Tizzano Val Parma

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
Tizzano Val Parma
comune
Tizzano Val Parma – Stemma Tizzano Val Parma – Bandiera
Tizzano Val Parma – Veduta
Localizzazione
Stato Italia Italia
Regione Regione-Emilia-Romagna-Stemma.svg Emilia-Romagna
Provincia Provincia di Parma-Stemma.png Parma
Amministrazione
Sindaco Amilcare Bodria (lista civica) dall'08/06/2009
Territorio
Coordinate 44°31′00″N 10°12′00″E / 44.516667°N 10.2°E44.516667; 10.2 (Tizzano Val Parma)Coordinate: 44°31′00″N 10°12′00″E / 44.516667°N 10.2°E44.516667; 10.2 (Tizzano Val Parma)
Altitudine 814 m s.l.m.
Superficie 78,39 km²
Abitanti 2 163[1] (31-12-2010)
Densità 27,59 ab./km²
Frazioni Albazzano, Antognola, Anzolla, Boschetto, Capoponte, Capriglio, Carobbio, Carpaneto, Casagalvana, Casale di Vezzano, Casola, Costa, Fontanafredda, Groppizioso, Groppo, Isola, Lagrimone, Madurera, Moragnano, Musiara Inferiore, Musiara Superiore, Pianestola, Pietta, Pratolungo, Reno, Rusino, Schia, Treviglio
Comuni confinanti Corniglio, Langhirano, Neviano degli Arduini, Palanzano
Altre informazioni
Cod. postale 43028
Prefisso 0521
Fuso orario UTC+1
Codice ISTAT 034039
Cod. catastale L183
Targa PR
Cl. sismica zona 3 (sismicità bassa)
Nome abitanti tizzanesi
Cartografia
Mappa di localizzazione: Italia
Tizzano Val Parma
Posizione del comune di Tizzano Val Parma nella provincia di Parma
Posizione del comune di Tizzano Val Parma nella provincia di Parma
Sito istituzionale

Tizzano Val Parma (Tisàn in dialetto parmigiano[2][3]) è un comune italiano di 2.161 abitanti della provincia di Parma.

Storia e descrizione[modifica | modifica wikitesto]

Tizzano fu sede di pieve, intitolata a San Pietro. La località appare citata nel 991, (ad locas et fundas quae dicitur Ticiano). Il paese è situato sulla parte alta di un'altura coperta di vegetazione, dominata dai ruderi dell'antico castello duecentesco. Dalla parte alta del vecchio borgo si può avere un ampio panorama che spazia fino al monte Fuso e alla lontana rocca di Canossa. L'impianto denuncia la sua origine medievale, benché la scoordinata attività edilizia degli ultimi decenni ne abbia alterato parecchio l'impronta. Sono ancora visibili bei portali antichi, mentre il fronte di edifici a sud del paese pare rievocare uno scopo difensivo. Una piazza allungata con la chiesa rappresenta il centro attuale dell'abitato, da cui una rampa sale al nucleo probabilmente più antico, con un vicolo stretto e case addossate. Più in alto si raggiungono i resti della rocca, nel bosco, dove si può ancora notare un bel portale in arenaria. Oltre, isolata su un colle, c'è l'antica pieve di San Pietro, a tre navate, di forme romaniche e remota origine, già citata in un atto di donazione del vescovo di Parma Sigifredo II (1005). Una porta laterale mostra ancora un arco a tutto sesto in unico blocco di pietra, con decorazioni. Il castello risulta essere stato in possesso di Giberto da Correggio verso la fine del Duecento, mentre nella seconda metà del XIV secolo passò ai Terzi di Parma. L'inizio del Quattrocento lo vede ai Fieschi, per tornare ai Terzi fino alla metà di tale secolo. Nel 1551 venne bombardata dai Gonzaga, subendo danni. Ai primi dell'Ottocento era già in rovina e dopo vari crolli anche a causa dei terremoti ora ne rimangono malmessi ruderi. Mancano notizie del luogo in epoca romana, ma si suppone che fosse la sede della prima Statio o mansio della via detta strada delle cento miglia citata su Itinerarium Antonini, trovandosi a XXV miglia romane da Parma, rispettando in questo modo la tipologie delle vie di comunicazione romane, inoltre nella località Piantalfumo un grande spiazzo permetteva di ospitare una legione completa di vettovagliamento ed era facilmente difendibile fortificando l'altura dove si trovano le rovine del castello. Significativo è anche il toponimo Vertara, che rimanda al Dio Vertum romano. L'antica via che conduceva al Malpasso oggi Passo del Lagastrello, ed anche il paese stesso, ebbe probabilmente importanza anche in epoca longobarda e sepolture di probabile origine longobarda di rito ariano, sono state rinvenute nel sito dell'antica chiesa intitolata a San Giorgio, in località "chiesa vecchia" durante lo scavo effettuato negli anni settanta del secolo scorso, della strada che mette in comunicazione le località di Fontanafredda e Treviglio. Nella località Fontanafredda e Lasagnana vi erano edifici di architettura alto-medievale, ora se ne conservano solo foto e disegni, mentre risultano significativi gli altissimi portali, sempre di origine medievale, che si trovano in località Siola o Slola, denotano una probabile statura elevata, rispetto alla media del tempo, degli antichi costruttori, probabilmente di origine non italica, forse longobarda. Curioso è il fatto che la località di Slola, oltre a trovarsi sul percorso della Strada delle cento miglia, possa derivare il suo nome da sellula, piccola portantina (dizionario latino-italiano, C. E. Georges, Torino, 1901), un servizio offerto lungo le vie romane per l'attraversamento dei guadi sui fiumi presente anche lungo la via Aurelia. Antesica potrebbe riferirsi ad "ante sellula", trovandosi appunto di fronte alla località di Slola, dalla parte opposta del guado, difeso in epoca medievale da un possente castello, erroneamente locato a Ronciliano, borgata di Antesica.

Origine del toponimo[modifica | modifica wikitesto]

Tizzano, dialettale "Tisàn", secondo il Dizionario di toponomastica UTET, citato nella bibliografia, è formato dal personale latino Titius con il suffisso -anus. Degno di nota è anche l'assonaza fonetica tra "Tisàn" ed il termine latino statio, riferito alla prima statio o mansio che si incontrava partendo da Parma in direzione di Luni sulla strada delle cento miglia.

La penetrazione etrusca[modifica | modifica wikitesto]

Negli ultimi anni sono stati scoperti insediamenti etruschi di un certo interesse nelle province di Parma e Reggio Emilia, una presenza abbastanza numerosa, francamente impensabile visti gli scarsi reperti di cui disponevamo fino ad alcuni decenni fa. Gli etruschi vivevano in pace con i Galli che già popolavano la pianura e le prime colline, ma mancano dati archeologici per provare una loro presenza anche nelle terre del comune di Tizzano Val Parma, quindi dobbiamo basare l'ipotesi di una eventuale presenza etrusca sul territorio solo sui toponimi. Vista la rilevante importanza delle colonie della Pianura Padana, esisteva sicuramente una rete stradale che metteva in comunicazione l'Etruria con la valle del fiume Po, ma per ciò che riguarda il nostro Appennino esistevano strade di minore importanza che servivano per i commerci con la Lunigiana etrusco-ligure, una terra povera e di confine. Comunque interessanti sono i toponimi che troviamo nelle terre alte parmigiane e reggiane, stranamente riferibili alla città di Chiusi, nell'attuale provincia di Siena. L'idronimo Parma (e Parmossa) sono da collegare ai gentilizi maschili Parna e Perna, mentre per l'idronimo Enza si può pensare al collegamento con il gentilizio chiusino maschile Ezna. Interessante il toponimo Carzaga, da collegare ai gentilizi maschili Carsna e Canza, mentre Ranzano lo accosto al gentilizio Ranazu (maschile), Ranazunia (femminile), Ranazunias (genitivo). Palanzano potrebbe derivare dal gentilizio Patislani (femminile), Patislane (maschile), Patislane (genitivo), interessante l'affinità con il suffisso -ano ed il genitivo etrusco -ane. Musunia (femminile) potrebbe essere attinente con Musiara, mentre Vernei (femminile) anch'esso gentilizio, con Vairo. Ciò che più stupisce però è il toponimo Rusino, che troviamo sempre nell'area di Chiusi come gentilizio Rusina (maschile), Rusinei (femminile), Rusinal (genitivo), lo troviamo attestato anche come "Macni (prenome) Arusni", ed anche "Rusina Anu". Lo studio che presentò verte a dimostrare un'influenza politico-economica consistente della città-stato etrusca di Chiusi nelle vallate comprese tra il fiume Parma ed il fiume Enza, in un futuro auspicabilmente confortata da prove anche archeologiche.

  • Bibliografia dei principali testi consultati per "La penetrazione Etrusca"

1) d'Aversa Arnaldo "Gli etruschi di Chiusi", Brescia 1984.

2) Malnati Luigi "Gli Etruschi in Val Padana", Milano, 1991.

3) Heurgon jaques "Vita quotidiana degli etruschi", Milano, 1985.

4) Pallottino Massimo "Etruscologia", Hoepli, Milano, 1985.

5) Facchetti Giulio M. "L'enigma svelato della lingua etrusca", Roma, 2000.

6) Museo archeologico di Bologna, Comune di Bologna "Principi etruschi", Bologna, 2000.

7) Vera Domenico "Storia di Parma II, Parma romana", Parma, 2009.

Il Castrum di Pratolungo[modifica | modifica wikitesto]

Seguendo l'antico percorso della strada che sale dal torrente Bardea si penetra in ciò che resta del borgo fortificato, dall'architettura si evince che si trattava di un piccolo castrum, infatti il toponimo presente nella parte bassa a est dell'abitato è appunto "castiòn". La struttura originale è quella di una corte longobarda, posta a guardia del crinale tra val Parmossa e val Bardea, baluardo di difesa contro eventuali incursioni bizantine provenienti dalla val d'Enza e mirate a interrompere la viabilità della strada delle cento miglia. Non si hanno notizie della famiglia che abitò il luogo, nell'Estimo del sale del 1415 vengono citate solo due famiglie con modeste case ed alcune stamberghe. Fino ad alcuni anni fa erano visibili pietre lavorate inserite nei muri ed antichi portali, provenienti dai vari rimaneggiamenti degli edifici.

Piano di Castello[modifica | modifica wikitesto]

Non sono state trovate tracce di fortificazione tali da giustificare la presenza di un castello in tale zona posta a valle dell'abitato di Groppizioso, ma in direzione nord-est si trova un'altura che probabilmente è stata adattata a punto di osservazione essendo collegata a vista a nord col castello di Tizzano, a est con la torre di Belvedere e posta all'incrocio delle strade che salgono da Treviglio ed Anzolla in direzione del Monte Caio e della Valle dei Cavalieri. Proprio per sventare eventuali incursioni dei Vallisneri dalla val d'Enza nella val Parmossa, diventa di importanza strategica poter avere un punto d'osservazione a Piano di Castello.

Fontanafredda e la sua chiesa[modifica | modifica wikitesto]

Scarse sono le notizie del paese, per la prima volta è citata la chiesa in un documento del 1230 "Ecclesie de Casellis" e nel 1354 sarà citata come "Ecclesie de Casellis fontane frigide". L'antica chiesa dipendeva dal Monastero di San Giovanni di Parma, tenuta dai benedettini come l'ospitale di San Matteo del Monte Caio, ma le origini dell'edificio sacro, posto sull'antica via romana detta strada delle cento miglia si possono far risalire alla presenza longobarda in quanto durante lo scavo della strada che mette in comunicazione Fontanafredda con Treviglio emersero alcune sepolture di epoca longobarda, di rito ariano. Risalente a prima dell'anno mille era anche l'antica casa torre posta nella parte alta del paese e demolita agli inizi degli anni settanta del secolo scorso, se ne conservano alcune preziose e rare fotografie. Nel borgo vi era anche un'altra antica casa, ora pesantemente ristrutturata, chiamata la "cà dal pret", in quanto il parroco risiedeva a Fontanafredda almeno fino al primo decennio del Cinquecento, quando la chiesa andò in rovina e venne riedificata un po' più a monte, nel paese di Musiara inferiore che ancora era chiamato "Villa casellarum". Che la zona fosse frequentata da popolazioni longobarde lo dimostrano anche alcuni toponimi, significativo è "Grùndèl", dal nordico "Grun", verde. A valle della casa torre vi era un importante nucleo di case, protetto dal fortilizio, che porta ancora il toponimo di "casamènt". Presenti in molti edifici pietre e finestre in arenaria provenienti dalle macerie dell'antica chiesa posta in località "chiesa vecchia".

Il Contado di Belvedere[modifica | modifica wikitesto]

Non esistono notizie risalenti a prima del 1400 che possano aiutarci a determinare l'anno di costruzione della rocca di Belvedere, chiamato nella zona Castello di Rusino, si sa per certo che Ottobuono de' Terzi, signore anche della vicina Tizzano nel periodo della sua massima potenza (1404-1409) volle consolidare il suo dominio costruendo un avamposto fortificato che controllasse la valle dell'Enza. Negli anni successivi, dopo l'assassinio di Ottobono, la rocca passa prima ai Pallavicino, poi agli Estensi soltanto nel 1441 ne torna proprietaria la famiglia Terzi di Sissa. Nel 1447-48, durante il fiorire delle libertà comunali, a Belvedere viene nominato un podestà in rappresentanza della Comunità di Parma. Col passaggio agli Sforza nel 1450, Belvedere viene elevato al rango di Contea con le sue ville di Moragnano, Vezzano, Groppizioso, Lalatta, Treviglio e Musiara ed i Terzi vengono insigniti di tale titolo. Nel 1551, dopo centocinquanta anni di invincibilità, il castello viene preso da Camillo Rossi durante la Guerra di Parma. Belvedere cessa di essere una rocca strategica, viene abbandonata e cessa anche la storia della contea, inglobata nella lunga lista dei feudi rossiani. Nella contea di Belvedere, agli inizi del Cinquecento, è presente un'importante e ricca famiglia di contadini: i Da Belvedere. Essi sono proprietari della munitissima, di uomini e cannoni, Bastia di Moragnano, un complesso di edifici fortificato e munito di una torre. Il portale principale della casa padronale ora si trova inserito, già dai primi anni del secolo scorso, nella torre di Lagrimone, al tempo anch'essa tenuta dai Da Belvedere. Interessante notare le allegorie che si trovano sul fregio inserito nella chiave di volta, tipiche del 1500-1600, le quali ci portano ad un'altra bastia minore, quella di Anzolla. Arrivando da Lagrimone ed entrando nella frazione di Anzolla, oltrepassando la chiesa e la ex canonica, sul lato destro della strada si nota un'antica casa, che fino ad alcuni decenni fa aveva un muro che ne circondava il cortile, si può notare sulla chiave di volta un fregio molto simile a quello di Lagrimone, non essendo nobili i Da Belvedere non hanno uno stemma vero e proprio, ma distinguono i due rami della famiglia con fregi differenti: i Da Belvedere di Anzolla ed i Da Belvedere di Moragnano. Ipotizzabile anche un terzo ramo della famiglia, infatti, anche se molto deteriorati dal tempo, si possono notare fregi classicheggianti probabilmente cinquecenteschi nella casa Banzi di Musiara Inferiore. Dal 1577 non si hanno più notizie della famiglia Da Belvedere, dopo la morte dell'erede maschio, ipotizzabile che il ramo di Anzolla sia confluito nella famiglia Garsi ed il ramo di Musiara nella famiglia Banzi, con i relativi possedimenti terrieri, le bastie e le ville.

La fiera di Albazzano[modifica | modifica wikitesto]

In una pergamena custodita in Archivio Vescovile di Parma, copia del XVI secolo di un documento originale, già nel 989 veniva citata la villa "de Albarano cum famulis" apparteneva al vescovo Sigifredo II concessagli da Ottone III, questa è la prima notizia storica di Albazzano. Il 4 ottobre 1389 Francesco Pallavicino conte di Tizzano "concede, statuisce et ordina che da qui innanzi ogni anno in perpetuo si debba fare nella terra di Tizzano una fiera libera et exempta da ogni dazio vendendo in fiera, eccetto che il dazio del vino qual si pagherà nel modo usato; et che ciascuna persona possa fare osteria. La qual fiera si debba incominciare la vigilia di San Bartolomeo a dì 23 agosto et duri exempta come di sopra è detto per tutto il mese di agosto. E perché ogni persona possa venire liberamente et senza sospetto et andare a detta fiera e tornare con le sue robbe et che per debito non possano essere detenute durante detta fiera, eccetto sel fosse ribelle al precetto del Signor Nostro, o all'Illustrissimo Signor Duca di Milano, i quali ribelli si intende non abbiano fidanza alcuna". Questo è il primo testo istitutivo ufficiale della fiera di Albazzano, anche se si potrebbe parlare del primo testo non che "istituisce" ma che "regolamenta" la fiera. Albazzano è in posizione strategica, sul crinale spartiacque tra la valle del Parma e quella del Parmossa, sull'antica Strada delle cento miglia di origine romana e cadine dei commerci tra la Lunigiana e le terre della val Parma. Da Albazzano scende anche una strada che portava ad un guado sul torrente Parmossa e che metteva in comunicazione la Strada delle cento miglia con le vallate limitrofe. La fiera è antichissima, punto di ritrovo per lo scambio di merci che rompeva l'isolamento dell'economia curtense tipica delle popolazioni longobarde, sopravvissuta anche dopo l'invasione dei Franchi. Indizio che fa risalire tale "mercato" ai primi secoli del cristianesimo è anche il culto di San Genesio, patrono della fiera e del paese, in quanto l'etimologia di "fiera" (come anche di "ferie" e "ferragosto") è appunto "festa", per mera curiosità anche "feriale" ha la stessa etimologia, ma il Cristianesimo ha diviso i giorni in "sacri" (Domenica) e "feriali", cioè lavorativi, cambiandone radicalmente il significato. Tornando a San Genesio proporrei di staccarci dall'immagine del notabile francese come si usava in terra di Gallia dove tale culto era conosciutissimo, ma avvicinarci alla realtà che ci offre un santo "doppio", raffigurato e venerato come due personaggi profondamente diversi, come succede anche a Badia Cavana, dove il San Basilide ex legionario romano, si contrappone alla figura del San Basilide fondatore dell'ordine eretico dei Basilidiani, molto attivo nel Vicino Oriente e ricordato per avere scritto una esegesi dei Vangeli in dodici volumi, ora purtroppo perduta. Se ci spostiamo nella Pieve di San Genesio nei pressi di San Secondo Parmense, scopriremo che anche lì San Genesio non è raffigurato nelle vesti di notabile francese, ma in una tenuta tipica di un menestrello che probabilmente suonava anche uno strumento musicale simile ad un violino, menestrelli che era facile incontrare anche nelle fiere. Ma da cosa deriva la doppiezza del "santo"? "Genesius" deriva dal greco "Gènesis", e se scriviamo "Gènesys" con la lettera "y" da un suono di "u" chiusa e la pronuncia diventa molto simile a "Genesius". Lo sdoppiamento parte dal IV-V secolo, con l'inizio della devozione al santo, ma perché la necessità di farne un personaggio doppio? Quale era la divinità romana anch'essa doppia? Janus! Il Dio Giano bifronte. L'assonanza tra "Genesius" e "Gianus" è indiscutibile e al Dio romano ci si rivolgeva prima di trattare affari, di ogni partenza o nuovo inizio, prima di ogni genesi, era anche il Dio degli incroci stradali. Fin dai tempi della romanità la Strada delle cento miglia ha attirato commerci nella vecchia Albazzano, crocevia delle strade che mettevano in comunicazione le valli parmensi e la Lunigiana, esisteva già un tempio a Giano Bifronte al quale la gente faceva sacrifici per propiziare gli affari e come protezione sulle strade, la fiera di Albazzano è dunque antichissima, ora solo l'archeologia potrà darci una mano a scoprirne i segreti e non è la prima volta che ad un culto "pagano" se ne sostituisce uno "Cristiano" con i medesimi scopi e riti.

  • Bibliografia dei testi principali consultati per la fiera di Albazzano

1) Dall'Olio Enrico "Sagre mercati e fiere di Parma e provincia", Parma, 1979.

2) Pogron Edmond "La vita quotidiana nell'anno mille", Milano, 1998.

3) Dizionario enciclopedico "Il grande libro dei Santi", San Paolo.

4) Camera Augusto-Fabietti Renato, "Impero romano e alto medioevo", Bologna, 1972.

5) Weeber Karl-Wilhelm "Vita quotidiana nell'antica Roma", Roma, 2003.

6) Poldi Allaj Pier Luigi "La contea di San Secondo", Parma, 2008.

7) Ramorino Felice "Mitologia classica illustrata", Hoepli, Milano, 1967.

Le pietre erette[modifica | modifica wikitesto]

Sulla sponda sinistra del torrente Parmossa, nel fitto della vegetazione vi è una pietra eretta, forse dello stesso periodo di quelle trovate nel sito di "chiesa vecchia". Potrebbe trattarsi di un antico calendario celtico che serviva per determinare con precisione le date delle cerimonie religiose, delle semine e dei raccolti.

  • Bibliografia testi principali consultati per "Le pietre erette"

1) Riemschneider Margarete "La religione dei Celti", Milano, 1979.

2) Filip Jan "I Celti alle origini dell'Europa", La Spezia, 1987.

3) Duval Paul-Marie "Le dieux de la Gaule", Paris, 1961.

4) Hatt Jean-jaques "Mytes et dieux de la Gaule", Paris, 1989.

La guerra del sale del 1297[modifica | modifica wikitesto]

Grazie al fiorentissimo commercio del sale, i monaci Vallombrosiani di Badia Cavana godono di un periodo di prosperità economica e di potere politico senza precedenti. Le carovane del sale arrivano dal Tirreno attraversando il Malpasso, oggi Lagastrello, lungo il territorio delle Corti di Monchio per salire al Monte Caio per poi discendere verso Capriglio, Lagrimone, Vezzano seguendo la riva destra del torrente Parmossa, ad Orzale salgono fino a San Michele Cavana, percorrendo la strada che esiste ancora oggi fino a Badia Cavana. I Vallisneri che dominano l'alta valle del fiume Enza, genti ancora legate all'economia curtense longobarda e vivono, oltre che di agricoltura ed allevamento di bestiame, di ruberie e saccheggi anche a danno della stessa famiglia, con scorrerie di qua e di là dal fiume Enza, già da tempo hanno messo gli occhi sul fiorente commercio dei monaci di Cavana. Vorrebbero imporre loro tasse alle carovane, ma queste sfortunatamente sfiorano solo i territori controllati dai Vallisneri. Sarebbe facile attaccare Zibana e porre lì una dogana, ma la guarnigione del castello del Caio, proveniente dalla città di Parma, fa buona guardia, sia alla strada che arriva dal Malpasso, sia sulle Corti di Monchio, che sulla comunità di monaci benedettini di San Matteo ed anche sui pellegrini, che non vengano vessati con incursioni banditesche dei Vallisneri. Purtroppo i rami vari della famiglia Vallisneri possono mettere in campo centinaia di uomini ed andarli a stanare nella loro valle risulterebbe difficile, non avendo manieri si asserragliano nelle loro corti fortificate, di tipico stampo longobardo ed i "castelli" che hanno costruito e dei quali si conserva memoria storica, non sono altro che accozzaglie di stamberghe erette con legno, pietra e paglia, sono più che altro dei punti strategici di osservazione che vere e proprie fortezze, per essere esatti assomigliano molto a dei miseri castellieri bizantini. Purtroppo la famiglia Vallisneri ha mire ambiziose. Nel 1297, dopo aver avanzato assurde quanto inconsistenti pretese i Vallisneri occupano la rocca di Corniglio, con la mira di impossessarsi delle vie del sale, ma Parma non ci sta e nemmeno il potente Ordine dei Vallombrosiani che già aveva dovuto modificare il tracciato della via del sale, non utilizzando più il Malpasso, diventato pericoloso per le continue incursioni dei Vallisneri, ma risalendo la valle del Parma ed utilizzando i passi appenninici delle Guadine e del Cirone, allungando notevolmente il percorso e tagliando fuori dai commerci, con grave danno per la popolazione locale, la valle del Parmossa. L'Ordine Vallombrosiano teneva la chiesa di Casola di Tizzano, una tappa importante lungo la nuova via del sale. Nel 1327, per tenere buoni i Vallisneri, il vescovo di Parma Ugolino Rossi riconosce i fantomatici diritti della famiglia della val d'Enza sulla rocca di Corniglio e versa loro una notevole somma di denaro per evitare nuove e dispendiose guerre. Purtroppo per i Vallisneri non sono riusciti a mettere le mani sul commercio del sale, ma in ogni caso hanno realizzato una discreta somma di denaro con uno sforzo minimo. Nel 1346 i Visconti, duchi di Milano, entrano in possesso di Parma e senza perdere tempo ridimensionano il potere delle bande dei Vallisneri che imperversano, più o meno indisturbate, nell'alto Appennino. Impongono loro soprattutto di smetterla di vessare le genti della loro terra, ma essi in un crescendo di alleanze, facendo buon viso a cattiva sorte, aumentano in maniera subdola la loro potenza, nel 1441 ricomprano Succiso e Miscoso con le loro terre, ai Visconti. Nel frattempo i Vallombrosiani non accettano di essere vessati continuamente dai Vallisneri ed interrompono il commercio del sale, Badia Cavana verrà abbandonata nel volgere di pochi decenni. Il 14 aprile 1448, il neonato Comune di Parma decide di farla finita coi Vallisneri, ormai diventati scomodi a molti ed aver cagionato enormi danni alle valli montane allontanando commerci e pellegrini, saccheggiando corti e borghi, attaccando il castellaro di Vairo distruggendolo completamente.

  • Bibliografia dei testi principali consultati su "La guerra del sale del 1297"

1) Capacchi Guglielmo "Castelli parmigiani" (Già citato)

2) Capacchi Guglielmo "Vairo antica capitale delle Valli dei Cavalieri", Vairo, 1983.

3) Viola Pietro "Le Corti di Monchio nella storia", Parma, 1987.

4) Peyer Hans conrad "Viaggiare nel Medioevo", Milano, 1997.

5) Delort Robert "La vie au Moyen Age", Lausanne (CH), 1972.

6) Pirenne Henri "Storia economica e sociale del Medioevo", Milano, 1997.

7) Baschet Jérome "La civiltà feudale", Roma, 2005.

Tizzano nell'organizzazione militare farnesiana[modifica | modifica wikitesto]

Il territorio del Ducato era diviso in dieci "terzi", quelli parmensi erano: Parma, Colorno, Busseto, Borgo San Donnino, Belforte e Tizzano. Nel terzo di Tizzano, oltre alla compagnia facente parte della divisione "d'infanteria forense", vi era un colonnello che aveva un "Salario mensuale a moneta di Parma" di L. 157,10; un capitano aiutante che percepiva L. 80 al mese ed un capitano delle Corti di Monchio che percepiva L. 40 al mese. Vi erano anche compagnie di soldati a cavallo: corazzieri di Parma, carabinieri di Parma, Colorno, Borgo San Donnino, Busseto, Cortemaggiore, Belforte e Tizzano, i quali "ànno l'obbligo, senza stipendio, di mantenere del proprio armi e cavallo". Il 7 maggio 1736, il colonnello di Tizzano Giovanbattista Chiesa giura fedeltà al nuovo governo austriaco.

Tratto da "Le Istituzioni dei Ducati parmensi nella prima metà del Settecento" a cura di Sergio Di Noto (Parma 1980)

I comuni nel territorio tizzanese nel 1415[modifica | modifica wikitesto]

Comune di Fontanafredda[modifica | modifica wikitesto]

Prendendo sempre come spunto la preziosissima fonte del "Estimo del Sale" del 1415, leggiamo che in tale anno era "ministralem", cioè responsabile del Comune, Guilielmus de Garsiis che abita in una casa di paglia, o coperta di paglia con struttura in legno alla moda dei barbari post-romani, con la moglie Andriola ed i figli Iohanes, Iohana Baptista e Masina. La loro casa ha un pezzo di terreno circostante ed un orto, posseggono due biolche di pascolo sul monte Caio ed altre due biolche lavorate a Fontanafredda, dove hanno anche un pezzo di terra a canneto, o giuncaia. Secondo il redattore del testo, posseggono anche delle "massariciis" (attrezzi e mobili) di un certo valore e di una certa consistenza, oltre che possedere un paio di mucche con un vitello, due pecore, una capra e due maiali. Zanetus de Fontanafrigida abita con il figlio Anthonius, con la seconda moglie Elena dalla quale ha avuto due figlie, Maria ed Andriola. Abitano in una casa in muratura con terreno circostante ed orto, posseggono un pezzo di terra a pascolo sul monte Caio e due pezzi di terra coltivati. Posseggono una buona dotazione di attrezzi e mobili, una mucca, un bue, tre pecore, due capre e un maiale. Iacopina è vedova di Pedrezoli de Aradis de Musaria (Musiara), ha tre figli: Anthonius, Catherina e Margarita. Nessuna notizia specifica sulla loro casa, dal valore stimato deve essere di paglia o legno, praticamente priva di mobili ed attrezzi. Hanno un pezzo di terreno adibito a pascolo che circonda la casa, un pezzo di terreno boschivo, di scarso valore, una vacca con un vitello, tre pecore ed un maiale con tre porcellini. Laurentius Fontana vive con la moglie Cortesia ed il figlio Georius in una casa di paglia con terreno circostante. Posseggono un pezzo di terreno adibito a pascolo sul monte Caio ed un pezzo di terra coltivato, attrezzi e mobili di valore medio. Gerardus de Toresanis (Tizzano) vive con la moglie Andrea (Domina Andrea), con il figlio Zaninus e con sua moglie Maria dalla quale ha avuto due figli: Iacominus e la neonata Magdalena. Hanno una casa con fienile e terreno circostante, con l'orto. Hanno anche loro un pezzo di pascolo sul monte Caio e due pezzi di terra coltivati, oltre ad essere proprietari di quattro biolche lavorative ed un appezzamento di una biolca e mezza, ambedue situati a San Michele Tiorre. Posseggono due muli, un asino, una mucca ed un bue. Albertus de Andreis vive con la moglie Symonia e le figlie Iacobina e Catherina, abitano in una casa in muratura, coperta di fasci di paglia con un terreno circostante, l'orto ed un terreno coltivato. Hanno un terreno adibito a pascolo sul monte Caio, pochi mobili e attrezzi, due mucche, due maiali e due capre. Pedrezolus de Aradis, probabilmente omonimo dell'ex marito di Iacopina da Musiara, vive con la moglie Maria e la figlia Agnes, vive in una casa in muratura e coperta di lastre di pietra, possiede un pezzo di terreno in località Campo Lasso, un terreno a Fontanafredda ed un pascolo sul monte Caio, attrezzi e mobili di scarsissimo valore, una mucca col vitello, quattro pecore, cinque capre e un maiale. Iohanes de Armanis è mezzadro della chiesa di Fontanafredda, vive con la moglie Philippina, non hanno figli. Posseggono tre biolche di terra lavorativa, attrezzi e mobili e due mucche. Copellinus de Fontanafrigida è sicuramente un benestante, abitava nella casa torre di Fontanafredda ora demolita, con la moglie Erisa, il figlio Pietro con la moglie Iohana ed i loro figli Anthonia, Catherina, Iohanes, Christoforus e Anthonius. L'altro figlio di Copellinus si chiama Gerardus, sua moglie Albertina che ha già un figlio Symonetus. Altro figlio di Copellinus è Anthoniolus, che è sposato con Bartholina ed hanno una figlia, Francisca. Abitano in una casa in muratura coperta con lastre di pietra, posseggono quasi trenta biolche di terra, una vigna, una seconda casa coperta a coppi con terreno circostante, buone attrezzature, due mucche con due vitelli e due muli. Vi sono altre famiglie che hanno case non censite, probabilmente prive di valore, con pochi terreni. Iohannes Petri, con la moglie Ziliola, "Habet bona immobilia, videlicet domus et terras", ma il valore indicato è scarso. Bertholinus de Bovis con la moglie Iacobina, sono mezzadri di Iohanis de Lalatha, mentre Rombellus de Canigis con la moglie Nastasia ed il figlio Iacopinus, posseggono solo una casa e pochi attrezzi e mobili, il tutto di scarso valore. Camporetus de Camporellis (forse da Carpaneto), con la moglie Iohana ed il figlio Iohanetus con la moglie, vivono in una casa non descritta e posseggono due appezzamenti di terreno: uno a prato, l'altro lavorativo, il tutto di discreto valore, compreso attrezzi, mobili e due mucche.

Comune di Albazzano[modifica | modifica wikitesto]

Il toponimo "Albazano" o "Albaçano", che già aveva la pronuncia "Albaçàn", ci richiama alla conquista da parte dei Franchi dell'VIII secolo ed alla successiva immigrazione dalla Francia. Anche nella Pieve di Tizzano "Il clocher-porche è confrontabile (a livello solo comparativo) con le tipologie dell'area borgognona del XI-XII secolo" è ciò che afferma Alessandra Leporati nel suo interessantissimo e prezioso volume "Le Chiese di Tizzano Val Parma" (1989), quindi un'influenza non solo linguistico-toponomastica ma anche riscontrabile nell'architettura. Non ho citato a caso la Pieve di Tizzano, in quanto essa ricadeva nel comune di Albazzano, che spingeva i suoi confini fino alla Costa, dove iniziava il comune di Fontanafredda. Primo Cittadino, "ministralem" del Comune era Cristoforus de Monte ministralis, benestante, viveva con la moglie Divita nella località di Monte Ministrale, in una casa in muratura e coperta con lastre di pietra, possedeva mezza biolca di vigneto, oltre a tre biolche di terreno lavorativo, un appezzamento boschivo di discreto valore, una manza, una mucca, una scrofa e due maiali, quattro capre e tre pecore. Petrus de Monte tabernarius, località identificata come stazione di posta romana (tabellarius) che doveva trovarsi sulla Strada delle cento miglia, nell'attuale frazione della Costa, sull'incrocio della strada che porta a Reno, quindi al guado nel torrente Parma e dalla parte opposta la strada che scende verso la località di Cozzo, quindi al guado sul torrente Parmossa. Petrus vive con la moglie Anthonia, la figlia Andriola ed un figlio del quale non ci è pervenuto il nome. Vivono in una casa in muratura con il tetto in lastre di pietra, posseggono cinque biolche di terra e mezza biolca di vigna, due buoi e due maiali. Larietus de la Casa vive con la madre Guielina e con la sorella di lui Gerardina che ha un figlio del quale non ci è pervenuto il nome. Posseggono una casetta in muratura e con il tetto in lastre di pietra, una biolca abbondante di terra, due capre, un maiale, due buoi e dieci pecore. Seguono un elenco di mezzadri di un certo Iohannis de Lalata, tutti hanno una casa ed hanno un po' di terra da coltivare e qualche animale. Tali famiglie sono: Iacopinus de Aveto; Symon de Caciis con la moglie Maria; Michael de Albazano con la moglie Gerardina, il loro figlio Petrus con la moglie Catherina ed il figlioletto Ilarius; Iohanes Comelli, con la moglie Lucia ed il loro figlio Petrus ed il fratello di Iohanes, Doninus; Iohanetus de Albazano con la moglie Anthonia (probabilmente la seconda moglie) in quanto la figlia Dominica sembra dal testo solo prole di Iohanetus, mentre gli altri due, Christoforus ed il piccolo Franciscus risultano figli di entrambi. Ilarius de Cusa è mezzadro del "presbiter" di Albazano, con la moglie Francisca il loro figlio Christoforus e la sorella di Ilarius. Symonetus de Cassanis è mezzadro di Branchi de Cassanis che abita a Pupilio (Poviglio), con la moglie Margarita, anche lei seconda moglie in quanto i figli Petrus e Lucia figurano come prole del solo Symonetus. Franceschina de la Chà, Capeletus Bosius e Maria de Missadego vivono soli, in misere case con poca terra, nessun animale e pochissimi attrezzi, forse sono anziani.

Tradizioni[modifica | modifica wikitesto]

La festa di San Matteo sul Caio[modifica | modifica wikitesto]

Il culto di San Matteo ha origini antichissime, l'eremo Sul Monte Caio era tenuto dai Monaci Benedettini dell'Abbazia di San Giovanni a Parma fin dal 1230, come la chiesa di San Giorgio a Fontanafredda. Un valido aiuto ed una tappa per il riposo dei pellegrini che salivano sul Caio provenienti o diretti a Roma, lungo il percorso dell'antica Strada delle cento miglia la via romana che collegava Parma a Luni. Antichissime sono anche le origini della festa che salutava l'estate ed i suoi verdi pascoli montani lasciando il posto alle mille tonalità dei colori autunnali. Il grande piano erboso posto oltre quota 1400 m. s.l.m. da tempi immemori è luogo di appuntamento di genti provenienti dalla val Parmossa, val Parma, val d'Enza, val Cedra, val Bratica e val bardea che il 21 settembre si radunano attorno ai fuochi che salutavano il migrare delle mandrie e delle greggi verso valle a svernare nelle stalle. Il convergere di antiche strade verso questa meta ne testimonia l'importanza attraverso i tempi, oltre che strategico-militare, anche culturale e ludica, dai "saturnali" romani, dove schiavi e padroni invertivano i ruoli, festeggiati dal 17 al 23 settembre, alle moderne e chiassose feste percorse dai mezzi a motore. San Matteo al Caio è una delle pochissime feste che ha mantenuto intatto nei secoli il suo fascino.

Il trambusto di San Martino[modifica | modifica wikitesto]

Era consuetudine far terminare i contratti di mezzadria il giorno 11 novembre giorno dedicato a San Martino. Va ricordato che il giorno che coincide con il 12 novembre del nostro calendario era dedicato alle feste in onore del Dio Giove che era anche arbitro delle controversie, quindi anche della regolazione dei contratti. In detto giorno si caricavano le masserizie sul carro, si facevano uscire gli animali dai recinti e si partiva per la nuova destinazione, non senza disagio vista anche le pessime condizioni atmosferiche che a volte accompagnavano i traslochi, ma vi era la necessità di scegliere un periodo nel quale si chiudevano i raccolti e di conseguenza i contratti. Unica eccezione fu nel 1737, quando un'ordinanza degli Stati Parmensi proibiva ogni trasloco, soprattutto di bestiame, visto lo scatenarsi di una terribile epidemia bovina che era necessario tenere sotto controllo.

Evoluzione demografica[modifica | modifica wikitesto]

Abitanti censiti[4]

I comuni ed i capi famiglia del territorio al tempo del "Estimo del sale" del 1415[modifica | modifica wikitesto]

Comune di Antiola (Anzolla)

  • Cristofarus de Antiola
  • Petrus Sartoris
  • Anthonius Melli
  • Iacopinus de Chanova
  • Iacobus de Monticeli
  • Petrus de Aradis
  • Symon de la Costa

Comune de Albaçano (Albazzano)

  • Christofarus de Monte de Albaçano
  • Ylarius de la Casa
  • Iacobinus de Avetto
  • Simon de Chaciis
  • Simonetus de Cassanis
  • Michael de Albaçano
  • Iohannes Comelli
  • Iohanetus de Albaçano
  • Petrus de Monte tabernarius
  • Larietus de la Casa
  • Francischina de la Casa
  • Copelettus Bosius
  • Maria de Misatico

Comune de Casola

  • Iohannes de Coradis
  • Iohanetus filius Cavacie
  • Guidetus de Torculo
  • Iacopinus quondam Gabrielis
  • Guidetus de Mendonis
  • Ilarius de Coradis
  • Iacopinus de Redulfis
  • bona Bartholamei de Torculo

Comune de Fontanafrigida (Fontanafredda)

  • Guilielmus de Garsiis
  • Zanetus dictus Fontanafreda
  • Domina Iacobina uxor quondam Petrecoli de Aradis
  • Laurentius de Fontana
  • Gerardus de Toresanis (Della Torre di Tizzano)
  • Alberthus de Andreis
  • Petrosolus de Aradis
  • Iohannes de Armanis vel de Garsiis
  • Bartholinus de Bonis
  • Copelinus de Musiara
  • Iohannes Petri
  • Ronbellus de Cavigis
  • Camporetus de Camporelis
  • Zanes de Musiara dictus Belabarba

Comune de Groppotignoso (Groppizioso)

  • Iohannes Manicha
  • Anthonius dictus Marteletus
  • Bartholinus de Groppotignoso

Comune di Insula Valis Parme (Isola di Reno)

  • Iohannes Cantinus
  • Georgius de Insula
  • Rolandus de Insula
  • Maria uxor quondam Nicolai de Arthusiis

Comune de Moragnano

  • Iacopinus de Rosino
  • Berthus Tonsii de Rosino
  • Iohannetus de Rosino
  • Andriolus de Rosino
  • Symoninus Chabrii
  • Iacopinus Venuti
  • Anthonius de Panciis
  • Bartholinus Baronus
  • Nicolosius de Albricis
  • Viscardus de Lagrimono
  • Uberthus de Madurera
  • Laurentius de Pratolongo
  • Symon de Pratolongo
  • Iohannes Iusti de Pianestora
  • Doninus et Iohannes de Pianestora
  • Iacobus de Pianestora
  • Petrus de la Toresela
  • Iacopelus de Captino
  • Galvanus de Caprino
  • Thomas de Trivilio
  • Anthonius de Trivilio

Comune de Vesano et Pietta

  • Anthonius Rainerius
  • Rolandus de Plecta
  • Uberthus de Plecta
  • Acursius de Plecta
  • Anthonirtus de Plecta
  • Iohaninus Franchi
  • Bosius de Albasano
  • Compagnonus de Ursano
  • Andriotus de Vesano
  • Anthonius de Versano
  • Ghiberto de Ursis de Vesano
  • Zilius Ursii de Vesano
  • Iacobus de la Medea de Vesano
  • Doninus molendinarius

Cognomi nel comune di Fontanafredda[modifica | modifica wikitesto]

Questa sezione non vuole dimostrare un legame tra i cognomi presenti sul "Estimo del sale di Parma del 1415" e quelli moderni presenti oggi in questo territorio, ma si propone di studiarne le possibili origini.

  • Garsi, presente a Fontanafredda ai tempi dell'estimo citato "Guilielmus de Garsiis" e presente ad Anzolla nel 1719, quando "Maria Garsi" fa erigere una maestà nel paese ancora presente con l'intitolazione e la dedica.
  • Copelli, presente a Fontanafredda un "Copellinus de Fontanafrigida", una aferesi di un diminutivo del nome Jacopo, (Ja) Copellinus.

Amministrazione[modifica | modifica wikitesto]

Ambiente[modifica | modifica wikitesto]

Erbe medicinali[modifica | modifica wikitesto]

  • Finocchio selvatico

Sui poggi incolti, aridi ed assolati delle nostre valli è possibile trovare lo straordinario Foeniculum Vulgare Miller, conosciuto come finocchio selvatico. Di questo regalo della Natura, Santa Ildegarde di Bingen (1098-1179, Badessa, Santa e Mistica) scriveva: "Il finocchio ha un piacevole colore e non è né di natura secca né fredda. Se lo si mangia crudo non nuoce. E comunque lo si mangi rende allegro l'uomo e gli conferisce un piacevole calore e un buon sudore e favorisce la digestione. Anche il suo seme è di natura calda ed è utile per la salute dell'uomo quando è aggiunto nei farmaci ad altre erbe. Infatti a chi mangia quotidianamente del finocchio o i suoi semi a digiuno si riducono il muco cattivo o le putrefazioni in lui e scaccia l'odore cattivo del suo alito e porta i suoi occhi a vedere bene, (conferendo ad essi) buon calore e buone forze". Pianta di genere maschile, legata al pianeta Mercurio ed alle divinità Dioniso e Prometeo. Ha come elemento il fuoco. Negli usi rituali, il tirso così come appare nelle cerimonie dionisiache, spesso era preparato con gambi di finocchio selvatico e con pigne legate alle estremità. Le antiche superstizioni insegnavano che mettere un pezzetto di finocchio nella scarpa sinistra protegge dalle punture di insetti, seminato attorno alla casa dona protezione, appeso alle porte ed alle finestre allontana gli spiriti malvagi. Nell'erboristeria moderna, la pianta erbacea biennale e perenne del finocchio selvatico viene usata per i disturbi gastro-intestinali, riduce la flatulenza, masticare i semi scaccia l'alito cattivo. Ad esperienza dello scrivente, il finocchio selvatico è ottimo come base per i liquori d'erbe, si può ottenere un ottimo liquore, con un delicato sapore di anice, anche mettendolo in infusione singolarmente.

  • Bibliografia erbe medicinali

1) Breindl, Ellen, "L'erborista di Dio, Santa Ildegarda mistica medievale", Edizioni Paoline, Milano, 1989.

2) Cunningham, Scott, "Enciclopedia delle erbe magiche", Mursia, Milano, 1992.

2) "Enciclopedia illustrata delle piante medicinali", Vallardi, Milano, 1990.

Idrografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Parma, fiume a carattere torrentizio, affluente del Po, lunghezza Km 92, luogo di origine Monte Orsaro M. 1831 s.l.m.
  • Parmossa, torrente, affluente del Parma, lunghezza Km 15, luogo di origine Monte Caio M. 1518 s.l.m.
  • Bardea, affluente del Enza, lunghezza Km 10, luogo di origine Monte Corno di Caneto, M. 1429 s.l.m.
  • Carzaga, rio, affluente del Parma, luogo di origine Monte Caio.

Orografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Monte Caio, M. 1580 s.l.m., Comune di Tizzano Val Parma.
  • Monte Castione, M. 989 s.l.m., Comune di Tizzano Val Parma.
  • Monte Corno di Caneto, M. 1429 s.l.m., Comune di Tizzano Val Parma.
  • Monte Costagrande, M. 1498 s.l.m., Comune di Tizzano Val Parma.
  • Monte Eremo, M. 513 s.l.m., Comune di Tizzano Val Parma.
  • Monte Fuso, M. 1117 s.l.m., Comuni di Tizzano Val Parma e Neviano degli Arduini.
  • Monte Lungo, M. 1302 s. l. m., Comune di Tizzano Val Parma.
  • Monte Mocellara, M. 1216 s.l.m., Comuni di Tizzano Val Parma e Corniglio.
  • Monte Pesdomca, M. 1302 s.l.m., Comune di Tizzano Val Parma.
  • Monte Rotondo, M. 969 s.l.m., Comune di Tizzano Val Parma.
  • Monte S. Michele, M. 1032, Comune di Tizzano Val Parma.

Cultura[modifica | modifica wikitesto]

Pubblicazioni[modifica | modifica wikitesto]

  • Nel 1981 gli alunni delle scuole elementari del Comune di Tizzano Val Parma curano l'edizione di un interessante volume che tratta tematiche interessanti e ben esposte sul territorio che spaziano dall'ambiente alla storia, dalle attività produttive alle caratteristiche peculiari della zona. Il titolo del volume è Tizzano un paese "non sbagliato".

Modi di dire[modifica | modifica wikitesto]

  • In spèda l'uscire senza il cappotto, in origine si riferiva al fatto di non avere il mantello in modo da lasciar scoperta la spada.
  • Fèrin pu che Brèta ha avuto origine nei primi anni dell'Ottocento, riferito al bandito Giuseppe Beretta condannato e giustiziato a Parma nella Piazza della Ghiaia l'8 agosto 1802.

Architettura e massoneria, la chiesa di Anzolla[modifica | modifica wikitesto]

Risulta sempre difficile parlare di questo argomento senza essere fraintesi, va detto che la massoneria del 1600 era estremamente legata al territorio ed aveva finalità essenzialmente filantropiche e culturali. Fino al XVIII secolo non suscitava assolutamente scandalo che vi fossero preti affiliati alla massoneria, lo si evince leggendo il lungo elenco di "Fratelli" che appare sul libro di Monsignor Ennio Innocenti intitolato Inimica Vis, dalla famosa enciclica contro la massoneria di Leone XIII dell'8 dicembre 1892. La chiesa di Anzolla, quella attuale, risale ai primi del Seicento, data di costruzione che compare su di una chiave di volta inserita nell'attuale campanile che porta la data del 1604. Ciò che incuriosisce di tale edificio sacro, oltre al perfetto orientamento con il nord magnetico, è che sia stato edificato seguendo i precisi dettami dell'architettura armonica sacra, che spazia dalle piramidi egiziane al Duomo di Milano, ed è intitolata a San Giovanni Battista, patrono della massoneria. Osservando attentamente la facciata, la somiglianza con l'architettura del tempio massonico è a dir poco manifesta, ma non solo, giocando sui palindromi di alcune epigrafi si possono trarre motti particolari. Il carattere filantropico di tale massoneria fiorita sulla sponda destra della val Parmossa e dimostrato dal fatto che nel 1600 non fu solo edificata la chiesa di Anzolla, ma fu riedificato, per ben due volte nel volgere di pochi decenni, l'oratorio di San Maurizio di Antognola. A tale secolo risale anche la costruzione dell'oratorio di Groppizioso, intitolato a San Bartolomeo, edificato da don Bartolomeo Danni nella seconda metà del Seicento.

  • Monsignor Ennio Innocenti del Clero Romano, "Inimica Vis", Roma, Sacra Fraternitas Aurigarum, 1990.
  • René Guenon, "Simboli della Scienza sacra", Adelphi, Milano, 1975.
  • Guido di Nardo, "Lingua sacra e simbolismo alchemico", Il Basilisco, Genova, 1983.
  • Marcello Fagiolo, "Architettura e massoneria", Convivio, Firenze, 1988.

Bibliografia generale[modifica | modifica wikitesto]

1.Schiavi, Antonio: La diocesi di Parma, in Collana di documenti ecclesiastici parmensi – n. 1, Parma, Officina Grafica Fresching, 1940.

2.Cervi, Giuliano: Guida all'Appennino parmense, Parma, Battei, 1987.

3. Capacchi, Guglielmo: "Castelli parmigiani" Silva editore, Parma, 1997.

4. Zanzucchi Castelli, Marisa; Trenti, Giuseppe: "L'estimo del sale di Parma del 1415", Modena-Parma, 1999.

5. Barili, Francesco: "Tizzano val Parma", Parma, 1970.

6. Pellegri, Marco: "Un feudatario sotto l'insegna del leone rampante", Pier Maria Rossi 1413-1482, Silva editore, Parma, 1996.

7. Dall'Olio, Enrico: "Itinerari turistici della provincia di Parma" (volume I), Artegrafica Silva, Parma, 1975.

8. Dall'Olio, Enrico: "Vocabolario topografico parmense", Scuola tipografica benedettina, Parma, 1968.

9. UTET: "Dizionario di toponomastica", Torino, 1997.

10. Dall'Olio, Enrico, "Sagre mercati e fiere di Parma e provincia", Parma, 1979.

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

Sito ufficiale

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Dato Istat - Popolazione residente al 31 dicembre 2010.
  2. ^ Guglielmo Capacchi, Dizionario Italiano-Parmigiano. Tomo II M-Z, Artegrafica Silva, pp. 895ss.
  3. ^ AA. VV., Dizionario di toponomastica. Storia e significato dei nomi geografici italiani, Milano, GARZANTI, 1996, p. 654.
  4. ^ Statistiche I.Stat - ISTAT;  URL consultato in data 28-12-2012.

Strada delle cento miglia