Convenzione nazionale
| Convenzione nazionale Convention Nationale |
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Il Palais des Tuileries nel 1870, sede della Convenzione nazionale |
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| Operativo dal | 20 settembre 1792 - 26 ottobre 1795 |
| Presidente | Robespierre |
| Sede | Parigi |
| Indirizzo | Palais des Tuileries, Avenue du general Émile Lemonnier |
La Convenzione Nazionale (in francese Convention Nationale), o semplicemente Convenzione, è stata un'assemblea esecutiva e legislativa in vigore durante la Rivoluzione francese dal 20 settembre 1792 al 26 ottobre 1795. Chiamata a dotare la nuova repubblica di una Costituzione, votata nel 1793, dovette fronteggiare le lotte tra i diversi schieramenti, che degenerarono successivamente nella dittatura dei due comitati di Salute pubblica e di Sicurezza generale.
[modifica] Storia
Quando la popolazione parigina assaltò il Palais des Tuileries (10 agosto 1792) e invocò l'abolizione della monarchia, l'assemblea costituente ordinò la sospensione temporanea del re dalle sue funzioni e convocò la Convenzione Nazionale (termine di origine inglese, con il quale era stato designato il Parlamento atipico che, dopo la Gloriosa rivoluzione del 1689, aveva conferito potere a Guglielmo d'Orange a sua moglie Maria) affidando all'assemblea il compito di redigere una nuova costituzione repubblicana (in quanto la monarchia sarebbe stata completamente abolita dalla Convenzione Nazionale il 21 settembre del 1792).
La convenzione si attribuì l'incarico di stabilire una nuova Costituzione per lo stato Francese, dopo la deposizione del re Luigi XVI e la proclamazione della repubblica. La convenzione avrebbe anche svolto il ruolo di Camera dotata di poteri legislativi, cioè avrebbe approvato tutte le leggi della nuova Francia repubblicana.
Potevano essere eletti a far parte dell'assemblea tutti i cittadini francesi di età superiore ai 21 anni, residenti da più di un anno e stabilmente occupati: la Convenzione fu quindi il primo organo francese eletto a suffragio universale.
Insediatasi quindi il 21 settembre, risultò formata da 749 deputati. A sinistra, trovavano posto i montagnardi o deputati della montagna, di stampo repubblicano e democratico, si battevano per la tassazione del reddito, l'uguaglianza sociale, il ridimensionamento della proprietà privata e l'accentramento di tutti i poteri in mano alla convenzione. Questi rappresentavano all'incirca un quarto dell'assemblea. Ne facevano parte politici di idee radicali: Robespierre, Marat, Saint-Just e Danton.
Il centro o palude, risultava essere lo schieramento più numeroso, all'incirca la metà dei deputati. Essi erano i "non schierati" ed appartenevano allo schieramento che determinava l'esito di tutte le votazioni. A destra invece, stavano i girondini, rappresentanti dei ceti borghesi e nobiliari più elevati, che costituivano circa un quarto dell'assemblea. Ess osteggiavano la Comune di Parigi ed erano contrari al grande potere da questa assunto, battendosi infatti per un decentramento amministrativo e politico.
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