Due occhi diabolici

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Due occhi diabolici
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Logo del film
Titolo originale Two Evil Eyes
Lingua originale Inglese
Paese di produzione Italia, USA
Anno 1990
Durata 115 min
Colore colore
Audio sonoro
Rapporto 1,85 : 1
Genere horror
Regia George A. Romero, Dario Argento
Soggetto Edgar Allan Poe, George A. Romero, Franco Ferrini, Dario Argento
Sceneggiatura George A. Romero, Franco Ferrini, Dario Argento
Produttore Achille Manzotti
Produttore esecutivo Claudio e Dario Argento
Casa di produzione ACD Films
Fotografia Giuseppe Maccari, Peter Reniers
Montaggio Pasquale Buba
Musiche Pino Donaggio
Interpreti e personaggi

Fatti nella vita del signor Valdemar

Il gatto nero

Doppiatori italiani

Fatti nella vita del signor Valdemar

Il gatto nero

Episodi
  • Fatti nella vita del signor Valdemar, regia di George A. Romero
  • Il gatto nero, regia di Dario Argento

Due occhi diabolici (Two Evil Eyes) è un film in due episodi, diretti rispettivamente da George A. Romero e da Dario Argento. Il film nasce come un omaggio al grande scrittore Edgar Allan Poe e originariamente gli episodi dovevano essere quattro, rispettivamente di Romero, Argento, Wes Craven e John Carpenter. Il film è uscito nei cinema italiani il 25 gennaio 1990.

Trama[modifica | modifica sorgente]

Fatti nella vita del signor Valdemar (regia di George A. Romero)

Valdemar

Il sessantacinquenne signor Valdemar è un ricco possidente che viene lentamente condotto alla morte da Robert, suo medico curante il quale, in combutta con Jessica, la quarantenne moglie del ricco, mira ad impossessarsi dell'eredità. Per formalizzare il lascito delle sue proprietà alla moglie, Valdemar viene indotto dal medico, mediante ipnosi, a sottoscrivere un testamento. Tuttavia, proprio in quel momento in cui ancora per poco era necessario che restasse in vita, ormai gravemente ammalato, muore. Per dare corso alla pratica ereditaria, in concerto con l'avvocato testamentario, la morte di Valdemar deve essere posposta di alcuni giorni e Robert decide di congelarne il corpo in cantina. Ma in queste condizioni, l'uomo manifesta la sua riviviscenza: essendo morto in stato di ipnosi, l'anima non ha abbandonato il corpo e la sua presenza (caratterizzata da urla e lamenti atti ad invocare la morte totale mediante risveglio dallo stato mesmerico) apre il varco per l'accesso al mondo dei vivi alle anime di uomini ormai morti. Quando il passaggio degli spiriti in questo mondo finalmente avviene, Valdemar si alza dal refrigeratore e sale in casa. Lì si trova Jessica, mentre Robert sta scavando nel bosco vicino una fossa per seppellire il corpo. Rivedendo la moglie che ha cercato di incastrarlo e di derubarlo del suo patrimonio, la uccide con un colpo della pistola che lei stessa aveva in mano per difendersi dal cadavere del suo marito divenuto né vivo né morto. Vedendo la scena, il medico, amante della donna appena deceduta, sveglia dall'ipnosi il signor Valdemar (in quanto l'ipnosi può essere interrotta solo dall'ipnotizzatore stesso), il quale gli annuncia che ormai è troppo tardi, mentre Robert scappa con i soldi che lei aveva prelevato prima della sua morte. Rifugiatosi in un appartamento in città, dopo essere scappato dal luogo del duplice delitto, per poter dormire si auto-ipnotizza con una sorta di metronomo. Nel frattempo la polizia arriva sul luogo dove la signora e il signor Valdemar sono accasciati al suolo senza vita. La prima supposizione è che si sia trattato di un omicidio-suicidio da parte della signora Valdemar, ma successive supposizioni portano al possibile coinvolgimento dell'accaduto da parte del medico. Nella stanza da letto dell'appartamento dove il medico si trova a letto ipnotizzato, delle ombre (ovvero gli altri che sono passati nel mondo dei vivi grazie allo Stato del vecchio Valdemar) entrano dalla porta che dà sul balcone facendo volare il denaro da tutte le parti, e improvvisamente il metronomo si alza in aria, si capovolge e cade, trafiggendo e uccidendo il medico sotto ipnosi. Due settimane dopo, la polizia viene allertata da un inquilino del palazzo a causa delle strazianti urla provenienti dalla camera, ed irrompe così nell'appartamento. Dopo una prima ispezione delle stanze ed il relativo ritrovamento del letto insanguinato e dei soldi sparsi, uno dei due poliziotti si allontana per chiamare la centrale, mentre l'altro prosegue il controllo. È a quest'ultimo che, improvvisamente, spunta dietro le spalle Robert, il quale, morto sotto ipnosi, non è né vivo né morto, e si dispera perché non c'è nessuno che lo possa svegliare. Il poliziotto tenta di sparargli, si vede del sangue gocciolare sulle banconote a terra, ma non si sa come finisca lo scontro nonostante si possa intuire.

Il gatto nero (regia di Dario Argento)

Usher nella scena dell'omicidio

Roderick Usher, fotografo di cronaca nera, è morbosamente attratto da immagini di violenza e morte. È sempre presente sui luoghi di brutali delitti, documentando con dovizia di particolare dettagli di corpi amputati (una vittima segata in due da un enorme pendolo), o di cadaveri in avanzato Stato di decomposizione (uno psicopatico ha riesumato la cugina per estrarle tutti i denti). Il suo ultimo progetto, un libro con immagini atte a sanare l'appetito dei sadici, vede coinvolto un gatto nero sottoposto a sevizie documentate in sequenza fotografica. Annabel, la convivente di Usher, si accorge che la gatta (nera) a cui è fortemente legata è scomparsa. Passando nei pressi di una libreria, la ragazza scopre l'edizione del libro fotografico di Usher, nel quale campeggia, in copertina, l'immagine della gatta nera sottoposta a tortura. Il collegamento è immediato, anche perché il convivente in più occasioni ha maltrattato l'animale. Ma la presenza di un'altra gatta nera, con una strana macchia bianca (a forma di capestro), spunta di fronte al fotografo, che la prende e la porta a casa per ucciderla, ma Annabel (che stava già preparando le valigie per scappare dal suo pazzo fidanzato) vede Usher che cerca di soffocare il gatto con un cappio, e reagisce facendo scappare via il gatto, ma venendo uccisa da Usher. Quindi mura la sua ex-fidanzata, ma un allievo violinista di Annabel nota che quest'ultima è scomparsa. Nel frattempo sente dei miagolii provenienti dalla stanza senza porte che Usher aveva usato per nascondere il cadavere della sua fidanzata uccisa da lui, e si accorge di aver murato per errore anche il gatto che non era riuscito ad uccidere, ma quando il gatto distrugge il muro per uscire e salta addosso al pazzo fotografo, quest'ultimo si difende uccidendolo con una sega. Sicuramente chiamati dall'allievo di Annabel, ormai sicuro della sua scomparsa, due poliziotti entrano nella stanza dell'assassino, indagando e cercando il cadavere, finché non sentono dei miagolii nella stanza murata, contenente il cadavere, vanno a controllare e, distruggendo il muro, vedono il cadavere ormai quasi del tutto mangiato dai cuccioli di gatto che la gatta che stava là dentro aveva partorito, infatti quella gatta era incinta. Il fotografo riesce ad uccidere i due poliziotti, ma la sua mano è legata con le manette alla mano del poliziotto morto. Mentre alla porta bussa la polizia e le chiavi delle manette sono cadute nel pianerottolo di sotto, Usher, trainanando il corpo del poliziotto, cerca di scappare dalla finestra, ma rimane impigliato alla corda impiccandosi.

Critica[modifica | modifica sorgente]

Pur non mostrando di apprezzare particolarmente il film, il confronto tra due mostri sacri del cinema horror ha comunque destato interesse. Paolo Mereghetti assegna al film una stella e mezzo: il primo episodio ha una certa tensione. Mentre il secondo, nonostante abbia meno manierismi argentiani del previsto, scende sensibilmente di tono. Di tutt'altro avviso è Rudy Salvagnini, che nel suo Dizionario dei film Horror dà al film tre stelle: purtroppo, la versione di Romero non è più d'una diligente rielaborazione moderna del racconto di Poe. Prevedibile e quasi televisivo (!), l'episodio si ravviva solo a tratti (...), mentre Dario Argento se non raggiunge il capolavoro, lo sfiora. Sicuramente, è la cosa migliore fatta da Argento negli ultimi vent'anni, una morbosa e perversa attualizzazione del racconto di Poe che trattiene in pieno (...) lo spirito ossessivo del racconto (...), rende quasi imbarazzante il confronto con il primo episodio. Dello stesso avviso è Pino Farinotti: Due stili diversi attraversano gli episodi: quello di Romero ha un taglio claustrofobico, quasi televisivo, mentre quello di Argento, di gran lunga migliore, crea suggestioni di taglio visionario che lo rendono inquietante. Particolarmente incisiva l'interpretazione di Harvey Keitel. Più freddo Morando Morandini, che nel suo Dizionario dei film assegna al film due stelle: i due mediometraggi non contano molto nella carriera dei due registi. Romero punta sull'apologo: lineare e scontato; Argento abusa di citazioni e ammiccamenti: macabro e orripilante con qualche zampata.

Curiosità[modifica | modifica sorgente]

  • Il racconto di Poe aveva già ispirato Black Cat (Gatto nero) di Lucio Fulci, una trasposizione piuttosto infedele all'opera letteraria. Il regista avrebbe dovuto dirigerne un'altra versione all'inizio degli anni novanta, ma alla fine fu Luigi Cozzi, anche sceneggiatore, a firmare la pellicola.
  • Durante la lavorazione vi furono molti litigi tra Romero e Argento, che lo accusava di aver girato svogliatamente.
  • Il film non fu un successo, ma Il gatto nero rappresenta probabilmente l'ultimo capolavoro di Argento prima della fase calante della sua carriera.
  • Viene citato nell'albo numero 57 di Dylan dog dal titolo Ritorno al crepuscolo.

Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]

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