Idi Amin Dada

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Idi Amin Dada
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Presidente dell'Uganda
Durata mandato 25 gennaio 1971 –
11 aprile 1979
Predecessore Milton Obote
Successore Yusufu Lule

Dati generali
Partito politico Militare

Idi Amin (Koboko, 17 maggio 1925Gedda, 16 agosto 2003) è stato un politico, militare e dittatore ugandese.

Idi Amin
17 maggio 1925 - 16 agosto 2003
Soprannome Dada
Nato a Koboko
Morto a Gedda
Dati militari
Paese servito Regno UnitoRegno Unito UgandaUganda
Forza armata Esercito Britannico, Esercito Ugandese
Unità fucilieri Africani del re
Anni di servizio 1946-1979
Grado Feldmaresciallo
Guerre Rivolta del Mau Mau Colpo di Stato Ugandese del 1971 Guerra ugandese-tanzaniana

[senza fonte]

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Il suo nome completo era Idi Oumee Amin Dada e fu presidente dell'Uganda dal 1971 al 1979.

La sua condotta in Uganda fu improntata alla più settaria violenza, includendo la persecuzione razziale degli acholi, lango, indiani e altri gruppi etnici inclusi induisti e cristiani dell'Uganda. L'ammontare delle vittime causate dal regime di Amin non è mai stato quantificato in maniera precisa. Una stima della International Commission of Jurists ha stabilito che esse siano non meno di 80.000 e verosimilmente vicine ai 300.000. Un'altra stima, effettuata dalle organizzazione degli esuli con l'aiuto di Amnesty International, pone il numero di vittime sui 500.000 morti.[1]

Idi Amin si auto-conferì il titolo di "Sua Eccellenza il Presidente a vita, Feldmaresciallo Al Hadji Dottor Idi Amin, VC,[2] DSO, MC, Signore di Tutte le Bestie della Terra e dei Pesci del Mare e Conquistatore dell'Impero britannico, in Africa in Generale e in Uganda in Particolare"[3]

Infanzia e adolescenza[modifica | modifica sorgente]

Idi Amin non scrisse mai un'autobiografia e non autorizzò mai nessuno a scriverla. Ci sono perciò disaccordi sul dove e quando lui sia nato. Le fonti biografiche usualmente ci danno come luogo Koboko nella Provincia del Nilo Ovest nella tribù dei kakwa , e come data il 1924 o il 1925.[4] Accettando i dati del ricercatore ugandese Fred Guweddeko della Makerere University, Idi Amin nacque come Idi Awo-Ongo Angoo a Kampala il 17 maggio 1928, da Andreas Nyabire (1889 - 1976). Nyabire era di etnia kakwa e di religione cattolica ma in seguito si convertì all'Islam e cambiò il proprio nome in Amin Dada.[5] Si dice di Amin che il soprannome Dada gli fu dato durante la carriera militare.[6]

Abbandonato dal padre, Idi Amin fu cresciuto dalla famiglia materna. Sua madre, secondo Guweddeko, si chiamava Assa Aatte (1904 - 1970), apparteneva all'etnia lugbara ed era un'erborista tribale che curò anche membri della famiglia reale del Buganda. Amin iniziò a frequentare una scuola islamica di Bombo nel 1941, dove eccelse nella recitazione del Corano. Altre fonti sostengono che fu invece cresciuto da una scuola di missionari, pur rimanendo semianalfabeta. Dopo pochi anni lasciò la scuola e fece lavori occasionali prima di essere arruolato nell'esercito coloniale britannico.

Carriera militare[modifica | modifica sorgente]

Amin entrò a far parte dei King's African Rifles (KAR) dell'esercito coloniale britannico nel 1946 nei servizi di lavanderia e cucina mentre era sotto addestramento. Nel 1947, con il grado di soldato semplice, fu trasferito in Kenya a prestare servizio in fanteria. Idi Amin dichiarò in seguito di aver prestato servizio nel reggimento KAR nella campagna di Birmania durante la Seconda guerra mondiale; questo è incerto ma i documenti dicono che il suo arruolamento fu successivo alla fine della guerra.[1][7]

Prestò servizio nella 21ª Brigata di fanteria dei KAR presso Gigil, Kenya, fino al 1949; in seguito la brigata fu dispiegata in Somalia per contrastare i ribelli Shifta che effettuavano razzie di bestiame bovino.[8] Nel 1952 il suo battaglione fu impiegato per contrastare i Mau-Mau. Fu promosso caporale lo stesso anno e sergente nel 1953.[5]

Nel 1954 Amin fu nominato effendi (warrant officer - sergente maggiore) il più altro grado conferibile a un africano di colore all'epoca nell'esercito coloniale britannico. Sembra che abbia acquisito il soprannome "Dada" durante il periodo di servizio in Kenya; infatti ogni qualvolta veniva sorpreso insieme una donna nella sua tenda si difendeva dichiarando che era sua "dada" (sorella in swahili), in modo tale da lasciare ai suoi superiori un modo per evitargli una punizione.[6]

Amin ritornò in Uganda nel 1954. Nel 1961, mancando due anni all'indipendenza dell'Uganda, fu uno dei primi due ugandesi a diventare ufficiale con il grado di sottotenente. Fu quindi assegnato alla repressione delle razzie di bestiame che avvenivano tra i karamojong dell'Uganda e i nomadi turkana del Kenya. Ricevuto l'ordine di disarmare entrambi i contendenti, il plotone di Amin minacciò di castrare i nomadi se questi non avessero rivelato dove erano nascoste le loro lance.

Alto 2 metri per 120 kg di peso, durante il periodo di servizio nell'esercito Amin praticò la boxe e ottenne il titolo di campione dei pesi massimi dell'Uganda dal 1951 al 1960.[3]

Promozioni nell'esercito[modifica | modifica sorgente]

Dopo l'indipendenza ottenuta nell'ottobre 1962 Milton Obote, primo ministro dell'Uganda, ricompensò Idi Amin per la sua lealtà con la promozione a capitano nel 1963 e a vice comandante dell'esercito nel 1964. Nel 1965, Obote e Amin vennero implicati nel contrabbando di oro, caffè e avorio al di fuori di quella che ora è la Repubblica Democratica del Congo. Un'indagine parlamentare in proposito, richiesta dal presidente della repubblica Mutesa (che era anche Kabaka, ovvero re, del Buganda), mise Obote sulla difensiva.

Nel 1966 Obote promosse Amin generale e comandante dell'esercito, fece arrestare cinque ministri, sospese la costituzione del 1962 e si proclamò nuovo presidente. Nello stesso anno Mutesa venne costretto ad andare in esilio in Inghilterra dove rimarrà fino alla sua morte nel 1969.

Amin iniziò a reclutare membri delle etnie nubiane (kawka, lugbare e altre) provenienti dall'area a ovest del Nilo che si trova vicina alla frontiera con il Sudan. Queste tribù vivevano in Uganda dall'inizio del XX secolo e vi erano giunte dal Sudan per servire nell'esercito coloniale. In Uganda erano comunque percepiti come sudanesi (e quindi stranieri) ed erroneamente chiamati anyanya (gli anyanya sono i ribelli sudanesi del sud nella Prima Guerra Civile Sudanese e non sono mai stati presenti in Uganda). Le dichiarazioni insistono sul fatto che l'esercito di Idi Amin era formato principalmente da soldati sudanesi - un equivoco in quanto molti dei gruppi etnici presenti nel nord dell'Uganda abitano anche il Sudan.

Presa del potere[modifica | modifica sorgente]

Dopo aver appreso che Obote pianificava il suo arresto per essersi appropriato di stanziamenti per le armi, Amin organizzò un colpo di Stato che gli permise di prendere il potere il 25 gennaio del 1971, mentre Obote partecipava a un summit del Commonwealth a Singapore.

La presa del potere da parte di Amin venne ben accolta sia in Uganda che nel blocco occidentale: ad appoggiarlo inizialmente furono infatti Israele, Sudafrica e Gran Bretagna[9] (in un appunto per uso interno, il Foreign Office britannico lo descriveva come «un tipo splendido e un buon giocatore di calcio», in inglese «A splendid type and a good football player»). Organizzò nell'aprile del 1971 per il presidente Mutesa, morto in esilio, un funerale di Stato, liberò molti prigionieri politici e sciolse la polizia segreta (General Service Unit).

Governo dell'Uganda[modifica | modifica sorgente]

« Allah in persona m'è apparso venerdì nel cuore della notte, in sogno, e m'ha ordinato di cacciare dalla nostra terra tutti gli asiatici. »
(Idi Amin in un radiomessaggio del 26 agosto 1972)

Una volta al governo Amin promise di far tenere elezioni nei mesi successivi. Subito dopo la presa del potere, comunque, Amin creò il cosiddetto "State Research Bureau" il quale dirigeva le squadre della morte che si occuparono di scovare e assassinare i sostenitori di Obote così come gli intellettuali che non godevano della fiducia del nuovo regime. I capi militari che non avevano sostenuto il colpo di stato vennero giustiziati, molti tramite impiccagione.

Obote si rifugiò in Tanzania, da dove cercò di riconquistare il paese tramite un'invasione militare nel settembre del 1972, senza successo. I sostenitori di Obote presenti nell'esercito ugandese, principalmente appartenenti alle tribù Acholi e Lango, furono coinvolti nel tentativo di invasione. Amin per ritorsione bombardò le città tanzaniane ed eliminò gli ufficiali acholi e lango dal proprio esercito. Le violenze etniche scatenate crebbero fino a includere l'intero esercito e anche i civili. Nella misura in cui la violenza aumentava Amin diventava via via più paranoico, avendo paura di un golpe contro il suo governo. Il Nile Mansion Hotel di Kampala divenne famigerato come centro di interrogatori e tortura.

Il 4 agosto 1972 Amin diede ai 50.000 asiatici ugandesi (la maggior parte indiani di origine gujarati) novanta giorni per lasciare l'Uganda: disse questo perché aveva fatto un sogno nel quale, dichiarò, Allah gli diceva di cacciarli. Questa espulsione, che faceva parte di un progetto più complesso che egli chiamò "economia di guerra", causò naturalmente una significativa diminuzione degli induisti e dei musulmani presenti nel paese, oltre a un significativo declino dell'economia del paese, in quanto gli asiatici gestivano la maggior parte delle piccole e medie imprese ugandesi.[10]

Sempre nel 1972 Amin troncò le relazioni diplomatiche con lo stato di Israele (ebbe a dichiarare infatti: "Hitler ha fatto bene a uccidere sei milioni di ebrei"[11]), intensificando le relazioni con Mu'ammar Gheddafi (capo di stato della Libia) e con l'Unione Sovietica. Di conseguenza, nel 1973 gli Stati Uniti d'America chiusero la loro ambasciata a Kampala e nel 1976 il Regno Unito chiuse il suo Alto Commissariato in Uganda, seguiti poi da altri paesi come la Francia.

Sotto la guida di Amin l'Uganda pianificò un grande incremento delle spese militari, il che preoccupò molto Nairobi. Durante i primi giorni di giugno del 1975 le autorità del Kenya sequestrarono un grande convoglio di armi di fabbricazione sovietica partito dal porto di Mombasa le cui armi erano destinate all'Uganda.

La tensione tra Kenya e Uganda raggiunse il suo massimo nel febbraio del 1976, quando il presidente Amin improvvisamente annunciò che era sua intenzione investigare in merito alla possibilità che larga parte del sud del Sudan e il Kenya occidentale e centrale, fino a 32 km da Nairobi, fossero storicamente parte dell'Uganda in epoca coloniale. Il governo kenyota rispose due giorni dopo con uno scarno comunicato in cui diceva che non "un solo centimetro di territorio" sarebbe stato ceduto. Amin fece marcia indietro solo dopo che il Kenya dispiegò truppe e mezzi corazzati lungo il confine tra i due paesi.

Amin aveva anche un forte legame con l'Organizzazione per la Liberazione della Palestina (OLP): l'ambasciata ugandese fu offerta all'OLP come quartier generale; e il volo AF139, un aereo dell'Air France dirottato da Atene il 27 giugno del 1976, fu invitato da Amin a fare sosta all'Entebbe International Airport nella città di Entebbe, che dista 32 km dalla capitale Kampala. I dirottatori, che erano sostenuti dall'esercito di Amin, in cambio del rilascio di 256 ostaggi, chiedevano la liberazione di 53 membri dell'OLP e della banda Baader-Meinhof (detta anche Rote Armee Fraktion). Amin visitò gli ostaggi in più di una occasione. I dirottatori acconsentirono a rilasciare tutti gli ostaggi, meno coloro che erano di nazionalità israeliana. Le persone liberate, tramite un aereo fornito da Amin, sarebbero state trasportate in Europa. Gli israeliani sarebbero stati trattenuti. L'equipaggio dell'Air France, comunque, rifiutò di essere liberato finché tutti i passeggeri non fossero stati rilasciati.

A mezzanotte del 3 luglio 1976 le forze speciali israeliane, in quella che fu chiamata Operazione Entebbe attaccarono l'aeroporto riuscendo a liberare tutti gli ostaggi meno quattro che furono uccisi (uno per errore dai soldati israeliani, due dagli ugandesi e un'altra, la settantacinquenne Dora Bloch, che era stata trasferita in ospedale prima dell'operazione di salvataggio, fu uccisa per ordine diretto di Amin da due ufficiali dell'esercito dopo il salvataggio degli ostaggi). Uno dei componenti del commando fu ucciso, si trattava di Jonathan Netanyahu, fratello del futuro Primo Ministro israeliano Benjamin Netanyahu. Durante l'operazione l'aeronautica ugandese fu fortemente danneggiata e i suoi caccia furono distrutti.

Il successo dell'operazione israeliana contribuì in maniera sostanziale alla caduta del regime di Amin, contemporaneamente la resistenza e gli atti di sabotaggio danneggiarono la nazione durante gli ultimi anni del suo governo. Sulla base delle sue "visioni" e del suo comportamento eccentrico si crede che Idi Amin abbia sofferto di neurosifilide come ipotizzato da Debora Hayden nel suo Pox: Genius, Madness and the Mysteries of Syphilis.

Tra le personalità uccise da Idi Amin ci sono: Benedicto Kiwunuka, ex primo ministro e poi presidente della Corte suprema; Janani Luwum, arcivescovo anglicano; Joseph Mubiru, che ricoprì la carica di governatore della banca centrale; Frank Kalimuzo, vice cancelliere della Mekerere University; e Byron Kawadwa, un importante drammaturgo. Amin fece anche uccidere un missionario irlandese.

Con il passare degli anni Amin divenne sempre più eccentrico e logorroico. Indossava un'uniforme militare dalla giacca particolarmente lunga, sulla quale appuntava molte medaglie della Seconda guerra mondiale, incluse la Military Cross e la Victoria Cross. Si conferì molti titoli, fra i quali "Re di Scozia" (King of Scotland).

Nel 1977, dopo che la Gran Bretagna ruppe le relazioni diplomatiche con l'Uganda, Amin dichiarò di aver vinto l'Inghilterra e si conferì la decorazione CBE (Conqueror of British Empire, conquistatore dell'impero britannico). Radio Uganda annunciava per intero il suo nuovo titolo ("Sua Eccellenza Al-Hadji Feldmaresciallo Dottor Idi Amin Dada, VC, DSO, MC, CBE, Presidente a vita della Repubblica dell'Uganda"[1]).

Amin amava molto le macchine da corsa (ne possedeva molte), la boxe e i cartoni animati Disney. Molti giornalisti stranieri lo consideravano comico ed eccentrico, in occidente veniva spesso messo in caricatura come un buffone, criminale e cannibale.

Nel 1977, comunque, la natura profondamente criminale del regime di Amin venne per la prima volta raccontata dall'interno. Henry Kyemba, ministro della sanità sotto Amin e in precedenza ufficiale durante il primo regime di Obote, si servì di un viaggio a una conferenza dell'Organizzazione Mondiale della Sanità per defezionare dopo che aveva incominciato a temere per la propria incolumità in Uganda. Rifugiatosi in Inghilterra, Kyamba scrisse e pubblicò A State of Blood, un racconto su Amin e sul suo regime che distrusse ogni rimanente immagine comica o eccentrica che resisteva intorno ad Amin.

Deposizione ed esilio[modifica | modifica sorgente]

Nell'ottobre del 1978 Amin ordinò l'invasione della Tanzania mentre nello stesso tempo cercava di sopprimere un ammutinamento militare. Con l'aiuto di truppe libiche tentò di annettersi la regione del Kagera (nel nord della Tanzania). La Tanzania, con a capo il presidente Julius Nyerere, dichiarò guerra all'Uganda e iniziò un contrattacco a cui parteciparono anche gli esiliati ugandesi.

L'11 aprile 1979, Amin dovette abbandonare la capitale Kampala in quanto l'esercito tanzaniano, aiutato dagli esuli ugandesi che si erano riuniti nell'Uganda National Liberation Army, prese la città. Le perdite totali dell'esercito tanzaniano furono di un carro armato.[12] Amin andò in esilio, inizialmente in Libia, su un Bell UH-1 registrato come 5X-UWG e vi rimase, secondo fonti discordanti, o fino al dicembre 1979 o sino all'inizio del 1980, successivamente in Iraq prima di trovare finalmente asilo in Arabia Saudita. Aprì un conto corrente a Gedda e vi risiedette, vivendo grazie a uno stipendio governativo. Il nuovo governo ugandese scelse di lasciarlo in esilio dichiarando che Amin avrebbe dovuto rispondere dei suoi crimini se mai fosse ritornato. Il motivo per cui i sauditi non gli permisero di parlare fu per il danno che essi credevano avrebbe arrecato all'Islam.

Nel 1989, Amin, che aveva sempre ritenuto che l'Uganda avesse bisogno di lui e non aveva mai espresso rimorso per gli abusi del suo regime, tentò di ritornare in Uganda, apparentemente per capitanare un gruppo armato organizzato dal Col. Juma Oris. Riuscì ad arrivare fino a Kinshasa, Zaire (adesso Repubblica Democratica del Congo), ma fu affrontato dal presidente dello Zaire Mobutu. Dopo che si sfiorò lo scontro fra i fedeli di Amin e le guardie presidenziali zairesi, i due dittatori parlarono fra loro, e Mobutu convinse Amin a ritornare in Arabia Saudita.

Verso la fine degli anni novanta le condizioni di salute dell'ex dittatore peggiorarono a causa di una grave forma di insufficienza renale. Il suo peso salì a circa 170 chili. Il 20 luglio 2003, una delle sue mogli, Madina, dichiarò che era prossimo alla morte e si trovava in coma presso l'ospedale specialistico King Faisal di Gedda. Madina pregò il presidente dell'Uganda Yoweri Museveni di permettergli di morire in Uganda. La risposta fu che se fosse ritornato avrebbe dovuto "rispondere per i propri peccati".

Idi Amin morì in Arabia Saudita , dove era ricoverato in coma per problemi renali, il 16 agosto 2003 e fu sepolto nel cimitero Ruwais di Gedda. Il 17 agosto 2003, David Owen ha dichiarato in un'intervista a BBC Radio 4 che mentre ricopriva la carica di ministro degli Esteri nel governo britannico (1977-1979) aveva suggerito di assassinare Idi Amin. La sua idea fu respinta. Owen ha detto: "il regime di Amin è stato il peggiore di tutti. È una vergogna il fatto che noi gli abbiamo permesso di rimanere al potere così a lungo".

Idi Amin Dada nella cultura di massa[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Idi Amin Dada nella cultura popolare.

Curiosità[modifica | modifica sorgente]

  • Idi Amin si presentò a Londra, al cospetto della Regina Elisabetta con un grande carico di banane, riferendole che servivano a "sfamare il popolo inglese" e vantandosi di avere il potere di controllare i coccodrilli col pensiero.
  • Tra le tante medaglie di cui Idi Amin si ornava, a causa della sua megalomania, una era del Touring Club austriaco.

Onorificenze[modifica | modifica sorgente]

immagine del nastrino non ancora presente Victorious Cross

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ a b c "Idi Amin", The Guardian, 2003-08-18
  2. ^ Victorious Cross (VC) (croce vittoriosa) era una onorificenza ugandese nata per imitare la ben più famosa Victoria Cross (VC) britannica.
  3. ^ a b ."Biography: Idi Amin Dada".
  4. ^ Encyclopædia Britannica: Idi Amin
  5. ^ a b "Rejected then taken in by dad; a timeline", The Monitor, 2004-03-01
  6. ^ a b "'Dada' always rubbed Kenya the wrong way", Sunday Nation, 2003-08-17
  7. ^ Why Didn't Amin Rot and Die in Jail?, Strategy Page, August 20, 2003
  8. ^ Jan Palmowski, Dictionary of Contemporary World History: From 1900 to the present day. Second Edition, Oxford University Press, 2003 (ISBN 0-19-860539-0)
  9. ^ Jørgensen, Jan Jelmert (1981). Uganda: a modern history. St. Martin's Press. p. 272. ISBN 0-312-82786-5
  10. ^ A Country Study: Uganda
  11. ^ "240. Telegram 1 From the Embassy in Uganda to the Department of State, January 2nd, 1973, 0700Z". Foreign relations (Office of the Historian) E-6. 2 January 1973. Retrieved 2009-08-08.
  12. ^ Ryszard Kapuscinski, Ebano, Universale Economica Feltrinelli, 2000 (ISBN 88-07-81706-3)

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • Luciano Causa. Morto Amin, addio a un mostro. «La Sicilia», 17 agosto 2003, 2.
  • Riccardo Orizio. Parola del diavolo, Laterza, 190 pp.

Altri progetti[modifica | modifica sorgente]

Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]

Predecessore Presidente dell'Uganda Successore Flag of Uganda.svg
Milton Obote 25 gennaio 1971 - 11 aprile 1979 Yusuf Lule

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