Fausto Biloslavo

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Fausto Biloslavo (Trieste, 13 novembre 1961) è un giornalista italiano.

Nei tardi anni Settanta è un militante del Fronte della Gioventù di Trieste. Il 1º luglio 1981 viene arrestato insieme a Gilberto Paris Lippi e Antonio Azzano per ordine della magistratura di Bologna con l'accusa di falsa testimonianza in merito a un loro precedente soggiorno in Libano, in campeggi militari del falangisti. Nei giorni successivi si precisa che l'inchiesta è legata alle indagini sull'attentato alla stazione di Bologna[1]. I tre, difesi da Marcantonio Bezicheri (già difensore di Franco Freda), saranno in seguito prosciolti da ogni accusa.

Nel 1982 segue la Guerra del Libano come fotografo freelance. In quell'occasione è l'unico a immortalare il leader palestinese Arafat in fuga da Beirut. Un anno dopo, insieme ai colleghi Almerigo Grilz e Gian Micalessin, due giornalisti vicini alla destra triestina, fonda la Albatross Press Agency, agenzia giornalistica che collabora con Panorama e il Tg1 realizzando servizi in aree del mondo interessate da fenomeni bellici o rivoluzionari. Grilz muore in Mozambico nel 1987, mentre segue i guerriglieri anticomunisti della RENAMO, finanziati dal Sudafrica segregazionista. Nel 1988 Biloslavo viene arrestato a Kabul da agenti governativi sovietici perché sospettato di contatti con i guerriglieri mujaheddin. Rimane in carcere per sette mesi, riuscendo a rientrare in Italia solo grazie all'intervento diretto del Presidente della Repubblica Francesco Cossiga.

All'inizio degli anni Novanta è inviato in Jugoslavia. Nel 1993 pubblica per Il Piccolo di Trieste un reportage dalla Dalmazia e sostiene l'"esistenza di un’esplosiva missiva di un generale italiano [...] da poco in pensione [che] consigliava i serbi su come conquistare Zara", e che "in Krajina un ex mercenario serbo stava addestrando la brigata Garibaldi composta da uno sparuto gruppo di italiani"[2]. Questa notizia viene subito smentita dalla stesso giornale, e la polemica finisce con una querela da parte di Biloslavo, che viene ritirata nel 1997 con la pubblicazione del testo citato.

Nel corso degli anni Biloslavo si è occupato più volte del tema delle foibe: ha pubblicato vari articoli su giornali di destra (Il Borghese, Epoca, Il Giornale Nuovo) sugli infoibatori che ancora si troverebbero in Slovenia. Ha lanciato una campagna civile contro gli infoibatori che percepiscono la pensione dello stato italiano, che dopo essere stata raccolta dal pubblico ministero romano Giuseppe Pititto (titolare dell'inchiesta sulle violenze contro gli italiani in Jugoslavia nel dopoguerra) è rimasta senza seguito.

Oggi Biloslavo lavora presso la redazione de Il Giornale; inoltre collabora con varie testate come Il Foglio, Panorama, SKY TG24 e TGcom24.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Claudio Tonel, Dossier sul neofascismo a Trieste (1945-1983), Dedolibri, 1991.
  2. ^ Il Piccolo, 27 novembre 1997
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