Unione di Centro (2008)

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Unione di Centro
Unione di Centro logo.png
Leader Pier Ferdinando Casini
Segretario Lorenzo Cesa
Presidente Gianpiero D'Alia
Vicesegretario Antonio De Poli
Giuseppe De Mita
Mauro Libè
Stato Italia Italia
Fondazione 28 febbraio 2008
Sede Via Due Macelli, 66 - Roma[1]
Ideologia Cristianesimo democratico, Conservatorismo Sociale, Liberalismo,

Centrismo, Europeismo

Collocazione Centro-destra
Coalizione Nuovo Polo per l'Italia (2010-2012)
Con Monti per l'Italia (2013)
Grande coalizione (2013-presente)
Partito europeo Partito Popolare Europeo
Gruppo parlamentare europeo Gruppo del Partito Popolare Europeo
Affiliazione internazionale Internazionale Democratica Centrista
Seggi Camera
6 / 630
Seggi Senato
2 / 315
Seggi Europarlamento
1 / 73
Seggi Consiglio regionale
38 / 1019
Iscritti 220.000[2] (2010)
Colori Azzurro
Sito web www.udc-italia.it

L'Unione di Centro (UdC) è un partito politico italiano, nato dall'alleanza tra l'Unione dei Democratici Cristiani e di Centro di Pier Ferdinando Casini e la Rosa Bianca di Savino Pezzotta[3].

Al progetto hanno partecipato anche iniziative minori di stampo liberale e repubblicano e singole personalità di formazione cattolica provenienti sia dal PD (Paola Binetti, Enzo Carra e Renzo Lusetti), sia dal PdL.

La Costituente di Centro è stato il tavolo di discussione attorno al quale è stata realizzata la piattaforma unitaria.

Il 15 dicembre 2010 l'Unione di Centro è fra i promotori del Nuovo Polo per l'Italia, coalizione che comprende Futuro e Libertà per l'Italia e Alleanza per l'Italia[4].

Nel 2013 la Rosa per l'Italia abbandona tuttavia l'iniziativa e torna ad essere una forza autonoma.[5]

Indice

Storia[modifica | modifica sorgente]

Premesse: l'avvento dell'UDC[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Unione dei Democratici Cristiani e di Centro.

L'idea di un partito o di una federazione che unificasse la totalità dei partiti di centro venne ripetutamente ipotizzata dopo lo scioglimento del partito che aveva largamente rappresentato l'elettorato cattolico popolare nella Prima Repubblica: la Democrazia Cristiana.

In seguito alla vicenda di Tangentopoli la DC aveva cessato la sua esperienza, ormai inesorabilmente divisa fra il Partito Popolare Italiano (PPI), che confluì nella coalizione di centrosinistra L'Ulivo, e il Centro Cristiano Democratico (CCD), confluiti nella coalizione di centrodestra Casa delle Libertà (CdL) congiuntamente ai Cristiani Democratici Uniti (CDU), nati proprio da una scissione del PPI.

La spinta di unificazione centrista, propagandata volenterosamente dall'UDC, nato dalla fusione fra CCD, CDU e Democrazia Europea (DE) e dal suo esponente maggiormente noto, Pier Ferdinando Casini, non trovò un consenso concreto.

Un primo tentativo avvenne dopo la sconfitta di misura del centrodestra alle elezioni politiche del 2006, allorché il segretario dell'UDC, Marco Follini, uscì dalla CdL per dare vita all'Italia di Mezzo.

L'iniziativa sfumò nel giro di sette mesi, quando tale proposta venne articolata all'interno del Partito Democratico.

La nascita della Rosa per l'Italia[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Rosa per l'Italia.

Dopo la crisi del Governo Prodi II (24 gennaio 2008), l'Unione dei Democratici Cristiani e di Centro, che negli ultimi anni si era allontanata dalla CdL, si riavvicinò alla coalizione di Berlusconi; una componente dissidente del partito, capeggiata da Mario Baccini e Bruno Tabacci, uscì quindi dall'UDC per perseguire il tentativo di un Nuovo Centro. Il nome scelto per il nuovo soggetto politico fu Rosa per l'Italia (detta "Rosa Bianca").

La Rosa di Tabacci-Baccini puntava prepotentemente a rappresentare l'elettorato cattolico che non si sentiva rappresentato né dal centrosinistra né dal centrodestra, sottraendo quindi potenziali elettori all'UDC.

Lo scenario mutò radicalmente con la nascita del Popolo della Libertà, federazione che, nel progetto di Berlusconi, avrebbe riunito tutti i partiti della CdL, salvo due soggetti a forte vocazione territoriale: la Lega Nord (Nord) e il Movimento per l'Autonomia (Sud), rifiutando alleanze elettorali con altri partiti che non prevedessero un ingresso nel PdL.

Il rifiuto dell'UDC ad aderire al PdL ne causò il definitivo allontanamento dal centrodestra.

L'accordo elettorale UDC - Rosa per l'Italia: nasce l'Unione di Centro[modifica | modifica sorgente]

Nei mesi precedenti alle elezioni politiche del 2008 (13-14 aprile), il tramonto del bipolarismo tipico della Seconda Repubblica e la tendenza ad una semplificazione del panorama politico fecero ipotizzare a più riprese la possibilità di un'alleanza elettorale fra i tre partiti centristi (UDC, Rosa per l'Italia e UDEUR[6]). Tale ipotesi venne confermata, dopo giorni di parziali smentite, il 28 febbraio 2008, quando esponenti della Rosa per l'Italia annunciarono il raggiungimento di un accordo elettorale con l'UDC, una lista elettorale, inevitabilmente destinata alla formazione di un partito con organi statutari, denominata Unione di Centro con segretario Savino Pezzotta e candidato premier Pier Ferdinando Casini.

L'accordo venne formalizzato il giorno seguente, con l'adesione del PSDI (che poi lasciò la coalizione il 29 marzo[7]), di Ciriaco De Mita e dei suoi Popolari, del Partito Democratico Cristiano e di altri partiti minori di centro, assieme all'adesione dell'esponente popolare Gerardo Bianco[8] (quest'ultimo poi escluso dalle liste dei candidati). Inizialmente all'alleanza avevano preso parte il PLI e la Federazione dei Liberali. Il progetto riceve anche il sostegno di alcuni intellettuali.

L'inaugurazione della campagna elettorale del nuovo protagonista politico ebbe un logo ufficiale, sostanzialmente identico a quello dell'UDC (con lo scudo crociato e il nome del candidato premier Casini in alto su sfondo rosso) con la scritta Unione di Centro.

Elezioni politiche 2008[modifica | modifica sorgente]

La campagna elettorale dell'Unione di Centro venne condotta da Pier Ferdinando Casini.
Puntando il dito contro le analogie fra il partito del centrosinistra (Partito Democratico) e quello del centrodestra (PdL) e ipotizzando un "inciucio" post-elettorale fra i due partiti, noto come Veltrusconi, Casini propose l'UdC come una seria alternativa ai due principali avversari.

In merito al mancato accordo con il PdL, Casini puntò sullo slogan «I veri valori non sono in vendita», conducendo un'intelligente campagna elettorale.

Alle elezioni, l'UdC fu l'unica lista non schierato con le due principali alleanze ad ottenere parlamentari sia alla Camera che al Senato: la lista centrista conquistò il 5,62% alla Camera[9] e il 5,69% al Senato[10] su scala nazionale. Per via del sistema elettorale del Senato[11], poté eleggere senatori solo in Sicilia, dove ne vennero eletti tre.
L'Unione di Centro, nonostante un calo dell'1,2% rispetto a quanto ottenuto due anni prima dall'UDC, diventò così la quarta forza politica italiana in termini di consenso. La coalizione formò un gruppo autonomo alla Camera (capogruppo eletto Pier Ferdinando Casini), mentre al Senato, dove non erano presenti eletti della Rosa Bianca, l'UDC formò un gruppo parlamentare assieme alla Südtiroler Volkspartei, all'Union Valdôtaine, al Movimento Associativo Italiani all'Estero e a tre senatori a vita: Giulio Andreotti, Emilio Colombo e Francesco Cossiga (capogruppo eletto Gianpiero D'Alia). Rocco Buttiglione viene inoltre eletto vicepresidente della Camera dei Deputati.

Prime defezioni successive alle elezioni politiche 2008[modifica | modifica sorgente]

Il 28 novembre 2008 il deputato Francesco Pionati lascia l'alleanza, mostrando segni di insofferenza per l'allontanamento dal centrodestra, preludio della chiara intenzione di costruire un terzo polo autonomo. Lo stesso giornalista a dicembre, in accordo con Silvio Berlusconi, fonda Alleanza di Centro per la Libertà, di cui è l'unico rappresentante eletto[12]

Regionali Abruzzo 2008, Elezioni Trentine e Regionali Sardegna 2009[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Elezioni regionali in Trentino-Alto Adige del 2008.

Per le elezioni regionali in Abruzzo del 2008, l'Unione dei Democratici Cristiani e di Centro e i Popolari UDEUR hanno stretto un accordo per correre insieme sotto le insegne dell'Unione di Centro e sostenere Rodolfo de Laurentiis alla carica di Presidente.[13] La lista unitaria è riuscita a conquistare il 5,6% dei consensi.

In occasione delle elezioni per il rinnovo del Consiglio provinciale Trentino, l'UdC ufficializzò il suo sostegno alla riconferma di Lorenzo Dellai come Presidente della Provincia di Trento, aderendo così alla coalizione di centro-sinistra, insieme all'UpT, al Partito Democratico, al Partito Autonomista Trentino Tirolese (PATT) e ad altri partiti minori[14]. A causa di vizi di forma e dopo i pronunciamenti del TAR di Trento e del Consiglio di Stato, il 17 ottobre 2008 la lista dell'UdC venne esclusa dalla competizione elettorale[15], ma i suoi dirigenti – il leader nazionale Pier Ferdinando Casini e i politici locali – confermarono l'appoggio a Dellai invitando i propri elettori a votare l'Unione per il Trentino[16]. Data la riuscita dell'esperimento, l'UdC annuncia che nelle prossime tornate elettorali in Trentino si ripresenterà sempre in stretta alleanza con le altre formazioni centriste e moderate (UpT e PATT).[17] Nel frattempo, nel mese di novembre ha lasciato l'UDC il deputato Francesco Pionati, che ha fondato il partito Alleanza di Centro.

Per le elezioni regionali in Sardegna del 2009, l'UdC ha deciso di sostenere il candidato del Popolo della Libertà Ugo Cappellacci per evitare un secondo mandato dell'uscente presidente della regione Renato Soru. Alle urne l'Unione di Centro ottiene il 9,4% dei voti, contribuendo in maniera decisiva alla vittoria della coalizione guidata da Cappellacci.

Il 15 marzo aderisce all'UdC anche Rosario Monteleone, nominato coordinatore regionale ligure[18], di estrazione margheritina. Insieme a lui confluisce nell'UdC il gruppo regionale dei Liberal Democratici.

La I Assemblea (3-4 aprile) e le Europee 2009[modifica | modifica sorgente]

A Roma, il 3 e 4 aprile si tiene il primo convegno nazionale dell'Unione di Centro. In vista delle Europee del 2009 si verifica l'adesione di personaggi come Magdi Allam, candidato indipendente nella circoscrizione Nord-Ovest, Gianni Rivera, candidato nella circoscrizione Centro, Pierluigi Mantini ex PD, Pasquale Giuditta, cognato di Clemente Mastella, Emanuele Filiberto di Savoia, Giorgio Carollo, candidato nel Nord-est e Marcello Vernola (ex FI)[19] e Antonio Mussa, ex An, candidato nel Nord-Est, facendo salire così a 6 gli europarlamentari dell'Unione di Centro.[20]

Al Sud si ripresenta l'immarcescibile Ciriaco De Mita. Le urne premiano la nuova formazione centrista che consegue il 6,51 (+1 rispetto alle precedenti politiche).

I nuovi eletti sono Magdi Allam, Tiziano Motti, Carlo Casini, Ciriaco De Mita e Antonello Antinoro.

La ratifica del trattato di Lisbona permette, il 1º dicembre 2011, l'elezione del sesto europarlamentare Gino Trematerra.

Nella delegazione UDC-PPE entra persino Herbert Dorfmann, eletto con la Südtiroler Volkspartei, in una lista collegata al PD.[21]

Il 29 luglio 2009 Gabriella Mondello lascia il Popolo della Libertà per aderire al gruppo dell'Udc; quattro mesi dopo l'europarlamentare Magdi Allam lascia la formazione e fonda il movimento Io Amo l'Italia.

Il decollo della Costituente[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Costituente di Centro.

Dall'11 al 13 settembre 2009 Chianciano Terme ha ospitato gli Stati Generali del Centro, che hanno visto la partecipazione dell'intero gruppo dirigente del partito, del presidente della Camera Gianfranco Fini e del senatore del Pd Francesco Rutelli che, intervistato dai giornalisti, non ha escluso la propria disponibilità a partecipare a un progetto neocentrista insieme a Casini e Fini.[22]

A seguito della riuscita dell'assemblea, il deputato Lorenzo Ria eletto nel Pd, passato successivamente nel Pdl, ha scelto di aderire all'Unione di Centro.[23][24][25]

L'8 ottobre al gruppo in Senato dell'Udc aderisce anche la senatrice Adriana Poli Bortone, già parlamentare di AN, PdL e fondatrice del partito Io Sud.[26] Nella stessa data cessa di esistere la componente "IO SUD". Il 24 novembre all'UdC aderisce pure Alberto Tomassini, che lascia la carica di presidente del PSDI per assumere quella di responsabile lavoro del nuovo partito.[27] Dopo essere stato a lungo in incubazione, il progetto della Costituente di Centro, lanciata all'indomani delle elezioni politiche del 2008, riesce finalmente a essere rilanciato dopo la vittoria di Pier Luigi Bersani alla segreteria del PD, grazie all'adesione di alcuni esponenti centristi in uscita dal partito come Linda Lanzillotta, Massimo Calearo e Vernetti.

Francesco Rutelli, critico a causa delle scelte di un PD eccessivamente sbilanciato a sinistra, aveva annunciato che se dal congresso fosse uscito vincitore Bersani, avrebbe dovuto immaginare una nuova strada per sé e per i moderati del PD.

Il 27 ottobre 2009, a seguito della vittoria dell'ex ministro prodiano, abbandona ufficialmente il Partito Democratico, avviando il progetto di un nuovo partito moderato e riformista che entri nella Costituente di Centro di Pier Ferdinando Casini. Il 6 dicembre 2009 la senatrice del PD Dorina Bianchi, appartenente al gruppo Teodem in un'intervista al Corriere della Sera, annuncia l'abbandono del Partito Democratico per ritornare nell'Unione di Centro, accusando il PD di essersi spostato troppo a sinistra.[28][29] Il 10 dicembre aderisce anche Antonio Satta (ex Udeur) e presidente dell'Unione Popolare Cristiana. In seguito alla nascita della nuova formazione politica di Francesco Rutelli, Alleanza per l'Italia, che ha avuto l'appoggio di Bruno Tabacci, uscito dall'UdC per dare sostegno al gruppo alla Camera, e di numerosi esponenti delusi del Partito Democratico e alcuni dell'Italia dei Valori, l'Unione di Centro si appresta a stringere un accordo col nuovo movimento in vista delle regionali del 2010, per poi confluire insieme in un unico soggetto politico, così da ufficializzare la nascita della Costituente di Centro.

Il 12 dicembre 2009 il leader della coalizione Casini ha proposto un'alleanza con il Partito Democratico e l'Italia dei Valori per creare un'alternativa nei confronti del governo di Silvio Berlusconi raccogliendo le adesioni del segretario democratico Pier Luigi Bersani[30].

Il 5 gennaio 2010, dopo essersi reso autonomo dal PD, si avvicina all'Unione di Centro anche il consigliere regionale campano Pasquale Sommesse. Costui era precedentemente iscritto alla Lista Dini - Rinnovamento Italiano e naturalmente anche alla Margherita[31][32][33], che alle ultime elezioni europee aveva totalizzato 96 000 preferenze: primo dei non eletti, grazie a un ricorso alla Corte Europea dovrebbe vedersi assegnato il seggio.

Elezioni regionali 2010[modifica | modifica sorgente]

In occasione delle elezioni regionali del marzo 2010, il 23 dicembre 2009 il deputato di Alleanza per l'Italia Marco Calgaro lancia l'idea della costruzione di un polo centrista insieme all'Unione di Centro da presentare nelle regioni chiamate al voto.[34] In Piemonte l'idea viene subito accolta e il 30 dicembre i deputati Michele Vietti e Gianni Vernetti annunciano una lista unica a sostegno della ricandidatura di Mercedes Bresso.[35][36][37] Diversamente dalla Puglia, dove, invece, il deputato ApI Pino Pisicchio ha invitato il proprio partito a partecipare alle primarie senza l'UdC,[38] prospettiva questa poi accantonata in nome dell'unità del Centro.[39] Una lista unica ApI e UdC sarà presentata anche in Veneto, dove i rutelliani, guidati da Massimo Calearo, hanno annunciato il loro pieno sostegno al candidato Antonio De Poli.[40] Durante i primi giorni di gennaio, attraverso due articoli pubblicati sul sito ufficiale del PLI[41][42], il segretario liberale Stefano De Luca apre a una collaborazione con l'UdC e a un possibile ingresso del suo partito nel progetto della Costituente di Centro.

Dopo numerose consultazioni con i vari leader politici, il comitato organizzativo dell'UdC ha dichiarato il seguente piano di alleanze, andando da sola in 6 regioni, con la destra in 3 e con la sinistra in 4:

  • Liguria: l'UdC si presenta nella coalizione di centrosinistra capeggiata dal presidente uscente del PD Claudio Burlando.
  • Umbria: l'UdC non ha raggiunto nessun accordo con i partiti maggiori. Dopo essersi fatta avanti la candidatura di Maurizio Ronconi, presidente regionale dell'Udc e responsabile nazionale del partito dei rapporti con gli enti locali, l'UdC umbra sceglie di schierare la teodem Paola Binetti.
  • Puglia: l'UdC era inizialmente disposta ad appoggiare Francesco Boccia, candidato per il PD. Tuttavia, su esortazione del presidente uscente Nichi Vendola, si sono svolte le primarie del centrosinistra, che hanno visto trionfare il leader di Sinistra e Libertà. Per questo l'UdC si è detta indisponibile a sostenerlo e ha annunciato la sua corsa solitaria anche in Puglia, candidando l'ex senatrice di AN Adriana Poli Bortone e formando una coalizione con Io Sud e il MpA.
  • Calabria: l'UdC aveva inizialmente candidato Roberto Occhiuto, deputato nazionale che avrebbe avuto anche l'appoggio del PD; successivamente tale ipotesi è saltata e il 27 gennaio si è stipulato un accordo col PdL per sostenere Giuseppe Scopelliti, attuale presidente della Regione Calabria.

Nel frattempo, i deputati Enzo Carra, appartenente alla corrente del PD teodem, e Renzo Lusetti, a lungo considerato come un fedelissimo di Francesco Rutelli, scelgono di aderire all'UdC dopo aver abbandonato il PD, in quanto entrambi delusi dal progetto politico.[50][51] Scelgono di aderire anche i Liberaldemocratici per il rinnovamento di Daniela Melchiorre, movimento centrista e liberale[52][53], insieme al MAIE di Ricardo Antonio Merlo.

Il 14 febbraio, invece, annuncia la sua adesione all'UdC la deputata teodem Paola Binetti, che ha spiegato di "credere nella rinascita di una nuova Dc, un partito-pensatoio da 15-20%".[54][55][56][57][58]

Nella stessa tornata elettorale che coinvolgerà 462 amministrazioni comunali, l'Udc si presenterà principalmente in autonomia, stringendo però alleanze particolari con il PD, come per il Comune di Venezia. Curiose le alleanze strette con la Federazione dei Verdi al Comune di Corsico (Milano) e in Puglia ad Andria con l'Italia dei Valori e Io Sud.

Alle urne, nonostante il forte dato dell'astensionismo, l'UdC ottiene il 5.57% su base nazionale confermando il risultato delle elezioni regionali precedenti. Nelle 6 regioni dove si è presentata da sola, l'UdC riesce a entrare in tutti i consigli regionali, superando le singole soglie di sbarramento; invece su 7 regioni dove l'Udc si era alleata (Liguria, Marche, Lazio, Basilicata, Campania e Calabria), risulta determinante solo nel Lazio, ma riesce a far parte delle giunte di queste regioni, tranne che in Piemonte, dove la coalizione di Roberto Cota batte la coalizione della Mercedes Bresso. Il 28 aprile al Senato aderisce al gruppo UDC-SVP-Autonomie anche la senatrice Luciana Sbarbati, del Movimento Repubblicani Europei e ex Pd.[59][60][61]. In seguito all'elezioni, è seguito un lungo silenzio stampa da parte del leader Pier Ferdinando Casini, che si è esentato dal commentare la spaccatura fra Gianfranco Fini e Silvio Berlusconi nel PdL, alimentando così le voci di un possibile riavvicinamento al centro destra. Tuttavia il 4 aprile in un'intervista al TG1 Casini conferma la sua distanza da entrambe le parti e confermando la nascita del nuovo "Partito della Nazione" entro la fine dell'anno.

Seminario di Todi: verso il Partito della Nazione[modifica | modifica sorgente]

Dal 20 al 22 maggio a Todi si è tenuto un seminario organizzato dalla Fondazione Liberal di Ferdinando Adornato, in cui si è deciso l'azzeramento delle cariche dirigenziali dell'Udc e il lancio del nuovo Partito moderato.[62][63][64] Al seminario prendono parte il presidente della Confindustria Emma Marcegaglia, che ha annunciato di essere interessata a questo progetto, il repubblicano Giorgio La Malfa, che ha assicurato la partecipazione del Partito Repubblicano Italiano alla Costituente di Centro[65], l'ex Pdl Giuseppe Gargani[66], il presidente di "Rete Italia", Gian Carlo Sangalli e la leader di Io Sud, Adriana Poli Bortone, che ha scelto di aderire al progetto dell'Udc di costruire un più largo 'Partito della Nazione' ma ha invitato i centristi a rinunciare al simbolo dello Scudo Crociato. Il comitato promotore della Costituente di Centro, si è poi riunito la mattina del 25 maggio per prendere le prime concrete decisioni per avviare il processo che, in linea con quando definito nel seminario di Todi, avrebbe dovuto portare l'Udc al congresso nazionale inizialmente previsto per gennaio 2011. È stato istituito un Comitato dei garanti del processo di adesione, aperto a movimenti, associazioni, liste civiche e singole persone, che sarà presieduto dal portavoce nazionale dell'Udc Antonio De Poli. L'onorevole Paola Binetti è stata invece nominata presidente del Comitato etico, che avrà il compito di stilare un codice etico per gli aderenti al nuovo partito.[67] Il 25 giugno, il Coordinamento nazionale della Costituente di Centro ha approvato il regolamento per le adesioni al nuovo soggetto politico verso il Partito della Nazione e ha varato le prime nomine di riorganizzazione del territorio, per sette regioni.[68]

Elezioni amministrative Sardegna e Sicilia 30 - 31 maggio 2010[modifica | modifica sorgente]

Nella tornata elettorale del 30 e 31 maggio 2010 si è votato in Sicilia e in Sardegna per il rinnovo di molti sindaci, consigli comunali e presidenti di provincia. In Sardegna, l'UdC supera quasi ovunque il 10%, con una punta massima del 24% nella città di Iglesias. Parallelamente, insieme all'aumento dell'UdC si assiste al crollo del PdL (dal 30% delle regionali precedenti all'attuale 16%) e al ritorno del PD come primo partito della regione, anche se pure esso in calo rispetto alle ultime regionali. In Sicilia, l'UdC riesce a fare eleggere molti suoi sindaci, raggiungendo nella provincia di Agrigento risultati del 20-25%.

L'elezione di Michele Vietti a vicepresidente del CSM[modifica | modifica sorgente]

L'Unione di Centro ottiene un ottimo risultato centrando l'elezione di Michele Vietti a vicepresidente del Consiglio Superiore della Magistratura, eletto con 24 voti su 26. Vietti, insediandosi, ha detto che il Csm dovrà «recuperare prestigio e consenso» dopo «i recenti scandali» legati all'inchiesta sulla P3. Ha sottolineato che in particolare servirà attenzione «alle regole deontologiche, non solo per i magistrati ma anche per i membri del Csm, cercando di recuperare uno stile di rigore e serietà». Nel suo discorso di insediamento ha anche evidenziato che occorre «liberarsi dalle astratte contrapposizioni polemiche tra politica e giustizia avendo di mira il funzionamento del sistema con particolare riguardo alla durata dei processi».[69][70][71]

Il Fronte Moderato[modifica | modifica sorgente]

In occasione della mozione di sfiducia al sottosegretario alla Giustizia, Giacomo Caliendo, il neonato gruppo dei finiani Futuro e Libertà. Per l'Italia, l'Unione di Centro, l'Alleanza per l'Italia e il Movimento per le Autonomie scelgono di astenersi.[72] Pier Ferdinando Casini ha definito questa alleanza "un'area di responsabilità nazionale"[73]; Francesco Rutelli ha parlato della necessità di "unire le forze che vogliono fare le riforme ed esercitare una grande responsabilità"[74]; dello stesso avviso anche il capogruppo di FLI, Italo Bocchino, che in un editoriale su Il Secolo d'Italia ha scritto che si tratta di una "responsabilità - aggiunge - spesso messa sotto i piedi da un violento spirito di parte, da una faziosità senza limiti e da una partigianeria che non possiamo condividere".[75] Gli astenuti totali sono stati 75[76]. Sono stati molti, tra giornali e intellettuali, a definire questa alleanza tra moderati, un possibile embrione di Terzo Polo.[77][78][79]

Il convegno di Chianciano Terme 2010[modifica | modifica sorgente]

In data 10-11-12 settembre 2010 si è tenuto il convegno annuale del Partito. Sono intervenuti, oltre a esponenti di spicco di maggioranza e opposizione come Dario Franceschini, Fabrizio Cicchitto, Italo Bocchino, Roberto Formigoni e Giuseppe Fioroni, anche Raffaele Bonanni, segretario della CISL, Piero Grasso, procuratore nazionale antimafia e Massimo Cacciari, ex sindaco di Venezia. Durante il convegno, si è discusso della possibile futura nascita del Partito della Nazione, il cui primo congresso sarebbe dovuto tenersi nel marzo 2011, e si sono raccolte le adesioni di molti dirigenti locali ed esponenti politici presenti in Parlamento, tra i quali il deputato letto da PD nella circoscrizione estero Ricardo Antonio Merlo, il senatore e leader dell'ApI Francesco Rutelli (che ha auspicato la nascita di un "terzo polo" alternativo al bipolarismo) e l'Onorevole Giorgio La Malfa del Partito Repubblicano Italiano (entrato in contrasto col collega Francesco Nucara, intento invece ad aderire al cosiddetto "Gruppo di Responsabilità Nazionale", il gruppo di 20 deputati ideato da Berlusconi che dovrebbero permettere al governo di avere una maggioranza alla Camera, anche senza finiani usciti dal PdL). Alla fine del convegno, Pier Ferdinando Casini, intervistato da Enrico Mentana, conferma la decisione del suo partito di continuare ad andare da solo e di non allearsi con i due partiti maggiori PdL e PD, a suo parere continuamente ricattati rispettivamente dalla Lega Nord e dall'IdV e chiede a Silvio Berlusconi di dimettersi e di dichiarare la crisi della sua maggioranza, così da poter formare un "Governo Tecnico" a tempo determinato con le forze responsabili del Parlamento, al fine di modificare l'attuale legge elettorale. L'invito è rivolto principalmente ai delusi del PdL, ai finiani in rotta con la maggioranza e al Partito Democratico.

La scissione interna all'UdC[modifica | modifica sorgente]

Durante il convegno di Chianciano Terme, emerge un malumore di alcuni esponenti del Partito, in particolare dei dirigenti siciliani dell'area cuffariana, capeggiati del Segretario Regionale Saverio Romano, il quale afferma che il Partito si stia spostando pericolosamente a sinistra e che sia dannoso negare la fiducia a Berlusconi senza aver neanche sentito i 5 punti su cui il Governo intende chiedere la fiducia in Parlamento.

La spaccatura appare evidente quando in Sicilia i dirigenti vicini a Casini, (4 deputati regionali contro i 7 vicini al Segretario Romano), optano per il sostegno al quarto Governo Lombardo, composto di soli tecnici e appoggiato anche da MpA, ApI, FLI e PD.

Tale operazione è vista da Romano come la prova dell'avvicinamento dell'UdC a sinistra e non esclude in vista del discorso di Berlusconi di creare una nuova formazione politica che riunisca i delusi del partito.

Il 25 settembre Casini tiene una conferenza a Messina insieme ai "fedeli" della regione Giuseppe Naro e Giampiero D'Alia per rimarcare l'importanza dell'elettorato siciliano e l'intenzione di non volersi alleare con il partito di Bersani.

Viene altresì spiegato che la decisione di coadiuvare Lombardo non è finalizzata a creare un laboratorio di collaborazione con la sinistra.

Diversi osservatori hanno definito questo momento come l'inizio dell'era "post-Cuffaro".

Dopo giorni di trattative e discussioni, in data 28 settembre, a lasciare il gruppo alla Camera sono in 5: Giuseppe Drago, Calogero Mannino, Michele Pisacane, Giuseppe Ruvolo e Saverio Romano (che si era dimesso giorni prima da segretario regionale dell'UdC), i quali nel Gruppo Misto danno vita alla componente, e successivamente al partito, "I Popolari di Italia Domani", mentre al Senato aderisce Salvatore Cuffaro, dichiarando tuttavia che non parteciperà alle attività della nuova formazione, poiché impegnato con i suoi problemi giudiziari. All'Europarlamento aderirà invece Antonello Antinoro al nuovo movimento di Romano. Dall'altra parte però arrivano anche nuove adesioni: alla Camera aderiscono i deputati Ricardo Antonio Merlo e Deodato Scanderebech e al Senato Claudio Gustavino e Achille Serra. Si è anche ufficializzato un patto di collaborazione con la rappresentante al senato degli Italiani all'estero, la senatrice Mirella Giai. Il 9 ottobre annuncia il suo ritorno nel partito anche Paolo Cirino Pomicino[80].

Il 25 ottobre, il leader dell'UdC, Pier Ferdinando Casini, a Palermo ha presentato il nuovo gruppo del suo partito all'Assemblea regionale siciliana, dopo la fuoruscita dei deputati che hanno aderito ai Popolari di Italia domani (PID) creato da Saverio Romano, Calogero Mannino e Totò Cuffaro. Del nuovo gruppo UdC entrano a far parte otto deputati, con i nuovi acquisiti Salvatore Lentini (che lascia il Movimento per le Autonomie[81]), Giulia Adamo e Raffaele Nicotra (entrambi prima nel PdL, poi transitati nel PdL-Sicilia di Gianfranco Micciché)[82][83]. Gli altri parlamentari Udc all'Ars sono Orazio Ragusa, Mario Parlavecchio, Giovanni Ardizzone, Marco Forzese e Salvatore Giuffrida (subentrato a Fausto Fagone[84][85]), che già facevano parte del gruppo scudocrociato prima della scissione del Pid. "Noi qui lavoreremo per aiutare - ha aggiunto Casini - credendo però che la stagione delle polemiche, anche in Sicilia, è finita. Per cui anche quei partiti che stanno all'opposizione e non hanno condiviso la giunta di Lombardo, credo che farebbero bene a dare una mano alla Sicilia".[86][87]. In seguito all'arresto del deputato Fausto Fagone, passato con il PID, verrà nominato in sostituzione Salvatore Giuffrida, rimasto nell'UdC e che quindi si unirà al neo gruppo all'ARS.

Il 17 novembre l'Udc guadagna un nuovo europarlamentare, Gino Trematerra, in seguito all'approvazione del trattato di Lisbona.[88][89]

Il 25 novembre, il presidente dell'Udc, Rocco Buttiglione annuncia l'adesione dei liberali Giuseppe Basini (ex aennino) e Giancarlo Morandi.[90]

La mozione di sfiducia del Terzo Polo[modifica | modifica sorgente]

In vista del voto di fiducia al Governo fissato per il 14 dicembre 2010, l'Unione di Centro presenta una mozione di sfiducia alla Camera in comune accordo con Futuro e Libertà per l'Italia e Alleanza per l'Italia. A dare l'annuncio in conferenza stampa il 3 dicembre 2010 sono i rispettivi leader Pier Ferdinando Casini, Gianfranco Fini e Francesco Rutelli, i quali comunicano che, oltre alle firme dei deputati dei propri gruppi parlamentari, hanno firmato anche i deputati del Movimento per le Autonomie di Raffaele Lombardo (in precedenza usciti dalla maggioranza insieme agli esponenti di FLI), dei Liberal Democratici di Daniela Melchiorre e i singoli deputati Giorgio La Malfa e Paolo Guzzanti (i giornali hanno raccontato di questo evento come la nascita del Terzo Polo). La mozione raggiunge così un totale di 85 firme che se si vanno a sommare alle 232 firme raccolte nella mozione di sfiducia del Partito Democratico e dell'Italia dei Valori si raggiunge un totale di 317 firme, che sancirebbe di fatto al momento del voto la caduta del Governo.

Tuttavia, successivamente in Parlamento si assiste a uno spostamento di deputati dall'opposizione alla maggioranza, tanto che Antonio Di Pietro, in seguito all'uscita improvvisa dal gruppo di due deputati del suo partito a favore del Governo, chiede alla Magistratura di aprire un'inchiesta sulla presunta "Compravendita di Parlamentari". Inoltre 4 parlamentari che avevano firmato la mozione di sfiducia del Terzo Polo votano, invece, contro la stessa: il Liberal Democratico Maurizio Grassano (da sempre vicino alla Lega e al tema del Federalismo), e tre deputati di FLI, Silvano Moffa, Catia Polidori e Maria Grazia Siliquini (il primo, che fino all'ultimo ha cercato una mediazione col PdL, alla fine si è astenuto, le altre due invece votano contro la sfiducia). Così il Governo ottiene la fiducia con 314 voti favorevoli e 311 contrari. Una maggioranza di 3 voti "non migliora la situazione del Governo" sostengono gli esponenti del Terzo Polo dato che tra loro molti sono Ministri, vice-ministri, sotto-segretari o sindaci, i quali non possono garantire una costante presenza in Parlamento, mettendo a rischio la maggioranza nel corso delle votazioni. Berlusconi, pertanto, dichiara di volere allargare la maggioranza all'UdC, poiché ormai il rapporto con FLI è irrecuperabile, altrimenti sarà costretto ad andare dal Presidente della Repubblica per chiedere le elezioni anticipate. Casini, però, nega la sua disponibilità a sostenere il Governo.

Il Nuovo Polo per l'Italia[modifica | modifica sorgente]

Logo del Nuovo Polo per l'Italia

Il 15 dicembre 2010 si tiene una riunione di tutti i rappresentanti del Terzo Polo nella quale, in comune accordo, viene comunicato che tutte queste forze parlamentari (UdC, FLI, ApI, MpA, LD e vari) agiranno d'ora in poi in completa sintonia all'interno del Parlamento, prendendo decisioni comuni sui singoli provvedimenti del Governo. L'iniziativa, che è stata battezzata «Polo della Nazione» da Pier Ferdinando Casini, raccoglie l'adesione di più di 100 Parlamentari fra Camera e Senato. Ad aderire al gruppo UdC-SVP e Autonomie sono in seguito i senatori Vincenzo Galioto, passato dal PdL all'UdC, mentre Maurizio Fistarol aderisce a Verso Nord. Nel 2011 entrano a far parte dell'alleanza: il senatore Enrico Musso, in quota Partito Liberale Italiano (25 febbraio)[91][92] e Giuseppe Gargani, ex PdL (2 marzo) che è entrato nell'UdC. L'8 marzo hanno poi annunciato la loro adesione al partito Marisa Raciti, vedova di Filippo, il poliziotto ucciso quattro anni fa negli scontri dopo la partita Catania-Palermo, e Azar Karimi, presidente dei giovani iraniani in Italia[93]. Il 22 marzo annuncia la sua adesione al partito anche il deputato (già ex teodem) dell'Alleanza per l'Italia, Marco Calgaro. Il 19 maggio 2011 il Consiglio di Stato ha accolto il ricorso presentato nella primavera 2009, dopo le elezioni europee, da due candidati, Giuseppe Gargani (all'epoca nel PdL) e Pasquale Sommese (al tempo eletto col PD, oggi assessore regionale campano con l'UdC). L'Unione di Centro guadagna così due europarlamentari.

Elezioni amministrative del 15-16 maggio 2011[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Elezioni amministrative italiane del 2011.

Per le elezioni amministrative del 15 e 16 maggio 2011, l'Unione di Centro presenta candidati unici con gli altri Partiti del Nuovo Polo nelle quattro città città più importanti chiamate al voto (Milano, Torino, Bologna, Napoli) e in 62 su 134 comuni superiori ai 15.000 abitanti. In tutti gli altri comuni l'UdC opta scelte diverse, per via delle diverse realtà locali. I risultati differiscono in ogni città: a Milano e Napoli (rispettivamente 5,5%[94] e 11,5%[95]) le percentuali del Terzo Polo non permettono a nessuna delle due principali coalizioni di prendere il 50%+1 dei voti, arrivando così al ballottaggio e facendo pesare il proprio elettorato. A Torino si ottengono risultati più modesti (5,1%[96]) e a Bologna risultati più deludenti (4,7%[97]). Risulta invece che il nuovo schieramento ottiene risultati più che soddisfacenti e a due cifre nelle altre città più piccole e ottiene una media che supera il 10%.

Per quanto riguarda le undici province chiamate alle urne, l'Unione di Centro si presenta ovunque ottenendo il peggior risultato a Treviso (dove aveva creato una lista in comune con FLI ed ApI) con il 3,09%[98] ed il migliore a Macerata con il 7,64% e l'elezione di due consiglieri[99]. In totale, l'UdC ha raccolto 85.106 voti, pari al 4,97% e alla nomina di otto consiglieri provinciali.

Inoltre, secondo uno studio de Il sole 24 ore l'UdC risulta l'unico partito ad avere ottenuto un aumento sensibile dei voti, intono al 5%.

Elezioni amministrative in Sicilia 28 e 29 maggio 2011[modifica | modifica sorgente]

Le elezioni del 28 e 29 maggio sono il primo test elettorale dell'Unione di Centro in seguito alla scissione dei PID del Ministro Francesco Saverio Romano. Contrariamente alle aspettative che vedevano il partito calare drasticamente nei consensi, l'UdC, a guida del senatore Gianpiero D'Alia, dimostra una buona tenuta con una media del 7,12% perdendo solo 3 punti rispetto al passato[100][101] e riuscendo a eleggere sindaci e diversi consiglieri comunali. Inoltre risulta evidente l'importanza dell'UdC all'interno del Terzo Polo siciliano, che riesce a eleggere due sindaci nei comuni di Bagheria e Noto[102].

L'Unione di Centro al primo convegno nazionale del Terzo Polo[modifica | modifica sorgente]

In data 22 luglio 2011 si è tenuto il primo convegno nazionale del Nuovo Polo a Roma, Io cambio l'Italia, all'Auditorium Conciliazione. Esso è stato organizzato dagli esponenti di UdC, FLI, ApI e MpA. Dei 2000 posti dell'Auditorium, settecento sono spettati all'Unione di Centro, altrettanti per Futuro e Libertà, cinquecento per Alleanza per l'Italia e i restanti cento al Movimento per le Autonomie.

Dopo l'introduzione del coordinatore nazionale Ferdinando Adornato, a parlare sono stati molti giovani (tra cui il diciottenne sindaco di Bonea Salvatore Paradiso), studenti e parlamentari, senza dimenticare i quattro esponenti nazionali Casini, Fini, Rutelli, Lombardo : tra questi, il leader dell'UdC ha più volte ribadito la possibile nascita di una Terza Repubblica. È stato inoltre presentato il manifesto del convegno stesso[103].

Il convegno di Chianciano Terme 2011[modifica | modifica sorgente]

Dall'8 all'11 settembre 2011 si è tenuto l'annuale convegno a Chianciano Terme. Durante la riunione, sono intervenute personalità come Emma Marcegaglia, presidente di Confindustria, Raffaele Bonanni, segretario nazionale della CISL, e Vasco Errani, Presidente della Conferenza delle Regioni e delle Province autonome. Hanno accettato l'invito anche numerosi esponenti della maggioranza e delle opposizioni, come il sindaco di Roma Gianni Alemanno, che ha messo in evidenza le problematiche all'interno del PdL e i rapporti difficili con la Lega[104], il presidente della Commissione Parlamentare Bicamerale Antimafia Giuseppe Pisanu, che in seguito al voto di fiducia sulla manovra economica del Governo al Senato aveva dichiarato che sarebbero state opportune le dimissioni del Premier, e Giuseppe Fioroni, che ha espresso il malumore delle componente cattolica all'interno del PD. Anche il presidente dell'ApI Francesco Rutelli è intervenuto, rimarcando ancora una volta l'importanza del Terzo Polo, affermando che la sua nascita è imminente ma richiede tempo, poiché deve radicarsi sul territorio e rispettare le rispettive realtà locali dei partiti della coalizione[105].

Si è svolta anche l'Assemblea Nazionale del partito, in cui si è deciso di partire il prima possibile con i Congressi nei vari livelli di amministrazione (comuni, provincie, regioni). Durante il suo intervento, Pier Ferdinando Casini ha condannato duramente l'operato del Governo e rinnovato l'invito alle forze responsabili di maggioranza e opposizioni di formare con l'UdC e il Terzo Polo un governo di unità nazionale, al fine di fronteggiare la grave crisi economica[106]. Infine, Lorenzo Cesa, durante il discorso conclusivo del convegno, ha rimarcato l'equidistanza dell'Unione di Centro da entrambi gli schieramenti di Destra e Sinistra e l'intenzione di rimanere all'opposizione di questo Governo[107].

In data 23 settembre il deputato Deodato Scanderebech lascia nuovamente il gruppo dell'UdC alla Camera per aderire al gruppo di Futuro e Libertà[108].

Elezioni regionali in Molise del 2011[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Elezioni regionali in Molise del 2011.

Per le elezioni regionali in Molise del 16 e 17 ottobre, l'UdC decide di schierarsi col presidente uscente del centrodestra Angelo Michele Iorio, nonostante si sia tentato di trovare in precedenza un candidato comune per il Terzo Polo (tentativo vano poiché l'MpA era quasi assente in regione; FLI, per via della diversità di opinioni all'interno del partito regionale, decide di non presentare nessuna lista e lasciare libertà di scelta ai suoi singoli rappresentati; l'ApI invece decide di sostenere il candidato del centrosinistra Paolo Di Laura Frattura).

Ad urne chiuse, l'UdC ottiene il 6,78%[109], risultando determinante per la vittoria risicata di Michele Iorio (46,94%) sul centrosinistra (46,15%). Nonostante il calo di consensi rispetto alle precedenti consultazioni regionali (9,99%), causato dal 6,73% conseguito dall'AdC di Francesco Pionati, l'UdC locale guadagna consensi rispetto alle Politiche del 2008 (5,6%) e le Europee del 2009 (6,5%) ed è il terzo partito di una coalizione di centrodestra che registra un calo molto più evidente rispetto al passato, passando dal 54,14% del 2006 al 46,94% del 2011.

Il 24 ottobre il deputato dell'ARS Nino Dina annuncia l'abbandono dei Popolari di Italia Domani[110] (il marzo scorso si era dimesso da coordinatore regionale in Sicilia), poiché contrario al sostegno al Governo Berlusconi e considerando il PID un partito mai nato[111]. Due giorni dopo, il 26 ottobre, ufficializza il suo ritorno nella file dell'UdC alla presenza del coordinatore nazionale Lorenzo Cesa, del coordinatore regionale Giampiero D'Alia e di altri esponenti del partito.

Le dimissioni di Berlusconi e l'appoggio al Governo Monti[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Governo Monti.

Nei giorni in cui si consuma lo sfaldamento della maggioranza, il 3 novembre i deputati Alessio Bonciani e Ida D'Ippolito lasciano il Popolo della Libertà per aderire al partito[112], mentre il 6 novembre è la volta di un'altra deputata Pdl, Gabriella Carlucci[113].

Il passaggio di questi parlamentari contribuisce a far perdere la maggioranza numerica al governo. In conseguenza di ciò, Silvio Berlusconi decide di rassegnare le dimissioni (anche se non è mai andato sotto con un voto di sfiducia)[114]. In seguito alle dimissioni di Berlusconi, Giorgio Napolitano avvia le consultazioni e una delegazione del Terzo Polo, composta da esponenti di Camera e Senato di UdC, Futuro e Libertà ed Alleanza per l'Italia guidata da Pier Ferdinando Casini, afferma di essere disposta a sostenere un esecutivo guidato da Mario Monti (ritenuta la persona più quotata a condurre un governo tecnico) e di dare a quest'ultimo carta bianca sulla composizione del governo, accettando quindi che sia interamente composto da ministri che non provengono dai partiti.

In data 1º dicembre, Gino Trematerra si vede assegnato il seggio al Parlamento Europeo: gli eurodeputati dell'Unione di Centro salgono così a 5[115][116].

Congressi unitari e nascita del partito unitario[modifica | modifica sorgente]

Nell'autunno 2011 viene avviata la stagione dei congressi provinciali e regionali che, dopo ben quattro convocazioni annullate, ha portato al congresso nazionale del 2014, sancendo in tal modo la definitiva unione del Coordinamento Popolari di Ciriaco De Mita e dell'UDC di Pier Ferdinando Casini nel nuovo partito unitario dell'Unione di Centro.

Il 20 aprile 2012 Casini ha annunciato l'azzeramento dei vertici dell'UdC[117]. Questo rappresenta il primo passo per dar vita ad un'unica costituente che possa raccogliere tutte le forze moderate e riformiste che si riconoscono nei partiti che compongono il Terzo Polo. Lo stesso giorno l'ex Ministro degli Interni Giuseppe Pisanu e altri 26 senatori del Pdl sottoscrivono un documento nel quale chiedono al loro partito di aderire alla nascita del «nuovo movimento liberaldemocratico» sollecitato da Casini[118].

Il 27 aprile 2012 Casini si dimette da capogruppo dell'Unione di Centro alla Camera dei Deputati venendo sostituito dal vicepresidente vicario Gian Luca Galletti come nuovo capogruppo.

Elezioni amministrative italiane del 2012[modifica | modifica sorgente]

Per le elezioni amministrative del 6 e 7 maggio 2012, l'Unione di Centro si presenta col Nuovo Polo per l'Italia solo in poche città (Genova e Trapani le più importanti) e lo stesso fanno anche Futuro e Libertà, Alleanza per l'Italia e Movimento per le Autonomie. Opta principalmente per alleanze di centro, con liste civiche equidistanti dagli altri poli. Nelle altre città più importanti al voto fa alleanze variabili (col PdL a Palermo e Verona, col PD a Taranto, da sola ad Agrigento, Parma, Cuneo, l'Aquila, Monza, Piacenza e Lecce). All'indomani del voto, secondo uno studio del Sole 24 Ore, l'UdC risulta uno dei pochi Partiti ad aumentare i propri voti, aumenta il numero di sindaci e di consiglieri comunali e conquista in solitaria 2 comuni Capoluogo di Provincia, ovvero Cuneo ed Agrigento. In seguito all'analisi del voto, il leader Pier Ferdinando Casini, nonostante l'aumento numerico dei voti, denuncia preoccupato l'alto numero degli italiani che non hanno votato e "archivia il Terzo Polo" per la formazione di un nuovo progetto politico che sappia intercettare quei voti degli italiani che si sono astenuti durante la tornata elettorale. Nell'Ottobre 2012 il senatore Riccardo Milana aderisce all'UdC.

Elezioni regionali in Sicilia del 2012[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Elezioni regionali in Sicilia del 2012.

In seguito alle dimissioni di Raffaele Lombardo nel Luglio 2012, dovute a problemi giudiziari, le elezioni regionali vengono anticipate al 28 ottobre dello stesso anno.

L'UdC sceglie di sostenere l'ex sindaco di Gela e parlamentare europeo del PD Rosario Crocetta, il quale si era candidato in modo indipendente dai partiti, prima che anche il Partito Democratico annunciasse la volontà di appoggiarlo. La rottura con IdV e SEL è conclamata.

In Agosto viene ufficializzata la sua candidatura a Presidente della Regione Siciliana per le elezioni del 28 ottobre 2012.

I partiti che sostengono Crocetta sono il PD, l'UdC, l'ApI e il PSI (quest'ultimi due partiti convergeranno in un'unica lista a sostegno di Crocetta).

La candidatura di Crocetta segna una frattura tra l'UdC siciliano e gli storici alleati in regione del centro-destra. Il Popolo della Libertà, PID di Saverio Romano, la Destra di Francesco Storace sostengono la candidatura di Nello Musumeci, ex Presidente della Provincia di Catania.

La frammentazione causata da innumerevoli lista rende problematico ipotizzare che la coalizione vincente possa pervenire alla maggioranza dell'ARS.

Il 28 ottobre si vota e il primo dato rilevante è quella della pesante astensione, pari al 52,58%, e i voti della lista del Movimento 5 Stelle, che prende il 14,90%, diventando la prima lista della Regione, anche se il candidato Giancarlo Cancelleri non è il candidato più votato. Invece risulta eletto Presidente Rosario Crocetta, con il 30,50% delle preferenze, staccando di quasi 5 punti Musumeci, mentre la coalizione di PD, UdC e Crocetta Presidente (ApI, PSI e movimenti civici) prende 30,40% dei voti. Nonostante le polemiche sull'alleanza tra l'UdC e il PD, l'Unione di Centro sfiora l'11% (10,8%) , perdendo solo un punto e mezzo rispetto alla precedente tornata elettorale; diventa la quarta forza della Regione (dietro al M5S, PD e PdL) e riesce a far eleggere 11 deputati regionali più 2 all'interno del listino del Presidente Crocetta, per un totale di 13 rappresentati all'ARS (2 in più rispetto all'ultima elezione regionale).

La partecipazione al governo Monti[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Governo Monti.

L'UDC sostiene il governo Monti, nato nel novembre 2011, dopo le dimissioni di Berlusconi. Il 29 dicembre 2012 il Presidente del Consiglio dei Ministri in carica Mario Monti annuncia la sua candidatura alla guida dell'esecutivo per le elezioni politiche italiane del 2013 come capo della coalizione Con Monti per l'Italia.

Le elezioni politiche del 2013. Con Monti per l'Italia[modifica | modifica sorgente]

In occasione delle Elezioni politiche italiane del 2013 la nota "Agenda Monti" viene sostenuta dall'Unione di Centro[119], da Futuro e Libertà per l'Italia e da una serie di associazioni, tra le quali Italia Futura di Luca Cordero di Montezemolo che creano la lista Scelta Civica, in una coalizione denominata "Con Monti per l'Italia" . Al Senato l'UdC ha invece preso parte alla lista unica Con Monti per l'Italia. Sono stati eletti due senatori.

I risultati non sono confortanti, con l'1,74% alla Camera e solamente 8 seggi. Nella XVII legislatura vengono costituiti gruppi unici alla Camera e al Senato denominati Scelta Civica per l'Italia.

Il sostegno al Governo Letta[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Governo Letta.

A seguito del fatto che nessuna forza politica è uscita dalle elezioni in grado di formare un governo autonomo, dopo lunghe consultazioni il neo-rieletto presidente della Repubblica Giorgio Napolitano incaricherà l'esponente del Partito Democratico Enrico Letta, già sottosegretario alla presidenza del Consiglio nel secondo governo Prodi e più volte ministro, di trovare una maggioranza in grado di sostenerlo a capo del governo. La maggioranza che sosterrà la formazione del Governo Letta[120] è composta da Scelta Civica, Unione di Centro, Popolo della Libertà e Partito Democratico. La carica di Presidente del Consiglio dei ministri, viene affidata da Napolitano ad Enrico Letta[120], vice segretario del PD. Il governo Letta si configura come il primo esecutivo di grande coalizione della storia della Repubblica Italiana, in quanto comprende esponenti di entrambe le principali coalizioni che si contrapponevano prima delle elezioni.

L'Udc ha ottenuto la nomina di Gianpiero D'Alia a ministro della Pubblica amministrazione e semplificazione.

Il passaggio a Per l'Italia[modifica | modifica sorgente]

Il 15 novembre 2013 il presidente di Scelta Civica Alberto Bombassei pone fine all'alleanza con l'Unione di Centro.

Il 27 novembre e il 10 dicembre l'UdC aderisce ai nuovi gruppi ribattezzati Per l'Italia.

Il sostegno al Governo Renzi[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Governo Renzi.

A febbraio del 2014, l'UdC concede la fiducia al Governo Renzi, che è formato dalle stesse forze politiche che sostenevano il Governo Letta dopo la fuoriuscita di Forza Italia e tenendo conto dell'intervenuta scissione tra Scelta Civica e Per l'Italia. L'UdC entra anche a far parte della compagine ministeriale nella persona di Gianluca Galletti che va a ricoprire l'incarico di ministro dell'Ambiente.

Elezioni europee 2014[modifica | modifica sorgente]

In occasione delle elezioni europee l'UdC promuove una lista unica insieme ai Popolari per l'Italia[121]. Successivamente l'UdC raggiunge un accordo anche con il Nuovo Centrodestra e viene presentata la lista unica Nuovo Centrodestra - Unione di Centro. La lista otterrà il 4,38% dei voti e 3 eletti al Parlamento Europeo, di cui uno dell'UdC (Lorenzo Cesa).

Ideologia[modifica | modifica sorgente]

Il Partito ha un'identità riconducibile al Cristianesimo democratico, in considerazione dell'appartenenza al Partito Popolare Europeo e all'Internazionale Democratica Centrista.

Aree interne[modifica | modifica sorgente]

All'interno della formazione si possono sostanzialmente distinguere quattro aree:

Rapporti con il mondo dell'associazionismo cattolico[modifica | modifica sorgente]

L'Unione di Centro ha intessuto rapporti con il mondo dell'associazionismo cattolico e del volontariato.

Abbiamo associazioni come il Movimento per la Vita (il cui presidente, Carlo Casini, è un europarlamentare del partito), il Forum delle Associazioni Familiari (Luisa Capitanio Santolini, parlamentare Udc, è un ex presidente), Scienza e Vita (di cui Paola Binetti è presidente) e le associazioni cattoliche che hanno preso parte al Family Day (Savino Pezzotta, presidente della Costituente di Centro, ne era il portavoce).

Possiamo annoverare anche una porzione del sindacato CISL e dell'associazione Persone e Reti.

Altre adesioni significative sono quelle che vengono da Luca Marconi (area RnS) e Alessandra Borghese (vicina alla Croce Rossa).

Valori[modifica | modifica sorgente]

Nel Documento per la Costituente di Centro si legge che[124]:

  • Proponiamo la Costituente di un nuovo partito popolare e liberale. Un partito che unisca le idee migliori della storia nazionale ed europea: il progetto di sussidiarietà del popolarismo, l'affermazione delle virtù civiche repubblicane, dell'umanesimo laico, l'ispirazione cristiana e liberale fondata sul primato della persona.
  • Vogliamo costruire nella società italiana un nuovo patto politico e sociale ispirato al bene comune, al servizio della famiglia, delle comunità, del mondo del lavoro, della libera impresa e della cultura.

Nel Manifesto per una Nuova Italia si legge alla pagina 5:

  • Per questo nasce l'Unione di Centro. Per proporre una nuova casa politica a tutti i popolari, i liberali e i riformisti italiani che avvertono con preoccupazione il vuoto etico e politico sul quale si basa l'attuale sistema dei partiti.
  • La Seconda Repubblica è fallita. Non ha saputo ricostruire il corpo e l'anima della nostra democrazia. Non ha creato le basi di un nuovo patto istituzionale tra gli italiani.

Don Luigi Sturzo, Alcide De Gasperi, Giorgio La Pira, Ugo La Malfa, Amintore Fanfani, Mariano Rumor e Aldo Moro sono infine le figure ideali di riferimento del partito.

Assisi nazionali[modifica | modifica sorgente]

  • Stati Generali del Centro, Chianciano Terme 11-12-13 settembre 2008, Decisivi per governare
  • I Assemblea fondativa, Roma 3-4 aprile 2009 Verso il Partito della Nazione
  • II Assemblea generale, Stati del Centro, Chianciano Terme 11-12-13 settembre 2009 Nasce dal Centro l'Italia di domani
  • I Laboratorio delle Idee, Ricostruiamo l'Italia, Chianciano Terme 10-11-12 settembre 2010
  • III Assemblea generale, Chianciano Terme 8-9-10-11 settembre 2011 Quando gli italiani si uniscono sono capaci di grandi imprese
  • Assemblea nazionale, Roma 20 luglio 2013
  • Festa Popolare, Futuro dell'Italia, Chianciano Terme 13-14-15 settembre 2013
  • IV Congresso[125], Il coraggio di decidere, la forza per vincere, Roma 21-22-23 febbraio 2014

Partiti e movimenti aderenti[modifica | modifica sorgente]

UdC.jpg

Sono confluiti nell'Unione di Centro i seguenti partiti e movimenti politici:

Presidenti dei gruppi parlamentari[modifica | modifica sorgente]

Camera dei Deputati
Gruppo Unione di Centro per il Terzo Polo
XVI legislatura
38 deputati
XVII legislatura
7 deputati
Senato della Repubblica
Gruppo Unione di Centro, SVP e Autonomie (Union Valdotâine, MAIE, Movimento Repubblicani Europei, Partito Liberale Italiano, Partito Socialista Italiano)

6 maggio 2008 - (in carica): Giampiero D'Alia, vice vicario: Manfred Pinzger (Südtiroler Volkspartei), vice: (dal 7 luglio 2011) Achille Serra (UdC)

XVI legislatura
6 deputati
XVII legislatura
2 senatori (eletti nella coalizione Con Monti per l'Italia)

Struttura[modifica | modifica sorgente]

Gli organi principali sono il Consiglio nazionale di 250 membri, la Direzione nazionale di 41 membri e la Segreteria amministrativa.

Coordinatori regionali[modifica | modifica sorgente]

  • Valle d'Aosta: Piero Vicquery
  • Piemonte: Alberto Goffi (coordinatore) e Teresio Delfino (presidente Costituente di Centro)
  • Lombardia: Christian Campiotti (segretario)
  • Veneto: Antonio De Poli (coordinatore) e Marco Zabotti (presidente Costituente di Centro)
  • Trentino-Alto Adige: Ivo Tarolli (coordinatore) e Lia Beltrami Giovanazzi (presidente Costituente di Centro)
  • Friuli-Venezia Giulia: Angelo Compagnon (coordinatore) e Gian Luigi Gigli (presidente Costituente di Centro)
  • Liguria: Rosario Monteleone (coordinatore) e Egidio Banti (presidente Costituente di Centro)
  • Emilia-Romagna: Davide Torrini (coordinatore) e Tommaso Bonetti (presidente Costituente di Centro)
  • Toscana: Lorenzo Zirri (coordinatore) e Marco Baldassarri (presidente Costituente di Centro)
  • Umbria: Maurizio Ronconi (coordinatore) e Donatella Tesei (presidente Costituente di Centro)
  • Marche: Antonino Pettinari (coordinatore) e Aldo Tesei (presidente Costituente di Centro)
  • Lazio: Luciano Ciocchetti
  • Abruzzo: Enrico Di Giuseppantonio (coordinatore) e Rodolfo De Laurentiis (presidente Costituente di Centro)
  • Molise: Luigi Velardi (coordinatore) e Domenico Izzo (presidente Costituente di Centro)
  • Campania: Gianpiero Zinzi (coordinatore) e Ciriaco De Mita (presidente Costituente di Centro)
  • Basilicata: Agatino Mancusi (coordinatore) e Gaetano Fierro (presidente Costituente di Centro)
  • Puglia: Angelo Sanza (coordinatore) e Rocco Buttiglione (presidente Costituente di Centro)
  • Calabria: Gino Trematerra (coordinatore) e Marisa Fagà (presidente Costituente di Centro)
  • Sardegna: Giorgio Oppi
  • Sicilia: Gianpiero D'Alia (coordinatore) e Giulia Adamo (presidente Costituente di Centro)

Organizzazione giovanile[modifica | modifica sorgente]

Movimento giovanile Giovani Popolari Europei - Giovani Unione di Centro[132]

  • Coordinatore Nazionale: Gianpiero Zinzi (dal febbraio 2009)

Risultati elettorali[modifica | modifica sorgente]

Voti % Seggi
Politiche 2008 Camera 2.050.229 5,62 36
Senato 1.866.356 5,69 3
Europee 2009 1.996.021 6,51 5
Politiche 2013 Camera 608.210 1,79 8
Senato nella lista Con Monti per l'Italia 2
Europee 2014 nella lista Nuovo Centrodestra - Unione di Centro 1

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Inaugurazione sede Udc Roma con Lorenzo Cesa.
  2. ^ Cattolici. Cesa: l'Udc ha 42 mila giovani iscritti su 220 mila; puntiamoci.
  3. ^ Fatto l'accordo Rosa bianca, Udc, De Mita Sarà capolista al Senato. URL consultato il 23 giugno 2013.
  4. ^ Casini, Fini e Rutelli varano il Polo della nazione: il partito dei perdenti - libero, casini, fini, udc, guzzanti, mpa, reguzzoni, terzo polo, polo della nazione - liberoquot...
  5. ^ Scissione in casa Udc, la Rosa per l'Italia "rompe" e guarda a sinistra, BSNews.
  6. ^ L'UDEUR nacque nel 1999 su iniziativa di Clemente Mastella.
  7. ^ Documento della Direzione PSDI 29 marzo 2008
  8. ^ Rainews24.it
  9. ^ Ministero dell'Interno - Elezione della Camera dei Deputati del 13 - 14 aprile 2008. URL consultato il 15 aprile 2008.
  10. ^ Ministero dell'Interno - Elezione del Senato della Repubblica del 13 - 14 aprile 2008. URL consultato il 15 aprile 2008.
  11. ^ Il sistema elettorale per il Senato alle elezioni del 2008 era fondato su circoscrizioni regionali con sbarramento all'8%.
  12. ^ Pionati lascia l'Udc:Torno con Silvio in Corriere della Sera, 27 novembre 2008. URL consultato il 13 gennaio 2012.
  13. ^ L'Udc ha ufficializza la candidatura di Rodolfo De Laurentiis, PrimaDaNoi, 22 ottobre 2008.
  14. ^ Dellai-Divina è già diventato un test nazionale, Trentino, 26 settembre 2008.
  15. ^ Esclusione dell'Udc, ecco le motivazioni, Trentino, 17 ottobre 2008.
  16. ^ Casini con Dellai porta i voti UdC all'Upt, l'Adige, 22 ottobre 2008.
  17. ^ Notizia del 14.01.2010 | Unione per il Trentino
  18. ^ Rosario Monteleone nominato coordinatore regionale dell’Udc | IVG.it
  19. ^ AndriaLive.it - L'eurodeputato Marcello Vernola nell'Unione di Centro
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Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]

Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]