Storia del fumetto

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Comunemente si è soliti far risalire la nascita del fumetto al personaggio di Yellow Kid creato dal disegnatore statunitense Richard Felton Outcault e pubblicato a partire dal 1895 sul supplemento domenicale del New York World. Tuttavia già prima della comparsa del personaggio erano apparsi, su numerose riviste di varie nazionalità, altri racconti che avevano molte, o tutte, le caratteristiche in seguito divenute tipiche del linguaggio fumettistico. Si deve anzi notare che immagini (e sequenze di immagini), commiste o meno ad un testo scritto, finalizzate a narrare qualcosa, siano sempre esistite sin dall'antichità. Per tali ragioni nel corso degli anni è sorta una accesa discussione sulle origini del fumetto.

La questione delle origini[modifica | modifica wikitesto]

La questione sulle origini del fumetto è strettamente legata a quella della definizione di cosa il fumetto sia, un problema tutt'altro che semplice.

Se si definisce il fumetto semplicemente come "narrazione per immagini" (il testo non è strettamente necessario esistendo di fatti molti fumetti "muti") bisogna allora concluderne che esso sia sempre esistito essendo i graffiti preistorici nient'altro che narrazioni per immagini. Non sono in pochi infatti coloro che sostengono che opere come la colonna traiana, o molti affreschi, mosaici e vetrate che adornano chiese e palazzi, o le miniature e le stampe che adornano i testi antichi, altro non siano che fumetti.

Nell'arte medievale era inoltre consuetudine la narrazione di storie (soprattutto bibliche) attraverso disegni sequenziali (con lo scopo principale di renderli intelligibili anche alle vaste moltitudini di illetterati). Era inoltre diffusa anche la pratica di scrivere parole uscenti dalla bocche di alcuni personaggi, in modo da dare un'idea di ciò che stessero dicendo[1][2].

Questa concezione così ampia è tuttavia incorsa in numerose critiche. È stato infatti notato come il fumetto sia pensato per una fruizione di massa: non solo cioè riprodotto in più esemplari, come erano già i libri antichi e le loro incisioni (e si può a tal proposito notare come noi consideriamo fumetti solo le opere stampate e non le tavole originali di cui sono riproduzioni), ma anche concepito per raggiungere un vasto pubblico[3].

Un antenato del fumetto: la Biblia Pauperum

Un'altra importante questione, ben più complessa della prima, è che pur avendo, ovviamente, le sue radici nella millenaria tradizione delle arti figurative e letterarie, il fumetto ha un suo specifico linguaggio (si sente spesso ripetere che il fumetto è, appunto, un linguaggio e non un genere). La codifica degli elementi specifici di questo linguaggio ha una sua considerevole importanza anche da un punto di vista storico: a secondo di ciò che viene ritenuto essenziale di tale linguaggio la valutazione di cosa si debba considerare fumetto e, di conseguenza, di quando questo sia nato, cambia.

Tuttavia la varietà degli elementi espressivi adottati da ciò che viene comunemente identificato come fumetto è talmente vasta che ogni tentativo di trovare uno o più elementi specifici si è rilevato infruttuoso[4].

Yellow Kid e i precursori[modifica | modifica wikitesto]

Specie negli ultimi anni si è sviluppata una sorta di "archeologia del fumetto" che ha riportato in luce una considerevole quantità di casi precedenti al personaggio di Outcault. Così molti studiosi, talvolta mossi anche da sentimenti nazionalistici, sulla base di una documentazione storica poco considerata in precedenza, hanno messo in discussione tale data di nascita come frutto di una pura "convenzione"[5].

Alla luce di queste scoperte si è sempre più palesato come la "credenza" che la nascita del fumetto sia da far risalire al Bambino Giallo sia dovuta in gran parte al libro The Comics[6][7] pubblicato nel 1947 da Coulton Waugh, probabilmente il primo testo sui fumetti e la loro storia mai pubblicato (certamente il primo ad avere avuto una certa eco, tanto che Waugh è considerato il primo studioso della letteratura disegnata). In questo testo l'autore sostiene la tesi che i fumetti siano un'arte autoctona americana nata appunto con il personaggio di Outcault.

La tesi di Waugh non ha retto a fronte degli studi successivi[8], tuttavia alcuni studiosi (in Italia si devono ricordare almeno Franco Fossati[9] e Gianni Brunoro[10]) continuano a ritenere sensato considerare convenzionalmente Yellow Kid il primo fumetto nel senso moderno del termine. Infatti se pure è vero che molte storie e personaggi, pubblicati prima della sua comparsa hanno un linguaggio già sviluppato (in certi casi, e sotto certi punti di vista, anche più dello stesso Yellow Kid), e alcuni di loro hanno ottenuto anche un rilevante successo editoriale (Ally Sloper ebbe, a partire dal 1884, persino un albo a lui interamente dedicato), nessuno di questi avrebbe dato origine, a differenza del personaggio di Outcault, a quel fenomeno culturale, editoriale, di costume che è il fumetto[11]. I precursori apparirebbero così piuttosto come una variegata costellazione di fenomeni più o meno isolati. Solo con Yellow Kid la stampa statunitense comincerà a puntare su questo nuovo modo di comunicare, generando così, nell'arco di pochi anni, una grande quantità di emulazioni. E sarà proprio questo nascente fenomeno editoriale che dagli USA verrà esportato in tutto il mondo generando, inoltre, le polemiche sulla sua presunta diseducatività, sintomo della rilevanza sociale e culturale ormai attribuita ai fumetti, e che hanno poi accompagnato a lungo la loro storia.

In tal senso, come afferma Franco Fossati, Yellow Kid è stato il primo personaggio «a prendere coscienza di sé»[12].

Rodolphe Töpffer Histoire de M.Cryptogame (1845)

I precursori[modifica | modifica wikitesto]

Il predecessore di Richard Outcault su cui si sono maggiormente concentrate le attenzioni è, senza dubbio, il noto illustratore svizzero Rodolphe Töpffer. Nel 1827 Töpffer realizzò una storia, composta da immagini in successione accompagnate da didascalie, dal titolo Histoire de M.Vieux Bois a cui, negli anni successivi, fecero seguito altri racconti simili. Solo nel 1833 Töpffer si convinse, anche grazie ai consigli di Goethe (che non fece però in tempo a vederle edite), a far pubblicare una di queste storie: l'Histoire de M. Jabot (realizzata nel 1831). Il buon successo riscontrato lo convinse a pubblicare anche altre storie per immagini, fra le quali l’Histoire de M.Crèpin e Le Docteur Festus apparse rispettivamente nel 1837 e nel 1846. L’Histoire de M.Vieux Bois vide luce anch'essa nel 1837 e, nel 1842, venne pubblicata anche negli Stati Uniti col titolo The adventures of Obadiah Oldbuck. Sono in molti a considerare l'autore ginevrino il primo vero fumettista[13][14][15].

In Germania la rivista umoristica Fliegende Blätter fu un'autentica fucina di precursori. Sulle sue pagine apparve, tra l'altro, quella che è stata poi considerata una delle più importanti saghe "proto-fumettistiche": Max und Moritz creati nel 1865 da Wilhelm Busch.

L'Inghilterra ha dato i natali a quello che è stato il protofumetto di maggior successo: Ally Sloper[16], scritto da Charles Henry Ross e disegnato da sua moglie, la francese Isabelle Emilie de Tessier, sotto lo pseudonimo di Marie Duval. Apparso per la prima volta sulla rivista umoristica Judy il 14 agosto 1867 riscontrò un tale successo che, a partire dal 3 maggio 1884, gli fu dedicato un settimanale tutto suo: l'Ally Sloper's Half-Holiday.

In Francia operarono invece Amédée de Noé in arte Cham che nel 1839 pubblicò il volume Histoire de Mr. Lajaunisse considerato il primo albo a fumetti francese[17], e Georges Coulomb, in arte Christophe, che, tra il 1889 e il 1893, pubblicò una serie di storie illustrate per il settimanale Le petit français.

Anche negli Stati Uniti, prima di Yellow Kid, il disegnatore James Swinnerton iniziò la pubblicazione, a partire dal 1892, sul San Francisco Examiner, di vignette con protagonisti degli orsacchiotti, che ottennero un tale successo che, dal 2 giugno 1895 (a ridosso quindi della prima apparizione di Yellow Kid), furono trasformati in una vera e propria serie dal titolo Little Bear Tykes. Swinnerton introduce così per la prima volta una serie con protagonisti pupazzi a forma di animali, archetipo di un genere di narrazione, quello degli animali antropomorfi, che avrà grande fortuna nella successiva storia del fumetto[18].

Anche l'Italia può vantare un precursore di Outcault. Si tratta del vercellese Angelo Agostini, emigrato in Brasile nel 1859, dove, nel 1864, fondò la rivista Diabo Coxo ricca di storie illustrate da lui stesso scritte e disegnate[19].

Yellow Kid e la nascita del fumetto[modifica | modifica wikitesto]

Richard Outcault inizierà la sua collaborazione col New York World nel 1884 per volontà del proprietario Joseph Pulitzer che intendeva dare nuova linfa al supplemento domenicale a colori del giornale. Il supplemento fece la sua comparsa il 4 aprile 1883 e inizialmente proponeva riproduzioni dei capolavori dell'arte. L'iniziativa non riscosse il successo sperato e Pulitzer ingaggiò Outcault per affidargli in un primo momento una serie di illustrazioni a carattere naturalistico. Anche questo nuovo corso non trovò il sostegno dei lettori così, il 5 maggio 1885[20], inizierà la pubblicazione della serie Hogan's Alley ambientata in un ghetto di periferia popolato da strani personaggi che vivono ai margini della società. Fra questi fa la sua apparizione un bambino calvo, con delle enormi orecchie, due soli denti e vestito con un lungo camicione inizialmente blu poi giallo. In un primo momento il bambino è solo un personaggio marginale, ma ben presto, a cominciare dalla vignetta del 5 gennaio 1896, diventerà un po' alla volta il protagonista incontrastato della serie. In questi primi mesi di pubblicazione la serie non ha ancora trovato un suo linguaggio definito: in un primo momento i testi appaiono dentro cartelli che fanno la loro comparsa all'interno delle vignette. Il primo balloon fa la sua comparsa il 16 febbraio 1896 (è un pappagallo che esclama «Sic em towser»), mentre Yellow Kid rimarrà muto fino al 15 marzo di quello stesso anno, quando sul suo camicione apparirà la scritta «Artillery». Il Bambino Giallo (il cui "vero" nome è Mickey Dugan come si apprende dalla vignetta pubblicata il 23 agosto 1896) continuerà a parlare attraverso il suo camicione fino al 25 ottobre, quando, per la prima volta, parlerà per mezzo di un balloon.

Grazie alle graffianti vignette di Hogan's Alley le vendite dell'edizione domenicale del New York World registreranno in breve tempo un notevole incremento.William Randolph Hearst,editore del New York Journal, che contendeva con il World il primato sulla stampa newyorkese, riuscì a strappare Outcault al suo concorrente offrendogli un contratto più vantaggioso. Il 25 ottobre 1896 Yellow Kid farà la sua comparsa sulle pagine del Journal. Pulitzer tuttavia, contando sul fatto che all'epoca le leggi sul diritto d'autore erano ancora molto vaghe, continuò a pubblicare il personaggio affidandolo al disegnatore George Luks[21]. Yellow Kid sarà così il primo personaggio della storia del fumetto a non essere più realizzato dal suo autore, caratteristica che in seguito diverrà tipica della grande maggioranza dei personaggi.

Yellow Kid continuerà ad essere pubblicato nelle sue due differenti versioni solo fino alla fine del 1898 quando nel giro di poche settimane verrà sospeso da entrambi i giornali per via delle polemiche causate dalla sua critica feroce ed anticonformista. Nonostante la sua breve vita Yellow Kid diventerà una piccola celebrità che mostrerà agli editori statunitensi tutte le potenzialità commerciali delle strisce a fumetti. Da qui in poi sarà un continuo proliferare di nuove serie e nuovi personaggi.

Il fumetto nel Novecento[modifica | modifica wikitesto]

Il fumetto italiano[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Storia del fumetto italiano.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Su queste pratiche nell'arte medievale si vedano soprattutto gli studi di Danièle Alexandre-Bidon tra cui: La bande dessinée avant la bande dessinée : narration figurée et procédés d'animation des images au Moyen Âge , in Les Origines de la bande dessinée, Actes de la journée du 26 janvier, Angoulême, Musée de la Bande dessinée, Cahiers de la Bande dessinée, n° spécial, 1997, p.10-20.
  2. ^ Un caso esemplare è il cosiddetto "fumetto" di San Clemente, sito nella basilica inferiore di San Clemente a Roma, risalente all'XI secolo. Nella leggenda di Sisinno, le parole pronunciate dai personaggi dell'affresco, sebbene prive di veri e propri balloon, escono dalle bocche dei personaggi. Un altro caso tipico è quello delle scene dell'Annunciazione, dove l'angelo pronuncia le parole dell'Ave Maria (come ad esempio in quella di Simone Martini).
  3. ^ Gianni Brunoro, La carica dei precursori in IF n. 5, cit., p. 20.
  4. ^ Thierry Groensteen, Il sistema fumetto, Pro Glo Edizioni, Genova, 2012. pag.17
  5. ^ Gianfranco Goria Cento e non più cento
  6. ^ Coulton Waugh The Comics. (Studies in Popular Culture Series). University Press of Mississippi. 1991.
  7. ^ Gianfranco Goria citato in "Il fumetto: dalle origini al Primo Novecento"
  8. ^ Gianfranco Goria Yellow Kid fu il primo personaggio dei fumetti?
  9. ^ Franco Fossati, Yellow Kid e dintorni in IF n. 5. cit.
  10. ^ Gianni Brunoro, La carica dei precursori in IF n. 5. cit.
  11. ^ Si veda anche Daniele Barbieri, Breve storia della letteratura a fumetti, Roma, Carocci, 2009, p. 13.
  12. ^ Franco Fossati, Yellow Kid e dintorni in IF n. 5. cit.
  13. ^ Kunzle Davis, Father of comic strip: Rodolphe Töpffer, University Press of Mississippi, 2007.
  14. ^ T.Groensteen e B.Peeters, Topffer. L'invention de la bande dessiné, Hermann, Paris, 1994.
  15. ^ Anche Scott McCloud ha sostenuto questa tesi nel suo celebre saggio a fumetti Capire il Fumetto: Scott McCloud, Capire il fumetto. L'arte invisibile, Torino, Vittorio Pavesio Production, 1996, p. 25.
  16. ^ A sostenere la tesi che Ally Sloper sia stato il primo fumetto della storia sarà soprattutto l'inglese Denis Gifford del quale si veda fra l'altro The Complete Catalogue of British Comics. Exter, Webb & Bower, 1985.
  17. ^ Alfredo Castelli (a cura di), Histoire de Mr. Lajaunisse, Napoli, Comicon, 2004. ISBN 9788888869049
  18. ^ Daniele Barbieri, Breve storia della letteratura a fumetti, Roma, Carocci, 2009, p. 15.
  19. ^ Gianni Brunoro, La carica dei precursori in IF n. 5, cit., p. 21.
  20. ^ Bill Blackbeard (a cura di). R.F. Outcault's the Yellow Kid: A Centennial Celebration of the Kid Who Started the Comics. Northampton, Kitchen Sink Press, 1995. ISBN 0878163808. (Contiene tutte le tavole del personaggio oltre ad un importante saggio del curatore).
  21. ^ Alfredo Castelli (a cura di), L'altro Yellow Kid-L'altro Little Nemo, Napoli, Comicon Edizioni, 2010. Contiene tutte le tavole dello Yellow Kid realizzate da Luks.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

Saggi sul fumetto come linguaggio[modifica | modifica wikitesto]

  • Carlo della Corte, I fumetti, Enciclopedia Popolare Mondadori, Milano, Arnoldo Mondadori Editore, 1961.
  • Umberto Eco, Apocalittici e integrati, Comunicazione di massa e teorie del linguaggio di massa, Milano, Bompiani, 1964.
  • Romàn Gubern, Il linguaggio dei comics, Milano, Milano Libri, 1975.
  • Pierre Fresnault-Deruelle, Il linguaggio del fumetto, Palermo, Sellerio, 1977.
  • Daniele Barbieri, I linguaggi del fumetto, Milano, Bompiani, 1991.
  • Scott McCloud, Capire il fumetto. L'arte invisibile, Torino, Vittorio Pavesio Production, 1996.
  • Will Eisner, Fumetto & arte sequenziale, Torino, Vittorio Pavesio Production, 1997.
  • Marco Pellitteri, Sense of Comics, Roma, Castelvecchi, 1998.
  • Benoît Peeters, Leggere il fumetto, Torino, Vittorio Pavesio Productions, 2000.
  • Gianna Marrone, Il fumetto fra pedagogia e racconto. Manuale di didattica dei comics a scuola e in biblioteca, Latina, Tunué, 2005.
  • Claudio Masciopinto, Il fumetto tra i banchi di scuola, Buccino, Booksprint Edizioni, 2011.
  • Thierry Groensteen, Il sistema fumetto, Pro Glo Edizioni, Genova, 2012.

Opere a carattere generale sulla storia del fumetto[modifica | modifica wikitesto]

  • Claudio Bertieri, AZ Comics, Archivio Internazionale della Stampa a Fumetti, 1969.
  • Gaetano Strazzulla, I fumetti, 2 voll, Sansoni, Firenze, 1970.
  • Franco Fossati, I fumetti in 100 personaggi, Milano, Longanesi, 1977.
  • Maurice Horn, Luciano Secchi (a cura di), Enciclopedia mondiale del fumetto, Milano, Editoriale Corno, 1978.
  • Carlo Bordoni-Franco Fossati, Dal feilleuton al fumetto. Generi e scrittori della letteratura popolare, Roma, Editori Riuniti, 1985.
  • Ferruccio Giromini (a cura di), Gulp!100 anni di fumetti. Un secolo di disegni, avventure, fantasie, Milano, Electa, 1996.
  • Gianni Brunoro et al., IF n. 5, Milano, Epierre, 1996.
  • Luca Raffaelli, Il fumetto, Milano, Il Saggiatore, 1997.
  • Luca Raffaelli, Tratti & ritratti, i grandi personaggi del fumetto da Alan Ford a Zagor, Roma, minimumfax, 2009.
  • Franco Restaino, Storia del fumetto. Da Yellow Kid ai manga, Torino, UTET, 2004.
  • Giulio C. Cuccolini, Un'avventura a fumetti lunga un secolo e più, Comune e Circolo filatelico numismatico e del collezionismo di Fiorenzuola d'Arda, 2006.
  • Daniele Barbieri, Breve storia della letteratura a fumetti, Roma, Carocci, 2009.
  • Gianni Bono, Matteo Stefanelli (a cura di), Fumetto!, Milano, Rizzoli, 2012. ISBN 978-88-17-06004-2

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]