Il gatto a nove code

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« Riassumendo, le tracce sono queste: i cinque ricercatori più Anna fanno sei; più Bianca Merusi fanno sette; le foto sparite ... otto; e il tentato furto all'istituto ... nove! Nove vie da seguire ... un gatto a nove code. »
(Carlo Giordani e Franco Arnò riflettono riguardo all' identità dell'assassino)
Il gatto a nove code
Il gatto a nove code.JPG
Una scena del film
Titolo originale Il gatto a nove code
Paese di produzione Italia, Francia, Germania Ovest
Anno 1971
Durata 107 minuti
Colore colore
Audio sonoro
Genere giallo, thriller
Regia Dario Argento
Soggetto Dario Argento, Luigi Collo, Dardano Sacchetti
Sceneggiatura Dario Argento
Produttore Salvatore Argento
Casa di produzione Seda Spettacoli, Terra Filmkunst, Labrador Film
Fotografia Erico Menczer
Montaggio Franco Fraticelli
Musiche Ennio Morricone
Scenografia Carlo Leva
Costumi Carlo Leva
Trucco Giuseppe Ferranti, Piero Mecacci
Interpreti e personaggi
Doppiatori italiani

Il gatto a nove code è un film giallo del 1971 diretto da Dario Argento. È il secondo capitolo della Trilogia degli animali che all'inizio degli anni settanta contribuì a consolidare la fama di Argento, affermandolo come uno dei maggiori esperti del genere thriller in Italia. È il secondo film dove Argento ha piena autonomia riguardo al soggetto, alla sceneggiatura e alla regia.

Gli elementi cari al regista sono tutti presenti, e giostrati con cura: i momenti di tensione alternati ai tocchi di ironia, un'Italia con le metropoli avvolte nel mistero, e ricca di curiosi personaggi (il barbiere siciliano, il fotografo romano, il ladro genovese, il poliziotto Morsella che parla solo di cucina ecc).

Il film è stato girato tra Torino, Roma e Pomezia.[1] All'epoca incassò 2 miliardi e 400 milioni di Lire[senza fonte].

Trama[modifica | modifica sorgente]

Una sera, il cieco Franco Arnò, ex-giornalista che si guadagna da vivere creando cruciverba e puzzles, passeggia con l'adorata nipotina Lori davanti ad un istituto di ricerche genetiche, l'"Istituto Terzi". Lì per caso ascolta una misteriosa conversazione fra due uomini seduti in un'auto parcheggiata. Poco dopo, qualcuno penetra nell'istituto dopo avere tramortito il portinaio e a quanto risulta sembra aver violato gli archivi concernenti ricerche segrete. Il giorno dopo, Arnò torna nei pressi dell'Istituto di ricerche e incontra un giornalista a caccia di scoop, Carlo Giordani[2]. All'istituto, intanto, i dottori hanno una riunione, nella quale il Dr. Braun afferma che non è stato rubato nulla, mentre il Dr. Casoni è convinto di un possibile tentativo di spionaggio industriale. In seguito, Carlo e Franco avviano una proficua collaborazione dopo la morte del dottor Calabresi, uno dei due uomini presenti nell'auto la sera precedente, nonché impiegato dello stesso istituto Terzi, che viene spinto e buttato sotto un treno. La morte viene inizialmente ritenuta un incidente.

I due vengono in seguito a sapere che dei paparazzi erano sul luogo del delitto aspettando una vip. Uno di loro di nome Righetto, viene chiamato da Giordani che gli chiede di analizzare attentamente la foto della morte di Calabresi, scattata mentre egli cadeva sui binari. Presto, sale tutto a galla: ingrandendo la foto appare evidente che Calabresi è stato spinto sotto il mezzo e, quindi, assassinato. Purtroppo, il fotografo viene subito scoperto dal Killer, che lo sorprende e lo strangola; dopodiché, sfregia il viso del giornalista con un bisturi e sottrae la foto e i negativi. Carlo, Franco e la sua nipotina Lori arrivano troppo tardi. L'ispettore incaricato del caso interroga Giordani.

Più tardi quest'ultimo e Arnò spiano l'istituto pensando che il colpevole sia fra questi: il Dr. Morbelli, Casoni, il Dr. Esson e Braun.

Mentre Giordani cerca di parlare con il direttore dell'istituto, il prof. Terzi e instaura una relazione con la sua bella figlia Anna, Arnò insieme a Lori chiede informazioni a Bianca Merusi, la fidanzata di Calabresi. Intanto Anna racconta a Giordani di una ricerca dell'istituto che prevedeva la creazione di un farmaco contro l'alterazione dei cromosomi. Giordani raggiunge Braun in un bar gay, e gli racconta tutto: come risultato, il dottore ammette di aver fatto delle simili ricerche, ma il giornalista non riesce a scoprire di più.

La stessa sera, Bianca telefona ad Arnò dicendogli di aver trovato un biglietto che gli ha permesso di scoprire chi ha ucciso Calabresi e anche Righetto, ma viene brutalmente assassinata nel suo appartamento, venendo, inizialmente, quasi strangolata, ed in seguito sbattuta diverse volte sul pavimento. L'omicida, però, non riesce a trovare il biglietto, che aveva visto esser deposto da Bianca all'interno di un orologio d'oro. Il giorno dopo, Franco riceve la seguente lettera minatoria, speditagli dall'assassino:

« C'era una volta un enigmista,

che assieme ad un giornalista,
decise di sapere
perché certa gente muore.
Così enigmista e giornalista
finirono anche loro sulla LISTA. »

Poi, Giordani informa Arnò di due novità che, a parer suo, potrebbero portare alla scoperta dell'identità del Killer: Casoni era, precedentemente, stato licenziato da un altro istituto e Braun possiede ingenti quantità di denaro, di cui non si conosce la provenienza (questo viene, quindi, maggiormente sospettato).

Carlo va, poi, nell'ufficio di Casoni, e questo racconta di essere a conoscenza di un farmaco che riuscirebbe a curare un'alterazione dei cromosomi, la quale sembra collegata ad una tendenza, o predisposizione, alla criminalità ed alla violenza: la triade dei cromosomi XYY. Il giornalista interroga, in seguito, anche il Dr. Morbelli. Il giorno dopo, Giordani finisce a letto con Anna. In questa atmosfera romantica chiama però Arnò, che dice a Giordani che qualcuno ha rotto le tubature del gas del suo appartamento, tentando, così, di eliminarlo, ma di essere riuscito a salvarsi aprendo le finestre appena in tempo: l'omicida potrebbe quindi attentare anche alla vita di Giordani. Questi scopre allora che il latte in suo possesso, consegnatogli in precedenza, è stato avvelenato, riuscendo a salvarsi. Carlo raggiunge poi la villa di Braun in periferia, dove quest'ultimo si era rifugiato perché ritenuto da tutti il colpevole degli omicidi, dove trova il giovane Manuel, amante omosessuale di Braun, che cerca di attaccarlo: avuta la meglio Giordani scopre che Manuel l'aveva creduto l'assassino: infatti Braun è già morto, accoltellato al cuore, sul divano della stessa stanza. Giordani e Arnò non sanno più come far luce sulla misteriosa faccenda, ma intuiscono che il bigliettino con cui Bianca Merusi aveva scoperto il nome del colpevole potrebbe trovarsi nella sua tomba, ancora all'interno dell'orologio d'oro: nottetempo entrano nella cripta del cimitero, aprono la bara e trovano, nascosto dietro una molla degli ingranaggi dove era sfuggito al killer, il prezioso biglietto, ancora sigillato: è Arnò che lo prende in consegna, mentre l'amico si occupa di rimettere la bara a posto; mentre sta lavorando resta però inesplicabilmente chiuso nella cripta; dopo qualche tempo Arnò riapre la porta, sconvolto: per un attimo Giordani sospetta di lui, prima che questi riesca a convincere il socio che a dividerli è stato il vero assassino, che gli ha anche rubato il pezzo di carta minacciando la nipotina; Franco afferma, però, di essere riuscito a ferirlo, con la lama del suo bastone animato. Giordani si reca poi a casa del Professor Terzi e vede che Anna si è appena ferita ad un dito. Il giornalista, inoltre, aveva appena scoperto che lei non è la figlia del dottor Terzi (frugando nell'ufficio di quest'ultimo con l'aiuto di Gigi Scrogna, un amico scassinatore), bensì la sua amante, e questo induce a pensare che lei sia anche l'assassina; ma si sbaglia: la ferita è stata, infatti, provocata dalla rottura di un semplice vaso. Il killer ha intanto rapito Lori, la nipotina di Franco. Il rapimento della bambina è mirato a convincere i due uomini a smettere di indagare e a non avvertire, in nessun caso, la polizia. Invece, Arnò e Giordani decidono di continuare a collaborare con essa: alla fine, si scopre che l'autore dei delitti è il Dr. Casoni, il quale scoprì di possedere la particolare alterazione genetica, la sindrome 47,XYY dei cromosomi sessuali, che, in base agli studi che lui stesso e tutto il gruppo scientifico stavano svolgendo, avrebbe rappresentato una predisposizione genetica alla criminalità da parte sua. Se ciò fosse stato scoperto, Casoni sarebbe stato sicuramente cacciato dall'istituto. Quindi, aveva ucciso Calabresi il quale, a conoscenza di questa alterazione genetica nel collega, aveva cercato di ricattarlo per mantenere il segreto. Successivamente uccise tutte le altre persone che in qualche modo avevano scoperto la verità o avrebbero potuto identificarlo. Alla fine Carlo e Casoni si affrontano, dopo che quest'ultimo aveva tentato di uccidere Lori. Giordani rimane ferito gravemente, ma subito arrivano sia la polizia, sia Arnò che, con determinazione, si scontra definitivamente con il pazzo omicida, ormai ridotto allo stremo delle forze. E dopo che Casoni, con cattiveria, riferisce a Franco di aver ucciso la sua nipotina Lori (cosa non vera) il cieco, furioso gli dà uno spintone. Casoni, così, precipita nella tromba dell'ascensore dell'"Istituto Terzi" e muore.

Produzione[modifica | modifica sorgente]

Fu soprattutto grazie agli americani che Il gatto a nove code poté essere realizzato: il primo film di Dario Argento, infatti, aveva avuto agli inizi miglior successo più negli Stati Uniti che in Italia. Cosicché, i dirigenti della società Usa National General contattarono la Titanus, affermando che L'uccello dalle piume di cristallo a loro era piaciuto moltissimo e che nei cinema stava riportando grandi incassi. In conseguenza di ciò, gli americani chiesero di far realizzare a Dario Argento un nuovo film, subito; al quale la National General avrebbe partecipato come co-produttrice. Alla Titanus, fu posta comunque la richiesta di inserire nel cast artistico attori più famosi negli States che in Italia. In particolare, James Franciscus fu segnalato ad Argento perché veniva dal successo de L'altra faccia del pianeta delle scimmie, seguito di Il Pianeta delle scimmie.

Le riprese del film iniziarono a fine agosto del 1970. Il gatto a nove code sarebbe dovuto uscire a gennaio '71, ma il distributore italiano, Goffredo Lombardo della Titanus, cercò di fermarlo, affermando che il film era venuto male e che non avrebbe spaventato nessuno. Dopo non pochi contrasti, la situazione si sbloccò e la distribuzione slittò con un ritardo di appena un mese rispetto al termine iniziale. Il film andò molto bene in sala: fu un gran successo e gli incassi furono doppi rispetto a L'uccello dalle piume di cristallo. Cosa che, da quel momento, permise a Dario Argento di non incontrare più difficoltà con i co-produttori e i distributori per la realizzazione e l'uscita di film successivi.

Il film prevedeva una conclusione differente: dopo la morte dell'assassino, un'ultima scena mostrava James Franciscus in un letto, medicato con delle fasciature per le ferite riportate nella colluttazione con l'omicida; accanto a lui Catherine Spaak. Insieme si riconciliavano. Racconta Luigi Cozzi (amico e collaboratore di Argento da sempre) che fu lui a consigliare di eliminare quest'ultima scena.[senza fonte]

Colonne sonore[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Il gatto a nove code (album).

Curiosità[modifica | modifica sorgente]

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Le location esatte del Gatto a nove code
  2. ^ il nome del protagonista è attribuito a un personaggio di Profondo rosso, film sempre di Argento del 1975, ovvero uno psicologo interpretato da Glauco Mauri

Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]