Panthera pardus adersi

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Leopardo di Zanzibar
Panthera pardus adersi.jpg
Panthera pardus adersi
Stato di conservazione
Status none EX.svg
Estinto
Classificazione scientifica
Dominio Eukaryota
Regno Animalia
Phylum Chordata
Classe Mammalia
Ordine Carnivora
Famiglia Felidae
Genere Panthera
Specie P. pardus
Sottospecie P. pardus adersi
Nomenclatura trinomiale
Panthera pardus adersi
(Pocock, 1932)

Il leopardo di Zanzibar (Panthera pardus adersi) è una sottospecie di leopardo estinta, endemica dell'isola di Zanzibar.

Storia evolutiva[modifica | modifica sorgente]

La storia evolutiva del leopardo di Zanzibar è parallela a quella di altri endemismi, tra cui la genetta servalina di Zanzibar e il colobo rosso di Zanzibar. Si sostiene che si sia evoluto come una popolazione isolata di leopardo africano a partire dalla fine dell'ultima era glaciale, quando l'isola si separò dalla Tanzania continentale in seguito all'innalzamento del livello del mare. L'effetto del fondatore e l'adattamento alle condizioni locali produssero un leopardo più piccolo dei suoi parenti continentali, le cui macchie «cambiarono», o piuttosto si suddivisero in rosette più numerose parzialmente disintegrate in macchie[1][2].

Biologia e comportamento[modifica | modifica sorgente]

La biologia e il comportamento del leopardo di Zanzibar sono poco note. Nei musei sono conservate solamente cinque pelli, tra cui l'esemplare tipo del Natural History Museum di Londra, ed un esemplare impagliato piuttosto danneggiato allo Zanzibar Museum[3]. Il leopardo di Zanzibar non è mai stato studiato in natura e l'ultima volta che un ricercatore mise per iscritto di averne visto uno fu all'inizio degli anni '80[4]. La maggior parte degli zoologi presume che il leopardo di Zanzibar si sia estinto o quasi[5]. Comunque, le statistiche del governo di Zanzibar indicano che dei leopardi vennero uccisi dai cacciatori a metà degli anni '90 e gli isolani continuano a registrare avvistamenti e catture di bestiame[6].

Demonizzazione e sterminio[modifica | modifica sorgente]

Le descrizioni del leopardo e delle sue abitudini fatte dai contadini di Zanzibar sono ammantate dalla diffusa credenza che un gran numero di questi carnivori venga allevato dalle streghe ed inviato presso gli uomini per distruggere e far cadere in disgrazia i villaggi vicini. Queste credenze si riuniscono in un elaborato complesso di idee su come i leopardi vengano allevati, addestrati, scambiati ed inviati per compiere le malefatte volute dalle loro padrone. Per gli allevatori locali queste idee servono a dare una chiara spiegazione alle predazioni dei leopardi e, più generalmente, alle loro apparizioni «fuoriluogo» nelle vicinanze delle fattorie e dei villaggi[7].

La crescita della popolazione umana e dell'agricoltura nel XX secolo è stata la maggiore responsabile di questa situazione, dal momento che gli uomini hanno invaso l'habitat dei leopardi, rendendo più facile a questi animali di nutrirsi a loro spese. L'aumento dei conflitti con i leopardi e la paura che questi generavano portarono ad una serie di campagne per sterminarli. Agli inizi si trattava solo di casi isolati, ma dopo la rivoluzione di Zanzibar del 1964 queste si estesero a tutta l'isola, quando venne promossa una campagna combinata anti-stregoneria e anti-leopardo sotto la guida del più famoso cacciatore di streghe di Unguja, Kitanzi. I risultati a lungo termine di questa campagna e la susseguente classificazione dei leopardi come animali «nocivi» portò questi animali sull'orlo dell'estinzione[3].

Conservazione ed altre proposte[modifica | modifica sorgente]

Un'attenzione più seria sul leopardo di Zanzibar non venne presa che a metà degli anni '90, quando alcuni autori lo ritenevano già estinto[8]. La CARE finanziò un programma di conservazione del leopardo, il Jozani-Chwaka Bay Conservation Project, che però venne abbandonato nel 1997, quando i ricercatori naturalisti fallirono nel riscontrarne una presenza certa nella foresta di Jozani e nei suoi dintorni[5].

I naturalisti locali, comunque, sono rimasti tuttavia più ottimisti sulla sopravvivenza del leopardo e alcuni zanzibariani hanno proposto di rivolgersi ad alcuni allevatori di leopardi allo scopo di ottenerne qualche esemplare da mostrare, appagando così i visitatori. Per guadagnare un po' di denaro gli abitanti dei villaggi si sono talvolta offerti ai turisti o ai ricercatori allo scopo di portarli a vedere dei leopardi «domestici», ma finora nessuna di queste «cacce al leopardo addomesticato» ha portato ad un avvistamento coronato dal successo[4][9][10].

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Pakenham, R.H.W., The Mammals of Zanzibar and Pemba Islands, Harpenden, privately printed, 1984.
  2. ^ Kingdon, J., Island Africa: The Evolution of Africa's Rare Animals and Plants, Princeton, Princeton University Press, 1989.
  3. ^ a b Walsh, M.T. & Goldman, H.V., The Zanzibar Leopard Between Science and Cryptozoology in Nature East Africa, vol. 33, n. 1/2, 2003, pp. 14-16.
  4. ^ a b Swai, I.S. (1983). Wildlife Conservation Status in Zanzibar. Unpublished M.Sc. dissertation, University of Dar es Salaam.
  5. ^ a b Stuart, C. & Stuart, T. (1997). A Preliminary Faunal Survey of South-eastern Unguja (Zanzibar) with Special Emphasis on the Leopard Panthera pardus adersi. African-Arabian Wildlife Research Centre, Loxton, South Africa.
  6. ^ Goldman, H.V. & Walsh, M.T., Is the Zanzibar Leopard (Panthera pardus adersi) Extinct? in Journal of East African Natural History, vol. 91, n. 1/2, 2002, pp. 15-25.
  7. ^ Goldman, H.V. & Walsh, M.T., A Leopard in Jeopardy: An Anthropological Survey of Practices and Beliefs which Threaten the Survival of the Zanzibar Leopard (Panthera pardus adersi) in Zanzibar Forestry Technical Paper No. 63, Jozani-Chwaka Bay Conservation Project, Commission for Natural Resources, Zanzibar, 1997. URL consultato il 17 gennaio 2007.
  8. ^ Nowell, K. & Jackson, P., Wild Cats, Gland, Switzerland, IUCN, 1996.
  9. ^ Marshall, S. (1994). The Status of the Zanzibar Leopard. SIT Tanzania & Commission for Natural Resources, Zanzibar.
  10. ^ Selkow, B. (1995). A Survey of Villager Perceptions of the Zanzibar Leopard. SIT Tanzania & Commission for Natural Resources, Zanzibar.

Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]

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