Michel Onfray

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« Dio non è morto perché non è mortale. Una finzione non muore. »
(M. Onfray, Trattato di ateologia[1])
Michel Onfray

Michel Onfray (Chambois, 1º gennaio 1959) è un filosofo e saggista francese, appartenente alla moderna corrente anarchica ed edonista[2].

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I suoi scritti celebrano i sensi, l'ateismo filosofico, l'edonismo e il piacere (senza rinunciare a una decisa impronta etica e politica), e la figura del "filosofo-artista" nella tradizione dei pensatori greci, che affermarono l'autonomia della vita e del pensiero.[3] Ostentando un ateismo senza concessioni, egli sostiene che le religioni sono indifendibili in quanto strumenti d'oppressione e di frattura con la realtà o di elusione da essa.[4][5]

Michel Onfray ritiene che la filosofia non possa esistere senza l'ausilio apportato dalle scienze naturali, dalla psicoanalisi (sebbene abbia successivamente rifiutato Freud, preferendogli Jacques Lacan, cui pure non ha risparmiato pesanti critiche) e dalla sociologia in una coniugazione del sapere scientifico con quello filosofico. Secondo lui, un filosofo pensa in modo coerente solo se dispone di adeguati strumenti del sapere, altrimenti le sue analisi si collocano al di fuori della realtà. Grazie ad un linguaggio ricco e fluente, riesce a spiegare efficacemente le sue teorie nel corso di trasmissioni televisive o radiofoniche; come divulgatore della filosofia, anche emittenti di stampo conservatore lo invitano sovente, perché egli ricopre il ruolo di "ateo di servizio" (athée de service, secondo una definizione da lui coniata).[6]

Onfray appartiene a una classe di intellettuali vicina a correnti di pensiero individualiste e libertarie, di cui tenta il recupero dell'afflato originario attraverso lo studio dei filosofi cinici (come Diogene di Sinope), cirenaici (Aristippo) ed epicurei (principalmente Epicuro e Diogene di Enoanda), ma anche tramite tutta la storia della filosofia, dai pensatori libertini come Michel de Montaigne e Baruch Spinoza, illuministi radicali come d'Holbach, utilitaristi, anarchici come Bakunin, Proudhon, Godwin e Stirner, alcuni esponenti della Scuola di Francoforte, ma anche Nietzsche, con cui condivide la "rivolta dionisiaca", e gli esistenzialisti atei come Albert Camus. Egli, è, alla maniera di molti di questi ispiratori, un materialista leggermente più ottimista, senza gli eccessi di pessimismo che alcune correnti irreligiose hanno manifestato.[7]

È stato avvicinato alla corrente del "Nuovo ateismo", gruppo assai eterogeneo a cui sono stati associati vari pensatori e scrittori, come Richard Dawkins, Sam Harris, Daniel Dennett, Christopher Hitchens e Piergiorgio Odifreddi.[8]

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Nato a Chambois, piccolo comune della Bassa Normandia, nel dipartimento dell'Orne, da una famiglia di contadini normanni, da padre operaio e bracciante, e madre cameriera e addetta alle pulizie delle case di benestanti locali, proprietari anche della fattoria dove lavorava il padre.[9] Suo zio fu un membro della Resistenza francese, arrestato, torturato e internato in un campo di concentramento nazista durante la seconda guerra mondiale.[10]

Cresciuto nella vicina cittadina di Argentan (nei cui pressi ha una casa di campagna, dove ha vissuto quasi ininterrottamente fino al 2013[11]), a causa di problemi finanziari del padre[9], la madre, donna con problemi caratteriali, che spesso diventava violenta (riflesso dell'educazione ricevuta da lei stessa, in quanto orfana e affidata alla pubblica assistenza[9]), lo abbandonò a sé stesso[12]; quindi, a dieci anni, fu affidato ad un orfanotrofio cattolico gestito da preti salesiani[13], anche se spesso poteva tornare a casa.[9] In questo luogo egli racconta di aver ripudiato definitivamente la religione, di aver maturato il rifiuto dell'autorità[14] e di essersi interessato alla filosofia, anche in seguito al fatto di aver subito un «regime carcerario» di «maltrattamenti e [...] molestie» da parte dei sacerdoti («alcuni dei quali pedofili»[9], aggiunge[14]) che avrebbero dovuto accudirlo.[15] Rimase dai salesiani per circa quattro anni, e successivamente ne passò tre in un altro istituto cattolico, uscendo dalla tutela dei salesiani quasi alla maggiore età, e in seguito si riconciliò con la madre.[16] Onfray ha anche un fratello minore, che invece la madre tenne con sé.[9]

Dopo aver lavorato come operaio in un caseificio locale[9] (la prima volta a 14 anni) e in una fabbrica[14], divenne anarchico grazie alla conoscenza di un amico barbiere ed ex partigiano, che gli fece scoprire le idee di «una sinistra diversa, non comunista e non liberale», che «rifiuta il socialismo del filo spinato» e al contempo «vuole la fine dello sfruttamento capitalista, la felicità per gli umili e i diseredati, una società più giusta o (se si preferisce) meno ingiusta».[14]; conseguì quindi la laurea in Filosofia all'Università statale e, dal 1983 al 2002, insegnò questa materia agli studenti dell'ultimo anno di un istituto tecnico a Caen, una scuola di proprietà cattolica, contrastato dai dirigenti per le sue idee eterodosse. Lo fa in contrasto con il programma didattico nazionale che, secondo lui, prevede solo l'insegnamento della storia della filosofia del passato, trascurando la pratica della stessa nella vita quotidiana e i più recenti sviluppi del pensiero in rapporto alle scienze. Nel 1987, a 28 anni, fu colpito da un grave infarto cardiaco, al quale sopravvisse riprendendosi molto bene. Questo evento lo spingerà a dedicarsi alla filosofia.[17]

Nel 2004 ebbe una ricaduta del problema cardiaco sotto forma di un episodio di cardiomiopatia, a causa di un'infezione contratta in Mauritania che gli provocò un ictus, il quale gli impedì di scrivere per qualche giorno; dopo un giorno ebbe un aggravamento delle condizioni cardiache, che più tardi egli paragonò alla sindrome tako-tsubo, cioè la cardiomiopatia da stress (un disturbo cardiaco di origine nervosa, che può manifestarsi in persone predisposte, provocando danni cardiaci o aggravando i disturbi già esistenti) dovuta - secondo lui - al dispiacere di non riuscire temporaneamente a lavorare, ma riuscirà a riprendersi anche da questo incidente.[18][19]

Michel Onfray, essendosi dimesso dall'incarico di insegnante nel 2002 (l'anno in cui Luc Ferry diventa Ministro dell'Istruzione), per impegnarsi attivamente nella filosofia e nell'attivismo, anche contro un'eventuale vittoria, al ballottaggio presidenziale, del candidato di estrema destra Jean-Marie Le Pen, da allora si dedica alla ricerca in proprio.[20]

Nel corso dello stesso anno crea l’Université populaire de Caen e numerose attività collegate, e, nel 2004, ne scrive il manifesto (La communauté philosophique, La comunità filosofica). Da allora è docente nella stessa università da lui fondata, e, quando non viaggia per promuovere la sua attività, risiede stabilmente in Normandia. Anche in Italia Onfray diviene noto, oltre che per i suoi libri (specialmente il Trattato di ateologia), per i suoi significativi interventi in convegni internazionali concernenti il pensiero filosofico, la religione e la spiritualità.[21]

Onfray sostiene attivamente la legalizzazione dell'eutanasia e del suicidio assistito in Francia e nel 2014 ha rivelato di aver aiutato a morire la sua compagna, Marie-Claude Ruel, docente di francese e italiano conosciuta nel 1976[11], malata di cancro al seno da più di 13 anni, guarita una prima volta[22] ma ormai incurabile; la Ruel è deceduta l'8 aprile 2013 a 60 anni in una clinica svizzera dove si pratica il suicidio assistito.[23][24]

Onfray, oltre che di insegnamento e divulgazione, si occupa della direzione di alcune collane editoriali incentrate sulle filosofia, e partecipa come ospite fisso alle trasmissioni della radio France Culture.[25]

Idee politiche[modifica | modifica wikitesto]

Michel Onfray autografa una copia di un suo libro al Theatre Rond Point di Parigi (2010)

Il filosofo francese, che si definisce "post-anarchico", anticomunista, anti-liberale, anticapitalista e simpatizzante del socialismo libertario e del mutualismo di Proudhon[26], è attivo nell'area della sinistra libertaria e alternativa, sostenendo l'utilità del voto per contrastare le forze conservatrici. Come per il suo ateismo, le sue posizioni politiche, estremamente personali e difficilmente inquadrabili in una precisa ideologia, alla maniera del suo principale ispiratore, Albert Camus, hanno provocato spesso polemiche.[27] All'elezione per il presidente della repubblica francese svoltasi nel 2002, ha dichiarato di aver votato per Olivier Besancenot, candidato presentato dalla LCR (Ligue communiste révolutionnaire, Lega Comunista Rivoluzionaria, poi divenuta il Nuovo Partito Anticapitalista), un partito troskista e marxista (nonostante egli non sia tale e abbia ripetutamente criticato il marxismo e il socialismo scientifico), sostenendo che «la sinistra deve essere di sinistra» per combattere ciò che egli chiama «la misère sale» (la sporca miseria). Si veda anche il suo libro Politique du rebelle (politica del ribelle).[28]

In alcune delle sue dichiarazioni pubbliche e in passi dei suoi libri Michel Onfray delinea il progetto di un «capitalismo libertario» e auspica una «gestione libertaria» dell'economia, in contrapposizione ad una "gestione liberista" della stessa.[29] Il 22 marzo 2006, invitato da Stéphane Paoli negli studi di France Inter, Michel Onfray ha sostenuto di non essere contro il capitalismo e la proprietà privata. Lo stesso anno, in un dibattito, ha appoggiato l'opportunità di un candidato unico della sinistra alternativa alle elezioni presidenziali del 2007 in opposizione a Ségolène Royal (poi sconfitta dal neo-gollista Nicolas Sarkozy) e, a dicembre, nel corso di un'intervista a Le Monde, ha dichiarato di considerare "catastrofico" il fatto che la "sinistra della sinistra" ("gauche de la gauche") non presenti un candidato unitario (riferimento ai rapporti tesi fra LCR e PCF) che avrebbe favorito, a suo dire, la candidata socialista moderata (da lui definita «il trionfo del vuoto di fondo»[30]).

Dopo aver appoggiato il no global José Bové[31], ha dichiarato che avrebbe votato scheda bianca al ballottaggio tra la Royal e Sarkozy.[32] Ha anche appoggiato, con altre personalità internazionali come Noam Chomsky e Ken Loach, la lista italiana Sinistra Critica, trotskista e anticapitalista, manifestando sempre posizioni di sinistra negli anni, ma ha espresso anche un moderato apprezzamento per le politiche del "gollismo sociale" (come quello dell'ex premier François Fillon), pur rimandendo nel solco dell'anarchismo e della sinistra sui temi etici.[33] Vicino anche alle idee di Jean-Luc Mélenchon in politica interna, ha criticato duramente il leader del Front de Gauche per le sue posizioni di sostegno al castrismo e al chavismo, in politica estera.[34]

La sinistra "dionisiaca"[modifica | modifica wikitesto]

Onfray sostiene lo sviluppo di una sinistra "dionisiaca"[35], una sinistra libertaria che cerchi la felicità per tutti; al contrario avversa quella che lui chiama sinistra del ressentiment[35], sempre usando la terminologia di Nietzsche, quella che

« non abbraccia i valori che si richiamano alla vita, i valori positivi, ma pende piuttosto per i valori negativi, cioè non vuole che i poveri diventino ricchi ma vuole che i ricchi diventino poveri. Questa sinistra del risentimento non si richiama tanto alla fratellanza, alla solidarietà, alla felicità del più grande numero possibile di cittadini, ma preferisce sbattere i ricchi in galera, metterli alla gogna, nei campi di concentramento o di rieducazione. Questo tipo di sinistra è la sinistra marxista leninista, la sinistra maoista, la sinistra stalinista, la sinistra di Robespierre, una sinistra che, di fatto, vuole vendicarsi, vuole vendicarsi dell'ordine del mondo.[35] »

Condivide inoltre l'impostazione di Antonio Gramsci per quanto riguarda la conquista pacifica dell'egemonia culturale[35], e riguardo al suo personale "nietzscheanesimo politico", parlando di Camus ha affermato invece che «essere nietzschiano vuol dire questo: vuol dire di sì a tutto quello che la vita propone, invece essere nietzschiano di sinistra è dire di sì a tutto quello che dice di sì alla vita, ma dire di no a tutto quello che dice di no alla vita».[35]

La "politica del ribelle" e la laicità[modifica | modifica wikitesto]

Indagando la filosofia edonista, Michel Onfray illustra nel saggio La politica del ribelle. Trattato di resistenza e insubordinazione la parte politica del suo pensiero. Celebra in questo libro la figura del ribelle alla società, il sovversivo, il portatore di un desiderio di rivoluzione, in una sorta di mistica della sinistra a sfondo anarchico e con la sua volontà di riconquistare un mondo sottomesso all'economia, opponendo il piacere all'ascetismo della destra.[36] Onfray riprende la storia dal 1968, proponendo un completamento del maggio francese che egli riconsidera alla luce di una fine del secolo convinta della morte delle ideologie, che invece si ripresentano in ogni tempo. Oltre a riferirsi a Proudhon, Nietzsche, Foucault, Deleuze e altri autori citati (come afferma ne Il post-anarchismo spiegato a mia nonna, in cui cita direttamente alcune idee, in un originale collage, di Stirner, Godwin, Bakunin, Malatesta, Fourier, Volin, Louise Michel, E. Armand ed Emma Goldman), Onfray tenta anche un recupero delle idee di Georges Sorel, il fondatore del sindacalismo rivoluzionario, a suo parere ingiustamente associato al fascismo e al militarismo, e di Ernst Jünger (ispiratore del titolo, con il suo Trattato del Ribelle).[37][38]

Occorre inoltre ricordare l'uso politico della religione, da Hitler al Vaticano, fino all'islamismo, per cui le ideologie dell'assoluto e le religioni vanno screditate anche perché sono uno strumento di controllo, ricordando anche l'alleanza tra clero e dittature varie, e combattendone gli abusi.[39][40]

In particolare bisogna lottare per uno Stato sempre più laico, e, se un giorno lo Stato verrà abolito, per una società sempre più secolarizzata (del cristianesimo permarranno solo aspetti culturali ma non etici, come, ad esempio, attualmente rimangono derivati della religione romana antica).[41][42] Tuttavia occorre non schierarsi con la religione meno peggiore per combatterne un'altra (specialmente non schierarsi con i suoi capi e i loro dogmi), in quanto esse sono da Onfray considerate tutte dannose.[43]

In molti testi (come i citati e come La potenza di esistere), inoltre, egli propone una ribellione, anziché una rivoluzione, di individui associati liberamente, in una sorta di nuovo anarco-sindacalismo di matrice stirneriana ed edonista.[44]

Il principio di Gulliver[modifica | modifica wikitesto]

Onfray illustra anche quello che chiama "principio di Gulliver", così chiamato da lui stesso poiché ispirato alla metafora tratta dall'episodio del primo incontro del personaggio di Lemuel Gulliver con gli abitanti minuscoli di Lilliput, narrato da Jonathan Swift nella parte I del romanzo satirico I viaggi di Gulliver: si tratta - nel caso di Onfray - di un appello al pragmatismo libertario, al mutuo appoggio, all'istruzione popolare, alla costruzione di laboratori e micro-comunità, alla disobbedienza civile, all'edonismo e al “diritto al piacere”, all'individuo come «misura dell'ideale anarchico»; tutti piccoli impedimenti che bloccano il gigante (lo Stato capitalista) per quanto si può, senza usare la violenza, se non strettamente necessaria per difendere l'incolumità dagli attacchi del potere, per essere "né carnefici né vittime"; questo poiché, lo Stato odierno non è più quello contro cui si battevano gli anarchici dell'Ottocento, anche in maniera violenta, e molte conquiste sociali sono state realizzate.[14]

Altri interventi[modifica | modifica wikitesto]

Egli è favorevole agli OGM[45], alla clonazione umana per uso medico e all'energia nucleare ad uso civile.[46][45]

Nel 2009 ha inviato una lettera aperta al presidente francese Nicolas Sarkozy per supportare la traslazione delle ceneri di Albert Camus al Pantheon nel 2010 (come proposto dallo stesso Sarkozy) e accogliere la sua lezione politica libertaria; il trasferimento non avvenne comunque, per l'opposizione dei figli dello scrittore.[47]

Islam e civiltà occidentale[modifica | modifica wikitesto]

« La teocrazia è il nemico che la democrazia deve temere di più, ieri l'altro a Parigi prima del 1789, ieri a Teheran, nel 1978, e oggi, ogni volta che Al Qaeda fa parlare le armi. »
(dal Trattato di ateologia[48])

Il filosofo ha anche espresso opinioni anticlericali rivolte sia al cristianesimo, sia all'Islam. Esponenti di sinistra radicale e anarchici lo hanno criticato per alcuni attacchi antislamisti rivolti alla religione musulmana in genere, accusandolo di intolleranza e islamofobia. In un’intervista al quotidiano algerino el Watan, Onfray disse infatti che «dopo secoli di cultura musulmana non c'è stata nessuna invenzione, nessuna ricerca (...) sul terreno della scienza laica»; e, interpellato sulla Guerra d'Algeria, ha aggiunto che i «militanti dell'indipendenza nazionale si sono preclusi tutto ciò che è dalla parte della pace (...) la diplomazia, l'intelligenza, la ragione (..) questi sono gli algerini che hanno scelto la strada della violenza e sono quelli all’origine del maggior numero di morti nella parte algerina».[27] Inoltre, ha dichiarato anche il suo moderato appoggio allo stato d'Israele, sempre in funzione antislamista, chiarendo di essere sionista nel senso originario del termine - in quanto ritiene utile e lecita l'esistenza di un "focolare nazionale ebraico" - ma allo stesso tempo filo-palestinese e contrario all'espansionismo portato avanti da molti governi israeliani ai danni degli arabi palestinesi, che considera una forma di colonialismo.[49] Pur essendo ateo e anti-cristiano dal punto di vista filosofico ed etico, ha affermato che la civiltà europea giudaico-cristiana ha dei meriti, per aver consentito l'affermazione della laicità; ritiene la civiltà occidentale, patria dell'illuminismo, un valore da difendere contro l'islamizzazione, che determinerebbe la "morte dell'Europa" (che in altri interventi ha sostenuto essere - come civiltà unitaria - già al tramonto nel 1914 a causa della Grande guerra) e la diffusione dell'integralismo islamico aggressivo. Ha sostenuto quindi, pur essendo fortemente contro un "governo mondiale" di tipo liberale, la necessità di un asse atlantico-Europa-Urali (cioè dagli Stati Uniti alla Russia) a difesa della parte del mondo non musulmana. Secondo Onfray non occorre, ovviamente, essere xenofobi, ma bisogna comunque difendere la propria identità dall'Islam politicizzato, quindi vietare l'uso del velo islamico in luoghi pubblici, e avversare pratiche come circoncisione, escissione del clitoride e infibulazione.[33] Ha affermato che lui non fa alcuna differenza tra i tre monoteismi, ma attualmente non vede una minaccia di violenza (analoga alla "guerra santa" dell'Islam) da parte di cristianesimo ed ebraismo, ormai resi inoffensivi dalla secolarizzazione, anche se ancora influenti a danno della laicità. I critici lo hanno però accusato di riprendere, in materia, le opinioni di pensatori come il neoconservatore Daniel Pipes, fortemente sionista e anti-islamico.[50] Onfray ha apprezzato come una visione realistica l'allarme lanciato dal romanzo Sottomissione di Michel Houellebecq[51] e ha commentato la strage islamista al giornale satirico Charlie Hebdo affermando che è stato "il nostro 11 settembre".[52][53]

Filosofia[modifica | modifica wikitesto]

Michel Onfray propone un pensiero risolutamente materialista che è al tempo stesso elogio e rappresentazione di tutti i temi che concernono la cultura materialista e laicistica. Ciò comporta: etica del vivere in sé, politica libertaria, uso del corpo, rapporti d'amore, ecc. Per Onfray l'onestà intellettuale e la conoscenza del mondo sono strumenti ineludibili per costruire una filosofia liberata dalla metafisica e dalla religione: «Bisogna partire dal reale e costruirci sopra» è uno degli assunti fondamentali di Onfray. La metafisica e religione sono infatti alleate nella mistificazione ontologica e gnoseologica della cultura sin dall'antichità, ma col Cristianesimo le cose sono diventate intollerabili.[54][55][56] Così Onfray lavora alla decostruzione dei miti teologici che continuano a riproporre il rifiuto del mondo profano e materialistico con la filosofia dell'esistenza che esso comporta, col risultato di ripiegare sulla mistificazione e sull'estraniamento dalla realtà esistenziale dell'uomo.[57][58]

Per questo pensatore la metafisica e la teologia si contrappongono alla visione del mondo materialistica ed atea usando espedienti e mezzi mistificatori. Essa è la sola filosoficamente plausibile e difendibile, mentre esse operano sulla base di fantasticherie e leggende prive di fondamento, ma sempre riproposte in maniera accattivante sì da essere efficaci sulle coscienze deboli.[59] Una posizione che lo conduce a professare un «ateismo non cristiano» (un ateismo che non conserva gli usi del Cristianesimo nella vita quotidiana) in una prospettiva di esistenza più autentica e senza mistificazioni ideologiche.[60] Sostiene inoltre che la metafisica filosofica scaturisca anche dalle esperienze personali, parlando della propria adolescenza infelice, e non possa esserne separata del tutto, facendo l'esempio dell'omosessualità di Michel Foucault o della deformità fisica di Giacomo Leopardi, del cui pensiero, come in Emil Cioran e Arthur Schopenhauer, ritiene eccessivo il pessimismo mostrato.[61] [62]

L'edonismo[modifica | modifica wikitesto]

« Gli oltremondi mi sembrano subito contromondi inventati da uomini stanchi, sfiniti, essiccati dai ripetuti viaggi tra le dune o sulle piste pietrose arroventate. Il monoteismo nasce dalla sabbia. »
(da Trattato di ateologia)

Egli propone un'arte del vivere edonista, fondata sull'esistenza reale, sulla valorizzazione della cultura laicistica, sull'interesse verso le arti e verso la scienza, su un sapere liberato da lacci metafisici. Onfray descrive l'edonismo «come un atteggiamento introspettivo di vita, basata sul prendere il piacere per sé stessi e dare il piacere ad altri, senza farsi del male o farne ad altri».[63]

Di conseguenza si profila una nuova weltanschauung dove l'emozionalità e la sessualità sono liberate, dove il piacere personale si inquadra in liberi rapporti collettivi improntati al suo conseguimento.[64] Nel criticare le forme di alienazione e di dolore attribuibili alle religioni e ai dogmi politici ed economici[65], egli ricolloca l'individuo al centro della propria esistenza e lo invita a «pensare alla sua vita e vivere il suo pensiero»: «principio di un'etica solare e sovrana».[66]

Per Onfray il corpo e la corporeità non vanno mortificati ma esaltati, in contrasto con la cultura spiritualizzante e anticorporea dell'episteme ebraico-cristiana che permea la società occidentale[67], ormai nichilista.[68] Il filosofo non rifiuta la spiritualità in sé, anzi la propone come valore, ma in maniera del tutto differente da quella tradizionale legata e assoggettata al divino. Quella di Onfray è una spiritualità in sé, non religiosa, che nasce da una filosofia priva di scorie metafisiche e religiose, collegata alle scienze della mente, rivolta positivamente a ciò che ci fa sentire bene, cioè il piacere stesso inteso in tutte le sue espressioni, da quelle più corporee a quelle più spirituali.[69]

Michel Onfray ad un dibattito

Per lui, lavorare sul terreno del rifiuto delle leggende, sulla valorizzazione del piacere, sull'uso del proprio corpo senza pregiudizi e sul rapporto col prossimo, sono altrettanti punti fermi ed essenziali. Essi permettono all'uomo di non soccombere sotto il giogo del pensare idealistico e religioso, che «prefigurano un futuro radioso» di pretese esistenze post mortem e per altro verso persino di valori consumistici.[70][71][72]

Per Michel Onfray proporre tale prospettiva consolatoria che posticipa la felicità costituisce una deriva umana pericolosa e devastante, che causa la perdita dell'unico mondo reale, per cui contro di essa ci vogliono degli antidoti intellettuali.[73][74] Né la fortuna è dietro l'angolo del destino, ma sempre solo nelle nostre mani, qui e adesso, imponendo decisioni e azioni conseguenti e immediate. Per procurarsi una possibile fortuna occorre sconfiggere la "pulsione di morte" (espressione mutuata da Sigmund Freud) implicata nelle dottrine religiose.[75] Essa è una vera e propria malattia morale, forse la più grave, perché arriva a compromettere la salute mentale di individui e di masse.[76] [77]

L'ateismo[modifica | modifica wikitesto]

Il naturale approdo di Onfray, che critica sia certi pensatori agnostici o atei deboli, che però approvano a volte il trascendente, sia (soprattutto) il pensiero magico-religioso-filosofico[78] che pervade la società senza che questa ne abbia coscienza e quindi cerchi di liberarsene, è l'ateismo forte che lo caratterizza.[79] Raccomandando egli, appunto, un ateismo irriducibile, nel corso delle sue conferenze presso l'Université populaire de Caen, scardina inoltre e mette a nudo il meccanismo attraverso cui l'idealismo ascetico platoniano e poi cristiano hanno esercitato ed esercitano un'influenza continua sul nostro modo di pensare e di concepire il mondo.[80]

Da questa «controstoria della filosofia» Michel Onfray trae degli insegnamenti e propone una strada attraverso idee atte a consentire la costruzione di una quotidianità felice ed edonistica. Egli peraltro non tratta in maniera uguale ai monoteismi le religioni antiche, in quanto ritiene che esse avessero criteri morali molto differenti e migliori. Infatti in esse non era rifiutata la corporeità, né le sue forme, né i differenti modi di gestirla. In buona parte delle religioni antiche l'aldilà, se pure era posto, non comportava particolari aspettative, essendo visto come un'esistenza neutra, senza la luce del giorno né alcuna possibilità di vera gioia, ragion per cui la vita era considerata preziosa e di essa si doveva raccogliere quanto di buono poteva offrire.[81]

Al contrario, la prospettiva cristiana la vede come il fine dello stesso esistere umano. Relativamente ai filosofi antichi più famosi (Socrate, Platone, Aristotele, la scuola stoica) egli prende solo le idee che considera valide fuori del loro orizzonte temporale e contestuale; ad esempio, ammira e propone il concetto di "cittadella interiore" di Marco Aurelio.[82] Le preferenze di Onfray vanno ovviamente ai materialisti puri e semplici, come Democrito e suoi discepoli, ma anche ad Epicuro.[80] La celebrazione della ragione, del razionalismo e dell'ateismo, portano così all'opera più importante di Onfray, il Trattato di ateologia.

Il "Trattato di Ateologia"[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Lo stesso argomento in dettaglio: Trattato di ateologia.
Copertina originale del Trattato di ateologia, raffigurante la parte sinistra dell'opera di Eugène Delacroix Lotta di Giacobbe con l'angelo, quadro di epoca romantica raffigurante il titanismo eroico, in lotta contro il mondo e anche contro il trascendente.

Nel 2005 esce, con questo titolo, un saggio destinato a suscitare un enorme interesse - e forti polemiche - non solo tra gli intellettuali ma, grazie allo stile adottato, semplice e chiaro, anche tra un più ampio pubblico. Oggetto della critica del Trattato non sono "i credenti"[83][84] quanto piuttosto le persone e le Istituzioni che rappresentano e diffondono la religione: l'obiettivo fondamentale consiste nello "smontare" le basi etiche e filosofiche della teologia per ricostruire una visione del mondo e della vita. Ma ciò coniugato con una morale che poggia solo sulla ragione e sulla pura immanenza, emancipata da ogni condizionamento fideistico.[85]

Per Onfray, una volta decostruiti i fondamenti dottrinari della religione, occorre poi «lavorare a un nuovo progetto etico per creare in Occidente le condizioni di una vera morale post-cristiana. Una morale in cui il corpo cessi di essere una punizione, la terra una valle di lacrime, la vita una catastrofe, il piacere un peccato, le donne una maledizione, l'intelligenza una presunzione, la volontà una dannazione».[86][87] E, sotto il profilo politico, l'Altro non sarebbe più visto "come un nemico, un avversario, una differenza da sopprimere, costringere e sottomettere, ma come l'occasione di un'intersoggetività da costruire qui ed ora".[88]

L'opera ha scatenato una polemica nei circoli intellettuali francesi, alimentata dalla pubblicazione di molteplici articoli sull'argomento e di due libri (L’anti-traité d’athéologie, Le système Onfray mis à nu di Matthieu Baumier, e Dieu avec esprit: Réponse à Michel Onfray di Irène Fernandez) dove i loro autori confutano ciò che ritengono gli errori storici e le confusioni del Traité.[89]; ma il saggio di Onfray ha attiratto interesse e dibattito anche in molti altri paesi, Italia compresa, e continua il suo percorso raccogliendo un interesse sempre profondo e diffuso.[90]

« Dio è morto? È da vedere. Una buona novella come questa avrebbe dovuto produrre effetti solari di cui si aspetta sempre, e invano, la minima prova. Al posto di un campo fecondo scoperto da una simile scomparsa si constata piuttosto il nichilismo, il culto del niente, la passione del nulla, il gusto morboso del notturno tipico di civiltà che finiscono, il fascino per gli abissi e i buchi senza fondo nei quali si perde l'anima, il corpo, l'identità, l'essere e ogni interesse per qualunque cosa. (...) Dio infatti non è né morto né moribondo - contrariamente a quanto pensavano Nietzsche e Heine. Né morto né moribondo perché non mortale. Una finzione non muore, un'illusione non trapassa mai, un racconto per bambini non si confuta. Né l'ippogrifo né il centauro subiscono la legge dei mammiferi. Un pavone e un cavallo sì: un animale del bestiario mitologico no. Dio appartiene al bestiario mitologico, come migliaia di altre creature registrate sotto uno degli innumerevoli lemmi dei dizionari, tra Demetra e Dionisio. (...) L'ultimo Dio sparirà con l'ultimo uomo. E con lui spariranno il timore, la paura, l'angoscia, macchine per creare divinità. Il terrore di fronte al nulla, l'incapacità di considerare la morte come un processo naturale, inevitabile, col quale è necessario venire a patti, davanti al quale solo l'intelligenza può essere efficace. (...) La morte di Dio presuppone l'addomesticamento del nulla. Noi siamo lontani anni luce da un tale progresso ontologico. »
(Trattato di ateologia, Parte prima - Ateologia §1.1)

I personaggi concettuali[modifica | modifica wikitesto]

Nel Traité e nella Controstoria della filosofia utilizza la categoria del "personaggio concettuale". Egli si dimostra, difatti, un seguace della tesi mitista, affermando che Gesù Cristo sia un "personaggio concettuale"[91], un simbolo filosofico per poter meglio esplicare la dottrina, analogo al ruolo che svolge Socrate nei dialoghi di Platone, magari ispirato a qualche figura reale ma non esistito nel modo in cui è stato raccontato. Egli parte innanzitutto dalla premessa che l'esistenza di Gesù non è accertata sul piano storico (nessuna prova archeologica, nessun documento contemporaneo) e che alcuni tentativi di costruire delle prove si sono rivelati evidenti falsi (vengono citata in proposito le "scoperte" di sant'Elena, madre di Costantino), mentre ciò che rimane non è affidabile (una "manciata di parole" imprecise di Giuseppe Flavio, Svetonio e Tacito ricavate da documenti che sono "copie effettuate alcuni secoli dopo la pretesa crocefissione di Gesù"). Pertanto, l'evangelista Marco - di cui non c'è prova che abbia conosciuto personalmente Gesù - verso l'anno 70 diventa "l'autore di Gesù" scrivendo un testo che "appartiene al genere propagandistico", dovendo fare proseliti, e che pertanto punta sul racconto meraviglioso e metastorico. Sotto questo profilo, a Onfray poco importa che sia esistito o meno davvero un Gesù, resta il fatto che si tratta in realtà di un "personaggio concettuale" e di tale personaggio si è fatto un mito, quello sì reale, nato come "cristallizzazione delle aspirazioni profetiche del suo tempo" e poi, non diversamente da altri miti, piegato di volta in volta nei secoli alle mire e alle esigenze del Potere costituito.[90][92]

La nozione di "personaggio concettuale" è stato inventata da Gilles Deleuze e si riferisce a personaggi di fantasia, o semi-immaginari, creati da uno o più autori per trasmettere o idee. Anche se in origine un individuo storico può esistere, alla fine, viene successivamente sfruttato da autori per conto proprio. La nozione di Onfray non corrisponde però alla stessa definizione di Deleuze. Un personaggio concettuale non è sempre consapevolmente costruito dallo scrittore, ma è necessario esplicare la tesi. Esempi sono, oltre a Socrate in Platone e Gesù nei Vangeli, Zarathustra, Dioniso e l'Anticristo in Nietzsche, Don Giovanni in Kierkegaard, Emilio in Rousseau, Candido in Voltaire, ecc.[91]

Il cristianesimo è quindi opera di Paolo di Tarso, definito «ebreo isterico e integralista», la cui predicazione è alla base dell'anti-edonismo («Paolo si impadronisce del personaggio concettuale e lo veste, gli fornisce delle idee. Il Gesù primitivo non parla affatto contro la vita. (...) Il radicalismo antiedonista del cristianesimo deriva da Paolo non da Gesù, personaggio concettuale silenzioso su questi problemi» afferma Onfray), dell'antisemitismo cristiano (per effetto dell'avversione dell'apostolo verso i suoi ex correligionari, che lo hanno respinto) e della diffusione del concetto di guerra santa, nato inizialmente nella religione ebraica, tutte cose diffuse da Paolo.[93]

La filosofia in pratica[modifica | modifica wikitesto]

Per Onfray la filosofia serve per migliorare la vita reale e l'approccio cognitivo alla realtà, e non è mai solo fine a sé stessa. La filosofia deve uscire allo scoperto per entrare nella cultura della società in generale ed anche nella politica, al fine di mirare, per quanto possibile, alla felicità dell'umanità.[94] Quindi occorre ottenere, dopo la secolarizzazione, la "scristianizzazione ideologica"; quest'intento pragmatico relativo al tessuto sociale porta Onfray ad agire anche a livello politico e ad impegnarsi attivamente.[95] Politica, estetica, etica, bioetica, medicina devono prescindere dal dualismo materiale/immateriale, nobile/non nobile, in nome di un monismo materialista; il dolore non deve più essere considerato utile e purificante, ma solo un'esperienza fisica, un segnale d'allarme che, una volta percepito è inutile. La ricerca scientifica e l'etica devono prescindere da teorie religiose e guardare se mai alla filosofia antica e soprattutto all'epicureismo.[96][97]

Onfray con Patrick Frémeaux

Da quanto sopra deriva un sostegno incondizionato alla cosiddetta terapia del dolore (anche se ne critica la strumentalizzazione fattane dai movimenti pro-vita), all'eutanasia, alla ricerca sulle cellule staminali embrionali, al sostegno all'aborto terapeutico o per scelta, ecc.[98] Il concetto stesso di "famiglia" va per Onfray ripensato, separando la sessualità dalla riproduzione ed adottando la contraccezione e la "libertà dei celibi". Questi devono potere scegliere ogni giorno il partner opportuno, con cui sia possibile un rapporto affettivo-sessuale soddisfacente per entrambi.[99] Al posto della coppia fissa, richiesta per regola dalla società, occorre aprire anche alle adozioni per gli omosessuali e lasciare libera la procreazione assistita ove unica possibilità.[99]

Riprendendo però il pensiero di Schopenhauer (anche se contrario alla sua etica della rinuncia) egli si dichiara anche a favore dell'antinatalismo, anche se ovviamente ogni persona può scegliere se avere figli o no, in maniera libera.[100] La vita, pur essendo godibile, presenta infatti degli aspetti tragici di dolore e sofferenza, che, potendo scegliere, è preferibile risparmiare ad altri, soprattutto se non si può garantire loro un'esistenza felice.[101]

Anche l'etica del lavoro è investita dalla filosofia laicistica di Onfray; il lavoro in se stesso non può essere considerato "eticamente" come un mezzo per il conseguimento e la realizzazione della propria personalità morale.[102] Ancora meno ovviamente come mezzo sacrificale per offrire alla Divinità le proprie sofferenze in espiazione delle proprie presunte colpe, così da avvicinarsi a Dio tramite la fatica. Il lavoro, nella sua miglior accezione, è esclusivamente il mezzo per migliorare la propria esistenza, se e quando ciò si riveli possibile, in senso esclusivamente edonistico.[95][103]

Teoria dell'«hapax esistenziale»[modifica | modifica wikitesto]

Il concetto di "hapax esistenziale" è stato introdotto da Vladimir Jankélévitch e poi ripreso da Onfray che la definisce come l'istanza o l'occasione che si verifica solo una volta, che trasforma la vita dell'individuo; essa si traspone nella modalità della metafora nella vita un individuo, secondo Onfray, inclusa nella propria esperienza personale. Ogni suo libro inizia con alcune lineamenti autobiografici, che possono essere considerati come preliminari, dato che si sta rompendo la concezione idealistica della filosofia, mostrando che ogni pensiero, in ultima analisi, viene dall'esperienza fisica e corporea.[104]

Nell'introduzione al suo primo libro, Il ventre dei filosofi, parla con poche parole del suo hapax esistenziale più decisivo, che lo ha portato a scrivere e pubblicare: essere quasi morto dopo un attacco di cuore occorsogli a 28 anni; dopo di esso scrisse (in quattro giorni, secondo le sue affermazioni), la sua prima opera, pur mantenendo una sorta di connessione mistica con la morte: «Si tratta di un delirio dei vasi sanguigni, scrivere questo, le seguenti pagine. Tutti erano stupiti, che le statistiche non avevano potuto prevederlo, era un'insolenza e un'assurdità. Un infarto a 28 anni...»[104]

Michel Onfray ne parla ancora nell'Introduzione a L'arte di gioire (dal titolo suggestivo: Genealogia della mia morale) e racconta più in dettaglio questo hapax esistenziale.[105] La sua esperienza del dolore gli fa capire che il "corpo" e "anima" sono una cosa sola: «La concentrazione del dolore ad un certo punto aveva una densità sorprendente, al punto da abolire qualsiasi distanza tra il dolore e la coscienza che avrebbe potuto comprenderlo. Il medico diagnosticò un attacco di cuore, avevo 28 anni. Lunedi 30 novembre il mio corpo comprese una saggezza che si trasformerà in edonismo». Mentre si sta riprendendo dall'infarto vede entrare il corpo esanime di un anziano, che muore pochi istanti dopo, nonostante gli sforzi del team medico: «l'infermiera si avvicinò al grosso corpo, tirò il lenzuolo sopra il viso per nasconderne la nudità essenziale. Avevo assistito alla scena senza rivolta, convinto di aver visto in questa carne qualcosa radicalmente diverso da quello che sarebbe avvenuto a me. (...) Morire era così semplice. Restava, dopo questa lezione di tenebra (...) da conciliare il corpo e l'intelligenza».[105] Egli descrisse questo episodio come un'epifania dell'esistenza, ispirandosi a un passo dei Saggi di Montaigne in cui egli parla di una caduta da cavallo, che gli rivelò la "fragile materialità del suo essere" e l’unità di corpo e anima.[106]

La «controstoria della filosofia»[modifica | modifica wikitesto]

Albert Camus
Epicuro

La "controstoria della filosofia" è delineata in un ciclo di libri, non ancora completato e in continuo work in progress, in cui Onfray rielabora, con il suo pensiero, e illustra, nelle vesti di divulgatore, i filosofi materialisti, edonisti e atei a partire dall'antichità, ma questi giudizi su vari filosofi del passato sono ribaditi in vari saggi. Convinzione del filosofo è che l'episteme ebraico-cristiana che permea la società e costringe molti atei ad attuare comportamenti cristiani, sia originata dalla diffusione e celebrazione fatta dalla Chiesa e dalla cultura occidentale di filosofi spiritualisti. Pertanto nel ridisegnare la storia filosofica, Michel Onfray spiega non Platone e Aristotele, fortemente compromessi a posteriori con la dottrina cristiana, né gli idealisti come Hegel e tralascia - se non per illustrarne le contraddizioni - anche Voltaire, Rousseau e Diderot (ritenuti troppo deisti, anche se Diderot divenne materialista verso la fine della sua vita), ma pensatori materialisti come Democrito ed Epicuro, dando spazio anche a veri atei posteriori, come d'Holbach, Meslier, de La Mettrie, e successivi (Nietzsche, Camus, Schopenhauer, Stirner, Marx, Feuerbach) o libertini-umanisti come Michel de Montaigne, Baruch Spinoza e Lorenzo Valla.[107]

Esclude invece anche il marchese de Sade dai pensatori che ritiene ideali, poiché ritiene il libertinismo ateo dello scrittore troppo chiuso in sé stesso e dalle tendenze violente e proto-fasciste[108] (dando origine appunto al sadismo) sulla scia dell'analisi di Wilhelm Reich, preferendogli invece il pur vagamente religioso Giacomo Casanova[109], ritenuto un autentico edonista[110]; inoltre, egli prende molto sul serio le provocazioni dei personaggi sadiani, affermando che de Sade non era un vero rivoluzionario ateo ed edonista, come si è detto talvolta (ad esempio, da parte di Foucault, de Beauvoir, Breton, Apollinaire; quest'ultimo è ritenuto da Onfray il vero creatore del mito moderno del "Divin Marchese"), ma semplicemente un aristocratico reazionario, monarchico e filo-tirannico, come già detto da Camus, ricordando inoltre le sue condanne penali e affermando che fosse un cristiano gnostico, e non un ateo come affermava.[111][108] Critica poi Jean-Paul Sartre per aver difeso il terrorismo come arma estrema, la pena di morte in certi casi e le dittature comuniste, contrapponendogli sempre Albert Camus.[112]

Inoltre accusa Immanuel Kant, "assolvendo" Friedrich Nietzsche, di fornire la base teorica per lo sviluppo dell'ideologia nazista e dell'antisemitismo in Germania.[113], ad esempio avendo definito gli ebrei come "una nazione di ingannatori".[114]

Il ciclo della Controstoria, nel progetto di Onfray, doveva comporsi di sei volumi, con i seguenti titoli così tradotti: Le saggezze antiche, Il cristianesimo edonista, L'età dei libertini, Illuminismo estremo, Politiche della felicità e Schopenhauer, Thoreau, Stirner. Le radicalità esistenziali. Fanno parte del ciclo anche le lezioni audiovisive di Onfray su particolari filosofi o periodi. Successivamente ha ampliato il ciclo con tre ulteriori volumi: Nietzsche e la costruzione dell'Superuomo, I freudiani eretici e Le coscienze refrattarie.

L'utilitarismo[modifica | modifica wikitesto]

In quanto neo-utilitarista, ha rivalutato Jeremy Bentham, ritenuto un erede di Voltaire e di Epicuro, dagli attacchi filosofici di Marx e Michel Foucault, che lo ritenevano un precursore del totalitarismo e di idee sbagliate (come la difesa dell'usura), principalmente a causa degli studi sulla criminologia e sul carcere perfetto (panopticon); egli afferma che invece Bentham è un grande pensatore progressista, poiché si è battuto per la decriminalizzazione dell’omosessualità nel Regno Unito, per i diritti delle donne e dei bambini, per l’abolizione della vivisezione e la difesa dei diritti degli animali, oltre che per una detenzione carceraria umana e il fine rieducativo della pena. Bentham secondo Onfray delineò un progetto ancora attuale, una visione del mondo subordinata alla maggiore felicità per il maggior numero possibile di individui, in cui la politica è sottomessa all'etica e non il contrario. Oltre che di Bentham, è un ammiratore anche di John Stuart Mill e Claude-Adrien Helvétius.[44]

Egli non è vegetariano (pratica una dieta pescetariana) ma sostiene che l'antispecismo sia un valore e che gli animali abbiano dei diritti e meritino giustizia, rispetto e compassione, e che non sono oggetti ad uso dell'uomo (come affermato nei monoteismi), cosa dimostrata dall'affinità evolutiva spiegata da Darwin, anche se critica l'equiparazione tra deportazione degli ebrei e il trasporto di animali al macello, avanzata dall'utilitarista moderno Peter Singer, pur essendo comunque l'allevamento intensivo un'«abiezione morale».[115][116]

Teoria del corpo amoroso[modifica | modifica wikitesto]

Onfray in Ucraina

Teoria del corpo amoroso. Per un'erotica solare è pubblicato in Francia nel 2000 e in Italia da Fazi nel 2006 (sotto la spinta del successo del Traité). Nell'opera Onfray ridefinisce, rifacendosi ai filosofi materialisti e "sensualisti" dell'epoca greco-romana (Epicuro, i cirenaici[117], ecc.), il rapporto d'amore e la sessualità in senso contrattualistico, come l'incontro di due celibi liberi, non obbligati dalla fedeltà, e perciò liberi di scegliere la loro felicità, in nome dell'edonismo e della secolarizzazione dell'etica, o meglio della sua scristianizzazione. Il libro è una delle applicazioni pratiche delle idee esposte nel Trattato, una celebrazione della libera scelta di ogni uomo o donna, al posto dell'idea classica di coppia come famiglia fatta per la procreazione e la necessaria coabitazione, separando completamente l'aspetto procreativo dalla sessualità. Quest'ultima è da intendere in senso ludico e ricreativo.[118] [119]

Commenti sull'opera in Italia[modifica | modifica wikitesto]

Un articolo anonimo pubblicato da Il Foglio, quotidiano di ispirazione neoconservatrice diretto dal giornalista Giuliano Ferrara, ha recensito il saggio all'uscita: in esso Onfray, come già detto, tratta in particolare il tema della morale sessuale, indirizzandosi verso un'etica libertina ed edonista che individua, sulla scorta della filosofia di Epicuro e di altre correnti minori della filosofia greca, nelle istituzioni tradizionali della coppia, della famiglia, del matrimonio etc., una negazione dell'energia vitale e delle potenzialità liberatorie proprie del corpo e della sessualità umane.[120]

L'editorialista esprime la sua netta contrarietà: il libro di Onfray è considerato privo di valore e, alla fine, viene idealmente collocato negli scaffali di un grande magazzino. L'autore dell'articolo, con massiccia ironia, nega al lavoro di Onfray lo status di opera filosofica: «Le ricette "epicuree" di Michel Onfray... più apparentabili a certi consigli su Cosmopolitan che alle nobili fonti antiche che l'ateologo-erotologo va citando e maltrattando pagina dopo pagina...».[120] Sempre a proposito di Teoria del corpo amoroso, il filosofo ha rilasciato interviste a giornali italiani ed è stato invitato ad una trasmissione di Maurizio Costanzo su Canale 5, Tutte le mattine, una delle rare apparizioni televisive italiane (assieme ad un'intervista con Paolo Bonolis a Il senso della vita[121]) di Onfray sulle reti generaliste. Il filosofo ha preso parte a un dibattito con lo storico Franco Cardini e lo psichiatra Raffaele Morelli.[122]

Controversie e polemiche[modifica | modifica wikitesto]

Contro la setta raeliana[modifica | modifica wikitesto]

Il movimento raeliano, una setta creazionista non cristiana, che crede che gli extraterrestri abbiano creato l'uomo, e che proclama la necessità di clonare gli esseri umani per migliorarli e dare loro l'immortalità in una visione edonistica del mondo, ha insignito Onfray del titolo di "sacerdote onorario", ma il filosofo ha rifiutato con sdegno, affermando di non aver nulla a che fare con loro[123][124]; Onfray ha, in particolare descritto sarcasticamente e causticamente il loro fondatore, Claude Vorhilon detto Rael (definito "cretino siderale"[124]), per le sue credenze e affermazioni sugli alieni e la sua figura da "guru":

« La cosa più strana non è che Rael (...) mi ha definito "sacerdote onorario" della sua tribù, ma piuttosto che ogni affermazione di questo cretino è amplificata dalla stampa che si affretta a porgergli microfoni, telecamere, megafoni e a prestarsi in ogni occasione per fare da cassa di risonanza del suo buco del c... Devo dire che non credo nei dischi volanti? E che il fatto di non aver mai scritto contro questa stupidità nei miei trenta libri non faccia di me un adepto dei viaggi interstellari? (...) Invito a leggere il Trattato di ateologia per trovare il punto in cui scrivo che un culto è una religione che ha fallito, e dove si capisce chiaramente, in tutto questo libro, che io non salvo alcuna religione. (...) Questo tipo è nauseabondo, più sporco di chi trasporta la spazzatura. Se davvero questa setta ha bisogno di sacerdoti onorari, senza dubbio possiamo suggerire nomi di giornalisti e membri dei mass media con cui prendere appuntamento...[124] »

La polemica su Freud e la psicoanalisi[modifica | modifica wikitesto]

Nell'aprile del 2010 esce il suo libro Il crepuscolo di un idolo. L'affabulazione freudiana, nel quale attacca duramente il fondatore della psicoanalisi (descritta come una religione o una filosofia discutibile), Sigmund Freud[125]; Onfray da giovane affascinato dal medico viennese (come lo fu da Nietzsche e da Marx) nel saggio lo accusa – tra le altre cose – di essere «bugiardo», «cocainomane», «onanista», «incestuoso», di avere «ammassa[to] una fortuna in contanti per sottrarla al fisco», di essere «omofobo», «misogino», antisemita nonostante fosse ebreo, e di «appoggia[re] il fascismo».[126] Subito dopo l'uscita del saggio, numerosi intellettuali francesi hanno criticato aspramente l'opera e il suo autore, arrivando, secondo quanto affermato da Onfray, ad offendere la sua persona, la sua famiglia e la sua vita privata. Tra di essi, il principale attacco è venuto dal filosofo ed editore Bernard-Henri Lévy[127], a cui è seguita una dura e sarcastica risposta dello stesso Onfray, in cui lo chiama "Gran Timoniere di Saint-Germain-des-Prés" e accusa i difensori di Freud di essere la "Francia ammuffita" di cui parlava Sollers[126][128]:

« Jacques-Alain Miller mi paragona a Hitler, Elisabeth Roudinesco mi taccia di fascista, antisemita, nazista, onanista e attacca mia madre, getta il ridicolo su mio padre, getta fango sulla mia infanzia. E infine ecco apparire uno scritto fulminante di BHL: che dire, è la gloria! Costui è un uomo che ha trascorso 22 anni della sua vita di scrittore presso la mia stessa casa editrice, Grasset, e che ha addirittura pubblicato qualcuno dei miei libri nella sua raccolta senza averne letto nemmeno uno, riuscendo così a ignorare egregiamente il mio lavoro, al punto da non aver mai citato una sola volta il mio nome nei diversi quintali di carta stampata grazie alle sue cure. Il grande uomo, infine, decide di abbandonare ogni reticenza e uscire allo scoperto! Uno scrittore conosciuto per la sua dirittura morale, la sua indipendenza, un filosofo ammirato per la sua virtù, probità, onestà, un intellettuale rispettato per l'opera serissima, la profondità delle sue analisi, l'ampiezza della sua visione, questo esegeta di Botul, ormai conosciuto nell'intero pianeta, potrà finalmente dire tutto il male che pensa di me in Francia e all'estero attivando una rete internazionale che gli sarà costata cara in tutti i sensi del termine.[126] »

In risposta al libro di Onfray, Élisabeth Roudinesco pubblica infatti nello stesso anno il libro Mais pourquoi tant de haine?, che è anche una risposta al Libro nero della psicoanalisi, in cui l'autrice spiega in che modo la maggior parte delle tesi sostenute da Onfray contro Freud siano del tutto infondate e la sua documentazione sia o non attendibile oppure oggetta ad arbitrarie forzature.[129]

Accanto agli attacchi a Freud, anche quelli ad autori e correnti in qualche modo collegati al padre della psicoanalisi, come Sade (come nel caso di Freud, viene contestato al filosofo l'uso di dicerie senza fonte o distorsioni storiche per screditare l'autore, e il considerarlo un criminale vero - dando credito alle lettres de cachet dell'Ancien Régime - e non un romanziere dell'orrore, come molti altri, e della sessualità sfrenata e perversa e onirica), al movimento surrealista e a quello strutturalista, hanno provocato accese polemiche contro Onfray.[130]

La teoria gender e la scuola[modifica | modifica wikitesto]

Michel Onfray, pur appoggiando i diritti LGBT e il femminismo, ha criticato l'insegnamento della teoria gender (da non confondere con la teoria queer) nelle scuole, sostenendo che sottragga spazio all'insegnamento della filosofia, della lingua e della matematica. In un articolo del marzo 2014 Point ha scritto della «popolare e fumosa teoria del genere (...) della filosofa Judith Butler, che non nasconde l'appartenenza del suo pensiero alla linea decostruttivista»[131] Ha riassunto la sua critica in un intervento radiofonico sostenendo che l'essere umano non è solo cultura, ma anche natura. Egli ha denunciato l'insegnamento della teoria agli studenti, e più in generale un'inversione delle priorità della scuola[132], spiegandosi poi in molti altri articoli e interviste: secondo lui, la scuola trascura l'istruzione (imparare a leggere, scrivere e contare) e la meritocrazia di base, per la conoscenza educativa (codificazioni, riciclaggio dei rifiuti o la non discriminazione di genere).[133]

In seguito alle polemiche, ha aggiunto anche che la teoria del genere, voluta nelle scuole dal ministro Najat Vallaud-Belkacem, a suo avviso è «pericolosa» e «totalitaria», portando, come esempio dei danni, il caso di David Reimer e l'uso fattone da John Money per dimostrare le sue teorie.[134]

Il quotidiano italiano Il Foglio che lo ha spesso criticato per il suo ateismo, ha invece elogiato le sue posizioni su Islam e teoria gender: «L’ateista Onfray si fa prendere la mano da una sua idea di cristianesimo molto parziale, che coincide con la visione monastica del corpo e della carne. Ma coglie il centro del problema, quando (...) dimostra che la teoria del gender non è che odio dell’eros nascosto da un alibi progressista».[135]

Opere[modifica | modifica wikitesto]

Tradotte in italiano[modifica | modifica wikitesto]

In pubblicazione:

In francese[modifica | modifica wikitesto]

  • Physiologie de Georges Palante, portrait d’un nietzschéen de gauche (1989)
  • L’œil nomade: la peinture de Jacques Pasquier (1992)
  • La raison gourmande, philosophie du goût (1995)
  • Ars moriendi: cent petits tableaux sur les avantages et les inconvénients de la mort (1995)
  • Métaphysique des ruines: la peinture de Monsu Désidério (1995)
  • Les formes du temps: théorie du Sauternes (1996)
  • À côté du désir d’éternité: fragments d’Égypte (1998)
  • Prêter un livre n'est pas voler son auteur (2000)
  • Antimanuel de philosophie: leçons socratiques et alternatives (2001)
  • Célébration du génie colérique: tombeau de Pierre Bourdieu (2002)
  • Splendeur de la catastrophe: la peinture de Vladimir Vélikovic (2002)
  • Les icônes païennes: variations sur Ernest Pignon-Ernest (2003)
  • Archéologie du présent, manifeste pour l'art contemporain (2003)
  • La philosophie féroce (2004)
  • La communauté philosophique (2004)
  • La sagesse tragique: du bon usage de Nietzsche (2006)
  • Traces de feux furieux: la philosophie féroce II (2006)
  • Fixer des vertiges: les photographies de Willy Ronis (2007)
  • La pensée de midi: archéologie d'une gauche libertaire (2007)
  • Le songe d'Eichmann (2008)
  • L'innocence du devenir: la vie de Frédéric Nietzsche (2008)
  • Le chiffre de la peinture: l'Œuvre de Valerio Adami (2008)
  • La religion du poignard: éloge de Charlotte Corday (2009)
  • L'apiculteur et les Indiens: la peinture de Gérard Garouste (2009)
  • Le recours aux forêts: la tentation de Démocrite (2009)
  • Les Bûchers de Bénarès. Cosmos, Éros et Thanatos, Galilée, (2009)
  • Apostille au Crépuscule. Pour une psychanalyse non freudienne (2010) Grasset
  • Manifeste hédoniste, éd. Autrement (2011)
  • La Sagesse des abeilles. Première leçon de Démocrite, Galilée (2012)
  • Abrégé hédoniste, extraits du Manifeste hédoniste, Librio (2012)
  • Rendre la raison populaire. Université populaire, mode d'emploi, Autrement (2012)
  • La passion de la méchanceté. Sur un prétendu divin marquis, Autrement (2014)
  • Journal hédoniste
  1. Le désir d'être un volcan (1996)
  2. Les vertus de la foudre (1998)
  3. L'archipel des comètes (2001)
  4. La lueur des orages désirés (2007)

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Riprende l'affermazione "Dio è morto" di Nietzsche
  2. ^ "He is a self-described hedonist, atheist, libertarian, and left-wing anarchist", in: (en) France, Media Michel Onfray, A self labeled Anarchist Philosopher. URL consultato il 12 novembre 2014.
  3. ^ Onfray 2005, pp. 50-51
  4. ^ Onfray 2005, p. 52
  5. ^ Onfray 2005, p. 30
  6. ^ La star atea viene fischiata quando critica l’islam. Dawkins e soci nei guai. URL consultato il 12 novembre 2014.
  7. ^ Onfray 2005, pp. 72-75; Explicit
  8. ^ Dall'ex Sant'Uffizio bordate contro neo-ateismo "disumano e intollerante". URL consultato il 12 novembre 2014.
  9. ^ a b c d e f g M. Onfray, Il post-anarchismo spiegato a mia nonna, Parte I: "Autoritratto con bandiera nera", Capitolo I: "Genealogia delle viscere", pag. 11-16
  10. ^ M. Onfray, Il post-anarchismo spiegato a mia nonna, Parte I: "Autoritratto con bandiera nera", Capitolo III
  11. ^ a b Michel Onfray quitte Argentan
  12. ^ Le fregole edoniste di Onfray. URL consultato il 12 novembre 2014.
  13. ^ come egli racconta nel capitolo introduttivo del suo libro La potenza di esistere. Manifesto edonista, intitolato Autobiografia con bambino
  14. ^ a b c d e Onfray: La macro-politica è morta, viva la micro-politica, Micromega
  15. ^ Sono ateo grazie a Don Bosco. URL consultato il 12 novembre 2014.
  16. ^ La dedica della Potenza di esistere è appunto "A mia madre ritrovata"
  17. ^ Recensione de "I filosofi in cucina" di Michel Onfray. URL consultato il 12 novembre 2014.
  18. ^ Il était une fois Michel Onfray.... URL consultato il 12 novembre 2014. archivio su Youtube.
  19. ^ La maladie et la mort - Par André Royer. URL consultato il 12 novembre 2014.
  20. ^ Arte, comprendre le monde. sélection livres. [archive] Ces six volumes ramassent sept années du travail effectué par Michel Onfray pour nourrir son séminaire de philosophie hédoniste à l'université populaire de Caen créée par ses soins en 2002.
  21. ^ Roma: il filosofo Michel Onfray presenta Teoria del corpo amoroso. Per un erotica solare. URL consultato il 12 novembre 2014.
  22. ^ Percorso narrato da Onfray nell'introduzione de Il corpo incantato. Una genealogia faustiana
  23. ^ Euthanasie, Michel Onfray: "Trouve inadmissible que ce soit illegal". URL consultato il 12 novembre 2014.
  24. ^ La disparition de Marie-Claude Ruel. URL consultato il 12 novembre 2014.
  25. ^ Podcast di France Culture
  26. ^ Intervista al filosofo Michel Onfray a Roma per presentare "Il Crepuscolo di un idolo. Smantellare le favole freudiane", dal sito altriitaliani.it
  27. ^ a b L'Onfray anti-Islam non si porta più. URL consultato il 12 novembre 2014.
  28. ^ Michel Onfray - La misère sale (Pur plaisir d'Exister). URL consultato il 12 novembre 2014.
  29. ^ Onfray 2006, pp. 200-203
  30. ^ Onfray su Royal. URL consultato il 12 novembre 2014.
  31. ^ Notizia su José Bové. URL consultato il 12 novembre 2014.
  32. ^ «Parlamento ormai svuotato, comincia una nuova era». URL consultato il 12 novembre 2014.
  33. ^ a b Émission sur Arte « Les Grandes questions » du 14 novembre 2013 ; cf. aussi Rendre la raison populaire, éd. Autrement, 2012.
  34. ^ Attenti al fenomeno Marine Le Pen, non si riduce all'estrema destra. URL consultato il 12 novembre 2014.
  35. ^ a b c d e Filosofi in rivolta: Onfray e il gramscismo di Camus
  36. ^ Onfray 1997, p. 120
  37. ^ Recensione a "Politica del ribelle". URL consultato il 12 novembre 2014.
  38. ^ La Politica del Ribelle secondo Michel Onfray. URL consultato il 17 gennaio 2015.
  39. ^ Onfray 2005, pp. 217-235
  40. ^ Onfray 2005, p. 312
  41. ^ Onfray 2005, pp. 195-196
  42. ^ Onfray 2005, pp. 178-181
  43. ^ Onfray 2005, pp. 281
  44. ^ a b Onfray 2006, pp. 200-203
  45. ^ a b «Les peurs dues au transgénisme ressemblent à s’y méprendre à celles qui accompagnèrent la naissance de l’électricité ou du chemin de fer, voire de l’énergie nucléaire - qui rappelons-le, n’a jamais causé aucun mort: Hiroshima et Nagasaki, puis Tchernobyl procèdent du délire militaire américain, puis de l’impéritie industrielle et bureaucratique soviétique, en aucun cas du nucléaire civil en tant que tel.» (Féeries anatomiques, p. 176).
  46. ^ Article sur le site du Point: "Il conclut toutefois cet article par «La question semble moins "pour ou contre le nucléaire" que "pour ou contre les pleins pouvoirs" à ceux qui transforment les centrales nucléaires en occasions de bénéfices et de profits considérables, en instruments à fonctionnement paramilitaire, en vestibules au marché du nucléaire militaire et en bombes atomiques potentielles placées à l'entrée des villes où le peuple vit, aime et travaille». Et plus loin «Le nucléaire ne doit pas être remis en question dans son être mais dans son fonctionnement: il doit cesser d'être un reliquat monarchique pour devenir une affaire républicaine. La technocratie supplante souvent la démocratie.» Ce qui ne le réduit pas à un pro-nucléaire courant" (Commento a M. Onfray, La catastrofe del pensiero catastrofista).
  47. ^ Michel Onfray, Monsieur le Président, devenez camusien!
  48. ^ Onfray 2005, pp. 170 e segg.
  49. ^ Michel Onfray, Sioniste et pro-palestinien. URL consultato il 12 novembre 2014.
  50. ^ Critiquer l’islam en s’appuyant sur une chercheuse islamophobe: la méthode Michel Onfray. URL consultato il 12 novembre 2014.
  51. ^ «La fiction politica ma anche metafisica: un romanzo sull'ignavia delle persone... Come un universitario specialista di Huysmans può convertirsi all'Islam? Ne scopriamo le ragioni poco alla volta... Questo libro è meno un romanzo sull'Islam che un libro sulla collaborazione, la fiacchezza, il cinismo, l'opportunismo...».
  52. ^ La strage nel giorno del libro "bomba" sull'islam
  53. ^ Michel Onfray: «Charlie Hebdo : notre 11 septembre»
  54. ^ Onfray 2005, pp. 72-75
  55. ^ Onfray 2005, p. 70
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  70. ^ Onfray 2005, pp. 26-27
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  76. ^ Onfray 2006, pp. 130-140
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  78. ^ Onfray 2005, p. 198
  79. ^ Onfray 2006, p. 80
  80. ^ a b Onfray 2006, pp. 50
  81. ^ Onfray 2006, pp. 130 e segg.
  82. ^ «La protezione di sé stessi riguarda quella che Marco Aurelio chiama "cittadella interiore", dove, nel mio caso, nessuno ha accesso, perché chiudo questa fortezza personale, che è il nocciolo della mia identità, per il mio bene e semplicemente perché contiene meccanismi troppo intimi che non dovrebbero mai essere lasciati a disposizione di chiunque... Troppo pericoloso... Si può raccontare la superficie, i fatti, che non contribuiscono alla messa in pericolo di sé».
  83. ^ Onfray 2005, pp. 195-200
  84. ^ Onfray 2005, pp. 27-segg.
  85. ^ Onfray 2005, pp. 170 e segg.
  86. ^ Onfray 2005, pp. 52 e segg.
  87. ^ Onfray 2005, p. 103
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  89. ^ vedi i collegamenti esterni in francese
  90. ^ a b Claudio Tanari, Un compagno di viaggio: Michel Onfray. URL consultato il 12 novembre 2014.
  91. ^ a b Onfray 2005, pp. 120-125
  92. ^ Onfray 2005, p. 114
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  94. ^ Onfray 2005, pp. 200 e segg.
  95. ^ a b Il Punto: Onfray - Filosofia.it. URL consultato il 12 novembre 2014.
  96. ^ Onfray 2006, pp. 50-52
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  103. ^ Onfray 2005, pp. 190-200
  104. ^ a b Michel Onfray, Le Ventre des philosophes, Paris, Grasset, 1989, p. 17-18
  105. ^ a b Michel Onfray, L'Art de jouir, Paris, Grasset, 1991, p. 13-20
  106. ^ Montaigne, Essais, Livre II, chap. 6. Wikisource: livre 2, chap. 6.
  107. ^ Recensione al primo volume della "Controstoria". URL consultato il 12 novembre 2014.
  108. ^ a b M. Onfray, La passion de la méchanceté. Sur un prétendu divin marquis
  109. ^ «Casanova mi sembra piuttosto ateo, o almeno seguace di un deismo che sfida ogni concorrenza e lascia in pace le creature abbandonate al loro destino; dedito anima e corpo a un edonismo che è agli antipodi degli insegnamenti del Nazareno» (citato in Lydia Flem, Casanova, traduzione di Stefano Simoncini, Fazi, 2006, introduzione).
  110. ^ Di Casanova parla anche in altre opere, come di Sade: ad esempio ne La potenza di esistere
  111. ^ Michel Onfray, Illuminismo estremo. Controstoria della filosofia IV, p. 244
  112. ^ M. Onfray, L'ordine libertario. Vita filosofica di Albert Camus
  113. ^ Un sogno per Eichmann: Michel Onfray attribuisce la paternità filosofica del nazismo a Kant, assolvendo Nietzsche: un articolo di Luciano Tas. URL consultato il 12 novembre 2014.
  114. ^ Quando il risentimento diventa filosofia. URL consultato il 12 novembre 2014.
  115. ^ «Je ne peux voir un chargement de veaux, de porcs ou de moutons dans un camion qui se dirige vers l’abattoir sans une immense empathie, une véritable souffrance physiologiquement expérimentée, une honte d’être un homme dont la tribu s’arroge le droit de ces odieux charrois. Mais je ne puis accepter que des militants antispécistes, dont parfois Peter Singer, assimilent ces convois aux trains de la mort qui conduisaient des déportés vers les chambres à gaz ou fassent de l’abattoir le strict équivalent de la solution finale».
  116. ^ Intervista a Anne-Sophie Novel, luglio 2012, Magazine Kaizen, riportata sul sito ufficiale. URL consultato il 12 novembre 2014.
  117. ^ vedere anche Aristippo e l'invenzione del piacere
  118. ^ Presentazione del saggio. URL consultato il 12 novembre 2014.
  119. ^ Michel Onfray spiega la sua teoria del corpo amoroso. URL consultato il 12 novembre 2014.
  120. ^ a b L'ateologo Onfray. URL consultato il 12 novembre 2014.
  121. ^ Onfray a Roma: servizio e intervista. URL consultato il 12 novembre 2014.
  122. ^ Morelli cita il libro tra le sue fonti in Ama e non pensare, Mondadori, 2009, ad es. a pag. 107
  123. ^ Infos sectes: raeliani. URL consultato il 12 novembre 2014.
  124. ^ a b c Michel Onfray, Raël, cretin sideral ou la mauvaise odeur del journalistes ("Rael, cretino siderale o il cattivo odore dei giornalisti")
  125. ^ Freud impostore, l' accusa di Onfray. URL consultato il 12 novembre 2014.
  126. ^ a b c Michel Onfray, Onfray: quelli che difendono Freud sono i teorici ammuffiti del '68. URL consultato il 12 novembre 2014.
  127. ^ Tutti gli errori di Onfray su Freud. URL consultato il 12 novembre 2014.
  128. ^ L'accusa di Onfray: "un impostore", la difesa degli allievi: "Solo gossip". URL consultato il 12 novembre 2014.
  129. ^ Onfrat et le fantasme antifreudienne. URL consultato il 12 novembre 2014.
  130. ^ Est-ce encor sadique de lire Sade?
  131. ^ Michel Onfray, « Mauvais genre » [archive], sur Le site officiel de Michel Onfray, mars 2014 (consulté le 12 septembre 2014)
  132. ^ « Michel Onfray : « Il faudrait des comités d'éthique pour rappeler qu'on ne peut pas tout dire » ». URL consultato il 4 dicembre 2014.
  133. ^ Michel Onfray: Sade, Marine Le Pen, l'école et moi. URL consultato il 4 dicembre 2014.
  134. ^ Michel Onfray dénonce "la fiction dangereuse" qu’est la théorie du genre
  135. ^ La teoria del gender non è che “nuovo puritanesimo”

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

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In francese[modifica | modifica wikitesto]

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