Semën Michajlovič Budënnyj
| Semën Michajlovič Budënnyj | |
|---|---|
| 25 aprile 1883 - 26 ottobre 1973 | |
| Nato a | Voronež |
| Morto a | Mosca |
| Dati militari | |
| Nazione servita | Impero russo |
| Forza armata | Esercito imperiale russo Armata rossa |
| Specialità | Cavalleria |
| Reparto | Cavalleria (esercito imperiale) Konarmija |
| Anni di servizio | 1917 - 1973 |
| Grado | Maresciallo dell'Unione Sovietica |
| Guerre | Guerra russo-giapponese Prima guerra mondiale Guerra civile russa Guerra sovietico-polacca Seconda guerra mondiale |
| Battaglie | Battaglia di Voronež (1919) Battaglia di Rostov (1920) Battaglia di Guliaj Pole Offensiva di Kiev 81920) Battaglia di Lvov (1920) Battaglia di Komarów Battaglia di Uman Battaglia di Kiev |
| Decorazioni | Ordine Imperiale di San Giorgio Ordine di Suvorov Ordine della Gloria Ordine della Bandiera Rossa |
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Semën Michajlovič Budënnyj (in russo: Семён Михайлович Будённый[?] ; Voronež, 25 aprile 1883 – Mosca, 26 ottobre 1973) è stato un generale e politico sovietico. Di umili origini cosacche, dimostrò grande coraggio personale in azione combattendo con l'Esercito imperiale russo. Dopo la Rivoluzione d'ottobre si unì all'Armata Rossa dove divenne ben presto famoso per il suo valore, per la sua audacia e per le capacità di comando della temuta Konarmija, la Prima armata a cavallo che ebbe un ruolo decisivo durante la Guerra civile russa, contribuendo a sconfiggere i generali Bianchi Anton Ivanovič Denikin e Pëtr Nikolaevič Vrangel'. Budënnyj partecipò anche alla guerra sovietico-polacca sempre alla testa dei suoi cavalleggeri. Dall'imponente e caratteristico aspetto fisico, divenne molto popolare tra i suoi uomini.
Strettamente legato, come molti suoi luogotenenti dell'Armata a cavallo, a Stalin, dopo la Guerra civile divenne un suo fedele e fidato seguace, continuando una brillante carriera nell'Armata Rossa e raggiungendo il grado di maresciallo dell'Unione Sovietica, uno dei primi cinque generali ad essere insigniti di questo riconoscimento. Durante la prima fase della Seconda guerra mondiale esercitò il comando del raggruppamento di forze assegnato alla difesa dell'Ucraina ma non fu in grado di contrastare l'avanzata della Wehrmacht e venne sostituito da Stalin che tuttavia lo mantenne in servizio a Mosca per tutta la guerra come comandante delle riserve.
Privo di adeguata preparazione e di capacità strategiche, Budënnyj fu soprattutto un coraggioso combattente di prima linea in grado di trascinare con l'esempio i suoi soldati in battaglia, mentre nel difficile ruolo di comandante in capo di teatro dimostrò gravi carenze e subì pesanti sconfitte contro l'esperto esercito tedesco.
Indice |
Biografia [modifica]
Budënnyj nacque in un'umile famiglia contadina della Russia meridionale; la famiglia proveniva dalla provincia di Voronež. Lavorò come bracciante agricolo fino al 1903 finché non venne arruolato nell'esercito zarista; partecipò alla guerra russo-giapponese servendo in cavalleria.
Allo scoppio della prima guerra mondiale era sottufficiale sul fronte orientale fino al 1916, quando venne trasferito sul fronte del Caucaso. Divenne famoso per la sua audacia militare e venne insignito quattro volte della croce di San Giorgio.
Quando la rivoluzione d'ottobre rovesciò il regime degli zar nel 1917, divenne un membro influente nei soviet dei soldati del Caucaso.
La guerra civile [modifica]
Allo scoppio della guerra civile russa nel 1918 organizzò diversi reparti di cavalleria, che sarebbero diventati poi la prima armata di cavalleria russa: tale armata avrebbe giocato un ruolo determinante nella guerra, riuscendo a cacciare l'armata bianca al comando di Anton Ivanovič Denikin da Mosca. Entrò nel PCUS nel 1919, collaborando con Stalin e Vorosilov.
Nel 1920 l'armata di cavalleria di Budënnyj prese parte alla guerra sovietico-polacca, risultando inizialmente vittoriosa cacciando i polacchi fuori dai confini ucraini e rompendo il fronte polacco meridionale in seguito. Tuttavia le forze sovietiche subirono una pesante sconfitta nella battaglia per Varsavia principalmente perché le forze di Budënnyj erano state fermate a Leopoli. Dopo la sconfitta nella battaglia di Komarów (una delle più grandi battaglie della storia con la cavalleria come protagonista), Budënnyj venne inviato a combattere l'armata bianca in Ucraina e Crimea. Nonostante la sconfitta in Polonia, fu uno degli eroi militari della guerra civile.
Budënnyj era considerato un comandante di cavalleria coraggioso e carismatico ma poco preparato per la guerra moderna, particolarmente sugli effetti dei carri armati. Durante il processo a Tuchačevskij egli criticò apertamente l'idea delle moderne forze corazzate. Budënnyj fu insignito di cariche onorifiche quali ispettore per la cavalleria dell'Armata rossa.
La seconda guerra mondiale [modifica]
Nel 1935 Budënnyj fu uno dei primi cinque generali ad essere insigniti del grado di maresciallo dell'Unione Sovietica; di questi cinque tre furono vittime delle purghe staliniane – solamente Budënnyj e Vorosilov mantennero il grado. Nel 1935 Budënnyj comandava il distretto militare di Mosca, mentre durante la guerra d'inverno comandò un'armata con risultati disastrosi. Nonostante ciò divenne nel 1940 commissario del popolo per la difesa (ministro della difesa), ruolo per il quale non era preparato.
Tra il luglio ed il settembre del 1941 fu comandante in capo (главком, glavkom) delle forze sovietiche sulla Direttrice strategica meridionale che comprendeva i fronti sud-occidentale e meridionale, con il compito di contenere l'avanzata delle potenti Panzer-Division tedesche della Wehrmacht in Ucraina, parte dell'operazione Barbarossa che era cominciata il 22 giugno. Le forze del maresciallo Budënnyj vennero circondate nella battaglia di Uman e soprattutto nella micidiale battaglia di Kiev (1941); questo disastro militare causò ai sovietici perdite per un milione di soldati, tra morti e prigionieri. È considerata una delle più gravi disfatte della storia militare. Sembra che Budënnyj avesse avvertito il comando supremo di Mosca della minaccia di un vasto accerchiamento e avesse richiesto la possibilità di abbandonare la difesa di Kiev, ricevendo però l'ostinato rifiuto di Stalin e dello Stavka.
In settembre 1941, dopo la chisura della sacca di Kiev, Stalin, irritato dall'andamento disastroso delle operazioni, sollevò dall'incarico il maresciallo Budënnyj affidando il comando a Tymošenko; Budënnyj prese il comando della riserva (fra il settembre e l'ottobre del 1941), poi delle armate del nord del Caucaso (aprile – maggio del 1942), del fronte del nord del Caucaso (da maggio ad agosto del 1942) e della cavalleria sovietica (fino al 1943).
Gli ultimi anni [modifica]
Nonostante fosse responsabile di alcune delle disfatte iniziali sovietiche della seconda guerra mondiale, anche in conseguenza degli ordini di Stalin, Budënnyj mantenne il favore del dittatore e non subì alcun provvedimento punitivo. Al termine della guerra gli fu permesso di ritirarsi come eroe dell'Unione Sovietica. Ha lasciato cinque libri dei memorie sulla guerra civile russa e sulla vita di ogni giorno nella prima armata di cavalleria russa.
Soldato di raro coraggio e grande valore personale fin dalla giovinezza nei ranghi dell'esercito zarista, Budënnyj divenne il combattente più famoso dell'Armata Rossa durante la Guerra civile, soprannominato il "flagello dei bianchi", guidò l'Armata a cavallo con audacia ed efficacia, ottenendo fama quasi leggendaria tra i suoi uomini. Temerario, pronto al combattimento corpo a corpo, riuscì vittorioso grazie soprattutto al suo coraggio e alla sua determinazione[1]. Dopo il 1937 il maresciallo subì un rapido declino morale a causa dell'arresto della moglie, cantante d'opera, su ordine di Stalin.
Viene ricordato in diverse canzoni militari russe quali La canzone della cavalleria rossa (Конармейская) e ne La marcia di Budënnyj. Anche una razza equina ed una componente della divisa militare sovietica devono a lui il proprio nome.
Onorificenze [modifica]
Onorificenze russe [modifica]
| Croce di San Giorgio di I Classe | |
| Croce di San Giorgio di II Classe | |
| Croce di San Giorgio di III Classe | |
| Croce di San Giorgio di IV Classe (2) | |
| Medaglia di San Giorgio di I Classe | |
| Medaglia di San Giorgio di II Classe | |
| Medaglia di San Giorgio di III Classe | |
| Medaglia di San Giorgio di IV Classe | |
Onorificenze sovietiche [modifica]
| Eroe dell'Unione Sovietica (3) | |
| — 1º febbraio 1958, 24 aprile 1963 e 22 febbraio 1968 |
| Ordine di Lenin (8) | |
| — 23 febbraio 1935, 17 novembre 1939, 24 aprile 1943, 21 febbraio 1945, 1º febbraio 1958, 24 aprile 1958, 22 febbraio 1968 e 1973 |
| Ordine della Bandiera Rossa (6) | |
| — 29 marzo 1919, 13 marzo 1923, 22 febbraio 1930, 8 gennaio 1941, 3 novembre 1944 e 24 giugno 1948 |
| Ordine di Suvorov di I Classe | |
| — 22 febbraio 1944 |
| Medaglia commemorativa per il giubileo dei 100 anni dalla nascita di Vladimir Il'ich Lenin al valore militare | |
| Medaglia per la difesa di Mosca | |
| Medaglia per la difesa di Odessa | |
| Medaglia per la difesa di Sebastopoli | |
| Medaglia per la difesa del Caucaso | |
| Medaglia per la vittoria sulla Germania nella grande guerra patriottica 1941-1945 | |
| Medaglia per il giubileo dei 20 anni della vittoria della grande guerra patriottica del 1941-1945 | |
| Medaglia per il giubileo dei 20 anni dell'Armata Rossa dei lavoratori e dei contadini | |
| Medaglia per il giubileo dei 30 anni dell'esercito e della marina sovietica | |
| Medaglia per il giubileo dei 40 anni delle forze armate dell'Unione Sovietica | |
| Medaglia per il giubileo dei 50 anni delle forze armate dell'Unione Sovietica | |
| Medaglia commemorativa per l'800º anniversario di Mosca | |
| Medaglia commemorativa per il 250º anniversario di Leningrado | |
Onorificenze straniere [modifica]
| Ordine di Sukhbaatar (Mongolia) | |
| Ordine della Bandiera Rossa (Mongolia) | |
Note [modifica]
- ^ C.Pleshakov, Il silenzio di Stalin, p. 62.
Bibliografia [modifica]
- (EN) Isaac Babel, The Complete Works of Isaac Babel, W. W. Norton & Company, 2002, pp. 751. ISBN 0-393-04846-2
- (EN) Richard Bernstein, Books of The Times - A Meticulous Eye for War's Poetry and Brutality, The New York Times, 31-5-1995. URL consultato in data 11-5-2010.
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