Peter Behrens

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Peter Behrens, ritratto di Max Liebermann

Peter Behrens (Amburgo, 14 aprile 1868[1]Berlino, 27 febbraio 1940[1]) è stato un architetto e designer tedesco.

Biografia[modifica | modifica sorgente]

Nato ad Amburgo, Behrens studiò pittura nella sua città natale per poi spostarsi a Düsseldorf e Karlsruhe tra il 1886 e il 1889. Nel 1890, dopo aver sposato Lilly Kramer, si trasferì a Monaco e lì lavorò dapprima come pittore, illustratore e rilegatore artigiano, avvicinandosi progressivamente ai circoli bohemienne e sviluppando un profondo interesse per le tematiche legate al vivere moderno, e successivamente, nel 1899, accettò l'invito del granduca Ernesto Luigi d'Assia ad essere uno dei partecipanti al suo progetto di un insediamento di artisti. Behrens costruì quindi presso la colonia di Darmstadt la propria abitazione e progettò ogni elemento che vi era contenuto, dall'arredamento alle suppellettili. Questo progetto è considerato la svolta della sua carriera, il definitivo abbandono dell'arte e delle correnti liberty in favore di uno stile più sobrio e austero.

Nel 1903 Behrens fu nominato preside della Kunstgewerberschule di Düsseldorf, incarico durante il quale si distinse per le numerose riforme apportate al sistema. Nel 1907 Behrens fu uno dei dodici artisti indipendenti che aderirono al Deutscher Werkbund, fondato in quell'anno da Hermann Muthesius[2]. Il gruppo era profondamente influenzato dal movimento di rivalutazione delle arti applicate, pur spingendo verso tendenze meno conservatrici e nostalgiche: loro desiderio era creare per l'industria, contribuire al forgiarsi di una nuova struttura sociale e spingere verso un riumanizzarsi dell'economia, della società e della cultura.

Casa progettata da Behrens nei pressi di Darmstadt

Nel 1907 la Allgemeine Elektrizitäts-Gesellschaft (AEG) assunse Behrens come consulente artistico e lo incaricò di creare la veste grafica dell'azienda, dal logo alla pubblicità alla linea principale dei prodotti: si tratta del primo incarico di questo tipo, che rende Behrens il primo industrial designer della storia. Tra il 1907 al 1912 ebbe numerosi allievi, i più illustri dei quali sono sicuramente Ludwig Mies van der Rohe, Charles Edouard Jeanneret-Gris (meglio noto come Le Corbusier), Adolf Meyer, Jean Kramer e Walter Gropius, futuro direttore del Bauhaus. E in quegli anni progettò la Fabbrica di turbine AEG, dove concretizzò il programma del Deutscher Werkbund, creando un caposaldo.[3] Nel 1922 accettò l'invito ad insegnare alla Akademie der Bildenden Künste di Vienna e nel 1936, dopo la morte di Hans Poelzig, divenne preside della facoltà di architettura della Preußische Akademie der Kunste di Berlino.

Dopo la prima guerra mondiale la sua opera fu richiesta dalla rinascente idustria tedesca, esempi di questa attività furono gli edifici delle 'Acciaierie Mannesman di Düsseldorf, e il complesso di uffici per la I.G. Farben.[1] Durante il periodo nazista Behrens si pose come figura contraddittoria: rimase preside della facoltà di architettura a Berlino e fu figura di spicco nelle trasformazioni artistiche del secolo, oltre che un importante industrial designer, fu più volte elogiato da Albert Speer e raggiunse notorietà mondiale. Tuttavia rimase sempre in un certo qual modo inviso al governo nazista, che avrebbe desiderato limitarne l'attività.[senza fonte]

Behrens morì nella prima metà del XX secolo, lasciando in eredità le proprie pionieristiche conquiste ai suoi allievi Walter Gropius, Ludwig Mies van der Rohe e Le Corbusier.

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ a b c Lance Day e Ian McNeil, Biographical Dictionary of the History of Technology, Londra, Routledge, 1998, p. 51, Accesso condizionato via Questia.
  2. ^ Kenneth Frampton, Storia dell'architettura moderna, Bologna, 1982, p.121
  3. ^ Bruno Zevi, Spazi dell'architettura moderna, Torino, 1973, p. 315

Opere[modifica | modifica sorgente]

Scritti[modifica | modifica sorgente]

  • Was ist monumentale Kunst?, 1908
  • Kunst und Technik, 1911
  • Berlins dritte Dimension: Zustimmung der Städtebauer, 1912.
  • Über den Zusammenhang des baukünstlerischen Schaffens mit der Technik, 1914.

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