Mus musculus

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Topo comune
House mouse.jpg
Mus musculus
Stato di conservazione
Status iucn3.1 LC it.svg
Rischio minimo[1]
Classificazione scientifica
Dominio Eukaryota
Regno Animalia
Phylum Chordata
Classe Mammalia
Superordine Euarchontoglires
(clade) Glires
Ordine Rodentia
Sottordine Myomorpha
Superfamiglia Muroidea
Famiglia Muridae
Genere Mus
Specie M. musculus
Nomenclatura binomiale
Mus musculus
Linnaeus, 1758
Sinonimi

Mus abbotti, Mus domesticus

(LA)
« Mures incolae domuum sunt »
(IT)
« I topi sono abitanti delle case »
(Plinio il vecchio)

Il topo comune (Mus musculus Linnaeus, 1758) è un piccolo mammifero roditore della famiglia dei Muridi. Viene anche chiamato topo domestico, per differenziarlo dal topo selvatico (Apodemus sylvaticus).

Si tratta della specie di gran lunga più diffusa del genere Mus, rappresentato nel mondo da una quarantina di specie: il topo domestico si può infatti trovare comunemente in quasi tutti i paesi del mondo, spesso al fianco degli umani, che involontariamente gli procurano vitto ed alloggio, ma non sempre in armonia con loro, in quanto i topi possono arrecare danni anche ingenti alle colture ed alle dispense di cibo, oltre a rendersi vettori di una serie di malattie, come la leptospirosi.

Tassonomia[modifica | modifica sorgente]

La tassonomia del topo è un argomento molto delicato e lungi dall'essere chiarito in maniera esauriente: mentre in passato venivano classificate numerose sottospecie, con l'avanzare dei metodi di lettura del DNA si è potuto risalire all'effettiva affinità fra le varie popolazioni, portando in molti casi a declassare popolazioni considerate sottospecie a sé stanti a semplici varianti locali (magari frutto dell'incrocio fra varie sottospecie giunte nell'area al seguito dell'uomo), mentre in altri si è preferito elevare la sottospecie al rango di specie a sé stante.

In passato venivano riconosciute come sottospecie anche le seguenti:

Attualmente le tre sottospecie comunemente riconosciute di topo sono:

  • Mus musculus castaneus, nel Sud-Est Asiatico;
  • Mus musculus domesticus, in Europa sud-occidentale;
  • Mus musculus musculus, in Europa centro-orientale;

A queste si sommerebbe Mus musculus gentilulus, diffusa nella Penisola Arabica[3].

Sempre più studiosi sono convinti della validità di una classificazione che contempli le sopracitate sottospecie come specie a sé stanti (Mus castaneus, Mus domesticus, Mus gentilulus e Mus musculus)[4]: in tal modo, in Italia (dove è diffusa unicamente la sottospecie domesticus) si troverebbero solo topi domestici e non topi comuni[5].

Distribuzione[modifica | modifica sorgente]

Probabilmente originaria dell'Asia Centrale, la specie si è diffusa al fianco dell'uomo, tramite i commerci via terra e mare, praticamente in tutto il mondo.

Specie estremamente adattabile e spiccatamente sinantropa, il topo vive praticamente in qualsiasi luogo che gli offra un recesso in cui potersi nascondere e sfamarsi. Lo si trova perciò in ambienti urbani e suburbani, dove vive a qualsiasi altitudine, mentre è una presenza piuttosto rara nelle aree rurali in quota e negli ambienti boschivi. In generale, il topo manca in quei luoghi dove trova altri animali che gli fanno concorrenza, in quanto non è molto efficiente come specie antagonista[6], anche se in alcune aree di nuova colonizzazione (come Australia e Nuova Zelanda) i topi possono convivere senza eccessivi problemi con altre specie di roditore con abitudini similari[7]. È inserito nell'elenco delle 100 tra le specie invasive più dannose al mondo.

Topo comune (Mus musculus).

Descrizione[modifica | modifica sorgente]

Dimensioni[modifica | modifica sorgente]

I topi adulti misurano una ventina di centimetri, di cui la metà o poco meno spetta alla coda: il peso invece oscilla fra i 10 ed i 25 grammi.

Aspetto[modifica | modifica sorgente]

Il pelo corto e lucente, varia individualmente dal brunastro al nero. Esso ricopre interamente il corpo, tranne zampe, orecchie, coda e punta del muso, che sono quasi del tutto glabre e di colore grigio-rosato.

Il corpo del topo si può dividere in tre parti:

Un cranio di topo.
  • La testa, dalla forma allungata, contiene la bocca (delimitata da due labbra) e gli organi sensoriali olfattivo, visuale e uditivo: gli occhi sono neri, lucidi e muniti di palpebre. Essendo l'animale di abitudini crepuscolari e notturne, non abbisogna della visione a colori e perciò si suppone che la sua vista sia in bianco e nero o solo leggermente a colori.

Sulla sommità del cranio si trovano le orecchie, che hanno padiglione glabro e membranaceo: il senso dell'udito nei topi è molto sviluppato, infatti essi possono udire frequenze fino ai 100 kHz e forse anche maggiori, quindi ben oltre la soglia degli ultrasuoni. Il topo è in grado di comunicare con i suoi simili sia con suoni udibili all'orecchio umano (squittii), generalmente utilizzati per i richiami a lunghe distanze[8][9], sia con richiami ultrasonici, utilizzati nella comunicazione su breve distanza.
Sulla punta del muso si trovano le narici e l'organo di Jacobson, utilizzato dall'animale per individuare i feromoni, secreti dalle ghiandole prepuziali di ambo i sessi e rilasciati anche tramite le lacrime[10]. Sulla punta del muso sono site inoltre le sensibili vibrisse, che hanno funzione tattile e vengono utilizzate dall'animale anche per rendersi conto delle dimensioni degli anfratti nei quali si intrufola.

  • Rappresentazione di un topo in quattro posizioni, di Jacques de Gheyn (1565-1629).
La tacca nei denti anteriori superiori è una buona indicazione per la determinazione corretta della specie.

Il tronco, al quale si attaccano lateralmente due paia di zampe, mentre centralmente si trovano le mammelle e gli orifizi urinari, genitali ed anali. Esso è separato dalla testa da un collo ben distinguibile, nel quale, oltre al timo propriamente detto, si trova una seconda ghiandola con struttura e funzione simili, posta nei pressi della trachea[11].

Le zampe, tutte all'incirca della stessa lunghezza (un paio di centimetri, mentre nel topo selvatico le zampe posteriori sono ben più lunghe delle anteriori), sono divisibili a loro volta in tre segmenti:

Stilopodio (braccio o coscia);
Zeugopodio (avambraccio o gamba);
Autopodio (mano o piede);

La mano possiede 4 dita ben sviluppate e munite di artigli, un pollice molto corto e 5 callosità palmari: il piede possiede invece 5 dita, ben sviluppate e munite di artigli. Sui punti di appoggio si sono sviluppate delle callosità la cui disposizione varia a seconda dell'individuo.
Le mammelle sono presenti unicamente nelle femmine in numero di cinque paia, tre pettorali e due inguinali o pelviche.
Nella femmina, l'uretra si apre davanti alla vagina, che si apre a livello della vulva. L'ano è separato dalla vulva tramite un piccolo perineo. Nel maschio, invece, gli orifizi urinario e genitale sono confusi all'estremità del pene, normalmente nascosto in una piega cutanea, il prepuzio. I testicoli normalmente intra-addominali possono scendere nella cavità addominale ricoperti di un sacco cutaneo, lo scroto: l'ano è alla base della coda in ambedue i sessi.

  • La coda è lunga all'incirca quanto il tronco e la testa messi assieme: essa è ricoperta di scaglie cornee epidermiche disposte ad anelli, tra le quali si inseriscono alcuni piccoli peli.

Biologia[modifica | modifica sorgente]

Si tratta di animali attivi perlopiù dopo il tramonto: anche durante la notte, comunque, si tengono ben lontani dalle fonti di luce violenta. Durante il giorno, i topi riposano in tane poste in luoghi riparati e foderati con vari materiali, come cartone, stoffa ed erba. Il topo non va in letargo, a differenza di molti altri roditori: esso si adatta infatti molto bene ad ambienti freddi (purché vi sia disponibilità di cibo), al punto che se ne trovano popolazioni stabili anche all'interno di celle frigorifere.

Un gruppo di topi si accalca in un nascondiglio.

Il topo è un animale socievole con gli animali della sua stessa specie; Tende a riconoscere i suoi simili in base alla costituzione genetica, agevolato dal fatto che i geni inseriti nel complesso di istocompatibilità sono decisivi sull'odore emesso dal corpo del topo. Quindi i topi con lo stesso odore, tendenzialmente, sono appartenenti alla stessa famiglia. I ricercatori della Università della Florida hanno scoperto che le femmine cercano di accoppiarsi con maschi aventi odori diversi dal loro e tendono a costituire nidi in comune con femmine aventi lo stesso odore, quindi con eventuali sorelle.[12]. In ogni caso, i maschi sono territoriali e tendono a definirsi un proprio spazio all'interno del quale dominano su varie femmine e cuccioli: dei maschi dominanti tenuti in uno spazio angusto (come una gabbia), anche se cresciuti insieme e vissuti l'uno nei pressi dell'altro (ad esempio in territori limitrofi), non tarderanno a dare segnali di aggressività ed a cominciare a combattere fra loro. Per segnalare la propria presenza ed evitare quindi episodi di intolleranza, i topi si affidano a segnali olfattivi, principalmente alla marcatura del proprio territorio con urina e feci. Queste ultime, lunghe circa 3 mm e di colore nero, infatti, sono il segnale visibile anche all'occhio umano della presenza di topi nell'ambiente, mentre l'urina (in particolare quella dei maschi) ha un forte odore dovuto alla presenza di numerosi composti chimici[13] e di feromoni.

Il topo si muove sulle quattro zampe con passo veloce, che copre all'incirca 4,5 cm: i topi sono in grado di compiere salti di una quarantina di centimetri di lunghezza. Quando tuttavia l'animale è impegnato a mangiare, combattere o ad orientarsi in un territorio sconosciuto, non è infrequente che si erga sulle zampe posteriori, utilizzando la coda per bilanciarsi. La coda viene utilizzata per tenersi in equilibrio anche durante il salto e la corsa.

Alimentazione[modifica | modifica sorgente]

Un topo durante il pasto.

Si tratta di animali tendenzialmente onnivori: mangiano perlopiù prodotti di origine vegetale, ma all'occorrenza non disdegnano carne.
Il topo ricava l'acqua di cui necessita per la maggior parte dal cibo: in ogni caso necessita anch'esso di bere ogni tanto. Per integrare la propria dieta, non esita infine a praticare la coprofagia. A differenza del comune pensiero, ispirato dall'immagine trasmessa dai cartoni, i topi non mangiano formaggio se non in caso di estrema carenza di cibo.[senza fonte]

Riproduzione[modifica | modifica sorgente]

Una femmina con una numerosa cucciolata.

I topi sono in grado di riprodursi durante tutto l'anno: nel caso in cui il cibo sia disponibile con continuità, la femmina può partorire e rimanere nuovamente gravida praticamente in continuazione, con un massimo di quindici parti annuali. Il ciclo estrale delle femmina dura circa 5 giorni, mentre l'estro vero e proprio dura una ventina d'ore. Quando numerose femmine vengono costrette a vivere assieme, tuttavia, esse tendono a non andare mai in estro, mentre se vengono messe in contatto con l'urina di un maschio, l'estro sopraggiunge dopo tre giorni.

Per accoppiarsi con la femmina, il maschio la corteggia emettendo richiami ultrasonici su frequenze che vanno dai 30 ai 110 kHz, e nel frattempo seguendola ed annusandola insistentemente. Il maschio, comunque, emette tali richiami anche durante e dopo l'accoppiamento, anzi alcuni soggetti possono emettere richiami del genere anche solo annusando dei feromoni femminili. Per la loro complessità e per il fatto che la tonalità e la complessità di tali versi variano da individuo a individuo, questi richiami sono stati accostati alle melodie degli uccelli[14].
Anche le femmine sono in grado di emettere richiami ultrasonici, tuttavia raramente lo fanno.

Dopo l'accoppiamento, la femmina sviluppa un tappo vaginale che persiste per un giorno e le impedisce di essere montata da altri maschi. La gestazione dura all'incirca tre settimane, al termine delle quali vengono dati alla luce un numero di cuccioli che varia fra i 3 ed i 14. La femmina li accudisce in solitudine, tendendo ad allontanare i maschi per evitare episodi di cannibalismo.

I cuccioli alla nascita sono ciechi e nudi: il pelo comincia a crescere a tre giorni di vita, mentre gli occhi vengono aperti a due settimane. Attorno al mese d'età (6 settimane per le femmine ed 8 per i maschi), essi sono in grado di cominciare a riprodursi, anche se sia gli uni che le altre possono cominciare ad accoppiarsi già a partire dalle 5 settimane di vita.

La speranza di vita dei topi in natura è solitamente inferiore all'anno, a causa delle perdite consistenti dovute alla predazione e agli ambienti difficili nei quali la specie si trova spesso e volentieri a vivere. In ambienti sicuri, tuttavia, un topo vive mediamente tre anni: nell'ambito del Methuselah Mouse Prize sono stati presentati topi con longevità assai più elevate, grazie a modificazioni genetiche e trattamenti farmacologici (l'attuale detentore del record è vissuto 1819 giorni).

Rapporti con l'uomo[modifica | modifica sorgente]

La storia dei topi è da sempre stata indissolubilmente legata a quella dell'uomo. Originari dell'Asia[15], la loro presenza è tuttavia attestata nel bacino mediterraneo già nell'8000 a.C., anche se essi tardarono a diffondersi nel resto d'Europa, dove li si trova solo a partire dal 1000 a.C.[16]: in seguito, coi commerci e le varie campagne di conquista in tutto il mondo, il topo ha esteso il proprio areale praticamente in qualsiasi parte del globo, anche sulle isole più remote.
Proprio grazie ai topi, si è potuta tracciare una mappa dei primi spostamenti effettuati dagli uomini e rimasti sconosciuti in quanto svoltisi in periodi in cui non si conosceva ancora la scrittura: ad esempio, in base ad esami filogenetici delle popolazioni di topo danesi e di quelle dell'isola di Madera, nell'Oceano Atlantico, è emersa un antico quanto del tutto insospettabile legame fra queste, segno di un'antica presenza umana nella zona[17].

Un gatto che mangia un topo.

Il topo non è però sempre un coinquilino innocuo: spesso, infatti, pur rivelandosi assai meno dannosi rispetto ai ratti, i topi causano danni ingenti alle riserve di cibo e trasmettono varie malattie. Si ritiene che proprio per tenere lontani questi roditori l'uomo abbia dato il via all'addomesticamento del gatto.
Nelle aree in cui si è stabilito, inoltre, spesso il topo ha prosperato a discapito delle specie già presenti, divenendo in alcuni casi un vero e proprio flagello[18].

Parallelamente alla lotta senza quartiere, tuttavia, il topo è stato anche tenuto in cattività come animale domestico: già a partire dal 1100 a.C. si hanno notizie di topolini domestici in Cina[19]. Attualmente, si tende a selezionare i topi domestici in tre lineamenti separati:

  • uno comprendente i topi "da compagnia", selezionati in una varietà di colori e fogge del pelo, oltre che in base alla mitezza del temperamento[20];
  • uno comprendente i topi da utilizzare come cibo vivo per altri animali tenuti in cattività, fra cui varie specie di rettili ed artropodi. Generalmente questi topi sono monocromatici (se non albini) e dal temperamento mite, poiché in caso contrario potrebbero ferire anche seriamente gli animali a cui sono destinati come preda;
  • Un topo da laboratorio.
    la terza linea di topi selezionati sono quelli utilizzati come cavie da laboratorio. I topi, infatti, sono organismi modello: grazie alla facilità e velocità con la quale si riproducono, alle piccole dimensioni, al ciclo vitale molto veloce ed alla frugalità, si dimostrano utili nello studio di numerose discipline (oncologia, embriologia, genetica, tossicologia, farmacologia etc.), tanto più che essi presentano una forte omologia con l'uomo.

Il genoma del topo, infatti, venne sequenziato completamente verso la fine del 2002: la sua parte aploide misura circa 3000 megabasi (più o meno come quella umana) ed è distribuita su 20 cromosomi[21]. Tuttavia, è difficile fare una conta attendibile dei geni contenuti nel genoma del topo: una stima recente (che poi è quella attualmente accettata dalla maggior parte degli studiosi) parla di 23.786 geni[22], contro i 23.686 dell'uomo[23]. Virtualmente, ciascun gene di topo trova un omologo nel genoma umano, il che permette di effettuare esperimenti su di essi. La sperimentazione sui topi, come quella sugli altri animali, è tuttavia contestata da alcuni ricercatori (antivivisezionismo scientifico) che la ritengono un errore metodologico (Hackam & Redelmeier. Translation of research evidence from animals to humans. [research letter]. JAMA 2006;296(14):1731-2.) e dai sostenitori dei diritti animali. Jeffrey Moussaieff Masson ad esempio ha scritto:

« Ratti e topi non sono considerati in generale animali di compagnia ma animali nocivi, e ci sono quindi poche persone che si diano la pena di difenderli. Eppure il dolore che prova un ratto o un topo è altrettanto reale di quello provato da uno dei nostri amici a quattro zampe. Nei laboratori essi soffrono, come ben sa chiunque li abbia sentiti lamentarsi, piangere, uggiolare e persino gridare. Gli scienziati dissimulano su tutto questo, sostenendo che i loro animali sperimentali stanno semplicemente vocalizzando. Siamo ancora a Descartes.[24] »

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ (EN) Amori, G. 1996, Mus musculus in IUCN Red List of Threatened Species, Versione 2013.2, IUCN, 2013.
  2. ^ Bonhomme F, Miyashita N, Boursot, Catalan J and Moriwaki K, Genetic variation and polyphyletic origin in Japanese Mus musculus in Heredity, vol. 63, 1989, pp. 299-308.
  3. ^ Prager EM, Orrego C and Sage RD, Genetic variation and phylogeography of Central Asian and other house mice, including a major new mitochondrial lineage in Yemen in Genetics, vol. 150, 1998, pp. 835-861.
  4. ^ Mitchell-Jones AJ, Amori G, Bogdanowicz W, Krystufek B, Reijnders PJH, Spitzenberger F, Stubbe M, Thissen JBM, Vohralik V, & Zima J, The Atlas of European Mammals, T. & A. D. Poyser, 1999. ISBN 0-85661-130-1.
  5. ^ Spagnesi M., De Marinis A.M. (a cura di), Mammiferi d'Italia - Quad. Cons. Natura n.14, Ministero dell'Ambiente - Istituto Nazionale Fauna Selvatica, 2002.
  6. ^ Tattersall FH, Smith RH & Nowell F, Experimental colonization of contrasting habitats by house mice in Zeitschrift für Säugetierkunde, vol. 62, 1997, pp. 350-358.
  7. ^ Moro D and Morris K, Movements and refugia of Lakeland Downs short-tailed mice, Leggadina lakedownensis, and house mice, Mus domesticus, on Thevenard Island, Western Australia in Wildlife Research, vol. 27, 2000, pp. 11-20.
  8. ^ Lyneborg L, Mammals of Europe, Blandford Press, 1971.
  9. ^ Lawrence MJ, & Brown RW, Mammals of Britain Their Tracks, Trails and Signs, Blandford Press, 1974.
  10. ^ Kimoto H, Haga S, Sato K & Touhara K, Sex-specific peptides from exocrine glands stimulate mouse vomeronasal sensory neurons in Nature, vol. 437, 2005, pp. 898-901.
  11. ^ Terszowski G et al., Evidence for a Functional Second Thymus in Mice in Science, 2 marzo 2006. PMID 16513945.
  12. ^ "Riconoscere i parenti", di David W.Pfenning e Paul W.Sherman, pubbl. su "Le Scienze", num.324, ago 1995, pag.75
  13. ^ Achiraman S & Archunan G, Characterization of urinary volatiles in Swiss male mice (Mus musculus): bioassay of identified compounds in J Biosci, vol. 27, n. 7, dicembre 2002, pp. 679-86. PMID 12571373.
  14. ^ Holy TE & Guo Z, Ultrasonic Songs of Male Mice in PLoS Biol, vol. 3, n. 12, 2005, pp. e386.
  15. ^ Boursot P, Din W, Anand R, Darviche D, Dod B, Von Deimling F, Talwar GP and Bonhomme F, Origin and radiation of the house mouse: mitochondrial DNA phylogeny in Journal of Evolutionary Biology, vol. 9, 1996, pp. 391-415.
  16. ^ Cucci T, Vigne J-D and Auffray J-C, First occurrence of the house mouse (Mus musculus domesticus Schwarz & Schwarz, 1943) in the Western Mediterranean: a zooarchaeological revision of subfossil occurrences in Biological Journal of the Linnean Society, vol. 84, 2005, pp. 429-445.
  17. ^ Gündüz I, Auffray J-C, Britton-Davidian J, Catalan J, Ganem G, Ramalhinho MG, Mathias ML and Searle JB, Molecular studies on the colonization of the Madeiran archipelago by house mice in Molecular Ecology, vol. 10, 2001, pp. 2023-2029.
  18. ^ Wanless RM, Angel A, Cuthbert RJ, Hilton GM & Ryan PG, Can predation by invasive mice drive seabird extinctions? in Biology Letters, vol. 3.
  19. ^ (EN) Nichole Royer, The History of Fancy Mice, American Fancy Rat and Mouse Association (AFRMA). URL consultato il 5 maggio 2010.
  20. ^ (EN) Mouse FAQ, the Rat and Mouse Club of America (RMCA). URL consultato il 5 maggio 2010.
  21. ^ (EN) Tom Strachan, Andrew P. Read, Comparison of genome organization and gene expression in humans and mice in Human Molecular Genetics 2, 2ª ed., Wiley-Liss, 1999. ISBN 978-0-471-33061-5. URL consultato il 5 maggio 2010.
  22. ^ (EN) Mouse (Mus musculus) in Ensembl, 2007. URL consultato il 5 maggio 2010.
  23. ^ (EN) Human (Homo sapiens) in Ensembl, 2005. URL consultato il 5 maggio 2010.
  24. ^ Jeffrey Moussaieff Masson e Susan McCarthy, Quando gli elefanti piangono. La vita emotiva degli animali, traduzione di Libero Sosio, Tropea Editore, 2010, p. 276.

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