Diboscamento

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Foto satellitare della NASA: diboscamento in atto in Bolivia
Giungla incendiata per lasciar spazio all'agricoltura Messico meridionale
Diboscamento in Amazzonia

Il diboscamento (o disboscamento[1]), indica l'eliminazione della vegetazione arborea in un'area boschiva o forestale. Le ragioni per cui si procede a tale operazioni possono essere molteplici e possono essere sia positive che negative dal punto di vista ambientale: si può eseguire un disboscamento inteso come taglio di piante vecchie, malate, bruciate per la cura dei boschi oppure, in determinate zone, per la produzione di legname oppure per la costruzione di strade, edifici, uso agricolo del suolo, piste da sci ecc...

In particolare con taglio del bosco si intende l'opera di diboscamento, attuato attraverso i criteri tecnici della selvicoltura, finalizzato alla salvaguardia della vegetazione (taglio di piante malate, vecchie, secche, bruciate...) o a ricavare legname dalla foresta, garantendo comunque la rigenerazione e la conservazione della vegetazione.

Quando invece il diboscamento è esteso e duraturo, effettuato per motivi commerciali o per sfruttare il terreno per la coltivazione, si parla di deforestazione, con accezione negativa. Un esempio di deforestazione è l'eradicazione illegale di alcune zone boschive per la costruzione di opere murarie, attività agricole o commerciali di vario tipo. Anche deforestazione e diboscamento illegale non sono comunque propriamente tra loro sinonimi.

Descrizione[modifica | modifica sorgente]

Le foreste e i boschi non sono tutti di uguale importanza dal punto di vista ambientale (esistono foreste giovani, secolari, naturali, pluviali, tropicali, temperate ognuna con determinate caratteristiche) per cui anche i luoghi dove viene eseguito un diboscamento legale devono essere scelti con cura.

Fin dall'antichità si dibosca per ottenere la legna da ardere per il riscaldamento domestico o da usare come materiale da costruzione (legname), per ottenere nuovi terreni da destinare all'agricoltura, al pascolo o all'espansione urbana. Questo fenomeno interessa soprattutto le aree tropicali dove vengono eseguite con il metodo del "taglia e brucia": dapprima si abbattono gli alberi e poi si incendia il sottobosco rimanente. Una volta terminato l'incendio si sarà depositata sul terreno della cenere che fertilizza il terreno.

Questo sistema arreca gravi danni all'equilibrio dell'ambiente naturale, infatti la cenere fertilizza per poco tempo il terreno, mentre la distruzione del sottobosco distrugge in tutto e per tutto l'habitat della foresta pluviale accelerando fenomeni erosivi del terreno. Dopo pochi anni si deve abbandonare il terreno e diboscare un'altra area. Inoltre l'utilizzo del fuoco è molto pericoloso perché danneggia la fauna e spesso sfugge al controllo causando danni ancora più gravi.

Questo fenomeno, ancora molto frequente nella foresta amazzonica e in crescita in molte altre aree del pianeta, porta via molti alberi al polmone verde della Terra. I paesi maggiormente interessati da questo fenomeno (spesso anche connesso con attività illegali) sono Cina, Colombia, Congo[2], Brasile, India, Indonesia, Myanmar, Malesia, Messico, Nigeria e Thailandia, che insieme compiono più del 70% di diboscamento mondiale.

I danni della deforestazione[modifica | modifica sorgente]

Le piante verdi o comunque in generale le piante aiutano a mantenere stabile la concentrazione di anidride carbonica nell'atmosfera (attraverso la fotosintesi clorofilliana). L'utilizzo di combustibili fossili ed il diboscamento stanno causando un aumento di CO2 nell'atmosfera, che ha diretta influenza in fenomeni come l'effetto serra ed il riscaldamento globale. Gli effetti negativi del diboscamento sono numerosi e comprendono:

Il diboscamento (sia volontario che non voluto) è il risultato della rimozione di alberi o della loro morte non accompagnata da una rinnovazione sufficiente. Ci sono molte cause di ciò, che possono variare da una lenta degradazione forestale ad improvvisi incendi, ad intense attività di pascolo. Mentre il diboscamento delle foreste pluviali tropicali ha attirato l'attenzione dell'opinione pubblica, le foreste tropicali stanno scomparendo ad una velocità sostanzialmente più alta. Invece di catturare le precipitazioni, che filtrano poi nel sottosuolo, le aree diboscate diventano aree di veloce deflusso acquifero superficiale. Il diboscamento contribuisce inoltre ad una riduzione dell'evapotraspirazione, che diminuisce l'umidità atmosferica e le precipitazioni; ad esempio nel Nord e nel Nord-ovest della Cina la media delle precipitazioni annuali è diminuita di un terzo tra il 1950 e il 1985. Anche la produzione di legname può essere una causa di diboscamento, ma in misura inferiore alle cause su esposte. Le foreste sono un'importante riserva di carbone, sono fondamentali per il ciclo del carbonio, risanando l'aria dall'anidride carbonica e altri agenti inquinanti.
I boschi e le foreste sono inoltre importantissimi ecosistemi con una elevatissima biodiversità in cui vivono numerosissime specie viventi.
Sono anche oggetto di bellezza estetica, naturalistica e culturale. Il diboscamento comporta la perdita di questi valori, del rispetto delle foreste e in generale dell'ambiente.

Controllare il diboscamento[modifica | modifica sorgente]

I metodi per tenere sotto controllo e ridurre il diboscamento sono numerosi, ma tutti dipendono dalla volontà politica di attuarli, anche in contrasto con forti interessi economici, spesso legati all'economia del diboscamento illegale, un affare che si aggira intorno ai 150 miliardi di dollari annui[3].

Fra questi vi è prima di tutto una agricoltura sostenibile, che attui sistemi di rotazione delle colture e che utilizzi meno territorio. Questo non è affatto scontato nei paesi in via di sviluppo dove la popolazione è in rapida crescita.

Alla Conferenza di Rio del 1992 si è proposto un sistema gestione forestale sostenibile (GFS), con lo scopo di controllare il patrimonio e gli ecosistemi forestali a livello mondiale. A questo è seguita la formazione di alcune organizzazioni come il Forest Stewardship Council, attivo per la salvaguardia delle foreste tropicali, del Nord America e dell'Europa: FSC certifica i prodotti costituiti da materie prime che non consumano il patrimonio forestale.

Il diboscamento continua ad avanzare, e si sta rendendo necessario attuare politiche di riforestazione. Ad esempio in Cina il governo ha chiesto ai cittadini di contribuire piantando alberi. Anche numerose associazioni si occupano della riforestazione, ma sembra che gli sforzi non siano completamente condivisi a livello mondiale. L'unico paese che ha aumentato il proprio patrimonio boschivo nel corso del XX secolo mediante politiche governative è Israele. In Europa il diboscamento sembra aver rallentato la sua corsa e, secondo i dati FAO, le foreste sono in crescita. Ciò è dovuto sia all'abbandono di terreni agricoli e alla colonizzazione spontanea del bosco, sia ad attività di rimboschimento.

Per i boschi e le foreste italiani sono in vigore già dagli anni 20 del secolo scorso (R.D.3267/1923), per tutte le proprietà pubbliche e per le grosse proprietà private, dei Piani di assestamento forestale che hanno la finalità principale di tutelare e sviluppare il territorio boscato e che garantiscono che il taglio per produrre legname non comporti cambi di destinazione d'uso del bosco.

Il ritmo del diboscamento[modifica | modifica sorgente]

Secondo un rapporto della FAO, il diboscamento, nell'ultimo decennio, ha rallentato rispetto agli anni novanta, ma procede ancora ad un ritmo troppo veloce per essere sostenibile. Tra il 2000 ed il 2010 la perdita netta di foreste è stata di 5,2 milioni di ettari all'anno, contro gli 8,3 milioni del decennio precedente. In particolare, le zone più colpite sono il Sud America e l'Africa orientale e meridionale. Il diboscamento ha rallentato molto nell'Asia meridionale, mentre le foreste registrano addirittura una crescita in Nord America, Europa ed Asia orientale[4].

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Dizionario Italiano Online
  2. ^ Il saccheggio delle foreste del Congo. Rapporto di Greenpeace, 2007.
  3. ^ OCSE / OECD Environmental Outlook (Parigi: OCSE, 2001), p. 122.
  4. ^ [1] (ESFREN) Rapporto FAO 2009: Situazione dei boschi nel mondo

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