Venationes

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Medaglione bronzeo ove è rappresentato il combattimento tra un bestiarius ed un cinghiale selvatico (Museo romano-germanico di Colonia)

Le venationes (sing. venatio, ital. caccia) erano una forma di divertimento negli anfiteatri romani che implicavano la caccia e l'uccisione di animali selvatici. Le bestie selvatiche ed esotiche venivano portate a Roma dai lontani confini dell'Impero romano e le venationes si svolgevano durante la mattina, prima del principale evento pomeridiano, i duelli gladiatori. Queste cacce si tenevano nel Foro romano, nei Saepta e nel Circo Massimo, sebbene nessuno di questi luoghi offrisse protezione alla folla dagli animali selvatici presenti nell'arena. Speciali precauzioni, come l'erezione di barriere e lo scavo di fossati, venivano prese per impedire agli animali di scappare da questi luoghi. Pochissimi animali scampavano a queste cacce, sebbene talvolta sconfiggevano il gladiatore bestiarius, ovvero il cacciatore delle bestie selvagge. Migliaia di animali selvatici venivano massacrati in un giorno. Per esempio, durante i giochi tenuti da Traiano quando divenne imperatore, più di 9.000 animali vennero uccisi.

Non tutti gli animali erano feroci, sebbene la maggior parte lo fosse. Tra gli animali apparsi nelle venationes ci sono leoni, tigri, elefanti, orsi, cervi, capre selvatiche, cani e cammelli.

Rispettato per la sua ferocia, il leone era estremamente popolare durante le venationes e gli spettacoli gladiatori. Durante la sua dittatura, Cesare sbalordì tutti utilizzando circa 400 leoni nel Circo (importati soprattutto dal Nordafrica e dalla Siria), la cui inusuale presenza aggiunse dell'emozione ai suoi spettacoli. Comunque, le immagini del leone selvaggio non appartenevano esclusivamente all'arena. Le sculture dei leoni che divoravano la preda furono spesso usate nei sepolcri come simbolo della voracità della morte.

Seguendo l'ordine degli eventi quotidiani dopo le venationes si svolgevano le esecuzioni capitali di cittadini romani di basso rango, gli humiliores. Le forme più comuni di esecuzione includevano la morte sul rogo, la crocifissione (damnatio in crucem), o la damnatio ad bestias, ovvero la condanna del prigioniero a essere divorato vivo dalle belve nell'arena. Gli antichi scrittori lasciano intendere che, durante queste esecuzioni, la maggior parte degli uomini e donne rispettabili andavano a pranzo invece di stare a guardare.

Venatio: combattimento contro un orso

Gli imperatori romani condannavano spesso i veri criminali – che in seguito divennero anch'essi noti come bestiarii – ad incontri fatali con le bestie nel Colosseo, un'antica forma di condanna a morte. Il criminale andava incontro al suo destino nel contesto di un dramma elaborato; tuttavia, invece di una conclusione felice, il protagonista della rappresentazione, il condannato, veniva fatto a pezzi da un orso contro cui combatteva senza armi o armatura. Si trattava della classe sociale più infima di partecipanti ai giochi.

Drammi così sanguinosi ebbero frequentemente luogo durante il programma che l'Imperatore Tito organizzò per inaugurare il Colosseo nell'anno 80. Quello spettacolo munifico durò 100 giorni[1]. Durante tutti i festeggiamenti vennero massacrati più di 10.000 prigionieri e di 9.000 animali.

Ottenere gli animali dagli angoli più lontani dell'impero era un'ostentazione di ricchezza e di potenza dell'imperatore o del munus verso la popolazione, e stava anche a significare il potere romano su tutto il mondo umano ed animale e intendeva mostrare alla plebe romana quegli animali esotici che probabilmente loro non avrebbero altrimenti mai visto.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ A. Bowman, pp. 49–51

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Alan K. Bowman, The Cambridge Ancient History: High Empire v. 11, Cambridge University Press, 2000, ISBN 0-521-26335-2.
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