Milton Obote

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Milton Obote
Obote cropped.png

Presidente dell'Uganda
Durata mandato 15 aprile 1966 –
25 gennaio 1971
Predecessore Mutesa II
Successore Idi Amin Dada

Durata mandato 17 dicembre 1980 –
27 luglio 1985
Predecessore Commissione Presidenziale
Successore Bazilio Olara-Okello

Primo Ministro dell'Uganda
Durata mandato 30 aprile 1963 –
15 aprile 1966
Predecessore Benedicto Kiwanuka
Successore Carica abolita

Dati generali
Partito politico Congresso Popolare dell'Uganda

Apollo Milton Opeto Obote (Akokoro, 28 dicembre 1925Johannesburg, 10 ottobre 2005[1]) è stato un politico ugandese. È stato Primo ministro dell'Uganda dal 1962 al 1966 e Presidente dell'Uganda dal 1966 al 1971 e dal 1980 al 1985.

Gioventù e formazione[modifica | modifica wikitesto]

Nacque nel 1925 ad Akokoro (distretto di Lira) nella parte settentrionale dell'Uganda, figlio di Stanley Opeto Anyanga, agricoltore in seguito divenuto capotribù dell'etnia dei Lango e della sua seconda moglie, Priscilla Acen Eyer.

La formazione di Obote ebbe luogo in scuole appartenenti alla Chiesa d'Uganda (anglicana), iniziò a frequentare la scuola elementare per ragazzi a Ibuje (dal 1936) per poi passare ad una scuola elementare di Boroboro e da lì alla scuola superiore di Gulu e infine al Busoga College Mwiri. In ciascuno dei suoi passaggi scolastici si contraddistinse per tenacia e volontà di primeggiare nella classe.

Da Mwiri accedette al Makerere College a Kampala dove il suo desiderio di studiare giurisprudenza non poté essere esaudito per mancanza del corso di studi, frequentò quindi un corso di studi generali, inglese geografia e cultura generale, rimase a Kampala dal 1948 al 1949 anno in cui abbandonò gli studi in seguito ad un fraintendimento sull'accesso ad una borsa di studio per poter studiare in Inghilterra per la quale l'amministrazione coloniale improvvisamente ritirò i fondi dapprima stanziati[2]. Questo episodio fece insorgere un sentimento di astio nei confronti delle autorità coloniali.

Si recò per un breve periodo in Kenya, tornato in Uganda fu assunto da una società di costruzioni e nel 1952 si unì al neocostituito Uganda National Congress. Durante un secondo soggiorno in Kenya partecipò attivamente alle attività del partito keniota Kenya African Union.

L'attività politica[modifica | modifica wikitesto]

La pressione indipendentista in Uganda era molto inferiore a quella di altri stati come il Kenya o il Tanganica: in Uganda vi erano pochi coloni bianchi e il governo coloniale aveva un atteggiamento relativamente benevolo nei confronti della popolazione indigena. I problemi principali del paese erano da un lato la volontà del regno di Buganda di mantenere i privilegi accordati dall'amministrazione coloniale, dall'altro la divisione fra cattolici e protestanti (appartenenti alla Chiesa Anglicana d'Uganda). Nel tempo dalla miriade di piccoli partiti, attraverso fusioni e unioni ne emersero due, il Partito Democratico nel quale si riconoscevano i cattolici e l'Uganda People's Congress (UPC, protestante) del quale Obote divenne leader.

Nonostante gli sforzi dei due partiti per superare la divisione religiosa dell'elettorato nelle elezioni del 1961 l'astensione dell'etnia protestante dei Ganda determinò la vittoria del Partito Democratico, primo ministro divenne quindi Benedicto Kiwanuka.

Nelle successive elezioni dell'aprile 1962 Obote stabilì un'alleanza con il partito monarchico Kabaka Yekka, la coalizione vinse le elezioni e Obote divenne primo ministro, al momento dell'indipendenza (9 ottobre 1962) la carica venne confermata, lo stesso avvenne un anno dopo quando venne dichiarata la repubblica, presidente divenne il kabaka (re) del Buganda, Frederick Mutesa.

Primo ministro e poi Presidente[modifica | modifica wikitesto]

La prima sfida che Obote si trovò a fronteggiare nella sua carica di primo ministro fu l'ammutinamento delle truppe dislocate a Jinja (1964), seconda città del paese e unico ponte sul Nilo. Venne richiesto l'aiuto delle truppe britanniche e i negoziati furono condotti dal ministro della difesa Felix Onama che venne catturato e accettò tutte le richieste, fra le quali l'aumento degli stipendi e moltissime promozioni. L'intervento delle truppe britanniche sedò pacificamente la rivolta e Obote, contrariamente a quanto fecero altri presidenti africani trovatisi nella stessa situazione, decise di non adottare nessuna sanzione nei confronti degli insorti. In seguito ebbe a pagare questo errore, fra gli insorti che ottennero una facile promozione vi era Idi Amin Dada.

Nel tempo molti parlamentari del Kabaka Yekka e del Partito Democratico si unirono all'UPC e nel 1964 l'alleanza perse il suo scopo. Obote tenne occultato al suo governo l'aiuto che stava offrendo ai ribelli dell'etnia Simba nella loro ribellione contro il presidente della Repubblica Democratica del Congo, Moise Tshombe. Le forniture di armi, della cui consegna era incaricato Amin, erano pagate in oro ed avorio, in questo stesso periodo un ammontare pari a 24.000 sterline venne depositato sui conti personali di Idi Amin. Nel 1966, in un momento in cui Obote non si trovava a Kampala, il parlamentare Daudi Ocheng accusò Obote di appropriazione di denaro e invocò un'inchiesta nei confronti di Idi Amin, di Obote e di altri due ministri accusati di essere complici in questo traffico. Al suo ritorno nella capitale Obote incarcerò cinque ministri accusandoli di complotto e nominò un giudice della corte d'appello, Sir Clement Nageon De Lestang, alla guida di un'inchiesta i cui risultati non vennero però mai pubblicati.

Obote introdusse, forzando il parlamento ad accettarla senza nemmeno averla letta, una nuova carta costituzionale e si nominò presidente con pieno potere esecutivo. Nominò inoltre Amin a capo dell'esercito.

Il kabaka rifiutò quest'abuso di potere e il 20 maggio il parlamento del Buganda intimò al governo dell'Uganda di lasciare il paese entro 10 giorni. Obote impose lo stato di emergenza e il 24 maggio ordinò ad Amin di indagare sulla presunta presenza di un deposito di armi nel palazzo reale del kabaka. Le truppe assaltarono il palazzo e nella sanguinosa battaglia persero la vita numerosi Ganda, il kabaka fuggì dal palazzo e si rifugiò nel Regno Unito e nel resto del paese la ribellione Ganda venne repressa con violenza. Nel 1967 Obote abolì tutti i regni pre-coloniali nella parte meridionale ed occidentale del paese. Questa soluzione armata di una questione politica fu il precedente che sancì la dipendenza del governo di Obote (ma anche dei governi successivi) dall'esercito.

Verso la fine del 1969 annunciò lo "spostamento a sinistra", il 19 dicembre fu vittima di un attentato, mentre teneva un discorso nello stadio di Lugogo venne esploso uno sparo da una zona dello stadio occupata da soli membri dell'esercito. Lievemente ferito fu trasportato in ospedale, Amin, sospettato di essere coinvolto nell'attentato lasciò il paese. Nel 1970 proseguì la politica di progressivo "spostamento a sinistra", vennero nazionalizzate diverse aziende, gli investitori lasciarono il paese e cominciò una pesante crisi economica, nel novembre dello stesso anno vennero espulsi 33.000 lavoratori keniani con un ulteriore impatto negativo sulla capacità produttiva del paese.

Idi Amin e il colpo di Stato[modifica | modifica wikitesto]

Il 25 gennaio del 1971, mentre Obote si trovava ad un incontro dei capi di governo del Commonwealth Amin guidò un colpo di Stato. L'apparente motivo della rivolta fu il tentativo di Obote di ridurre le spese militari. Oltre allo scarso controllo sull'esercito e all'errore di non punire Amin per i massacri che precedettero l'indipendenza va detto che ad Obote mancava il carisma di altri leader di paesi africani come Jomo Kenyatta e Julius Nyerere entrambi abili oratori e capaci di coinvolgere le masse con il loro populismo. Obote era per contro un abile tattico e manipolatore, un ulteriore ostacolo era la mancanza, in Uganda, di una lingua comune e quindi della possibilità di creare uno slogan intorno al quale catalizzare l'attenzione del paese (come era avvenuto in Kenya e Tanzania).

Nel periodo in cui il potere fu di Idi Amin Obote si rifugiò in Tanzania il cui presidente, Julius Nyerere, condivideva la sua visione socialista. L'opportunità per il ritorno si presentò verso la fine del 1978 quando Amin inviò delle truppe ad invadere una striscia di territorio della Tanzania situata sulle rive del fiume Kagera (e chiamata Kagera Salient) come ritorsione a delle presunte provocazioni da parte dell'esercito di quel paese, all'epoca Amin stava perdendo il controllo dell'esercito dilaniato da lotte intestine originate da rivalità tribali. Le truppe tanzaniane, insieme ad un piccolo contingente di esuli ugandesi fedeli ad Obote, contrattaccarono e senza incontrare resistenza degna di nota furono in grado di giungere fino a Kampala (10 aprile 1979). Presidente del paese divenne dapprima Yusuf Kironde Lule (fino al giugno 1979) poi Godfrey Binaisa (fino al maggio 1980) entrambi dell'Uganda National Liberation Front.

La candidatura di Obote alle elezioni del 1980 fu fortemente promossa da Paulo Muwanga, di fatto lo spodestamento (e arresto) di Binaisa fu una sorta di colpo di Stato, le elezioni del 1980, i cui risultati furono ampiamente contestati, riportarono al potere l'UPC e Milton Obote.

La seconda presidenza[modifica | modifica wikitesto]

Nel corso della seconda presidenza Obote mancò nuovamente di riprendere il controllo sull'esercito, quell'Uganda National Liberation Army profondamente divisa da tensioni etniche e tribali. Le truppe Acholi e Langi che furono fortemente svantaggiate nell'era di Amin si vendicarono con violenza nel distretto del West Nile, da cui provenivano Amin e i suoi seguaci più fedeli. Nel 1983 il numero di esuli in Zaire e Sudan provenienti dal distretto del West Nile era pari a circa 100.000 persone, l'anno successivo pochi di questi rientrarono in Uganda sotto la tutela dell'Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati.

Per contenere la crisi economica il governo Obote accettò i suggerimenti della Banca Mondiale e del Fondo Monetario Internazionale abbandonando il precedente orientamento socialista ed attirandosi una sorta di benevolenza da parte dei governi occidentali che chiusero un occhio sulle atrocità e sulle stragi. L'Uganda Resistance Army and Movement di Yoweri Museveni, che stava guadagnando i favori della popolazione nella parte occidentale del paese, fu considerata pericolosamente di sinistra mentre il nuovo orientamento di Obote venne visto come un utile baluardo contro le aspirazioni socialiste già diffuse in Tanzania e Sudan.

Dopo aver spinto moltissimi ugandesi a rifugiarsi fuori dal paese Obote diresse l'attenzione delle forze armate verso coloro che avevano invece cercato rifugio in Uganda, in particolare la popolazione ruandese accusata di commettere le atrocità di cui era responsabile l'esercito. Membri dell'ala giovanile dell'UPC di Ankole, nella parte sud-occidentale del paese, iniziarono a contrastare i ruandesi insediatisi vicino al confine col Ruanda e finirono per prendersela con tutti coloro che erano di origine ruandese, molti rientrarono in Ruanda dove furono confinati nelle aree vicino alla frontiera. Tutta la popolazione di lingua kinyarwanda rimasta in Uganda fu raggruppata in campi profughi. I ruandesi che iniziarono ad appoggiare il National Resistance Army di Yoweri Museveni (che infine scalzò Obote) in seguito abbandonarono il NRA e rientrarono in Ruanda nel 1990 scatenando le scintille che portarono poi ai genocidi del 1994.

Quando le forze di Museveni si mossero verso il Luwero Triangle a nord-ovest della capitale l'Uganda National Liberation Army iniziò a dislocare la popolazione in campi sparando a vista a coloro che ne uscivano anche solo per cercare acqua. Il governo si appellò alle agenzie internazionali per risolvere l'emergenza umanitaria che lui stesso aveva causato. I rapporti di Amnesty International (giugno 1985) sulle torture e i maltrattamenti scossero l'opinione pubblica nei paesi alleati dell'Uganda, la popolazione locale, da tempo, appoggiava apertamente la National Resistance Army di Museveni.

L'esilio e la fine[modifica | modifica wikitesto]

La divisione all'interno delle forze armate risultò infine fatale ad Obote. In un tentativo estremo di riottenere il controllo sull'esercito nominò comandante in capo un parente, Smith Opon Acak, scavalcando e suscitando l'ira di molti generali più anziani ed esperti. La situazione precipitò in un colpo di Stato militare guidato da Bazilio Olara-Okello e Tito Lutwa Okello. Il colpo di Stato dei due generali avvenne il giorno 27 luglio 1985 ma nel gennaio 1986 Yoweri Museveni conquistò Kampala e venne nominato presidente.

L'unico paese disposto ad accordare asilo a Obote fu lo Zambia da dove continuò a guidare l'UPC fino alle dimissioni nel 2005. Morì il 10 ottobre dello stesso anno in un ospedale di Johannesburg a causa di un'insufficienza renale. Le sue spoglie furono trasportate in Uganda dove gli furono accordati dal suo antico nemico Museveni i funerali di stato in virtù del fatto che, nonostante tutto, fu colui che guidò l'Uganda all'indipendenza[3]. Venne infine sepolto ad Akokoro il 22 ottobre 2005.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Data di nascita e di morte desunte dalla lapide qui raffigurata
  2. ^ Questo è quanto citato nel testo Obote: a Political Biography di Kenneth Ingham pubblicato nel 1994. Secondo altre fonti Obote fu espulso dal College perché prese parte ad una manifestazione politica
  3. ^ BBC News - 12 ottobre 2005 State funeral for Uganda's Obote

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Kabaka Mutesa II, The desecration of my kingdom, 1967
  • Samwiri Rubaraza Karugire, A political history of Uganda, 1980
  • Tony Avirgan e Martha Honey, War in Uganda: The Legacy of Idi Amin, 1983
  • Amii Omara-Otunnu, Politics and the military in Uganda, 1890–1985, 1988
  • Phares Mutibwa, Uganda since independence: a story of unfulfilled hopes, 1992
  • Kenneth Ingham, Obote: a political biography, 1994

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

Predecessore Presidente dell'Uganda Successore Flag of Uganda.svg
non esistente 1966 - 1971 Idi Amin Dada I
Godfrey Lukongwa Binanisa 1980 - 1985 Bazilio Olara Okello II

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