Leopardus pardalis

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Ocelot
Ocelot.jpg
Leopardus pardalis
Stato di conservazione
Status iucn3.1 LC it.svg
Rischio minimo
Classificazione scientifica
Dominio Eukaryota
Regno Animalia
Phylum Chordata
Classe Mammalia
Ordine Carnivora
Famiglia Felidae
Genere Leopardus
Specie L. pardalis
Nomenclatura binomiale
Leopardus pardalis
(Linnaeus, 1758)
Sottospecie
  • L. p. pardalis, foresta pluviale
amazzonica
  • L. p. aequatorialis, Ande settentrionali
e America Centrale
  • L. p. albescens, Messico, Texas
sudoccidentale
  • L. p. melanurus, Venezuela, Guyana,
Trinidad, Barbados, Grenada
  • L. p. mitis, Argentina, Paraguay
  • L. p. nelsoni, Messico
  • L. p. pseudopardalis, Colombia
  • L. p. puseaus, Ecuador
  • L. p. sonoriensis, Messico
  • L. p. steinbachi, Bolivia

Ocelot range.png

L'ocelotto[1], ocelot (/oʧeˈlɔt/[1] o, alla francese, [osˈlo][1]) o ozelot (/oʣeˈlɔt/)[1][2] (Leopardus pardalis, Linnaeus) è uno dei felidi. Il nome deriva dalla parola ocēlōtl, con cui gli azteca chiamavano il giaguaro (mentre l'ocelotto viene più correttamente chiamato tlahcoocēlōtl in nāhuatl). In italiano è anche noto come gattopardo americano.

Più grande del gatto domestico, il suo corpo è lungo da 55 a 80 cm e la coda da 30 a 45 cm. Pesa da 4 a 12 kg, ma alcuni grossi maschi superano i 15 kg. Le femmine sono sempre più piccole dei maschi. Come statura l'ocelot lo si può paragonare al gatto dorato, al gatto di Temminck e al gatto viverrino. Adulto, diventa abbastanza corpulento. È il felide più comune e più popolare dell'America latina.

Indice

[modifica] Morfologia

Ha zampe corte e coda relativamente corta. Le orecchie, arrotondate e nere, hanno una macchia bianca sul rovescio. Gli occhi, dall'iride marrone, hanno pupilla ovale. I baffi, molto sviluppati, sono bianchi. La tinta di fondo del pelame varia dal grigio-rossiccio al bruno-ocra vivo, sui fianchi e sul dorso; sul dorso però è più scuro. Il ventre, il lato interno degli arti, il petto e la gola sono di colore grigio più o meno chiaro, a volte quasi bianco, con macchie nere. Il pelame, molto caratteristico, è ornato di macchie nere allungate, disposte in file longitudinali più o meno coalescenti, formanti, sui fianchi ocelli oblunghi e irregolari. La nuca e il collo sono segnati da 6-8 strisce nere che si prolungano in avanti, fino in mezzo agli occhi. Le guance sono sbarrate da due linee nere, abbastanza larghe, che vanno dal davanti verso tergo. Il naso è bruno-rossastro, le labbra nere. Nella parte inferiore, le zampe sono punteggiate di piccoli punti neri. Sul collo e sulla schiena i peli sono rivolti in avanti, cosa abbastanza eccezionale tra i piccoli felidi. La coda, nera sopra, più chiara sotto, è ornata di macchie bianche verso la base e di anelli indistinti verso l'estremità.

Gli zoologi hanno suddiviso l'ocelot in 10 sottospecie geografiche, stabilite in base alla colorazione del pelame. Una tale classificazione è completamente errata e non serve che ad ingarbugliare inutilmente la sistematica dei felidi, già abbastanza confusa. Fortunatamente i più eminenti studiosi della materia, tra cui I. Weigel nel 1961, hanno dimostrato che la variazione individuale dell'ocelot è tale che nei campionamenti effettuati in una stessa località si ritrovano tutte le tinte possibili e immaginabili e ciò rende inutili i tentativi di classificazione fatti dagli amatori delle sottospecie. È praticamente impossibile trovare due pellicce assolutamente identiche.

[modifica] Distribuzione geografica

La distribuzione geografica dell'ocelot si estende dal Texas meridionale fino all'Argentina settentrionale, nella provincia di Corrientes. È assente nelle zone di alta montagna e nelle pampas dell'Argentina meridionale. Assente è pure nel versante occidentale delle Ande, fatta eccezione per la Colombia e per l'Ecuador, dove discende fino a sud del Golfo di Guayaquil.

[modifica] Habitat

L'ocelot abita le foreste tropicali e subtropicali. Si ritrova sia nella giungla igrofila della pianura amazzonica che nelle foreste secche del Paraguay. Evita le montagne e le grandi savane erbose, ma non è raro nelle zone dissodate e nelle coltivazioni di banane e di cacao, sulla costa pacifica dell'Ecuador.

[modifica] Comportamento

I naturalisti sono d'accordo nel dire che l'ocelot vive sempre a coppie, anche all'infuori della stagione della riproduzione. J. Rengger afferma che esso occupa un territorio abbastanza esteso, al quale resta fedele. Se se ne avvista uno si può essere sicuri di trovarne un secondo negli stessi paraggi. Benché abbiano in comune il territorio, il maschio e la femmina cacciano separatamente e, in caso di pericolo, non si prestano tra loro aiuto.

L'ocelot è un ottimo arrampicatore, senza essere però per questo più arboricolo degli altri felidi. Nuota benissimo e non ha paura dell'acqua. J. Rengger ne vide uno attraversare il Rio Paraguay, vicino alla città di Asuncion. Schauenberg osservò due casi simili in Ecuador. Inseguito dai cani, l'ocelot si getta in acqua, se non trova un albero alla sua portata. Nel corso della sua missione di studio a Panama, l'americano E. Goldman osservò diversi ocelot che, durante la giornata, si riposavano tra i rami degli alberi. Appena un ocelot si sente scoperto, si arrampica lentamente di ramo in ramo, fino a raggiungere la cima dell'albero, dove resta completamente nascosto dal fogliame. In altre circostanze, l'animale discende velocemente dal ramo dov'è posato e, in pochi balzi, scompare nella giungla.

E. Goldman ha scorto qualche ocelot attraversare di giorno i sentieri della foresta. Ma l'ocelot è principalmente di abitudini notturne e raramente lo s'incontra durante il giorno. Intraprende lunghi giri alla ricerca delle prede, costituite da aguti, paca, tatù, opossum, piccoli pecari e piccoli cervidi selvatici. Quando se ne offre l'occasione, si ciba anche di uccelli: hocco e agami. Nel Paraguay i cacciatori lo considerano grande distruttore di tinami e penelopi. A volte si spinge fino a visitare i dintorni dei villaggi, da dove porta via qualche pollo. Nel 1869, R. Hensel scrisse di aver trovato aculei di coendu nei tessuti muscolari sottocutanei di ocelot, uccisi in Brasile. Nel Messico il naturalista G. F. Gaumer vide, nel 1917, un ocelot impadronirsi di un grosso tacchino ocellato su un ramo, dal quale poi cadde a terra con la preda.

[modifica] Riproduzione

Secondo J. Rengger, gli ocelot nel Paraguay si accoppiano da ottobre alla fine di novembre. Nella parte meridionale del Texas, Bailey nel mese di novembre trovò parecchie figliate di ocelot, nati da poco. Il 14 aprile 1950 vicino a Brownsville, nel Texas, fu uccisa una femmina contenente due feti, prossimi alla nascita. Nello Yucatan l'accoppiamento avviene in ottobre e i piccoli nascono in gennaio. La gestazione dura circa 70 giorni. Generalmente la femmina partorisce 1-2 piccoli, ma si è a conoscenza di figliate di 3 e perfino di 4 piccoli.

La madre nasconde i figlioletti nel cavo di un albero, in fondo a qualche piccola grotta o in una tana, preparata nel più folto della foresta. J. Rengger, parecchie volte, trovò resti di ossa e di piume vicino alle tane degli ocelot. In Ecuador Schauenberg, in ottobre, raccolse un ocelot, nato da poco, in una tana nascosta in un cespuglio spinoso, sul limitare di un bananeto; il terreno era stato accuratamente ripulito dalla madre e il gattino riposava sulla terra nuda.

L'ocelot del Woodland Park Zoo di Seattle, Washington.

[modifica] Addomesticamento

Preso in tenera età, l'ocelot si addomestica con facilità e può diventare molto docile. Tuttavia, man mano che cresce, riprende la sua naturale selvatichezza e, per lo più, da adulto diventa intrattabile.

In Ecuador Schauenberg ebbe l'occasione di allevarne uno, trovato quando ancora aveva gli occhi chiusi. Questo ocelot faceva le fusa come un gatto e seguiva il padrone a passeggio nella foresta.

L'ocelot è oggetto di un importante commercio, in quanto animale di compagnia; negli Stati Uniti vi sono club di amatori d'ocelot. L'acquisto di un ocelot è sconsigliabile, perché riesce difficile tenerlo in un appartamento. La sconsideratezza assume proporzioni preoccupanti dal momento che alcune persone, preoccupate di preservare le tappezzerie e i mobili dai danni del loro ocelot, non esitano a mutilare crudelmente la bestia facendone recidere gli artigli, col bisturi, da un veterinario poco scrupoloso. L'ocelot, così privato dei suoi indispensabili artigli, non può nemmeno più grattarsi, né procedere alla sua toletta giornaliera.

[modifica] Uso culinario

Ocelot moche. 200 d.C. Collezione del Museo Larco di Lima, Perù.

Come avviene per altre specie di felidi, e anche per il nostro gatto domestico, la carne dell'ocelot viene consumata in parecchie regioni. M. de Wied segnalò che gli Amerindi e le popolazioni rurali nere del Brasile se ne cibano. Nel 1959 A. S. Leopold riferì che un buon numero di cacciatori messicani usavano consumare carne di ocelot, che affermavano essere succulenta e fortificante. Vicino a Coyutla, nella provincia di Veracruz, gli uomini bevono il sangue caldo dell'animale, ucciso di fresco. In tutte le regioni del Messico, la gente attribuisce virtù magiche e medicinali alla carne e al sangue di ocelot.

[modifica] Note

  1. ^ a b c d Bruno Migliorini; Carlo Tagliavini; Pietro Fiorelli, Il DOP - Dizionario d'ortografia e di pronunzia, 2a ed., Roma, ERI, 1981. Il DOP preferisce la forma ocelotto. La pronuncia francese, secondo il DOP, è usata specialmente nel mondo della moda.
  2. ^ Giacomo Devoto; Gian Carlo Oli, Dizionario della lingua italiana, Firenze, Le Monnier, 1971.Il Devoto-Oli preferisce questa forma.

[modifica] Bibliografia

[modifica] Altri progetti

[modifica] Collegamenti esterni

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