Infibulazione

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Tipo d'infibulazione
Diffusione della pratica

L'infibulazione (dal latino fibula, spilla) è una mutilazione genitale femminile. Consiste nell'asportazione della clitoride, delle piccole labbra, di parte delle grandi labbra vaginali con cauterizzazione, cui segue la cucitura della vulva, lasciando aperto solo un foro per permettere la fuoriuscita dell'urina e del sangue mestruale.
Ha nascita esclusivamente culturale, ma oggi è adottata e praticata soprattutto in molte società in Africa, nella penisola araba e nel sud-est asiatico.

Indice

[modifica] Infibulazione e cultura

Simbolo contro tale pratica
Esempio di "circoncisione faraonica"

Le origini delle mutilazioni sessuali femminili sono legate a tradizioni dell’antico Egitto (da qui il nome di infibulazione faraonica). Si calcola che in Egitto, nonostante la pratica sia vietata[1], ancora oggi tra l'85% e il 95% delle donne abbia subito l'infibulazione[2]. La Somalia, dove la pratica è diffusa al 98% [2], è stata definita dall'antropologo de Villeneuve le pays des femmes cousues, il paese delle donne cucite[3].

L'infibulazione e l'escissione del clitoride non sono menzionate dal Corano: non è dunque richiesta dall'Islam alcuna forma di manipolazione dei genitali (tra cui l'infibulazione) che rechi danno fisico alla donna. Secondo diversi studiosi non è neppure considerato accettabile nell'Islam che sia limitato il piacere sessuale della donna[4]. Di qui il fatto che la giurisprudenza coranica ammetta, fra le cause di divorzio, difetti fisici della sposa, come ad esempio una circoncisione mal riuscita[5]. Il padre del Kenya moderno, Jomo Kenyatta, difese l'infibulazione come una pratica culturale importante.

Sebbene non sia in nessuna sua parte richiesta dal Corano, l'infibulazione è però una pratica che si può riscontrare in diversi paesi islamici (essenzialmente la parte meridionale dell'Egitto, Sudan, Somalia, Eritrea, Nigeria, Senegal, Guinea) dove viene consigliata come sistema utile a mantenere intatta la purezza della donna. In Indonesia un'associazione islamica sta finanziando campagne di infibulazione gratuita all'interno delle scuole. Così secondo una Fondazione istituita da Waris Dirie avrebbe già reso possibile l'infibulazione del 96 per cento delle bambine indonesiane[6].

In Somalia, una donna che non è infibulata, viene considerata impura. Per tanto, non riesce a trovare marito e rischia l'allontanamento dalla società[7].

La stessa Ayaan Hirsi Ali, venne infibulata all'età di cinque anni, assieme alla sorella di quattro ed è una delle principali sostenitrici contro le mutilazione femminili, nonché testimone di come questa pratica sia tipica delle società islamiche[8].

Il presidente Thomas Sankara mise al bando con una legge nel 1985 l'escissione e l'infibulazione in Burkina Faso.

Nel Cristianesimo le mutilazioni, anche quelle autoinflitte, sono considerate un peccato contro la santità del corpo e sono quindi proibite. Ma essendo l'infibulazione legata a culture tribali precedenti la cristianizzazione, tale pratica si è conservata, soprattutto tra i copti (ortodossi e cattolici) e nel Corno d'Africa (Eritrea, Etiopia) [9].

[modifica] Effetti dell'infibulazione

I rapporti sessuali, attraverso questa pratica, vengono impossibilitati fino alla defibulazione (cioè alla scucitura della vulva), che in queste culture, viene effettuata direttamente dallo sposo prima della consumazione del matrimonio. Dopo ogni parto viene effettuata una nuova infibulazione per ripristinare la situazione prematrimoniale. La pratica dell'infibulazione faraonica ha lo scopo di conservare e di indicare la verginità al futuro sposo e di impedire alla donna di provare piacere durante l'amplesso con il coniuge.

Le conseguenze per la donna sono tragiche, in quanto perde completamente la possibilità di provare piacere sessuale a causa della rimozione del clitoride e i rapporti diventano dolorosi e difficoltosi, spesso insorgono cistiti, ritenzione urinaria e infezioni vaginali. Ulteriori danni si hanno al momento del parto: il bambino deve attraversare una massa di tessuto cicatrizzato e poco elastico reso tale dalle mutilazioni; in quel momento il feto non è più ossigenato dalla placenta e il protrarsi della nascita toglie ossigeno al cervello, rischiando di causare danni neurologici. Nei paesi in cui è praticata l'infibulazione inoltre, è frequente la rottura dell'utero durante il parto, con conseguente morte della madre e del bambino[10].

[modifica] La tutela penale della donna

Una campagna per l'abbandono delle mutilazioni genitali femminili è stata lanciata negli anni novanta dalla leader politica Emma Bonino[11] , che, a fianco dell'organizzazione Non C'è Pace Senza Giustizia (Npwj), ha organizzato eventi, iniziative, conferenza e meeting su questo argomento con politici europei ed africani[12].

Proprio per questo motivo, nel dicembre 2008 Npwj ha organizzato al Cairo (Egitto) una conferenza internazionale per l'abbandono delle mutilazioni genitali femminili[13], alla quale hanno partecipato un centinaio di donne e uomini politici africani ed europei[14]. Con la legge 9 gennaio 2006, n. 7, il Parlamento italiano ha provveduto a tutelare la donna dalle pratiche di mutilazione genitale femminile, in attuazione degli articoli 2, 3 e 32 della Costituzione e di quanto sancito dalla Dichiarazione e dal Programma di azione adottati a Pechino il 15 settembre 1995 nella quarta Conferenza mondiale delle Nazioni Unite sulle donne. Al codice penale è aggiunto l'articolo 583 bis che punisce con la reclusione da quattro a dodici anni chi, senza esigenze terapeutiche, cagiona una mutilazione degli organi genitali femminili. Per mutilazione il legislatore intende, oltre alla infibulazione, anche la clitoridectomia, l'escissione o comunque (norma di chiusura) qualsiasi pratica che cagioni effetti dello stesso tipo.

Allo stesso modo, chi, in assenza di esigenze terapeutiche, provoca, al fine di menomare le funzioni sessuali, lesioni agli organi genitali femminili diverse da quelle indicate al primo comma, da cui derivi una malattia nel corpo o nella mente, è punito con la reclusione da tre a sette anni.

Le disposizioni di questo articolo si applicano altresì quando il fatto è commesso all'estero da cittadino italiano o da straniero residente in Italia, ovvero in danno di cittadino italiano o di straniero residente in Italia. In tal caso, il colpevole è punito a richiesta del Ministro della giustizia.

L'articolo 583 ter precisa inoltre che l'esercente la professione sanitaria resosi colpevole del fatto sottostà altresì alla pena accessoria dell'interdizione dall'esercizio della professione da tre a dieci anni, con comunicazione della sentenza di condanna all'Ordine dei medici chirurghi e degli odontoiatri.

Liliana Ocmin, Vicepresidente del comitato per le Pari Opportunità, ha affermato: «In Italia sono circa 40.000 le donne che hanno subito l'infibulazione. L'Italia è oggi la nazione europea che, per la particolare tipologia di flussi migratori, risulta il Paese con il più alto numero di donne infibulate»[15].
Secondo uno studio di Aldo Morrone (direttore dell'Istituto Nazionale per la promozione della salute delle popolazioni migranti e per il contrasto delle malattie della povertà - INMP) e di Alessandra Sannella, in Italia le donne infibulate sarebbero invece circa 30-35 000 (ovvero il dato più alto presente in Europa) e ci sarebbero ogni anno circa 2000 o 3000 bambine immigrate a rischio. Tali infibulazioni verrebbero perlopiù fatte a pagamento (senza anestesia) presso medici o anziani appartenenti alla propria comunità.[16]

In Eritrea dal 31 marzo 2007 praticare l'infibulazione è reato e per i trasgressori sono previste multe e la carcerazione a seconda della gravità del reato. Unione delle Donne Eritree stima che il 90% delle donne siano state soggette a infibulazione e che nel continente africano almeno tre milioni di bambine subiscano la pratica ogni anno[17].

[modifica] Campagne politiche

Una campagna [18] per la cessazione delle mutilazioni genitali femminili è stata lanciata negli anni novanta dalla leader politica Emma Bonino, che, a fianco dell'organizzazione Non C'è Pace Senza Giustizia, ha organizzato eventi, iniziative e conferenze su questo argomento con politici europei ed africani [19].

Nel 2010 è stata rilanciata da Emma Bonino, Radicali Italiani e Non c'è pace senza giustizia, la campagna contro le mutilazioni genitali femminili. In tutto il mondo, grazie alla loro iniziativa, sono state raccolte firme per un appello di messa al bando di questa pratica da presentare all'Assemblea Generale delle Nazioni Unite.

[modifica] Note

  1. ^ "Mai più donne mutilate": l'Egitto vieta l'infibulazione
  2. ^ a b afrol Women & Gender - FGM
  3. ^ Annie de Villeneuve, "Etude sur une coutome Somalie, les femmes cousues", in: Journal de la Société des Africanistes, 1937, vol. 7, pp. 15-32.
  4. ^ Sami A. Aldeeb Abu Sahlieh (luglio 1994). To Mutilate in the Name of Jehovah or Allah: Legitimization of Male and Female Circumcision. Medicine and Law: 575-622  (in inglese). URL consultato il 17-09-2009.
  5. ^ Berkeley, J. (1996). Circumcision circumscribed female excision and cultural accomodation in the medieval near east. International Journal of Middle East Studies 28: 19-38  (in inglese). URL consultato il 2009-07-17.
  6. ^ [1].
  7. ^ [2].
  8. ^ Ayaan Hirsi Ali, op. cit..
  9. ^ Aldo Morrone. La mutilazione genitale femminile: una ferita aperta?. URL consultato il 29-09-2009.
  10. ^ Linee Guida MGF del Ministero della Salute - Complicazioni Ostetriche.
  11. ^ Pagina per la campagna Stop Fgm sul sito web di Emma Bonino (EmmaBonino.it).
  12. ^ Pagina sulle iniziative per l'abbandono delle mutilazioni genitali femminili sul sito web di Non C'è Pace Senza Giustizia (Npwj.org).
  13. ^ Pagina speciale sulla conferenza del Cairo su Npwj.org.
  14. ^ Lista dei partecipanti alla conferenza del Cairo (Npwj.org).
  15. ^ Avvenire, 6 febbraio 2009.
  16. ^ Infibulazione: in Italia si pratica, eccome. Sono a rischio migliaia di bimbe immigrate - La Repubblica - Valeria Pini - 5 febbraio 2011
  17. ^ Mutilazioni sessuali vietate in Eritrea. Il corriere. URL consultato il 06-04-2007.
  18. ^ Pagina per la campagna Stop Fgm sul sito web di Emma Bonino (EmmaBonino.it)
  19. ^ Pagina sulle iniziative per l'abbandono delle mutilazioni genitali femminili sul sito web di Non C'è Pace Senza Giustizia (Npwj.org)

[modifica] Bibliografia

[modifica] Voci correlate

[modifica] Collegamenti esterni

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