Uncia uncia

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Il leopardo delle nevi (Uncia uncia), anche detto irbis, è un felino che vive nell'Asia centrale. Nonostante venga chiamato "leopardo", esso in realtà non lo è. Rimane comunque un animale appartenente ad un genere geneticamente vicino a quello del leopardo; per di più, non sempre abita regioni di nevi eterne, quindi neanche la seconda parte del nome comune è totalmente corretta. I grossi felini infatti si nutrono di mammiferi erbivori, e nessun erbivoro potrebbe trovare sostentamento in tale habitat; diverso è il caso di altri mammiferi carnivori, come l'orso polare, che si nutre di foche. Per quanto riguarda il colore mimetico, è ovvio che vivendo in territori coperti di neve, il colore prevalente sia il bianco. Il leopardo delle nevi ha delle parti bianche nella pelliccia, ma non si può certo dire che sia bianco: perciò il nome volgare di questa specie non soddisfa. L'altro nome, irbis, è forse migliore.

Indice

[modifica] Descrizione

La testa e il corpo di questo animale misurano circa 132 cm; a ciò va aggiunta la coda, lunga 91 cm circa. L'altezza al garrese è di circa 60 cm, pressappoco la stessa di quella di certi leopardi. Forse anche il peso è quasi identico a quello del leopardo, ma pochi irbis sono stati pesati, per cui non si ha nessuna certezza. Confrontato con il leopardo, l'irbis ha una testa più piccola e una coda più lunga, mentre il corpo sembra più lungo in rapporto alle zampe; il paragone fra i due animali è difficile data la lunghezza del pelame dell'irbis, che è lungo sulla maggior parte del corpo poco più di 2 cm e mezzo, che raggiunge una lunghezza di 5 cm sulla coda, e di 7 cm sul petto e sul ventre. A causa di questa morbidissima e lussuosa pelliccia, il leopardo delle nevi sembra molto più grosso di quanto non sia in realtà.

La pelliccia invernale è notevolmente più fitta di quella estiva, ed è un po' più grigia, ma il colore fondamentale rimane sempre il grigio-bruno con una sfumatura di giallo in certe zone; le parti inferiori sono di un bianco quasi puro, il che contribuisce a cancellare gli effetti delle ombre. Il corpo è disseminato di grandi rosette nere, dal contorno piuttosto indefinito. Anche la coda, che sembra enorme a causa della lunghezza del pelo, presenta macchie nere. Le parti posteriori delle orecchie sono nere alla base mentre le punte sono più chiare.

[modifica] Area di distribuzione e riproduzione

Il leopardo delle nevi (Uncia uncia)
Il leopardo delle nevi (Uncia uncia)

I leopardi delle nevi sono i meno noti tra i grossi felini, poiché abitano le regioni montuose e scarsamente abitate dell'Asia centrale. Vi sono probabilmente degli esemplari nella Persia settentrionale ed è possibile che anticamente vivessero anche in quella meridionale. Georges-Louis Leclerc, famoso naturalista francese del 1700 e conte di Buffon, affermò che in Persia essi erano parzialmente addomesticati ed addestrati alla caccia, ma forse confondeva il leopardo delle nevi col ghepardo, che spesso era addestrato a rincorrere la selvaggina. Nessun altro autore ha parlato di irbis domestici: quindi la testimonianza di Leclerc è molto dubbia.

Ancor oggi l'area in cui vive il leopardo delle nevi è poco conosciuta; è racchiusa tra le catene montuose della Russia centromeridionale, come il Pamir, il Tibet e l'Himalaya. A nord si estende fino ai Monti Altai e Saiani e penetra in Mongolia e nella Cina occidentale.

Benché non arrivi alle latitudini più settentrionali, il leopardo delle nevi vive a notevoli altezze e spesso incontra condizioni climatiche molto fredde o decisamente glaciali. I resoconti sulla massima altitudine raggiunta dall'animale sono diversi: uno scrittore ha fatto cenno alla quota di 6000 metri, ma probabilmente si tratta di una esagerazione; uno zoologo russo, che studiò la specie nel Turkestan, si è forse più avvicinato a valori reali, dicendo che trovò l'animale ad una altitudine compresa tra i 1400 e 3200 m, con sporadiche puntate sui 4500 m. Naturalmente, come altri animali di montagna, il leopardo delle nevi migra con il variare delle stagioni, andando verso l'alto durante l'estate, e scendendo più in basso in inverno; in questa stagione lo si incontra persino a 600 metri. In certe zone si dice che viva a questo livello per tutto l'anno, ma se anche fosse così, rischierebbe di trovare temperature molto basse, dato che le parti interne dei continenti hanno climi molto variabili, e non c'è continente più vasto dell'Asia.

Questo animale è ben adattato a resistere al freddo, poiché il suo mantello gli fornisce un ottimo isolamento; inoltre ha orecchie piccole, che sono meno sensibili delle grandi al morso del gelo. Anche la lunga coda, un'appendice soggetta al congelamento in altre specie, ha una funzione ben precisa: quando l'animale si raggomitola per dormire, la coda è usata come una sciarpa per proteggere la punta del naso, che è nuda. Il ciclo vitale è adattato al clima: mentre i felini tropicali in genere non hanno stagioni d'accoppiamento fisse, poiché per loro tutte le stagioni sono adatte per mettere su famiglia, il leopardo delle nevi ha una stagione d'accoppiamento chiaramente definita; non sarebbe opportuno che la femmina partorisse i suoi cuccioli nel gelo, durante il duro inverno. L'accoppiamento perciò avviene nel tardo inverno o all'inizio della primavera, e dopo una gestazione di 90-100 giorni, i cuccioli nascono in aprile, proprio quando i giorni si fanno più tiepidi e la caccia diviene più facile. Ogni cucciolata di solito è costituita da due a quattro piccoli, che vivono nei primi giorni di vita in una tana, costituita a volte dall'interno di una caverna o da un anfratto roccioso; i leopardi delle nevi spesso utilizzano gli enormi nidi costruiti dagli avvoltoi tra i rami di bassi cespugli di ginepro. In luglio i cuccioli cominciano a seguire la madre nelle sue battute di caccia, e rimangono con lei fino alla fine dell'inverno successivo.

[modifica] Prede e abitudini di caccia

Come può facilmente intuirsi dalla sua colorazione mimetica maculata, il leopardo delle nevi ha il suo territorio di caccia tra le ombrose chiazze dei cespugli di ginepro, degli abeti rossi e delle betulle sparsi sui pendii delle montagne. Benché la sua lunga coda potrebbe servirgli magnificamente per fargli da contrappeso sui balzi, il leopardo delle nevi non è mai stato visto arrampicarsi sugli alberi; di solito abita terreni più aperti, nascondendosi tra gli ammassi di roccia ai bordi dei pascoli montani.

Il leopardo delle nevi si muove anche di giorno, ma sembra che, per abitudine, cacci le sue prede di notte. Insegue piccola selvaggina come uccelli, scoiattoli di terra e pica (parenti dei conigli) ma può affrontare prede molto più grandi. Uccide cervi e stambecchi; talvolta aggredisce di sorpresa anche capre selvatiche che trova sulle colline ai piedi delle grandi catene montuose; occasionalmente sfida anche il cinghiale, che è un avversario formidabile.

Se la selvaggina scarseggia, copre grandi distanze alla ricerca di preda; i suoi spostamenti sembrano seguire un percorso regolare; Ionov, naturalista russo, notò che, dopo una grossa nevicata in pieno inverno o dopo un acquazzone estivo, un leopardo delle nevi abbandonò il suo normale territorio di caccia e, traversata una profonda vallata, si spostò in altra zona. Alcuni giorni più tardi, quando il tempo si fu ristabilito, ritornò nella sua zona percorrendo la stessa strada.

Quando il suo territorio è vicino ai pascoli frequentati da greggi, il leopardo delle nevi può diventare un vero flagello; spesso uccide le pecore, specie durante l'inverno quando la selvaggina è particolarmente scarsa; affronta anche capre domestiche e buoi. Risulta che nel 1927 un leopardo delle nevi sia riuscito persino ad uccidere un cavallo che apparteneva ai nomadi della steppa dei Kirghisi; ma questo accade di rado: i cavalli sono prede troppo grosse.

Di solito attacca la preda con la tattica dell'agguato; contro animali che riposano o che pascolano usa, invece, la tattica dell'avvicinamento furtivo; giunto a pochi metri dalla sua preda, spicca un balzo piombandole addosso. Il leopardo delle nevi è un saltatore eccezionale. S. I. Ognev, zoologo russo, degno di fede per la sua grande esperienza, racconta di averne visto uno superare con un balzo un crepaccio largo quasi 15 metri.

[modifica] Il leopardo delle nevi e l'uomo

Un leopardo delle nevi fotografato allo Zoo di Buffalo mentre dorme
Un leopardo delle nevi fotografato allo Zoo di Buffalo mentre dorme

Per quanto se ne sa, il leopardo delle nevi non attacca l'uomo. Per lo meno, se talvolta lo ha fatto, nessuno lo ha riferito; ricordiamo, però che le zone abitate da questa specie sono deserte. Questo felino fu non molto tempo fa il protagonista di un dramma che provocò una grande emozione in tutto il mondo.

Da molti anni pervenivano numerose notizie, dall'Himalaya, sulle apparizioni di una strana creatura che veniva descritta come una scimmia umanoide: la notizia rinnovava ogni volta l'emozione. Lo yeti, o «abominevole uomo delle nevi», così veniva chiamata la strana creatura, avvinse la fantasia della gente. Ma una cosa sono le notizie e tutt'altra il dimostrarne la verità. A parte le descrizioni fornite da testimoni oculari, descrizioni che potevano essere state alterate perché erano passate di bocca in bocca e per di più erano state tradotte, c'erano tre elementi da vagliare. Alcuni alpinisti europei avevano visto su un pendio nevoso dell'Himalaya a notevole altitudine impronte che sembravano impresse da un paio di piedi nudi, quasi umani. Un monastero custodiva quale prezioso cimelio un copricapo che si diceva fatto con la pelle di uno yeti. Infine si erano sentiti echeggiare, attorno ad alcune alte vallate, degli strani urli.

Una spedizione si recò appositamente sull'Himalaya per fare ricerche, e riuscì a farsi prestare dai monaci la «pelle dello yeti» che fu portata in Europa. I risultati dello studio furono piuttosto deludenti; gli esperti si trovarono tutti d'accordo sul fatto che la pelle non era neppure di scimmia, ma sembrava piuttosto quella di un bufalo indiano. Anche lo studio delle impronte si dimostrò inutile; pur potendo essere state lasciate da una scimmia o da un umanoide, tuttavia avrebbero potuto essere state impresse anche da un orso. Ma gli urli attendevano ancora una spiegazione.

Il leopardo delle nevi ruggisce raramente, anzi, alcuni sostengono che non ruggisca mai. Questo non è vero: quando è in collera emette un sonoro ruggito, cosa del resto che fanno tutti gli animali che appartengono al genere Panthera (Il leopardo delle nevi però non appartiene al genere "Panthera", bensì al genere "Uncia"). Accertato questo fatto, si poté capire la provenienza di quegli urli: il leopardo delle nevi aveva fornito la spiegazione della voce attribuita allo yeti.

Nessun elemento circa l'esistenza del favoloso yeti superò un accurato esame; certo questo non dimostra che lo yeti non esista: la mancanza di prove non può infatti dimostrare il contrario.

[modifica] Sottospecie

  • U. u. uncia
  • U. u. unciodes

[modifica] Bibliografia

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