Vittoria Tesi

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Caricatura di Vittoria Tesi

Vittoria Tesi, nota anche come La Fiorentina (Firenze, 13 febbraio 1700Vienna, 9 maggio 1775), è stata un contralto italiano.

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

La sua carriera iniziò con esibizioni a Parma e a Bologna nel 1716. Nel 1718 divenne virtuosa di camera del duca di Parma Francesco Farnese a Venezia. L'anno seguente era a Dresda, presso il compositore Antonio Lotti, assieme a cantanti celebri quali Senesino e Margherita Durastanti. Nel 1721 era di nuovo in Italia per la stagione del Carnevale a Firenze, e per i successivi 26 anni viaggiò attraverso l'Europa, esibendosi anche a Madrid e forse a Francoforte. Tuttavia la sua attività si svolse prevalentemente nelle varie piazze italiane. Nel 1725, a Napoli, è Marc'Antonio nella serenata a due voci Marc'Antonio e Cleopatra di Hasse, assieme a Farinelli[1]. Il 4 novembre 1737 è Achille in Achille in Sciro di Domenico Sarro per l'inaugurazione del Teatro San Carlo di Napoli. Il successo pieno arrivò fra la fine degli anni trenta e gli anni quaranta del XVIII secolo, quando cantò assieme a celebrità come il castrato Caffarelli; nel 1744 ebbe il ruolo della protagonista nella Ipermestra di Christoph Willibald Gluck, e nel 1748 fu Semiramide in Semiramide riconosciuta dello stesso autore, su libretto del Metastasio. Quest'ultimo, vedendola in questa rappresentazione, apprezzò finalmente l'artista, che prima aveva sprezzantemente definito una "grandissima nullità".

Dopo aver ottenuto successi in Achille in Sciro e Didone abbandonata (1749), entrambe di Niccolò Jommelli su libretti sempre di Metastasio, la Tesi si ritirò dalle scene. Nel 1751 ottenne un impiego presso la corte viennese, dove rimase per molti anni, come insegnante di musica e favourita della contessa Maria Theresia Ahlefeldt; fra i suoi studenti ebbe Caterina Gabrielli ed Elisabeth Teyber. A Vienna incontrò Casanova, Mozart e suo padre Leopold. Ange e Sarah Goudar, nelle loro "lettere" critiche sul teatro italiano pubblicate a partire dal 1773, la definirono "forse la prima attrice che recitava bene pur cantando male", mentre sia Charles Burney sia Johann Joachim Quantz lodarono il suo talento di attrice.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Charles Burney, Viaggio musicale in Germania e Paesi Bassi; traduzione di di Enrico Fubini, Torino: EDT musica, 1986, p. 204, ISBN 88-7063-039-0 (Google libri)

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • A. Ademollo, Le cantanti italiane celebri del secolo decimottavo: Vittoria Tesi, Nuova Antologia, ser. 3, XXII (1889), pp. 308–327.
  • E.J. Dent, Italian Opera in the 18th Century, SIMG, XIV (1912–1913), pp. 500–509.
  • G.B. Mancini, Pensieri e riflessioni pratiche sopra il canto figurato, Milano, 1770.

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