Henry Ford

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« C'è vero progresso solo quando i vantaggi di una nuova tecnologia diventano per tutti. »
(Henry Ford[1])
Henry Ford

Henry Ford (Dearborn, 30 luglio 1863Detroit, 7 aprile 1947) è stato un imprenditore statunitense.

Fu uno dei fondatori della Ford Motor Company, società produttrice di automobili, ancora oggi una delle maggiori del settore negli Stati Uniti e nel mondo. Tramite essa, guadagnò un capitale stimato in 199 miliardi di dollari, cosa che lo renderebbe la nona persona più ricca della storia.[2]

Biografia[modifica | modifica sorgente]

Figlio di agricoltori di origine irlandese, nel 1888 si trasferì a Detroit dove venne assunto dalla società d'elettricità di Thomas Alva Edison, uno dei padri della lampadina.[3] Durante il tempo libero si dedicò alla costruzione di un'automobile con il motore a combustione interna inventato da Carl Benz e Gottlieb Daimler pochi anni prima. Il primo prototipo di quadriciclo costruito da Ford, nel garage della propria abitazione, fu sperimentato su strada il 4 giugno 1896.[4]

Nel 1899 lasciò l'impiego ed entrò come ingegnere capo nella Detroit Automobile Company.[5] Dopo tre anni decise di lasciarla e fondare la Ford Motor Company, dove con lo scopo di contenere i prezzi dei beni prodotti attraverso la riduzione dei tempi di lavorazione, introdusse il sistema di lavoro della catena di montaggio. Resta famosa la Ford T, auto semplice (era disponibile solo di colore nero) ed economica, la prima ad essere prodotta su grande scala. Era il 1908 quando la prima Ford T vide la luce, la mitica Lizzie, così la chiamarono gli americani.

Henry Ford nel 1888 all'età di 25 anni

Venne prodotta fino al 1927 e ne furono costruite 15 milioni di esemplari.[6] Fu inoltre inventore della Ford Hemp Body Car, un'automobile (mai messa in commercio[7]) interamente realizzata in fibre di canapa ed alimentata da etanolo di canapa (il carburante veniva raffinato dai semi della pianta).[8] Unendo infatti passione per la natura ed indubbio fiuto per gli affari, l’imprenditore americano volle ad ogni costo che venisse realizzata una vettura che “uscisse dalla terra”. Per realizzare questo progetto impegnò nella ricerca il fior fiore dei suoi ingegneri che, nel 1941, dopo 12 anni di ricerca diedero forma concreta al progetto. Ford morì sei anni dopo e nel 1955 la coltivazione della canapa venne proibita negli Usa.[9]

Suo è il detto «Quello che non c'è non si rompe» (sempre in riferimento alla semplicità con cui era fabbricata la Ford T).[10] Dal 1967 il suo nome è inserito nell'Automotive Hall of Fame che raggruppa le maggiori personalità distintesi in campo automobilistico, premio assegnato da una associazione la cui sede attuale è nella sua città di nascita. Pare che Henry Ford fosse un estimatore della casa automobilistica italiana Lancia: sua è infatti la famosa frase «Tutte le volte che vedo una Lancia mi tolgo il cappello».[11][12]

Ford con il "papà" della lampadina Thomas Alva Edison

In occasione del suo 75º compleanno, nel 1938, Adolf Hitler lo insignì della Gran Croce del Supremo Ordine dell'Aquila Tedesca, che è la più alta onorificenza del regime nazista che si poteva conferire ad uno straniero, per l'impegno della sua filiale Ford in Germania, nel rifornire l'esercito nazista di mezzi blindati e nel donare tutti gli utili alla causa Nazista. Inoltre Ford, per diversi anni durante il regime Nazista, si impegnò a versare 50'000 USD. di allora, come sostegno al Partito di Hitler.[13]

Nel 1938 Ford lasciò la direzione dell'impresa nelle mani del figlio Edsel, che già dal 1922 dirigeva la Lincoln, marchio di lusso del gruppo Ford. Tuttavia, l'anziano patriarca manteneva comunque il controllo delle attività, seppure da dietro le quinte: aveva infatti passato il comando all'ex capo della sicurezza Harry Bennett, rendendo perciò la carica di Edsel meramente di facciata.

Quando il figlio morì di tumore il 26 maggio 1943, il giorno prima del funerale Henry Ford (già ottantenne e plurinfartuato) rese note le sue volontà: Bennett avrebbe continuato a gestire l'attività per suo conto finché i suoi nipoti non avessero compiuto 32 anni. La moglie Clara e la nuora Eleanor lo convinsero, però, a trasferire immediatamente i poteri direttivi al nipote ventiseienne Henry Ford II.

Costui fu nominato presidente della Ford Motor Company il 21 settembre 1945 e, a partire dal 1949, avviò il processo di ristrutturazione dell'impresa propugnato dal padre Edsel già dal 1934 ma categoricamente rifiutato dal nonno Henry fin d'allora. Henry Ford è autore di un libretto in 4 volumi dal titolo "L'ebreo internazionale" ("The International Jew: The World's Foremost Problem"). Il libretto, che descrive il progetto di dominio sul mondo da parte del popolo ebreo, fu ampiamente diffuso in Germania durante il nazismo e fu fonte di ispirazione per Hitler. Ford sostenne anche l'autenticità dei Protoccli dei Savi di Sion e ne fece stampare un'edizione a sue spese, regalando copie autografate del libro; in seguito tuttavia ordinò di ritirare le copie dal commercio.

Onorificenze[modifica | modifica sorgente]

Cavaliere di Gran Croce dell'Ordine dell'Aquila Tedesca (Germania nazista) - nastrino per uniforme ordinaria Cavaliere di Gran Croce dell'Ordine dell'Aquila Tedesca (Germania nazista)
— 1938[14]

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Henry Ford • C'è vero progresso solo quando i vantaggi di una nuova tecnologia diventano per tutti
  2. ^ Sebastian Cap, L’uomo più ricco della storia in Altervista.com, 19 ottobre 2012. URL consultato il 27 gennaio 2013.
  3. ^ (EN) Patricia Zacharias, Henry Ford and Thomas Edison -- a friendship of giants (Detroit), The Detroit News.
  4. ^ (EN) The Showroom of Automotive History: 1896 Quadricycle.
  5. ^ Bryan
  6. ^ (EN) A Short History of Ford's Innovation.
  7. ^ vedi Proibizionismo
  8. ^ Hemp Body Car: l'auto costruita con fibre di canapa.
  9. ^ La storia segreta della canapa.
  10. ^ Henry Ford • Quello che c'è non si rompe, Aforismi.it.
  11. ^ Alberto Mazzuca, Giancarlo Mazzuca, La Fiat: da Giovanni a Luca: un secolo di storia sotto la dinastia Agnelli, Dalai editore, 2004, p. 78. ISBN 978-88-8490-662-5.
  12. ^ Griffith Borgeson, Alfa Romeo. I creatori della Leggenda, Nada Edizioni, 1990. ISBN 88-7911-045-4.
  13. ^ (EN) Henry Ford and the Nazis.
  14. ^ Ford e GM indagate per collaborazione con il nazismo auf der Website der Washington Post

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]

Altri progetti[modifica | modifica sorgente]

Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]

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