Manoscritto trovato a Saragozza

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Manoscritto trovato a Saragozza
Titolo originale Manuscrit trouvé à Saragosse
Autore Jan Potocki
1ª ed. originale 1805
Genere romanzo
Sottogenere romanzo di formazione, avventura, picaresco, eroico, fantastico
Lingua originale francese

Manoscritto trovato a Saragozza (Manuscrit trouvé à Saragosse) è un romanzo in francese del 1805, l'unico scritto dal conte polacco Jan Potocki, che vi dedicò buona parte della vita.

La prima parte del testo (le prime tredici giornate) fu stampata in proprio nel 1805, per essere distribuita agli amici di Potocki. La seconda parte (Avadoro, histoire espagnole) vide la luce a Parigi nel 1813. Le due versioni furono riunite poi in un'edizione in tre volumi stampata a San Pietroburgo nel 1814. L'ultima parte fu forse scritta prima della missione diplomatica dello scrittore a Pechino: di essa non si ha il testo originale in francese (è conosciuta solo attraverso la traduzione polacca di Chojecki) ed è tuttora oggetto di dibattito. Il testo integrale non è stato sottoposto a una completa revisione finale. Nel 2002, però, il ritrovamento in Polonia di nuovi manoscritti dell'autore, precedentemente sconosciuti, ha permesso a due studiosi francesi di ricostruire ben due versioni complete e tra loro differenti del romanzo, che sono state pubblicate in Francia nel 2008.

Il romanzo ha una struttura a scatole cinesi, nella quale il racconto principale è inframezzato da altre storie narrate da altri personaggi, all'interno delle quali sono presenti altri racconti.

L'opera non può essere confinata in un solo genere: dentro di essa convivono infatti il romanzo di formazione, quello d'avventura, il romanzo picaresco, il romanzo erotico, il fantastico e il meraviglioso.

Trama[modifica | modifica sorgente]

All'inizio ci viene riferita una serie di avvenimenti dei quali nessuno contravviene alle leggi della natura. Alfonso Van Worden è il protagonista e narratore del racconto. Attraversa le Montagne della Sierra Morena e all'improvviso il suo "zagal" Moschito scompare e qualche ora dopo anche il domestico Lopez.

Gli abitanti del posto spiegano l'accaduto affermando che la regione è frequentata dagli spiriti. Alfonso arriva ad una locanda e si accinge a dormire quando al primo tocco di mezzanotte una bella ragazza di colore seminuda entra in camera sua e lo invita a seguirlo. Essa lo conduce fino a una stanza sotterranea dove viene accolto da due giovani sorelle belle e succintamente vestite che gli offrono da mangiare e da bere. Alfonso prove sensazioni strane e nella sua mente affiora un dubbio: "non sapevo più se fossi con delle donne oppure con degli insidiosi succubi". Poi gli rivelano la loro vita dicendogli di essere le sue cugine. Al primo canto del gallo tutto finisce. Arriva la sera Alfonso va a letto le due sorelle lo raggiungono (o forse si limita a sognarlo) ma quando si sveglia (è qui l'incredibile della storia) si ritrova all'aperto accanto a due cadaveri dei due fratelli di Zoto alla forca di Los Hermanos e le due belle fanciulle sono diventate due fetidi cadaveri. Durante il peregrinare, cerca un posto dove dormire la notte e arriva ad una capanna di un eremita e qui incontra un invasato Pacheco. L'eremita gli racconta la sua storia che, guarda caso, assomiglia molto a quella di Alfonso. Il narratore a quel punto cerca la motivazione a tutti gli avvenimenti accaduti a Pacheco dando una spiegazione anche a se stesso. Nuovi avvenimenti vanno però a rinfocolare i dubbi di Alfonso perché ritrova le cugine in una grotta e una sera gli si infilano nel letto.

Edizioni in lingua italiana[modifica | modifica sorgente]

  • Adelphi (1995), contenente le prime quattordici giornate
  • Tea (2006), testo integrale già edito da Guanda (60 giornate)
  • Colonnese (2006), Storia di Zoto, con introduzione di Gianandrea de Antonellis

Trasposizione cinematografica[modifica | modifica sorgente]

Dal romanzo è stato tratto un film, intitolato anch'esso Manoscritto trovato a Saragozza, con la regia di Wojciech Has.

Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]

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