Panthera uncia

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Leopardo delle nevi[1]
Uncia uncia.jpg
Stato di conservazione
Status iucn3.1 EN it.svg
In pericolo[2]
Classificazione scientifica
Dominio Eukaryota
Regno Animalia
Phylum Chordata
Classe Mammalia
Ordine Carnivora
Sottordine Feliformia
Famiglia Felidae
Sottofamiglia Pantherinae
Genere Panthera
Specie P. uncia
Nomenclatura binomiale
Panthera uncia
(Schreber, 1775)
Sinonimi
Uncia uncia
(Schreber, 1775)
Areale

Snow leopard range.png

Il leopardo delle nevi (Panthera uncia Schreber, 1775) è un felide di dimensioni abbastanza grandi originario delle catene montuose dell'Asia centrale. La sua classificazione è stata soggetta a cambiamenti negli ultimi anni e alcune autorità, come Mammal Species of the World[1] e la CITES[3], continuano a chiamarlo con il vecchio nome Uncia uncia. Tuttavia, recenti analisi genetiche[2][4] hanno chiaramente dimostrato la sua appartenenza al genere Panthera, e come tale viene classificato dalla IUCN[2]. In passato ne venivano riconosciute due sottospecie, ma con le analisi genetiche è stato scoperto che tale suddivisione è inesatta. Nella lista delle specie minacciate viene classificato tra le specie in pericolo[2].

Etimologia[modifica | modifica sorgente]

Un'onza.

Secondo l'American Heritage Dictionary, l'etimologia del termine panthera è sconosciuta. Una spiegazione erronea lo fa derivare dalle parole greche pan- (πάν; «tutto») e ther (θηρ; «animale da preda»), dal momento che i grandi felini sono creature in grado di uccidere quasi ogni altro animale. È stato ipotizzato che la parola pánther (πάνθηρ) sia giunta al greco attraverso il sanscrito, lingua nel quale essa significava «animale giallastro» o «giallo-biancastro». In greco questo termine si riferiva genericamente a tutti i felini maculati.

Sia il nome scientifico latinizzato uncia che il vecchio nome comune italiano onza derivano dall'antico francese once, termine originariamente utilizzato per indicare la lince europea. A sua volta once si ritiene tragga origine dalla retroformazione di un termine più antico, lonce (italianizzato in lonza), per deglutinazione della «l» iniziale intesa come abbreviazione dell'articolo le («la»). Entrambi i termini, lonza e onza, venivano impiegati per indicare altri felini delle stesse dimensioni della lince e, successivamente, anche il leopardo delle nevi[5][6].

Nelle zone in cui vive, il leopardo delle nevi è noto come shan (in ladakhi), irves (in mongolo), waawrin prraang (in pashto), bars o barys (in kazako), ilbirs (in kirghizo) e barfani chita («ghepardo delle nevi», in urdu).

Tassonomia[modifica | modifica sorgente]

Primo piano di un maschio.

Il leopardo delle nevi è stato descritto per la prima volta da Schreber nel 1775, a partire da un esemplare proveniente dai monti Kopet-Dag, al confine tra Turkmenistan e Iran. Inizialmente molti tassonomi lo classificarono nel genere Panthera, insieme alle altre specie di grandi felini esistenti, ma in seguito è stato posto in un genere a parte, Uncia, ritenendo che fosse abbastanza distinto dalle specie del genere Panthera o da altri grandi felini. Tuttavia, recenti studi molecolari ne hanno confermato l'appartenenza al genere Panthera e la stretta parentela con la tigre (Panthera tigris)[7][2]. Mammal Species of the World continua ancora a chiamarlo Uncia uncia, ma la IUCN, aggiornata più spesso, ha già iniziato a chiamarlo nuovamente Panthera uncia[2][8]. La Cat Classification Task Force, un gruppo di studio creato per conto del Cat Specialist Group e della IUCN Red List Unit, è attualmente all'opera per definire una volta per tutte, facendo riferimento alle informazioni finora disponibili, la classificazione dei Felidi, compresa la suddivisione in generi, specie e sottospecie, e fissare con la maggior accuratezza possibile l'areale dei rispettivi taxa[9].

In base alla distribuzione geografica, nel corso degli anni sono state proposte varie sottospecie di leopardo delle nevi. Con l'unica eccezione, forse, di P. u. baikalensis-romanii, che necessita maggiori valutazioni, nessuna di esse viene generalmente considerata valida[1]. Handbook of the Mammals of the World riconosce due sottospecie: P. u. uncia, diffusa dall'Asia centrale verso nord, fino a Mongolia e Russia, e P. u. uncioides, diffusa nelle regioni occidentali della Cina e sull'Himalaya[10].

Descrizione[modifica | modifica sorgente]

I leopardi delle nevi sono più piccoli degli altri grandi felini, ma, come in questi, le dimensioni variano molto da un esemplare all'altro; generalmente pesano 27-55 kg, ma maschi eccezionalmente sviluppati possono raggiungere i 75 kg e, al contrario, femmine particolarmente piccole possono pesare meno di 25 kg[11][12]. Il corpo misura 75-130 cm di lunghezza, ai quali si aggiungono altri 80-100 cm di coda[13][14]. L'altezza alla spalla è di circa 60 cm[15].

I leopardi delle nevi hanno una pelliccia lunga e folta, con colorazione di base variabile dal grigio-fumo al marroncino-giallastro e regioni inferiori biancastre. Il corpo è ricoperto da rosette aperte di colore grigio scuro o nero, con macchie più piccole dello stesso colore sulla testa e macchie più grandi su zampe e coda. Diversamente dagli altri felini, hanno gli occhi di colore verde chiaro o grigio[13][14].

Il leopardo delle nevi mostra vari adattamenti alla vita nei freddi ambienti montuosi. Il corpo tozzo, la pelliccia folta e le orecchie piccole e arrotondate sono utili per minimizzare la perdita di calore corporeo. Le zampe sono larghe, sì da distribuire meglio il peso sulla neve, e dotate di pelliccia anche tra i polpastrelli, caratteristica che migliora il grado di aderenza su superfici impervie e instabili e aiuta, inoltre, a minimizzare la perdita di calore. La coda, lunga e flessibile, aiuta a mantenere l'equilibrio, fattore molto importante sul terreno roccioso in cui abita; inoltre, essa è molto spessa, a causa dell'accumulo di grassi e della folta pelliccia, e l'animale la utilizza, come fosse una coperta, per coprirsi la faccia quando dorme[14][16].

Il leopardo delle nevi ha muso corto, fronte bombata e fosse nasali insolitamente grandi che gli consentono di respirare tranquillamente l'aria fredda e rarefatta delle alte quote[13].

Il leopardo delle nevi, sebbene abbia l'osso ioide parzialmente ossificato, non è in grado di ruggire. In passato si riteneva che questa parziale ossificazione fosse essenziale per permettere ai grandi felini di ruggire, ma nuovi studi hanno dimostrato che questa capacità è dovuta ad altri aspetti morfologici, specialmente della laringe, assenti nel leopardo delle nevi[17][18]. Tra i vocalizzi emessi da questo animale vi sono sibili, fusa, miagolii, ringhi e guaiti.

Distribuzione e habitat[modifica | modifica sorgente]

Il leopardo delle nevi vive sugli altipiani e nelle alte vallate dei principali monti dell'Asia centrale, entro i confini di Bhutan, Cina, India, Kazakistan, Kirghizistan, Nepal, Pakistan, Russia, Tagikistan e Uzbekistan[19][2].

La sua distribuzione geografica si estende dall'Hindu Kush, nella parte nord-orientale dell'Afghanistan, fino alla Cina, dove lo si trova sui rilievi montuosi dello Xinjiang, sul Pamir, nell'Altyn-Tagh e nelle regioni montuose del Gansu e del Sichuan occidentale. Il leopardo delle nevi abita anche nel Pakistan e nell'Himalaya meridionale: Gilgit, Hunza, Kashmir, Nepal, Sikkim, Bhutan. Vive pure sui monti del Kirghizistan, in Zungaria, sui monti Altai, attorno al lago Baikal e nella Siberia meridionale fino ai monti Saiani, al confine con la Mongolia[14][20][21].

Il leopardo delle nevi vive nelle zone montuose elevate e in quella dei prati alpini asiatici, al disopra del limite degli alberi. Il suo dominio è compreso tra i 3350 e i 6700 m di altitudine[22], benché in Zungaria, sui monti Alatau, lo si trovi anche nelle zone più basse, comprese tra i 600 e i 700 m. Gli studiosi della Snow Leopard Survival Strategy hanno cercato, malgrado le difficoltà, di fare una stima della popolazione di questo animale, valutandola sui 4080-6590 esemplari[19]. Tuttavia, si teme che gli esemplari in età riproduttiva siano meno di 2500 (2040-3295 capi, cifra pari al 50% della popolazione totale)[2].

Biologia[modifica | modifica sorgente]

In estate il leopardo delle nevi vive di solito al di sopra della linea degli alberi, in prati di montagna e terreni rocciosi a 2700-6000 m di quota. In inverno scende nelle foreste, a circa 1200-2000 m. Predilige i terreni impervi e può spostarsi anche in zone dove la neve è profonda fino a 85 cm, sebbene preferisca utilizzare sentieri esistenti tracciati da altri animali[13].

Conduce perlopiù vita solitaria, ma le madri possono ospitare i piccoli nella tana per lunghi periodi di tempo.

Ciascun esemplare occupa un territorio ben definito, ma non ne difende aggressivamente i confini dalle intrusioni dei conspecifici. L'estensione di tali territori è molto variabile. In Nepal, dove le prede sono abbondanti, essi sono più piccoli (12-40 km²), e in un'area di 100 km² si possono trovare da cinque a dieci esemplari; al contrario, ove le prede sono scarse, un'area di 1000 km² può ospitare solo cinque felini[17].

Come altri felini, i leopardi delle nevi usano marcature odorose per delimitare i propri territori e i sentieri utilizzati più spesso. Per fare questo, grattano il terreno con le zampe posteriori, depositandovi urina e feci, ma talvolta bagnano con la propria urina zone rocciose ben riparate[13].

I leopardi delle nevi sono animali crepuscolari, essendo attivi soprattutto all'alba e al tramonto[14]. Conducono una vita estremamente riservata e sono anche molto difficili da individuare, dal momento che la loro pelliccia si confonde benissimo con lo sfondo circostante.

Alimentazione[modifica | modifica sorgente]

Un esemplare allo Zoo di Taronga (Australia).

I leopardi delle nevi sono carnivori e cacciano attivamente le loro prede, ma, come molti felini, sono predatori opportunisti che mangiano ogni genere di carne riescano a trovare, comprese carogne e animali domestici. Riescono ad abbattere animali tre o quattro volte più grandi di loro, come bharal, tahr dell'Himalaya, markhor e argali, ma generalmente catturano prede molto più piccole, come lepri e uccelli[16]. Sono in grado di catturare quasi tutti gli animali presenti nel loro areale, con la probabile eccezione dei maschi adulti di yak. Diversamente da altri felini, i leopardi delle nevi consumano anche significative quantità di sostanze vegetali, come erba e ramoscelli[13].

La dieta del leopardo delle nevi varia a seconda dell'areale e del periodo dell'anno, e dipende dalla disponibilità di prede. Sull'Himalaya, preda soprattutto bharal, ma su altre catene montuose, come il Karakoram, il Tian Shan e gli Altai, le sue prede principali sono gli stambecchi siberiani e gli argali, una specie di pecora selvatica, divenuta piuttosto rara in alcune parti dell'areale del leopardo[14][23]. Tra le altre prede di grandi dimensioni ricordiamo varie specie di capre e pecore selvatiche (come markhor e urial) e altri ruminanti simili a capre, come tahr dell'Himalaya e goral, oltre a cervi, cinghiali e langur. Le prede più piccole sono costituite da marmotte, lepri lanose, pika e vari roditori, e da uccelli, come tetraogalli e chukar[14][16][23][24].

I leopardi delle nevi talvolta attaccano anche il bestiame domestico[2], entrando così in diretto conflitto con l'uomo. I mandriani, infatti, abbattono i leopardi per evitare che essi assalgano i loro animali[16]. La perdita delle prede in seguito al sovrappascolo causato dagli animali domestici, il bracconaggio e gli abbattimenti per difendere il bestiame sono le principali cause della diminuzione dei leopardi delle nevi. Non esistono testimonianze inerenti ad attacchi di leopardi delle nevi nei confronti degli esseri umani, anzi, pare che questi animali siano i grandi felini meno aggressivi. Di conseguenza, vengono facilmente messi in fuga dalle greggi al pascolo; inoltre, se si sentono minacciati, abbandonano la preda catturata e quando vengono attaccati non cercano neppure di difendersi[13].

I leopardi delle nevi preferiscono catturare le loro prede tendendo loro imboscate dall'alto, avvicinandosi di soppiatto stando nascosti sul terreno accidentato, e possono coprire anche 14 m di distanza con un balzo[25]. Inseguono le prede giù per i pendii montuosi, utilizzando lo slancio dato loro dal salto iniziale per rincorrere le prede anche per 300 m. Una volta raggiunta, la preda viene uccisa con un morso al collo, e il leopardo la trascina in un luogo riparato prima di divorarla. Il felino consuma ogni parte commestibile della carcassa, e dopo aver mangiato un solo bharal può sopravvivere anche due settimane prima di cacciare di nuovo. Il fabbisogno di prede annuo sembrerebbe essere di 20-30 bharal adulti[13][2].

Riproduzione[modifica | modifica sorgente]

Piccoli di leopardo delle nevi al Cat Survival Trust di Welwyn (Regno Unito).

I leopardi delle nevi differiscono dagli altri grandi felini per avere un picco delle nascite ben definito. Generalmente si accoppiano alla fine dell'inverno, periodo nel quale viene registrato un aumento delle marcature odorose e dei richiami. Il periodo di gestazione è di 90-100 giorni e i piccoli, quindi, nascono tra aprile e giugno. L'estro di solito dura cinque-otto giorni, e i maschi tendono a non cercare un'altra partner dopo essersi accoppiati, probabilmente perché la stagione degli amori è così breve che non hanno tempo sufficiente. I partner si accoppiano, nella posizione tipica dei felini, fino a 12-36 volte al giorno[13].

La femmina dà alla luce i piccoli in una tana tra le rocce o in un crepaccio foderati di peli che essa stessa si strappa dalla regione ventrale. Il numero dei piccoli varia da uno a cinque, ma generalmente è di due. Alla nascita essi sono ciechi e inermi, sebbene siano già ricoperti da un fitto manto di pelliccia, e pesano 320-567 g. Aprono gli occhi dopo circa sette giorni, riescono a camminare verso le cinque settimane e sono completamente svezzati a 10 settimane[13]. Già alla nascita il loro mantello è ricoperto di macchie nere, che con lo sviluppo si raggruppano a costituire le tipiche rosette.

I piccoli lasciano la tana a circa due-quattro mesi di vita, ma rimangono con la madre fino a quando non sono pienamente indipendenti, a 18-22 mesi. Una volta raggiunta l'indipendenza, si disperdono su considerevoli distanze, attraversando perfino vallate pianeggianti in cerca di nuovi terreni di caccia. Questo probabilmente aiuta a diminuire i rischi di inincrocio, problema molto comune per un animale diffuso in un habitat relativamente isolato. I leopardi delle nevi raggiungono la maturità sessuale verso i due-tre anni, e generalmente vivono 15-18 anni, sebbene in cattività possano raggiungere i 21 anni[13].

Conservazione[modifica | modifica sorgente]

Stampa del WWF in Russia

Attualmente numerosi enti sono all'opera per preservare questo felino e gli ecosistemi montani in cui vive, anch'essi minacciati. Tra di essi ricordiamo lo Snow Leopard Trust, la Snow Leopard Conservancy, lo Snow Leopard Network, il Cat Specialist Group e la Panthera Corporation. Questi gruppi, numerosi Governi nazionali dei Paesi ove vive questa specie, organizzazioni no-profit e agenzie private si sono recentemente riuniti a Pechino, alla X Conferenza Internazionale per il Leopardo delle Nevi. Loro obiettivo è quello di promuovere programmi con lo scopo di raccogliere più informazioni possibile e progetti di sensibilizzazione presso gli abitanti dei luoghi dove vivono i leopardi delle nevi, per comprendere meglio quali siano le loro necessità[26][27].

Popolazione e aree protette[modifica | modifica sorgente]

Leopardo delle nevi allo Zoo di Toronto.
Leopardo delle nevi allo Zoo di Amnéville (Francia). Da notare la folta coda.
Leopardo delle nevi.

Nel 2003 la popolazione totale di leopardi delle nevi in natura è stata stimata a solo 4080-6590 capi da McCarthy e i suoi collaboratori (vedere tabella sottostante). Molte di queste stime, però, sono approssimate e datate[2].

Nel 1972 l'Unione Internazionale per la Conservazione della Natura (IUCN) inserì il leopardo nella sua Lista Rossa delle Specie Minacciate, nella categoria delle «specie in pericolo», la stessa in cui compare ancora oggi.

Oltre agli esemplari in natura, vi sono altri 600-700 esemplari sparsi negli zoo di tutto il mondo[28].

Paese Areale occupato
(km²)
Popolazione
stimata[2]
Afghanistan 50.000 100-200?
Bhutan 15.000 100-200?
Cina 1.100.000 2000-2500
India 75.000 200-600
Kazakistan 50.000 180-200
Kirghizistan 105.000 150-500
Mongolia 101.000 500-1000
Nepal 30.000 300-500
Pakistan 80.000 200-420
Tagikistan 100.000 180-220
Uzbekistan 10.000 20-50
Un esemplare allo Zoo di San Diego.

Il leopardo delle nevi è presente nelle seguenti aree protette:

Molti progressi sono stati fatti per assicurare la sopravvivenza di questa specie, che oltretutto si riproduce anche piuttosto bene in cattività.

Una popolazione in salute di leopardi delle nevi è stata recentemente scoperta in 16 località del Corridoio del Wakhan, una regione isolata posta nell'estremità nord-orientale dell'Afghanistan; questa notizia è stata accolta con gioia dai conservazionisti, che ritenevano l'animale quasi scomparso dall'area[33].

Rapporti con l'uomo[modifica | modifica sorgente]

Cultura di massa[modifica | modifica sorgente]

Il primo documentario sul leopardo delle nevi è stato Silent Roar - In Search of the Snow Leopard di Hugh Miles.

Il felino compare anche in alcune sequenze della famosa serie Planet Earth, girate dal cameraman Mark Smith; in esse viene mostrato, per la prima volta, l'attacco a un markhor[34].

Dopo il successo di Planet Earth, Nisar Malik, un giornalista pakistano, e lo stesso Smith trascorsero 18 mesi sull'Hindu Kush per filmare un altro documentario sull'animale per conto della BBC: Snow Leopard - Beyond the Myth[35].

Appare anche nel primo film Kung Fu Panda come nemico principale.

Il nome della versione 10.6 del sistema operativo Mac OS X è appunto Snow Leopard, leopardo delle nevi.

Araldica[modifica | modifica sorgente]

Il leopardo delle nevi ha svolto da sempre un ruolo importante nella cultura dei popoli turchi dell'Asia centrale, presso i quali è noto come irbis o bars, e ancora oggi compare su molti stemmi.

L'«Aq Bars» (tradotto come «leopardo bianco» o «leopardo delle nevi») è un simbolo nazionale per Tatari e Kazaki: compare sullo stemma ufficiale della città di Almaty e, alato, sullo stemma del Tatarstan. Un leopardo simile è raffigurato sullo stemma dell'Ossezia Settentrionale-Alania. Il «Premio Leopardo delle Nevi» era una medaglia conferita agli alpinisti sovietici che erano riusciti a raggiungere le vette di tutti e cinque i Settemila dell'Unione Sovietica. L'animale compare anche sull'emblema dell'Asocciazione di Scout Femminile del Kirghizistan.

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ a b c (EN) D.E. Wilson e D.M. Reeder, Panthera uncia in Mammal Species of the World. A Taxonomic and Geographic Reference, 3ª ed., Johns Hopkins University Press, 2005, ISBN 0-8018-8221-4.
  2. ^ a b c d e f g h i j k l (EN) Jackson, R., Mallon, D., McCarthy, T., Chundaway, R.A. & Habib, B. 2008, Panthera uncia in IUCN Red List of Threatened Species, Versione 2014.2, IUCN, 2014.
  3. ^ Appendices I, II and III of CITES
  4. ^ CONTENT - CAT NEWS No 42 - SPECIES SURVIVAL COMMISSION / CAT SPECIALIST GROUP
  5. ^ Allen, Edward A, English Doublets in Publications of the Modern Language Association of America, 23 (new series 16), 1908, p. 214.
  6. ^ Oxford English Dictionary, Oxford University Press. 1933: Ounce
  7. ^ B.W. Davis, Li G., Murphy W.J, Supermatrix and species tree methods resolve phylogenetic relationships within the big cats, Panthera (Carnivora: Felidae) in Molecular Phylogenetic Evolution, nº 56, 2010 Jul, pp. 64–76, DOI:10.1016/j.ympev.2010.01.036, PMID 20138224.
  8. ^ W.E. Johnson, Eizirik, E., Pecon-Slattery, J., Murphy, W.J., Antunes, A., Teeling, E. & O'Brien, S.J., The Late Miocene radiation of modern Felidae: A genetic assessment in Science, vol. 311, nº 5757, 6 gennaio 2006, pp. pp73–77, DOI:10.1126/science.1122277, PMID 16400146. URL consultato il 24 ottobre 2008.
  9. ^ IUCN/SSC Cat News
  10. ^ Wilson DE, Mittermeier RA (eds) (2009) Handbook of the Mammals of the World. Vol. 1. Carnivores. Lynx Edicions, Barcelona
  11. ^ Boitani, Luigi, Simon & Schuster's Guide to Mammals. Simon & Schuster/Touchstone Books (1984), ISBN 978-0-671-42805-1
  12. ^ [1] (2011).
  13. ^ a b c d e f g h i j k Sunquist, Mel e Sunquist, Fiona, Wild cats of the World, Chicago, University of Chicago Press, 2002, pp. 377–394, ISBN 0-226-77999-8.
  14. ^ a b c d e f g Snow Leopard Fact Sheet in Snow Leopard Trust, 2008. URL consultato il 23 ottobre 2008.
  15. ^ Physical Features — Snow Leopard Trust
  16. ^ a b c d Snow Leopard profile in National Geographic, 2008. URL consultato il 23 ottobre 2008.
  17. ^ a b Ronald M. Nowak, Walker's Mammals of the World, Johns Hopkins University Press, 1999, ISBN 0-8018-5789-9.
  18. ^ GE Weissengruber, G Forstenpointner, G Peters, A Kübber-Heiss, and WT Fitch, Hyoid apparatus and pharynx in the lion (Panthera leo), jaguar (Panthera onca), tiger (Panthera tigris), cheetah (Acinonyx jubatus) and domestic cat (Felis silvestris f. catus) in Journal of Anatomy, Anatomical Society of Great Britain and Ireland, settembre 2002, pp. 195–209, DOI:10.1046/j.1469-7580.2002.00088.x. URL consultato il 20 maggio 2007.
  19. ^ a b premierepage.indd
  20. ^ Out of the Shadows By Douglas H. Chadwick in National Geographic, 2008. URL consultato il 29 gennaio 2010.
  21. ^ Mammals of the Soviet Union. Vol III: Carnivores (Feloidea).
  22. ^ The Role of Incentive Programs in Conserving the Snow Leopard, CHARUDUTT MISHRA1,2, PRISCILLA ALLEN1, TOM McCARTHY, M. D. MADHUSUDAN, AGVAANTSERENGIIN BAYARJARGAL1, HERBERT H. T. PRINS. DOI: 10.1111/j.1523-1739.2003.00092.x, Conservation Biology Volume 17, Issue 6, pages 1512–1520, December 2003
  23. ^ a b Jackson, Rodney, Hunter, Don O., Snow Leopard Survey and Conservation Handbook Part III (PDF) in Snow Leopard Survey and Conservation Handbook, Seattle, Washington, & Fort Collins Science Center, Colorado, US, International Snow Leopard Trust & U.S. Geological Survey, 1996, pp. 66. URL consultato il 14 marzo 2009.
  24. ^ Conservation of the Snow Leopard in Nepal (PDF), Seattle, US, The Snow Leopard Network, 2004, p. 2. URL consultato il 14 marzo 2009.
  25. ^ Animal Bytes: snow leopard in San Diego Zoo, 2007. URL consultato il 5 maggio 2007.
  26. ^ Theile, Stephanie "Fading footprints; the killing and trade of snow leopards" TRAFFIC International, 2003
  27. ^ Foreign Correspondent, "Cats in the Clouds", Australian Broadcasting Corporation, 2009. Retrieved 27 June 2009.
  28. ^ Population and Protections in Snow Leopard Trust, 2008. URL consultato il 3 luglio 2008.
  29. ^ UNESCO World Heritage Centre Nanda Devi and Valley of Flowers National Parks. Brief Description. Retrieved 27 November 2006.
  30. ^ UNESCO World Heritage Center. Sagarmatha National Park: Brief Description. Retrieved 27 November 2006.
  31. ^ Snow Leopard Conservancy. 2006. Training park managers in the conservation of snow leopards. Retrieved 27 November 2006.
  32. ^ Snow Leopard Network. 2005. Camera Trapping of Snow Leopards in the Muzat Valley. Retrieved 27 November 2006.
  33. ^ "Snow Leopards found in Afghanistan." Ben Farmer. The Telegraph, Saturday 16 July 2011. [2]
  34. ^ BBC - Press Office - Planet Earth firsts
  35. ^ BBC Two - Natural World, 2007-2008, Snow Leopard- Beyond the Myth

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • Handbook of the Mammals of the World 1. Carnivores, Chiefly Edited by Don E. Wilson and Russell A. Mittermeier

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