Alberto Cavallari
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Alberto Cavallari nel suo studio di Parigi, al 24 dell'Avenue Charles Floquet.
Alberto Cavallari (Piacenza, 1 settembre 1927 – Levanto, 20 luglio 1998) è stato un giornalista e scrittore italiano.
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[modifica] Biografia
Figlio di Enrico (Piacenza, 1894 - 1972), commerciante, e di Dirce Bongiorni (Casa Celli di S. Lazzaro, 1900 - Piacenza, 1969), casalinga, ebbe un fratello maggiore di sei anni, Oreste. Sposò nel 1954 Maria Teresa Astorri ed ebbe due figli: Paolo ed Andrea.
Redattore di Epoca (1950-1953); inviato speciale del Corriere della Sera (1954-1969); direttore de Il Gazzettino di Venezia (1969-1970); commentatore politico del TG2 (1971); direttore dell'ufficio romano dell'Europeo (1972-1973); corrispondente da Parigi per La Stampa (1973-1975) e per il Corriere della Sera (1977-1981); direttore del Corriere della Sera (1981-1984); articolista per La Repubblica da 1984 sino alla morte, avvenuta nel 1998 [1] [2].
Ha insegnato giornalismo Università Paris II (1978-1989) e svolto numerosi seminari all’Università di Pavia. Dal 1984 è stato membro dell'European Institute for the Media, presso l'Università di Manchester prima, e Universita di Düsseldorf, poi.
Nel 1965 Cavallari realizzò sulle pagine del Corriere un'inchiesta sul Concilio Vaticano II, culminata, il 3 ottobre, con un'intervista a Paolo VI, la prima mai rilasciata da un papa.
Nessuno meglio di lui ha sintetizzato la sua vita, che così descrisse nell'“Autodizionario degli scrittori italiani”:
| « Poligrafo e viaggiatore del Novecento, è nato a Piacenza il 1° settembre 1927, ha svolto una lunga attività nell'industria giornalistica italiana, cercandovi quei rari margini di libertà e d'indipendenza che potevano esistere. Dopo il 1977 si è dedicato anche all'insegnamento nelle università francesi e inglesi. Personalità, stile di scrittura, carattere, si possono desumere dalle vicende della sua vita. Dopo la Resistenza, debuttò nel giugno 1945 nell'“Italia libera”, collaborando a molti giornali e riviste, del dopoguerra: “Milano Sera” di Gatto e Vittorini, “Corriere Lombardo” di Radius e Buzzati, “Il Politecnico” di Vittorini, “Lettura” di Filippo Sacchi, “Pensiero critico” di Remo Cantoni, “Il Nuovo Corriere” di Bilenchi, “La settimana” di Marotta e Pratolini. Ha contemporaneamente tradotto Breton, Mark Twain, Shakespeare, Hogben. Nel '50 è stato tra i fondatori di “Epoca” con Alberto Mondadori passando nel '54 al “Corriere della Sera”, come inviato speciale. Dal '54 al '69 ha viaggiato l'Italia, l'Europa est-ovest, il Medio Oriente, l'Asia, l'Australia, gli Stati Uniti descrivendo fatti di cronaca, eventi politici, guerre, rivoluzioni e svolgendo grandi inchieste, e nel corso di questi anni gli è stato attribuito un ruolo di protagonista nel “nuovo giornalismo” italiano. Ma la cosa è tutta da verificare. Ha comunque firmato centinaia di reportages e interviste, dalla rivolta di Budapest alle guerre israeliane, dalla caduta di Krushev alla rivoluzione culturale cinese, ed è stato autore della prima intervista mondiale a un papa (Paolo VI). Inchieste e cronache sono state raccolte in volumi tradotti in tutte le lingue: “L'Europa intelligente”, “L'Europa su misura”, “La Russia contro Krushev”, “Il Vaticano che cambia”, “Il potere in Italia”, “Italia sotto inchiesta”. Dopo il 1969 Cavallari ha diretto “Il Gazzettino” a Venezia, la redazione romana dell'“Europeo”, trasferendosi nel 1973 a Parigi come corrispondente e inviato speciale della “Stampa”, poi del “Corriere della Sera”. Sono di questo periodo i libri “Una lettera da Pechino”, “La Cina dell'ultimo Mao”, “La Francia a sinistra”, “Vicino & lontano” (primo volume di commenti, non più di cronache e inchieste, molto lodato da Sciascia); e sono di questo periodo i suoi corsi universitari di “ informazione pubblica” tenuti all'Université Paris 2 a partire dal '78, riuniti in dispense col titolo “La fabbrica del presente”. Nel 1981, dopo che la crisi della P2 travolse il “ Corriere della Sera”, Cavallari fu chiamato a dirigerlo per restituirgli l'immagine distrutta dallo scandalo e trarlo dal fallimento economico. Questa direzione, legata alla “questione morale” e a una linea sostanzialmente “pertiniana”, si è svolta tra controversie, violente lotte politiche, immense difficoltà, registrando perfino una condanna alla prigione del direttore (come nel Settecento) voluta dal capo del governo Craxi. Ma ciò non ha impedito a Cavallari, dopo tre anni, di lasciare dietro di sé un “Corriere” libero e completamente risanato (giudizio del tribunale di Milano). Tornato a Parigi nell'84, Cavallari ha quindi iniziato alla “Repubblica” la sua nuova attività di editorialista e proseguito quella universitaria, entrando a far parte anche dell'European Institute for the Media dell'università di Manchester, diventandone vicepresidente nell'89. Inutile menzionare premi e riconoscimenti che hanno accompagnato una vita certamente non facile, indubbiamente interessante, dopotutto fortunata. Emiliano come Verdi, Cavallari ebbe cara solo la Legion d'Onore, ricevuta, nell'82 da Mitterrand, che Verdi appunto metteva ogni sera a cena. Ma ebbe un debole anche per il premio della Pace, ricevuto a Roma nell'89 insieme al segretario generale dell'Onu, difficile da meritare dopo aver descritto tante guerre e vissuto tante lotte politiche. Infine: fu veramente orgoglioso di un solo elogio critico: quello che gli riservò Claudio Magris in “Danubio”. Negli ultimi anni Cavallari (sposato dal '54, padre di due figli che riflettono certe sue curiosità, uno scienziato, l'altro diplomatico) ha cominciato a riflettere sulla vecchiaia in arrivo. Alcune di queste riflessioni sono consegnate a un piccolo libro, “La fuga di Tolstoj”, pubblicato nel 1986, tradotto subito in Francia con successo. Infatti, egli è leopardianamente convinto che non la morte sia da temere ma la vecchiaia. Comunque sia, quando anche Cavallari avrà inevitabilmente una tomba, sarà facile scrivere l'epigrafe: “Visse, scrisse, viaggiò, cioè inutilmente fuggì”. » | |
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(Alberto Cavallari, in Autodizionario degli scrittori italiani [3])
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[modifica] Opere
- L'Europa intelligente, Rizzoli, Milano 1963; inchiesta su scienza e politica.
- L'Europa su misura, Vallecchi, Firenze 1963; viaggio tra le pianificazioni dell'occidente.
- La Russia contro Kruscev, Vallecchi, Firenze 1964; diario di viaggio nella Russia dopo la caduta di Kruscev, tradotto in spagnolo, Plaza e Janes Edtores, Barcellona 1965.
- (con I. Montanelli, P. Ottone, G. Piazzesi e G. Russo) Italia sotto inchiesta, Corriere della Sera, 1963-1965, Sansoni, Firenze 1965.
- Il Vaticano che cambia, Mondadori, Milano 1966; un bilancio dell'evoluzione strutturale del Vaticanocon la prima intervista della storia fatta ad un Papa; tradotto in inglese, Faber & Faber, Londra 1966; americano, Doubleday & Co., New York 1967; portoghese, Livraria Morais, Lisbona 1967; spagnolo, Plaza e Janes, Barcellona 1967; olandese, Ultgeverij Lannoo, L’Aja 1967; spagnolo, Ediciones GP, Barcellona 1971.
- (con M.A. Asturias e S. Pautasso) Incontro con Miguel Angel Asturias, IILA [4], Roma 1973.
- Il potere in Italia, Mondadori, Milano 1967; la vita politica italiana nell'autocritica di chi comanda.
- Una lettera da Pechino, Garzanti, Milano 1974 e 1976, ISBN 978-88-11-73908-1; diario di un viaggio fatto in Cina nel 1973.
- La Cina dell’ultimo Mao, Garzanti, Milano 1975 e 1976, ISBN 978-88-11-73917-3; viaggio problematico nella "terza Cina" dopo la rivoluzione culturale e la nuova costituzione del 1975.
- La Francia a sinistra, Garzanti, Milano 1977, ISBN 978-88-11-73934-0; cronaca di un cambiamento politico e della vita sociale e culturale della Francia degli anni Settanta.
- Vicino & lontano, Garzanti, Milano 1981, ISBN 978-88-11-73956-2; diario di opinioni su fatti degli anni 79-81.
- (con E.G. Wedell e G.M. Luyken) Media in competition: the future of print and electronic media in 22 countries, European Institute for the Media, Manchester e InterMedia Centrum, Hamburg, 1973, ISBN 3-926-07400-0.
- La fuga di Tolstoj, Einaudi, Torino 1986, ISBN 978-88-06-59385-8 e poi Garzanti, Milano 1994, ISBN 978-88-11-66653-0; ricostruzione della fuga compiuta dello scrittore russo nei giorni immediatamnte precedenti la sua morte; tradotto in francese, Crhristian Bourgois [5], Parigi 1989, ISBN 2-267-00607-3 ed Edizioni 10/18, Parigi 1996, ISBN 2-264-02067-9; spagnolo, Ediciones de la Magrana, Barcellona 1989¸ ISBN 84-7410-451-3; Ediciones Penìnsula, Barcellona 1997, ISBN 84-8307-035-9.
- La fabbrica del presente, Feltrinelli, Milano 1990, ISBN 978-88-07-08092-0; raccolta delle lezioni di informazione pubblica tenute all' Università Paris 2 e all'Università degli Studi di Pavia negli anni Ottanta.
- L'atlante del disordine, Garzanti, Milano 1994, ISBN 978-88-11-73836-7; la crisi geopolitica di fine secolo; tradotto in norvegese Hegland Trykkeri AS, Oslo 1994, ISBN 978-82-911-6504-2.
Traduzioni e curatele:
- Dalla pittura ai fumetti, di L. Hogben, Mondadori, Milano 1952;
- Robinson Crusoe, di D. Defoe, Feltrinelli, Milano 1993, ISBN 978-88-07-82059-5; con un testo introduttivo dal titolo L'isola della modernità, pp. 7-29 [6].
[modifica] Premi
- Premio Saint-Vincent di giornalimo (1960) [7]
- Premio Marzotto per il giornalismo (1963)
- Premio Palazzi (1963)
- Premio Estense (1965) [8]
- Lions d'Oro – Lions Club Piacenza (1966)
- Premio giornalistico "Alfio Russo" - Giara d’argento (1979)
- Premio Internazionale "La Madonnina" (1984)
- Premio Acqui Storia – Testimone del Tempo (1988) [9]
- Colomba d'oro per la Pace – Archivio per il Disarmo (1989)
- Premio giornalistico Federico Motta Editore (1996)
- Premio "Angil dal Dom" - Fondazione Cassa di Risparmio Piacenza e Vigevano (1996) [10]
[modifica] Onorificenze
[modifica] Note
- ^ Notizia della morte di Alberto Cavallari dal New York Times, 30 luglio 1998.
- ^ Notizia della morte di Alberto Cavallari dall'Indipendent (Londra), 23 luglio 1998.
- ^ Felice Piemontese (a cura di), Autodizionario degli scrittori italiani, Milano, Leonardo Editore, 1990, pp. 98-99. ISBN 993550077x.
- ^ Istituto Italo-Latino Americano.
- ^ Collegamento al sito "Crhristian Bourgois Editeur"
- ^ Collegamento a Google Libri.
- ^ Premio Saint-Vincent di giornalimo edizione 1960.
- ^ Albo d'oro del Premio Estense.
- ^ Albo d'Oro Premio Acqui Storia - Testimone del Tempo.
- ^ Premio "Angil dal Dom".
[modifica] Collegamenti esterni
- (IT) Roberto Martinelli, profilo di Alberto Cavallari, Ordine dei Giornalisti della Lombardia.

