Camp (arte)

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Il termine camp si riferisce all'uso deliberato, consapevole e sofisticato del kitsch nell'arte, nell'abbigliamento, negli atteggiamenti. Il fenomeno deve molto alla rivalutazione delle culture popolari avvenuta negli anni sessanta, e negli anni ottanta alla diffusione del concetto di postmoderno applicato all'arte e alla cultura.

Origine del termine[modifica | modifica sorgente]

Il termine camp comparve per la prima volta nel 1909, all'interno del Passing English of the Victorian Era, in cui fu spiegato come un termine significante:

(EN)
« Actions and gestures of exaggerated emphasis. Probably from French. Used chiefly by persons of exceptional want of character. »
(IT)
« Azioni e gesti di enfasi esagerata. Probabilmente di origine francese. Usato principalmente da persone che dimostrano un'eccezionale mancanza di carattere. »
(Passing English of the Victorian Era)

Nello stesso anno, anche l'Oxford English Dictionary propose una sua definizione per camp e ne sottolinea l'origine come "etimologicamente oscura":

(EN)
« ostentatious, exaggerated, affected, theatrical; effeminate or homosexual; pertaining to or characteristic of homosexuals. So as n., 'camp' behaviour, mannerisms, etc.; a man exhibiting such behaviour. »
(IT)
« ostentato, esagerato, teatrale, effeminato o omosessuale; riguarda le caratteristiche dell'omosessualità. Come nome, comportamento camp, maniere camp, ecc.; un uomo che esibisce tale comportamento. »
(Oxford English Dictionary)

Susan Sontag e le sue Notes on "Camp"[modifica | modifica sorgente]

Susan Sontag fu la prima ad esaminare la sensibilità camp nella cultura occidentale: nel 1964 pubblica "Notes on camp", saggio che diventerà il punto di partenza per le successive riflessioni sull'argomento. In realtà lo scritto della Sontag oggi non costituisce che un semplice riferimento: seppur necessario, è ormai distante dalle analisi più recenti. Innanzitutto Susan Sontag descrive la società e la realtà di quarant'anni fa: anni in cui il camp nasce e procede parallelo alla rivoluzione sessuale e con le legittimazioni degli omosessuali. Ella stessa mette in luce frequenti collegamenti tra la sensibilità camp e l'omosessualità:

(EN)
« Homosexuals have pinned their integration into society on promoting the aesthetic sense. Camp is a solvent of morality. It neutralizes moral indignation, sponsors playfulness. »
(IT)
« Gli omosessuali hanno ritrovato la loro integrazione nella società nella promozione del loro senso estetico. Il camp può cancellare la moralità. Neutralizza l'indignazione morale, promuove ciò che è scherzoso. »
(Susan Sontag, Notes on "Camp")

L'autrice rese accessibile il concetto di camp, caratterizzandolo di connotazioni omosessuali, che elogiava, e definendolo in un modo adatto al "consumo" pubblico. Susan Sontag diede il via ad una serie di riflessioni di altri autori che per tutto il decennio successivo ne evolsero i concetti. Lentamente i confini del discorso divennero più labili, e l'elemento "omosessualità" cominciò ad acquisire un ruolo differente. Un ruolo che rimase comunque importante, ma il concetto di camp si ampliò, abbandonando le referenze, i valori e le morali condivise riguardo all'omosessuale come tipo sociale. A partire dalla fine degli anni sessanta il termine camp fu adottato per indicare diversi atteggiamenti, una sensibilità da contestualizzare.

Definire una sensibilità[modifica | modifica sorgente]

Susan Sontag specifica che si tratta di una "sensibilità", non di una corrente artistica, letteraria o nemmeno soltanto una tendenza sociale, e sottolinea la difficoltà che rappresenta il tentativo di descrizione di una "sensibilità". Nella premessa che introduce all'elenco delle note vere e proprie sull'argomento, la scrittrice statunitense specifica:

(EN)
« It is not a natural mode of sensibility, if there be any such. Indeed the essence of camp is its love of the unnatural: of artifice and exaggeration. [...] A sensibility is almost, but not quite, ineffable. Any sensiblity which can be crammed into the mold of a system, or handled with the rough tools of proof, is no longer a sensibility at all. It has hardened into an idea. »
(IT)
« Non è una sensibilità di tipo naturale, se di tali ne esistono. L'essenza del camp, infatti, consiste nell'amore per ciò che è innaturale: l'amore per l'artificiale e per l'esagerato [...] Una sensibilità è quasi, ma non del tutto, indescrivibile. Ogni sensibilità che può essere racchiusa nella forma di un sistema, oppure maneggiata con i grezzi mezzi della prova, non è più una sensibilità. Si è concretizzata in un'idea. »
(Susan Sontag, Notes on "Camp")

Queste poche parole spiegare i diversi atteggiamenti di scrittori e critici, omosessuali e non, nell'affrontare il problema della definizione di questo fenomeno. L'autorità esercitata dallo scritto della Sontag sembra in un certo senso "garantire" una certa libertà ai pensatori e critici del camp, dispensandoli dalle critiche. Gregory Bredbeck, in un saggio del 1993 sottolinea e critica il carattere evasivo della definizione della scrittrice statunitense. La strategia adottata dall'autrice quarant'anni prima non è che una dimostrazione di un intento piuttosto elusivo perpetrato attraverso l'applicazione di categorie di classificazione in modo del tutto forzato e che ha come conseguenza lo svuotamento del termine dai suoi significati. Utilizzare il termine camp, afferma infatti Bredbeck, diventa oltremodo semplice. Esso assume tutte le funzioni di cui abbiamo bisogno, ed allo stesso tempo si rende immune da critiche.

Una parodia delle relazioni di potere[modifica | modifica sorgente]

Tenendo in costante considerazione le teorie postmoderne, è necessario analizzare la definizione di parodia proposta da Linda Hutcheon: la scrittrice e critica canadese, infatti, si stacca dalle definizioni convenzionali, allontana il significato di parodia dal legame indissolubile con ironia e satira e si accosta al concetto di manipolazione. Secondo l'autrice, la parodia non è altro che una rielaborazione interstestuale e critica di diverse convenzioni. La parodia ha, per natura una totale ed assoluta dipendenza da un testo già esistente, ed in ciò rispecchia pienamente il citazionismo tipico delle correnti Postmoderne. Le manifestazioni parodistiche non sono "originali", ed in questo senso si oppongono al discorso culturale ed artistico dominante, ma è proprio in questo aspetto che risiede il potenziale di tali testi. La tradizionale produzione è ribaltata, la parodia obbliga ed impone una nuova visione, una sorta di ridefinizione dell'elaborazione di un testo culturale.

La definizione della Hutcheon si rivela essenziale per l'analisi del camp: ne fa infatti emergere, più che un completo distacco, una sorta di differenziazione da satira ed ironia, manifestazioni che comunque vi rientrano, ma con cui non si può riconoscere una coincidenza. In questo modo il camp si distingue come queer parody, come un nuovo approccio alla produzione che possiede un alto potenziale di rielaborazione sociale, culturale ed ideologica, un potenziale che si può attuare nell'attribuzione di nuovi significati all'interno di una analisi opposta a quella dominante, un'analisi che sia, appunto, queer.

Ancora un'analisi postmoderna ed un elemento metodologico importante sono necessari per proseguire questo discorso sui contenuti parodici delle manifestazioni camp. È fondamentale infatti fare riferimento alla parodia non soltanto come forma, ma, bensì, come processo: unicamente in questo modo si riesce ad interpretarla in un'ottica di relazioni e rapporti di potere. La parodia non risiede nel testo soltanto, anzi, è la sua fruizione che ne determina l'efficacia: ogni manifestazione può potenzialmente essere una parodia, od essere letta come tale, ed è in questa analisi che si colloca la necessità di considerare un intero processo. In particolare la parodia si pone come "alternativa", una visione in possesso di quegli attori sociali che si oppongono alla gerarchia dominante che trova valore solo nell'"originalità". Il camp si colloca in modo ambivalente in questo discorso di potere: con l'elemento parodistico che racchiude, esso è il mezzo, il processo con cui il queer riesce ad entrare nelle rappresentazioni culturali, costituisce cioè un veicolo per la trasgressione; dall'altro lato esso costituisce anche un rafforzamento del discorso culturale dominante, in quanto si pone all'interno delle sue stesse pratiche, ed ha come oggetto la rivisitazione dei suoi stessi contenuti.

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • (EN) Fabio Cleto (a cura di), Camp: Queer Aesthetics and the Performing Subject, Ann Arbor, University of Michigan Press, 1999, ISBN 978-0-7486-1171-3.
  • (EN) Fabio Cleto (a cura di), PopCamp, vol. 2, Milano, Marcos y Marcos, 2008, ISBN 978-88-7168-449-9.
  • Fabio Cleto, Intrigo internazionale. Pop, chic, spie degli anni Sessanta, Milano, Il Saggiatore, 2013, ISBN 978-88-428-1905-9.
  • (EN) Linda Hutcheon, A Theory of Parody : The Teachings of Twentieth-Century Art Forms, 2ª ed., Urbana, University of Illinois Press, 2000, ISBN 978-0-252-06938-3.
  • (EN) Philip Core, CAMP, The Lie That Tells the Truth, Foreword by George Melly, Londra, Plexus Publishing Limited, 1984, ISBN 0-933328-83-4.
  • (EN) Moe Meyer (a cura di), The Politics and Poetics of Camp, 2ª ed., Londra, Routledge [1994], 10 novembre 2011, ISBN 978-0-415-51489-7.
  • (EN) Susan Sontag, Notes on "Camp" in Against Interpretation and Other Essays, New York, Farrar, Straus & Giroux, 1966, ISBN 0-312-28086-6.

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]

Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]