Baionetta

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Baionetta OKC-3S
Baionetta (Italia)

La baionetta è una arma da taglio montata sulla canna di un fucile che, nelle guerre tra il XVII e XIX secolo, consentiva alle formazioni di fanteria di attaccare il nemico a distanza ravvicinata, generalmente dopo aver scaricato le armi da fuoco.

Origine del termine[modifica | modifica sorgente]

Il nome deriva dal francese baïonnette, dalla città di Bayonne in Francia, dove venne fabbricata la prima volta. Inizialmente le baionette erano lunghe 90 cm circa e, assieme alla lunghezza del fucile, servivano per respingere la cavalleria.
Il calcio del fucile veniva "piantato" a terra e l'intera arma piegata in avanti in modo da creare una barriera di "lance" in grado da fermare la cavalleria. Una seconda versione di baionetta, più corta, lunga circa 45–50 cm serviva per il combattimento corpo a corpo.

Storia[modifica | modifica sorgente]

Dai primi modelli, datati XVII secolo, che erano inastati a pressione nella canna, si passò a quelli ad anello che, una volta montati, consentivano ai soldati di aprire il fuoco. Le baionette furono comunemente impiegate in battaglia fino alla Prima guerra mondiale che, essendo stata essenzialmente una gigantesca "guerra di posizione", vide morire milioni di soldati anche in combattimenti "corpo a corpo".
Vi sono controversie sull'utilizzo sistematico della baionetta durante gli assalti nella Prima guerra mondiale, sembra invece che venisse relegata a strumento utile alla vita quotidiana in trincea (abbrustolire il pane, aprire le lattine o rimestare le latrine e le braci), preferendo piuttosto altri strumenti per il corpo a corpo. A convalidare questa teoria vi è la testimonianza dello scrittore tedesco Erich Maria Remarque:

« La sciabola-baionetta, del resto, ha perduto molto della sua importanza. Per gli attacchi è venuto ora di moda avanzare soltanto con bombe a mano e vanghette. La vanghetta da trincea, affilata agli orli, è assai più leggera e di migliore uso; serve non soltanto a colpire sotto il mento, ma a menare gran fendenti, con efficacia assai maggiore: quando si vibra il colpo fra la spalla ed il collo, si spacca talvolta il nemico fino al petto. Invece la baionetta resta sovente conficcata nel corpo dell’avversario, sicché bisogna puntargli i piedi sulla pancia per liberarla, e nel frattempo ti arriva qualche colpo. Inoltre qualche volta si spezza. »
(Erich Maria Remarque, Niente di nuovo sul fronte occidentale, 1929)

Dalla Seconda guerra mondiale in poi, la baionetta divenne sempre più un accessorio secondario, dato il progressivo diffondersi delle armi automatiche, che hanno reso i combattimenti "corpo a corpo" sempre meno diffusi. Un'eccezione fu rappresentata dall'esercito giapponese, che durante il conflitto nel Pacifico dette luogo a violente cariche alla baionetta che, quasi sempre, si risolsero in grandi massacri.

Oggi le baionette sono come dei normali coltelli; hanno un sistema di aggancio/sgancio rapido e una lunghezza di circa 15 cm.

La baionetta è un'arma ottima per uccidere silenziosamente e permette di avvicinarsi al nemico continuando a tenerlo sotto tiro (non si deve posare o smettere di mirare per prendere il coltello, perché già innestato). Meno del 1% delle ferite riportate nelle guerre sono di baionetta, ma i medici non visitano i cadaveri (se il nemico è a portata di baionetta è veramente difficile che sopravviva), comunque nelle guerre napoleoniche, in base a una ricerca effettuata dal generale Larrey, compiuta sia sui morti che sui feriti di un'azione, risultava che circa 1 ferita su 24 era prodotta dalle baionette nemiche[1].

D'altro canto, dopo le guerre napoleoniche, l'effetto della baionetta nei combattimenti continuò a decrescere, tanto che nella guerra di secessione americana i morti sul campo di battaglia per ferita da baionetta fra gli unionisti furono 218 (su 32.300 totali)[2]

Tipologie[modifica | modifica sorgente]

Le baionette si possono far risalire essenzialmente a due tipologie, sviluppate in epoche successive:

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ David Chandler, The campaigns of Napoleon, tradotto da Maurizio Pagliano et al. come Le campagne di Napoleone. 2 volumi. Seconda edizione BUR Rizzoli edizioni Milano (1998) pag 439
  2. ^ Raimondo Luraghi, Storia della guerra civile americana. 4ª edizione, Einaudi (Torino). 1966 pag 272

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]

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