Etica della reciprocità

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L'etica della reciprocità o regola d'oro è un valore morale fondamentale che "si riferisce all'equilibrio in un sistema interattivo tale che ciascuna parte ha diritti e doveri; la norma secondaria della complementarità afferma che i diritti di ciascuno sono un dovere per l'altro"[1]. Essenzialmente si tratta di un codice etico in base al quale ciascuno ha diritto a un trattamento giusto e il dovere e la responsabilità di assicurare la giustizia agli altri. L'etica della reciprocità tra individui è il fondamento della dignità, della convivenza pacifica, della legittimità, della giustizia, del riconoscimento e del rispetto tra individui, delle religioni civili. La reciprocità è la base essenziale per il moderno concetto di diritti umani.

Un elemento chiave della regola è che chi cerca di vivere in base ad essa tratta tutte le persone, e non solo i membri della propria comunità di appartenenza, con rispetto. La regola d`oro ha radici in molte culture diverse. Importanti filosofi e personaggi religiosi l'hanno formulata in modi diversi. La "reciprocità" sintetizza con viva autenticità in sé le parole "libertà" e "uguaglianza". Le dottrine sulla libertà considerano l'etica della reciprocità tra individui un fondamento ovvio. Ogni ingiustizia avrebbe origine da qualche precisa violazione del Principio di Reciprocità tra individui.

Secondo l'antropologia, l'etica della reciprocità è l'unica regola universalmente accettata, pur con notevoli varianti.

Filosofia greca antica[modifica | modifica wikitesto]

La regola d'oro era un principio comune nella filosofia dell'Antica Grecia. Alcuni esempi:

"Non fare al tuo vicino quello che ti offenderebbe se fatto da lui" (Pittaco)[2]
"Evita di fare quello che rimprovereresti agli altri di fare" (Talete)[3]
"Quello che vorresti i tuoi vicini facessero a te, ciò sia anche per loro" (Sesto Pitagorico)[4]
"Non fare agli altri ciò che ti riempirebbe di ira se fatto a te dagli altri" (Isocrate)[5]
"Ciò che tu eviteresti di sopportare per te, cerca di non imporlo agli altri" (Epitteto)[6]

Religione[modifica | modifica wikitesto]

Etica mondiale[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Etica mondiale.

La "Dichiarazione per un’etica mondiale"[7] del Parlamento delle religioni mondiali[8] (1993) ha proclamato la regola d'oro (in forma e negativa e positiva) principio comune per molte religioni.[9] La Dichiarazione iniziale è stata firmata da 143 leader di diverse religioni e comunità spirituali.[9]

Di solito, l'etica della reciprocità viene affermata e accettata senza un tentativo di giustificarla e di darle un fondamento; al massimo si mette in evidenza il vantaggio comune, il quale ricade, di conseguenza, anche su colui che la pratica, anche se a quest'ultimo può apparire troppo lontano.

Buddismo[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Buddismo e Karma.
Mettendosi al posto di un altro, non si uccide né si spinge qualcuno a uccidere.[10]
Colui che mentre cerca la felicità, opprime con la violenza altri esseri che pure desiderano la felicità, non raggiungerà la felicità per questo.[11]

Inoltre, il Dalai Lama ha dichiarato: Se vuoi che gli altri siano felici, pratica la compassione. Se vuoi essere felice, pratica la compassione.[12]

Cristianesimo[modifica | modifica wikitesto]

« Tutto quanto volete che gli uomini facciano a voi, anche voi fatelo a loro: questa infatti è la Legge ed i Profeti. »
(Gesù nel discorso della Montagna, dal Vangelo secondo Matteo 7,12)

I cristiani sono invitati dalle parole espresse nel discorso della Montagna a seguire la propositiva regola aurea enunciata da Gesù in chiave positiva; non quindi che non volete che gli altri facciano a voi bensì che volete che gli uomini facciano a voi. In questo, la "regola d'oro" del cristianesimo si differenzia da quella buddista dove il maestro Confucio consiglia: Non fare agli altri quel che non vuoi sia fatto a te stesso[13][14]

Il cristianesimo mette in evidenza la duplice ragione del valore della regola d'oro: innanzitutto, l'uomo merita di essere amato perché creato ad immagine di Dio e, quindi, già amato da Dio stesso; inoltre, Gesù afferma di valutare ciò che viene fatto agli altri, anche ai nemici, come se venisse fatto a lui stesso. Più in generale, è in questo che l'amore cristiano si differenzia dalla filantropia: la misura dell'amore non è soltanto l'uomo (fa' agli altri quello che vorresti fosse fatto a te), ma prima ancora Gesù stesso (Gv 15, 12ss: ecco il mio comandamento: che vi amiate l'un l'altro come io ho amato voi). Amare gli altri, dunque, come Dio li ama e non soltanto quanto si vorrebbe essere amati dagli altri. [1]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Marc H. Bornstein, Handbook of Parenting, Lawrence Erlbaum Associates, 2002, p. 5, ISBN 978-0-8058-3782-7. See also: William E. Paden, Interpreting the Sacred: Ways of Viewing Religion, Beacon Press, 2003, pp. 131-132, ISBN 978-0-8070-7705-4.
  2. ^ Pittaco, Framm. 10.3
  3. ^ Diogene Laerzio, "Vite di eminenti filosofi", I,36
  4. ^ Sextus, 406 B.C.
  5. ^ Isocrate, "Nicocle",6
  6. ^ Epitteto, "Enchiridion"
  7. ^ Per un'etica mondiale weltethos.org
  8. ^ The Council for a Parliament of the World's Religions.
  9. ^ a b Towards a Global Ethic (An Initial Declaration) ReligiousTolerance.org
  10. ^ Distacco e compassione nel Buddismo delle origini di Elizabeth J. Harris (enabling.org)
  11. ^ (Dhammapada 10. Violence)
  12. ^ (EN) Dalai Lama, Quotes from the Dalai Lama (html). URL consultato il 14 ottobre 2007.
  13. ^ Torre di Guardia, 1 dicembre 2001, pagg. 3,4, Watch Tower
  14. ^ La regola aurea: Un insegnamento universale

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