Panthera pardus

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Leopardo
SriLankaLeopard-ZOO-Jihlava.jpg
Panthera pardus
Stato di conservazione
Status iucn3.1 NT it.svg
Prossimo alla minaccia (nt)[1]
Classificazione scientifica
Dominio Eukaryota
Regno Animalia
Phylum Chordata
Classe Mammalia
Ordine Carnivora
Sottordine Feliformia
Famiglia Felidae
Sottofamiglia Pantherinae
Genere Panthera
Specie P. pardus
Nomenclatura binomiale
Panthera pardus
Linnaeus, 1758
Sottospecie
  • P. pardus pardus
  • P. pardus saxicolor
  • P. pardus fusca
  • P. pardus delacouri
  • P. pardus orientalis
  • P. pardus japonensis
  • P. pardus melas
  • P. pardus kotiya

Il leopardo (Panthera pardus Linnaeus, 1758) è un carnivoro della famiglia dei Felidi. È diffuso in tutta l'Africa e nell'Asia meridionale e orientale, con un numero di individui particolarmente alto nelle Isole della Sonda.

È da sempre uno dei più noti tra i felini selvatici; dopo il leone e la tigre è probabilmente il grande felino che ha avuto la maggiore considerazione nella cultura europea tradizionale, citato soprattutto per la sua furtività e agilità nei movimenti. In passato esisteva (e in parte esiste ancora oggi) la tendenza, nel senso comune, a identificare erroneamente come leopardi altri grandi felini di dimensioni e aspetto simili, come il giaguaro e il ghepardo; inoltre il termine leopardo è stato esteso in epoca moderna per indicare due specie asiatiche di felidi distinte rispetto a Panthera pardus, il leopardo delle nevi (Uncia uncia) e il leopardo nebuloso (Neofelis nebulosa).

Nomenclatura ed etimologia[modifica | modifica sorgente]

Due sinonimi storici di leopardo sono pantera e pardo. Il primo termine (dal latino panthēra o panthēr, a sua volta dal greco πάνθηρ pánthēr, di origine orientale (cfr. sanscrito puṇḍarīka, "tigre"[2]) viene per tradizione riferito principalmente ai leopardi viventi in Asia[3] (alcuni sistematici del XIX secolo consideravano gli animali asiatici e africani due specie distinte, e chiamavano pantere i primi e leopardi i secondi[4]). Tuttavia il termine pantera è stato spesso esteso ad indicare altri animali della stessa famiglia, in particolare il puma e il giaguaro, entrambi americani; oggi nel linguaggio corrente e in quello mediatico viene perlopiù usato per riferirsi specificamente alla varietà dell'animale più correttamente detta pantera nera.

Quest'ultima non è dunque un animale a sé stante come si tende a credere, ma semplicemente un termine generico che descrive ogni esemplare di leopardo che ha la particolarità di possedere il manto di colore nero (o fortemente maculato) per un eccesso di pigmentazione (melanismo): tuttavia, se si osserva l'animale in controluce si possono scorgere le classiche macchie da leopardo che spiccano perché sono leggermente più scure rispetto al colore nero di fondo. Oltre al leopardo anche il giaguaro (Panthera onca) e altri felini possono andare incontro a questo fenomeno di pigmentazione.

La pantera nera, grazie al colore molto appariscente, gode per certi aspetti di una notorietà maggiore di quella dello stesso leopardo "classico", ed è stata spesso rappresentata nella letteratura (es. Bagheera del Libro della giungla) o nel cinema, ed è stata sovente descritta come "più feroce" delle altre pantere probabilmente a causa del significato tradizionale associato al colore scuro[5].

Il termine pardo, oggi sinonimo di leopardo[6], viene dal latino pardus, greco πάρδος párdos, a sua volta probabilmente da un iranico *parda (cfr. sanscrito pṛdāku, "tigre" o "leopardo")[2], è più probabile che in origine si riferisse all'apparentemente simile ghepardo, molto comune nell'antica Persia e frequentemente addomesticato per la caccia alla selvaggina[senza fonte].

Il sostantivo leopardo deriva dal latino tardo leopardus (nell'Itala), a sua volta dal greco λεόπαρδος leópardos (in Galeno)[2] composto di λέων léōn "leone" e del latino pardus[7]. Nell'antichità si credeva che questa creatura fosse, appunto, un ibrido naturale tra un leone e un "pardo". Effettivamente il leopardo presenta dei tratti esteriori che in parte ricordano un ghepardo (dimensioni, maculatura) e in parte un leone (ruggito, tecnica di caccia); un motivo in più per sospettare che il "pardus" originale fosse proprio il ghepardo.[senza fonte]

Descrizione[modifica | modifica sorgente]

Leopardo in carica, fotografato nel Rhino and Lion Park, Gauteng, Sudafrica

Le dimensioni di questo felide sono di circa 75 cm di altezza al garrese, 136 cm di lunghezza senza la coda, che può arrivare fino ad un metro ed un peso medio di circa 60/70 kg. Alcuni esemplari estremamente grandi possono pesare fino ad oltre 80  kg., mentre alcune popolazioni soltanto 30 kg. (ad esempio quelle dell'Isola di Giava) sono molto più piccole. Le femmine sono molto più piccole e pesano generalmente dal 30% al 50% in meno del maschio, vi è quindi un pesante dimorfismo sessuale. Dei quattro felini del genere Panthera (gli altri sono leone, tigre e giaguaro) è quello più piccolo e al tempo stesso il più agile, con un eccezionale rapporto peso potenza. Le possenti zampe più corte degli altri Panthera, le forti mascelle della sua grossa testa, il collo molto sviluppato ed i potentissimi muscoli della scapola lo rendono particolarmente abile nell'arrampicarsi sugli alberi trasportandovi prede con peso pari al doppio del proprio.

Colore[modifica | modifica sorgente]

Il mantello è caratterizzato da una colorazione di base variabile, dal giallo al beige, talvolta al blu scuro (più chiaro sull'addome, sotto la coda e all'interno delle zampe) e da particolari macchie nere che in diverse zone del corpo formano delle rosette. La colorazione e lo spessore della pelliccia variano notevolmente con l'habitat colonizzato: negli ambienti con climi più freddi il manto appare più folto, mentre in quelli più umidi si ha una tendenza ad un manto più scuro. Proprio per la sua splendida pelliccia è stato cacciato per molto tempo, sino a condurlo, in alcune regioni, a rischio di estinzione. Le orecchie, di piccole dimensioni, sono posteriormente nere e presentano una macchia bianca al centro (come gran parte dei felidi). Il leopardo è il felide con il maggiore tasso di melanismo tra le popolazioni selvatiche (le cosiddette pantere nere, particolarmente frequenti nel Sudest asiatico, molto più rare e occasionali altrove).

Biologia[modifica | modifica sorgente]

Il leopardo presenta un udito eccezionale, una buona vista ed olfatto sviluppato. Il leopardo sfrutta le sue doti di arrampicatore per portare le sue prede sugli alberi, lontano da altri predatori più grandi oppure dai mangiatori di carcasse, che agiscono in branco; in Africa sono essenzialmente leoni e iene macchiate, in Asia le tigri e i lupi[8]. Il significato biologico di portare le prede uccise sugli alberi per salvaguardarle da altri animali è dimostrato dal fatto che nella foresta pluviale africana (dove è l'unico grande predatore) il leopardo non ha questa abitudine.[8]

Gli alberi rappresentano un elemento importante per la vita dei leopardi, compresi quelli viventi in habitat aperti: spesso vi trascorre la giornata a riposarsi sui loro rami più robusti, al sicuro da animali non arrampicatori. Essi rappresentano anche uno degli appostamenti preferiti per gli agguati alle prede di grossa taglia: il leopardo salta loro addosso dall'albero e lotta corpo-a-corpo con esse cercando di ucciderle con un morso alla gola o alla nuca, oppure con una zampata sul collo. Oltre ad essere un buon arrampicatore, è anche un buon nuotatore.

Leopardo nel Serengeti. Tanzania

Sebbene possa correre molto velocemente, il leopardo è meno rapido nella corsa di altri felini di pari taglia come il puma e naturalmente il ghepardo, a causa delle zampe corte e robuste; per cui la tecnica di caccia classica di questo animale è l'agguato furtivo, nel quale è particolarmente specializzato. Può restare anche per un'ora acquattato per terra, strisciando lentamente verso la vittima prescelta; dopodiché parte una rincorsa breve ma velocissima che però ha successo solo se la preda non si accorge in tempo della sua presenza, essendo spesso più veloce e resistente del suo predatore.

È un animale territoriale che occupa superfici variabili da 1 a 10 km²; esso marca continuamente il proprio territorio urinando sugli alberi (segnale olfattivo) e graffiando il terreno o i tronchi (segnale visivo). Come tutti i Panthera il leopardo ruggisce, tuttavia emette questo suono più di rado di altri parenti come il leone.[9]

Insieme con il puma, il leopardo è ritenuto il più eclettico e versatile tra i grandi felini in fatto di ecologia[10], e sopravvive bene in quasi ogni habitat del suo areale (dalle foreste pluviali ai deserti non troppo aridi, fino all'alta montagna); inoltre è uno dei grandi felini selvatici che mostra meno paura dell'uomo, e spesso si avventura nelle zone abitate in cerca di animali domestici e d'allevamento (compresi i cani). Questa adattabilità spiega in parte perché il leopardo sia l'unico animale del genere Panthera a mantenere ancora popolazioni relativamente abbondanti nel suo vasto areale, a dispetto dell'intensa caccia di cui è stato fatto oggetto.[11]

Alimentazione[modifica | modifica sorgente]

Formula dentaria
Arcata superiore
1 3 1 3 3 1 3 1
1 2 1 3 3 1 2 1
Arcata inferiore
Totale: 30
1.Incisivi; 2.Canini; 3.Premolari; 4.Molari;

Il leopardo, abile cacciatore, è molto versatile anche nella scelta delle prede. Nella savana africana sono soprattutto antilopi, gnu, cuccioli di grandi ungulati, babbuini e altre scimmie più piccole, e zebre; tuttavia la preda preferita del leopardo della savana è l'impala (dove questo è presente)[12] Nella foresta pluviale africana può cacciare in aggiunta scimpanzé e talvolta gorilla, giovani o anche adulti. I leopardi asiatici si nutrono soprattutto di cervi, maiali selvatici e scimmie. Fanno parte della sua dieta anche animali più piccoli come scoiattoli, pesci, rane, uccelli, e anche insetti. Ted Bailey, in base alle sue ricerche effettuate nel Kruger National Park, ha stimato un consumo medio giornaliero di 3,5 kg. di carne per il maschio e 2,5 kg. di carne per la femmina.

Riproduzione[modifica | modifica sorgente]

Il leopardo è una specie solitaria, eccetto che nel periodo degli amori. Il periodo riproduttivo è in primavera, nella fascia subtropicale, e durante tutto l'anno nella fascia tropicale. I maschi si contendono la femmina con violenti scontri. Avvenuto l'accoppiamento, la gestazione si prolunga per 90-105 giorni e termina con la nascita di 2-3 piccoli. Essi vengono alla luce in cavità rocciose, nel fitto del bosco o nei buchi degli alberi. Per la prima settimana sono completamente ciechi e sono allattati per 3 mesi. L'indipendenza è raggiunta a 13-18 mesi, mentre la maturità sessuale a 2-3 anni.

Relazione con altri animali[modifica | modifica sorgente]

Nonostante il leopardo sia un animale dotato di grande forza, nel suo insieme (evidente soprattutto quando trasporta sugli alberi prede più pesanti di lui stesso), le sue dimensioni, inferiori a quelle del leone e della tigre, lo rendono vulnerabile a diversi nemici naturali: in Africa sono soprattutto il leone e la iena macchiata, in Asia la tigre e il lupo, mentre i leopardi della foresta pluviale africana non hanno praticamente nemici naturali[8]. Anche se bisogna precisare che le sue dimensioni lo penalizzano solo nei confronti del leone e della tigre. Infatti il leopardo è più grande del lupo, il maschio del leopardo è all'incirca delle stesse dimensioni della iena, ma sia iene che lupi agiscono in branco e hanno il sopravvento sul leopardo che è un predatore solitario. Ted Bailey ed altri zoologi hanno registrato durante i propri studi casi in cui i leopardi maschi hanno ucciso iene. Ciò avviene quando il leopardo maschio territoriale è determinato e la iena è da sola. Inoltre sovente il leopardo sottrae la preda al ghepardo, infatti quest'ultimo è più esile e leggero e non è in grado di opporre alcuna resistenza al possente cugino, nemmeno quando è in vantaggio numerico.

Il nemico più pericoloso dei leopardi della savana africana, è sicuramente il leone, che non esita ad attaccare un leopardo che abbia catturato una preda, per sottrargliela, oppure a ucciderne i piccoli. Altri potenziali nemici del leopardo (benché meno frequenti) sono i grandi coccodrilli come quello del Nilo, e grandi serpenti come il Pitone reticolato dell'Asia. Le grandi aquile invece sono una minaccia soltanto per i piccoli. Anche i babbuini possono talvolta risultare pericolosi, quando attaccano in gruppo i leopardi per scacciarli dal loro territorio, benché di solito costituiscano una delle potenziali prede del felino.[8]. I canidi selvatici come i licaoni e i cuon alpini possono anch'essi costituire dei potenziali rivali.

Rapporti con l'uomo[modifica | modifica sorgente]

A causa della sua indole schiva e solitaria il leopardo non è mai stato completamente addomesticato a differenza del ghepardo; tuttavia le sue caratteristiche di potenza e agilità hanno sempre colpito l'immaginario umano, e questo animale è stato spesso rappresentato nell'arte (soprattutto orientale) e nei racconti di animali. In particolare la sua variante melanica, la "pantera nera", ha avuto numerose presenze e citazioni per la sua presunta "ferocia"; tuttavia la pantera nera più celebre della letteratura, Bagheera del Libro della Giungla, appare come un personaggio saggio e dedito alla sua missione di ammaestrare alla vita il "cucciolo d'uomo" Mowgli.

La sua pelliccia elegante e la sua tendenza a vivere accanto all'uomo hanno anch'essi giocato un ruolo importante; il leopardo è stato uno dei felini storicamente più cacciati, sia per impossessarsi del suo manto, sia per proteggere il bestiame o la sicurezza delle persone. Esistono dei casi riportati di "mangiatori di uomini" (benché estremamente rari) i quali hanno ucciso decine di persone prima di essere catturati.[8].

Negli ultimi 10 anni il leopardo si è rivelato un vero e proprio problema per le popolazioni di alcuni piccoli villaggi dell'India. In particolare, tra il 2001 e il 2006, nei pressi della città di Mumbai, numerosi abitanti sono stati attaccati dai felini stanziati da sempre nelle zone limitrofe. Per 57 persone, l'attacco è stato fatale. Sebbene molti studiosi, ritengano che la causa risalga ad un "errore di valutazione" del felino in fase di attacco sulla preda, quella più probabile è legata al loro maltrattamento da parte degli abitanti di alcune zone urbane. È frequente, infatti, che quando i leopardi vengono ritrovati in territorio urbano, subiscano, in genere, maltrattamenti fisici allo scopo di stordirli per poi essere trasferiti in zone lontane dal loro habitat naturale. Questo avrebbe generato, secondo alcuni studi, un grande shock psicologico per i felini, che con il tempo hanno maturato un forte risentimento contro l'essere umano. Il giornalista scozzese Gordon Buchanan ha girato un servizio dedicato a queste vicende proprio a Mumbai. Il servizio è stato emesso in Italia Domenica 22 gennaio da National Geographic Channel nel programma Nat GeoWild.[13]

Distribuzione e habitat[modifica | modifica sorgente]

Areale del leopardo

Diffuso un tempo in tutta l'Asia e in tutta l'Africa, oggi è limitato a poche zone dell'Asia sudorientale e nell'Africa subsaharaiana. I leopardi si possono trovare in quasi tutti gli habitat: le foreste pluviali, le foreste temperate, i deserti e le praterie sono tutti luoghi in cui non è improbabile un incontro con questo felide.

Tassonomia[modifica | modifica sorgente]

Erano ventisette le sottospecie di leopardo (Panthera pardus) comunemente riconosciuti e descritte nel 10th edition of Systema Naturae da Linneo e successivamente da altri biologi. Nel 1996 studi, condotti dal biologo dello Sri Lanka Sriyanie Miththapala ed dai suoi collaboratori, sul DNA dei leopardi hanno portato a riconoscere solamente otto delle sottospecie precedentemente descritte.[14][15]

Moderne analisi hanno portato l'Unione Internazionale per la Conservazione della Natura (IUCN) a riconoscere 9 sottospecie di leopardo, aggiungendo il Leopardo arabo (Panthera pardus nimr) alla lista:[1][16][17]

Sottospecie non più riconosciute e/o oggetto di studi genetici:[1]

Tuttora incluse solitamente nel leopardo persiano (Panthera pardus saxicolor):

Tuttora incluse solitamente nel leopardo indiano (Panthera pardus fusca):

Ibridi[modifica | modifica sorgente]

Pumapardo dello zoo di Amburgo, in Germania (1904)

Nonostante il leopardo non ne sia strettamente imparentato, si è riusciti a crearne ibridi con il puma, che sono stati battezzati pumapardi. Tre cucciolate di questi ibridi furono allevati tra i decenni a cavallo dell'Ottocento e del Novecento da Karl Hagenbeck nel suo zoo ad Amburgo, in Germania. La maggior parte non raggiunse l'età adulta. Uno di questi fu venduto nel 1898 allo Zoo di Berlino. Helum Hemmer ha riferito di un ibrido simile. Questi ibridi avevano lunghe code simile a quelle dei puma e mantelli biondo-rossicci o bruno fulvo con chiazze castane simili a quelle del leopardo e, sulle guance, simili a quelle del puma. Un altro ibrido fu descritto come somigliante ad un piccolo puma grigio con grandi rosette marroni.

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ a b c (EN) Breitenmoser, U., Breitenmoser-Wursten, C., Henschel, P. & Hunter, L. 2008, Panthera pardus in IUCN Red List of Threatened Species, Versione 2013.2, IUCN, 2013.
  2. ^ a b c Carlo Battisti, Giovanni Alessio, Dizionario etimologico italiano, Firenze, Barbera, 1950–57.
  3. ^ Enciclopedia DeAgostini 1986, voce "leopardo".
  4. ^ G. Scortecci "Natura Prodigiosa", Lattes ed., 1955
  5. ^ Serie periodica "Conoscere ed amare gli animali", scheda dedicata al Leopardo
  6. ^ Nicola Zingarelli, Vocabolario della lingua italiana, 11ª ed., Bologna, Zanichelli, 1988.
  7. ^ Franco Montanari, Vocabolario della lingua greca, Torino, Loescher, 1995.
  8. ^ a b c d e Serie periodica "Animali in primo piano", fascicolo dedicato al leopardo
  9. ^ J. Cotton-Brock, "I Felini", parte della collana "In primo piano", De Agostini
  10. ^ Marco Lambertini "Guida dei Mammiferi d'Africa e Guida pratica al safari"
  11. ^ J. Cotton-Brock, "I Mammiferi", Fabbri Editori
  12. ^ Marco Lambertini "Guida dei Mammiferi in Africa e Guida pratica al safari".
  13. ^ Foto Uomo sarai la mia preda - 3 di 5 - National Geographic
  14. ^ Sriyanie Miththapala, Seidensticker, John; O'Brien, S. J., Phylogeographic Subspecies Recognition in Leopards (P. pardus): Molecular Genetic Variation in Conservation Biology, vol. 10, n. 4, agosto 1996, pp. 1115–1132. DOI:10.1046/j.1523-1739.1996.10041115.x. URL consultato il 6 giugno 2008.
  15. ^ Miththapala Sriyanie, Seindensticker John, O'Brien Stephen J., "Phylogeographic subspecies recognition in leopards (Panthera pardus): molecular genetic variation", Conservation Biology, Vol.10, No.4, 1996, p.1115-1132.
  16. ^ Uphyrkina, O., E.W. Johnson, Howard Quigley, Dale Miquelle, Laurie Marker, Mitchel Bush e Stephen J. O'Brien, Phylogenetics, genome diversity and origin of modern leopard, Panthera pardus in Molecular Ecology, vol. 10, n. 11, novembre 2001, pp. 2617–33. DOI:10.1046/j.0962-1083.2001.01350.x, PMID 11883877.
  17. ^ Khorozyan, I. G., Gennady, F., Baryshnikov, G. F. and Abramov, A. V. (2006) Taxonomic status of the leopard, Panthera pardus (Carnivora, Felidae) in the Caucasus and adjacent areas. Russian Journal of Theriology 5(1): 41–52

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