Groznyj

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
Se riscontri problemi nella visualizzazione dei caratteri, clicca qui.
Groznyj
città
Соьлжа-ГIала / Гро́зный
Groznyj – Stemma Groznyj – Bandiera
Groznyj – Veduta
Localizzazione
Stato Russia Russia
Distretto federale Meridionale
Soggetto federale Flag of the Chechen Republic.svg Cecenia
Rajon Groznenskij
Amministrazione
Sindaco Muslim Khuchiyev
Lingue ufficiali russo
Territorio
Coordinate 43°19′54″N 45°38′41″E / 43.331667°N 45.644722°E43.331667; 45.644722 (Groznyj)Coordinate: 43°19′54″N 45°38′41″E / 43.331667°N 45.644722°E43.331667; 45.644722 (Groznyj)
Altitudine 150 m s.l.m.
Superficie 350 km²
Abitanti 271 596 (2010)
Densità 775,99 ab./km²
Altre informazioni
Cod. postale 364000-364099
Prefisso (+7) 8712
Fuso orario UTC+4
Targa 95
Cartografia
Mappa di localizzazione: Federazione Russa
Groznyj
Sito istituzionale

Groznyj (in russo: Грозный?, anche traslitterata come Grozny; Соьлжа-ГIала, Solža-Ġala in ceceno) è una città della Russia meridionale, capitale della Cecenia.

Geografia[modifica | modifica wikitesto]

Groznyj è situata sulle rive del fiume Sunža (che, confluito nell'Argun, sfocia poi nel Terek) sul versante settentrionale del Caucaso e grossomodo al centro della Cecenia. Lambita a nord dalle catene montuose dei monti del Terek e dei monti della Sunža, sorge a metà strada fra le città di Nal'čik (nella Kabardino-Balkarija) e Mahačkala (nel Dagestan). Tra i centri abitati più vicini vi sono le cittadine di Gudermes, Argun, Šali, Ačhoj-Martan ed Urus-Martan.

La città è suddivisa nei seguenti 4 distretti:

  • Lenínskij
  • Zavodskoj
  • Staroprompslovskij
  • Oktjábr'skij

Nome[modifica | modifica wikitesto]

Il toponimo russo Groznyj significa "spaventoso", "minaccioso", o "terribile" (ad esempio, il personaggio storico conosciuto in italiano come "Ivan il Terribile" in russo è noto come Ivan Groznyj (Иван Грозный)). Durante l'esistenza della repubblica separatista, fu rinominata ufficialmente Dzochar-Ghala nel 1996, e i guerriglieri ceceni talvolta continuano ad indicarla come Džochar o Djohar (Ceceno: Джовхар-ГIала, Dƶovxar-Ġala); fu chiamata in tal modo in onore di Džochar Dudaev, il primo presidente della Repubblica cecena di Ičkeria. Nel dicembre 2005, il parlamento ceceno votò per rinominarla Achmadkala in onore di Achmad Kadyrov, proposito che fu decisamente respinto dal figlio di quest'ultimo Ramzan Kadyrov, primo ministro e in seguito presidente della repubblica.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Fondazione[modifica | modifica wikitesto]

La città venne fondata nel 1818 dai cosacchi del Terek come avamposto militare, responsabile del controllo russo nel settore caucasico. Per far spazio alla nascente cittadina numerosi villaggi indigeni vennero rasi al suolo. Fra questi si ricordano Kuli-Yurt, Yandara, Sunsha-Yurt[1]. Al termine dell'annessione operata dall'impero zarista nei primi decenni dell'800, la fortezza divenne obsoleta, e fu riconvertita in centro residenziale civile. Questa crebbe piuttosto lentamente fino alla fine del secolo, quando cominciò un certo sviluppo derivante dallo sfruttamento dei giacimenti petroliferi della zona circostante. Intorno ai giacimenti si sviluppò un'economia di indotto fatta di industrie petrolchimiche e meccaniche. La cittadina divenne un importante snodo di passaggio degli oleodotti caucasici e uno dei più popolosi centri della regione (con più di 30.000 abitanti ai primi del '900).

Era sovietica[modifica | modifica wikitesto]

Durante la Rivoluzione d'Ottobre le milizie bolsceviche guidate da Nicolai Ansimov conquistarono Grozny, facendone ben presto uno dei principali centri di irradiamento della rivoluzione nel Caucaso settentrionale. La guarnigione posta a difesa della città respinse numerosi attacchi portati dai lealisti Cosacchi durante le prime fasi della Guerra civile russa. Tuttavia, con l'arrivo dell'armata bianca del generale Anton Denikin i rivoluzionari furono costretti ad abbandonare Grozny, che fu catturata dall'Armata Bianca nel febbraio 1919. Un anno dopo l'Armata Rossa riuscì a sconfiggere Denikin e ad annettere nuovamente la città, che divenne la capitale del territorio ceceno nell'ambito della neocostituita Repubblica Sovietica della Montagna. Nel 1922 la repubblica venne dissolta, e la regione cecena venne declassata a semplice provincia (Oblast) dell'URSS. Questa situazione permase fino al 1936, quando i territori ceceni e ingusci vennero unificati in una Repubblica Autonoma, la RSSA Ceceno-Inguscia.

Nel 1944 l'intera popolazione Cecena e Inguscia venne deportata, come misura putiniva per la mancata resistenza offerta dalle popolazioni locali di fronte all'avanzata dell'esercito tedesco durante l'Operazione Barbarossa. l'Armata Rossa operò in quel frangente numerose esecuzioni massa[2], mentre molti altri cittadini perirono durante il trasporto in Siberia[3][4]. Secondo i documenti interni dell'NKVD più del 20% della popolazione residente all'epoca della deportazione perse la vita durante la deportazione e nel successivo periodo di cattività nei Gulag sovietici. Il Parlamento Europeo ha riconosciuto nel 2004 l'azione condotta dall'Unione Sovietica atto di genocidio[5].

Dopo l'epurazione della componente cecena, Grozny tornò ad essere un semplice centro amminsitrativo, nel quale vennero sistemati migliaia di profughi russi rimasti senza casa durante la seconda guerra mondiale. Alla morte di Stalin le popolazioni autoctone furono autorizzate a tornare nelle loro terre, ricostituite come Repubblica Autonoma Ceceno-Inguscia. Il reintegro dei ceceni a Groznyj on fu tuttavia facile, giacché la città era ormai massicciamente abitata da russi. Questo fatto causò una degenerazione nei rapporti inter etnici fra le due componenti, intenzionate a guadagnare l'egemonia sulle leve politiche ed economiche della comunità. Secondo il sociologo Georgy Derluguyan la struttura sociale iniziò a delinearsi secondo uno schema raffrontabile con quello presente nell'Algeria Francese, nella quale la classe dominante era rappresentata da una esigua minoranza bianca che si imponeva sulla maggioranza autoctona tramite il controllo degli apparati politici e il monopolio delle professioni qualificate. Nello stesso modo, rileva Derluguyan, nella Grozny degli anni cinquanta — sessanta la minoranza russa controllava il dispositivo politico locale del PCUS e deteneva i più ambiti (e meglio retribuiti) posti di lavoro nell'ambito del settore amministrativo e petrolchimico[6]. Lo status quo, sovente agitato da sollevazioni delle classi più disagiate, era mantenuto da un alto livello di sviluppo, durante il quale le condizioni della popolazione crebbero notevolmente, attirando ulteriore inurbamento e promuovendo la nascita dei numerosi quartieri residenziali che hanno caratterizzato il panorama di Grozny fino ai primi anni 2000. Alla fine dell'era sovietica la città contava circa 400.000 abitanti, in gran parte ceceni, ma con una forte minoranza russa attestata intorno al 25%[7].

Il collasso dell'Unione Sovietica[modifica | modifica wikitesto]

Durante le convulse fasi che portarono al crollo dell'URSS, Grozny divenne il centro di un attivo movimento separatista, quidato dal generale dell'aeronautica ceceno Dzhokhar Dudaev. Collegato alle attivita politiche guidate da Dudaev, si inquadra il processo di allontanamento (il più delle volte forzato) della minoranza russa dalla città[8]. Il fenomeno, radicalizzatosi con l'acuirsi delle tensioni fra il governo russo e gli insorti ceceni, presero secondo alcuni la forma di una vera e propria pulizia etnica[9][10]. Non mancano voci contrastanti, come quella degli economisti russi Boris Lvin e Andrei Illarionov secondo i quali l'analisi dei flussi non indicherebbe una emigrazione russa da territori esterni al "nucleo originario" della loro nazione maggiori rispetto ad altre analoghe situazioni[11] e che il gigantesco esodo occorso a cavallo tra il 1994 e il 1996 sarebbe diretta conseguenza dei bombardamenti operati dalla stessa aeronautica russa durante la Prima guerra cecena[12].

I tentativi russi di rovesciare la leadership di Dudaev, nel frattempo divenuto presidente della Repubblica cecena di Ichkeria culminarono in un tentato colpo di stato sventato proprio nelle strade di Grozny, quando le forze paramilitari fedeli al governo distrussero quelle leali a Mosca[13] catturando decine di militari russi e scatenando così l'aggressione diretta dell'Esercito Federale.

Il palazzo presidenziale di Grozny, gennaio 1995.

La prima guerra cecena[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Battaglia di Groznyj (1994), Assedio di Groznyj (1994 - 1995) e Prima guerra cecena.

Durante la Prima guerra cecena la città venne pesantemente bombardata, e fu successivamente teatro di aspri scontri che si protrassero fino alla primavera del 1995. L'utilizzo indiscriminato di esplosivi da parte di entrambe le forze trasformarono la città in un cumulo di macerie, fra le quali perirono migliaia di militari e un numero imprecisato di civili. Gran parte di questi ultimi erano di nazionalità russa giacché gli abitanti di etnia cecena, che sovente avevano la possibilità di sfollare presso amici e parenti fuori città, riuscirono in buona parte a mettersi in salvo dalle distruzioni. L'occupazione russa della città durò fino all'Agosto 1996, quando una forza di 1500 - 3000 miliziani indipendentisti riconquistò la città con un blitz. A seguito del cessate il fuoco e dei successivi Accordi di Khasavyurt la città tornò capitale di una repubblica indipendente, col nome di Djohar in onore del suo presidente, rimasto ucciso pochi mesi prima che il conflitto avesse termine.

La seconda guerra cecena[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Seconda guerra cecena.
Appartamenti danneggiati, 2006

La seconda invasione russa si abbatté su una città ancora danneggiata, determinandone la completa distruzione. Fra le rovine di Grozny si combatté la principale battaglia del conflitto, con il consueto massiccio utilizzo di esplosivi sia da parte dell'artiglieria e dell'aviazione russe che da parte dei gruppi di fuoco ceceni, armati con gran quantità di RPG. Il 25 ottobre 1999 l'aviazione russa bombardò il centro cittadino, dove stava avendo luogo il mercato, uccidendo circa 140 persone e ferendone centinaia. L'artiglieria federale concentrò i propri sforzi sulla demolizione dei palazzi residenziali, che durante la guerra precedente aveva offerto un notevole vantaggio strategico alla fanteria leggera cecena. Durante il conflitto la città ha subito un volume di devastazione tale da essere classificata nel 2000 come la città più distrutta al mondo[14].

Dopo la guerra[modifica | modifica wikitesto]

Il nuovo quartiere commerciale di Grozny nel 2012

Ad oggi la Cecenia è stata reintegrata come repubblica autonoma all'interno della Federazione Russa. Gli organi amministrativi e istituzionali hanno sede in Grozny. Fino al 2006 il prolungarsi dello stato di guerra e le turbolente vicende attraversate dal governo filo russo installato dopo l'occupazione della città avevano impedito l'avvio di un serio piano di ricostruzione, ragion per cui su 60.000 appartamenti distrutti, soltanto 900 erano stati ricostruiti. Dal 2009 il varo di un ambizioso piano concordato tra Vladimir Putin e l'allora Primo Ministro della Repubblica Cecena Ramzan Kadyrov la ricostruzione è effettivamente iniziata, procedendo a ritmo spedito. Ad oggi gran parte dei quartieri abitativi è stata ricostruita, mentre nel nuovo centro cittadino sono sorti numerosi edifici di nuova concezione, come la moschea, qualificata come una delle più grandi in tutta la Russia. Il tessuto industriale della città sta vivendo una seconda vita, dopo essere stato totalmente distrutto durante la guerra[15].


Demografia[modifica | modifica wikitesto]

La città, che all'inizio degli anni novanta aveva quasi raggiunto il mezzo milione di abitanti, ha visto più che dimezzata la propria popolazione nell'arco di un decennio, a causa delle due guerre cecene. Tuttavia, negli ultimi anni si è registrato un lieve incremento demografico.

Evoluzione demografica[modifica | modifica wikitesto]

Popolazione di Groznyj

Trasporti[modifica | modifica wikitesto]

A causa dei recenti eventi bellici, la situazione dei trasporti a Grozny è attualmente molto precaria e la rete tranviaria fuori servizio. La linea ferroviaria funzionante (chiusa nella tratta Grozny-Nazran), che si ricongiunge alla linea Rostov-Mahačkala nella vicina città di Gudermes, è stata riaperta nel 2005 e conta vari collegamenti, tra cui anche uno che porta direttamente a Mosca.
I collegamenti con l'esterno sono ad oggi assicurati dal nuovo aeroporto di Grozny, dal 2009 certificato come l'unico aeroporto internazionale nella regione.[16][17]

Persone legate a Groznyj[modifica | modifica wikitesto]

Città gemellate[modifica | modifica wikitesto]

Sport[modifica | modifica wikitesto]

Calcio[modifica | modifica wikitesto]

La squadra principale della città è il Terek.

Riferimenti nella cultura di massa[modifica | modifica wikitesto]

La città figura nel videogioco Metal Gear Solid 3: Snake Eater col nome di «Groznyj Grad», ove, secondo la storia, era situata un'enorme base militare controllata dal colonnello Volgin. Inoltre viene citata negli episodi 1x12 e 2x04 della serie televisiva Alias.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Tactical Observations from the Grozny Combat Experience
  2. ^ "The Soviet War against ‘Fifth Columnists’: The Case of Chechnya, 1942–1944" by Jeffrey Burds, p.39
  3. ^ Dunlop, John. Russia confronts Chechnya: The roots of a separatist conflict. Pages 67-69
  4. ^ Bugai, Nikolai Fedorovich. The Truth about the Deportation of the Chechen and Ingush People. Printed in English in Soviet Studies in History, Fall 1991. Originalmente in russo in Voprosy istorii, giugno 1990.
  5. ^ Chechnya: European Parliament recognizes the genocide of the Chechen People in 1944, 27 febbraio 2004
  6. ^ Georgi Derluguyan, Bourdieu's Secret Admirer in the Caucasus, University of Chicago Press, 2005, pp. 244–5, ISBN 978-0-226-14283-8.
  7. ^ Sito ufficiale del censimento 2002
  8. ^ James Hughes, Chechnya: from nationalism to jihad, University of Pennsylvania Press, 2007, p. 64, ISBN. URL consultato il 1º novembre 2010.
  9. ^ Fate of ethnic Russian Grozny residents (Russian Line)
  10. ^ Chechnya: The White Book (Globalsecurity.org)
  11. ^ Boris Lvin and Andrei Illarionov. Moscow News. 24 febbraio - 2 marzo 1995
  12. ^ Carlotta Gall and Thomas de Waal. Pages 197, 227
  13. ^ Carlotta Gall and Thomas De Waal. Small Victorious War. p151-2
  14. ^ Programmes | From Our Own Correspondent | Scars remain amid Chechen revival, BBC News, 3 marzo 2007. URL consultato il 5 maggio 2009.
  15. ^ Under Iron Hand of Russia’s Proxy, a Chechen Revival
  16. ^ International Certificate goes to Grozny Airport
  17. ^ The 2009 Scroll of Honour Award Winners

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]


Stemma della Repubblica di Cecenia Città della Cecenia Bandiera della Russia
Capoluogo: Groznyj

Argun | Gudermes | Šali | Urus-Martan

Russia Portale Russia: accedi alle voci di Wikipedia che trattano di Russia