La fattoria degli animali

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La fattoria degli animali
Titolo originale Animal Farm
AnimalFarm 1stEd.jpg
Autore George Orwell
1ª ed. originale 1945
1ª ed. italiana 1947
Genere romanzo
Sottogenere allegorico, satira, distopia
Lingua originale inglese

La fattoria degli animali (Animal Farm) è un romanzo satirico scritto da George Orwell. In italiano è stato pubblicato per la prima volta nel 1947.

Il romanzo è un'allegoria del totalitarismo sovietico del periodo staliniano. È ambientato in una fattoria dove gli animali, stanchi dello sfruttamento dell'uomo, si ribellano. Dopo aver cacciato il padrone, gli animali decidono di dividere il risultato del loro lavoro seguendo il principio marxista «da ognuno secondo le proprie capacità, a ognuno secondo i propri bisogni». Il loro sogno utopico[1] verrà poi gettato al vento perché i maiali si impossesseranno della fattoria. Questi, che erano stati gli ideatori della "rivoluzione", prendono il controllo della fattoria, diventando sempre più simili all'uomo, finché persino il loro aspetto diventerà antropomorfo. La satira verso gli ideali utopici della Rivoluzione russa è resa ancora più diretta dal fatto che ogni evento ed ogni personaggio descritti nel romanzo rappresentano l'allegoria di un preciso evento o personaggio della realtà storica.

Orwell, socialdemocratico e laburista, combatté nella guerra civile spagnola tra le file del Partido Obrero de Unificación Marxista (POUM),[2] partito d'ispirazione trotskista che subì violente persecuzioni da parte delle formazioni militari staliniste, fino alla sua soppressione da parte delle autorità repubblicane. Dall'esperienza spagnola Orwell ricavò quella viva ostilità nei confronti di Stalin e della sua dittatura, che manifestò già nel 1938 in Omaggio alla Catalogna e che sarà anche alla base di 1984, scritto nel 1948.

La fattoria degli animali fu concepita a partire dal 1937, durante la permanenza in Spagna, e conclusa nel 1943. Per il suo contenuto altamente irriverente nei confronti dell'Unione Sovietica, che all'epoca, in piena seconda guerra mondiale, era alleata del Regno Unito contro la Germania nazista, Orwell riuscì a pubblicare l'opera solo nell'agosto 1945,[3] dopo la fine del conflitto.

Sintesi[modifica | modifica sorgente]

La favola, che come nelle antiche favole di Esopo e Fedro ha come protagonisti degli animali,[4] può essere letta come un'allegoria di tutte le rivoluzioni che, trasformandosi in regime, vengono in qualche modo tradite. Più in particolare Orwell allude in modo evidente alla Rivoluzione russa[3], e ogni evento e ogni personaggio corrispondono a un ben preciso evento o personaggio della realtà storica. Inoltre, come tutte le favole, anche questa ha una morale.

Trama[modifica | modifica sorgente]

(EN)
« All animals are equal but some animals are more equal than others »
(IT)
« Tutti gli animali sono uguali, ma alcuni sono più uguali degli altri. »
(Frase che nell'ultimo capitolo viene scritta al posto dei Sette Comandamenti)

Gli animali della "Fattoria padronale" (Manor Farm in lingua originale), maltrattati e sfruttati dal loro padrone, il signor Jones, vengono a conoscenza del sogno di un vecchio e saggio verro della fattoria, chiamato Vecchio Maggiore e rispettato da tutti. In questo sogno, gli animali sono liberi dal giogo dell'uomo, i soli artefici del proprio destino. Infatti Vecchio Maggiore, oltre a riferire il suo sogno, fa notare a tutti gli animali della fattoria come il loro unico nemico sia l'uomo, l'unico animale che consumi senza produrre, arrivando a formulare questa massima: «Tutto ciò che ha quattro gambe o ali è buono, tutto ciò che ha due gambe è cattivo», sintetizzato dalle pecore in «Quattro gambe buono, due gambe cattivo». Per concludere il suo insegnamento, Vecchio Maggiore insegna agli altri animali un canto intitolato Animali d'Inghilterra, o Bestie d'Inghilterra in altre edizioni[5] (Beasts of England in lingua originale), che aveva appreso da piccolo e che profetizzava la liberazione degli animali in un tempo futuro.

Il signor Jones, diventato ormai un alcolista, non si cura della fattoria, fino a quando un giorno, agli animali non viene data la razione di cibo e le mucche non vengono munte; non resistendo più, gli animali sfondano i recinti per andare a cibarsi da soli, mentre Jones e gli altri uomini si scagliano contro di loro. Spontaneamente, gli animali iniziano a combattere contro gli umani e riescono a cacciare questi dalla fattoria, che diventa di loro esclusiva proprietà ed è ribattezzata "Fattoria degli Animali" (Animal Farm in lingua originale).

Ben presto, tuttavia, emerge tra loro una nuova classe di burocrati sfruttatori, formata dai maiali, gli stessi che avevano incitato il "popolo" a ribellarsi dall'oppressore. Essi, con la loro astuzia, il loro egoismo e la loro cupidigia si impongono in modo prepotente e tirannico sugli altri animali più ingenui e semplici.

Tra questi i più potenti sono Napoleon e Palla di Neve (o Palladineve[5]), i quali aspirano a concentrare tutto il potere nelle loro mani.

Napoleon si circonda di un gruppo di cani come sue milizie personali. Essi scacciano Palla di Neve e uccidono chi non si mostra d'accordo con le idee del capo.

Il dittatore, furbescamente, fa ricadere tutte le colpe sull'esiliato Palla di Neve e attribuisce a sé tutti i meriti, come accade per il fallimentare progetto di costruzione del mulino: il crollo dell'edificio viene fatto passare come un atto terroristico di Palla di Neve. Napoleon tradisce anche i suoi sostenitori come il cavallo Gondrano (Boxer nell'originale e in alcune traduzioni[5]), che conduce al macello quando non è più utile ai suoi progetti (facendo credere agli altri animali che fosse stato portato in un ospedale e che poi fosse serenamente morto).

Gli ideali di uguaglianza e fraternità proclamati al tempo della rivoluzione sono traditi da un unico comandamento che si sostituisce agli altri sette: «Tutti gli animali sono uguali, ma alcuni sono più uguali degli altri».

La frase che conclude il racconto («[...] le creature di fuori guardavano dal maiale all'uomo, dall'uomo al maiale e ancora dal maiale all'uomo, ma già era loro impossibile distinguere fra i due») è un modo ironico di Orwell per sottolineare l'utopia del comunismo: nessun uomo riuscirà mai a debellare il desiderio di potere.[6]

Personaggi[modifica | modifica sorgente]

Vecchio Maggiore[modifica | modifica sorgente]

Il Vecchio Maggiore, Old Major nella versione originale, è un maiale rispettato da tutti gli altri animali poiché, essendo vissuto a lungo (dodici anni), è ritenuto molto saggio. Naturalmente ha un aspetto imponente, ma non minaccioso. Tre giorni dopo il suo discorso muore.

Rappresenta sia Karl Marx che Lenin, nel senso che introduce le teorie fondamentali e gli ideali su cui la rivoluzione si dovrà basare: l'Animalismo. La teoria marxista da lui espressa sostiene che il lavoro di un animale produca più valore di quello necessario al suo mantenimento, e che il surplus venga rubato dall'uomo parassita (essa è proprio la teoria marxiana del valore). Il lato leninista del Vecchio Maggiore è evidente nella parte del suo discorso in cui riduce una complessa filosofia in proposizioni fondamentali o massime, che possono essere facilmente comprese da tutti gli animali. Esiste anche un parallelismo tra l'omaggio reso dagli animali al suo teschio e l'esibizione della salma imbalsamata di Lenin sulla Piazza Rossa a Mosca. Tuttavia, l'identificazione con Lenin non è totale. Il Vecchio Maggiore, infatti, muore prima della rivoluzione, mentre Lenin guidò la Rivoluzione d'ottobre.

Napoleone[modifica | modifica sorgente]

Napoleone rappresenta Stalin.[1] Tuttavia, egli possiede caratteristiche comuni a molti dittatori della storia. Nonostante non abbia scrupoli morali, possiede delle qualità che lo fanno emergere rispetto agli altri maiali, anche prima della rivoluzione. Rispetto all'idealismo del Vecchio Maggiore e di Palla di Neve, Napoleone è un opportunista e un despota, la cui crudele determinazione compensa una certa mancanza di intelligenza. Riprende il nome da Napoleone Bonaparte.

Palladineve[modifica | modifica sorgente]

Palla di Neve, Snowball nella versione originale, rappresenta Lev Trotsky.[1] È un maiale, rivoluzionario sincero, che viene messo in disparte da un avversario più furbo e crudele. Diventa ossessionato dal mulino a vento e non si rende conto che gli altri animali non capiscono le sue idee per il rinnovamento della fattoria. Napoleone caccerà Palla di Neve e riverserà su di lui la colpa per ogni evento negativo che accade in seguito all'interno della fattoria,[3] accusandolo di tornare di notte per fare opera di sabotaggio.

Piffero (Clarinetto)[modifica | modifica sorgente]

Clarinetto, o Piffero in alcune traduzioni,[5] Squealer nella versione originale, è il propagandista[1] di Napoleon. Si può quindi stabilire un parallelismo tra esso e il giornale russo Pravda: rappresenta la vasta macchina mediatica che presentava la versione governativa dei fatti in Unione Sovietica, così come in altre dittature. Parla per mezze verità, omissioni e vere e proprie bugie. Egli fornisce le illusioni che aiutano i lavoratori a sopportare la dura esistenza e lo sfruttamento da parte dei maiali. Il suo scopo è appunto quello di annebbiare la comprensione e la consapevolezza dei fatti, in modo da prevenire ogni minaccia al potere supremo dei maiali. La sua principale strategia è quella di paventare il "ritorno di Jones" (il fattore), facendo leva sul sentimento anti-umano degli altri animali, spingendoli così ad accettare tutte le tirannie di Napoleon. È da notare che, quando i maiali cominciano a reggersi sulle zampe posteriori come gli uomini, Clarinetto prende da parte le pecore, che modificano lo slogan «quattro gambe buono, due gambe cattivo» in «quattro gambe buono, due gambe meglio».

Boxer (Gondrano)[modifica | modifica sorgente]

Gondrano, Boxer nella versione originale e in qualche traduzione, è un cavallo il cui lavoro è fondamentale per il sostentamento della fattoria. La sua filosofia si basa sulla dignità del lavoro,[6] ma non è molto intelligente, e per questo viene sfruttato da chiunque governi la fattoria, contribuendo indirettamente, a causa della sua cruciale importanza nel sistema produttivo della fattoria, allo sfruttamento degli altri animali. Descrive efficacemente lo stereotipo dell'instancabile lavoratore sovietico, incarnato nella realtà dal minatore Aleksej Stachanov. Gondrano rappresenta il lavoratore ordinario: umile, onesto ed essenziale in qualsiasi sistema sociale. Il lavoratore comune viene inevitabilmente sfruttato sotto una dittatura o un regime totalitario. Il suo lavoro è portato come esempio agli altri animali, fino a quando delle pietre per la costruzione del mulino non gli cadono addosso, debilitandolo fisicamente. Napoleone allora, con la scusa di farlo curare da un veterinario, lo conduce al macello. Perfino dopo la sua morte, gli slogan preferiti dell'instancabile cavallo, «lavorerò di più» e «Napoleon ha sempre ragione», verranno cinicamente utilizzati per controllare gli altri animali. Egli non comprende mai che gli ideali della rivoluzione si sono corrotti, e la sua esperienza mostra che cosa possa accadere quando le azioni di chi è al potere vengono accettate senza porsi domande.

Beniamino (Benjamin)[modifica | modifica sorgente]

Benjamin (o Beniamino[5]), un asino, è un cinico che dubita della sincerità di chi gli sta attorno. È anche scettico, dubita cioè della verità di molte teorie o fatti. Impara a leggere, ma rifiuta di mettere la propria abilità al servizio degli altri animali. Solo alla fine, quando l'Animalismo è ormai naufragato, accetta di leggere agli animali l'unico comandamento rimasto. Più volte ha ripetuto la stessa frase «Gli asini hanno vita lunga. Nessuno di voi ha mai visto un asino morto». Egli rappresenta i cinici che si sono rassegnati. Un'altra possibilità è che rappresenti gli intellettuali contrari allo stalinismo ma che non si opposero apertamente ad esso, o che si tratti di un'allegoria dello stesso Orwell. È anche l'animale più anziano della fattoria, e non bisogna dimenticare la sua lealtà verso Gondrano e il suo disperato tentativo di salvarlo.

Trifoglio (Berta)[modifica | modifica sorgente]

Berta (o Trifoglio[5]), Clover nella versione originale, la cavalla, è la figura materna della fattoria, che mostra simpatia e gentilezza. Se la prende più degli altri per i soprusi subiti ad opera dei maiali, ma tuttavia rimane una fonte di forza e di conforto per gli animali oppressi. Come Gondrano, Berta rappresenta la gente ordinaria, che viene inconsapevolmente manipolata e sfruttata in qualsiasi dittatura.

Mollie[modifica | modifica sorgente]

Mollie è una giovane cavallina bianca; è indifferente alla rivoluzione ed è molto vanitosa: le piace indossare dei fiocchi tanto che alla fine si lascerà vendere per questi oggetti. Fuggirà dalla fattoria e andrà a vivere dall'altra parte di Willingdon, ed infine verrà rivista da dei corvi legata vicino a un piccolo edificio. Rappresenta l'aristocrazia russa, che viveva una vita molto agiata sotto lo zar e che dopo la rivoluzione abbandonò la Russia.

Mosè[modifica | modifica sorgente]

Mosè, Moses nella versione originale, il corvo domestico che racconta agli animali della vita eterna che li attende dopo la morte sul Monte Zuccherocandito, o Montagna di Zucchero Candito[5] (nella versione originale Sugarcandy Mountain), una specie di paradiso terrestre per gli animali, rappresenta la Chiesa ortodossa russa, che secondo la visione bolscevica, in collusione con il potere zarista, forniva illusioni ai lavoratori per indurli a sopportare lo sfruttamento. È considerato l'alleato del padrone. Tuttavia, Napoleone in seguito gli consente di fare ritorno alla fattoria, esattamente come Stalin concesse libertà di culto agli Ortodossi durante la guerra.

Minimus[modifica | modifica sorgente]

Minimus, il maiale poeta che canta le gesta di Napoleon,[6] rappresenta l'intellettuale asservito al potere dittatoriale, che mette la sua cultura al servizio della propaganda. Vi è chi ha accostato questo personaggio alla figura dello scrittore Maksim Gor'kij.

I cani e le pecore[modifica | modifica sorgente]

I cani e le pecore vengono trattati come un gruppo, e non come individui. Essi rappresentano due gruppi molto importanti nella società Sovietica e in ogni altra dittatura. I primi rappresentano la polizia politica e lo squadrismo, che reprimono le opposizioni attraverso la paura e l'intimidazione, i secondi le masse facilmente manipolabili, che si lasciano impressionare dagli slogan del regime, come ad esempio il motto divulgato dai maiali e ripetuto più volte da essi «Quattro gambe buono, due gambe cattivo».

Le galline[modifica | modifica sorgente]

Nel settimo capitolo, Napoleon obbliga le galline della fattoria a consegnare le uova che hanno deposto. Esse cercano di resistere, ma Napoleon fa sospendere loro qualunque razione di cibo; dopo cinque giorni e la morte di nove galline, cedono e consegnano le uova. L'evento rappresenta l'uccisione dei kulaki ucraini che si opponevano alla collettivizzazione.

I topi e i conigli[modifica | modifica sorgente]

Sono gli animali selvatici presenti nella fattoria. Rappresentano i mendicanti, i ladri e i membri della società estremamente poveri, che non sopravvivono con il proprio lavoro. Viene deciso che topi e conigli debbano essere considerati "compagni" degli animali, con i soli voti contrari dei cani, che rappresentano la polizia e sono quindi contrari, ritenendoli pericolosi per l'ordine pubblico, e del gatto, che poi si scopre aver votato sia a favore che contro all'ammissione nella fattoria di questi animali selvatici (nel romanzo, il gatto vuole rappresentare la falsità dell'uomo). Altri ipotizzano che si tratti dei sostenitori di altri partiti politici che mantennero posizioni ambigue o si schierarono solo all'ultimo momento, durante la Rivoluzione russa.[senza fonte]

Il fattore Jones[modifica | modifica sorgente]

Jones rappresenta lo zar Nicola II ed è la causa della ribellione degli animali così come lo zar fu causa della rivoluzione russa. È brutale, si ubriaca spesso e si disinteressa degli animali. Nonostante sia il più sviluppato dei personaggi umani, rimane poco più che uno stereotipo. Tuttavia, dopo la sua cacciata Jones va a rappresentare idealmente lo spauracchio di un ritorno al passato, più ancora che il fascismo ed altri movimenti ad esso affini (nazismo e franchismo), come alcuni commentatori credono. Infatti, sempre più spesso nel corso del libro, Orwell mostra come i maiali puniscano alcuni animali sfruttando l'accusa di essere gli "agenti" di Jones, così come Stalin fece eliminare molte persone, in genere avversari politici interni al partito o comunque persone scomode, usando l'accusa di essere "agenti del fascismo internazionale", per evitare reazioni di indignazione popolare. Jones, in realtà, non tornerà più nella sua ormai ex-fattoria, ubriacandosi sempre più spesso al "Leone Rosso". Morirà alcuni anni più tardi in una casa di riabilitazione per alcolizzati. Egli, in fondo, non rappresenta solo lo zar Nicola II, ma anche tutto ciò che è contrario al comunismo.

Pilkington e Frederick[modifica | modifica sorgente]

Pilkington e Frederick, i fattori confinanti, rappresentano dei tipi umani, ma anche delle nazioni differenti. Pilkington è un gentiluomo la cui fattoria, Foxwood (Boscodivolpe in alcune edizioni[5]), è male amministrata perché egli spende tutto il suo tempo praticando sport in campagna. Frederick invece è aggressivo, efficiente ed estremamente crudele nei confronti degli animali della sua fattoria, Pinchfield (Rubaterre in qualche traduzione[5]), al contrario di Pilkington che è semplicemente disinteressato. C'è un ovvio collegamento tra Frederick e la Germania nazista di Hitler: Federico il Grande era un famoso re prussiano, e «Pinchfield», che significa «ruba terra», si riferisce alle ambizioni territoriali di Hitler. Pilkington, invece, rappresenta gli Alleati, in particolare il Regno Unito e la Francia: infatti il nome «Foxwood» rimanda alla tradizionale caccia alla volpe britannica. Interessante è anche il modo in cui Napoleon decide di vendere una partita di alberi prima a Pilkington, per poi voltargli le spalle e vendere la legna a Frederick (cambiando il motto "Morte a Frederick" in "Morte a Pilkington"), salvo infine ritornare in rapporti amichevoli con Pilkington dopo il tradimento di Frederick. Questi voltafaccia rispecchiano quelli di Stalin, il quale, dapprima avverso ad Hitler, si alleò con la Germania nazista, per poi schierarsi con gli Alleati occidentali.

Gli eventi[modifica | modifica sorgente]

La bandiera della Fattoria degli Animali raffigura un corno ed una zampa incrociati, evidente parodia della falce e martello

Ogni evento narrato nella favola rappresenta un preciso evento storico.

  • La Rivoluzione degli animali e la cacciata di Jones rappresentano la Rivoluzione russa del 1917 e il rovesciamento dello zar.
  • L'invio di piccioni nelle fattorie vicine per diffondere la rivoluzione rappresenta l'ondata rivoluzionaria incoraggiata dal Comintern che colpì numerose nazioni europee negli anni immediatamente successivi.
  • Il rifiuto degli umani di riferirsi alla Fattoria degli Animali con il suo nuovo nome, ostinandosi a chiamarla «Fattoria Padronale», indica il mancato riconoscimento diplomatico dell'Unione Sovietica da parte delle potenze occidentali negli anni immediatamente successivi alla Rivoluzione.
  • La Battaglia del Chiuso delle Vacche (o «battaglia della stalla»[5], in originale Battle of the Cowshed) rappresenta la guerra civile russa che oppose l'Armata rossa bolscevica all'Armata bianca controrivoluzionaria (aiutata da Regno Unito e Francia, proprio come le fattorie vicine aiutano Jones), che si concluse nel 1920 con la vittoria dei bolscevichi.
  • Il rifiuto delle galline alla consegna delle uova rappresenta l'opposizione dei kulaki ucraini alla collettivizzazione.
  • Il conflitto tra Palla di Neve e Napoleon riguardo all'estensione della rivoluzione alle altre fattorie rappresenta il conflitto tra Trozkij, che voleva esportare la Rivoluzione fuori dalla Russia (rivoluzione permanente), e Stalin, che invece sosteneva la teoria del Socialismo in un solo paese.
  • Il crollo del mulino a vento, che porta alla cacciata di Palla di Neve, ricorda molto l'Incendio del Reichstag, probabilmente causato dai nazisti, la cui colpa venne data esclusivamente ai comunisti, gli unici oppositori al regime nazista, che vennero subito perseguitati e condannati.
  • Le varie costruzioni del mulino a vento rappresentano l'industrializzazione avviata da Stalin nel 1928 con i piani quinquennali
  • Il cambio dell'inno della Fattoria da Animali d'Inghilterra, incentrato sulla liberazione di tutti gli animali di Inghilterra dall'oppressione, a un nuovo testo che inneggia alla persona di Napoleon, rappresenta il cambio dell'inno ufficiale dell'URSS da L'Internazionale all'Inno dell'Unione Sovietica, che nel testo originale inneggiava a Stalin (tale testo venne soppresso nel 1954).
  • La vendita del legname a Frederick rappresenta il Patto Molotov-Ribbentrop del 1939; il tradimento di Frederick, che paga i maiali con denaro falso e poi attacca la fattoria, rappresenta il tradimento dell'alleanza da parte di Hitler, che attaccò la Russia nel 1941 lanciando l'Operazione Barbarossa. La successiva Battaglia del Mulino, o «Battaglia del Mulino a Vento»[5] (in originale Battle of the Windmill), vinta dagli animali con la riconquista di ciò che già possedevano ma con grandi perdite, rappresenta la Battaglia di Stalingrado.
  • La cena finale tra i maiali e gli umani (tra cui Pilkington) è un'allegoria della Conferenza di Teheran.
  • La progressiva corruzione dei maiali e lo stravolgimento dei comandamenti rappresentano invece la deriva verso un dispotismo tirannico a cui andò incontro l'Unione Sovietica sotto il regime di Stalin.

I temi[modifica | modifica sorgente]

Rivoluzione e corruzione[modifica | modifica sorgente]

L'Animalismo, la dottrina rivoluzionaria adottata dagli animali, è basata sugli insegnamenti del Vecchio Maggiore nello stesso modo in cui il comunismo è basato sugli insegnamenti di Karl Marx.

A causa dei suoi riferimenti precisi, La fattoria degli animali è stata spesso considerata una satira nei confronti del solo comunismo sovietico. Alcuni vi leggono, tuttavia, anche tratti distintivi di altri regimi: si distinguono particolarmente i tratti eziologici della nascita della corruzione e del perseguimento di interessi personali da parte dei detentori del potere in seguito al raggiungimento del medesimo. Nel racconto si può rintracciare quindi una disillusione valida più in generale per qualunque rivoluzione, cioè la considerazione che la ricerca del potere finisca prima o poi per far tradire gli iniziali ideali rivoluzionari. Per questo il romanzo è considerato distopico.

Secondo una lettura critica dell'ideologia comunista, il Vecchio Maggiore, nonostante le buone intenzioni, non capisce un elemento cruciale: è convinto che le sue idee siano valide e moralmente elevate, e che la declinazione operata sia solo attribuibile agli individui corrotti che troveranno comunque il modo di piegarle ai loro scopi. Mentre per chi opera questa critica è vero l'esatto contrario: il finale è già tutto contenuto nelle premesse e non esiste la distinzione tra un comunismo vero e uno ideale. Secondo costoro l'unico esempio di comunismo è stato lo stalinismo mentre, secondo altri, esistono forme diverse di comunismo.

La corruzione è evidente attraverso la modifica dei Sette Comandamenti: l'unico rimasto, totalmente stravolto, mostra quanto elitari siano diventati i maiali e come gli ideali dell'animalismo appartengano ormai al passato.

Propaganda ed educazione[modifica | modifica sorgente]

Lungo tutta la storia, gli eventi vengono riscritti a seconda delle esigenze dei maiali. Il passato viene rappresentato peggiore di come realmente fosse, così da far sembrare meno scioccanti le brutalità compiute dai maiali. Questi, attraverso gli strumenti della propaganda e della dittatura (cioè manipolazione delle emozioni, disinformazione, controllo del cibo e dell'educazione), ingannano gli altri animali della Fattoria al punto che quest'ultimi elevano Napoleon al rango di semidio. Propagandistici sono tutti i discorsi di Clarinetto, quelli di Napoleon, le poesie di Minimus e i discorsi del corvo domestico Mosè. Interessante notare come la propaganda non si limiti a manipolare le informazioni riguardanti l'attualità o i progetti futuri ma, come in effetti avviene in molti regimi dittatoriali, persino a correggere la storia, riscrivendo o rovesciando letteralmente la verità di taluni episodi passati, a seconda della convenienza della classe dominante (tema che tornerà prepotentemente in un altro noto romanzo di Orwell: 1984).

L'educazione è un tema fondamentale nel libro, in quanto gli animali credono ciecamente alla propaganda proprio perché incapaci di filtrare le informazioni che vengono loro propugnate dal regime. L'ignoranza è dunque un'arma preziosa nelle mani di qualsiasi dittatore, in quanto permette di far credere al popolo ciò che si ritiene più utile.

Nell'opera è presente anche una velata critica alla società inglese e una denuncia della scarsa libertà di pensiero nel paese.[7]

Reazioni[modifica | modifica sorgente]

Le chiare allusioni critiche all'URSS costarono all'autore una certa ostilità negli ambienti della sinistra britannica del tempo, ma il libro ebbe lo stesso un notevole successo, seppur trovò qualche iniziale difficoltà ad essere pubblicato. Nell'articolo La libertà di stampa, a commento del libro, Orwell afferma di aver spedito il manoscritto a vari editori e di aver ricevuto risposte negative perché l'opera «avrebbe offeso molta gente, soprattutto per il fatto di aver scelto come classe dominante i maiali» e insiste sui vari tentativi fatti anche dalla critica e dagli intellettuali in generale, per spingere il pubblico a non acquistare il libro. La ragione di questa accoglienza negativa è anche da ricondurre al clima storico del momento: Regno Unito e Unione Sovietica erano in quel momento alleate contro la Germania. Un'opera simile poteva dunque essere vista come un segno di scarsa lealtà da parte del Regno Unito.

Edizioni[modifica | modifica sorgente]

(elenco parziale)

  • George Orwell, La fattoria degli animali, a cura di Daniela Ciocca e Tina Ferri, collana Le onde, Arnoldo Mondadori Editore, 1998. ISBN 88-247-1069-7.

Adattamenti cinematografici[modifica | modifica sorgente]

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ a b c d Guido Almansi, Porco tiranno in la Repubblica, 19 dicembre 1987, p. 34. URL consultato il 30 marzo 2011.
  2. ^ George Orwell, op. cit., p. VIII.
  3. ^ a b c Compie cinquant'anni la 'Fattoria degli animali' in la Repubblica, 11 agosto 1995, p. 28. URL consultato il 30 marzo 2011.
  4. ^ George Orwell, op. cit., p. IX.
  5. ^ a b c d e f g h i j k George Orwell, La fattoria degli animali, traduzione di Guido Bulla, XI ed., collana Oscar classici moderni, Arnoldo Mondadori Editore, 2009, pp. 124, cap. 10. ISBN 978-88-04-49252-8. .
  6. ^ a b c Antonio Filippetti, Chi c'è nella nostra fattoria degli animali in la Repubblica, 4 agosto 2008, p. 6. URL consultato il 31 marzo 2011.
  7. ^ (EN) Orwell's Preface to Animal Farm, iPrimus.it. URL consultato il 15 dicembre 2010.

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • (EN) Triumph of the Herd Instinct; Animal Farm, the savage satire against Stalin, became a worldwide best-seller but publication was delayed by sensitivity to Britain's Russian ally in The Guardian, 26 agosto 1995, p. 28.
  • (EN) The freedom of the press, rediscovered preface to 'Animal Farm' in New Statesman & Society, vol. 8, n. 366, 18 agosto 1995, p. 11.

Altri progetti[modifica | modifica sorgente]

Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]

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