Giuseppe Motta

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Giuseppe Motta
Giuseppe Motta.gif

Presidente dell'Assemblea generale della Società delle Nazioni
Durata mandato 1924 –
1925
Predecessore Cosme de la Torriente y Peraza
Successore Raoul Dandurand

Giuseppe Motta (Airolo, 29 dicembre 1871Berna, 23 gennaio 1940) è stato un avvocato e politico svizzero di lingua italiana, consigliere federale svizzero..

Indice

[modifica] Biografia

Figlio di Sigismondo, deputato nelle file del partito conservatore al Gran Consiglio ticinese, e di Paolina Dazzoni, proprietari dell'antico Albergo della Posta. la famiglia motta, patrizia airolese e da secoli interessata al transito delle persone e delle merci lungo il Passo del San Gottardo, aveva l'appalto dei trasporti postali da Faido all'ospizio.

Nipote di Giovanni Dazzoni[1], frequentò il Collegio Papio di Ascona fino al 1887 e l'istituto Saint-Michel di Friburgo dal 1887 al 1889, studiò diritto un anno all'università di Friburgo, un altro anno all'università di Monaco di Baviera e due anni in quella di Heidelberg, conseguendo il dottorato summa cum laude nel 1893.

Dal 1895 esercitò la pratica di avvocato e notaio ad Airolo, divenendo consulente legale delle Gotthardwerke di Bodio, legate alla AG Motor (Brown Boveri & Cie), e delle Granitwerke fino al 1911. Eletto al Gran Consiglio ticinese nel 1895, fu tra i maggiori esponenti del partito conservatore. Nel 1899 prese in moglie Agostina Andreazzi, di Dongio (oggi comune di Acquarossa) da cui ebbe dieci figli, e nello stesso anno iniziò la sua carriera politica federale. A 28 anni venne eletto per la prima volta in Consiglio nazionale dove le sue qualità morali e politiche, nonché la sua padronanza delle lingue nazionali gli fecero acquistare grande considerazione, al punto che già nel 1908, all'imminente ritiro del consigliere federale Zemp, conservatore cattolico, si fece il suo nome per la successione.

In un discorso del 1907 chiese ai partiti ticinesi di cessare le polemiche sterili e di aprirsi alla collaborazione nell'interesse generale. Deputato al Consiglio Nazionale dal 1899, difese il diritto d'asilo che doveva essere accordato non solo alle persone ma anche alle idee, e il sistema proporzionale. Comunque nella votazione del 1º novembre 1908 per la rielezione al Consiglio nazionale riuscì a spuntarla contro il suo antagonista liberale radicale Carlo Maggini, per sole sei schede!

La sua candidatura al Consiglio federale venne riproposta nel 1911, dopo la morte del lucernese Josef Anton Schobinger[2] nel mese di novembre. A suo favore si manifestò l'appoggio compatto dei partiti ticinesi e il desiderio dei politici d'oltre Gottardo, inquieti di fronte ai rigurgiti del nazionalismo e dell'irredentismo italiani e dubbiosi della lealtà patriottica dei ticinesi. Il 14 dicembre 1911 venne brillantemente eletto con 184 voti su 199 (206 votanti), succedendo a Robert Comtesse [3] alla testa del Dipartimento federale delle finanze e delle dogane.

La prima guerra mondiale e le ingenti spese di mobilitazione costrinsero il Consiglio federale a varare una serie di misure impopolari: l'imposta federale di guerra, l'imposta sui profitti di guerra e la tassa di bollo.

Durante gli anni in carica diresse i seguenti dipartimenti:

Nel 1920, oltre a presiedere la delegazione svizzera alla costituenda Società delle Nazioni, nel 1924 fu eletto presidente d'onore dell'Assemblea della Società delle Nazioni, diventandone presidente effettivo nel 1925. Dal 1920 fu anche presidente della fondazione Pro Senectute e fu pure molto attivo nel Comitato internazionale della Croce Rossa (CICR). La sua opera per la pace nel mondo e quella per il riconoscimento della neutralità svizzera sono due dei grandi meriti quale uomo politico internazionale[4].

Assieme al consigliere federale Felix-Louis Calonder[5] si impegnò per l'adesione della Svizzera alla Società delle Nazioni. Il 16 maggio 1920 la Svizzera accettò in votazione popolare l'adesione alla Società delle Nazioni. Il risultato fu risicato, con 11 Cantoni favorevoli e 10 contrari. In un celebre discorso alla Società delle nazioni ebbe a dire: «Il problema delle minoranze non è un problema passeggero e transitorio: è un problema permanente, per questo soprattutto interessa la pace nel mondo. La dottrina dell'assimilazione sistematica e con la forza è condannata dalla coscienza universale. Gli uomini che non potessero pregare in comune nella lroro lingua sarebbero vittime di una intollerabile ingiustizia»

Esercitò la carica di Presidente della Confederazione Elvetica negli anni 1915, 1920, 1927, 1932 e 1937 e quella di vicepresidente negli anni 1914, 1919, 1926, 1931 e 1936.

Morì in carica il 23 gennaio 1940. Gli successe Enrico Celio.

[modifica] Note

[modifica] Opere

  • Giuseppe Motta, Testimonia Temporum. Discorsi e scritti scelti, volume I (1911-1931), II (1932-1936), III (1936-1940), Istituto Editoriale Ticinese, Bellinzona 1931, 1936, 1941.

[modifica] Bibliografia

  • Associazione ticinese in Berna (a cura di), La prima elezione di un cittadino ticinese a Presidente della Confederazione Svizzera, richiami e documenti, Traversa, Lugano 1915.
  • Aymon De Mestral, Le Président Motta, Payot, Lausanne 1941.
  • Jean Rudolf von Salis, Giuseppe Motta, Orell-Füssli, Zurigo 1941.
  • Federazione Docenti Ticinesi (a cura di), Nel decennio della morte, numero unico commemorativo, La Buona Stampa, Lugano 1950.
  • Enrico Celio, Un esempio di vita: Giuseppe Motta, Istituto Editoriale Ticinese, Bellinzona 1957.
  • AA.VV., Giuseppe Motta. Vita e opere (1871-1940), Elvetica, Chiasso 1971.
  • Andrea Ghiringhelli, Il Ticino della transizione 1889-1922, Armando Dadò Editore, Locarno 1988, 85, 86, 107, 108, 109, 112, 113, 114, 116, 137, 143 nota 31, 144 n. 56/57/61, 154, 157, 158, 160, 162, 164, 168, 170, 171, 172, 174, 177, 178, 179, 180, 181, 183, 184, 185, 187, 189, 190, 191, 199, 205, 209, 210, 218, 224, 225, 226, 229 n. 35/37/38/41, 230 n. 66, 231, n. 71/94, 232 n. 101, 233 n. 137, 238 n. 248/260, 255, 301.
  • Alberto Lepori, Fabrizio Panzera (a cura di), Uomini nostri. Trenta biografie di uomini politici, Armando Dadò editore, Locarno 1989, 75-82.

[modifica] Voci correlate

[modifica] Collegamenti esterni

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Josef Anton Schobinger 1911 - 1940 Enrico Celio
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