Isaias Afewerki

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Isaias Afewerki
ኢሳይያስ ኣፈወርቂ
October15kabine1.jpg

Presidente dello Stato d'Eritrea
In carica
Inizio mandato 27 aprile 1991
Predecessore Carica creata

Presidente dell'Assemblea nazionale (Eritrea)
In carica
Inizio mandato 24 maggio 1993
Predecessore Hiruy Tadla Bayru

Presidente del Fronte Popolare per la Democrazia e la Giustizia
In carica
Inizio mandato 15 giugno 1994
Predecessore Carica creata

Comandante del Fronte di Liberazione del Popolo Eritreo
Durata mandato 4 ottobre 1978 –
15 giugno 1994
Predecessore Romodan Mohammed Nur
Successore Sebhat Ephrem

Dati generali
Partito politico Fronte Popolare per la Democrazia e la Giustizia
Tendenza politica marxismo
nazionalismo
socialismo africano
Alma mater Università di Addis Abeba
Firma Firma di Isaias Afewerkiኢሳይያስ ኣፈወርቂ

Isaias Afewerki (ኢሳይያስ ኣፈወርቂ; Asmara, 2 febbraio 1945) è un politico e dittatore eritreo, primo (e da allora unico) presidente dell'Eritrea dal 1993.

Ha condotto il Fronte di Liberazione del Popolo Eritreo (FPLE) alla vittoria nel maggio 1991, ponendo così fine a trent'anni di lotta armata di liberazione. Due anni dopo è diventato presidente a seguito di un referendum sull'indipendenza. È il leader del Fronte Popolare per la Democrazia e la Giustizia (FPDG).

Isaias è nato nella capitale dell'Eritrea, Asmara, originario del villaggio di Tselot, nella provincia dello Amasien eritreo.

Il FPLE è stato uno dei molti gruppi armati che hanno lottato contro il regime etiope di Menghistu Hailè Mariàm. Isaias è stato eletto leader del FLPE nel 1975. È stato presidente sia del FLPE che del FPDG poiché il secondo assunse il potere dopo la fine della guerra per l'indipendenza eritrea e la guerra civile etiope nel 1991. È presidente dell'Eritrea da quando il paese si è proclamato indipendente dall'Etiopia nel 1991 venendo poi eletto dall'Assemblea Nazionale dopo il raggiungimento dell'indipendenza de jure nel 1993.

Vita personale[modifica | modifica wikitesto]

Da giovane ha trascorso molto tempo con il padre a Tembien, dove vivevano le sue famiglie di origine e si trovava una piantagione di caffè poi nazionalizzato dal Derg. A causa dell'assenza del padre, Isaias viveva con la madre in un quartiere operaio nella parte orientale di Asmara vicino al deposito dei treni e la chiesa luterana. Si è laureato nel 1965 presso il liceo "Principe Makonnen" di Asmara. Tra il 1965 e il 1966 ha frequentato l'Università "Hailé Selassié" di Addis Abeba (ora nota come Università di Addis Abeba) per studiare Ingegneria[1]. In questo periodo lasciò Addis Abeba per partecipare al movimento di liberazione dell'Eritrea. Dopo la delusione per gli inizi insoddisfacenti, insieme ad altri diede vita al Fronte di Liberazione del Popolo Eritreo. Alla fine l'Eritrea ha ottenuto l'indipendenza ed è diventato il primo presidente del paese.

Isaias è sposato con Saba Hailé e ha tre figli - Abramo, Elsa e Berhane[2]. Fa parte della chiesa ortodossa etiopica[2].

Alla fine di aprile 2012, il governo ha negato le voci che Isaias fosse morto, affermando che fosse in piena salute. Il ministro dell'informazione Ali Abdu ha dichiarato che le voci sono state diffuse dai gruppi di opposizione[3]. Le voci si sono dimostrate false dopo che il presidente è apparso alla televisione nazionale eritrea. Nella stessa occasione ha affermato che i responsabili dell'accaduto volevano effettuare solo azioni di disturbo.[4].

Guerra di indipendenza[modifica | modifica wikitesto]

La guerra di indipendenza eritrea (1º settembre 1961 - 29 maggio 1991) fu un conflitto combattuto tra il governo etiope e i separatisti eritrei, sia prima che durante la guerra civile etiope. La guerra iniziò quando l'autonomia dell'Eritrea (allora facente parte integrante dell'Etiopia, dove le truppe erano già stanziate), venne unilateralmente revocata. Isaias combatté in questa guerra, prima come parte del Fronte di Liberazione Eritreo (FLE) e poi come comandante.

Fronte di Liberazione dell'Eritrea[modifica | modifica wikitesto]

Alla fine del 1966 Isaias abbandona gli studi di Ingegneria ad Addis Abeba e si reca a Kassala, nel Sudan, dove si unisce al Fronte di Liberazione dell'Eritrea (FLE) in esilio. Tuttavia, dopo essere arrivato in Sudan, mutano i suoi sentimenti verso la leadership del FLE. Ma nonostante le sue opinioni critiche, Isaias resta impegnato nel gruppo e all'inizio del 1967 viene selezionato per un corso di addestramento militare in Cina. Trascorre il resto dell'anno e il successivo a studiare le ideologie politiche e guerriglia[1]. Al suo ritorno viene nominato commissario politico.

Nel 1970 gli scontri ideologici e tattici all'interno del FLE portano alla nascita di tre fazioni che lasciano il Fronte in tre gruppi distinti. Una fazione si rifugia nelle montagne del Sahel; un altro gruppo sotto il comando di Isaias, che conta meno di una dozzina di uomini, si sposta nella zona orientale dell'Eritrea. Il terzo gruppo invece si dirige verso Aden e torna in barca in Eritrea, sbarcando a sud di Assab. I tre gruppi si uniranno poi in un unico raggruppamento con il nome di Fronte di Liberazione dell'Eritrea - Fronte Popolare di Liberazione (FLE-FPL). Formalmente si fusero nel 1973, cambiando il proprio nome in Fronte di Liberazione del Popolo Eritreo.

Fronte di Liberazione del Popolo Eritreo[modifica | modifica wikitesto]

I membri del Comitato esecutivo del FPLE nel decennio 1977-1987. In primo piano, da sinistra a destra: Berhane Gherezgiher, Ibrahim Afa, Romodan Mohammed Nur, Isaias Afewerki e Mahmoud Shrifo.

Dopo essere diventato uno dei leader del FPLE nel 1973, Isaias scrive un manifesto intitolato "La nostra lotta e i suoi obiettivi". Questo manifesto poneva molta enfasi sul superamento delle differenze etniche e religiose per l'avvio di una lotta rivoluzionaria durante la guerra di indipendenza. Nel 1975 Isaias diventa presidente della commissione militare del FPLE. Due anni dopo, durante il primo congresso del Fronte, viene scelto per essere il vice segretario generale. Ci fu dunque uno scontro politico tra il FPLE prevalentemente cristiana e la FLE a maggioranza musulmana. Una guerra civile era già stata combattuta tra i due fronti tra il 1972 e il 1974: lo scontro era iniziato nel febbraio 1972 e si era diffuso a valle, in particolare lungo la costa del Mar Rosso. Il conflitto si estese ulteriormente sugli altopiani fino a quando nel 1974 venne decisa la fine delle ostilità, nel momento in cui l'indipendenza dall'Etiopia era ormai vicina.

Nel 1979 ha inizio un'altra guerra civile: il FPLE guidato da Isaias eseguì l'offensiva contro l'ELF, nel tentativo di proteggere i fianchi del Fronte sotto la tremenda pressione etiope. Nel 1980, l'ELF aveva avviato trattative segrete con l'Unione Sovietica per porre fine alla guerra. Questo creò un attrito enorme tra i fronti, che alla fine portò alla ripresa del conflitto. L'ELF fu spinto oltre confine, in Sudan[5] Un'alleanza reciprocamente vantaggiosa alla fine portò le forze di entrambi i movimenti di Addis Abeba e Asmara al rovesciamento del regime Derg nel 1991, e alla realizzazione dell'indipendenza dell'Eritrea con un referendum due anni dopo.

Dopo l'indipendenza[modifica | modifica wikitesto]

L'indipendenza dell'Eritrea fu raggiunta di fatto nel 1991. Nel mese di aprile del 1993, sotto il controllo delle Nazioni Unite, si svolse un referendum per l'indipendenza, e il mese successivo l'Eritrea raggiunse l'indipendenza. Isaias fu dichiarato il primo capo di Stato. Nei primi anni della sua amministrazione, le istituzioni del governo furono ristrutturate.

La politica interna[modifica | modifica wikitesto]

Isaias Afewerki in una foto degli anni 2000.

Il governo di Isaias è formato dal Fronte Popolare per la Democrazia e la Giustizia (PFDJ), il movimento politico attualmente al potere in Eritrea e successore del passato Fronte di Liberazione del Popolo Eritreo (EPLF). Attualmente è l'unica entità giuridica politica esistente in Eritrea.[6] Le elezioni presidenziali, previste per il 1997, non si realizzarono mai.

Dopo la fine della guerra con l'Etiopia (2000), il governo eritreo ha esteso il servizio militare di leva obbligatorio in maniera indefinita per tutta la popolazione compresa nell'età tra i 18 e i 40 anni, facendo dell'Eritrea il secondo paese più militarizzato al mondo.

Isaias è quindi stato criticato per non aver applicato le riforme democratiche. Infatti il suo governo, giustificando il suo comportamento con la situazione critica del paese, ha fatto un giro di vite sui critici e ha attuato una vasta repressione del dissenso attraverso l'impiego dell'onnipresente polizia segreta (Hagerawi Dehnet). Ha inoltre chiuso la stampa privata nel 2001 e ha sottoposto i media (radio, giornali) ad un controllo ferreo, con la massima attenzione a non far trapelare alcun segno di dissidenza.[7] Dal 2010 nel paese non ci sono più corrispondenti stranieri.

Sono infatti pochissime le notizie che filtrano dall'Eritrea e non sempre sono corrette, e questo ne fa uno dei regimi africani più repressivi e isolati. Il Press Freedom Index, pubblicato da Reporters sans frontières, ha classificato l'Eritrea come il paese con la minor libertà di stampa per sei anni consecutivi dal 2007, seguita dalla Corea del Nord.[8]

Isaias è sopravvissuto a numerosi tentativi di assassinio (l’ultimo in ordine di tempo è avvenuto il 13 agosto 2009, sulla strada fra Asmara e Massaua, sventato dalle sue guardie del corpo che hanno ammazzato l’attentatore sul posto).

Il 21 gennaio 2013, ha destato scalpore l'occupazione da parte di alcuni militari del Ministero dell’Informazione. Pare che 100 militari abbiano tentato un colpo di Stato chiedendo l’applicazione della costituzione congelata dal 1997 e la liberazione dei detenuti politici (il cui numero è altissimo, ma imprecisato).[9] L'incidente è subito rientrato, ma ha suscitato dubbi sulla tenuta del regime di Afewerki, sempre più costretto a ricorrere alla pura forza per mantenersi al potere. Quell’incidente rimane tuttora avvolto nel mistero.

L'autosufficienza[modifica | modifica wikitesto]

Politico di formazione marxista, Afewerki ha dapprima cercato di liberalizzare l'economia, salvo poi riprenderne il controllo e centralizzare ogni decisione. La ripresa economica rimane comunque fortemente pregiudicata dalla corruzione dilagante e dal mercato nero, nel quale sono coinvolti gli alti quadri, ed anche l'esercito; l'Eritrea si può dire che oggi sopravviva soprattutto grazie agli aiuti internazionali.

Il governo di Isaias afferma con forza che "l'assistenza straniera genera una cultura di dipendenza che incatena i paesi africani in un ciclo di povertà", e ha promosso una politica di autonomia con l'obiettivo di passare da un regime di assistenza a uno di autosostenibilità. Basandosi sul suo magro bilancio, il governo eritreo sostiene che questa politica ha mostrato risultati promettenti: ha garantito l’istruzione e l’assistenza medica gratuita, si è distinto per le sue posizioni progressiste sui diritti e sull'educazione delle donne ed è l'unico in tutta la regione a bandire, attivamente, la pratica della mutilazione genitale femminile.[10]

Attualmente il tasso di mortalità neonatale è il decimo più basso di tutta l’Africa, e il tasso di diffusione delle vaccinazioni, che era uno dei peggiori del sud del mondo, è passato ai primi posti. Secondo una varietà di indicatori di salute delle Nazioni Unite, l'aspettativa di vita in Eritrea è più elevata rispetto ai suoi vicini, tra cui Etiopia e Kenya.

La politica di autosufficienza sembra aver preso slancio particolare dal 2005, quando Isais ha rifiutato un prestito di 73 milioni di euro della Banca mondiale e ha smesso di richiedere qualsiasi tipo di assistenza finanziaria da parte degli Stati Uniti. Nel 2006, il Governo ha ordinato una riduzione della distribuzione degli aiuti alimentari da parte delle agenzie ONU, e ha espulso la maggior parte delle ONG straniere che operavano nel paese, limitando l'assistenza umanitaria e accentuando l'auto-isolamento dalla comunità internazionale.

L'Eritrea (in virtù della rigida struttura di controllo della popolazione) è uno dei paesi più stabili dell'Africa e del mondo, dove non si verificano golpe, guerre civili e rivolte.

Contenziosi con i paesi confinanti[modifica | modifica wikitesto]

La politica estera è dominata dalla tensione con praticamente tutti i paesi confinanti, in primis con la vicina Etiopia retta da Meles Zenawi (ex-compagno d'armi di Isaias, deceduto nel 2012): nel 1998 ebbe luogo un sanguinoso conflitto sul confine tra i due paesi, terminato nel 2000 col trattato d'Algeri che assegnava i contesi territori di Badme all'Eritrea. Tuttavia il governo etiope non ha mai accettato questa risoluzione e non ha a tutt'oggi ritirato il suo esercito dalla città, per la quale si temono nuovi possibili conflitti. Le autorità etiopi hanno sempre lanciato durissime accuse al regime eritreo reo, secondo l’Etiopia, di armare e finanziare i ribelli etiopi legati al Fronte di liberazione Oromo (OLF) e al Fronte nazionale di liberazione dell'Ogaden (ONLF), conducendo una politica di destabilizzazione regionale.

Viene anche accusato dall'Intelligence etiope di essere l'organizzatore dell'attentato, fallito, contro il summit dell’Unione Africana di Addis Abeba a gennaio 2011, anche se per questo atto si è sempre proclamato estraneo.

Isaias Afewerki con il Segretario della Difesa degli Stati Uniti Donald Rumsfeld all'Asmara nel 2002.

Nel 1994 si verificò una rottura delle relazioni diplomatiche con il Sudan, dopo la denuncia dell'Eritrea di un tentativo di colpo di Stato appoggiato da Khartum. Nel 2002 il governo eritreo rivolse la medesima accusa al Sudan, con il risultato di ottenere una contro-accusa da quest’ultimo per una serie di offensive dei ribelli separatisti dell'Esercito popolare di liberazione del Sudan (SPLA) e del Movimento per la Liberazione del Sudan (SLM), compiuta da territorio eritreo dopo riunioni segrete dei movimenti ribelli sudanesi nella capitale Asmara. I rapporti tra i due paesi si sono normalizzati negli anni successivi, quando l'Eritrea giocò un ruolo determinante nei colloqui di pace tra le fazioni separate della seconda guerra civile sudanese.

La disputa con lo Yemen per la sovranità sulle isole Hanish ha provocato una breve guerra nel dicembre 1995, quando truppe eritree invasero Hanish el-Chebir. Nel 1998 le due nazioni concordarono di sottoporre la questione alla Corte permanente di arbitrato de L'Aia, che assegnò la quasi totalità delle isole dell'arcipelago alla sovranità yemenita.[11]

L’ultimo conflitto infine col vicino Gibuti nel giugno 2008, quando le forze armate eritree passarono il confine, anche stavolta per prime, occupando una piccola area contesa. Un accordo di arbitrato sui confini tra i due paesi è stato raggiunto nel 2010.

Scacchiere internazionale[modifica | modifica wikitesto]

Isaias intervistato da Peter Clottey per Voice of America nel 2011.

I rapporti di Isaias con gli Stati Uniti d'America, dopo una parentesi amichevole nei primi anni 2000 all'inizio dell'amministrazione di George W. Bush, sono peggiorati definitivamente nell'ottobre 2008, ovvero da quando l'Eritrea è considerata dagli Stati Uniti come uno stato sponsor del terrorismo con l'accusa di sostenere in funzione anti-etiope la guerriglia di Al-Shabaab, un gruppo insurrezionale islamico somalo vicino ad Al-Qaeda, e di ospitare all'Asmara alcuni esponenti delle deposte Corti Islamiche di Mogadiscio. Il suo regime, pertanto, è divenuto uno dei principali nemici degli USA ed è stato progressivamente emarginato dalla NATO. Nel dicembre 2009 il Consiglio di Sicurezza dell'ONU ha approvato la Risoluzione 1907 (con l'astensione di Russia e Cina) che impone un pesante embargo economico e sul commercio di armi verso l'Eritrea. Tuttavia, secondo gli ispettori delle Nazioni Unite, il regime riuscirebbe in parte a violare l’embargo grazie ai rapporti privilegiati intrattenuti con l'Italia, sua ex-potenza coloniale, che aiuterebbe i militari eritrei a procurarsi armamenti.[12][13]

Sfruttando a proprio favore la concorrenza tra le potenze regionali, l'Eritrea intrattiene buoni rapporti sia con Israele (nonostante le cattive relazioni con gli Stati Uniti) sia con l'Iran, consentendo ad entrambi i paesi l'utilizzo di basi logistico-militari sul proprio territorio.[14]

Nel marzo del 2011 Isaias ha mandato 200-300 truppe eritree a sostegno dell'amico Gheddafi nella guerra civile libica. Il 15 novembre 2011 il governo eritreo ha comunicato alla delegazione dell'Asmara dell'Unione Europea la volontà di chiudere qualsiasi progetto di collaborazione nel quadro del 10° fondo di sviluppo in attesa di una revisione del piano quinquiennale. In questo modo sono stati interrotti programmi di sviluppo in corso per un ammontare totale di circa 50 milioni di Euro.[15]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b Dan Connell, Against All Odds: A Chronicle of the Eritrean Revolution : with a New Foreword on the Postwar Transition, The Red Sea Press, 1993, ISBN 978-1-56902-046-3. URL consultato il 20 aprile 2012.
  2. ^ a b Isaias Isaias' Biography in News, 12 febbraio 2010.
  3. ^ Eritrea leader Isaias Afewerki in 'robust health' (Londra), BBC, 27 aprile 2012. URL consultato il 27 aprile 2012.
  4. ^ Eritrea President Isaias Afewerki goes on TV to dispel health rumours (Londra), BBC, 28 aprile 2012. URL consultato il 28 aprile 2012.
  5. ^ Tekeste Negash, / books id = txsoS39UplMC Eritrea ed Etiopia:. L'esperienza federale, Transaction Publishers, 1º settembre 1997, ISBN 978-1-56000-992-4. URL consultato il 20 aprile 2012.
  6. ^ Eritrea profilo, BBC News. URL consultato il 2009 -10-08.
  7. ^ http://www.linkiesta.it/eritrea-somalia
  8. ^ Reporter senza frontiere, 2011-2012 World Index libertà di stampa, 25. URL consultato il 17 aprile 2012.
  9. ^ http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/2013/01/22/la-crisi-eritrea-prove-di-golpe-rilasciate.html
  10. ^ http://archiviostorico.corriere.it/…/Eritrea_vieta_infibula…
  11. ^ Permanent Court of Arbitration. Eritrea/Yemen. Award of the Arbitral Tribunal in the First Stage - Territorial Sovereignty and Scope of the Dispute, dal sito ufficiale del Consiglio Permanente di Arbitrato.. URL consultato il 12 settembre 2009.
  12. ^ http://espresso.repubblica.it/palazzo/2010/02/05/news/milano-asmara-armi-e-tangenti-1.19289
  13. ^ http://espresso.repubblica.it/googlenews/2013/07/18/news/dopo-ablyazov-il-caso-eritrea-1.56832
  14. ^ http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/12/15/iran-israele-nuova-guerra-fredda-si-combatte-in-eritrea-ricca-di-oro-e-uranio/444144/
  15. ^ (EN) Delegation of the European Union to the State of Eritrea - Decision of the Government of Eritrea to terminate ongoing programmes under the 10th European Development Fund. (15/11/2011). URL consultato il 25 marzo 2013.

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Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

Predecessore Presidente dello Stato d'Eritrea Successore Flag of Eritrea.svg
carica non esistente 1993 - in carica in carica

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