il Chinese Tigers South Africa Trust, porterà all'attuale progetto di salvaguardia e reintroduzione in natura della tigre della Cina meridionale. Il progetto ha permesso la costruzione di una riserva naturale in Cina e una in Sudafrica, ove gli animali possano riprodursi in sicurezza e successivamente reintrodotti in natura nel loro habitat naturale nel territorio cinese.[142]

La speranza e obbiettivo del progetto è che dall'anno 2010 (anno cinese della tigre), i primi esemplari di tigre nati e cresciuti all'interno della riserva sudafricana, possano essere rimessi in libertà.[143]

Progetti WWF[modifica | modifica wikitesto]

Il WWF (World Wildlife Fund), la più grande organizzazione mondiale per la conservazione della natura, fin dagli anni settanta è attivo per la salvaguardia della tigre,[144] attraverso proprie iniziative o a supporto di altre già esistenti.[145]

Nel 2002 ha steso un piano di conservazione della durata di otto anni[146]

Dal 2010 (anno cinese della tigre) ha varato il progetto Tx2: Double or nothing[147], che mira a raddoppiare il numero di animali presenti in natura entro il 2022 (data in cui ricorrerà il prossimo anno cinese della tigre), puntando soprattutto nel contrastare il bracconaggio, la distruzione dell'habitat, il commercio illegale di pelli e alla protezione e implementazione dei fondi di sostegno nonché alla collaborazione con i governi degli stati interessati.[148]

Sono stati anche identificati i dieci problemi più gravosi alla base della minaccia d'estinzione della tigre[149], suddivisi per tipologia e aree geografiche di interesse[150], che comprendo, oltre alle varie nazioni asiatiche dove la tigre vive, ma anche Europa e Stati Uniti. Infatti, il vecchio continente, risulta essere uno tra i più grandi consumatori di Olio di palma, che per essere prodotto necessità di convertire alla coltivazione di palme aree ecologicamente importanti come zone di foresta pluviale habitat primario della tigre.[151][152][153] Mentre gli Stati Uniti sarebebro colpevoli di avere presenti sul proprio territorio numerosi esemplari in cattività non più reinseribili in natura.[154]

La tigre nella cultura di massa[modifica | modifica wikitesto]

La dea Dourgâ che cavalca una tigre

Mitologia, leggenda e religione[modifica | modifica wikitesto]

La tigre occupa una posizione importante nella mitologia e nelle credenze in Asia. In particolare, nella religione induista, Shiva, il dio della distruzione, è raffigurato con una pelle di una tigre. Mentre Durga, dea dalle diciotto braccia, monta una tigre in combattimento.[106]

In India, la tigre è il simbolo della regalità e del potere divino, mentre in tutta la penisiola indocinese e nell'isola di Sumatra rappresenta il castigo divino.[155]

Secondo l'antico calendario lunare cinese, la "Tigre (虎 Hu)" è uno dei 12 segni dell'astrologia cinese che rappresentano gli anni del calendario. È anche tradizionalmente una delle quattro grandi creature delle costellazioni cinesi, chiamata la Tigre Bianca dell'Ovest (西方白虎, Xī Fāng Bái Hǔ) è associata all'ovest e all'autunno.[156]

L'importanza di questo animale per il popolo cinese, la si nota anche nel fatto che esso viene considerato il "Re degli animali", mentre nella cultura occidentale è solitamente il leone ad avere quel "titolo".[157]

Vi sono anche molte leggende con protagonista la tigre, come quella del principe Sa Chui che sacrificò la sua vita per sfamare una tigre e i suoi cuccioli, facendosi divorare da essi.[157] Oppure l'usanza di apporre immagini di tigri bianche all'interno delle abitazioni per tener lontani e proteggerle dai topi e dai serpenti.[157]

Arti marziali[modifica | modifica wikitesto]

Nelle arti marziali, principalmente in quelle asiatiche (Arti marziali cinesi e Arti marziali giapponesi), la tigre è presente sotto forma di simbolo, ideologia e stili tecnici.

Nel 武术 Wushu (le arti marziali cinesi), la tigre simboleggia particolari tecniche e stili di combattimento, in particolare nello Xiangxingquan o stile imitativo, categoria di stili di arti marziali che riproduce i movimenti degli animali. Nella fattispecie troviamo: l'Huquan (虎拳, Pugilato della Tigre), Il Tanglonghushi (螳螂虎式, Tanglang Hu Shi, Stile della mantide religiosa e della tigre) e L'Heihuquan (黑虎拳, Pugilato della Tigre Nera).

Nel karate, la tigre è il simbolo di forza e coraggio, lasciato in eredità dal Maestro Gichin Funakoshi fondatore dello Stile Shotokan al gruppo Shotokai.[158][159]

Araldica ed emblemi[modifica | modifica wikitesto]

Dipinto di una tigre di Utagawa Kuniyoshi

La raffigurazione della tigre appare negli emblemi nazionali del Bangladesh[160], dell'India[161] e della Malesia[162]. Nel Bangladesh, oltre ad esserene l'emblema, viene rappresentato il muso della tigre del Bengala, su quasi tutte le banconote (Taka bengalese) e sulla moneta da 25 centesimi (poisha).[163] Mentre in malesia viene incisa sulle braccia di tutte le armature dell'esercito.[162]

La tigre di Tippu è un esempio dell'importanza che la tigre ha per il popolo indiano, trattasi di un particolare carillon, che raffigura una tigre che uccide un soldato inglese, chiaro simbolo della vittoria dei popoli indiani contro l'impero coloniale britannico.[106]

Nel mondo moderno viene utilizzata a scopo pubblicitario e a rappresentazione dei marchi di molte multinazionali e non, come la tigre della Esso, nei cereali Frosties della Kellogg's, nel simbolo della casa automobilistica Malese Proton oppure in molti prodotti che ne usano il nome come il balsamo di tigre, il sistema operativo Mac OS X 10.4 Tiger e ancora in moltissimi veicoli militari (elicotteri, aerei, carri armati[164]).

Viene anche utilizzata come soprannome per indicare la forza o la ferocia di un personaggio o gruppo di persone, come Georges Clemenceau detto "il Tigre" o le Tigri Tamil (LTTE) gruppo militante nazionalista Tamil che ha condotto una violenta campagna secessionista contro il governo dello Sri Lanka dal 1970 o ancora per indicare un periodo particolarmente prosperoso come il boom economico, tra il 2001 e il 2003, in Irlanda, detto tigre celtica.

Arte[modifica | modifica wikitesto]

Mosaico del V secolo

Come il leone, anche la tigre è sempre stata un soggetto molto diffuso in tutte le forme di arte figurativa, nella pittura, nella scultura, in architettura, in letteratura, nella musica e nei Film.[157]

Le prime rappresentazioni di tigre, giunte ai giorni nostri, sono i mosaici degli antichi romani ove il felino rappresentava un punto di riferimento durante le festività (Ludi Romani) nelle lotte dei circhi romani.[165]

Un classico esempio di utilizzo come soggetto della tigre è il monumentale dipinto di Rubens la Caccia alla tigre, che ha ispirato successivamente molti altri pittori[166] e le opere di Rousseau.[165] L'animale è stato inoltre inserito nei dipinti di molti altri artisti come Delacroix, Charles Lapicque, Salvador Dalí[167] e Géricault[168]. Grazie alla presenza sul territorio la tigre è anche fortemente rappresentata nell'arte cinese, giapponese e indiana.

Sport[modifica | modifica wikitesto]

La tigre viene spesso utilizzata come simbolo e mascotte in ambito sportivo:

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b (EN) Chundawat, R.S., Habib, B., Karanth, U., Kawanishi, K., Ahmad Khan, J., Lynam, T., Miquelle, D., Nyhus, P., Sunarto, S., Tilson, R. & Sonam Wang 2010, Panthera tigris in IUCN Red List of Threatened Species, Versione 2014.3, IUCN, 2014.
  2. ^ Wild Tiger Conservation, Save The Tiger Fund. URL consultato il 7 marzo 2009.
  3. ^ Taxon: Panthera tigris (C. Linnaeus, 1758) - tiger, 2 settembre 2013.
  4. ^ Linneo, p. 1-4 e 1-824
  5. ^ a b Carlo Battisti, Giovanni Alessio, Dizionario etimologico italiano, Firenze, Barbera, 1950–57.
  6. ^ Dizionario Etimologico Online - Tigre. URL consultato il 2 luglio 2010.
  7. ^ Alfred Ernout, Antoine Meillet, Dictionnaire étimologique de la langue latine – Histoire de mots, Parigi, Klincksieck, 1979.
  8. ^ (EN) Linneo (Carolus Linnaeus)(, Systema naturae per regna tria naturae:secundum classes, ordines, genera, species, cum characteribus, differentiis, synonymis, locis. in Holmiae (Laurentii Salvii), 1758, p. 41.
  9. ^ a b (FR) Tigre, 1863. URL consultato il 30 giugno 2010.
  10. ^ Jackson, p. 207.
  11. ^ Leopardus tigrinus. URL consultato il 30 giugno 2010.
  12. ^ (FR) tigre, tigresse, Centre national des ressources textuelles et lexicales. URL consultato il 1º luglio 2010.
  13. ^ (EN) Animal Face-Off: Lion vs. Tiger : Video : Animal Planet in Animal.discovery.com, 29 aprile 2008. URL consultato il 10 giugno 2010.
  14. ^ (EN) Vratislav Mazak, Panthera tigris. in Mammalian species, 8 maggio 1981, p. 1-8 nr.152. URL consultato il 2 febbraio 2010.
  15. ^ a b Seidensticker, p. 383.
  16. ^ Van den Hoek Ostende. 1999. Javas Tiger - Ruthlessly hunted down. 300 Pearls - Museum highlights of natural diversity. Downloaded on 11 August, 2006.
  17. ^ (FR) Stephen O'Brien et Warren Johnson, L'évolution des chats in Pour La Science ISSN = 0 153-4092, aprile 2009, p. 366. basato su (EN) W. Johnson et al., The late Miocene radiation of modern felidae : a genetic assessment in Science, 2006, p. 311. e (EN) C. Driscoll et al., The near eastern origin of cat domestication in Science, 2008, p. 317.
  18. ^ (EN) Panthera uncia IUCN Red List
  19. ^ (EN) Chundawat, R.S., Habib, B., Karanth, U., Kawanishi, K., Ahmad Khan, J., Lynam, T., Miquelle, D., Nyhus, P., Sunarto, Tilson, R. & Sonam Wang, Panthera tigris, Red LIST IUCN 2008, IUCN Red List of Threatened Species.. URL consultato il 22 febbraio 2010.
  20. ^ (EN) Extinct Tiger Subspecies, Save The Tiger Fund. URL consultato il 27 maggio 2010.
  21. ^ (EN) Jackson, P. & Nowell, K., Panthera tigris ssp. virgata IUCN 2009, IUCN Red List of Threatened Species.. URL consultato il 23 febbraio 2010.
  22. ^ (EN) The Caspian tiger: a Lesson from History, Save The Tiger Fund. URL consultato il 27 maggio 2010.
  23. ^ (EN) Jackson P. & Nowell K., Panthera tigris ssp. virgata IUCN 2009, IUCN Red List of Threatened Species.. URL consultato il 23 febbraio 2010.
  24. ^ (EN) Jackson, P. & Nowell, K., Panthera tigris ssp. sondaica IUCN 2009, IUCN Red List of Threatened Species.. URL consultato il 23 febbraio 2010.
  25. ^ (EN) The Javan Tiger A. Hoogerwerf 1970. Javan Tiger (Panthera tigris sondaica), Save The Tiger Fund. URL consultato il 24 maggio 2010.
  26. ^ J. Seidensticker, Ir. Suyono, T. Thomas, The Javan Tiger and the Meru Betiri Reserve, a plan for Management, WWF/IUCN Project, 1980. (Citato in Gratwicke, 2007).
  27. ^ (EN) Jackson, P. & Nowell, K., Panthera tigris ssp. balica IUCN 2009, IUCN Red List of Threatened Species.. URL consultato il 23 febbraio 2010.
  28. ^ (EN) Death of the Bali Tiger, Save The Tiger Fund. URL consultato il 24 maggio 2010.
  29. ^ The Balinese Tiger, Loadstars's Lair. URL consultato il 27 ottobre 2007..
  30. ^ The Balinese Tiger, Peter Maas, 2005. URL consultato il 27 ottobre 2007..
  31. ^ Mazák (1983); Prynn (2002); Thapar (2004)
  32. ^ (EN) Chundawat, R.S., Habib, B., Karanth, U., Kawanishi, K., Ahmad Khan, J., Lynam, T., Miquelle, D., Nyhus, P., Sunarto, Tilson, R. & Sonam Wang, Panthera tigris ssp. tigris IUCN 2009, IUCN Red List of Threatened Species.. URL consultato il 23 febbraio 2010.
  33. ^ (EN) Bengal Tiger, Save The Tiger Fund. URL consultato il 17 maggio 2010.
  34. ^ (EN) Miquelle, D., Darman, Y. & Seryodkin, I., Panthera tigris ssp. altaica IUCN 2009, IUCN Red List of Threatened Species.. URL consultato il 23 febbraio 2010.
  35. ^ (EN) Amur (Siberian) Tiger, Save The Tiger Fund. URL consultato l'8 aprile 2010.
  36. ^ (EN) Amur (Siberian) Tiger - Biology, Save The Tiger Fund. URL consultato il 27 maggio 2010.
  37. ^ (EN) Nyhus, P., Panthera tigris ssp. amoyensis IUCN 2009, IUCN Red List of Threatened Species.. URL consultato il 23 febbraio 2010.
  38. ^ (EN) tigerhomes.org, South China Tiger - Panthera tigris amoyensis - Stem Tiger, Tigerhomes.org. URL consultato il 19 giugno 2010.
  39. ^ South China Tiger Believed Still Exists in Wild - china.org.cn
  40. ^ (EN) South China Tiger, Save The Tiger Fund. URL consultato il 25 maggio 2010.
  41. ^ (EN) Rare tiger reappears after gap of 20 years in CHINAdayli, 13 ottobre 2007. URL consultato il 25 maggio 2010.
  42. ^ a b (EN) Lynam, A.J., Nowell, K.: (EN) Panthera tigris ssp. corbetti in IUCN Red List of Threatened Species, Versione 2014.3, IUCN, 2014.
  43. ^ (EN) Luo SJ et al.: Phylogeography and Genetic Ancestry of Tigers (Panthera tigris). PLoS Biol 2004; 2(12): e442
  44. ^ (EN) Le, Yu e Hornby, Lucy: Man jailed for eating rare tiger in China, sul sito web della Reuters, il 22 dicembre 2009
  45. ^ a b (EN) Kawanishi, K. & Lynam, T., Panthera tigris ssp. jacksoni IUCN 2009, IUCN Red List of Threatened Species.. URL consultato il 23 febbraio 2010.
  46. ^ Luo SJ et al. Phylogeography and Genetic Ancestry of Tigers (Panthera tigris). PLoS Biol 2004; 2(12): e442
  47. ^ (EN) IUCN Tiger Specialist Peter Jackson Earns His Stripes in IUCN - Species News, 7 giugno 2005. URL consultato il 26 maggio 2010.
  48. ^ (EN) Linkie, M., Wibisono, H.T., Martyr, D.J. & Sunarto, S., Panthera tigris ssp. sumatrae IUCN 2009, IUCN Red List of Threatened Species.. URL consultato il 23 febbraio 2010.
  49. ^ Cracraft J., Feinstein J., Vaughn J., Helm-Bychowski K., Sorting out tigers (Panthera tigris) Mitochondrial sequences, nuclear inserts, systematics, and conservation genetics in Animal Conservation, vol. 1, 1998, pp. 139–150.
  50. ^ Storia della Tigra Bianca Lairweb.org.nz. Retrieved 2010-02-02.
  51. ^ (EN) White tiger lore sandiegozoo.org
  52. ^ Per alcuni casi di tigre siberiana bianca: Siberian tiger cubs born at Como Zoo, New York Times, 23 luglio 1958 p. 40:2 ; 2 tiger cubs, rare Siberian, born at fair, The Baltimore Sun, 28 giugno 1976 p. C.1. Per l'albinismo cincillà e i disordini correlati nella tigre: Roy Robinson, The white tigers of Rewa and gene homology in the felidae, Genetica (1969) 40: 198-200. Lynn Culver, White Tigers; History, Breeding, and Genetics, NOAH Feline Conservation Center, 2004 in exoticcatz.com.; Norman F. Cheville, Ultrastructural pathology: an introduction to interpretation, Wiley-Blackwell 1994, p. 315 ISBN 978-0-8138-2398-0
  53. ^ What causes white tigers? Lairweb.org.nz.
  54. ^ (EN) White Amur (Siberian) Tigers messybeast.com
  55. ^ (EN) The white tiger lairweb.org.nz
  56. ^ (EN) Georges Cuvier, The Animal Kingdomtthey can grow to as tall as, G & C & H Carvill, 1832.
  57. ^ (EN) Richard Lydekker, The Royal Natural History, Frederick Warne, 1893.
  58. ^ (EN) Mutant Big Cats, Golden Tigers. URL consultato il 22 febbraio 2010.
  59. ^ (EN) Lairweb, Scheda Golden Tabby. URL consultato il 18 gennaio 2010.
  60. ^ LE CORNELLE: Sezione Animali / Tigre Gold
  61. ^ Sankhala, K.S., Tiger ! The Story Of The Indian Tiger, Simon & Schuster New York 1977
  62. ^ (EN) Leggenda della Tigre Maltese (blu) Lairweb.org.nz. Retrieved 2010-02-02
  63. ^ Harry R. Caldwell, Blue Tiger, Abingdon Press, 1924.
  64. ^ Roy Chapman Andrews, Camps & Trails in China: A Narrative of Exploration, Adventure, and Sport in Little-Known China, Appleton, 1925. HTML fulltext at Project Gutenberg
  65. ^ (EN) Leggenda della Tigre Nera. URL consultato il 02-02-10.
  66. ^ (EN) Rare Indian tigers spotted at Simlipal. URL consultato il 3 gennaio 2010.
  67. ^ (EN) Catturata tigre nera in Sri Lanka. URL consultato il 1º ottobre 2010. [collegamento interrotto]
  68. ^ (EN) Karl P N Shuker, Mystery Cats of the World, Robert Hale, 1989, ISBN 0-7090-3706-6.
  69. ^ (EN) Ligers. URL consultato il 25-05-2010.
  70. ^ a b (EN) Where do Ligers Come From?. URL consultato il 28-05-2010.
  71. ^ Tigon, Tion, Tigron & Tiglon. URL consultato il 28-05-2010.
  72. ^ (EN) Mappa WWF sulla diminuzione dell'areale della tigre. URL consultato il 7 giugno 2010.
  73. ^ a b c d e f (EN) Geographic Range. URL consultato il 2 marzo 2010.
  74. ^ Marion, p. 182.
  75. ^ (EN) The Tiger:Distribution. URL consultato il 3 marzo 2010.
  76. ^ (EN) Save the Tiger Fund savethetigerfund.org
  77. ^ a b (EN) Tiger conservation priorities at a glance. URL consultato il 3 marzo 2010.
  78. ^ Tiger Range Map. URL consultato il 10 ottobre 2011.
  79. ^ a b c d e f g Marion, p. 68.
  80. ^ a b Panthera tigris - Habitat, Dacres, K. and B. Lundrigan. 2007. "Panthera tigris" (On-line), Animal Diversity Web.. URL consultato il 28 maggio 2010.
  81. ^ Tigre del Bengala sopravvive a 4000 metri di altezza. URL consultato il 21 settembre 2010.
  82. ^ (FR) (FR) Guillaume Talbot, Au Bhoutan des tigres du Bengale ont été localisés à des altitudes inégalées jusque là in Bulletin électronique, giugno 2008. URL consultato il 7 aprile 2010.
  83. ^ a b c d e f g Nowak, Ronald M. (1999). Walker's Mammals of the World. Baltimore: Johns Hopkins University Press. ISBN 0-8018-5789-9
  84. ^ a b c Jackson, p. 105.
  85. ^ a b c d Sankhala, pp. 34-49.
  86. ^ (EN) Maxine Annabell, Tiger territory - Mating, Parts 3&4 : Copulation. URL consultato il 16 giugno 2010.
  87. ^ (EN) Cat Specialist Group, Tiger Panthera tigris - Biology. URL consultato il 15 giugno 2010.
  88. ^ a b c (EN) Valmik Thapar, The Tiger's Destiny (Paperback), Fateh Singh Rathore, Mahipal Singh, londra, Trafalgar Square, ottobre 1994, p. 176, ISBN 1-85626-142-5.
  89. ^ a b Seidensticker, p. 103.
  90. ^ Sankhala, p. 72.
  91. ^ a b (EN) K. Dacres, B. Lundrigan, "Panthera tigris" (On-line), Animal Diversity Web. URL consultato il 6 giugno 2011.
  92. ^ Tiger: Spy In The Jungle. John Downer Productions. BBC (2008)
  93. ^ Jackson, p. 98.
  94. ^ Sankhala, pp. 23
  95. ^ Schaller. G, The Deer and the Tiger: A Study of Wildlife in India, University Of Chicago Press. URL consultato il 6 giugno 2011.
  96. ^ (EN) Cat Specialist Group, Tiger Panthera tigris - Description and Behavior - Part Three. URL consultato l'8 giugno 2011.
  97. ^ Valmik, pp. 88
  98. ^ Sankhala2, pp. 17
  99. ^ a b Jackson, p. 100
  100. ^ Ward, p. 32
  101. ^ Frank Leslie, Frank Leslie's popular monthly, vol. 45, New York, Frank Leslie's Publishing House, p. 411.
  102. ^ Indian Rhinoceros Animal Info. URL consultato il 4 aprile 2013.
  103. ^ (EN) Climate change linked to Indian tiger attacks. URL consultato il 24 giugno 2010.
  104. ^ a b c d e f (FR) National Geographic Magazine, À travers le livre de la jungle, « Lieux et personnages », hors-série n°2, janvier 2003
  105. ^ a b c Seidensticker, p. 100.
  106. ^ Man-eaters. The tiger and lion, attacks on humans. URL consultato il 24 giugno 2010.
  107. ^ a b Seidensticker, pp. 103-104.
  108. ^ (EN) Climate Change. URL consultato il 3 marzo 2010.
  109. ^ (EN) TIGERS bigcatrescue.org
  110. ^ (EN) Stima popolazione iucnredlist. URL consultato il 12 ottobre 2011.
  111. ^ (EN) Tigers - the real kings of more than jungles, But with as few as 3,200 surviving in the wild panda.org
  112. ^ (FR) A. Thomas-Anquetil, VII in Une chasse au tigre en Birmanie, E. Dentu, 1866., p. 94
  113. ^ a b Sankhala, pp. 15-79.
  114. ^ (EN) Katheryn Malcolm Norris, Born to Be Wild : Tiger persecution and advocacy. URL consultato il 16 marzo 2010 (archiviato dall'url originale il ).
  115. ^ vide Royal Tiger (nom-de-plume) in The Manpoora Tiger - about a Tiger Hunt in Rajpootanah. (1836) Bengal Sporting Magazine, Vol IV. reproduced in The Treasures of Indian Wildlife
  116. ^ (EN) (EN) Alex Rodriguez Alex, Poachers thinning ranks of hardy Siberian tigers, Teh Seattle Times.
  117. ^ Population of artificially-bred tigers exceeds 4000 in China, China View, 2 marzo 2006.
  118. ^ a b (EN) Biodiversity. URL consultato il 6 aprile 2010.
  119. ^ a b (EN) Major Threat(s). URL consultato il 6 aprile 2010.
  120. ^ a b (EN) Climate Change. URL consultato il 6 aprile 2010.
  121. ^ a b (EN) Conserving tiger landscapes. URL consultato il 6 aprile 2010.
  122. ^ (FR) Médecine traditionnelle chinoise, WWF Svizzera. URL consultato l'11 marzo 2010 (archiviato dall'url originale il ).
  123. ^ Andrew Harding, Programmes | From Our Own Correspondent | Beijing's penis emporium in BBC News, 23 settembre 2006. URL consultato il 16-03-10.
  124. ^ (FR) Malini Shankar, La faune sauvage menacée par la médecine traditionnelle chinoise, Inter Press Service, 14 ottobre 2008. URL consultato l'11 marzo 2010 (archiviato dall'url originale il ).
  125. ^ a b c d (FR) WWF-France, WWF, Tigres: entre les griffes des hommes in Panda magazine, nº 119, p. 21, issn = 0248-8124.
  126. ^ Seidensticker, p. 102.
  127. ^ Journal of the Asiatic Society of Bengal By Asiatic Society (Calcutta, India), Asiatic Society of Bengal Published by Printed by G.H. Rouse, Baptist Mission Press, 1868
  128. ^ (EN) Panthera tigris - Conservation Actions iucnredlist.org
  129. ^ Global Tiger Initiative Builds Capacity on Wildlife Conservation and Biodiversity. URL consultato il 10 ottobre 2011.
  130. ^ Global Tiger Recovery Program 2011 - (Lista Partner). URL consultato il 10 ottobre 2011.
  131. ^ (EN) Tiger Reserves of India. URL consultato il 6 aprile 2010.
  132. ^ Country Action Plans savethetigerfund.org
  133. ^ Tigress joins lone tiger in Sariska timesofindia.com
  134. ^ (EN) The Govt. of India had launched “Project Tiger”, National Tiger Conservation Authority (NTCA). URL consultato il 26 febbraio 2010.
  135. ^ (EN) The Govt. of India had launched “Project Tiger”, National Tiger Conservation Authority (NTCA). URL consultato il 26 febbraio 2010.
  136. ^ Progetto Tigre WWF, WWF. URL consultato il 26 febbraio 2010.
  137. ^ Indira Gandhi: Un radicale per i diritti dei animal´s. URL consultato il 24 febbraio 2010.
  138. ^ (EN) Who We Are. URL consultato il 6 aprile 2010.
  139. ^ (EN) Final Reports to STF. URL consultato il 3 marzo 2010.
  140. ^ Save China's tigers main progress to data. URL consultato il 5 marzo 2010.
  141. ^ (EN) Clock ticks for South China tigers in symbolic year in reuters.com, 5 marzo 2010.
  142. ^ Progetto Tigre WWF. URL consultato il 28 maggio 2010.
  143. ^ Cosa fa il WWF per la tigre. URL consultato il 28 maggio 2010.
  144. ^ (EN) WWF Framework and Strategy for Action 2002–2010. URL consultato il 3 marzo 2010.
  145. ^ (EN) Double or Nothing. URL consultato il 7 aprile 2010.
  146. ^ (EN) Tx2: Double or nothing. URL consultato il 6 aprile 2010.
  147. ^ (EN) Big Cats in Big Trouble. URL consultato il 7 aprile 2010.
  148. ^ (EN) Top 10 Tiger Troublespots in 2010. URL consultato il 7 aprile 2010.
  149. ^ Articoli e aggiornamenti sul portale Salva le Foreste. URL consultato il 22 aprile 2011.
  150. ^ Greenpeace, Come ti friggo il Clima. URL consultato il 22 aprile 2011.
  151. ^ Friends of the Earth, Greenwashing Malesia. URL consultato il 22 aprile 2011.
  152. ^ (EN) Top 10 Tiger Trouble Spots. URL consultato il 7 aprile 2010.
  153. ^ Ward, p. 125.
  154. ^ (EN) JC Cooper, Symbolic and Mythological Animals, Londra, Aquarian Press, 1992, p. 213, ISBN 1-85538-118-4.
  155. ^ a b c d (EN) Tiger Culture in Save China's Tiger, Save China's Tiger. URL consultato il 2 luglio 2010.(EN)
  156. ^ La tigre e lo Shotokan, Arti MArziali Salrno, M. Guerrasio. URL consultato il 3 giugno 2011.
  157. ^ La scuola Shotokan, shotokaionline.com. URL consultato il 3 giugno 2011.
  158. ^ (EN) Virtual Bangladesh: National Icons, Virtual Bangladesh. URL consultato il 5 luglio 2010 (archiviato dall'url originale il ).
  159. ^ (EN) National Animal, Governo dell'India. URL consultato il 5 luglio 2010 (archiviato dall'url originale il ).
  160. ^ a b (EN) National Symbols of Malaysia, 123 Independance day. URL consultato il 5 luglio 2010 (archiviato dall'url originale il ).
  161. ^ (EN) Currency in Circulation, Banca del Bangladesh. URL consultato il 5 luglio 2010 (archiviato dall'url originale il ).
  162. ^ alcuni esempi: il Panzer VI Tiger I, l'Eurocopter Tiger, il Grumman F11F Tiger, il Northrop F-5 e il Panzer VI Tiger II
  163. ^ a b Picq, p. 37.
  164. ^ (FR) Rubens, Pierre Paul, la Caccia alla tigre, Larousse.fr. URL consultato il 9 agosto 2010.
  165. ^ (FR) D'autres tigres plus ou moins célèbres, Le Tigre, lunedì 17 settembre 2007. URL consultato il 9 agosto 2010.
  166. ^ (FR) Apparitions incongrues de tigres, Le Tigre, 13 ottobre 2007.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]