Idi Amin Dada

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Idi Amin Dada
Idi Amin Dada

Durata mandato
1971 – 1979
Predecessore Milton Obote
Successore Yusufu Lule

Partito politico Militare
Religione Musulmana

Idi Amin (1925 o 1928 – Jedda, 16 agosto 2003) è stato un politico, militare e pugile ugandese. Il suo nome completo era Idi Amin Dada e fu presidente dell'Uganda dal 1971 al 1979.
La sua condotta in Uganda fu improntata alla più settaria violenza, includendo la persecuzione degli Acholi, Lango, Indiani e altri gruppi etnici inclusi induisti e cristiani dell'Uganda. L'ammontare delle vittime causate dal regime di Amin non è mai stato quantificato in maniera precisa. Una stima della International Commission of Jurists ha stabilito che esse siano non meno di 80.000 e verosimilmente vicine ai 300.000. Un'altra stima, effettuata dalle organizzazione degli esuli con l'aiuto di Amnesty International, pone il numero di vittime sui 500.000 morti[1] Idi Amin si auto-conferì il titolo di "Sua Eccellenza il Presidente a vita, Feldmaresciallo Al Hadji Dottor Idi Amin, VC[2], DSO, MC, Signore di Tutte le Bestie della Terra e dei Pesci del Mare e Conquistatore dell'Impero britannico in Generale e dell'Uganda in Particolare"[3].

Indice

[modifica] Infanzia ed adolescenza

Idi Amin non scrisse mai un'autobiografia e non autorizzò mai nessuno a scriverla. Ci sono perciò disaccordi sul dove e quando lui sia nato. Le fonti biografiche usualmente ci danno come luogo Koboko nella Provincia del Nilo Ovest e come data il 1924 o il 1925.[4] Accettando i dati del ricercatore ugandese Fred Guweddeko della Makerere University, Idi Amin nacque come Idi Awo-Ongo Angoo a Kampala il 17 maggio 1928, da Andreas Nyabire (1889 - 1976). Nyabire era di etnia Kakwa e di religione cattolica ma in seguito si convertì all'Islam nel 1910 e cambiò il proprio nome in Amin Dada.[5] Si dice di Amin che il soprannome Dada gli fu dato durante la carriera militare.[6]

Abbandonato dal padre, Idi Amin fu cresciuto dalla famiglia materna. Sua madre, secondo Guweddeko, si chiamava Assa Aatte (1904 - 1970), apparteneva all'etnia Lugbara ed era un'erborista tribale che curò anche membri della famiglia reale del Buganda. Amin iniziò a frequentare una scuola islamica di Bombo nel 1941, dove eccelse nella recitazione del Corano. Altre fonti sostengono che fu invece cresciuto da una scuola di missionari, pur rimanendo semianalfabeta. Dopo pochi anni lasciò la scuola e fece lavori occasionali prima di essere arruolato nell'esercito coloniale britannico.

[modifica] Carriera militare

Amin entrò a far parte dei King's African Rifles (KAR) dell'esercito coloniale britannico nel 1946 nei servizi di lavanderia e cucina mentre era sotto addestramento. Nel 1947, con il grado di soldato semplice, fu trasferito in Kenya a prestare servizio in fanteria. Idi Amin dichiarò in seguito di aver prestato servizio nel reggimento KAR nella campagna di Birmania durante la Seconda guerra mondiale; questo è incerto ma i documenti dicono che il suo arruolamento fu successivo alla fine della guerra.[1][7]

Prestò servizio nella 21° brigata di fanteria dei KAR presso Gigil, Kenya, fino al 1949; in seguito la brigata fu dispiegata in Somalia per contrastare i ribelli Shifta che effettuavano razzie di bestiame bovino.[8] Nel 1952 il suo battaglione fu impiegato per contrastare i Mau Mau. Fu promosso caporale lo stesso anno e sergente nel 1953.[5]

Nel 1954 Amin fu nominato effendi (warrant officier - ufficiale di sicurezza) il più altro grado conferibile ad un africano di colore all'epoca nell'esercito coloniale britannico. Sembra che abbia acquisito il soprannome "Dada" durante il periodo di servizio in Kenya; infatti ogni qualvolta veniva sorpreso insieme una donna nella sua tenda si difendeva dichiarando che era sua "dada" (sorella in swahili), in modo tale da lasciare ai suoi superiori un modo per evitargli una punizione.[6]

Amin ritornò in Uganda nel 1954. Nel 1961, mancando due anni all'indipendenza dell'Uganda, fu uno dei primi due ugandesi a diventare ufficiale con il grado di sottotenente. Fu quindi assegnato alla repressione delle razzie di bestiame che avvenivano tra i Karamojong dell'Uganda ed i nomadi Turkana del Kenya. Ricevuto l'ordine di disarmare entrambi i contendenti, il plotone di Amin minacciò di castrare i nomadi se questi non rivelavano dove erano nascoste le loro lance.

Alto 2 metri e pesante 120 kg, durante il periodo di servizio nell'esercito Amin praticò la boxe ed ottenne il titolo di campione dei pesi massimi dell'Uganda dal 1951 al 1960.[3]

[modifica] Promozioni nell'esercito

Dopo l'indipendenza ottenuta nell'ottobre 1962 Milton Obote, primo ministro dell'Uganda, ricompensò Idi Amin per la sua lealtà con la promozione a capitano nel 1963 e a vice comandante dell' esercito nel 1964. Nel 1965, Obote e Amin vennero implicati nel contrabbando di oro, caffè ed avorio al di fuori di quella che ora è la Repubblica Democratica del Congo. Un'investigazione parlamentare in proposito richiesta dal presidente della repubblica Mutesa (che era anche Kabaka, ovvero re, del Buganda), mise Obote sulla difensiva.

Nel 1966 Obote promosse Amin generale e comandante dell'esercito, fece arrestare cinque ministri, sospese la costituzione del 1962 e si proclamò nuovo presidente. Nello stesso anno Mutesa venne costretto ad andare in esilio in Inghilterra dove rimarrà fino alla sua morte nel 1969.

Amin iniziò a reclutare membri delle etnie Nubiane (Kawka, Lugbare e altre) provenienti dall'area a Ovest del Nilo che si trova vicina alla frontiera con il Sudan. Queste tribù vivevano in Uganda dall'inizio del 20° secolo e vi erano giunte dal Sudan per servire nell' esercito coloniale. In Uganda erano comunque percepiti come sudanesi (e quindi stranieri) ed erroneamente chiamati Anyanya (gli Anyanya sono i ribelli sudanesi del sud nella Prima Guerra Civile Sudanese e non sono mai stati presenti in Uganda). Le dichiarazioni insistono sul fatto che l'esercito di Idi Amin era formato principalmente da soldati sudanesi - un equivoco in quanto molti dei gruppi etnici presenti nel nord dell'Uganda abitano anche il Sudan.

[modifica] Presa del potere

Dopo aver appreso che Obote pianificava il suo arresto per essersi appropriato di stanziamenti per le armi, Amin organizzò un colpo di stato che gli permise di prendere il potere il 25 gennaio del 1971, mentre Obote partecipava ad un summit del Commonwealth a Singapore.

La presa del potere da parte di Amin venne ben accolta sia dalla comunità internazionale che in Uganda. In un appunto per uso interno, il Foreign Office britannico lo descriveva come "uno splendido esemplare e un buon giocatore di calcio" ("A splendid type and a good football player"). Organizzò nell'aprile 1971 per il presidente Mutesa, morto in esilio, un funerale di stato, liberò molti prigionieri politici e sciolse la polizia segreta (General Service Unit).

[modifica] Governo dell'Uganda

Una volta al governo Amin promise di far tenere elezioni nei mesi successivi. Subito dopo la presa del potere, comunque, Amin creò il cosiddetto "State Research Bureau" il quale dirigeva le squadre della morte che si occuparono di scovare e assassinare i sostenitori di Obote cosi come gli intellettuali che non godevano della fiducia del nuovo regime. I capi militari che non avevano sostenuto il colpo di stato vennero giustiziati, molti tramite impiccagione.

Obote si rifugiò in Tanzania, da dove cercò di riconquistare il paese tramite un'invasione militare nel settembre del 1972, senza successo. I sostenitori di Obote presenti nell'esercito ugandese, principalmente appartenenti alle tribù Acholi e Lango, furono coinvolti nel tentativo di invasione. Amin per ritorsione bombardò le città tanzaniane ed eliminò gli ufficiali Acholi e Lango dal proprio esercito. Le violenze etniche scatenate crebbero fino ad includere l'intero esercito ed anche i civili. Nella misura in cui la violenza aumentava Amin diventava via via più paranoico, avendo paura di un golpe contro il suo governo. Il Nile Mansion Hotel di Kampala divenne famigerato come centro di interrogatori e tortura.

Il 4 agosto del 1972 Amin diede ai 50.000 asiatici ugandesi (la maggior parte indiani di origine gujarati) novanta giorni per lasciare l'Uganda: disse questo perché aveva fatto un sogno nel quale, dichiarò, Dio gli diceva di cacciarli. Questa espulsione causò naturalmente una significativa diminuzione degli induisti e dei musulmani presenti nel paese, oltre ad un significativo declino dell'economia del paese, in quanto gli asiatici gestivano la maggior parte delle piccole e medie imprese ugandesi.

Sempre nel 1972 Amin troncò le relazioni diplomatiche con lo stato di Israele intensificando le relazioni con Muammar Gheddafi (capo di stato della Libia) e con l'URSS. Di conseguenza, nel 1973 gli USA chiusero la loro ambasciata a Kampala e nel 1976 il Regno Unito chiuse il suo Alto Commissariato in Uganda, seguiti poi da altri paesi come la Francia.

Sotto la guida di Amin l'Uganda pianificò un grande incremento delle spese militari, il che preoccupò molto Nairobi. Durante i primi giorni di giugno del 1975 le autorità del Kenya sequestrarono un grande convoglio di armi di fabbricazione sovietica partito dal porto di Mombasa le cui armi erano destinate all'Uganda.

La tensione tra Kenya ed Uganda raggiunse il suo massimo nel febbraio del 1976, quando il presidente Amin improvvisamente annunciò che era sua intenzione investigare in merito alla possibilità che larga parte del sud del Sudan e il Kenya occidentale e centrale, fino a 32 km da Nairobi, fossero storicamente parte dell'Uganda in epoca coloniale. Il governo kenyota rispose due giorni dopo con uno scarno comunicato in cui diceva che non "un solo centimetro di territorio" sarebbe stato ceduto. Amin fece marcia indietro solo dopo che il Kenya dispiegò truppe e mezzi corazzati lungo il confine tra i due paesi.

Amin aveva anche un forte legame con l'Organizzazione per la Liberazione della Palestina (OLP). L'ambasciata israeliana fu offerta all'OLP come quartier generale; ed il volo AF139, un aereo dell'Air France dirottato da Atene il 27 giugno del 1976 fu invitato da Amin a fare sosta all'Entebbe International Airport nella città di Entebbe, che dista 32 km dalla capitale Kampala. I dirottatori, che erano sostenuti dall'esercito di Amin, chiedevano, in cambio del rilascio di 256 ostaggi, la liberazione di 53 membri dell'OLP e della banda Baader-Meinhof (detta anche Rote Armee Fraktion). Amin visitò gli ostaggi in più di una occasione. I dirottatori acconsentirono a rilasciare tutti gli ostaggi, meno coloro che erano di nazionalità israeliana. Le persone liberate, tramite un aereo fornito da Amin, sarebbero state trasportate in Europa. Gli israeliani sarebbero stati trattenuti. L'equipaggio dell'Air France, comunque, rifiutò di essere liberato finché tutti i passeggeri non fossero stati rilasciati.

A mezzanotte del 3 luglio 1976 le forze speciali israeliane, in quella che fu chiamata Operazione Entebbe attaccarono l'aeroporto riuscendo al liberare tutti gli ostaggi meno quattro che furono uccisi (uno per errore dai soldati israeliani, due dagli ugandesi e un'altra, la settantacinquenne Dora Bloch, che era stata trasferita in ospedale prima dell'operazione di salvataggio, fu uccisa per ordine diretto di Amin da due ufficiali dell'esercito dopo il salvataggio degli ostaggi). Uno dei componenti del commando fu ucciso, si trattava di Jonathan Netanyahu, fratello del futuro Primo Ministro israeliano Benjamin Netanyahu. Durante l'operazione l'aeronautica ugandese fu fortemente danneggiata e i suoi caccia furono distrutti.

Il successo dell'operazione israeliana contribuì in maniera sostanziale alla caduta del regime di Amin, contemporaneamente la resistenza e gli atti di sabotaggio danneggiarono la nazione durante gli ultimi anni del suo governo. Sulla base delle sue "visioni" e del suo comportamento eccentrico si crede che Idi Amin abbia sofferto di neurosifilide come ipotizzato da Debora Hayden nel suo Pox: Genius, Madness and the Mysteries of Syphilis.

Tra le personalità uccise da Idi Amin ci sono: Benedicto Kiwunuka, ex primo ministro e poi presidente della Corte suprema; Janani Luwum, arcivescovo anglicano; Joseph Mubiru, che ricoprì la carica di governatore della banca centrale; Frank Kalimuzo, vice cancelliere della Mekerere University; e Byron Kawadwa, un importante drammaturgo. Amin fece anche uccidere un missionario irlandese.

Con il passare degli anni Amin divenne sempre più eccentrico e logorroico. Indossava un'uniforme militare dalla giacca particolarmente lunga, sulla quale appuntava molte medaglie della Seconda guerra mondiale, incluse la Military Cross e la Victoria Cross. Si conferì molti titoli, fra i quali "Re di Scozia" (King of Scotland).

Nel 1977, dopo che la Gran Bretagna ruppe le relazione diplomatiche con l'Uganda, Amin dichiarò di aver vinto l'Inghilterra e si conferì la decorazione CBE (Conqueror of British Empire, conquistatore dell'impero britannico). Radio Uganda annunciava per intero il suo nuovo titolo ("Sua Eccellenza Al-Hadji Feldmaresciallo Dottor Idi Amin Dada, VC, DSO, MC, CBE, Presidente a vita della Repubblica dell'Uganda"[1]).

Amin amava molto le macchine da corsa (ne possedeva molte), la boxe e i cartoni animati Disney. Molti giornalisti stranieri lo consideravano comico ed eccentrico, in occidente veniva spesso caricaturato come un buffone criminale.

Nel 1977, comunque, la natura profondamente criminale del regime di Amin venne per la prima volta raccontata dall'interno. Henry Kyemba, ministro della sanità sotto Amin e in precedenza ufficiale durante il primo regime di Obote, si servì di un viaggio ad una conferenza dell'Organizzazione Mondiale della Sanità per defezionare dopo che aveva incominciato a temere per la propria incolumità in Uganda. Rifugiatosi in Inghilterra, Kyamba scrisse e pubblicò A State of Blood, un racconto su Amin e sul suo regime che distrusse ogni rimanente immagine comica o eccentrica che resisteva intorno ad Amin.

[modifica] Deposizione ed esilio

Nell'ottobre del 1978 Amin ordinò l'invasione della Tanzania mentre nello stesso tempo cercava di sopprimere un ammutinamento militare. Con l'aiuto di truppe libiche tentò di annettersi la provincia di Kagera (nel nord della Tanzania). La Tanzania, con a capo il presidente Julius Nyerere, dichiarò guerra all'Uganda ed iniziò un contrattacco a cui partecipavano anche gli esiliati ugandesi.

L'11 aprile 1979, Amin dovette abbandonare la capitale Kampala in quanto l'esercito tanzaniano, aiutato dagli esuli ugandesi che si erano riuniti nell'Uganda National Liberation Army, prese la città. Le perdite totali dell'esercito tanzaniano furono di un carro armato [9]. Amin andò in esilio, inizialmente in Libia, su un Bell UH-1 registrato come 5X-UWG e vi rimase, secondo fonti discordanti, o fino al dicembre 1979 o sino all'inizio del 1980, successivamente in Iraq prima di trovare finalmente asilo in Arabia Saudita. Aprì un conto corrente a Jedda e vi risiedette, vivendo di uno stipendio governativo. Il nuovo governo ugandese scelse di lasciarlo in esilio dichiarando che Amin avrebbe dovuto rispondere dei suoi crimini se mai fosse ritornato. Il motivo per cui i sauditi non gli permisero di parlare fu per il danno che essi credevano avrebbe arrecato all'Islam.

Nel 1989, Amin, che aveva sempre ritenuto che l'Uganda avesse bisogno di lui e non aveva mai espresso rimorso per gli abusi del suo regime, tentò di ritornare in Uganda, apparentemente per capitanare un gruppo armato organizzato dal Col. Juma Oris. Riuscì ad arrivare fino a Kinshasa, Zaire (adesso Repubblica Democratica del Congo), ma fu affrontato dal presidente dello Zaire Mobutu. Dopo che si sfiorò lo scontro fra i fedeli di Amin e le guardie presidenziali zairesi, i due dittatori parlarono fra loro, e Mobutu convinse Amin a ritornare in Arabia Saudita.

Verso la fine degli anni novanta le condizioni di salute dell'ex dittatore peggiorarono a causa di una grave forma di insufficienza renale. Il suo peso salì a circa 170 chili. Il 20 luglio 2003, una delle sue mogli, Madina, dichiarò che era prossimo alla morte e si trovava in coma presso l'ospedale specialistico King Faisal di Jedda. Madina pregò il presidente dell'Uganda Yoweri Museveni di permettergli di morire in Uganda. La risposta fu che se fosse ritornato avrebbe dovuto "rispondere per i propri peccati".

Idi Amin morì in Arabia Saudita il 16 agosto 2003 e fu sepolto nel cimitero Ruwais di Jedda. Il 17 agosto 2003, David Owen ha dichiarato in un' intervista a BBC Radio 4 che mentre ricopriva la carica di ministro degli esteri nel governo inglese (1977 - 1979) suggerì di assassinare Idi Amin. La sua idea fu respinta. Owen ha detto: "il regime di Amin è stato il peggiore di tutti. È una vergogna il fatto che noi gli abbiamo permesso di rimanere al potere così a lungo".

[modifica] Immagine nei media

[modifica] Immagine nella cultura popolare

  • Nel gruppo gangsta rap Outlawz, ispirato da Tupac Shakur, uno dei membri ha il nome d'arte E.D.I. Mean
  • The Collected Broadcasts of Idi Amin (1998) - Audio satira su Idi Amin basata sulle colonne del Punch di Alan Coren e interpreta da John Bird.
  • Negli anni settanta Amin compare almeno due volte come cattivo in fumetti belgi. In The adventures of Nero and co di Marc Sleen e in Kiekeboe di Merho. Entrambe le volte viene dipinto come un muto e crudele egomaniaco. Sleen disegna Amin con guanti di boxe che gocciolano continuamente sangue. Nel fumetto ha la tendenza a gettare chiunque ai coccodrili e gli piace scrivere "Io amo Elisabetta" (Elisabetta II) sul muro del suo palazzo. Al tempo in cui è stato pubblicato il fumetto Amin era considerato un amico del governo belga, perciò Sleen fu costretto a disegnare il personaggio con la barba. Per le fine del decennio i media occidentali avevano comunque scoperto che Amin era un dittatore spietato e Sleen poté finalmente renderlo "riconoscibile". Nella versione di Merho Amin viene chiamato "Bibi Pralin Gaga" (un "pralin" è un cioccolatino belga e "gaga" significa "pazzo"). Merho ironizza sulla egomania del dittatore e lo presenta con così tante medaglie addosso da somigliare ad Albero di Natale. Nell'albo il famoso raid di Entebbe è parodiato.
  • La leggenda comica Richard Pryor si divertì a prendere in giro Idi Amin nella parodia dell'NBC Rebuttal nel corso del suo breve show.
  • I musicisti Chuck E. Weiss e Tom Waits hanno collaborato ad una canzone intitolata Do you know what I Idi Amin?.
  • In uno sketch del The Benny Hill Show, Hill, con la faccia dipinta di nero, interpreta Amin. La scrivania di Amin ha i cassetti etichettati "Amin" e "Amout" (rispettivamente 'Sono dentro' e 'Sono fuori').
  • In una scenetta del Saturday Night Live intitolato "Idi Amin: Houseguest" ("Idi Amin: ospite"), che fu messo in onda il 19 maggio 1979, Garrett Morris interpreta il recentemente esiliato Idi Amin il quale si trasferisce in un casa condivisa con Bill Murray e un ospite, Laraine Newman. Murray e Newman sgridano comicamente il nuovo inquilino dopo aver trovato i corpi smembrati dei nemici di Amin conservati nel frigo e nascosti sotto la mobilia. Morris interpreta nuovamente Amin in molti altri sketches in Saturday Night Live durante gli anni seguenti.
  • L'attore Price Highes interpreta una versione comica di Idi Amin nella scena di apertura di Una pallottola spuntata (1988)
  • Anche se ormai defunto, una sua marionetta appare tra il pubblico nello spettacolo di Kim Jong-Il durante le scene finali del film Team America: World Police (2004).
  • Nel 1976, al Massachusetts Institute of Technology, si sollevò un caso chiamato "Grogo incident" scatenato dall'apparire di un gorilla di porcellana nera chiamato Grogo, che era la mascotte dell'annuario del MIT, nel libro di fotografie Freshman. La sua provenienza era indicata come "Kampala, Uganda". L'Uganda era a quel tempo famigerata per via del regime di Amin. Gli attivisti afro-americani furono indicati come probabili autori della beffa.
  • Nel romanzo di Thomas Harris Hannibal l'antagonista Mason Verger dichiara di aver viaggiato con Amin, uccidendo gli abitanti di un villaggio con una ghigliottina.
  • In Mwalimu in the Circle Squared di Mike Resnick, Amin viene mostrato durante un match di boxe contro Julius Nyerere, il presidente della Tanzania.

[modifica] Curiosità

  • Idi Amin si presentò a Londra, al cospetto della Regina Elisabetta con un grande carico di banane, riferendole che servivano a "Sfamare il popolo inglese" e vantandosi che aveva il potere di controllare i coccodrilli col pensiero.

[modifica] Collegamenti esterni

[modifica] Note

  1. ^ a b c "Idi Amin", The Guardian, 2003-08-18
  2. ^ Victorious Cross (VC) (croce vittoriosa) era una onoreficenza ugandese nata per imitare la ben più famosa Victoria Cross (VC) britannica.
  3. ^ a b ."Biography: Idi Amin Dada".
  4. ^ Encyclopædia Britannica: Idi Amin
  5. ^ a b "Rejected then taken in by dad; a timeline", The Monitor, 2004-03-01
  6. ^ a b "'Dada' always rubbed Kenya the wrong way", Sunday Nation, 2003-08-17
  7. ^ Why Didn't Amin Rot and Die in Jail?, Strategy Page, August 20, 2003
  8. ^ Jan Palmowski, Dictionary of Contemporary World History: From 1900 to the present day. Second Edition, Oxford University Press, 2003 (ISBN 0-19-860539-0)
  9. ^ Ryszard Kapuscinski, Ebano, Universale Economica Feltrinelli, 2000 (ISBN 88-07-81706-3)

[modifica] Bibliografia

  • Luciano Causa. Morto Amin, addio a un mostro. «La Sicilia», 17 agosto 2003, 2.
  • Riccardo Orizio. Parola del diavolo. «Laterza», 190 pagine.
Predecessore: Presidente dell'Uganda Successore:
Milton Obote 1971 - 1979 Yusuf Lule I
II
III
IV
V
VI
VII
VIII
IX
X
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