Mycoplasma genitalium

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Mycoplasma genitalium
Mycoplasma genitalium.gif
Genoma di M. genitalium
Classificazione scientifica
Dominio Prokaryota
Regno Bacteria
Phylum Tenericutes
Classe Mollicutes
Ordine Mycoplasmatales
Famiglia Mycoplasmataceae
Genere Mycoplasma
Specie M. genitalium
Nomenclatura binomiale
Mycoplasma genitalium
Tully et al., 1983

Mycoplasma genitalium (Tully et al., 1983) è un batterio parassita che colonizza il tessuto epiteliale ciliato urogenitale e respiratorio dei primati. Si tratta del batterio non simbionte più piccolo del mondo attualmente esistente, mentre considerando i casi di batteri che vivono in endosimbiosi esso è il secondo per piccolezza, dopo Carsonella rudii. Fino al 2002, quando venne scoperto il Nanoarchaeum, questo batterio veniva considerato l'organismo col genoma più corto in assoluto (escludendo i virus).

Il batterio venne isolato negli anni ottanta dall'uretra di pazienti con uretrite non gonococcica: esso è sessualmente trasmissibile, tuttavia non è ancora chiaro il suo ruolo nell'ambito di queste malattie genitali.

Il genoma di questa specie consiste di 521 geni disposti a cerchio, per un totale di 582.970 coppie di basi, sulle qua li agisce l'enzima EcoRI, che divide il genoma in 74 frammenti. Un genoma così corto ha fatto sì che da questa specie siano partiti gli studi per cercare di capire qual è il numero minimo di coppie di basi presenti nel genoma per essere questo compatibile con la vita.

Nel 2007, un team guidato dagli studiosi Craig Venter ed Hamilton Smith (già premio Nobel) annunciò che a breve sarebbe stato fatto un tentativo di creare una forma di vita artificiale iniettando un cromosoma sintetico da iniettare in M. genitalium: la nuova specie creata in laboratorio, qualora l'esperimento fosse riuscito, sarebbe stata chiamata Mycoplasma laboratorium o Mycoplasma JCVI-1.0[1][2]. Nel 2008, il team ha fatto sapere di aver sintetizzato finora 582.970 coppie di base mutuate da M. genitalium, eliminando quelle che rendono la specie patogena. Lo stadio finale della sintesi, tuttavia, venne completato in una cellula di Saccharomyces cerevisiae[3].

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Ed Pilkington, I am creating artificial life, declares US gene pioneer in The Guardian, 6 ottobre 2007.
  2. ^ Helen Briggs, Synthetic life 'advance' reported in BBC News, 24 gennaio 2008.
  3. ^ Philip Ball, Genome stitched together by hand in Nature News, 24 gennaio 2008, DOI:10.1038/news.2008.522.

Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]

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