Isole Ogasawara
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Le isole Ogasawara (小笠原諸島 Ogasawara Shotō?), anche note come Isole Bonin, sono un arcipelago di oltre 30 isole tropicali e sub-tropicali generalmente a sud della capitale Giapponese Tokyo. Amministrativamente, appartengono alla città di Tokyo, di cui formano uno dei villaggi, il villaggio Ogasawara.
Quando in giapponese si usa l'alfabeto latino, "isola" si scrive "shima" o "jima". Il primo si pronuncia come in italiano "scima", il secondo come in italiano "gima". Il nome giapponese è isole Ogasawara (小笠原諸島 Ogasawara shotō?). Il nome di isole Bonin deriva dai caratteri 無人 (oggigiorno pronunciati mujin o munin), che vuol dire niente persone, o disabitate.
Le isole hanno una superficie di circa 84 km². Le uniche isole permanentemente abitate sono Chichi jima (父島?) e Haha jima (母島?). Vi è anche una base militare a Iwo Jima con un personale di circa 400 individui.
L'arcipelago più vicino è quello delle isole Izu, ma geologicamente i due arcipelaghi sono separati.
Indice |
Divisioni dell'arcipelago [modifica]
Le isole Ogasawara si suddividono in quattro gruppi principali:
- gruppo Mukojima (聟島列島 Mukojima Rettō?), anche noto come gruppo Parry
- gruppo Chichijima (父島列島 Chichijima Rettō?), anche noto come gruppo Beechey
- gruppo Hahajima (母島列島 Hahajima Rettō?), anche noto come gruppo Baily
- gruppo vulcano (火山列島 Kazan Rettō?)
Inoltre, vi sono alcune isole separate:
- Nishino shima (西之島? isola occidentale), anche nota come isola Rosario, a ovest del gruppo Hahajima e a nord del gruppo vulcano
- altre isole appartenenti alle isole Ogasawara amministrativamente ma non geograficamente:
- Okinotorishima (沖ノ鳥島 o 沖鳥島? lontana isola di uccelli)
- Minami Torishima (南鳥島? isola di uccelli meridionale), anche nota come isola Marcus
Le isole del gruppo vulcano si trovano a sud degli altri gruppi principali, mentre Okino Torishima si trova altri 700 km più a sud, e Minami Torishima si trova circa a 1900 km ad est del gruppo principale.
Storia [modifica]
Scoperta [modifica]
La prima scoperta dell'isola da parte di navigatori di origine europea si ritiene fosse nel 1543, coll'esploratore spagnolo Bernardo de la Torre.[1]
Nei secoli XVIII e XIX gli spagnoli si riferirono a queste isole come Islas del Arzobispo ("Isole dell'Arcivescovo"), mentre i riferimenti contemporanei nella cartografia giapponese sono meno accurati, al punto da essere considerati da alcuni[2] come intesi a fuorviare, forse coll'intenzione scoraggiare tentativi di colonizzazione da parte di altre nazioni. L'autore Frederick William Beechey utilizzò il nome spagnolo fino al 1831, e credeva che il termine giapponese "Boninsima" (isole Bonin) si riferisse ad altre isole.
Colonizzazione [modifica]
Il primo insediamento alle isole fu di un americano, Nathaniel Savory, che fondò la prima colonia a Chichi jima nel 1830. Nel 1853, il commodoro Perry visitò le isole, acquistandole da Savory per $50, ma i discendenti di Savory vivono ancora sulle isole[3].
Seconda guerra mondiale [modifica]
Durante la seconda guerra mondiale, la maggior parte degli abitanti delle isole Ogasawara furono trasferiti nelle isole principali del Giappone. Le basi militari giapponesi di questo periiodo comprendevano sostanziali fortificazioni.
Il 2 settembre 1944 il futuro presidente americano George H. W. Bush, che pilotava un aerosilurante, fu colpito durante un attacco a Chichi jima. Bush completò il bombardamento e dovette abbandonare l'aereo paracadutandosi nel mare, mentre i tre membri del suo equipaggio non sopravvissero. Bush fu poi riportato in salvo da un sottomarino americano.
Tra il febbraio e il marzo 1945, l'isola di Iwo Jima fu teatro di una famosa battaglia. I giapponesi combatterono molto duramente, tanto che i sopravvissuti furono meno del cinque per cento, circa mille su ventiduemila.
Dopoguerra [modifica]
Le isole furono occupate e amministrate dalla marina degli Stati Uniti fino al 1968, quando furono restituite al Giappone.
Attualmente gli abitanti dell'arcipelago sono cittadini giapponesi, e il giapponese è la lingua corrente. Esiste anche un dialetto locale che contiene forme derivate sia dal giapponese, sia dall'inglese che parlavano i primi coloni, ma questo dialetto è usato soprattutto dai residenti più anziani. Nel 2005, Daniel Long e Naoyuki Hashimoto hanno pubblicato un dizionario bilingue, Talking Dictionary of the Bonin Islands Language (with CD-ROM).
Annualmente il numero di turisti è circa diciassettemila[4].
Chichijima ha un radiotelescopio con un diametro di 25 m che appartiene alla rete VERA (VLBI Exploration of Radio Astrometry), parte dell'Osservatorio Astronomico Nazionale del Giappone.
Sviluppi recenti [modifica]
Il ministero dell'ambiente del Giappone e il ministero dell'agricoltura, foresteria, e pesca del Giappone hanno proposto le isole Ogasawara come Patrimonio dell'umanità in base a criteri geologici, ecologici, e di biodiversità.[4]
Trasporti [modifica]
Le isole sono collegate alle isole principale del Giappone dalla nave Ogasawara Maru, di 6700 tonnellate di stazza e capace di 1031 passeggeri[5]. Le partenze settimanali sono dal porto di Takeshiba nella baia di Tokyo, e, tempo permettendo, la nave arriva al porto di Chichi jima circa 25 ore più tardi. Da Chichi jima, la Hahajima maru collega al porto di Haha jima.
Servizio di ambulanza per emergenze mediche viene provveduto dalle forze di autodifesa del Giappone, utilizzando aerei o elicotteri basati a Iwo Jima o a Iwakuni.
L'isola di Chichi jima ha un servizio di autobus e di taxi. Vi si trovano anche servizi di autonoleggio e noleggio motocicli e biciclette.
Nel luglio 2005 fu cancellato il progetto Super Liner Ogasawara, che avrebbe dovuto essere completato nel 2006, citando aumenti nel prezzo del petrolio. Se fosse stato completato, avrebbe accorciato la durata del tragitto a circa 17 ore.
Le due isole ufficialmente abitate delle Ogasawara non hanno aeroporto. L'unico aeroporto si trova a Iwo Jima. Aeroporti proposti per Chichi jima e Anijima non furono mai costruiti (finora, 2009), in parte per motivi di protezione dell'ambiente.
Geologia [modifica]
Le isole Ogasawara principali emersero nell'Eocene, circa 48 milioni di anni fa. Si trovano in una zona di subduzione dove la placca del Pacifico sta in subduzione sotto la placca delle Filippine. Le isole furono formate da attività vulcanica verso l'inizio di questo periodo. La roccia è soprattutto una forma di andesite nota come boninite, contenente soprattutto ossido di magnesio, cromo e silice.
È possibile che le isole Ogasawara principali siano parte di un'ofiolite.
Le rocce delle isole del gruppo vulcano sono molto più recenti. Iwo Jima è un vulcano non attivo ma con sorgenti calde che indicano attività in periodi recenti.
Flora e Fauna [modifica]
Le isole Ogasawara hanno una propria ecoregione di foresta subtropicale umida a latifoglie con notevole biodiversità (circa 500 specie di piante) ed endemismo (circa il 43% delle specie).
Le foreste principali sono di tre tipi:
- foresta di media umidità, in zone basse e umide con suoli ben sviluppati. Queste foreste, quasi sterminate per l'agricoltura prima del 1945, hanno un'altezza tipica di circa 15 metri e sono dominate da piante di Ardisia sieboldii. Altre specie importanti sono Elaeocarpus photiniaefolius, Pisonia umbellifera, e Pouteria obovata.
- foresta secca, in zone basse secche o zone più elevate, con un'altezza tipica fra i 4 e gli 8 metri. Questo tipo di foresta contiene soprattutto Distylium lepidotum, Rhaphiolepis integerrima, Schima mertensiana, Pouteria obovata e Syzygium buxifolium, e si può suddividere ulteriormente:
- il tipo Distylium-Schima si trova in zone elevate esposte alle nubi e con suoli fini. In questo tipo di foreste si trovano molte specie rare e a rischio di estinzione, mentre le piante principali sono il Pandanus boninensis e il Syzygium buxifolium.
- il tipo Raphiolepsis-Livistona si trova in zone elevate con terreni rocciosi. La maggior parte degli alberi appartiene alla specie Rhaphiolepis integerrima, mentre altre specie comprendono la palma a ventaglio Livistona chinensis var. bonensis, Pandanus boninensis e Ochrosia nakaiana.
- macchia, in creste o dirupi secchi esposti al vento o al mare. Queste macchie offrono la maggiore biodiversitá di queste isole. Le specie dominanti sono Distylium lepidotum e Pouteria obovata, che arrivano a una altezza fra il mezzo metro e il metro e mezzo. Altri arbusti di questa zona comprendono Myrsine okabeana, Symplocos kawakamii, e Pittosporum parvifolium.
Vi sono molte specie di uccelli che dimorano o dimoravano alle isole Ogasawara. Fra le specie estinte si contano il Chaunoproctus ferreorostris (famiglia Fringillidae) e lo Zoothera terrestris (famiglia Turdidae), ambedue a Chichi jima.
L'isola di Chichi jima comprende una stazione di ripopolamento di tartarughe marine. Le tartarughe vivono in questa stazione fino al raggiungimento di un certo grado di maturitá, il che in teoria diminuisce il rischio da predatori che tendono ad uccidere le tartarughe giovani.
Il calamaro gigante (Architeuthis) fu filmato per la prima volta nel suo stato naturale, nei pressi delle isole Ogasawara il 27 settembre 2005 (per molti si trattò di una coincidenza eccezionale, dato che le isole Ogasawara sono il luogo dove sono stati confinati Godzilla e i suoi mostri compagni nel film Gli eredi di King Kong). Un esemplare fu catturato nel dicembre 2006.[6]
Riferimenti culturali [modifica]
- nell'anime Occhi di Gatto nell’episodio numero 13 “La promozione di Matthew” si dice che il detective Hisman dovrebbe essere trasferito nell’isola di Ogasarawa, riferendosi con ogni probabilità alle isole Ogasawara.
- nel videogioco Pokémon Rosso Fuoco e Verde Foglia il Settipelago (Seviii Islands) è basato su queste isole.
- l'isola del mostro nei film di Godzilla fa occasionalmente parte di questo arcipelago.
- l'anime televisivo Macross pone l'atterraggio dell'SDF-1 Macross sulla fittizia isola Sud Ataria, che farebbe parte di questo arcipelago.[7]
Note [modifica]
- ^ Welsch, Bernhard (2004). Was Marcus Island Discovered by Bernardo de la Torre in 1543?. Journal of Pacific History 39 (1): 109-122. DOI:10.1080/00223340410001684886.
- ^ Frederick William Beechey, Narrative of a voyage to the Pacific and Beering's Strait, to co-operate with the polar expeditions: performed in His Majesty's ship Blossom, under the command of Captain F.W. Beechey, R.N., F.R.S. &c. in the years 1825, 26, 27, 28, London, H. Colburn and R. Bentley, 1831, pp. 237-240.
- ^ 父島の宿. URL consultato in data 5 settembre 2007.
- ^ a b Ogasawara Islands - UNESCO World Heritage Centre. URL consultato in data 13 settembre 2007.
- ^ おがさわら丸 (Ogasawara Maru). URL consultato in data 13 settembre 2007.
- ^ Japanese Researchers Capture Giant Squid. URL consultato in data 6 settembre 2007.
- ^ Macross Compendium Atlas Listing
Bibliografia [modifica]
- Hyman Kublin, The Bonin Islands, 1543 – 1875. tesi di dottorato, Harvard University, Cambridge, Massachusetts, 1947.
- Nobuo Muroga, Geographical exploration by the Japanese, in Herman R. Friis (ed.), The Pacific Basin: A history of its geographical exploration, New York 1947.
Altri progetti [modifica]
Commons contiene immagini o altri file su Isole Ogasawara
Collegamenti esterni [modifica]
- (EN) The Bonin (Ogasawara) Islands Language and Culture Site
- (JA) il villaggio Ogasawara
- (JA) Ogasawara Channel
- (EN) sito del World Wildlife Fund sulle foreste sub-tropicali umide delle isole Ogasawara