Due occhi diabolici

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Due occhi diabolici

Titolo originale: Due occhi diabolici
Lingua originale: {{{linguaoriginale}}}
Paese: Italia/USA
Anno: 1990
Durata: 120'
Colore: colore
Audio: sonoro
Rapporto:
Genere: horror
Regia: George A. Romero Dario Argento
Soggetto:
Sceneggiatura:
Produttore:
Produttore esecutivo: {{{produttoreesecutivo}}}
Casa di produzione: {{{casaproduzione}}}
Distribuzione (Italia): {{{distribuzioneitalia}}}
Storyboard: {{{nomestoryboard}}}
Art director: {{{nomeartdirector}}}
Character design: {{{nomecharacterdesign}}}
Mecha design: {{{nomemechadesign}}}
Animatori: {{{nomeanimatore}}}
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Episodi:
Fotografia: Giuseppe Maccari, Peter Reniers
Montaggio: Pasquale Buba
Effetti speciali:
Musiche: Pino Donaggio
Tema musicale: {{{temamusicale}}}
Scenografia:
Costumi:
Trucco:
Sfondi: {{{nomesfondo}}}
Sequel: {{{nomesequel}}}
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Due occhi diabolici è un film in due episodi, diretti rispettivamente da George A. Romero e da Dario Argento. Il film nasce come un omaggio al grande scrittore Edgar Allan Poe ed originariamente gli episodi dovevano essere quattro, rispettivamente di Romero, Argento, Wes Craven e John Carpenter.


[modifica] Trama

Fatti nella vita del signor Valdemar (regia di George A. Romero)

Un anziano possidente viene lentamente condotto alla morte dal medico curante il quale, in combutta con la giovane moglie del ricco (Adrienne Barbau) che, di fatto, ne è anche l'amante, mira all'eredità… Per formalizzare il lascito delle sue proprietà alla moglie, Valdemar viene indotto dal medico, mediante ipnosi, a sottoscrivere un testamento. Ma proprio in quel contesto l'uomo, ormai gravemente ammalato, muore. Per dare corso alla pratica ereditaria, in concerto con l'avvocato testamentario, la morte di Valdemar deve essere posposta di alcuni giorni e i due amanti decidono di mantenere il cadavere in stato ottimale, congelandone il corpo. Ma in queste condizioni, l'uomo manifesta la sua riviviscenza: essendo morto in stato di ipnosi, l'anima non ha abbandonato il corpo e la sua presenza (caratterizzata da urla e lamenti atti ad invocare la morte totale mediante risveglio dallo stato mesmerico) apre il varco per l'accesso al mondo dei vivi alle anime di altri spettri, molto più feroci e vendicatori…

Il gatto nero (regia di Dario Argento)

Roderick Usher (Harvey Keitel), fotografo di cronaca nera, è morbosamente attratto da immagini di violenza e morte. È sempre presente sui luoghi di brutali delitti, documentando con dovizia di particolare dettagli di corpi amputati (una vittima segata in due da un enorme pendolo), o di cadaveri in avanzato stato di decomposizione (uno psicopatico ha riesumato la cugina per estrarle tutti i denti)… Il suo ultimo progetto, un libro con immagini atte a sanare l'appetito dei "sadici", vede coinvolto un gatto nero sottoposto a sevizie documentate in sequenza fotografica. Annabel (Madeleine Potter), la convivente di Usher, si accorge che la gatta (nera) a cui è fortemente legata è scomparsa. Passando nei pressi di una libreria, la ragazza scopre l'edizione del libro fotografico di Usher, nel quale campeggia, in copertina, l'immagine della gatta nera sottoposta a tortura. Il collegamento è immediato, anche perché il convivente in più occasioni ha maltrattato l'animale. Dopo una furiosa lite, Usher, in un impeto di follia, uccide Annabel… Ma la presenza di un'altra gatta nera, con una strana macchia bianca (a forma di capestro), continua ad assillare il fotografo, anche mentre questi architetta un piano per fare credere che Annabel lo ha abbandonato…

[modifica] Critica

Pur non mostrando di apprezzare particolarmente il film, il confronto tra due mostri sacri del cinema horror ha comunque destato interesse. Paolo Mereghetti assegna al film una stella e mezzo: "il primo episodio ha una certa tensione. Mentre il secondo, nonostante abbia meno manierismi argentiani del previsto, scende sensibilmente di tono". Di tutt'altro avviso è Rudy Salvagnini, che nel suo Dizionario dei film Horror dà al film tre stelle: "purtroppo, la versione di Romero non è più d'una diligente rielaborazione moderna del racconto di Poe. Prevedibile e quasi televisivo (!), l'episodio si ravviva solo a tratti (...)", mentre Dario Argento "se non raggiunge il capolavoro, lo sfiora. Sicuramente, è la cosa migliore fatta da Argento negli ultimi vent'anni, una morbosa e perversa attualizzazione del racconto di Poe che trattiene in pieno (...) lo spirito ossessivo del racconto (...), rende quasi imbarazzante il confronto con il primo episodio. Dello stesso avviso è Pino Farinotti: "Due stili diversi attraversano gli episodi: quello di Romero ha un taglio claustrofobico, quasi televisivo, mentre quello di Argento, di gran lunga migliore, crea suggestioni di taglio visionario che lo rendono inquietante. Particolarmente incisiva l'interpretazione di Harvey Keitel". Più freddo Morando Morandini, che nel suo Dizionario dei film assegna al film due stelle: "i due mediometraggi non contano molto nella carriera dei due registi. Romero punta sull'apologo: lineare e scontato; Argento abusa di citazioni e ammiccamenti: macabro e orripilante con qualche zampata".

[modifica] Curiosità

Il racconto di Poe aveva già ispirato Black Cat (Gatto nero) di Lucio Fulci, una trasposizione piuttosto infedele all'opera letteraria. Il regista avrebbe dovuto dirigerne un'altra versione all'inizio degli anni '90, ma alla fine fu Luigi Cozzi, anche sceneggiatore, a firmare la pellicola.

Durante la lavorazione vi furono molti litigi tra Romero e Argento, che lo accusava di aver girato svogliatamente.

Il film non fu un successo, ma Il gatto nero rappresenta probabilmente l'ultimo capolavoro di Argento prima della fase calante della sua carriera.

I film di Dario Argento
Anni '70

L'uccello dalle piume di cristallo | Il gatto a nove code | Quattro mosche di velluto grigio
Le cinque giornate | Profondo rosso | Suspiria
Anni '80
Inferno | Tenebre | Phenomena | Opera
Anni '90
Due occhi diabolici | Trauma | La sindrome di Stendhal | Il fantasma dell'opera
Anni 2000
Non ho sonno | Il cartaio | Ti piace Hitchcock? | Jenifer | Pelts | La terza madre

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