Unione di Centro (2002)

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Unione di Centro
Unione di Centro logo.png
Leader Pier Ferdinando Casini
Segretario Lorenzo Cesa
Presidente Gianpiero D'Alia
Vicesegretario Antonio De Poli
Giuseppe De Mita
Mauro Libè
Stato Italia Italia
Fondazione 6 dicembre 2002
Sede Via Due Macelli, 66 - Roma[1]
Ideologia Cristianesimo democratico,[2]
Conservatorismo sociale[2]
Collocazione Centro
Coalizione Casa delle Libertà (2002-2007)
Nuovo Polo per l'Italia (2010-2012)
Con Monti per l'Italia (2013)
Partito europeo Partito Popolare Europeo
Gruppo parlamentare europeo Gruppo del Partito Popolare Europeo
Affiliazione internazionale Internazionale Democratica Centrista
Seggi Camera
6 / 630
Seggi Senato
2 / 315
Seggi Europarlamento
1 / 73
Seggi Consiglio regionale
30 / 989
Iscritti 220 000[3] (2010)
Colori Azzurro
Sito web www.udc-italia.it

L'Unione dei Democratici Cristiani e dei Democratici di Centro, nota semplicemente come Unione di Centro (UdC) è un partito politico italiano che si richiama ai valori del cristianesimo democratico, fondato il 6 dicembre 2002 dall'unione di tre precedenti soggetti politici: il Centro Cristiano Democratico (CCD), i Cristiani Democratici Uniti (CDU) e Democrazia Europea.[4]

Il primo segretario politico dell'UDC è stato Marco Follini (2002-2005); dal 2005 il segretario è Lorenzo Cesa. La carica di presidente è ricoperta da Rocco Buttiglione, mentre leader e ispiratore del partito è Pier Ferdinando Casini. A livello europeo, l'UDC aderisce al Partito Popolare Europeo.

Dal 2001 al 2006 ha aderito alla coalizione del centrodestra italiano, denominata Casa delle Libertà, all'interno degli esecutivi guidati da Silvio Berlusconi. In seguito, dopo le elezioni politiche del 2006, ha avviato una politica di equidistanza dai due maggiori poli, marcando la propria collocazione spiccatamente centrista e formando le coalizioni Nuovo Polo per l'Italia (dal 2010 al 2012) e Con Monti per l'Italia (in occasione delle elezioni del 2013).

Indice

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Pier Ferdinando Casini

Le radici del partito[modifica | modifica wikitesto]

Nel 1994, la Democrazia Cristiana si trova in grave crisi, travolta dall'inchiesta di Mani Pulite e alle prese con un nuovo sistema elettorale che, favorendo le aggregazioni tra partiti, spinge alla nascita dei cosiddetti "poli". Quando la DC decide di trasformarsi in Partito Popolare Italiano e di compiere un'esperienza politica prettamente centrista alle successive elezioni politiche (nel Patto per l'Italia) preludendo ad un successivo accordo con le forze della sinistra, le forze più moderate o conservatrici, guidate da Pier Ferdinando Casini, si staccano e danno origine al Centro Cristiano Democratico (CCD) che preferisce allearsi con la destra e con le nuove forze neoliberiste guidate da Silvio Berlusconi.

Più tardi, dopo le elezioni del '94 e dopo che il PPI, in alternativa ai due poli aveva ottenuto soltanto l'11% dei consensi, esso si spacca ulteriormente e, nel 1995, nascono i Cristiani Democratici Uniti (CDU) fondati da Rocco Buttiglione che detengono, in base ad un accordo con il PPI, il simbolo dello Scudo Crociato che fu della storica DC. Dopo una fase di collaborazione, il CCD e il CDU dividono temporaneamente le proprie strade, tra il 1998 e il 1999, quando il partito di Buttiglione decide di aderire ad una nuova formazione politica neo-centristra, l'UDR di cui è fondatore e ispiratore l'ex Presidente della Repubblica Francesco Cossiga, sostenendo la maggioranza di centrosinistra e la premiership di Massimo D'Alema. Ma già nel 2000, il CDU ritorna nella coalizione di centrodestra che, intanto, si rinnova e acquisice il nome di Casa delle Libertà.

Alle elezioni politiche del 2001, il CCD e il CDU si presentano con la CdL (che vince le elezioni) e, nella quota proporzionale per l'elezione della Camera, formano liste comuni (dette del Biancofiore) che ottengono il 3,22% ed avviano un processo che mira all'unificazione dell'area cristiano-democratica all'interno del centrodestra. Alle stesse elezioni politiche, al di fuori dei poli, si presenta un movimento denominato Democrazia Europea, fondato da Sergio D'Antoni e sostenuto dall'illustre contributo di Giulio Andreotti, esponente storico della DC.

A marzo 2002, avviata l'esperienza di governo della Casa delle Libertà, CCD, CDU e DE avviano un processo di unificazione che porterà alla nascita dell'Unione dei Democratici Cristiani e di Centro (UDC).

Nascita e debutto elettorale[modifica | modifica wikitesto]

All'atto della sua costituzione, durante il primo congresso nazionale del 6 dicembre 2002, l'UDC elegge Marco Follini come suo segretario, mentre Rocco Buttiglione ne è presidente. Il partito, parte integrante della coalizione di centrodestra che governa il Paese, conta due rappresentanti nel Governo Berlusconi II: lo stesso Buttiglione, ministro per le Politiche comunitarie, e Carlo Giovanardi ministro per i Rapporti col Parlamento.

Inoltre, nella legislatura quinquennale 2001-2006, Casini riveste il ruolo di Presidente della Camera dei deputati.

Nell'ambito dell'esperienza di governo, l'UDC si pone in più occasioni come anima critica della coalizione, che tende a spostare su posizioni più moderate l'asse del centro-destra, secondo alcuni troppo radicato al rapporto tra Silvio Berlusconi e Umberto Bossi.

Il primo appuntamento politico-elettorale al quale l'UDC si presenta ufficialmente è costituito dalle elezioni europee del 2004, occasione durante la quale i centristi raccolgono più consensi rispetto alle sommatorie del passato e si pone come terzo soggetto della coalizione, alle spalle di Forza Italia e Alleanza Nazionale: con quasi 2 milioni di voti, raccoglie il 5,89%.

Poco prima delle elezioni, in ogni caso, si era registrato l'abbandono di Sergio D'Antoni, in polemica con l'UDC e la CdL, ritenendo fallito il progetto politico della CdL e inefficace l'azione di governo per il Mezzogiorno. D'Antoni aderirà successivamente alla Margherita, anche se molti esponenti ex-Democrazia Europea decideranno di rimanere nell'UDC.

Follini vicepresidente e la crisi di governo[modifica | modifica wikitesto]

Mario Baccini

Con la rimodulazione dei rapporti di forza nella coalizione, il premier Berlusconi acconsente ad aumentare la rappresentanza dell'UDC nell'ambito del Governo: così, il 2 dicembre 2004, il segretario dell'UDC Follini viene nominato Vicepresidente del Consiglio (accanto a Gianfranco Fini) e Mario Baccini viene nominato ministro della Funzione Pubblica.

Al governo, tuttavia, si prospetta una fase di crisi in seguito alle elezioni regionali del 2005, quando la CdL viene decisamente sconfitta dal centro-sinistra, nella veste de "L'Unione", che si aggiudica il governo di 12 regioni su 14 chiamate al voto. Scoppia, di conseguenza, una crisi di governo.

A porre i primi problemi è proprio l'UDC che, dopo un paio di settimane, chiede un rinnovamento dell'azione di governo ed annuncia il ritiro dei suoi ministri dall'esecutivo fin quando il premier non abbia elaborato una nuova piattaforma programmatica che prenda atto della sconfitta, individuando come strategia prioritaria una nuova politica per il Mezzogiorno. Poco dopo anche AN farà la stessa cosa. Così, Berlusconi è costretto a dimettersi e a costituire un nuovo governo (il Governo Berlusconi III), che ritrova l'unità della coalizione.

Il segretario Follini, nella nuova compagine di governo, rifiuta l'incarico di vicepresidente, preferendo dedicarsi alla guida del partito e diventando, in seguito, la cosiddetta anima critica della coalizione. Con il nuovo governo, Buttiglione viene promosso a ministro "col portafoglio", acquisendo la delega ai Beni Culturali; Giovanardi e Baccini restano al loro posto.

Il secondo congresso[modifica | modifica wikitesto]

A luglio 2005 si svolge il secondo congresso nazionale: il momento più atteso è la relazione del segretario Follini (che viene riconfermato), il quale contraddistingue il partito come anima critica della CdL, evidenziando i traguardi ma anche le inadempienze della coalizione di governo. Sulla stessa lunghezza d'onda Casini, che sostiene Follini e apprezza la sua azione a capo dell'UDC.

In questa fase, l'UDC è tra i sostenitori della formazione di un nuovo partito unitario dei moderati, già proposto da Berlusconi per aggregare tutte le forze moderate del centrodestra. Il partito chiede un ritorno al sistema elettorale proporzionale, che la CdL - contando sulla sua maggioranza parlamentare - riesce a concretizzare nel mese di ottobre, con l'elaborazione di una nuova legge elettorale (che prevede sistemi di sbarramento, accorpamenti per coalizioni e liste bloccate senza preferenza). Questo, tuttavia, sarà tra le cause principali delle dimissioni di Follini da segretario.

Le dimissioni di Follini[modifica | modifica wikitesto]

Inaspettatamente, il 15 ottobre 2005, con un breve intervento alla direzione nazionale del partito, Marco Follini presenta le sue dimissioni dalla carica di segretario dell'UDC. L'episodio avviene all'indomani dell'approvazione alla Camera della nuova legge elettorale proporzionale, sollecitata dalla stessa UDC, ma non proprio nella misura in cui la richiedeva Follini, che non avrebbe voluto le liste bloccate ma la possibilità che gli elettori esprimessero la preferenza del candidato da eleggere.

« La mia opinione è che servisse un'altra legge, in un altro modo. Ritenevo che la possibilità per gli elettori di scegliere i candidati e di non subire troppo perentorie indicazioni dei partiti facesse parte di quel diritto in più e di quel potere in più che noi per primi avevamo evocato. In una parola, immaginavo una legge in cui la furbizia e la virtù si tenessero in equilibrio, e non una situazione in cui l'una schiacciasse l'altra. »
(Marco Follini)

Follini sostiene che con questa nuova legge si apre una stagione nuova per la politica italiana mentre "non esistono uomini per tutte le stagioni". Nel suo discorso, Follini cita un solo personaggio, Lorenzo Cesa, definendolo tra i principali artefici dei successi dell'UDC dalla sua nascita. Pochi giorni più tardi, lo stesso Cesa annuncia la sua candidatura alla segreteria del partito.

Cesa è il nuovo segretario[modifica | modifica wikitesto]

La direzione nazionale del partito si riunisce il 27 ottobre 2005 per eleggere il nuovo segretario nazionale: nel corso dei lavori emerge la candidatura, già preannunciata, di Cesa (che segna una continuità rispetto a Follini e con l'appoggio del leader Casini), accanto a quelle di Mario Tassone ed Erminia Mazzoni. Dopo la discussione e prima di andare al voto, queste ultime vengono ritirate in nome dell'unità del partito e per conferire l'immagine della convergenza sulla figura politica del segretario. Cesa viene proclamato, dunque, all'unanimità.

Nel suo discorso di insediamento, Cesa ribadisce i successi dell'UDC:

« Dal 1994 ad oggi siamo riusciti con la nascita dell'UDC a riunire pezzi importanti della diaspora democristiana. Il nostro non è più un piccolo partitino satellite. Oggi l'UDC è centrale nel dibattito politico del Paese. Grazie a ciascuno di noi e grazie a Marco Follini, il partito è passato dal 3 al 6%, esprime una classe dirigente di governo di tutto rispetto e fa vanto di esprimere la terza carica dello Stato, l'amico Pier Ferdinando Casini. »
(Lorenzo Cesa)

Cesa conferma che la linea politica del partito è quella tracciata dall'ultimo congresso, sostenendo pressoché in toto le asserzioni del suo predecessore. Il neo-segretario pone infine un obiettivo sostanziale: che l'UDC diventi "il caposaldo di quel partito dei moderati che gli italiani ci chiedono".

La leadership di Casini e le elezioni 2006[modifica | modifica wikitesto]

Ad un passo dalle nuove elezioni politiche del 2006, la CdL avanza la necessità di rilanciare lo schieramento. Dopo aver ipotizzato il ricorso ad eventuali consultazioni primarie per la scelta del candidato premier (ipotesi sfumata dopo l'approvazione della legge proporzionale), si ricorre all'ipotesi del "gioco a tre punte" che coinvolge i leader dei tre principali partiti della coalizione.

Si stabilisce, infatti, che la nomina del premier - in caso di vittoria elettorale - spetti al partito che raccoglierà il maggior numero di voti. Pier Ferdinando Casini, leader dell'UDC, insieme a Silvio Berlusconi e a Gianfranco Fini (sostenuti da FI e AN), è in lizza. Il partito, infatti, il 24 gennaio 2006 delibera che, nel simbolo da presentare alle elezioni, sia presente il nome di Casini (in colore bianco su sfondo rosso) marcando anche la presenza dello scudo crociato con scritta "Libertas". Gli slogan dell'UDC per la campagna elettorale prevedono l'immagine di Casini con l'iscrizione "Un'idea diversa" e "Io c'entro" (giocando sull'omofonia che richiama il centro come collocazione politica).

In seguito ad una campagna pressante, la Casa delle Libertà riesce a riconquistare la fiducia di molti elettori, ottenendo un risultato in ascesa rispetto alle previsioni, ma comunque non sufficiente a evitare la sconfitta elettorale. Il centrosinistra trionfa per poche decine di migliaia di voti alla Camera dei deputati, dove ottiene il 49,81% dei consensi contro il 49,74% della CdL. Al Senato, la situazione è ribaltata: la CdL ottiene più voti (il 49,78% contro il 49,42% dell'Unione), ma con l'apporto dei voti della circoscrizione Estero, l'Unione conquista comunque due seggi in più.

L'UDC è in aumento, attestandosi su una media nazionale del 6,8%: le liste guidate da Casini ottengono 2,5 milioni di voti alla Camera e 2,3 milioni al Senato, eleggendo 39 deputati e 21 senatori. Al Senato la presidenza del gruppo viene affidata a Francesco D'Onofrio; alla Camera alla guida del gruppo viene eletto Luca Volontè.

La voglia di cambiare la CdL e l'abbandono di Follini[modifica | modifica wikitesto]

Il centro-destra, all'indomani delle elezioni, però, è accomunato soltanto dall'opposizione nei confronti del Governo Prodi II: soprattutto in estate, infatti, l'UDC promuove la necessità di un cambiamento interno alla coalizione, rimettendo anche in discussione la leadership di Berlusconi.

Da una parte c'è la posizione più netta di Marco Follini, che chiede di dichiarare conclusa la militanza dell'UDC nella CdL; dall'altra c'è la linea, più cadenzata e a tappe, di Casini e Cesa che confermano la linea del cambiamento, ritenendo chiusa l'esperienza della CdL come modello organizzativo, ma senza intenzione di far mancare il proprio appoggio allo schieramento.[5] Uno schieramento che considerano dotato di due anime diverse, una, quella di Berlusconi, populista, l'altra, quella dell'UDC, moderata; secondo Cesa gli italiani percepiscono questa posizione alternativa interna nella coalizione, e premiano di conseguenza il partito che si pone in contrasto con atteggiamenti più moderati. Volendo favorire questa tendenza, l'UDC rifiuta la proposta di Berlusconi di costituire un partito unico della CdL.

Durante questa fase di incomprensioni, Follini, che già in precedenza aveva fondato dei circoli culturali denominati Formiche ed un movimento, Italia di Mezzo, ad ottobre 2006 decide di abbandonare l'UDC dando autonomia alla sua Italia di Mezzo, con il dichiarato obiettivo di accogliere quegli elettori che non si sentono rappresentati nell'attuale bipolarismo, per creare insieme una nuova riunificazione politica di centro. Più tardi, a marzo 2007, Follini, senatore, voterà la fiducia al governo di centrosinistra guidato da Romano Prodi, e successivamente deciderà di aderire al Partito Democratico.

2007: le distanze dalla Casa delle Libertà[modifica | modifica wikitesto]

L'UDC, intanto, avvia un cammino autonomo e punta a differenziarsi dalla Casa delle Libertà, che giudica ormai come un'esperienza conclusa e punta, piuttosto, alla nascita di un nuovo soggetto spiccatamente di centro ma pur sempre alternativo alla sinistra, continuando a dichiarare la sua opposizione al Governo Prodi.

I principali strappi consumati nei confronti della CdL sono due:

  • il 2 dicembre 2006 l'UDC decide di non partecipare alla manifestazione di piazza organizzata a Roma dal centrodestra contro la Legge Finanziaria del Governo e, piuttosto, organizza una manifestazione parallela e contemporanea, a Palermo, dove viene sancito che "esistono due opposizioni al centro-sinistra": una, quella dei moderati, rappresentata appunto dall'UDC; l'altra, quella delle forze di destra, rappresentata da Forza Italia, Alleanza Nazionale e Lega Nord che si avviano - seppur con dei distinguo - alla costituzione di un partito unitario, definito da Berlusconi come il Partito della Libertà. In questa circostanza, Casini afferma che "la Casa delle Libertà non ha più senso. Il suo ritualismo fa parte del passato e non di una prospettiva politica del presente";
  • il 27 marzo 2007, distinguendosi dal resto della CdL ma coerentemente con quanto votato nella precedente legislatura dall'intero centrodestra, l'UDC vota a favore del rifinanziamento delle missioni umanitarie italiane all'estero, in primis quella in Afghanistan, mentre gli altri esponenti della CdL, con in testa Berlusconi, pur favorevoli al rifinanziamento delle missioni, si astengono con l'annunciato motivo di voler mettere alla prova il centrosinistra, che al Senato rischiava di non avere la maggioranza a causa di paventate defezioni di esponenti della sinistra radicale.

Il terzo congresso[modifica | modifica wikitesto]

Il III Congresso dell'UDC si svolge a Roma dal 13 al 15 aprile 2007 e denota una contrapposizione interna:

  • da una parte viene chiesto ai delegati di consolidare la linea perseguita dal partito negli ultimi tempi, a guida di Casini e Cesa, di dichiararsi indipendenti dalla Casa delle Libertà e di intraprendere iniziative autonome nell'opposizione al centrosinistra;
  • dall'altra, un'area del partito candida Carlo Giovanardi a segretario, chiedendo una riapertura del dialogo con la CdL in nome del comune essere alternativi alla sinistra e di avviare un percorso di alleanza e collaborazione con tutti i soggetti che aderiscono al Partito Popolare Europeo e si richiamano all'area politica di centro.

Cesa viene riconfermato segretario con l'86% dei delegati, mentre Giovanardi riceve il 14%. Nelle conclusioni, Casini definisce l'UDC non come il fine, ma come il mezzo per la costruzione di un partito dei moderati che abbia come riferimento il PPE, confermando le posizioni del partito sull'azione parlamentare e sulla distinzione rispetto agli altri partiti del centrodestra.

In occasione della crisi di governo che si consuma in Senato con la caduta del Governo Prodi II, nelle consultazioni con il Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, l'UDC si esprime a favore della costituzione di un governo "di pacificazione" nazionale, finalizzato alla realizzazione di alcune riforme. Si discosta, pertanto, dal resto della CdL che chiede il ritorno immediato alle urne.

Successivamente, quando il Capo dello Stato affida un incarico esplorativo al Presidente del Senato Franco Marini, l'UDC si ritiene indisponibile a partecipare al governo se esso non comprenda anche altri esponenti del centrodestra. A seguito di quest'ultima posizione, il 30 gennaio 2008, Bruno Tabacci e Mario Baccini lasciano il partito, ipotizzando un'alternativa di centro denominata "Rosa per l'Italia".

Il 4 febbraio 2008, Carlo Giovanardi e una parte dell'area che aveva sostenuto la mozione di minoranza all'ultimo congresso (riunita nei circoli dei "Popolari Liberali"), lascia il partito per aderire al nuovo progetto di Silvio Berlusconi, il Popolo della Libertà.

La corsa per le elezioni politiche 2008[modifica | modifica wikitesto]

Il 16 febbraio 2008 l'UDC rifiuta la proposta di aderire al Popolo della Libertà, in quanto le divergenze con la coalizione capeggiata da Berlusconi sono ormai divenute insormontabili: dopo una prima idea di apparentamento tra la propria lista e il PdL e di fronte all'impossibilià di veder realizzata anche questa istanza, il partito candida Casini come premier e chiude il rapporto con gli ex-alleati del centrodestra.[6]

Il 28 febbraio 2008 l'UDC stipula un accordo con la Rosa per l'Italia per costruire una lista unitaria di centro[7], con Casini candidato premier in alternativa ai due poli rappresentati dal Partito Democratico di Walter Veltroni e dal Popolo della Libertà di Silvio Berlusconi.

Al Quirinale: Pier Ferdinando Casini (al centro), Lorenzo Cesa (a sinistra) e Michele Vietti (a destra)

Al termine delle elezioni del 2008 il risultato dell'UDC è molto simile a quello ottenuto nel 2006, con 2 milioni di voti e un risultato del 5,62%, conquistando 36 deputati e superando lo sbarramento regionale dell'8% in Sicilia che gli consente di eleggere anche 3 senatori (obiettivo mancato per pochi voti in Calabria e Puglia dove si ferma al 7,9%). Il risultato è ritenuto positivo, in quanto l'UDC è l'unica forza politica, presentatasi al di fuori dei poli, che riesce ad entrare in Parlamento, confermando la propria consistenza al contrario di altre formazioni che, in situazioni analoghe, ottengono risultati molto modesti (come le forze della sinistra radicale, riunite ne "la Sinistra - l'Arcobaleno").

Il leader Casini sottolinea che, coerentemente col risultato delle urne, il suo partito farà opposizione al Governo Berlusconi IV e alla maggioranza PdL - Lega Nord, rimarcando nelle sue politiche una forte insofferenza proprio verso il partito di Umberto Bossi tant'è che decide di votare (unica forza parlamentare) contro la riforma del federalismo fiscale.

La trasformazione in forza autonoma di centro[modifica | modifica wikitesto]

Con la scelta di presentarsi in autonomia e l'avvio del processo della Costituente di Centro, per la creazione di un partito della Nazione, il partito si apre al contributo di movimenti democristiani e liberali minori e di esponenti della tradizione moderata di diversa estrazione, facendosi portatore di una politica di equidistanza dai poli, marcando la propria collocazione spiccatamente centrista e criticando la conformazione dei partiti maggiori, il PD e il PdL, ritenuti dei meri contenitori.

La base del partito, inoltre, tradizionalmente vicina al centrodestra, subisce una mutazione: uno studio del Sole 24 Ore sostiene che al partito siano giunti numerosi consensi provenienti dall'area del centrosinistra e dai cattolici delusi dal progetto del PD[8].

Le elezioni Regionali[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Elezioni regionali in Trentino-Alto Adige del 2008.

In considerazione delle elezioni regionali in Abruzzo del 2008 viene siglata un'alleanza con i Popolari UDEUR, al fine di sostenere Rodolfo de Laurentiis alla carica di Presidente.[9] Essa conquista il 5,6% dei consensi.

Per quanto riguarda le elezioni per il rinnovo del Consiglio provinciale Trentino il gruppo dirigente locale ufficializza l'appoggio a Lorenzo Dellai, candidato Presidente della coalizione di centro-sinistra[10].

Alcuni vizi di forma, avvalorati dai pronunciamenti del TAR di Trento e del Consiglio di Stato, impediscono però l'ammissibilità della lista[11], ma i suoi dirigenti – il leader nazionale Pier Ferdinando Casini e i politici locali – confermarono l'appoggio a Dellai invitando i propri elettori a votare l'Unione per il Trentino[12].

Il partito consegue invece il 9,4% dei consensi alle elezioni regionali in Sardegna del 2009, vinte da Ugo Cappellacci.

Le Europee 2009[modifica | modifica wikitesto]

Alle elezioni europee del 2009, l'UDC presenta tra i candidati il giornalista ed ex vicedirettore del Corriere della Sera, Magdi Allam, di recente conversione al Cristianesimo, il nobile e personaggio televisivo Emanuele Filiberto di Savoia, l'ex calciatore Gianni Rivera (europarlamentare uscente che aveva aderito alla Rosa per l'Italia) e l'anziano esponente democristiano Ciriaco De Mita.

Viene confermato il bacino elettorale di circa 2 milioni di consensi (6,51%) con l'elezione di 5 eurodeputati (Magdi Allam nel nord-ovest, Tiziano Motti nel nord-est, Carlo Casini al centro, Ciriaco De Mita al sud e Antonello Antinoro nelle isole). La ratifica del trattato di Lisbona permetterà poi, il 1º dicembre 2011, l'elezione del sesto europarlamentare (Gino Trematerra).

Il 29 luglio 2009 Gabriella Mondello lascia il Popolo della Libertà per aderire al gruppo dell'Udc; quattro mesi dopo l'europarlamentare Magdi Allam lascia fonda il movimento Io Amo l'Italia.

La festa di Chianciano Terme[modifica | modifica wikitesto]

Dall'11 al 13 settembre 2009 Chianciano Terme ha ospitato gli Stati Generali del Centro, che hanno visto la partecipazione dell'intero gruppo dirigente del partito, del presidente della Camera Gianfranco Fini e del senatore del Pd Francesco Rutelli che, intervistato dai giornalisti, non ha escluso la propria disponibilità a partecipare a un progetto neocentrista insieme a Casini e Fini.[13]

A seguito della riuscita dell'assemblea, il deputato Lorenzo Ria eletto nel Pd, passato successivamente nel Pdl, ha scelto di aderire all'Unione di Centro.[14][15][16]

L'8 ottobre al gruppo in Senato dell'Udc aderisce anche la senatrice Adriana Poli Bortone, già parlamentare di AN, PdL e fondatrice del partito Io Sud.[17] Nella stessa data cessa di esistere la componente "IO SUD". Il 24 novembre all'UdC aderisce pure Alberto Tomassini, che lascia la carica di presidente del PSDI per assumere quella di responsabile lavoro del nuovo partito.[18] Dopo essere stato a lungo in incubazione, il progetto della Costituente di Centro, lanciata all'indomani delle elezioni politiche del 2008, riesce finalmente a essere rilanciato dopo la vittoria di Pier Luigi Bersani alla segreteria del PD, grazie all'adesione di alcuni esponenti centristi in uscita dal partito come Linda Lanzillotta, Massimo Calearo e Vernetti.

Francesco Rutelli, critico a causa delle scelte di un PD eccessivamente sbilanciato a sinistra, aveva annunciato che se dal congresso fosse uscito vincitore Bersani, avrebbe dovuto immaginare una nuova strada per sé e per i moderati del PD.

Il 27 ottobre 2009, a seguito della vittoria dell'ex ministro prodiano, abbandona ufficialmente il Partito Democratico, avviando il progetto di un nuovo partito moderato e riformista che entri nella Costituente di Centro di Pier Ferdinando Casini. Il 6 dicembre 2009 la senatrice del PD Dorina Bianchi, appartenente al gruppo Teodem in un'intervista al Corriere della Sera, annuncia l'abbandono del Partito Democratico per ritornare nell'Unione di Centro, accusando il PD di essersi spostato troppo a sinistra.[19][20] Il 10 dicembre aderisce anche Antonio Satta (ex Udeur) e presidente dell'Unione Popolare Cristiana. In seguito alla nascita della nuova formazione politica di Francesco Rutelli, Alleanza per l'Italia, che ha avuto l'appoggio di Bruno Tabacci, uscito dall'UdC per dare sostegno al gruppo alla Camera, e di numerosi esponenti delusi del Partito Democratico e alcuni dell'Italia dei Valori, l'Unione di Centro si appresta a stringere un accordo col nuovo movimento in vista delle regionali del 2010, per poi confluire insieme in un unico soggetto politico, così da ufficializzare la nascita della Costituente di Centro.

Il 12 dicembre 2009 il leader della coalizione Casini ha proposto un'alleanza con il Partito Democratico e l'Italia dei Valori per creare un'alternativa nei confronti del governo di Silvio Berlusconi raccogliendo le adesioni del segretario democratico Pier Luigi Bersani[21].

Il 5 gennaio 2010, dopo essersi reso autonomo dal PD, si avvicina all'Unione di Centro anche il consigliere regionale campano Pasquale Sommesse. Costui era precedentemente iscritto alla Lista Dini - Rinnovamento Italiano e naturalmente anche alla Margherita[22][23][24], che alle ultime elezioni europee aveva totalizzato 96 000 preferenze: primo dei non eletti, grazie a un ricorso alla Corte Europea dovrebbe vedersi assegnato il seggio.

Elezioni regionali 2010[modifica | modifica wikitesto]

In occasione delle elezioni regionali del marzo 2010, il 23 dicembre 2009 il deputato di Alleanza per l'Italia Marco Calgaro lancia l'idea della costruzione di un polo centrista insieme all'Unione di Centro da presentare nelle regioni chiamate al voto.[25] In Piemonte l'idea viene subito accolta e il 30 dicembre i deputati Michele Vietti e Gianni Vernetti annunciano una lista unica a sostegno della ricandidatura di Mercedes Bresso.[26][27][28] Diversamente dalla Puglia, dove, invece, il deputato ApI Pino Pisicchio ha invitato il proprio partito a partecipare alle primarie senza l'UdC,[29] prospettiva questa poi accantonata in nome dell'unità del Centro.[30] Una lista unica ApI e UdC sarà presentata anche in Veneto, dove i rutelliani, guidati da Massimo Calearo, hanno annunciato il loro pieno sostegno al candidato Antonio De Poli.[31] Durante i primi giorni di gennaio, attraverso due articoli pubblicati sul sito ufficiale del PLI[32][33], il segretario liberale Stefano De Luca apre a una collaborazione con l'UdC e a un possibile ingresso del suo partito nel progetto della Costituente di Centro.

Dopo numerose consultazioni con i vari leader politici, il comitato organizzativo dell'UdC ha dichiarato il seguente piano di alleanze, andando da sola in 6 regioni, con la destra in 3 e con la sinistra in 4:

  • Liguria: l'UdC si presenta nella coalizione di centrosinistra capeggiata dal presidente uscente del PD Claudio Burlando.
  • Umbria: l'UdC non ha raggiunto nessun accordo con i partiti maggiori. Dopo essersi fatta avanti la candidatura di Maurizio Ronconi, presidente regionale dell'Udc e responsabile nazionale del partito dei rapporti con gli enti locali, l'UdC umbra sceglie di schierare la teodem Paola Binetti.
  • Puglia: l'UdC era inizialmente disposta ad appoggiare Francesco Boccia, candidato per il PD. Tuttavia, su esortazione del presidente uscente Nichi Vendola, si sono svolte le primarie del centrosinistra, che hanno visto trionfare il leader di Sinistra e Libertà. Per questo l'UdC si è detta indisponibile a sostenerlo e ha annunciato la sua corsa solitaria anche in Puglia, candidando l'ex senatrice di AN Adriana Poli Bortone e formando una coalizione con Io Sud e il MpA.
  • Calabria: l'UdC aveva inizialmente candidato Roberto Occhiuto, deputato nazionale che avrebbe avuto anche l'appoggio del PD; successivamente tale ipotesi è saltata e il 27 gennaio si è stipulato un accordo col PdL per sostenere Giuseppe Scopelliti, attuale presidente della Regione Calabria.

Nel frattempo, i deputati Enzo Carra, appartenente alla corrente del PD teodem, e Renzo Lusetti, a lungo considerato come un fedelissimo di Francesco Rutelli, scelgono di aderire all'UdC dopo aver abbandonato il PD, in quanto entrambi delusi dal progetto politico.[41][42] Scelgono di aderire anche i Liberaldemocratici per il rinnovamento di Daniela Melchiorre, movimento centrista e liberale[43][44], insieme al MAIE di Ricardo Antonio Merlo.

Il 14 febbraio, invece, annuncia la sua adesione all'UdC la deputata teodem Paola Binetti, che ha spiegato di "credere nella rinascita di una nuova Dc, un partito-pensatoio da 15-20%".[45][46][47][48][49]

Nella stessa tornata elettorale che coinvolgerà 462 amministrazioni comunali, l'Udc si presenterà principalmente in autonomia, stringendo però alleanze particolari con il PD, come per il Comune di Venezia. Curiose le alleanze strette con la Federazione dei Verdi al Comune di Corsico (Milano) e in Puglia ad Andria con l'Italia dei Valori e Io Sud.

Alle urne, nonostante il forte dato dell'astensionismo, l'UdC ottiene il 5.57% su base nazionale confermando il risultato delle elezioni regionali precedenti. Nelle 6 regioni dove si è presentata da sola, l'UdC riesce a entrare in tutti i consigli regionali, superando le singole soglie di sbarramento; invece su 7 regioni dove l'Udc si era alleata (Liguria, Marche, Lazio, Basilicata, Campania e Calabria), risulta determinante solo nel Lazio, ma riesce a far parte delle giunte di queste regioni, tranne che in Piemonte, dove la coalizione di Roberto Cota batte la coalizione della Mercedes Bresso. Il 28 aprile al Senato aderisce al gruppo UDC-SVP-Autonomie anche la senatrice Luciana Sbarbati, del Movimento Repubblicani Europei e ex Pd.[50][51][52]. In seguito all'elezioni, è seguito un lungo silenzio stampa da parte del leader Pier Ferdinando Casini, che si è esentato dal commentare la spaccatura fra Gianfranco Fini e Silvio Berlusconi nel PdL, alimentando così le voci di un possibile riavvicinamento al centro destra. Tuttavia il 4 aprile in un'intervista al TG1 Casini conferma la sua distanza da entrambe le parti e confermando la nascita del nuovo "Partito della Nazione" entro la fine dell'anno.

Seminario di Todi: verso il Partito della Nazione[modifica | modifica wikitesto]

Dal 20 al 22 maggio a Todi si è tenuto un seminario organizzato dalla Fondazione Liberal di Ferdinando Adornato, in cui si è deciso l'azzeramento delle cariche dirigenziali dell'Udc e il lancio del nuovo Partito moderato.[53][54][55] Al seminario prendono parte il presidente della Confindustria Emma Marcegaglia, che ha annunciato di essere interessata a questo progetto, il repubblicano Giorgio La Malfa, che ha assicurato la partecipazione del Partito Repubblicano Italiano alla Costituente di Centro[56], l'ex Pdl Giuseppe Gargani[57], il presidente di "Rete Italia", Gian Carlo Sangalli e la leader di Io Sud, Adriana Poli Bortone, che ha scelto di aderire al progetto dell'Udc di costruire un più largo 'Partito della Nazione' ma ha invitato i centristi a rinunciare al simbolo dello Scudo Crociato. Il comitato promotore della Costituente di Centro, si è poi riunito la mattina del 25 maggio per prendere le prime concrete decisioni per avviare il processo che, in linea con quando definito nel seminario di Todi, avrebbe dovuto portare l'Udc al congresso nazionale inizialmente previsto per gennaio 2011. È stato istituito un Comitato dei garanti del processo di adesione, aperto a movimenti, associazioni, liste civiche e singole persone, che sarà presieduto dal portavoce nazionale dell'Udc Antonio De Poli. L'onorevole Paola Binetti è stata invece nominata presidente del Comitato etico, che avrà il compito di stilare un codice etico per gli aderenti al nuovo partito.[58] Il 25 giugno, il Coordinamento nazionale della Costituente di Centro ha approvato il regolamento per le adesioni al nuovo soggetto politico verso il Partito della Nazione e ha varato le prime nomine di riorganizzazione del territorio, per sette regioni.[59]

Elezioni amministrative Sardegna e Sicilia 30 - 31 maggio 2010[modifica | modifica wikitesto]

Nella tornata elettorale del 30 e 31 maggio 2010 si è votato in Sicilia e in Sardegna per il rinnovo di molti sindaci, consigli comunali e presidenti di provincia. In Sardegna, l'UdC supera quasi ovunque il 10%, con una punta massima del 24% nella città di Iglesias. Parallelamente, insieme all'aumento dell'UdC si assiste al crollo del PdL (dal 30% delle regionali precedenti all'attuale 16%) e al ritorno del PD come primo partito della regione, anche se pure esso in calo rispetto alle ultime regionali. In Sicilia, l'UdC riesce a fare eleggere molti suoi sindaci, raggiungendo nella provincia di Agrigento risultati del 20-25%.

L'elezione di Michele Vietti a vicepresidente del CSM[modifica | modifica wikitesto]

L'Unione di Centro ottiene un ottimo risultato centrando l'elezione di Michele Vietti a vicepresidente del Consiglio Superiore della Magistratura, eletto con 24 voti su 26. Vietti, insediandosi, ha detto che il Csm dovrà «recuperare prestigio e consenso» dopo «i recenti scandali» legati all'inchiesta sulla P3. Ha sottolineato che in particolare servirà attenzione «alle regole deontologiche, non solo per i magistrati ma anche per i membri del Csm, cercando di recuperare uno stile di rigore e serietà». Nel suo discorso di insediamento ha anche evidenziato che occorre «liberarsi dalle astratte contrapposizioni polemiche tra politica e giustizia avendo di mira il funzionamento del sistema con particolare riguardo alla durata dei processi».[60][61][62]

Il Fronte Moderato[modifica | modifica wikitesto]

In occasione della mozione di sfiducia al sottosegretario alla Giustizia, Giacomo Caliendo, il neonato gruppo dei finiani Futuro e Libertà. Per l'Italia, l'Unione di Centro, l'Alleanza per l'Italia e il Movimento per le Autonomie scelgono di astenersi.[63] Pier Ferdinando Casini ha definito questa alleanza "un'area di responsabilità nazionale"[64]; Francesco Rutelli ha parlato della necessità di "unire le forze che vogliono fare le riforme ed esercitare una grande responsabilità"[65]; dello stesso avviso anche il capogruppo di FLI, Italo Bocchino, che in un editoriale su Il Secolo d'Italia ha scritto che si tratta di una "responsabilità - aggiunge - spesso messa sotto i piedi da un violento spirito di parte, da una faziosità senza limiti e da una partigianeria che non possiamo condividere".[66] Gli astenuti totali sono stati 75[67]. Sono stati molti, tra giornali e intellettuali, a definire questa alleanza tra moderati, un possibile embrione di Terzo Polo.[68][69][70]

Il convegno di Chianciano Terme 2010[modifica | modifica wikitesto]

In data 10-11-12 settembre 2010 si è tenuto il convegno annuale del Partito. Sono intervenuti, oltre a esponenti di spicco di maggioranza e opposizione come Dario Franceschini, Fabrizio Cicchitto, Italo Bocchino, Roberto Formigoni e Giuseppe Fioroni, anche Raffaele Bonanni, segretario della CISL, Piero Grasso, procuratore nazionale antimafia e Massimo Cacciari, ex sindaco di Venezia. Durante il convegno, si è discusso della possibile futura nascita del Partito della Nazione, il cui primo congresso sarebbe dovuto tenersi nel marzo 2011, e si sono raccolte le adesioni di molti dirigenti locali ed esponenti politici presenti in Parlamento, tra i quali il deputato letto da PD nella circoscrizione estero Ricardo Antonio Merlo, il senatore e leader dell'ApI Francesco Rutelli (che ha auspicato la nascita di un "terzo polo" alternativo al bipolarismo) e l'Onorevole Giorgio La Malfa del Partito Repubblicano Italiano (entrato in contrasto col collega Francesco Nucara, intento invece ad aderire al cosiddetto "Gruppo di Responsabilità Nazionale", il gruppo di 20 deputati ideato da Berlusconi che dovrebbero permettere al governo di avere una maggioranza alla Camera, anche senza finiani usciti dal PdL). Alla fine del convegno, Pier Ferdinando Casini, intervistato da Enrico Mentana, conferma la decisione del suo partito di continuare ad andare da solo e di non allearsi con i due partiti maggiori PdL e PD, a suo parere continuamente ricattati rispettivamente dalla Lega Nord e dall'IdV e chiede a Silvio Berlusconi di dimettersi e di dichiarare la crisi della sua maggioranza, così da poter formare un "Governo Tecnico" a tempo determinato con le forze responsabili del Parlamento, al fine di modificare l'attuale legge elettorale. L'invito è rivolto principalmente ai delusi del PdL, ai finiani in rotta con la maggioranza e al Partito Democratico.

La scissione interna all'UdC[modifica | modifica wikitesto]

Durante il convegno di Chianciano Terme, emerge un malumore di alcuni esponenti del Partito, in particolare dei dirigenti siciliani dell'area cuffariana, capeggiati del Segretario Regionale Saverio Romano, il quale afferma che il Partito si stia spostando pericolosamente a sinistra e che sia dannoso negare la fiducia a Berlusconi senza aver neanche sentito i 5 punti su cui il Governo intende chiedere la fiducia in Parlamento.

La spaccatura appare evidente quando in Sicilia i dirigenti vicini a Casini, (4 deputati regionali contro i 7 vicini al Segretario Romano), optano per il sostegno al quarto Governo Lombardo, composto di soli tecnici e appoggiato anche da MpA, ApI, FLI e PD.

Tale operazione è vista da Romano come la prova dell'avvicinamento dell'UdC a sinistra e non esclude in vista del discorso di Berlusconi di creare una nuova formazione politica che riunisca i delusi del partito.

Il 25 settembre Casini tiene una conferenza a Messina insieme ai "fedeli" della regione Giuseppe Naro e Giampiero D'Alia per rimarcare l'importanza dell'elettorato siciliano e l'intenzione di non volersi alleare con il partito di Bersani.

Viene altresì spiegato che la decisione di coadiuvare Lombardo non è finalizzata a creare un laboratorio di collaborazione con la sinistra.

Diversi osservatori hanno definito questo momento come l'inizio dell'era "post-Cuffaro".

Dopo giorni di trattative e discussioni, in data 28 settembre, a lasciare il gruppo alla Camera sono in 5: Giuseppe Drago, Calogero Mannino, Michele Pisacane, Giuseppe Ruvolo e Saverio Romano (che si era dimesso giorni prima da segretario regionale dell'UdC), i quali nel Gruppo Misto danno vita alla componente, e successivamente al partito, "I Popolari di Italia Domani", mentre al Senato aderisce Salvatore Cuffaro, dichiarando tuttavia che non parteciperà alle attività della nuova formazione, poiché impegnato con i suoi problemi giudiziari. All'Europarlamento aderirà invece Antonello Antinoro al nuovo movimento di Romano. Dall'altra parte però arrivano anche nuove adesioni: alla Camera aderiscono i deputati Ricardo Antonio Merlo e Deodato Scanderebech e al Senato Claudio Gustavino e Achille Serra. Si è anche ufficializzato un patto di collaborazione con la rappresentante al senato degli Italiani all'estero, la senatrice Mirella Giai. Il 9 ottobre annuncia il suo ritorno nel partito anche Paolo Cirino Pomicino[71].

Il 25 ottobre, il leader dell'UdC, Pier Ferdinando Casini, a Palermo ha presentato il nuovo gruppo del suo partito all'Assemblea regionale siciliana, dopo la fuoruscita dei deputati che hanno aderito ai Popolari di Italia domani (PID) creato da Saverio Romano, Calogero Mannino e Totò Cuffaro. Del nuovo gruppo UdC entrano a far parte otto deputati, con i nuovi acquisiti Salvatore Lentini (che lascia il Movimento per le Autonomie[72]), Giulia Adamo e Raffaele Nicotra (entrambi prima nel PdL, poi transitati nel PdL-Sicilia di Gianfranco Micciché)[73][74]. Gli altri parlamentari Udc all'Ars sono Orazio Ragusa, Mario Parlavecchio, Giovanni Ardizzone, Marco Forzese e Salvatore Giuffrida (subentrato a Fausto Fagone[75][76]), che già facevano parte del gruppo scudocrociato prima della scissione del Pid. "Noi qui lavoreremo per aiutare - ha aggiunto Casini - credendo però che la stagione delle polemiche, anche in Sicilia, è finita. Per cui anche quei partiti che stanno all'opposizione e non hanno condiviso la giunta di Lombardo, credo che farebbero bene a dare una mano alla Sicilia".[77][78]. In seguito all'arresto del deputato Fausto Fagone, passato con il PID, verrà nominato in sostituzione Salvatore Giuffrida, rimasto nell'UdC e che quindi si unirà al neo gruppo all'ARS.

Il 17 novembre l'Udc guadagna un nuovo europarlamentare, Gino Trematerra, in seguito all'approvazione del trattato di Lisbona.[79][80]

Il 25 novembre, il presidente dell'Udc, Rocco Buttiglione annuncia l'adesione dei liberali Giuseppe Basini (ex aennino) e Giancarlo Morandi.[81]

La mozione di sfiducia del Terzo Polo[modifica | modifica wikitesto]

In vista del voto di fiducia al Governo fissato per il 14 dicembre 2010, l'Unione di Centro presenta una mozione di sfiducia alla Camera in comune accordo con Futuro e Libertà per l'Italia e Alleanza per l'Italia. A dare l'annuncio in conferenza stampa il 3 dicembre 2010 sono i rispettivi leader Pier Ferdinando Casini, Gianfranco Fini e Francesco Rutelli, i quali comunicano che, oltre alle firme dei deputati dei propri gruppi parlamentari, hanno firmato anche i deputati del Movimento per le Autonomie di Raffaele Lombardo (in precedenza usciti dalla maggioranza insieme agli esponenti di FLI), dei Liberal Democratici di Daniela Melchiorre e i singoli deputati Giorgio La Malfa e Paolo Guzzanti (i giornali hanno raccontato di questo evento come la nascita del Terzo Polo). La mozione raggiunge così un totale di 85 firme che se si vanno a sommare alle 232 firme raccolte nella mozione di sfiducia del Partito Democratico e dell'Italia dei Valori si raggiunge un totale di 317 firme, che sancirebbe di fatto al momento del voto la caduta del Governo.

Tuttavia, successivamente in Parlamento si assiste a uno spostamento di deputati dall'opposizione alla maggioranza, tanto che Antonio Di Pietro, in seguito all'uscita improvvisa dal gruppo di due deputati del suo partito a favore del Governo, chiede alla Magistratura di aprire un'inchiesta sulla presunta "Compravendita di Parlamentari". Inoltre 4 parlamentari che avevano firmato la mozione di sfiducia del Terzo Polo votano, invece, contro la stessa: il Liberal Democratico Maurizio Grassano (da sempre vicino alla Lega e al tema del Federalismo), e tre deputati di FLI, Silvano Moffa, Catia Polidori e Maria Grazia Siliquini (il primo, che fino all'ultimo ha cercato una mediazione col PdL, alla fine si è astenuto, le altre due invece votano contro la sfiducia). Così il Governo ottiene la fiducia con 314 voti favorevoli e 311 contrari. Una maggioranza di 3 voti "non migliora la situazione del Governo" sostengono gli esponenti del Terzo Polo dato che tra loro molti sono Ministri, vice-ministri, sotto-segretari o sindaci, i quali non possono garantire una costante presenza in Parlamento, mettendo a rischio la maggioranza nel corso delle votazioni. Berlusconi, pertanto, dichiara di volere allargare la maggioranza all'UdC, poiché ormai il rapporto con FLI è irrecuperabile, altrimenti sarà costretto ad andare dal Presidente della Repubblica per chiedere le elezioni anticipate. Casini, però, nega la sua disponibilità a sostenere il Governo.

Il Nuovo Polo per l'Italia[modifica | modifica wikitesto]

Logo del Nuovo Polo per l'Italia

Il 15 dicembre 2010 si tiene una riunione di tutti i rappresentanti del Terzo Polo nella quale, in comune accordo, viene comunicato che tutte queste forze parlamentari (UdC, FLI, ApI, MpA, LD e vari) agiranno d'ora in poi in completa sintonia all'interno del Parlamento, prendendo decisioni comuni sui singoli provvedimenti del Governo. L'iniziativa, che è stata battezzata «Polo della Nazione» da Pier Ferdinando Casini, raccoglie l'adesione di più di 100 Parlamentari fra Camera e Senato. Ad aderire al gruppo UdC-SVP e Autonomie sono in seguito i senatori Vincenzo Galioto, passato dal PdL all'UdC, mentre Maurizio Fistarol aderisce a Verso Nord. Nel 2011 entrano a far parte dell'alleanza: il senatore Enrico Musso, in quota Partito Liberale Italiano (25 febbraio)[82][83] e Giuseppe Gargani, ex PdL (2 marzo) che è entrato nell'UdC. L'8 marzo hanno poi annunciato la loro adesione al partito Marisa Raciti, vedova di Filippo, il poliziotto ucciso quattro anni fa negli scontri dopo la partita Catania-Palermo, e Azar Karimi, presidente dei giovani iraniani in Italia[84]. Il 22 marzo annuncia la sua adesione al partito anche il deputato (già ex teodem) dell'Alleanza per l'Italia, Marco Calgaro. Il 19 maggio 2011 il Consiglio di Stato ha accolto il ricorso presentato nella primavera 2009, dopo le elezioni europee, da due candidati, Giuseppe Gargani (all'epoca nel PdL) e Pasquale Sommese (al tempo eletto col PD, oggi assessore regionale campano con l'UdC). L'Unione di Centro guadagna così due europarlamentari.

Elezioni amministrative del 15-16 maggio 2011[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Elezioni amministrative italiane del 2011.

Per le elezioni amministrative del 15 e 16 maggio 2011, l'Unione di Centro presenta candidati unici con gli altri Partiti del Nuovo Polo nelle quattro città città più importanti chiamate al voto (Milano, Torino, Bologna, Napoli) e in 62 su 134 comuni superiori ai 15.000 abitanti. In tutti gli altri comuni l'UdC opta scelte diverse, per via delle diverse realtà locali. I risultati differiscono in ogni città: a Milano e Napoli (rispettivamente 5,5%[85] e 11,5%[86]) le percentuali del Terzo Polo non permettono a nessuna delle due principali coalizioni di prendere il 50%+1 dei voti, arrivando così al ballottaggio e facendo pesare il proprio elettorato. A Torino si ottengono risultati più modesti (5,1%[87]) e a Bologna risultati più deludenti (4,7%[88]). Risulta invece che il nuovo schieramento ottiene risultati più che soddisfacenti e a due cifre nelle altre città più piccole e ottiene una media che supera il 10%.

Per quanto riguarda le undici province chiamate alle urne, l'Unione di Centro si presenta ovunque ottenendo il peggior risultato a Treviso (dove aveva creato una lista in comune con FLI ed ApI) con il 3,09%[89] ed il migliore a Macerata con il 7,64% e l'elezione di due consiglieri[90]. In totale, l'UdC ha raccolto 85.106 voti, pari al 4,97% e alla nomina di otto consiglieri provinciali.

Inoltre, secondo uno studio de Il sole 24 ore l'UdC risulta l'unico partito ad avere ottenuto un aumento sensibile dei voti, intono al 5%.

Elezioni amministrative in Sicilia 28 e 29 maggio 2011[modifica | modifica wikitesto]

Le elezioni del 28 e 29 maggio sono il primo test elettorale dell'Unione di Centro in seguito alla scissione dei PID del Ministro Francesco Saverio Romano. Contrariamente alle aspettative che vedevano il partito calare drasticamente nei consensi, l'UdC, a guida del senatore Gianpiero D'Alia, dimostra una buona tenuta con una media del 7,12% perdendo solo 3 punti rispetto al passato[91][92] e riuscendo a eleggere sindaci e diversi consiglieri comunali. Inoltre risulta evidente l'importanza dell'UdC all'interno del Terzo Polo siciliano, che riesce a eleggere due sindaci nei comuni di Bagheria e Noto[93].

L'Unione di Centro al primo convegno nazionale del Terzo Polo[modifica | modifica wikitesto]

In data 22 luglio 2011 si è tenuto il primo convegno nazionale del Nuovo Polo a Roma, Io cambio l'Italia, all'Auditorium Conciliazione. Esso è stato organizzato dagli esponenti di UdC, FLI, ApI e MpA. Dei 2000 posti dell'Auditorium, settecento sono spettati all'Unione di Centro, altrettanti per Futuro e Libertà, cinquecento per Alleanza per l'Italia e i restanti cento al Movimento per le Autonomie.

Dopo l'introduzione del coordinatore nazionale Ferdinando Adornato, a parlare sono stati molti giovani (tra cui il diciottenne sindaco di Bonea Salvatore Paradiso), studenti e parlamentari, senza dimenticare i quattro esponenti nazionali Casini, Fini, Rutelli, Lombardo : tra questi, il leader dell'UdC ha più volte ribadito la possibile nascita di una Terza Repubblica. È stato inoltre presentato il manifesto del convegno stesso[94].

Il convegno di Chianciano Terme 2011[modifica | modifica wikitesto]

Dall'8 all'11 settembre 2011 si è tenuto l'annuale convegno a Chianciano Terme. Durante la riunione, sono intervenute personalità come Emma Marcegaglia, presidente di Confindustria, Raffaele Bonanni, segretario nazionale della CISL, e Vasco Errani, Presidente della Conferenza delle Regioni e delle Province autonome. Hanno accettato l'invito anche numerosi esponenti della maggioranza e delle opposizioni, come il sindaco di Roma Gianni Alemanno, che ha messo in evidenza le problematiche all'interno del PdL e i rapporti difficili con la Lega[95], il presidente della Commissione Parlamentare Bicamerale Antimafia Giuseppe Pisanu, che in seguito al voto di fiducia sulla manovra economica del Governo al Senato aveva dichiarato che sarebbero state opportune le dimissioni del Premier, e Giuseppe Fioroni, che ha espresso il malumore delle componente cattolica all'interno del PD. Anche il presidente dell'ApI Francesco Rutelli è intervenuto, rimarcando ancora una volta l'importanza del Terzo Polo, affermando che la sua nascita è imminente ma richiede tempo, poiché deve radicarsi sul territorio e rispettare le rispettive realtà locali dei partiti della coalizione[96].

Si è svolta anche l'Assemblea Nazionale del partito, in cui si è deciso di partire il prima possibile con i Congressi nei vari livelli di amministrazione (comuni, provincie, regioni). Durante il suo intervento, Pier Ferdinando Casini ha condannato duramente l'operato del Governo e rinnovato l'invito alle forze responsabili di maggioranza e opposizioni di formare con l'UdC e il Terzo Polo un governo di unità nazionale, al fine di fronteggiare la grave crisi economica[97]. Infine, Lorenzo Cesa, durante il discorso conclusivo del convegno, ha rimarcato l'equidistanza dell'Unione di Centro da entrambi gli schieramenti di Destra e Sinistra e l'intenzione di rimanere all'opposizione di questo Governo[98].

In data 23 settembre il deputato Deodato Scanderebech lascia nuovamente il gruppo dell'UdC alla Camera per aderire al gruppo di Futuro e Libertà[99].

Elezioni regionali in Molise del 2011[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Elezioni regionali in Molise del 2011.

Per le elezioni regionali in Molise del 16 e 17 ottobre, l'UdC decide di schierarsi col presidente uscente del centrodestra Angelo Michele Iorio, nonostante si sia tentato di trovare in precedenza un candidato comune per il Terzo Polo (tentativo vano poiché l'MpA era quasi assente in regione; FLI, per via della diversità di opinioni all'interno del partito regionale, decide di non presentare nessuna lista e lasciare libertà di scelta ai suoi singoli rappresentati; l'ApI invece decide di sostenere il candidato del centrosinistra Paolo Di Laura Frattura).

Ad urne chiuse, l'UdC ottiene il 6,78%[100], risultando determinante per la vittoria risicata di Michele Iorio (46,94%) sul centrosinistra (46,15%). Nonostante il calo di consensi rispetto alle precedenti consultazioni regionali (9,99%), causato dal 6,73% conseguito dall'AdC di Francesco Pionati, l'UdC locale guadagna consensi rispetto alle Politiche del 2008 (5,6%) e le Europee del 2009 (6,5%) ed è il terzo partito di una coalizione di centrodestra che registra un calo molto più evidente rispetto al passato, passando dal 54,14% del 2006 al 46,94% del 2011.

Il 24 ottobre il deputato dell'ARS Nino Dina annuncia l'abbandono dei Popolari di Italia Domani[101] (il marzo scorso si era dimesso da coordinatore regionale in Sicilia), poiché contrario al sostegno al Governo Berlusconi e considerando il PID un partito mai nato[102]. Due giorni dopo, il 26 ottobre, ufficializza il suo ritorno nella file dell'UdC alla presenza del coordinatore nazionale Lorenzo Cesa, del coordinatore regionale Giampiero D'Alia e di altri esponenti del partito.

Le dimissioni di Berlusconi e l'appoggio al Governo Monti[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Governo Monti.

Nei giorni in cui si consuma lo sfaldamento della maggioranza, il 3 novembre i deputati Alessio Bonciani e Ida D'Ippolito lasciano il Popolo della Libertà per aderire al partito[103], mentre il 6 novembre è la volta di un'altra deputata PdL, Gabriella Carlucci[104].

Il passaggio di questi parlamentari contribuisce a far perdere la maggioranza numerica al governo. In conseguenza di ciò, Silvio Berlusconi decide di rassegnare le dimissioni (anche se non è mai andato sotto con un voto di sfiducia)[105]. In seguito alle dimissioni di Berlusconi, Giorgio Napolitano avvia le consultazioni e una delegazione del Terzo Polo, composta da esponenti di Camera e Senato di UdC, Futuro e Libertà ed Alleanza per l'Italia guidata da Pier Ferdinando Casini, afferma di essere disposta a sostenere un esecutivo guidato da Mario Monti (ritenuta la persona più quotata a condurre un governo tecnico) e di dare a quest'ultimo carta bianca sulla composizione del governo, accettando quindi che sia interamente composto da ministri che non provengono dai partiti.

In data 1º dicembre, Gino Trematerra si vede assegnato il seggio al Parlamento Europeo: gli eurodeputati dell'Unione di Centro salgono così a 5[106][107].

Lorenzo Cesa viene confermato segretario, mentre Gianpiero D'Alia è il nuovo presidente.

Elezioni amministrative italiane del 2012[modifica | modifica wikitesto]

Per le elezioni amministrative del 6 e 7 maggio 2012, l'Unione di Centro si presenta col Nuovo Polo per l'Italia solo in poche città (Genova e Trapani le più importanti) e lo stesso fanno anche Futuro e Libertà, Alleanza per l'Italia e Movimento per le Autonomie. Opta principalmente per alleanze di centro, con liste civiche equidistanti dagli altri poli. Nelle altre città più importanti al voto fa alleanze variabili (col PdL a Palermo e Verona, col PD a Taranto, da sola ad Agrigento, Parma, Cuneo, l'Aquila, Monza, Piacenza e Lecce). All'indomani del voto, secondo uno studio del Sole 24 Ore, l'UdC risulta uno dei pochi Partiti ad aumentare i propri voti, aumenta il numero di sindaci e di consiglieri comunali e conquista in solitaria 2 comuni Capoluogo di Provincia, ovvero Cuneo ed Agrigento. In seguito all'analisi del voto, il leader Pier Ferdinando Casini, nonostante l'aumento numerico dei voti, denuncia preoccupato l'alto numero degli italiani che non hanno votato e "archivia il Terzo Polo" per la formazione di un nuovo progetto politico che sappia intercettare quei voti degli italiani che si sono astenuti durante la tornata elettorale. Nell'Ottobre 2012 il senatore Riccardo Milana aderisce all'UdC.

Elezioni regionali in Sicilia del 2012[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Elezioni regionali in Sicilia del 2012.

In seguito alle dimissioni di Raffaele Lombardo nel Luglio 2012, dovute a problemi giudiziari, le elezioni regionali vengono anticipate al 28 ottobre dello stesso anno.

L'UdC sceglie di sostenere l'ex sindaco di Gela e parlamentare europeo del PD Rosario Crocetta, il quale si era candidato in modo indipendente dai partiti, prima che anche il Partito Democratico annunciasse la volontà di appoggiarlo. La rottura con IdV e SEL è conclamata.

In Agosto viene ufficializzata la sua candidatura a Presidente della Regione Siciliana per le elezioni del 28 ottobre 2012.

I partiti che sostengono Crocetta sono il PD, l'UdC, l'ApI e il PSI (quest'ultimi due partiti convergeranno in un'unica lista a sostegno di Crocetta).

La candidatura di Crocetta segna una frattura tra l'UdC siciliano e gli storici alleati in regione del centro-destra. Il Popolo della Libertà, PID di Saverio Romano, la Destra di Francesco Storace sostengono la candidatura di Nello Musumeci, ex Presidente della Provincia di Catania.

La frammentazione causata da innumerevoli lista rende problematico ipotizzare che la coalizione vincente possa pervenire alla maggioranza dell'ARS.

Il 28 ottobre si vota e il primo dato rilevante è quella della pesante astensione, pari al 52,58%, e i voti della lista del Movimento 5 Stelle, che prende il 14,90%, diventando la prima lista della Regione, anche se il candidato Giancarlo Cancelleri non è il candidato più votato. Invece risulta eletto Presidente Rosario Crocetta, con il 30,50% delle preferenze, staccando di quasi 5 punti Musumeci, mentre la coalizione di PD, UdC e Crocetta Presidente (ApI, PSI e movimenti civici) prende 30,40% dei voti. Nonostante le polemiche sull'alleanza tra l'UdC e il PD, l'Unione di Centro sfiora l'11% (10,8%) , perdendo solo un punto e mezzo rispetto alla precedente tornata elettorale; diventa la quarta forza della Regione (dietro al M5S, PD e PdL) e riesce a far eleggere 11 deputati regionali più 2 all'interno del listino del Presidente Crocetta, per un totale di 13 rappresentati all'ARS (2 in più rispetto all'ultima elezione regionale).

La partecipazione al governo Monti[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Governo Monti.

L'UdC sostiene il governo Monti, nato nel novembre 2011, dopo le dimissioni di Berlusconi. Il 29 dicembre 2012 il Presidente del Consiglio dei Ministri in carica Mario Monti annuncia la sua candidatura alla guida dell'esecutivo per le elezioni politiche italiane del 2013 come capo della coalizione Con Monti per l'Italia.

Le elezioni politiche del 2013. Con Monti per l'Italia[modifica | modifica wikitesto]

In occasione delle Elezioni politiche italiane del 2013 la nota "Agenda Monti" viene sostenuta dall'Unione di Centro[108], da Futuro e Libertà per l'Italia e da una serie di associazioni, tra le quali Italia Futura di Luca Cordero di Montezemolo che creano la lista Scelta Civica, in una coalizione denominata "Con Monti per l'Italia" . Al Senato l'UdC ha invece preso parte alla lista unica Con Monti per l'Italia. Sono stati eletti due senatori.

I risultati non sono confortanti, con l'1,74% alla Camera e solamente 8 seggi. Nella XVII legislatura vengono costituiti gruppi unici alla Camera e al Senato denominati Scelta Civica per l'Italia.

Il sostegno al Governo Letta[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Governo Letta.

A seguito del fatto che nessuna forza politica è uscita dalle elezioni in grado di formare un governo autonomo, dopo lunghe consultazioni il neo-rieletto presidente della Repubblica Giorgio Napolitano incaricherà l'esponente del Partito Democratico Enrico Letta, già sottosegretario alla presidenza del Consiglio nel secondo governo Prodi e più volte ministro, di trovare una maggioranza in grado di sostenerlo a capo del governo. La maggioranza che sosterrà la formazione del Governo Letta[109] è composta da Scelta Civica, Unione di Centro, Popolo della Libertà e Partito Democratico. La carica di Presidente del Consiglio dei ministri, viene affidata da Napolitano ad Enrico Letta[109], vice segretario del PD. Il governo Letta si configura come il primo esecutivo di grande coalizione della storia della Repubblica Italiana, in quanto comprende esponenti di entrambe le principali coalizioni che si contrapponevano prima delle elezioni.

L'UdC ha ottenuto la nomina di Gianpiero D'Alia a ministro della Pubblica amministrazione e semplificazione.

Il passaggio a Per l'Italia[modifica | modifica wikitesto]

Il 15 novembre 2013 il presidente di Scelta Civica Alberto Bombassei pone fine all'alleanza con l'Unione di Centro.

Il 27 novembre e il 10 dicembre l'UdC aderisce ai nuovi gruppi ribattezzati Per l'Italia.

Il Congresso nazionale del 2014 e il sostegno al Governo Renzi[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Governo Renzi.

Il primo congresso nazionale del 2014 precede di qualche settimana l'avvento del Governo Renzi, del quale il partito sarà alleato.

Galletti va dunque ricoprire l'incarico di ministro dell'Ambiente.

Elezioni europee 2014[modifica | modifica wikitesto]

In occasione delle elezioni europee l'UdC si presenta in una lista unitaria con i Popolari per l'Italia[110] e con il Nuovo Centrodestra. Essa ottiene il 4,38% dei voti e 3 eletti al Parlamento Europeo, fra cui Lorenzo Cesa.

Rapporti con il mondo dell'associazionismo cattolico[modifica | modifica wikitesto]

L'Unione di Centro ha intessuto rapporti con il mondo dell'associazionismo cattolico e del volontariato.

Abbiamo associazioni come il Movimento per la Vita (il cui presidente, Carlo Casini, è un europarlamentare del partito), il Forum delle Associazioni Familiari (Luisa Capitanio Santolini, parlamentare Udc, è un ex presidente), Scienza e Vita (di cui Paola Binetti è presidente) e le associazioni cattoliche che hanno preso parte al Family Day (Savino Pezzotta, presidente della Costituente di Centro, ne era il portavoce).

Possiamo annoverare anche una porzione del sindacato CISL e dell'associazione Persone e Reti.

Altre adesioni significative sono quelle che vengono da Luca Marconi (area RnS) e Alessandra Borghese (vicina alla Croce Rossa).

Ideologia[modifica | modifica wikitesto]

L'Unione di Centro è un partito democratico cristiano[2] e socio-conservatore,[2] collocandosi al centro.

Fa parte del Partito Popolare Europeo e dell'Internazionale Democratica Centrista.

Correnti[modifica | modifica wikitesto]

L'UDC risulta diviso in gruppi:

  • Casiniani. Si tratta della tendenza del leader Pier Ferdinando Casini e dell'attuale segretario politico Lorenzo Cesa, nonché linea di maggioranza. Rappresenta il "grande centro" del partito. Il gruppo un tempo costituiva la "destra" interna dell'UDC ed era considerato vicino alle posizioni di Forza Italia. In seguito alle elezioni politiche del 2006 però, i "casiniani" hanno inaugurato una nuova fase politica che allontana il "gruppo" ed il partito intero dalle posizioni di Forza Italia, avvicinandole così alle posizioni dei "folliniani". Tale corrente ha un "asse" che lo lega strettamente ai "tabaccini", ma la scelta di allontanarsi politicamente da Berlusconi ha sortito l'effetto di provocare (tra il 2005 ed il 2006) la scissione dal gruppo dell'ala dei cosiddetti Popolari-Liberali di Carlo Giovanardi. La corrente dei "casiniani" controlla circa il 68% degli iscritti al partito.
  • Pontieri. Possono essere inclusi in questa "categoria", il capogruppo al Senato Francesco D'Onofrio e il Presidente del partito Rocco Buttiglione. Pur essendo sempre stati considerati "berluscones", entrambi possono essere ascritti al "centro casiniano" del partito. La differenziazione col resto della corrente, è il fatto di guardare più verso i "Popolari - Liberali" che verso i "Tabaccini".
  • Tabaccini. Il nome proviene dalla fusione e sintesi dei nomi dei due capi-corrente Bruno Tabacci e Mario Baccini. Essi rappresentano l'ala "sinistra" del partito e sono per la maggior parte ex-folliniani che hanno deciso di rimanere nel partito non aderendo all'Italia di Mezzo. I "tabaccini", forti di oltre il 18% degli iscritti, pur mantenendo un'alleanza di ferro con i "casiniani", chiedono maggiore collegialità nel partito. Sono ideatori del programma noto come il manifesto di Subiaco. Nel gennaio 2008 Tabacci e Baccini hanno lasciato il partito e hanno costituito il Movimento Federativo Civico Popolare.[senza fonte]

Nello stesso periodo è uscita dall'UDC anche la corrente dei:

  • Popolari Liberali. Guidata dal già ministro Carlo Giovanardi ed originariamente collocata all'interno della corrente casiniana, quando - in seguito alle elezioni politiche del 2006 - Casini ha inaugurato una stagione politica che prevede l'allontanamento dalle posizioni della Casa delle Libertà privilegiando una linea politica alternativa, coloro che avevano posizioni bipolariste alternative alla sinistra, hanno costituito una tendenza politica autonoma, che rappresenta la destra interna del partito. In occasione del III Congresso di aprile 2007, Carlo Giovanardi ha presentato una propria mozione chiedendo un riavvicinamento alla Casa delle Libertà ed ottenendo il 14% dei consensi dei delegati. Sono confluiti nel Popolo della Libertà.

Nel partito, precedentemente all'uscita di Marco Follini, era incluso anche il gruppo dei folliniani, che vedeva collocati al suo interno personaggi quali Bruno Tabacci, Mario Baccini e Michele Vietti. Tale tendenza venne poi considerata l'anima critica della CdL e dell'UDC, lavorando per la creazione di un "grande centro". Nel febbraio 2008 Tabacci e Baccini sono usciti dal partito e insieme a Pezzotta hanno fondato la Rosa per l'Italia, e sempre nel febbraio 2008 Giovanardi l'ha abbandonato creando i Popolari Liberali. Il 14 maggio 2008, durante la discussione in aula sulla mozione di fiducia al Berlusconi IV il deputato Mario Baccini ha annunciato di votare a favore, dimettendosi contestualmente da tutti gli incarichi del suo partito ed iscrivendosi al gruppo misto del Senato. Il 20 giugno presenta il simbolo del suo nuovo movimento politico, la "Federazione dei Cristiano Popolari" che si dichiara interessato al percorso costituente del Popolo della Libertà. A metà ottobre 2008, questo percorso viene intrapreso definitivamente, annunciando la partecipazione del movimento alla nascita del PDL.

Il 28 novembre 2008 anche Francesco Pionati si ritira dall'Unione di Centro, per subentrare nel gruppo misto, fondando Alleanza di Centro in visione di un'unione del suo movimento con Il Popolo della Libertà.

Partiti nati da scissioni dal partito[modifica | modifica wikitesto]

Dall'UDC si sono via via staccati dei gruppi che tuttavia, a parte il Movimento per le Autonomie, non hanno dato luogo a partiti o movimenti stabili anche perché nati avendo in prospettiva un progetto di confluenza verso il PD (Italia di Mezzo) o verso il PdL (Popolari Liberali, DC per le Autonomie). In tutti i casi si trattava di rifiutare l'impostazione radicalmente centrista dell'UDC. Solo l'Alleanza di Centro ha poi corretto la propria linea politica, preferendo al PdL un'alleanza con l'MPA.

Struttura[modifica | modifica wikitesto]

Organi nazionali[modifica | modifica wikitesto]

Segretario[modifica | modifica wikitesto]

Presidente[modifica | modifica wikitesto]

Presidenti dei gruppi parlamentari[modifica | modifica wikitesto]

Camera dei Deputati[modifica | modifica wikitesto]
Senato della Repubblica[modifica | modifica wikitesto]
Parlamento europeo[modifica | modifica wikitesto]

Coordinatori regionali[modifica | modifica wikitesto]

Organizzazione giovanile[modifica | modifica wikitesto]

L'organizzazione giovanile del Partito Democratico è costituita dal movimento Giovani Popolari Europei - Giovani Unione di Centro.

Coordinatore nazionale è, dal febbraio 2009, Gianpiero Zinzi.

Risultati elettorali[modifica | modifica wikitesto]

Voti % Seggi
Europee 2004 1 914 726 5,89 5
Politiche 2006 Camera 2 580 190 6,76 39
Senato 2 309 442 6,76 21
Politiche 2008 Camera 2 050 229 5,62 36
Senato 1 866 356 5,69 3
Europee 2009 1 996 021 6,51 5
Politiche 2013 Camera 608 210 1,79 8
Senato nella lista Con Monti per l'Italia 2
Europee 2014 nella lista Nuovo Centrodestra - Unione di Centro 1

Congressi[modifica | modifica wikitesto]

  • I Congresso - Roma, 6 dicembre 2002
  • II Congresso - Roma, 1º-3 luglio 2005
  • III Congresso - Roma, 13-15 aprile 2007

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Inaugurazione sede Udc Roma con Lorenzo Cesa.
  2. ^ a b c d (EN) Wolfram Nordsieck, Italy in Parties and Elections in Europe, 2013. URL consultato l'11 gennaio 2014.
  3. ^ Cattolici. Cesa: l'Udc ha 42 mila giovani iscritti su 220 mila; puntiamoci.
  4. ^ Centristi, oggi nasce l'Udc. Congresso senza Pera e Bossi. URL consultato il 6 dicembre 2002.
  5. ^ La Repubblica.it, «Cdl, gli alleati contro Casini. Da Follini ultimatum al partito», 7 settembre 2006
  6. ^ Casini rompe gli indugi: Udc da sola, 16-02-2008.
  7. ^ Accordo tra Rosa Bianca e Udc,Udc e Rosa Bianca trovano l'accordo
  8. ^ http://www.udc-fvg.it/Pdf04/091201_Udc.pdf
  9. ^ L'Udc ha ufficializza la candidatura di Rodolfo De Laurentiis, PrimaDaNoi, 22 ottobre 2008.
  10. ^ Dellai-Divina è già diventato un test nazionale, Trentino, 26 settembre 2008.
  11. ^ Esclusione dell'Udc, ecco le motivazioni, Trentino, 17 ottobre 2008.
  12. ^ Casini con Dellai porta i voti UdC all'Upt, l'Adige, 22 ottobre 2008.
  13. ^ http://www.agi.it/politica/notizie/200909121234-pol-rt11037-udc_rutelli_io_casini_e_fini_si_vedra
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