Belcanto

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È definita belcanto, bel canto o belcantismo una tecnica di canto virtuosistico caratterizzata dal passaggio omogeneo dalle note gravi alle acute, da agilità nell'ornamentazione e nel fraseggio e dalla concezione della voce umana come strumento.

Si tratta di un termine musicale di origine italiana, riferito in modo più generale all'arte e alla scienza della tecnica vocale, affermatosi nel tardo XVI secolo.

La diffusione della melodia composta per una sola voce diede la possibilità anche ai compositori, oltreché ai cantanti, di curare maggiormente la disciplina del canto, che si concretizzò con la stesura di vari esercizi, chiamati solfeggi, atti ad allenare la voce ad una migliore esecuzione delle opere.[1]

Tale stile di canto è caratterizzato dalla perfetta uniformità della voce, da un eccellente legato, da un registro lievemente più alto, da un'incredibile agilità e flessibilità e da un timbro morbido. La maggiore enfasi posta sulla tecnica, rispetto al volume, ha fatto sì che lo stile del belcanto sia stato a lungo associato ad un esercizio atto a dimostrare la bravura dell'esecutore: questo tipo di cantante sarebbe in grado di reggere una candela accesa davanti alla bocca e di cantare senza far oscillare la fiamma.

Questo stile vocale fu particolarmente in voga durante il XVIII secolo; nomi rappresentativi del belcanto si trovano fra gli esponenti della scuola napoletana, come Nicola Porpora[2][3] e Alessandro Scarlatti[4][5]. Nei primi decenni del XIX secolo il belcanto viene gradualmente abbandonato fino a scomparire quasi del tutto attorno alla metà del secolo.

Una leggenda storiografica[modifica | modifica wikitesto]

Rossini, Bellini e Donizetti sono generalmente indicati come i massimi esponenti di questo stile. In realtà gli spartiti di questi tre compositori non rispondono che in minima parte ai canoni estetici sopra descritti. D'altronde il termine belcanto fu utilizzato nell'accezione oggi corrente solo dopo la metà del XIX secolo, un periodo nel quale tutti gli operisti, a partire da Wagner e Verdi iniziarono ad esigere voci più drammatiche e robuste. Chi si oppose a questa nuova tendenza iniziò a lamentarsi della perdita di una tradizione ("Ahinoi, abbiamo perso il nostro bel canto"), attribuendola a Rossini.

Ma nelle opere di Rossini le disomogeneità timbriche sono al contrario uno degli ingredienti vocali più saporiti, basti pensare all'uso del falsettone nelle voci tenorili, che il compositore difese sempre a spada tratta. Ancora più impropria è l'attribuzione di uno stile "belcantistico" a Bellini e Donizetti, la cui vocalità sorprese il pubblico dell'epoca proprio per la sua potenza espressiva, tanto da porre in secondo piano sia l'aspetto puramente tecnico (ancora centrale in Rossini), sia la purezza del suono.

Il "belcanto" nel Novecento[modifica | modifica wikitesto]

I soprani Maria Callas, Joan Sutherland e Montserrat Caballé, e i tenori Jussi Bjoerling e Luciano Pavarotti sono tra i maggiori esponenti del bel canto nel periodo post-bellico: l'evidente differenza tra le rispettive voci e, in una certa misura dei rispettivi repertori, conferma che la tecnica belcantistica non è qualcosa di limitato, applicabile solo a quegli autori che a torto o a ragione sono stati definiti belcantistici (Rossini, Bellini e Donizetti), ma ha un valore universale.

L'apparizione di tenori come Chris Merritt, Rockwell Blake e Francisco Araiza, negli ultimi decenni del Novecento, fu salutata come il segno della rinascita del tenore di bel canto. In realtà, questi artisti hanno messo in evidenza semplicemente una delle possibilità espressive della tecnica belcantistica, l'agilità, cioè quella caratteristica che meglio si adattava alle loro tendenze vocali. Oggi tra i tenori più famosi classificati in questa categoria ci sono Juan Diego Florez e William Matteuzzi.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ «Dizionario di Musica», di Andrea Della Corte e Guido Maria Gatti, Paravia & C., Torino, 1956, voce "Bel canto", p. 61
  2. ^ D. H. Marek: "Giovanni Battista Rubini and the belcanto tenors", ed. Scarecrow Press, 2013
  3. ^ "Nicola Porprora", su Enciclopedia Treccani online
  4. ^ R. Celletti: "Storia del belcanto", ed. La Nuova Italia, 1986
  5. ^ L. Landschoff: "Alte Meister des Bel Canto", ed. Peters, 1927

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

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