La Grande Bugia

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La Grande Bugia
Autore Giampaolo Pansa
1ª ed. originale 2006
Genere Saggio
Sottogenere storiografia

La Grande Bugia è un libro dello scrittore Giampaolo Pansa, ultimo di una serie, iniziata nel 2003 con Il sangue dei vinti e proseguito con Sconosciuto 1945, in cui racconta le violenze e gli eccessi commessi da alcuni ex-partigiani comunisti all'indomani del 25 aprile 1945.

Come nei precedenti testi, Pansa presenta nuove testimonianze per descrivere ed approfondire certi episodi di sangue avvenuti in Italia nel dopoguerra che, negli ultimi 60 anni, sono stati trascurati e fatti passare quasi del tutto sotto silenzio dalla storiografia ufficiale.

Una parte significativa del libro è tuttavia dedicata ad una sorta di diario delle esperienze di Pansa come autore di ricerche e alle sue risposte agli attacchi più duri che gli sono stati inflitti che stigmatizzavano le tesi da egli avanzate, con la ricostruzione di vicende accadute a personaggi che, prima di lui, sono passati sotto quelle che definisce le forche caudine di chi rifiutava qualsiasi revisione.

Il libro si propone come una revisione di quello che è il ritratto reticente e parzialmente falso della resistenza contro il nazi-fascismo costruito e protetto dalle sinistre italiane per sessant'anni.

Come i precedenti, della stessa serie il libro ha ricevuto il plauso della stampa legata al panorama che va dalla destra fascista al centro-destra politico ma anche da parte di alcuni esponenti ed intellettuali di centro-sinistra, mentre parallelamente ha ricevuto aspre critiche da parte di colleghi giornalisti quali Giorgio Bocca e Sandro Curzi oltre che dalla stampa di sinistra.

[modifica] Critica da parte dell'ANPI

L'ANPI ha giudicato le affermazioni contenute nel libro abbastanza gravi da meritare, l'8 novembre 2006, un comunicato stampa nel quale lo stesso viene duramente stigmatizzato. L'Associazione Nazionale Partigiani d'Italia fa notare, in particolare, come alcune delle vicende presentate da Pansa siano state trattate in precedenza da altri autori (vengono citati Una guerra civile di Claudio Pavone, La repubblica delle camicie nere di Luigi Ganapini e La Resistenza in Italia di Santo Peli) che hanno raccontato vicende che Pansa presenta come inedite e mai trattate»; viene contestata inoltre la tesi secondo la quale l'unico scopo della componente resistenziale comunista fosse l'instaurazione di un dittatura di stampo sovietico affermando che «si tratta, con evidenza, di affermazioni prive di qualsiasi fondamento storico, in quanto contraddette dallo svolgimento dei fatti di quell’epoca, così come sono offerti alla nostra valutazione e alla stessa memoria dei superstiti della lotta di allora».

[modifica] Edizioni

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