Jean Meslier

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(FR)
« Je voudrais, et ce sera le dernier et le plus ardent de mes souhaits, je voudrais que le dernier des rois fût étranglé avec les boyaux du dernier prêtre. »
(IT)
« Io vorrei, e questo sia l'ultimo ed il più ardente dei miei desideri, io vorrei che l'ultimo dei re fosse strangolato con le budella dell'ultimo dei preti »
(Jean Meslier, Il testamento)
Jean Meslier

Jean Meslier (Mazerny, 15 giugno 1664Étrépigny, 30 giugno 1729) è stato un presbitero e filosofo francese, curato in un piccolo paese di campagna, ma "precursore del secolo dei Lumi" col suo materialismo ateo ed anche anticipatore del socialismo.

La vita di Meslier fu priva di eventi particolari, ma egli divenne improvvisamente noto dopo la morte, avvenuta nel 1729, per l'apertura del suo testamento intellettuale in cui (leggendo dal lungo titolo dello stesso) «si dimostrano in modo chiaro ed evidente le vanità e le falsità di tutte le divinità e di tutte le religioni del mondo».[1]

Inoltre, nel suo testamento spirituale, il sacerdote chiedeva scusa ai propri fedeli per quanto di falso aveva predicato in tutta la vita, per aver mentito, per eccessiva prudenza, nell'esercizio di una professione di prete non consona alle sue convinzioni filosofiche.[1]

Il suo nome fu inciso su una lapide tra quelli degli ispiratori e fondatori del socialismo, fuori dalle mura del Cremlino. Egli è infatti il primo pensatore a porre le basi del comunismo sociologico, della comunione dei beni e della distribuzione del reddito in base ai bisogni.

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Jean Meslier (o Mellier) nacque nel 1664 a Mazeny da una famiglia di mercanti. Studia nella scuola parrocchiale locale.[1] La famiglia lo manda poi, a 20 anni, in seminario a Reims, su suggerimento del parroco.[1] Il giovane Meslier probabilmente non aveva alcuna vocazione ma, consonamente al suo carattere tranquillo, accetta di buon grado di essere avviato alla carriera ecclesiastica, anche se è probabile che Meslier avesse già sviluppato il suo ateismo all'epoca degli studi.[1] Non erano rari i materialisti, sotto mentite spoglie, nel clero francese: basti pensare a Pierre Gassendi il secolo precedente, o, successivamente, all'illuminista Etienne Bonnot de Condillac, ma fino ad allora nessuno aveva avuto l'impatto dirompente che avrà Meslier.[1] Nel 1689, a 25 anni, è ordinato sacerdote e nominato curato presso le parrocchie di Étrépigny e Balaives, nelle Ardenne, dove rimarrà tutta la vita, trascorsa senza eventi importanti.[1] Solamente due episodi di rilievo restano agli annali della sua esistenza: alcuni parrocchiani lo criticano, appena arrivato, per aver assunto una "perpetua" di soli 18 anni, contro i 40 minimi previsti dal diritto canonico; il vescovo interviene, ma Meslier non allontana la ragazza, facendola passare per sua cugina o per una sua famigliare.[1] Il secondo episodio accade nel 1716: è un litigio con un nobile locale, Antoine de Touly, signorotto di Étrépigny, che Meslier considera uno spietato sfruttatore dei poveri e dei braccianti del luogo. De Touly, ritenendosi offeso dai rimproveri del prete, chiede l'intervento del vescovo, monsignor De Mailly, che commina a Meslier una sanzione leggera, ma non lo rimuove dall'incarico.[1]

Nel 1724 Meslier comincia a lavorare al testamento: ne redigerà tre copie manoscritte, che affiderà al successore, il quale, sconcertato, lo leggerà agli altri curati della zona, e che il vicario, costretto dallo scandalo, di cui la Corte del re Luigi XV e gli ambienti culturali erano venuti a conoscenza, consegnerà agli uffici giudiziari. L'autorità li conserverà, essendo un documento giuridico contenente le ultime volontà di un defunto, impedendo così il rogo del libro, fino a che uno di questi manoscritti, che avrebbero dovuto essere occultati nelle intenzioni della Chiesa, nel 1733 finì nelle mani di Voltaire, che ne pubblicherà alcuni estratti nel 1762, togliendo le parti atee e aggiungendo riferimenti deisti in mezzo al testamento anticlericale. Seguiranno pubblicazioni complete dell'intero testo, di ben 1200 pagine nella prima stampa.[1]

Meslier era morto nel 1729, probabilmente il 30 giugno[2], a 65 anni, e venne sepolto nel parco del castello locale, ben prima dello scoppio dello scandalo dovuto al Testamento.[1]

Il testamento di Jean Meslier[modifica | modifica wikitesto]

La piccola chiesa di Étrépigny, dove Jean Meslier officiò dal 1689 al 1729.

Il titolo completo del testamento di Jean Meslier è: «Memoria dei pensieri e delle opinioni di Jean Meslier, prete, curato di Étrépigny e di Balaives, su una parte degli errori e degli abusi del comportamento e del governo degli uomini da cui si dimostrano in modo chiaro ed evidente le vanità e le falsità di tutte le divinità e di tutte le religioni del mondo, affinché sia diretto ai suoi parrocchiani dopo la sua morte e per essere usata da loro e da tutti i loro simili quale testimonianza di verità».[1]

La critica di Meslier, diversamente da altre, oltre a contrapporre al Vangelo il confronto con altre fonti storiche ed i reperti archeologici del tempo, si svolge tutta nei confronti dei testi biblici ed, in particolare, si focalizza sui Vangeli e sulla verità storica del testo, non entrando nel merito teologico e non toccando altri libri della Bibbia. Ma vengono anche teorizzati il comunismo e il materialismo ateo.[1]

Meslier, con citazioni precise, tratte dalla traduzione ufficiale della Bibbia proposta dalle comunità cristiane, evidenzia contraddizioni interne ai passi evangelici.[1] Esse riguardano, tra l'altro, il numero e i nomi degli apostoli, il racconto della nascita ed infanzia di Gesù secondo Matteo e Luca, l'esistenza di una persecuzione da parte di re Erode, la durata della predicazione di Gesù, giorni e luogo dell'Ascensione; dunque eventi fondamentali della vita del Messia.[1]

Il testamento di Jean Meslier si articola in otto parti fondamentali[1]:

  1. Le religioni sono soltanto invenzioni umane, piene di errori e di sciocchezze.
  2. La fede, "credenza cieca", è solo un principio di errore e di impostura.
  3. Falsità delle presunte visioni e rivelazioni divine.
  4. Vanità e falsità delle presunte profezie dell'Antico Testamento.
  5. Errori della dottrina e della morale della religione cristiana.
  6. La religione cristiana autorizza le prepotenze e la tirannia dei grandi.
  7. Falsità della presunta esistenza della divinità.
  8. Falsità dell'idea della spiritualità e dell'immortalità dell'anima.

Oltre che la Chiesa, la religione, Dio e la figura di Gesù, nel mirino del Testamento ci sono la monarchia, l'aristocrazia, l'Ancien Régime, l'ingiustizia sociale e la morale cristiana del dolore: in esso si professa una sorta di comunismo anarchico ante litteram ed una filosofia materialista.[1] Vi sono inoltre due capitoli in difesa degli animali e dei loro diritti; le tesi di Meslier in favore del mondo animale, insieme ad altre parti del libro, furono apprezzate da Voltaire[3]. Il libro, a cui Meslier lavorò per gran parte della sua esistenza, uscì postumo nel 1729.

L'appello per la giustizia sociale[modifica | modifica wikitesto]

Per capire bene in che cosa consista il pensiero filosofico di Meslier è necessaria un'analisi attenta dei passi dove la "pars destruens", la lotta al cristianesimo e all'aristocrazia, si fa "pars construens" e propositiva di un nuovo modello sociale, basato sul riscatto delle classi umili contro i soprusi di due classi dominanti e parassite, l'aristocrazia e il clero.[1]

Obelisco nei giardini di Alessandro a Mosca. Inauguarato per 300 anni della dinastia Romanov nel 1914, durante la Rivoluzione russa venne danneggiato, poi ricostruito e sopra vi furono incisi i nomi di precursori del socialismo, tra i quali quello di Jean Meslier. L'obelisco è stato restaurato con l'aspetto originale nel 2013[4][5]

Per quanto Meslier sia stato spesso tacciato di essere un pensatore rozzo, nella realtà, criticando la sua mancanza di basi teoriche notevoli, a parte al conoscenza della Bibbia e dei Padri della Chiesa, come Agostino d'Ippona. La sua cultura filosofica non era eccelsa, ma aveva una buona conoscenza di pensatori e scrittori come Platone, Aristotele, Epicuro, Tito Livio, Tacito, Seneca, Flavio Giuseppe, Giulio Cesare Vanini, Fénelon, Michel de Montaigne, Pascal, Pierre Bayle, Tommaso d'Aquino, Nicolas Malebranche e Cartesio, appresi sia durante i suoi studi in seminario sia negli studi personali (non sappiamo se lesse opere di Spinoza[6], anche se sembra conoscere la sua filosofia e lo cita); quasi tutti libri di questi autori erano nella sua biblioteca. Pur essendo un pensatore isolato ed autodidatta, per quanto riguarda il razionalismo, i suoi apporti per un nuovo orizzonte materialistico ed ateo sono comunque importanti.[1] La tesi centrale di Meslier è che la religione nasce dalla paura, e i tiranni se ne servono per imporre il proprio potere: idealizzando la sofferenza, la povertà e il dolore e condannando il piacere, la religione - in particolare quella cristiana - disarma gli uomini e li lascia alla mercé dei soprusi del potere.[1] Invece in natura tutti gli uomini sono uguali, ed a loro appartengono i beni e la terra che lavorano. Monarchi, nobili e sacerdoti sono parassiti che il popolo deve abbattere per riappropriarsi della terra. Inoltre, tutto quanto avviene nella storia non può né deve essere attribuito a Dio, in quanto solo la natura, eterna e già di per sé perfettamente regolata, basta a spiegare i mutamenti.[1]

"La vostra salvezza è nelle vostre mani, la vostra liberazione dipenderebbe solo da voi, se riusciste a mettervi d'accordo; avete tutti i mezzi e le forze necessarie per liberarvi e per rendere schiavi i vostri stessi tiranni. I vostri tiranni, infatti, per quanto potenti e terribili possano essere, non avrebbero alcun potere su di voi senza voi stessi; tutta la loro potenza, tutte le loro ricchezze, tutta la loro forza, viene solo da voi: sono i vostri figli, i vostri congiunti, i vostri alleati, i vostri amici che li servono, sia in guerra sia nei vari incarichi che essi assegnano loro: essi non saprebbero far niente senza di loro e senza di voi. Essi utilizzano la vostra stessa forza contro voi stessi, per ridurvi tutti quanti in schiavitù [...]. Ciò non succederebbe davvero se tutti i popoli, tutte le città e tutte le province si coalizzassero e cospirassero insieme per liberarsi dalla comune schiavitù. I tiranni sarebbero subito schiacciati e annientati. Unitevi dunque uomini, se siete saggi, unitevi tutti se avete coraggio, per liberarvi dalle vostre comuni miserie". afferma in un passo del Testamento.[1]

"Trattenete con le vostre mani tutte queste ricchezze e tutti i beni che producete in abbondanza col sudore del corpo, teneteveli per voi e per i vostri simili, non date niente a questi superbi e inutili fannulloni, che non fanno nulla di utile, e non date niente di tutto ciò a tutti questi monaci e questi ecclesiastici che vivono inutilmente sulla terra, non date niente a questi nobili fieri e orgogliosi che vi disprezzano e vi calpestano [...]. Unitevi tutti nella stessa volontà di liberarvi da questo odioso e detestabile giogo del loro tirannico dominio, nonché dalle vane e superstiziose pratiche delle loro false religioni. E così non vi sia tra di voi religione diversa da quella della saggezza e della moralità, da quella dell'onestà e della decenza, della franchezza e della generosità d'animo; non ci sia religione diversa da quella che consiste nell'abolire completamente la tirannide e il culto superstizioso degli dèi e dei loro idoli, nel mantenere viva la giustizia e l'equità ovunque, nel lavorare in pace e nel vivere tutti in una società ordinata, nel mantenere la libertà e, infine, nell'amarvi l'un l'altro e nel salvaguardare da ogni pericolo la pace e la concordia tra di voi [...]".[1]

Alcune contestazioni al Vangelo[modifica | modifica wikitesto]

Nazaret e Betlemme[modifica | modifica wikitesto]

I racconti di Luca dicono che Gesù nacque a Betlemme, in Giudea. Spesso Gesù è detto "Gesù di Nazaret": sulla carta geografica Nazaret, in Galilea, dista diversi giorni di cammino da Betlemme, oltre al fatto che c'è una notevole discrepanza tra gli anni effettivi del censimento di Quirino, ordinato da Augusto; questo sarebbe una mistificazione per far combaciare il racconto con la profezia di Michea.[7] È inoltre ancora in voga tra alcuni studiosi sostenitori del mito di Gesù, l'ipotesi che l'attuale Nazaret non sarebbe il paese omonimo descritto dai Vangeli: addirittura un paese con questo nome non sarebbe nemmeno esistito all'epoca della nascita di Gesù.[7] Meslier sostiene che nazareno era in origine scritto minuscolo, poiché riferito ad un termine comune ("nazaret"), mentre la fondazione della città sarebbe successiva.[7] A dimostrazione della non corrispondenza tra la Nazaret attuale e quella dei vangeli sarebbe la mancanza del dirupo citato nel vangelo di Luca (4,16-28).[7] In tempi moderni, sulla base dell'intuizione di Meslier, Luigi Cascioli ha avanzato l'ipotesi che Gesù provenisse invece da Gamala, cittadina del Golan che corrisponderebbe meglio alla descrizione evangelica: il collegamento con Nazaret sarebbe stato introdotto successivamente dagli evangelisti per far combaciare la vita di Gesù con le profezie, e l'appellativo "Nazareno" avrebbe avuto un altro significato, ovvero maestro degli Esseni (nazir/nazoreo), oppure Nazireo, per farlo combaciare con la profezia "sarà chiamato nazareno", in realtà distorsione della vera profezia: "sarà chiamato nazireo", riferita a Sansone.[8]

I fratelli di Gesù[modifica | modifica wikitesto]

Meslier, in contrasto con il dogma cattolico, asseriva che Giacomo fosse stato fratello, non cugino, di Gesù.[7]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Fratelli di Gesù.

La parola greca adelphos usata nel testo biblico, viene tradotta con il significato di "fratello", ma presenta possibili traduzioni differenti. Specialmente in ambito cristiano, infatti, può indicare una fratellanza spirituale più che carnale. I significati delle parole che compaiono nei passi biblici sono spesso evidenziati a parte, con riferimento alla fonte, trattandosi di testi della tarda grecità e traduzioni in una lingua popolare non sempre corretta.[7]

Barabba e Gesù[modifica | modifica wikitesto]

Barabba, per la Bibbia proposta dalla Chiesa, era un ladrone qualunque di cui la folla avrebbe chiesto la liberazione a Pilato al posto di Gesù, come usava nella Pasqua.[7] Barabba in realtà significa "Figlio del padre" (in alcuni passi della Bibbia ufficiale Gesù dice "Abbà", Padre!, che sarebbe la traduzione del termine ebraico; circa un secolo dopo i romani sedarono una rivolta per un tale Simon Bar Kokheba, ossia Simone, "Figlio della Stella", che gli ebrei considerarono il Messia di cui parlavano i profeti dell'Antico Testamento).[7] La Giudea era soggetta a continue rivolte ed era una delle regioni più difficili da controllare dell'impero romano. Gli ebrei attendevano un Messia inviato da Dio per liberare il Popolo Eletto dalla dominazione romana.[7]

Gesù aveva deluso le loro aspettative e la folla era inferocita perché non aveva trovato in lui un liberatore. Barabba era il Messia secondo una parte degli Ebrei come altri che si dicevano il Messia durante la vita di Gesù. Anche ad essi si riferiscono i passi in cui Gesù raccomanda di guardarsi dai falsi profeti.[7]

Gli ebrei erano divisi in sette che divergevano su chi fosse il vero Messia, quale uomo sostenere come liberatore del popolo ebraico.[7]

I Vangeli spiegano questo fatto dicendo che il Regno di Gesù non era in questa terra, ma nei Cieli ma gli ebrei attendevano quel Regno su questa terra come un riscatto dalle condizioni materiali in cui viveva la Giudea.[7]

La guarigione del sordomuto[modifica | modifica wikitesto]

Un altro riferimento diretto a passi evangelici riguarda l'episodio della guarigione del sordomuto. A questo proposito Meslier chiosa: «durante la guarigione del sordomuto, di cui si parla in san Marco, è stato detto che Gesù agì in un modo quanto meno bizzarro; dopo avergli messo le sue dita nelle orecchie e avergli sputato, gli tirò la lingua; poi volgendo gli occhi al cielo, fece un gran sospiro e gli disse: epheta».[7][9];

Il passo a cui si fa riferimento è:

« Di ritorno dalla regione di Tiro, passò per Sidone, dirigendosi verso il mare di Galilea in pieno territorio della Decàpoli.
E gli condussero un sordomuto, pregandolo di imporgli la mano.
E portandolo in disparte lontano dalla folla, gli pose le dita negli orecchi e con la saliva gli toccò la lingua;
guardando quindi verso il cielo, emise un sospiro e disse: «Effatà» cioè: «Apriti!».
E subito gli si aprirono gli orecchi, si sciolse il nodo della sua lingua e parlava correttamente »   (Marco 7,31-35)

Le due citazioni mostrano in un certo senso l'importanza della traduzione. Nel secondo caso, la traduzione non porrebbe, secondo i critici di Meslier, un accento "grottesco" su quei particolari che portano Meslier a questo giudizio. Tra l'altro, non compare il particolare della "tirata di lingua", che forse era presente nelle traduzioni bibliche al tempo di Meslier.[7]

Ritratto di Jean Meslier

Portavoce dell'ateismo[modifica | modifica wikitesto]

Molte delle tesi di Meslier verranno riprese in primis dal barone d'Holbach.[10] Durante la Rivoluzione, le sue idee verranno fatte proprie dagli Enragés (anche se il loro leader, il prete costituzionale Jacques Roux, non era ateo) e da Jacques-René Hébert.

Nel suo Trattato di ateologia, il filosofo francese Michel Onfray considera Meslier il primo filosofo ateo della storia. L'autore pone l'accento sulla differenza fra il pensiero del curato e quello di altri filosofi considerati, a torto, atei quali Epicuro o Baruch Spinoza: mentre questi ultimi affermano l'esistenza di una o più entità divine, anche se composte da atomi o perfettamente coincidente con la Natura, Meslier confuta radicalmente l'esistenza di qualsiasi divinità o essere trascendente, e a ciò accompagna la critica di tutte religioni in generale e del cristianesimo in particolare. Secondo Onfray, dunque, è dall'apertura del Testamento che si può iniziare a parlare di ateismo filosofico senza possibilità di contestazione.[11] Anche Luigi Cascioli riprende i concetti di Meslier: in particolare la definizione cristicoli, neologismo inventato dal prete ateo per definire i seguaci della Chiesa.[12]

Opere[modifica | modifica wikitesto]

  • Oeuvres complètes, a cura R.Desné, J.Deprun, A.Soboul, 3 voll., Paris 1970-72.
  • Il Testamento, a cura di I.Tosi Gallo, Rimini-Firenze, Guaraldi 1972.

Cultura di massa[modifica | modifica wikitesto]

Canzoni[modifica | modifica wikitesto]

Film[modifica | modifica wikitesto]

  • Τhe Will of Father Jean Meslier (2009) di Dimitris Kollatos

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b c d e f g h i j k l m n o p q r s t u v w Jean Meslier sul sito Alateus
  2. ^ La data è incerta ma si situa tra quella apposta nello scritto, il 27 giugno, e l'apertura del testamento, il 7 luglio. cfr. Œuvres complètes. Mémoire des pensées et des sentiments de Jean Meslier. Préfaces et notes par Jean Deprun, Roland Desné et Albert Soboul, éd. Anthropos, 1970, p. XXXII
  3. ^ Gino Ditadi, I filosofi e gli animali, vol. 1, Isonomia editrice, Este 1994, pp. 140-143. ISBN 88-85944-12-4. Cfr. alcune citazioni di Jean Meslier sugli animali.
  4. ^ A Mosca ricostruito obelisco in onore del 300º anniversario della dinastia dei Romanov - Notizie - Attualita' - La Voce della Russia
  5. ^ [1]
  6. ^ "È ancor oggi quasi incomprensibile il modo con cui quest'uomo dall'intelligenza straordinaria […] abbia potuto ripercorrere – ed in qualche modo ricavarsi da solo – tutti i fili del complesso discorso che dal libertinismo portano al materialismo e al radicalismo settecenteschi. Un solo esempio: ci sono molti tratti del suo pensiero che hanno fatto pensare a critici non sprovveduti (da Lanson a Verniére) ad un'influenza di Spinoza. È stato invece dimostrato incontrovertibilmente che il Meslier non aveva letto nulla di Spinoza e che aveva ricavato il suo «spinozismo» dalle letture di Descartes e Malebranche" (Giuseppe Ricuperati)
  7. ^ a b c d e f g h i j k l m n [2]
  8. ^ Luigi Cascioli, La favola di Cristo
  9. ^ J. Meslier, Estratti dal Testamento (a cura di Voltaire)
  10. ^ Il passo seguente viene ripreso in maniera molto simile da d'Holbach in uno dei suoi libri anonimi, Il buon senso: «I selvaggi, come tutti gli ignoranti, attribuiscono a qualche "spirito" tutti gli effetti dei quali, per la loro inesperienza, non riescono a rintracciare le vere cause. Chiedete a un selvaggio che cosa fa muovere il vostro orologio: vi risponderà: "Uno spirito". Chiedete ai nostri savi che cosa fa muovere l'universo: vi risponderanno: "Uno spirito".»
  11. ^ Michel Onfray, Traité d’athéologie, éditions Grasset, 2005, p. 55
  12. ^ L. Cascioli, Cristiani e cristicoli (lettera aperta al Vaticano)

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

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Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

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