Ferdinand Marcos

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
Ferdinand Marcos
Ferdinand Marcos Senate.jpg

10° Presidente delle Filippine
6º Presidente della Terza Repubblica
1º Presidente della Quarta Repubblica
Durata mandato 30 dicembre 1965 –
25 febbraio 1986
Vice presidente Fernando Lopez (1965-1973)
Arturo Tolentino (1986)
Predecessore Diosdado Macapagal
Successore Corazón Aquino

Senatore della Repubblica delle Filippine
Durata mandato 30 dicembre 1959 –
30 dicembre 1965

Membro della Camera dei rappresentanti delle Filippine - secondo distretto di Ilocos Norte
Durata mandato 30 dicembre 1949 –
30 dicembre 1959
Predecessore Pedro Albano
Successore Simeon M. Valdez

Dati generali
Partito politico Partito Liberale (1946-1965)
Partito Nazionalista (1965-1978)
Kilusang Bagong Lipunan (1978-1986)
Professione Avvocato
Firma Firma di Ferdinand Marcos

Ferdinand Emmanuel Edralin Marcos (Sarrat, 11 settembre 1917Honolulu, 28 settembre 1989) è stato un politico e dittatore filippino, 10° presidente delle Filippine.

Nativo della città di Sarrat, nell'estremo nord del Paese, Marcos studiò giurisprudenza all'Università delle Filippine. Affermò di aver partecipato alle attività anti-nipponiche tra il 1942 e il 1945 durante la Seconda guerra mondiale e di aver svolto un ruolo fondamentale nel movimento di resistenza filippina. Le sue 33 medaglie ottenute lo resero il soldato più decorato della storia filippina. Sulla base di queste esperienze che contribuirono ai incrementare la sua popolarità, iniziò la carriera politica: nel 1946 divenne assistente del primo Presidente della Repubblica indipendente delle Filippine, Manuel Roxas; fu quindi membro della Camera dei Rappresentanti, il Parlamento filippino, dal 1949 al 1959 e successivamente entrò a far parte del Senato. Come Senatore propose un elevato numero di leggi e divenne uno delle figure di spicco del Partito Liberale. Vinse le elezioni presidenziali del 1965, 1969 e 1981, rimanendo in carica ininterrottamente dal dicembre 1965 al febbraio 1986. È stato il primo dei due unici presidenti filippini a rassegnare le dimissioni dalla massima carica dello Stato insieme a Joseph Estrada.

Marcos avviò un ambizioso progetto di opere pubbliche e di intensificazione nella riscossione delle imposte che condusse il Paese verso un periodo di prosperità economica per tutti gli anni ‘70. Dopo la sua prima rielezione, gli oppositori di Marcos bloccarono i suoi ambiziosi piani e la prosperità politica venne scossa con la graduale comparsa di una guerriglia comunista e un'altra musulmana; per fronteggiare all'aumento della criminalità e della disobbedienza civile e con la minaccia di un’insurrezione comunista guidata dai gruppi NPA e CPP, Marcos dichiarò la legge marziale il 21 settembre 1972 in virtù della Proclamazione n. 1081. Affermò che la legge marziale era il preludio per la creazione di un Bagong Lipunan (in italiano "Nuova Società") basata su nuovi valori sociali e politici. Il Presidente decretò la riduzione della libertà di stampa e di altre libertà civili, chiuse il Congresso e aziende nel campo dei media, ordinò l'arresto dei leader dell'opposizione e gli attivisti militanti, tra cui i senatori a lui più critici come Benigno Aquino Jr., Jovito Salonga e Jose Diokno. La proclamazione della legge marziale venne ben accolta inizialmente. Il tasso di criminalità diminuì profondamente dopo aver attuato il coprifuoco. Molti oppositori politici furono costretti all’esilio.

La legge marziale venne revocata ufficialmente il 17 gennaio 1981 e sei mesi dopo Marcos venne rieletto per un terzo mandato della durata di 6 anni. In seguito alla delicata situazione venutasi a creare dopo l'assassinio di Benigno Aquino nel 1983 e all'aumento dell'insoddisfazione popolare, iniziò il declino del governo Marcos, con la pressione da parte degli Stati Uniti (i quali da sempre avevano supportato il suo regime) che culminò con le elezioni anticipate nel febbraio 1986, dove il Presidente venne nuovamente dichiarato vincitore. La vedova di Benigno Aquino, Corazón Aquino, e i suoi sostenitori denunciarono i risultati ufficiali e diedero inizio a una pacifica sollevazione civile e militare. La rivoluzione del Rosario e le massicce e oramai incontrollabili proteste costrinsero Marcos ad abbandonare la presidenza il 25 febbraio 1986 e a partire con la moglie Imelda in esilio per le Hawaii, dove morì il 28 settembre 1989.[1]

Figura estremamente polarizzante, Ferdinand Marcos rimane uno dei presidenti più controversi della storia delle Filippine. Benché l'imposizione della legge marziale sia stata criticata e il suo regime sia stato accusato pesantemente di corruzione e di numerose violazioni dei diritti umani,[2][3] nei suoi 20 anni al potere Marcos fu in grado di erigere più scuole, ospedali e infrastrutture di tutti i presidenti che lo precedettero messi assieme.[4]

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

La gioventù[modifica | modifica wikitesto]

L'infanzia e la famiglia[modifica | modifica wikitesto]

Un ritratto della famiglia Marcos

Primo figlio dell'avvocato Mariano Marcos (Batac, 21 aprile 1897Bacnotan, 8 marzo 1945) e dell'insegnante Josefa Gustilio Edralin (Laoag, 15 febbraio 1893Manila, 4 maggio 1988), nacque l'11 settembre 1917 a Sarrat, una piccola cittadina nella regione di Ilocos Norte.[5] Fu inizialmente battezzato nella Chiesa filippina indipendente.[6] Entrambi i suoi genitori provenivano da note famiglie del luogo.

Suo padre Mariano era un gran ammiratore di Gregorio Aglipay, fondatore di una setta cristiana indipendente, e Marcos fu cresciuto seguendo il modello di vita Aglipayano. La madre Josefa, invece, era credente e lo fece ribattezzare in una Chiesa cattolica all'età di tre anni. Ferdinand trascorse la propria infanzia sotto le rigide regole del padre, ritenuto dalla moglie una persona severa ma allo stesso molto comprensiva. Quest'ultimo era cresciuto seguendo un rigido codice di disciplina che a sua volta passò ai suoi figli, imprimendo in loro in primo luogo i valori di responsabilità e di obbedienza. Nel 1925 suo padre divenne membro del Congresso e la famiglia ebbe ben presto a che fare con l'atmosfera politica.

Marcos imparò sin da giovane a parlare inglese e spagnolo ed ereditò dal padre la passione per sport da combattimento come il pugilato, oltre che interesse verso il tiro a segno. Tale passione gli permise di vincere diverse competizioni di tiro a segno in età adolescenziale, mentre il fratello minore Pacifico divenne anch'egli esperto di pistole.

Gli studi e attività militare[modifica | modifica wikitesto]

Dal 1923 al 1929 frequentò tre scuole elementari. Venne iscritto dapprima nella Sarrat Central School, poi nella Shamrock Elementary School a Laoag e infine nella Ermita Elementary School di Manila; i continui cambiamenti erano dovuti all'ascesa politica del padre, che nel frattempo era diventato membro del Congresso filippino. Proseguì i suoi studi a Manila. Il 20 settembre 1935, giorno dopo la sconfitta di Mariano per un posto nell'Assemblea Nazionale filippina a favore di Julio Nalundasan, quest'ultimo venne ritrovato morto nella sua abitazione e Ferdinand, suo padre, lo zio Pio, e il suo cognato Quirino Lizardo vennero accusati dell'assassinio nel 1939. Secondo due testimoni, i quattro cospirarono di uccidere Nalundasan ed eventualmente fu Ferdinand ad ucciderlo, colpendolo con un'arma da fuoco. Nel gennaio 1939 gli venne negata la libertà su cauzione[7] e nell'autunno del medesimo anno vennero condannati. Ferdinand e Lizardo vennero sentenziati alla pena di morte per omicidio premeditato, mentre Mariano e Pio vennero giudicati colpevoli di oltraggio alla corte. La famiglia Marcos presentò appello al Tribunale Supremo Filippino, il quale revocò la condanna e assolse tutti i sospettati il 22 ottobre 1940.[8]

Marcos nei primi anni quaranta durante il suo periodo nell'esercito filippino

Studiò giurisprudenza nell'Università delle Filippine. Marcos eccelleva in entrambe le attività curriculari ed extra-curriculari, e diventò un membro importante di squadre di nuoto, boxe e wrestling dell'università. Era anche un oratore abile e prolifico e svolse l'attività di scrittore per il giornale studentesco. Inoltre divenne un membro dell' Unità ROTC dell'Università delle Filippine, dove incontrò i suoi futuri membri del governo e comandanti delle forze armate. Cominciò ad esercitare l'avvocatura a Manila e nel 1937 divenne membro della confraternita studentesca Upsilon Sigma Phi. Si iscrisse agli esami di Stato del 1939, ricevendo un punteggio quasi perfetto e laureandosi con menzione cum laude, nonostante il fatto che fosse incarcerato durante quel periodo. Fu proprio nell'Università delle Filippine che Marcos conobbe Benigno Aquino Jr., divenuto membro della confraternita nel 1950.[9] Nel corso di tutta la sua vita Marcos rimase un fedele membro dell'Upsilon Sigma Phi.

Allo scoppio della Seconda guerra mondiale si unì alle forze dell'esercito filippino per combattere l'occupazione giapponese del paese. Divenne quindi ufficiale dell'esercito, dichiarando successivamente di aver combattuto a Bataan e di aver fatto parte della Marcia della morte di Bataan. Dopo essere stato rilasciato, venne reincarcerato a Fort Santiago. Riuscì a fuggire dopo un breve periodo di prigionia e più tardi avrebbe dichiarato di aver svolto un ruolo essenziale nel movimento di resistenza filippina, guidando una guerriglia di circa 9.000 uomini nota come Ang Maharlika (in italiano "La nobile") nel nord di Luzon durante il secondo conflitto mondiale: cosa che contribuì in buona misura al suo futuro politico, sebbene in seguito al suo fallimento si fosse dimostrato che egli aveva a malapena partecipato alle attività anti-nipponiche tra il 1942 e il 1945.[10] Marcos divenne uno degli ufficiali più noti e una delle sue battaglie più famose fu quella di Bessang Pass, sebbene anche in questo caso ci siano molte discussioni riguardo la veridicità delle sue affermazioni.[11] Ciononostante, per i suoi contributi durante il conflitto mondiale, gli vennero conferite 33 medaglie, che lo resero il soldato più decorato della storia filippina.[11]

L'ascesa politica[modifica | modifica wikitesto]

Membro del Congresso[modifica | modifica wikitesto]

« Eleggetemi come vostro membro del congresso oggi, vi prometto un presidente ilocano entro 20 anni. »
(Da un discorso del 1949, rilasciato durante la sua candidatura a membro del congresso)

Dopo la dichiarazione d'indipendenza delle Filippine nel 4 luglio 1946, il Congresso filippino venne creato. Nel 1946 diventò assistente del primo Presidente della Repubblica indipendente delle Filippine, Manuel Roxas. Marcos iniziò dunque la sua ascesa politica: si candidò per il Congresso e venne eletto per tre volte come membro della Camera dei Rappresentanti, occupando tale posizione per dieci anni, dal 1949 al 1959. Durante la presidenza di Ramón Magsaysay, Marcos venne nominato Presidente del Comitato della Camera per il commercio e l'industria. Più tardi divenne membro di un Comitato di cui facevano parte anche il Presidente Diosdado Macapagal, il Vice Presidente Emmanuel Pelaez e il sindaco della città di Manila, Arsenio J. Lacson. Nel corso degli anni fece anche parte di altri numerosi comitati del governo filippino.[12]

Nel 1954 si sposò con Imelda Marcos che fu sempre la sua principale consigliera.

L'ingresso nel Senato[modifica | modifica wikitesto]

Il Presidente Diosdado Macapagal al fianco di Marcos (secondo da destra) nel 1963

Dopo la sua lunga esperienza nel Congresso, Marcos decise di ambire a posizioni più elevate e si candidò con successo alle elezioni del Senato nel 1959 dove ottenne il più alto numero di voti. Ricevette ufficialmente tale carica il 30 dicembre 1959. Nel 1960 divenne leader della minoranza. Più tardi Marcos venne nominato vice presidente esecutivo del Partito Liberale e infine presidente del medesimo gruppo dal 1961 al 1964. Durante questo periodo Marcos era diventato rapidamente una delle figure più note del Partito Liberale. Ciononostante la sua carriera politica fu considerata controversa, sia prima che dopo l'elezione a capo del Senato.

Nel 1961 supportò la candidatura a presidente di Diosdado Macapagal e gestì la sua campagna presidenziale. Macapagal vinse le elezioni sconfiggendo il Presidente in carica Carlos P. Garcia, il quale stava perdendo popolarità a causa di diverse controversie. Dal 1963 al 1965 Marcos ricoprì anche il ruolo di presidente del Senato, collaborando strettamente con il Segretario della difesa filippino Eulogio B. Balao. Marcos propose al Senato un elevato numero di disegni di legge, molte delle quali divennero eventualmente leggi.[12]

Nel corso degli ultimi anni da Senatore, nutrì un interesse sempre più profondo riguardo le sue possibilità di diventare Presidente. Macapagal era uno dei più stretti collaboratori di Marcos e aveva promesso di pubblicizzare la candidatura di quest'ultimo nel 1965. Inizialmente era deciso a non ricarndidarsi, ma le sue intenzioni cambiarono e così si presentò alle elezioni del 1965 con l'obbiettivo di continuare le riforme che aveva attuato. Marcos decise comunque di candidarsi alla presidenza. Fu Senatore per un totale di 6 anni, ricoprendo la posizione sino al 30 dicembre 1965. Rimane tuttora l'ultimo capo del Senato ad essere diventato Presidente.

La presidenza[modifica | modifica wikitesto]

Primo mandato (1965–1969)[modifica | modifica wikitesto]

Marcos si era guadagnato un grande prestigio nel Partito Liberale fondato da Roxas ed era diventato una delle figure più carismatiche del gruppo. Deciso a diventare il prossimo Presidente, Marcos non riuscì ad ottenere il supporto del Partito Liberale, che aveva deciso di favorire l'inaspettata ricandidatura di Macapagal. Forgiò quindi una nuova alleanza con il Partito Nazionalista e riuscì ad essere nominato candidato alla presidenza del 1965, dove si confrontò con Macapagal.[13] Il 30 dicembre 1965, Marcos venne eletto come 10º Presidente delle Filippine, ottenendo il 51,94% delle preferenze. Durante il suo primo mandato, favorì diverse riforme in campo agricolo, industriale ed educativo. Accompagnato da un'onda di speranza, nel suo discorso inaugurale rivelò propositi incoraggianti, con queste parole:

« Il filippino, a quanto pare, ha perso la sua anima, la sua dignità, e il suo coraggio. Siamo arrivati ad una fase della nostra storia in cui gli ideali sono solo una maschera di avidità e di potere (negli affari pubblici e privati​​), in cui la devozione al dovere e la dedizione alla fede pubblica devono essere ogni volta confrontati a vantaggi privati ​​e guadagno personale e in cui la lealtà può essere scambiata. [...] Il nostro governo è nella morsa di ferro della venalità, la sua tesoreria è arida, le sue risorse sono sprecate, il suo servizio civile è indolente e indifferente, le sue forze armate sono demoralizzate e suoi Consigli sterili. Siamo in crisi. Voi sapete che il tesoro filippino è vuoto. Solo attraverso una grande abnegazione vi sarà la speranza di recuperare entro il prossimo anno. Questa nazione può essere di nuovo grande. Questo l'ho detto più e più volte. È uno dei miei articoli di fede, e la Divina Provvidenza ha voluto che voi ed io possiamo ora tradurre questa fede in fatti[14]. »
Marcos e i principali esponenti della SEATO a Manila il 24 ottobre 1966

Nel suo primo discorso sullo stato della Nazione (SONA), Marcos rivelò un ambizioso progetto di opere pubbliche, di riforme politiche e di intensificazione nella riscossione delle imposte. Il Presidente ordinò l'immediata costruzione di strade, ponti e opere pubbliche, che comprendeva 16 mila km di strade d'accesso, circa 30.000 metri lineari di ponti permanenti, un generatore con una potenza elettrica di un milione di kilowatt (1.000.000 kW), e dei servizi idrici destinati a otto regioni e 38 località . Egli esortò anche alla rivitalizzazione della magistratura, miglioramento della difesa nazionale e la lotta contro il contrabbando, la criminalità, e la corruzione nel governo. Per il raggiungimento di tali obbiettivi, Marcos mobilizzò la manodopera e le risorse delle Forze Armate Filippine (AFP) all'azione, per integrare le agenzie civili in attività come la costruzione di infrastrutture; pianificazione economica e dell'esecuzione del programma; pianificazione regionale e industriale di siti edilizi e conseguente sviluppo; sviluppo della comunità.[15] L'impiego di tecnocrati in posizioni chiave e la mobilitazione della AFP per le azioni civiche portò alla crescente integrazione funzionale di élite civili e militari.[16]

Per la sorpresa generale, poco dopo essere diventato Presidente, Marcos spinse per la partecipazione delle Filippine nella Guerra del Vietnam. Marcos aveva espresso disapprovazione nei confronti del comunismo e chiese al Congresso di approvare la spedizione di truppe a combattere in sostegno del Vietnam del Sud. Contrariamente, quando il suo predecessore Diosdado Macapagal propose nel biennio 1964-1965 l'invio di truppe in Vietnam fu Marcos a guidare gli oppositori a questa iniziativa, sulla base di motivazioni legali e morali. Nonostante critiche al suo nuovo piano, il governo Marcos ottenne il consenso dal Congresso e il Presidente spedì oltre 10.000 soldati sotto il controllo del gruppo di azione civica filippino (PHILCAG). Le operazioni, che consistevano principalmente in sostegno e aiuto dei civili, vennero effettuate tra il 1966 e il 1970.[17] Fidel Ramos, cugino di secondo grado di Marcos, fece parte di queste truppe.

Marcos e sua moglia Imelda ricevono al Malacaňang la visita di alcuni membri di una confraternita dell'Università delle Filippine

Nonostante le proprie posizioni anticomuniste, l'11 settembre 1968 concesse l'indulto a Luis Taruc, noto leader della guerriglia dell’Hukbalahap che divenne una forza di resistenza contrapposta all'ideologia filo-occidentale dopo l'indipendenza delle Filippine. In tal modo ottenne il supporto del comandante dell'esercito rivoluzionario.[18]

Durante il suo primo mandato, Marcos cercò di risolvere anche le dispute territoriali riguardo Sabah, stato ricco di risorse naturali. Le Filippine rivendicavano la parte orientale di Sabah sulla base del fatto che in precedenza questo territorio apparteneva al Sultanato di Sulu, che un tempo comprendeva le zone meridionali dell'arcipelago. La sovranità al Sultanato di Sulu, tuttavia, non era riconosciuta ufficialmente e la Malesia dichiarò che le rivendicazioni filippine non avevano solide basi. Ciononostante, durante questo periodo Marcos ordinò che le mappe filippine includessero anche il Sabah. Nel 1967 il Presidente pianificò l'Operazione Merdeka, un'infiltrazione militare di truppe filippine nel Nord del Borneo che aveva anche come scopo l'aumento del discontento nei gruppi etnici di Sabah, rispettivamente i Tausug e i Sama, i quali condividevano stretti legami etnici e culturali con i filippini.[19] Tuttavia l'Operazione Merdeka non venne mai finalizzata, anche a causa del massacro di Jabidah, un presunto (però mai confermato ufficialmente) incidente nel quale vennero uccisi diversi musulmani di etnia Moro che nonostante il supporto iniziale all'infiltrazione decisero infine di sottrarsi dalla missione. Il massacro di Jabidah diede inizio al discontento di gran parte dei Moro nei confronti della presidenza di Marcos e l'incidente favorì la graduale formazione di una guerriglia musulmana, il Fronte di Liberazione Nazionale Moro (MNLF) guidato da Nur Misuari. Nel corso degli anni all'interno dell'MNLF si verificò un conflitto di ideali, che culminò in una scissione e successiva comparsa di un altro gruppo estremista, il Fronte di Liberazione Islamico Moro (MILF); entrambi i gruppi spingevano per una secessione dalla Filippine e la creazione di uno Stato islamico comprendente le Isole Sulu, Mindanao e Palawan.

Secondo mandato (1969–1972)[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Lo stesso argomento in dettaglio: Tempesta del Primo Trimestre.
Ferdinand Marcos e il Presidente degli Stati Uniti d'America Richard Nixon nel 1969

Verso la fine del 1969 Marcos scelse di ricandidarsi per un secondo mandato. Le elezioni si tennero l'11 novembre 1969 e il Presidente si vide opposto a Sergio Osmeňa Jr. del Partito Liberale. Marcos fu rieletto per la seconda volta con il 61,47% delle preferenze, diventando il primo Presidente dall’indipendenza delle Filippine a riottenere un secondo mandato.[20][21][22] Secondo i suoi oppositori il ballottaggio fu macchiato da massicci brogli elettorali e Marcos utilizzò 56 milioni di dollari dal tesoro filippino per la sua campagna.[23] Il suo Vice Presidente, Fernando Lopez, fu rieletto per un terzo mandato.

La legislatura fu però corrotta e impotente e gli oppositori di Marcos bloccarono i suoi ambiziosi piani. L'ottimismo all'inizio del suo secondo mandato iniziò a sbiadire, e in causa anche a questo la crescita economica rallentò.[24] Gli eccessi di spesa per la campagna elettorale portarono ad una maggiore inflazione e alla svalutazione del peso filippino. Inoltre la decisione dei paesi arabi di ridurre la produzione di olio, in risposta ad un aiuto militare dell'Occidente a Israele nei conflitti arabo-israeliani, causò l'innalzamento dei prezzi del carburante in tutto il mondo. A ciò si aggiungevano le frequenti calamità naturali che portarono disagi nei settori delle infrastrutture, delle colture agricole e del bestiame. La combinazione di forze economiche esterne e interne portarono ad un aumento incontrollato dei prezzi dei beni primari.

Marcos dialoga con alcuni rappresentanti studenteschi dell'Università delle Filippine, gennaio 1970

Gli anni del suo secondo mandato furono molto critici e nel corso di questo periodo il governo dovette fronteggiare la recrudescenza della guerriglia urbana e delle rivolte studentesche. La situazione interna del paese iniziò a peggiorare. L'inizio del 1970 fu caratterizzato dalla cosiddetta tempesta del Primo Trimestre, una serie di proteste organizzata da attivisti di estrema sinistra tra cui Jose Maria Sison e Bernabe Buscayno, entrambi di idea maoista.[25] Queste due figure diedero più tardi vita a una guerriglia comunista (il Nuovo Esercito Popolare di Buscayno o NPA) e al riemergere del Partito Comunista delle Filippine (CPP) fondato da Sison nel 1968. Il periodo della guerriglia urbana durò da gennaio a marzo del 1970 ed ebbe fine grazie all'intervento delle forze armate, guidate dal generale Fabian Ver. Secondo il Presidente, la tempesta del Primo Trimestre fu uno dei fattori che lo portarono alla dichiarazione della legge marziale due anni dopo.

Le rivolte studentesche ebbero origine alla fine degli anni sessanta. La popolazione studentesca si era radicalizzata e giovani provenienti da diversi istituti e università diedero vita a rivolte per esprimere la propria frustrazione nei confronti del governo e spingere a delle riforme nel campo dell'istruzione. Il Presidente istituì dialoghi con gli studenti di varie scuole per ascoltare le loro richieste e problematiche. Per rispondere a queste ultime, Marcos ordinò la formazione di un organo (Youth and Student Affairs Board) composto da 15 membri provenienti da differenti organizzazioni studentesche. Nonostante il successivo rilascio di fondi per riforme in campo dell'istruzione, le rivolte non cessarono e continuarono ancora per diversi mesi.

Nel biennio 1971-1972 vi fu un susseguirsi di violenti accadimenti e atti criminosi e l'ondata di attentati e di attività sovversive portarono Marcos a dichiarare che in tutto il paese era oramai presente uno stato di anarchia e illegalità e che un mancato intervento avrebbe portato ad una destabilizzazione del governo con conseguente caduta. Di fronte all'enorme recrudescenza di guerriglie urbane e rivolte, il Presidente descrisse la situazione come una cospirazione della sinistra radicale (i comunisti) e della destra radicale (gli oligarchi) per rovesciare la Repubblica. Il Moro National Liberation Front, intanto, continuò a combattere per l'indipendenza di una nazione musulmana a Mindanao.

La visita di Papa Paolo VI[modifica | modifica wikitesto]

Il 28 novembre 1970, Papa Paolo VI visitò le Filippine, come parte del suo viaggio apostolico nel Sud-est asiatico. Il poncefice venne accolto all'aeroporto di Manila da Marcos e dalla moglie Imelda. Appena atterrato e in procinto di dirigersi verso la folla che lo attendeva, il pontefice rimase vittima di un attentato da parte del pittore boliviano Benjamin Mendoza che, munito di un kriss, lo ferì al costato dopo essersi finto un prete. Ulteriori danni furono evitati grazie al provvidenziale intervento del segretario personale, Pasquale Macchi.[26] Il Papa ne uscì apparentemente illeso e procedette con la sua visita della città, dove si recò anche a Tondo, uno dei quartieri più diseredati. In seguito all'attentato, Marcos affermò di aver avuto un ruolo provvidenziale nel salvataggio del Papa, sostenendo che Mendoza fu catturato dopo che egli in persona lo bersagliò con un colpo di karate. La versione ufficiale del Vaticano, tuttavia, non menzionò alcun intervento da parte del presidente filippino e alcune tesi smentirono l'effettiva partecipazione di Marcos.[27] A favore della versione di Marcos, invece, ci furono le testimonianze di Mendoza stesso, il quale affermò:

« Non ho mai pianificato di uccidere effettivamente il Papa. Il mio attacco sarebbe dovuto essere un assassinio simbolico ma nessuno mi ha creduto. Mi sono vestito da prete solo per potermi posizionare vicino a lui...Io odio qualsiasi cosa legata alla religione ed è stato molto strano per me dover indossare un abbigliamento da prete e un Crocifisso fatto a Honk Kong. Ma era l'unico modo per potermi avvicinare a lui. [...] Ma quando tirai fuori il coltello, il Presidente Marcos mi fermò. Rimasi sorpreso quando mi colpì con la sua mano. Fu un colpo di karate e molto doloroso. Il Presidente fu così forte, così potente. Non riuscii a credere al dolore[28]. »

Marcos ordinò l'immediato arresto di Mendoza, il quale venne portato al Bilibid Prison nei pressi di Manila. Il pittore sudamericano fu condannato per tentato omicidio e dopo diversi anni di prigionia nelle Filippine fu deportato in Bolivia.

L'attentato al Plaza Miranda di Manila[modifica | modifica wikitesto]

Nel corso del secondo mandato di Marcos, diversi esponenti dell'opposizione (rappresentata principalmente dal Partito Liberale) iniziarono a criticare il suo governo. In vista delle imminenti elezioni del Senato, il 21 agosto 1971 il Partito Liberale organizzò un incontro di campagna elettorale al Plaza Miranda di Quiapo, nella città di Manila. Ad assistere all'evento ci furono circa 4.000 persone. Alle 21:00 circa furono improvvisamente lanciate da ignote persone due granate che esplosero in successione sul palco allestito per l'incontro. Tra i feriti ci furono Jovito Salonga, Sergio Osmeña Jr., John Henry Osmeña, Gerardo Roxas, Ramon Mitra, Ramon Bagatsing, Eva Estrada Kalaw, Eddie Ilarde, Martin Isidro e altri. L'attentato provocò 95 feriti e la morte di 9 persone, incluso Ben Roxas, fotografo del quotidiano Manila Times. Inizialmente Marcos fu sospettato di aver ordinato l'attentato, ma col passare degli anni le vittime iniziarono ad indicare la partecipazione di Jose Maria Sison, fondatore del Partito Comunista delle Filippine o CPP.[29] Jovito Salonga, il ferito più grave dell'attentato, attribuì la responsabilità dei fatti a Sison ed al CPP.[30] Sison smentì tuttavia le numerose accuse nei suoi confronti. Anche Marcos incolpò i comunisti, affermando che il gruppo aveva intenzione di indebolire il suo governo; Marcos dichiarò uno stato di emergenza e ciò fornì al Presidente il pretesto per emettere la Proclamazione numero 889, la quale toglieva ai cittadini il diritto all'habeas corpus.[31] Tale decisione causò tuttavia pubbliche proteste e Marcos decise di restaurare i diritti civili diversi mesi dopo, l'11 gennaio 1972.

La sospensione temporanea dei diritti civili in seguito all'attentato di Plaza Miranza si rivelò un preludio alla legge marziale. La situazione interna continuava infatti a peggiorare e il caos creatosi iniziò a sollevare serie preoccupazioni in Marcos.

Il periodo della legge marziale e la Nuova Società (1972–1981)[modifica | modifica wikitesto]

Tra la crescente ondata di illegalità e la minaccia di un’insurrezione comunista, Marcos dichiarò la legge marziale il 21 settembre 1972 in virtù della Proclamazione n. 1081. Il Presidente decretò la riduzione della libertà di stampa e di altre libertà civili, chiuse il Congresso e aziende nel campo dei media, ordinò l'arresto dei leader dell'opposizione e gli attivisti militanti, tra cui i senatori a lui più critici come Benigno Aquino Jr., Jovito Salonga e Jose Diokno. Aquino iniziò a criticare il governo Marcos già alla fine degli anni sessanta e secondo il Presidente questa opposizione nei suoi confronti era anche legata a presunte collaborazioni segrete con le guerriglie comuniste NPA e CPP, le quali avevano intenzione di avviare una guerra popolare e portare a termine una rivoluzione comunista.[32] Marcos stesso considerava Aquino un comunista.[33] Il Presidente consentì a vari altri esponenti politici a lui avversi di partire per l'esilio. Il popolo rimase sorpreso e in silenzio, ma l'apprensione scomparve dopo che il Presidente spiegò che tale manovra non avrebbe portato ad un colpo di Stato militare. La proclamazione della legge marziale venne ben accolta inizialmente. La criminalità diminuì profondamente dopo aver attuato il coprifuoco.

Marcos affermò che la legge marziale era il preludio per la creazione di un Bagong Lipunan (in italiano "Nuova Società") basata su nuovi valori sociali e politici. L'economia nel corso degli anni ‘70 si rafforzò, con surplus nella bilancia commerciale. Il turismo contribuì alla crescita economica. Tuttavia nella classe dirigente dilagò la corruzione.[34] Nel suo primo discorso dopo la proclamazione, il Presidente affermò che questa aveva un duplice obbiettivo: salvare la Repubblica e riformare le istituzioni sociali, politiche ed economiche del Paese.

Agli inizi del 1972, Marcos ordinò l'avvio del progetto di Santa Barbara. Esso consisteva nel tentativo di creare e conseguentemente sviluppare razzi per uso militare e per la ricerca scientifica; a tal fine venne creato un gruppo di ricerca composto dalla Hukbong Dagat ng Pilipinas (Marina militare filippina) e alcuni scienziati. Dopo iniziali difficoltà affrontate nella fase di sperimentazione, il 12 marzo 1972 il primo razzo (chiamato Bongbong-1, in onore del figlio del Presidente) fu lanciato con successo dall'Isola Caballo e ritrovato successivamente nel Mar Cinese Meridionale. Ulteriori sperimenazioni vennero effettuate a Fort Magsaysay.[35][36][37] A partire dal dicembre 1972, una serie di prove vennero fatte su un razzo di calibro 180 mm. Il progetto di Santa Barbara comprendeva anche la sperimentazione di altre armi e armamenti. Marcos motivò la propria scelta di avviare il progetto dichiarando testualmente:

« La difesa delle Filippine non può dipendere dall'alleanza con altri paesi. Dobbiamo assumere che ci saranno contingenti militari laddove gli Stati Uniti non siano pronti a offrirci assistenza. »

Tra il 1972 e il 1976, Marcos aumentò le dimensioni del l'esercito filippino da 65.000 a 270.000 unità. Gli ufficiali militari furono posti nei consigli di amministrazione di varie società di media, servizi pubblici, progetti di sviluppo, e di altre imprese private. Allo stesso tempo, Marcos fece sforzi per favorire la crescita dell'industria manifatturiera di armi con un pesante aumento delle spese militari.[38]

Dalla dichiarazione di legge marziale nel 1972 fino al 1983 il governo degli Stati Uniti fornì 2,5 miliardi di dollari in aiuti economici e militari al regime di Marcos, e circa 5,5 miliardi di dollari attraverso istituzioni multilaterali come la Banca Mondiale.[39]

Una commissione era stata riunita negli anni ‘70 per sostituire la Costituzione coloniale del 1935, e proseguì il lavoro per elaborare una nuova costituzione dopo la proclamazione della legge marziale. La nuova costituzione entrò in vigore nei primi mesi del 1973 cambiando la forma di governo da presidenziale a parlamentare e permettendo a Marcos di rimanere al potere fin oltre il 1973. In tal modo Marcos si arrogava le funzioni capo dello Stato e, dal 1978 al 1981, di Primo Ministro. La legge marziale fu applicata per 9 anni (venendo rinnovata di anno in anno), dopo i quali gli eccessi del Presidente e dell'esercito cominciarono ad emergere.

Marcos e la moglie Imelda nel 1979

La crisi energetica del 1973 portò alla ricerca di nuove fonti di approvvigionamento e l'embargo petrolifero in Medio Oriente ebbe pesanti ricadute sull'economia filippina. Marcos pensò di costruire una centrale elettronucleare per sopperire alle richieste energetiche del paese e alleggerire la dipendenza dalle importazioni di olio. Sotto il regime di legge marziale, il Presidente annunciò nel luglio del 1973 la decisione di costruire la centrale elettronucleare di Bataan.[40] La costruzione della centrale iniziò nel 1976. In seguito all'Incidente di Three Mile Island, la costruzione fu interrotta e un'ispezione rilevò la presenza di oltre 4.000 difetti.[40] Vennero anche sollevate preoccupazioni riguardo il livello di sicurezza della centrale di Bataan, soprattutto per quanto riguarda la sua vicinanza a faglie e al dormiente vulcano Pinatubo. Nel 1984 la costruzione della centrale elettronucleare di Bataan era quasi al termine e il suo costo aveva raggiunto più di due miliardi di dollari.[41] Munita di reattore nucleare ad acqua leggera prodotto dalla Westinghouse, la centrale fu progettata per generare 621 megawatt di elettricità.[41] Questa fu completata poco prima della caduta di Marcos e sin dalla sua costruzione non è mai stata attivata.

Marcos propose diverse riforme anche in campo agricolo, che presto divennero uno dei punti fondamentali della Nuova Società. Nel 1973 diede inizio al programma Masagana 99; seguendo gli idealismi della Rivoluzione verde, il Masagana 99 promosse la coltivazione di varietà di riso sviluppate dalla International Rice Research Institute. Masagana è una parola filippina per abbondante e il numero 99 si riferiva all'obbiettivo stagionale di produrre 99 cabans (pari a 4.900 chili) per ettare, di riso irrigato. Le varietà di riso utilizzate nel programma erano in grado di rendere ottimi risultati, se coltivate attraverso l'utilizzo di fertilizzanti, diserbanti, pesticidi e irrigazione. La rivoluzione portò grandi benefici al paese e per un breve periodo durante l'imposizione della legge marziale, le Filippine riuscirono a diventare autosufficienti in riso, invertendo una tendenza di acquistare all'estero per colmare le proprie carenze, presente sin dai tempi del colonialismo spagnolo.[42][43] Il paese fu in grado di esportare riso dal 1977 al 1978.[42]

Si osserva che le redistribuzioni di terre fatte nel quadro del Bagong Lipunan (Nuova Società) da lui teorizzato, furono assai utili ai familiari del Presidente Marcos che - nel corso del periodo in cui fu in vigore la legge marziale - beneficiarono di considerevoli vantaggi politici.

La visita di Papa Giovanni Paolo II[modifica | modifica wikitesto]

Per compiacere la Chiesa cattolica romana prima della visita programmata di Papa Giovanni Paolo II, Marcos revocò ufficialmente la legge marziale il 17 gennaio 1981.[44] Giovanni Paolo II fu il secondo pontefice a visitare il territorio filippino durante la presidenza di Marcos, dopo Paolo VI.

Terzo mandato (1981–1986)[modifica | modifica wikitesto]

L'assassinio di Ninoy Aquino: l'inizio della fine[modifica | modifica wikitesto]

Nonostante la revoca della legge marziale nel gennaio del 1981, Marcos mantenne comunque gran parte del potere governativo di arresto e detenzione. La corruzione e il nepotismo, nonché i disordini contribuirono a un grande calo della crescita economica che il Paese era riuscito a raggiungere nel decennio precedente.

Il 16 giugno 1981, sei mesi dopo l'annullamento della legge marziale, si verificarono le prime elezioni presidenziali in 12 anni. Il Presidente decise di ricandidarsi per un terzo mandato e ottenne una schiacciante vittoria su tutti gli altri candidati, tra i quali spiccò solamente Alejo Santos del Partito Nazionalista. Il margine di vittoria di oltre 16 milioni di voti di Marcos (80%) è considerato il più alto nella storia delle elezioni presidenziali filippine, superando anche quello di Manuel L. Quezon nel 1941 (pari al 63%). Tale vittoria consentì a Marcos di ottenere un altro mandato di sei anni, nonostante il boicottaggio da parte dei più noti partiti di opposizione politica, come l'UNIDO e il LABAN.

Marcos saluta i soldati statunitensi in una cerimonia d'onore da parte delle forze armate il 20 settembre 1982. Al suo fianco il Segretario di Stato degli Stati Uniti d'America, George Shultz

In un discorso tenutosi negli Stati Uniti il 17 settembre 1982, il Presidente sottolineò nuovamente le motivazioni della sua dichiarazione della legge marziale, attribuendo principalmente la causa all'anarchia che si era diffusa nel paese. Affermò inoltre che la sua decisione venne presa in seguito a consultazioni con le più alte branche del governo e non solamente per sua volontà.

Nel 1983 il leader dell'opposizione Benigno Aquino Jr. venne assassinato presso l'aeroporto internazionale di Manila al suo ritorno nelle Filippine dopo un lungo periodo di esilio. Marcos, che voleva assicurarsi la sicurezza di Aquino durante l'arrivo, mandò un contingente di circa 1.000 soldati armati e polizia all'aeroporto. Dopo l'atterraggio, avvenuto all'1:04 del pomeriggio, l'esercito circondò l'aereo di Aquino, per procedere all'arresto. All'uscita dall'aereo, in circostanze ancora misteriose, Aquino venne colpito da un proiettile alla testa che lo uccise all'istante. Pochi istanti dopo gli spari, i corpi di Aquino e Rolando Galman, il sospettato assassino, giacevano per terra senza vita. Il corpo di Aquino venne caricato in un veicolo della AVSECOM (Aviation Security Command) da due soldati mentre altri continuarono a sparare a Galman. L'esercito trasportò Aquino al ospedale di Fort Bonifacio, dove venne dichiarato deceduto all'arrivo.

Poche ore dopo l'evento, il governo dichiarò ufficialmente che l'assassino era Rolando Galman, sugli ordini del Presidente del Partito Comunista Rodolfo Salas.[45] Marcos ordinò un'investigazione che risultò nell'accusa di omicidio nei confronti di 25 militari e un civile. Sebbene l'opposizione politica, inclusa la famiglia Aquino, iniziò ad affermare che fu Marcos ad ordinare l'assassinio, questo non fu mai provato concretamente; altre tesi incolparono invece l'esercito e la moglie di Marcos, Imelda, mentre altre ancora Danding Cojuangco (cognato di Benigno Aquino) per via delle proprie ambizioni politiche.[46]

Marcos appena atterrato all'aeroporto di Washington nel 1983

L'opposizione tuttavia si era rafforzata, soprattutto dopo l'assassinio di Benigno Aquino, mentre gli storni di fondi pubblici (effettuati in previsione della fine del potere), ammontanti a miliardi di dollari del Tesoro filippino, portati all'estero su conti bancari sicuri (in particolare in Svizzera, su depositi occulti riconducibili alla Credit Suisse), si accompagnavano a forme intollerabili di nepotismo che avvantaggiavano la famiglia e gli amici del Presidente.[47] La morte di Aquino provocò l'inizio del declino del governo Marcos ed ebbe effetti devastanti anche in ambito economico. I massicci prestiti effettuati dal governo risultarono in pesanti debiti pubblici, che a loro volta iniziarono ad avere una ricaduta sull'economia filippina. Inoltre, la cattiva gestione delle più importanti industrie, per la maggior parte nelle mani degli amici di Marcos, incrementò ulteriormente la recessione.

Il terzo mandato di Marcos fu caratterizzato anche da un suo rapido declino fisico, causato da malattie renali, e il Presidente iniziò a soffrire di lupus eritematoso sistemico. Durante gli ultimi anni del suo mandato Marcos era spesso assente per curare la sua malattia e nessuno lo sostituì per assumere il comando del governo. Il regime di Marcos era sensibile alla percezione pubblica e molte persone iniziarono a chiedersi se il Presidente fosse ancora in grado di assumere il comando del paese, in un periodo caratterizzato da forte instabilità politica.[48] Con Marcos in preda alla malattia, toccò alla moglie Imelda assumere il ruolo di figura centrale del governo. Nell'agosto 1983 e novembre 1984 Marcos si sottopose a due delicati trapianti renali.[49] Fu uno dei medici personali di Marcos, Potenciano Baccay, a rivelare le due operazioni; il 2 novembre 1984, poco dopo la sua intervista, Baccay fu ritrovato ucciso a coltellate, secondo la polizia filippina apparentemente vittima di una attacco da parte di ribelli comunisti.[49] Nonostante questi disagi, il Presidente, tuttavia, negò qualsiasi speculazione sul suo stato fisico: Marcos iniziò la presidenza in ottima salute ed era noto per tenersi abitualmente in forma, oltre ad essere un appassionato di golf.

Tutti questi fattori contribuirono ad una sempre più crescente insoddisfazione popolare verso Marcos e diede inizio a una serie di eventi, tra cui la pressione da parte degli Stati Uniti che culminò con elezioni anticipate nel febbraio 1986.[50] Sebbene mancasse ancora più un anno al termine effettivo del suo terzo mandato, nel novembre 1985 Marcos decise di anticipare le elezioni, desideroso di riconquistare democraticamente il potere. A dicembre venne promulgata una legge, secondo la quale le elezioni anticipate si sarebbero dovute svolgere nel febbraio 1986.

La caduta di Marcos[modifica | modifica wikitesto]
Exquisite-kfind.png Lo stesso argomento in dettaglio: Rivoluzione del Rosario.
Ferdinand Marcos presta ufficialmente giuramento come Presidente delle Filippine per un quarto mandato il 25 febbraio 1986, poche ore prima del suo esilio

Marcos scelse Arturo Tolentino come suo vicepresidente per la campagna elettorale. L'opposizione invece si presentò attraverso la candidatura di Corazón Aquino, vedova di Benigno Aquino Jr., con Salvador Laurel come suo vicepresidente.[51][52]

Le elezioni anticipate si svolsero il 7 febbraio 1986.[53] Il comitato per le elezioni filippino (COMELEC) dichiarò Marcos vincitore con un totale di 10,807,197 voti, contro i 9,291,761 di Aquino. Contrariamente, i risultati della National Movement for Free Elections (NAMFREL), organo composto da osservatori internazionali, diedero Aquino vincitrice con 7,835,070 contro i 7,053,068 di Marcos. Le elezioni registrarono brogli da entrambe le parti e tutti e i due contendenti si dichiararono vincitori del confronto elettorale.[54] Come conseguenza vennero segnalati episodi di violenza e manomissione dei risultati elettorali.

Il risultato giudicato fraudolento venne però respinto da Corazon Aquino e dai suoi sostenitori. Gli osservatori internazionali, compresa una delegazione statunitense, denunciarono i risultati ufficiali. Ciò diede un'enorme spinta alla rivoluzione del Rosario. Durante questo periodo Marcos non smise mai di insistere che egli era stato eletto legalmente per un quarto mandato e che gli era stato tolto il diritto di esercitare il suo potere. Il 25 febbraio 1986 tre milioni di persone si radunarono nell'Epifanio de los Santos Avenue (da qui l'acronimo EDSA), un'importante via della capitale, in una contestazione pacifica armati di rosario e guidati dal cardinale Jaime Lachica Sin e da Corazón Aquino. L'esercito però decise che il momento di Marcos era ormai passato e il comandante delle forze armate, Juan Ponce Enrile, ex-ministro della Difesa, e il generale Fidel Ramos (prima stretto collaboratore di Marcos, ma entrato in contrasto con lui nel corso della crisi[55]) appoggiarono la pretesa di vittoria della Aquino. Lo stesso giorno Marcos, seppur visibilmente indebolito dai problemi di salute, celebrò l'inaugurazione del suo quarto mandato dal balcone del Malacañang al fianco della moglie Imelda. Tuttavia anche l'opposizione organizzò l'inaugurazione della Presidenza di Corazón Aquino.[56]

Dopo quattro giorni di manifestazioni anche parte dell'esercito inviato da Marcos per sedare la manifestazione si schierò dalla parte dei manifestanti. Fabian Ver, generale e capo delle Forze Armate rimasto sempre fedele al Presidente, chiese con insistenza a Marcos di dargli l'ordine di sparare sul crescente numero di manifestanti, ma questo rifiutò ostinatamente e lo congedò con un saluto. Con la situazione oramai incontrollabile e i sostenitori dell'opposizione che avevano occupato gran parte di Manila, il 25 febbraio 1986 Marcos fu costretto all'esilio forzato e la Aquino divenne Presidente.[57][58]

L'esilio nelle Hawaii e la morte[modifica | modifica wikitesto]

Di fronte ad una situazione oramai incontrollabile, Marcos e la sua famiglia rimasero barricati nel palazzo del Malacañang. Il 25 febbraio 1986 telefonò al Senatore degli Stati Uniti Paul Laxalt (uno degli alleati più stretti di Ronald Reagan), chiedendo consigli su come avrebbe dovuto agire. Marcos, che cercava supporto da parte degli Stati Uniti, espresse disapprovazione quando Laxalt gli consigliò di abbandonare la presidenza, poiché secondo il Senatore era "oramai arrivato il momento".[59][60] Dopo diverse ore di riflessione, nel pomeriggio del medesimo giorno Marcos chiamò Juan Ponce Enrile per richiedere un passaggio sicuro per la famiglia Marcos e stretti alleati come il generale Ver. Alle 21:00 la famiglia Marcos abbandonò la capitale Manila a bordo di quattro elicotteri Sikorsky S-61[61] diretta all'aeroporto di Clark situato nella parte meridionale dell'isola di Luzon. Su assistenza della United States Air Force, i Marcos salirono a bordo di aerei Lockheed C-130 Hercules verso la Andersen Air Force Base di Guam e infine verso la Hickam Field nelle Hawaii dove arrivarono il 26 febbraio. Successivamente Marcos e sua moglie Imelda vennero rilocati in una residenza a Honolulu.

Durante la permanenza nelle Hawaii, la coppia si ritirò a vita privata. In svariate occasioni veniva intravista mentre svolgeva raduni settimanali in compagnia di conoscenti e amici oppure mentre impegnata in lussuose cene in alcuni dei ristoranti più costosi di Honolulu.[62] Nel 1988 entrambi furono imputati per storno di fondi dagli Stati Uniti (decine di immobili della coppia furono posti sotto sequestro, ma gran parte del loro patrimonio rimase intatto). Poco dopo l'annuncio, Marcos affermò di sentirsi tradito dal sistema degli Stati Uniti e di essere pronto al suo destino.[63] Precedenti investigazioni effettuate negli Stati Uniti, Filippine e Giappone lo avevano assolto dalle accuse di corruzione.[63]

Quando Marcos si dimise dalla carica, egli era già in età avanzata e afflitto da diversi problemi di salute. Inoltre il lupus aveva causato in lui un evidente declino fisico. Già dal 1988 fu costretto alla sedia a rotelle e agli inizi del 1989 venne ricoverato all'Ospedale di Saint Francis di Honolulu (Hawaii) dove le sue condizioni peggiorarono gradualmente nei mesi successivi, costringendolo a frequenti dialisi. Passò il suo settantaduesimo compleanno in compagnia della famiglia, ma le sue condizioni erano già disperate: aveva perso l'uso della parola ed era tenuto in vita dalle macchine.[64] Marcos morì due settimane dopo, il 28 settembre 1989, a causa di un arresto cardiaco, aggravato dai problemi ai reni e ai polmoni.[65][66] Fu sepolto nell'isola hawaiana di O'ahu, nella cosiddetta Valley of the Temples, in un mausoleo privato che costituisce una replica dello storico tempio buddista detto Byōdō-in, che si erge a Uji e che fu edificato nel 1052 in quella che oggi è la prefettura giapponese di Kyōto. Corazon Aquino, che succedette Marcos alla Presidenza, si oppose sin da subito alle richieste di riportare la salma in suolo filippino, dichiarando che tale manovra avrebbe potuto causare rivolte e instabilità politica.

Tuttavia, due anni dopo la salma tornò nelle Filippine, a nord di Luzon, nella località di Malcagnac. Qui si erge una tomba, il cui monumento è decorato in marmo nero e una voce narra le sue "eroiche gesta", col sottofondo dell'inno nazionale dell'epoca. I suoi ultimi "uomini forti" sono invece seppelliti in una cripta refrigerata a Ilocos Norte (regione in cui sorge il paese natale di Marcos, Sarrat), dove suo figlio, Ferdinand Jr., e sua figlia, Imee, sono diventati rispettivamente governatore locale e rappresentante del governo.

Imelda Marcos fu assolta nel 1990 dall'accusa di aver sottratto ingenti somme al Tesoro filippino dagli Stati Uniti ma condannata per corruzione in un processo intentato nelle Filippine nel 1995.

Controversie[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Lo stesso argomento in dettaglio: Oro di Yamashita.

Nel corso della sua ventennale presidenza, Marcos fu accusato di aver rubato ingenti somme di denaro dalle tesorerie filippine. Tuttavia, secondo testimonianze della moglie di Marcos, Imelda Marcos, le enormi ricchezze della famiglia sarebbero derivate dal tesoro di Yamashita,[67] un presunto bottino di guerra saccheggiato dalle forze del generale Yamashita durante il secondo conflitto mondiale. L'oro di Yamashita fu il soggetto di un complesso procedimento legale avviato in una corte di Hawaii nel 1988 che vide coinvolti un cacciatore di tesori filippino, Rogelio Roxas, e Marcos.[68] Roxas accusò Marcos di furto e violazione dei diritti umani per avergli presumibilmente rubato un tesoro ritrovato a Baguio negli anni settanta e per averlo fatto incarcerare e torturare. In seguito ad un lungo procedimento giudiziario, nel corso del quale morirono gli stessi Marcos e Roxas, la Corte Suprema hawaiiana ordinò un risarcimento nei confronti della famiglia di Roxas.

La famiglia Marcos[modifica | modifica wikitesto]

Ferdinand Marcos

Marcos era il più grande dei quattro figli di Mariano Marcos e Josefa Edralin. Aveva un fratello minore, Pacifico, e due sorelle più giovani, Elizabeth e Fortuna.

Conobbe Imelda Romualdez nell'aprile del 1953 in una sessione del Congresso, attraverso l'aiuto del deputato Daniel Romualdez, un cugino di Imelda.[69] Durante quel periodo Marcos era uno degli astri nascenti del Partito Liberale, mentre Romualdez era una reginetta di bellezza che aveva partecipato a diversi concorsi a Tacloban e a Manila. Marcos sposò Romualdez il 1º maggio 1953, dopo essersi convertito al cattolicesimo. In precedenza era un aglipayano, ossia credente nella Chiesa filippina indipendente.

Imelda e Ferdinand Marcos ebbero tre figli: Imee (1955), sposatasi con Tommy Manotoc e poi separatasi; Ferdinand Jr. (1957); e Irene (1960).

Asse familiare[modifica | modifica wikitesto]

Mariano Marcos
Josefa Edralin
Imelda Marcos
Ferdinand Marcos
Pacifico Marcos
Elizabeth Marcos
Fortuna Marcos
Imee Marcos
Ferdinand Marcos Jr.
Irene Marcos

Onorificenze[modifica | modifica wikitesto]

Onorificenze filippine[modifica | modifica wikitesto]

Gran Maestro della Legion d'Onore - nastrino per uniforme ordinaria Gran Maestro della Legion d'Onore
Gran Maestro dell'Ordine di Sikatuna - nastrino per uniforme ordinaria Gran Maestro dell'Ordine di Sikatuna
Gran Maestro dell'Ordine di Kalantiao - nastrino per uniforme ordinaria Gran Maestro dell'Ordine di Kalantiao

Onorificenze straniere[modifica | modifica wikitesto]

Cavaliere dell'Ordine del Rajamitrabhorn (Thailandia) - nastrino per uniforme ordinaria Cavaliere dell'Ordine del Rajamitrabhorn (Thailandia)
— 1968
Collare dell'Ordine di Isabella la Cattolica (Spagna) - nastrino per uniforme ordinaria Collare dell'Ordine di Isabella la Cattolica (Spagna)
— 1969
Grande Stella dell'Ordine al Merito della Repubblica Austriaca (Austria) - nastrino per uniforme ordinaria Grande Stella dell'Ordine al Merito della Repubblica Austriaca (Austria)

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Frank Senauth, The Making of the Philippines in AuthorHouse, 2012, 91, ISBN 978-1-4685-5231-7.
  2. ^ (EN) Carlos H. Conde, Marcos family returning to the limelight in the Philippines in The New York Times, 8 luglio 2007.
  3. ^ (EN) Ana Roa, Regime of Marcoses, cronies, kleptocracy in Philippine Daily Inquirer, 29 settembre 2014.
  4. ^ Leodivico Cruz Lacsamana, Philippine History and Government in Phoenix Publishing House, Inc., Second, 1990, ISBN 971-06-1894-6. p. 189.
  5. ^ David Joel Steinberg, The Philippines: A Singular and a Plural Place, Basic Books, 2000, pp. 115–116, ISBN 978-0-8133-3755-5.
  6. ^ Celoza, Albert F., Ferdinand Marcos and the Philippines: the political economy of authoritarianism, Greenwood Publishing, 1997, p. 23, ISBN 978-0-275-94137-6.
  7. ^ Mariano Marcos vs. Roman A. Cruz Philippines Supreme Court
  8. ^ Justice Jose P. Laurel penned the ponencia (in People vs. Mariano Marcos, et al., 70 Phil. 468) which was concurred by Chief Justice Ramón Avanceña and Justices Imperial, Díaz, and Horilleno.
  9. ^ Marcos didn’t order Ninoy’s assassination
  10. ^ McCoy, Alfred W., Closer than brothers: manhood at the Philippine Military Academy in Yale University Press, 1999, 167–170, ISBN 978-0-300-07765-0.
  11. ^ a b (EN) Jarius Bondoc, Marcos medals: Only 2 of 33 given in battle in PhilStar, 29 aprile 2011. URL consultato il 13 febbraio 2015.
  12. ^ a b Ferdinand Edralin Marcos. Philippines Senate
  13. ^ J. Eduardo Malaya, So Help Us God: The Presidents of the Philippines and Their Inaugural Addresses in Anvil, Manila, 2004, pp. 200–214, ISBN 971-27-1486-1.
  14. ^ Discorso inaugurale del Presidente Marcos, 30 dicembre 1965
  15. ^ Manuel A. Caoili. “The Philippine Congress and the Political Order,” Philippine Journal of Public Administration, Vol.XXX no. 1 (January, 1986), p. 21.
  16. ^ Manuel Caoili, op. cit
  17. ^ Lieutenant General Larsen, Stanley Robert (1985) "Chapter III: The Philippines" in Allied Participation in Vietnam, U.S. Department of the Army
  18. ^ Jay Taylor, China and Southeast Asia: Peking's relations with revolutionary movements in Praeger, 1976, 322, ISBN 978-0-275-56830-6.
  19. ^ Matt K. Matsuda, Pacific Worlds: A History of Seas, Peoples, and Cultures in Cambridge University Press, 2012, 340, ISBN 978-0-521-88763-2.
  20. ^ Timberman, David G., A changeless land: continuity and change in Philippine politics, Institute of Southeast Asian Studies, 1991, p. 63.
  21. ^ Boudreau, Vincent, Resisting dictatorship: repression and protest in Southeast Asia in Cambridge University Press, 2004, p. 7, ISBN 978-0-521-83989-1.
  22. ^ Hedman, Eva-Lotta E., In the name of civil society: from free election movements to people power in the Philippines, University of Hawaii Press, 2006, p. 70, ISBN 978-0-8248-2921-6.
  23. ^ McCoy, Alfred W., Policing America's empire: the United States, the Philippines, and the rise of the surveillance state, University of Wisconsin Press, 2009, p. 52, ISBN 978-0-299-23414-0.
  24. ^ Dolan Ronald E., Marcos and the Road to Martial Law - Philippines: A Country Study, ISBN 0844407488.
  25. ^ Silliman, G. Sidney & Noble, Lela Garner, Introduction in Organizing for democracy: NGOs, civil society, and the Philippine State, University of Hawaii Press, 1998, p. 16, ISBN 978-0-8248-2043-5.
  26. ^ Intervista a Pasquale Macchi
  27. ^ Gigi Grande, How Marcos tried to claim credit for saving Pope's life in ABS-CBN News, 22 ottobre 2014. URL consultato il 3 febbraio 2015.
  28. ^ Benjamin Mendoza
  29. ^ Amando Doronila, Politics of violence, Inquirer.net, 2007-08-24. URL consultato il 2007-10-27.
  30. ^ David Dizon, Salonga's Journey, ABS-CBNNews.com, 2002-11-19. URL consultato il 2007-10-27.
  31. ^ Eduardo D. Simafrania, Commemorating Ninoy Aquino’s assassination, The Manila Times, 2006-08-21. URL consultato il 2007-10-27.
  32. ^ Lisandro Claudio, Ninoy networked with everyone, Reds included in GMA News, 18 agosto 2010. URL consultato il 6 febbraio 2015.
  33. ^ Celoza, Albert, Ferdinand Marcos and the Philippines: The Political Economy of Authoritarianism in Greenwood Publishing Group, 1997, p. 30, ISBN 978-0-275-94137-6.
  34. ^ Country Profile: Philippines, March 2006, U.S. Library of Congress, 22-06-2006
  35. ^ PROJECT STA BARBARA MARKS 41 YEARS in Philippine Navy, 12 marzo 2013. URL consultato il 16 luglio 2014.
  36. ^ Rockets test-fired from Philippines in Bangor Daily News, 8 settembre 1975. URL consultato il 16 luglio 2014.
  37. ^ Astronautics and Aeronautics, 1972, NASA, 1972, p. 96.
  38. ^ Moran, Jon, Patterns of Corruption and Development in East Asia in Third World Quarterly, vol. 20, nº 3, June 1999, p. 579.
  39. ^ Bello, Walden, Edging toward the Quagmire: The United States and the Philippine Crisis in World Policy Journal, vol. 3, nº 1, Winter 1985–1986, p. 31.
  40. ^ a b Valdez-Fabros, Corazon. (1998-10-16) The continuing struggle for a nuclear-free Philippines. WISE News Communique.
  41. ^ a b ABS-CBN News. (2007). ABS-CBN Interactive.
  42. ^ a b (EN) Amy Remo, Marcos' 'Masagana 99' made RP rice exporter, self-sufficient in Inquirer, 26 aprile 2008. URL consultato il 13 febbraio 2015.
  43. ^ Randolph Barker, Robert W. Herdt, Beth Rose, The Rice Economy of Asia, Volume 2 in Int. Rice Res. Inst, 1985, 255, ISBN 978-0-915707-15-7.
  44. ^ In many tongues, pope championed religious , 21-08-2006
  45. ^ Chronicles of a Revolution: 1995, p. 27
  46. ^ Rodel Rodis, Who ordered the hit on Ninoy Aquino? in Philippine Daily Inquirer, 19 agosto 2008.
  47. ^ Jean Ziegler, La privatizzazione del mondo, Il saggiatore, Milano 2010, p. 122 s.
  48. ^ Wurfel, David, Filipino Politics: Development and Decay in Cornell University Press, 1988, p. 289, ISBN 978-0-8014-9926-5.
  49. ^ a b (EN) Marcos Underwent Kidney Transplants, Doctors Say in Los Angeles Times, 11 novembre 1985. URL consultato il 13 febbraio 2015.
  50. ^ Dolan Ronald E., From Aquino's Assassination to People Power - Philippines: A Country Study, ISBN 0844407488
  51. ^ Pollard, Vincent Kelly, Globalization, democratization and Asian leadership: power sharing, foreign policy and society in the Philippines and Japan in Ashgate Publishing, 2004, p. 50, ISBN 978-0-7546-1539-2.
  52. ^ Parnell, Philip C., Criminalizing Colonialism: Democracy Meets Law in Manila in Crime's power: anthropologists and the ethnography of crime, Palgrave-Macmillan, Parnell, Philip C. & Kane, Stephanie C., 2003, p. 214, ISBN 978-1-4039-6179-2.
  53. ^ Stephen Zunes, Nonviolent Social Movements: A Geographical Perspective, Blackwell Publishing, 1999, p. 129, ISBN 1-57718-076-3. URL consultato il 3 dicembre 2007.
  54. ^ Peter Ackerman e Jack DuVall, A Force More Powerful: A Century of Nonviolent Conflict, Macmillan, 2001, p. 384, ISBN 978-0-312-24050-9.;
    ^ Isabelo T. Crisostomo, Cory--profile of a president, Branden Books, 1987, p. 193, ISBN 978-0-8283-1913-3. (showing a reproduction of NAMFREL's announcement of the results).
  55. ^ Enciclopedia Treccani - Ramos Fidel Valdez
  56. ^ Isabelo T. Crisostomo, Cory, Profile of a President: The Historic Rise to Power of Corazon., Branden Books, 1º aprile 1987, p. 257, ISBN 978-0-8283-1913-3. URL consultato il 3 dicembre 2007..
  57. ^ Articolo Asia News
  58. ^ Mercado Paul Sagmayao e Francisco S. Tatad, People Power: The Philippine Revolution of 1986: An Eyewitness History, Manila, Philippines, The James B. Reuter, S.J., Foundation, 1986, OCLC 16874890.
  59. ^ George de Lama, Marcos Flees, Aquino Rules in Chicago Tribune, 26 febbraio 1986. URL consultato il 18 febbraio 2015.
  60. ^ Thomas E. Mann, A Question of Balance: The President, the Congress, and Foreign Policy in Brookings Institution Press, 1990, p. 183, ISBN 978-0-8157-0523-9.
  61. ^ Halperin, Jonathan J., The Other Side: How Soviets and Americans Perceive Each Other in Transaction Publishers, 1987, p. 63, ISBN 978-0-88738-687-9.
  62. ^ (EN) Kendall J. Wills, Marcos and Wife Enjoy The High Life in Hawaii in The New York Times, 16 novembre 1988. URL consultato il 15 febbraio 2015.
  63. ^ a b (EN) MARCOS FEELS BETRAYED BY U.S. SYSTEM BUT WILL OBEY JUDGE'S ORDER `NOT AFRAID TO GO TO JAIL,' FRAIL EX-LEADER SAYS in Deseret News, 4 novembre 1988. URL consultato il 18 febbraio 2015.
  64. ^ (EN) For Ailing Marcos, Controversy Continues in Philly, 15 settembre 1989. URL consultato il 15 febbraio 2015.
  65. ^ (EN) Marcos Dies At 72; Body Barred From Philippines in Philly, 29 settembre 1989. URL consultato il 15 febbraio 2015.
  66. ^ (EN) Jane Gross, Ferdinand Marcos, Ousted Leader Of Philippines, Dies at 72 in Exile in New York Times, 29 settembre 1989. URL consultato il 15 febbraio 2015.
  67. ^ Manila, Imelda afferma Marcos trovo' un tesoro, Corriere della Sera, 4 febbraio 1992. URL consultato il 15 maggio 2015.
  68. ^ Supreme Court of Hawaii, Roxas v. Marcos, November 17, 1998, Uniset.ca. URL consultato il 26 marzo 2012.
  69. ^ Senauth, Frank, The Making of the Philippines in AuthorHouse, 2012, p. 134, ISBN 9781468552324.

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

Predecessore Presidente delle Filippine Successore
Diosdado Macapagal 1965 - 1986 Corazón Aquino
Controllo di autorità VIAF: (EN104723526 · LCCN: (ENn80069013 · ISNI: (EN0000 0001 1479 3089 · GND: (DE118944096 · BNF: (FRcb11989685j (data)
biografie Portale Biografie: accedi alle voci di Wikipedia che trattano di biografie