Augusto Guerriero
Augusto Guerriero, noto anche con lo pseudonimo di Ricciardetto (Avellino, 16 agosto 1893 – Roma, 31 dicembre 1981), è stato un giornalista, scrittore e divulgatore storico italiano.
[modifica] Biografia
Augusto Guerriero era figlio di un medico. Frequenta il liceo di Avellino con il suo amico Guido Dorso. Con lui collabora a Irpinia democratica. Nel 1914 si laurea in giurisprudenza all’Università di Napoli con una tesi su ”L’anarchismo di Leone Tolstoi”. In questo periodo si dedica alla letteratura e pubblica una prefazione ad un’edizione italiana del Maurice Maeterlinck: Tre drammi. All’avvento della Prima guerra mondiale era neutralista e riteneva che Salandra commettesse un tragico errore con l’intervenire nel conflitto. Ancora sconosciuto, nel 1917 invia un articolo critico dell'interventismo alla Critica Sociale di Filippo Turati che lo pubblica (firmato A.G.). Ne pubblicherà altri due, con alcuni tagli della censura. Invia un altro articolo al Mattino di Napoli diretto da Edoardo Scarfoglio, gli viene pubblicato e ne seguì una collaborazione di carattere continuativo negli anni successivi. Nel frattempo è inviato al fronte con il grado di sottotenente.
Al termine della guerra, con la riapertura dei concorsi, entra nell’amministrazione pubblica (1920). Legge l’inglese, il francese (ha già letto tutto Proust), il tedesco e inizia a studiare l’arabo. Nel 1922 è un funzionario del Gabinetto del Sottosegretario dell’Interno a Roma quando si fa trasferire a Bolzano. Si trova impiegato presso quell’amministrazione civile quando, nei primi di ottobre 1922, con la marcia dei fascisti su Bolzano, preludio di quella su Roma, si verificano dei disordini. Il sindaco è rimosso e Guerriero, per la sua conoscenza del tedesco, è nominato commissario dal governo Facta. Si adopera per una conciliazione fra popolazione tedesca e la popolazione italiana. Lascia l’incarico il 24.2.1923 con gli elogi della stampa locale.
Ha letto Sorel, studia David Ricardo e John Maynard Keynes. Scrive già sul rapporto fra comunismo e religione, un tema che ricorrerà più volte nei suoi scritti fino agli ultimi anni.
Nel 1924 pubblica nel Mattino di Napoli articoli sfavorevoli al regime, in uno di essi critica lo slogan di Mussolini del “vivere pericolosamente”. Subisce la prima inchiesta ed è costretto a terminare l’attività giornalistica e a trasferirsi presso l’amministrazione civile in Tripolitania. Nel 1929 è al Ministero delle Corporazioni e dirige l’Ufficio Industria. Suo diretto superiore è il ministro Giuseppe Bottai. Continua a subire delazioni da parte dei fascisti e Bottai lo protegge. Nel 1933 entra nella magistratura della Corte dei Conti dove rimarrà fino al 1957. Nel 1931 compie un viaggio di venti giorni in URSS. Al ritorno pubblicherà il saggio Piatiletka prevedendo il successo del piano quinquennale sovietico. Riprende a pubblicare qualche articolo, alcuni gli vengono pubblicati nella Stampa , diretta da Curzio Malaparte. Nel 1935-36 Gorresio gli assegna una rubrica di attualità internazionali nell’ Eco del Mondo. Rubrica che sarà ripresa nel 1937 in Omnibus, primo settimanale a rotocalco italiano, dove Longanesi gli assegna lo pseudonimo di "Ricciardetto", con il quale raggiungerà la notorietà per il parlare chiaro e lo stile “secco”. Omnibus fu soppresso nel 1939 dal Ministero della Cultura per un articolo di Guerriero. Continua a scrivere durante la guerra in periodici come Tempo dove però i suoi articoli, a sua insaputa, sono modificati per renderli accetti alla censura. Quando se ne accorge passa ad altre riviste come Settegiorni ed Oggi diretti da Mario Pannunzio e Arrigo Benedetti. Dal 1940 scrive nel Corriere della Sera, con articoli di terza pagina. Nel 1943 pubblica una raccolta di articoli, usciti in questo periodo, nel volume Guerra e dopoguerra. In essi riesce a non parlare di Mussolini né di Hitler, e a comunicare ai lettori le sue analisi, che lasciavano presagire l’entrata in guerra dell’America, il cambio di alleanza di Stalin e la sconfitta sul fronte russo.
Nell’immediato dopoguerra scrive in Risorgimento liberale, Tempo, e nei primi numeri de Il Mondo. Richiamato al Corriere della Sera ne diviene il commentatore principe di politica estera fino a quando non viene licenziato nel 1972.
Dal 1950 inizia una fortunata rubrica, sempre di politica estera, nel settimanale di Arnoldo Mondadori, Epoca, seguita dalle Conversazioni coi lettori, che terrà fino alla fine. Subito dopo la guerra scrive articoli pieni di sdegno contro i crimini di Hitler e Stalin. Prende posizione contro l’avanzare dell’impero sovietico, e critica l’inerzia della politica militare americana. Avanza riserve invece sull’intervento in Vietnam perché ne prevede l’insuccesso. Prevede anche il distacco della Cina dall’URSS, e, unico giornalista occidentale, la caduta di Kruscev. Nel 1966 il Christian Science Monitor lo definisce il “Walter Lippmann italiano”. Pubblica in Storia Illustrata una serie di articoli di storia italiana, dalla prima guerra mondiale alla seconda, in cui attribuisce a Salandra e a Mussolini la piena responsabilità della partecipazione dell’Italia ai conflitti mondiali e dei gravi danni che ne seguirono per il paese, nei decenni successivi ad ogni guerra.
Sue battaglie su Epoca sono: difesa degli ebrei e di Israele, per la protezione degli animali e contro la vivisezione. Scrive a favore di un controllo demografico. Contro le nazionalizzazioni, contro l'istituzione delle regioni e di enti inutili.
Gli articoli di politica interna son poche decine in trenta anni. Inizia con le lodi della politica di De Gasperi per poi criticare, dal 1961 in poi, la politica della Democrazia Cristiana e del Partito Socialista che riteneva conducesse al dissesto le finanze pubbliche, alla corruzione e al dilagare della criminalità organizzata. Si occupa di scandali, come quello di Michele Sindona, chiedendo arresti e indagini più allargate.
Negli ultimi anni si è dedicato agli studi di critica neotestamentaria e della Formgeschichtliche Methode di Rudolf Bultmann. Porta quindi per la prima volta a conoscenza del grande pubblico italiano i risultati di quelle ricerche sulle origini del cristianesimo e sul Gesù storico, divulgandoli, sempre su in Epoca, che era un settimanale di grande diffusione. Raccoglierà poi questi articoli nei volumi Quaesivi et non inveni ed Inquietum est cor nostrum. Colpito nel 1970 da una grave forma di aracnoidite e da sordità, trascorse gli ultimi anni a letto o sulla sedia a rotelle. Si è spento il 31.12.1981.
[modifica] Opere
- Piatiletka, 1931
- Guerra e dopoguerra, Bompiani, 1943
- Churchill, 1944
- Tempo Perduto, Mondadori, 1959
- Quaesivi et non inveni, Mondadori, 1973
- Inquietum est cor nostrum ,Mondadori, 1976
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