4 mosche di velluto grigio

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4 mosche di velluto grigio
Quattro mosche 1.png
Marisa Fabbri in una scena del film
Titolo originale 4 mosche di velluto grigio
Paese di produzione Italia, Francia
Anno 1971
Durata 102 min
Colore colore
Audio sonoro
Genere giallo, thriller
Regia Dario Argento
Soggetto Dario Argento, Luigi Cozzi, Mario Foglietti
Sceneggiatura Dario Argento
Produttore Salvatore Argento
Casa di produzione Seda Spettacoli, Universal Productions France
Distribuzione (Italia) 01 Distribution
Fotografia Franco Di Giacomo
Montaggio Françoise Bonnot
Effetti speciali Cataldo Galliano
Musiche Ennio Morricone
Scenografia Enrico Sabbatini
Trucco Paolo Borselli, Giuliano Laurenti
Interpreti e personaggi
Doppiatori italiani

4 mosche di velluto grigio è un film del 1971 diretto da Dario Argento. Girato dal 20 luglio al 22 settembre 1971 a Torino, Milano, Spoleto, Tivoli e Roma, è il terzo capitolo della cosiddetta Trilogia degli animali di Argento. All'epoca incassò 2 miliardi e 300 milioni di Lire.

Trama[modifica | modifica sorgente]

Roberto Tobias (nel soggetto originale Roberto Fabiani) è un batterista in un gruppo rock. È pedinato da alcuni giorni da un misterioso individuo, nascosto in un impermeabile scuro. Una sera, finite le prove con il proprio gruppo, decide di affrontare direttamente il proprio persecutore: accortosi nuovamente della sua presenza, lo segue fino all'interno di un teatro e lo uccide accidentalmente, utilizzando in modo maldestro lo stesso pugnale dello sconosciuto. L'omicidio viene, però, fotografato da qualcuno che, con il volto nascosto da una maschera carnevalesca e infantile, era su di uno degli spalti del teatro e che da quel momento comincia a perseguitarlo: si introduce di nascosto in casa sua, gli invia foto del delitto avvenuto ed oggetti personali del morto. Inizialmente Roberto non fa parola della cosa né agli amici più stretti, né alla moglie Nina, che si accorge però del suo nervosismo. Le minacce dell'individuo proseguono, e Roberto viene aggredito, in piena notte, dal proprio persecutore. Solo a questo punto mette al corrente la moglie di quanto gli è appena accaduto e dell'omicidio di cui è stato protagonista. In un secondo tempo Roberto si rivolge ad un suo amico eccentrico che vive in una baracca, Diomede, soprannominato Dio, che gli consiglia di rivolgersi ad un investigatore privato economico ma affidabile, Gianni Arrosio.

Nel frattempo, la domestica di Roberto, venuta a conoscenza dell'identità del persecutore del batterista e messasi in contatto con l’individuo per ricattarlo, viene uccisa nel parco dove aveva fissato l'appuntamento. Si scopre, frattanto, che l'uomo che pedinava originariamente Roberto, Carlo Marosi, in realtà non è morto, dato che il pugnale con cui è stato colpito era finto, del tipo usato nelle finzioni cinematografiche: ha solo accettato di collaborare con l'assassino per mettere in scena una falsa morte. Dopo l’omicidio della domestica però deciderà di rompere il loro accordo e quando glielo comunicherà finirà a sua volta ucciso, colpito al volto e strozzato con un filo di ferro.

Roberto è da tempo afflitto da un incubo ricorrente: la decapitazione di un individuo (di cui ignora l'identità) da parte di un boia armato di scimitarra, in una affollata piazza dell'Arabia Saudita. Impaurito, Roberto tuttavia non cede alle insistenze della moglie che gli chiede di allontanarsi da casa con lei, e lasciatala libera di partire rimane solo con Dalia, cugina della consorte, con cui allaccia una relazione clandestina.

L'investigatore privato Arrosio è un personaggio stravagante con alle spalle ben 84 casi falliti da quando ha iniziato la sua carriera di detective; si rivelerà in seguito, un segugio dotato di fiuto fino, capace di avvicinarsi molto all’identità dell'assassino. Il detective, mentre analizza alcune foto familiari procurategli da Roberto, troverà, in una di queste, una strana somiglianza. Scopre cioè che l'assassino era stato chiuso anni prima in un manicomio a causa di una grave paranoia omicida provocata dal padre adottivo, scomparsa poi dopo la morte di quest'ultimo. L'investigatore Arrosio non farà in tempo a riferire quest'ultima scoperta a Roberto: mentre cerca di inseguire l'assassino nei sotterranei della città, verrà da questi ucciso in un bagno della metropolitana con un'iniezione di veleno al torace, dopo essere stato stordito per mezzo di una bastonata sulla fronte. Emblematica la sua morte col "sorriso", felice di aver risolto il suo primo caso. In seguito è la volta di Dalia, che viene aggredita in casa di Roberto e uccisa a coltellate dopo aver iniziato ad avere dei sospetti sull'identità dell'assassino.

È a questo punto che la polizia, incapace di identificare il colpevole, decide di far ricorso ad una moderna tecnologia: esaminando la retina della vittima sarà possibile ricavare l'ultima immagine impressa su di essa prima della morte e, si spera, il volto dell'aggressore. Il tentativo, tecnicamente riuscito, risulta tuttavia vano, in quanto l'unica confusa immagine che emerge dalla retina di Dalia è quella di quattro mosche, sfocate e sgranate, che, poste l'una dietro l'altra, formano una specie di arco.

A fronte del mistero, a Roberto non resta che aspettare il proprio aggressore a casa armato di pistola. In una notte di vento, scoprirà la soluzione del caso: sua moglie ritorna inaspettatamente cercando di convincerlo ad andare via insieme a lei, ma Roberto rifiuta dicendole di prendere la macchina e allontanarsi da lì. Mentre sta spingendo la moglie fuori di casa, nota il suo ciondolo: una mosca. L'ultima immagine vista da Dalia era quindi il ciondolo di Nina che oscillava: l'assassina è proprio sua moglie. La donna, dopo averlo ferito ad un braccio con la sua stessa pistola, confessa a Roberto di volerlo uccidere per vendicarsi di suo padre, che gli somigliava molto. Nina racconta che il padre, volendo ad ogni costo un figlio maschio, l'aveva fatta soffrire picchiandola, facendola vestire da uomo e offendendola. Per questo motivo, accecata dalla follia e dalla rabbia, era finita in manicomio. Per tre anni, aveva progettato di uccidere suo padre, per liberarsi della sua paranoia; alla sua morte, avvenuta proprio mentre la ragazza si trovava in manicomio, aveva cercato invano qualcuno che gli somigliasse per potersi vendicare. E l'incontro con Roberto fu per lei un miracolo. Mentre tenta di uccidere Roberto sparandogli, Nina viene messa in fuga da Diomede, ma in auto finisce contro un grosso camion e muore decapitata: il condannato nel sogno di Roberto era proprio lei.

Produzione[modifica | modifica sorgente]

Il film, nel descrivere il menage fra Roberto e Nina, contiene alcuni riferimenti autobiografici. Lo stesso Michael Brandon fu scelto dal regista perché gli somigliava vagamente, come pure Mimsy Farmer, scelta per il ruolo della moglie del protagonista dopo aver repentinamente scartato altre attrici candidate al ruolo di Nina Tobias, assomigliava all'ex moglie del regista romano.[1]

Il personaggio Diomede, interpretato da Bud Spencer, è originariamente presente nel romanzo La statua che urla di Fredric Brown, da cui è stato tratto il primo film di Argento, L'uccello dalle piume di cristallo.

La magistrale sequenza finale del film, girata a 18.000 fps fu un'idea suggerita ad Argento dall'organizzatore generale Angelo Jacono.

Scenari[modifica | modifica sorgente]

  • La casa di Roberto è, nella storia del film, in via Fritz Lang, evidente omaggio al maestro del cinema espressionista tedesco, ma nella realtà si tratta del viale dell'Esperanto nel quartiere EUR di Roma, vicino al PalaLottomatica, strada rimasta pressoché inalterata. A poca distanza da dove, undici anni dopo, Dario Argento girerà alcune scene romane di Tenebre;[2]
  • L'ufficio di Arrosio è situato nella Galleria Subalpina di Torino, a due passi da piazza Castello e via Po; la sua uccisione si verifica nei bagni pubblici della Metropolitana di Milano (Linea 1 - Rossa). Nella finzione scenica la fermata è Lotto, ma in realtà la stazione dove fu effettivamente girato è Duomo; in una sequenza in cui i passeggeri scendono dal vagone si legge il nome vero della stazione sulla parete di fondo. La toilette della metropolitana corrispondeva a quella vera solo per l'esterno (internamente, infatti, il bagno pubblico fu ricostruito per intero in un teatro di posa a Roma);[2]
  • Il parco dove viene uccisa la domestica di Roberto è quello di Villa d'Este, a Tivoli;[2]
  • L'interno in cui avviene la finta morte di Carlo Marosi è il Teatro Nuovo di Spoleto, ma la facciata è quella del Conservatorio "G. Verdi" di Torino;[2]
  • La baracca che funge da abitazione del clochard interpretato da Bud Spencer era situata sul Tevere, vicino ponte Marconi;[2]
  • La scena che vede Carlo Marosi pedinare Roberto Tobias, mentre un ragazzino di passaggio gli getta alcuni coriandoli sugli occhiali, è stata realizzata al giardino pubblico "Lamarmora" in via Cernaia, a Torino;[2]
  • Nel finale, l'incontro tra Andrea e Maria Pia si svolge davanti alla fontana di piazza dei Quiriti a Roma;[2]
  • La moschea che fa da sfondo all'incubo è la Grande moschea di Qayrawan in Tunisia;[2]

Musica[modifica | modifica sorgente]

Per la colonna sonora furono presi in considerazione anche i Deep Purple, ma alla fine Argento decise di rivolgersi a Ennio Morricone, già celebre all'epoca per le musiche composte per i film di Sergio Leone, e con il quale aveva già fruttuosamente collaborato in L'uccello dalle piume di cristallo. Però, a seguito di contrasti nati durante la lavorazione del film, Dario Argento e Morricone non avrebbero più lavorato insieme fino a La sindrome di Stendhal del 1996.

Distribuzione[modifica | modifica sorgente]

4 mosche di velluto grigio è l'unico film di Argento a non essere stato trasmesso per lungo tempo (dal 1992 al 2008) dalle emittenti televisive italiane e a non essere uscito nel mercato italiano home video prima del 2009, né in VHS e né in DVD a causa di problemi legati ai diritti d'autore. Benché fossero state annunciate ipotetiche uscite video nel 1999, nella seconda metà del 2000 e nel 2003, e si fossero dimostrati interessati sia la Filmauro di Aurelio De Laurentiis che la Dragon Entertainment, la prima uscita in DVD risale al febbraio 2009.

I diritti del film per l'Italia erano detenuti dalla Cine International Corporation, succursale europea della americana Paramount Pictures. Il contratto di distribuzione stipulato nel 1971 è scaduto il 31 dicembre 1991 senza che qualcuno avesse nel frattempo provveduto a trovare un nuovo distributore. Dal 1º gennaio 1992 il film è tornato dunque di proprietà della Seda Spettacoli: dal momento però che la società italiana era fallita nel 1983, i diritti sono stati automaticamente trasmessi a Dario e Claudio Argento, che a tutt'oggi li detengono per tutto il mondo, tranne che negli Stati Uniti. Negli USA infatti la pendenza dei diritti rientra ancora nelle disponibilità della americana Paramount Pictures.

Del film esiste una versione stampata e distribuita in super 8, alla fine degli anni settanta. La qualità è tuttavia mediocre. Altri film di Argento con le stesse caratteristiche, prodotti privi di autorizzazione, furono nella stessa epoca: L'uccello dalle piume di cristallo, Profondo rosso e Suspiria.

Edizione in DVD[modifica | modifica sorgente]

Il 24 febbraio 2009 4 mosche di velluto grigio esce in dvd negli Stati Uniti in una edizione curata dalla Mya Communication, una società collegata alla NoShame Usa. La notizia dell'uscita del dvd americano, diffusa in aprile 2008, era diventata ufficiale solo a novembre dello stesso anno. La Mya Communication ha provveduto ad un restauro tecnico delle immagini del film, aggiungendo dei contenuti extra. Unico problema la mancanza di alcuni secondi dalla versione integrale, sparsi in quattro differenti scene. Una prima uscita in dvd, seppur più improvvisata, con inserti VHS, meno ottimale e non su larga scala, c'era stata nel dicembre 2007 con la RetroMedia, una società tedesca.

L'uscita del dvd americano coincide con i 18 anni esatti trascorsi dall'ultimo passaggio tv in Italia del film, verificatosi su Rete 4 venerdì 22 febbraio 1991, in seconda serata, per il ciclo Ultimo spettacolo. Prima del 1991, il film era stato trasmesso solamente altre due volte dalle emittenti italiane: nel 1984 in prima serata (per la sua prima tv) e nel 1986 in seconda serata, entrambe le volte su Italia 1. Solo nel 2009 il film è stato nuovamente ritrasmesso nella televisione italiana, sui canali Sky Cinema ed in seguito anche da alcune reti del digitale terrestre dedicate ai film (Iris e Rai Movie).

L'edizione italiana in DVD è stata annunciata l'8 aprile 2009 per il noleggio e il 20 maggio dello stesso anno per la vendita, curata dalla 01 Distribution (Rai Cinema). Ma la società Profondo Rosso informa, il 23 marzo 2009, che Dario e Claudio Argento vengono a sapere per puro caso dell'edizione DVD italiana e di conseguenza danno mandato ai loro legali per far bloccare quantomeno la distribuzione italiana della 01 Distribution, sia per il noleggio che per la vendita, attraverso diffide e ingiunzioni. Tutto ciò perché la 01 ha acquistato i diritti da una non meglio identificata società straniera, e a sua volta questa società straniera non ha di certo acquisito dagli Argento i diritti. Rai Cinema da parte sua sospende tutta l'operazione.

Il 20 maggio 2009 4 mosche di velluto grigio esce ugualmente sul mercato home video italiano ma nell'edizione statunitense della Mya Communication.

Il 18 aprile 2012, conclusi i problemi legati ai diritti d'autore dell'opera, è infine uscita la versione italiana di 4 mosche di velluto grigio distribuita dalla 01 Distribution (Rai Cinema).

Prodotti derivati[modifica | modifica sorgente]

La sceneggiatura romanzata del film (scritta da Nanni Balestrini) è stata pubblicata dall'editore Newton Compton nella prima metà degli anni novanta, assieme alle novelizations de L'uccello dalle piume di cristallo (Nanni Balestrini), Il gatto a nove code (Nanni Balestrini), Profondo rosso (Nicola Lombardi), Tenebre (Luigi Cozzi), sotto il titolo Profondo Thrilling. Allegata al libro anche una scheda tecnica di 4 mosche di velluto grigio.

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ G. Lucantonio (a cura di) Dario Argento, Dino Audino Editore
  2. ^ a b c d e f g h Le location esatte di "4 mosche di velluto grigio"

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]

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