Nicolás Maduro

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Nicolás Maduro
Nicolas Maduro in Brasilia.jpg

Venezuela 65º Presidente del Venezuela
In carica
Inizio mandato 5 marzo 2013
Predecessore Hugo Chávez

Vicepresidente del Venezuela
Durata mandato 13 ottobre 2012 –
5 marzo 2013
Predecessore Elías Jaua
Successore Jorge Arreaza

Ministro degli esteri del Venezuela
Durata mandato 7 agosto 2006 –
15 gennaio 2013
Predecessore Alí Rodríguez Araque
Successore Elías Jaua

Presidente del Partito Socialista Unito del Venezuela
In carica
Inizio mandato 5 marzo 2013
Predecessore Hugo Chavez

Dati generali
Partito politico MVR (1997 – 2008)
PSUV (dal 2008)
Grande Polo Patriottico (coalizione, dal 2011)
Tendenza politica Socialismo del XXI secolo
Bolivarismo
Chavismo
Professione Sindacalista

Nicolás Maduro Moros (Caracas, 23 novembre 1962) è un politico e sindacalista venezuelano. È Presidente della Repubblica Bolivariana del Venezuela[1] dal 14 aprile 2013, dopo aver ricoperto il medesimo incarico dal 5 marzo 2013 al 14 aprile 2013 ad interim. È stato Ministro degli esteri dal 2006 al gennaio 2013 e vicepresidente del Venezuela dall'ottobre 2012 al 5 marzo 2013.

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Nicolás Maduro nasce nel 1962 a Caracas. Ex militante della Lega Socialista, lavora come autista per la Metropolitana di Caracas, dove fa carriera sindacale e come sindacalista è membro del consiglio di amministrazione dell’azienda pubblica di trasporti di Caracas. Tra i fondatori del Sitrameca (Sindacato Metro de Caracas), si avvicina negli anni novanta alla figura carismatica di Hugo Chávez, in procinto di candidarsi alla guida del Venezuela. Maduro è di religione cattolica, ed è di origini ebraiche sefardite per parte di padre.[2][3][4][5] Nel 2012 è stata riportata la notizia che sarebbe anche un seguace del guru indiano Sathya Sai Baba.[6]

Carriera politica[modifica | modifica wikitesto]

Passa dunque a far parte del MVR, partito con il quale partecipa alla campagna elettorale del 1998 in cui Chávez risulta eletto Presidente del Venezuela. Maduro viene eletto deputato all'Assemblea Nazionale Costituente del Venezuela del 1999 che avrebbe scritto la nuova Costituzione del paese, dopodiché è eletto all’Assemblea Nazionale nel 2000 e nel 2005. Nello stesso anno viene nominato presidente del parlamento. Nel 2006, abbandonata la carica di presidente del parlamento, entra a far parte della compagine governativa per diventare capo del Ministero del Potere Popolare per gli Affari Esteri.

Il 10 ottobre 2012, dopo le elezioni presidenziali, viene nominato nuovo vicepresidente dell'Esecutivo, al posto di Elías Jaua Milano, in carica dal 2010.

Successione di Chávez[modifica | modifica wikitesto]

L’8 dicembre 2012, in un discorso alla nazione, il Presidente Hugo Chávez annuncia un nuovo ricovero in un ospedale dell’Avana, a Cuba, allo scopo di sottoporsi a nuove cure oncologiche. Chávez indica come possibile successore, in caso di impossibilità a completare il mandato presidenziale, Nicolás Maduro. Dopo l’annuncio, i maggiori e influenti vertici del PSUV proclamano la propria fedeltà a Maduro. Dopo la morte di Chávez avvenuta a Caracas il 5 marzo 2013, Maduro assume la Presidenza ad interim del Venezuela, fino alle nuove elezioni presidenziali di aprile, per le quali annuncia la propria candidatura ufficiale il 12 marzo.

Il 14 aprile 2013 batte il candidato della destra Henrique Capriles Radonski, a seguito di elezioni da quest'ultimo contestate, ma il cui esito viene ratificato dal Consiglio Nazionale Elettorale (CNE), che ufficializza la vittoria di Nicolás Maduro e la sua elezione alla Presidenza della Repubblica con il 50,78% dei voti contro il 48,95% dello sfidante[7].

Presidenza[modifica | modifica wikitesto]

Maduro si è mosso sulla linea di Chávez, continuando il socialismo bolivariano. Sotto il governo di Maduro sono però emersi gravi problemi economici, derivanti secondo gli oppositori dalle politiche economiche di Chávez, che hanno portato a razionamenti e scarsità anche di generi di prima necessità. Maduro ha accusato i servizi segreti stranieri di fomentare un golpe contro di lui o di volerlo assassinare. La situazione economica, unita ad accuse di corruzione e cattiva gestione del governo del paese, ha portato a forti proteste popolari nella seconda metà del 2013. Le proteste, che hanno causato diverse vittime, proseguono nel 2014. I sostenitori del governo affermano che è in atto una campagna di diffamazione e destabilizzazione per abbattere il governo chavista eletto democraticamente, che le proteste pacifiche sono tollerate, che la polizia non spara sui dimostranti disarmati.[8]

Maduro ha affermato anche che è in Venezuela è in atto un golpe continuo, ma che l'esercito e il popolo sono con il governo, come nel 2002, indicando come responsabili i "terroristi fascisti" infiltrati e "bande criminali" assoldate da questi, i quali verranno combattuti con la forza.[9]

Note[modifica | modifica wikitesto]

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]