Michel Onfray

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« Dio non è morto perché non è mortale. Una finzione non muore. »
(M. Onfray, Trattato di ateologia[1])
Michel Onfray

Michel Onfray (Chambois, 1º gennaio 1959) è un filosofo e saggista francese, appartenente alla moderna corrente anarchica ed edonista[2].

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I suoi scritti celebrano i sensi, l'ateismo filosofico, l'edonismo e il piacere (senza rinunciare a una decisa impronta etica e politica), e la figura del "filosofo-artista" nella tradizione dei pensatori greci, che affermarono l'autonomia della vita e del pensiero.[3] Ostentando un ateismo senza concessioni, egli sostiene che le religioni sono indifendibili in quanto strumenti d'oppressione e di frattura con la realtà o di elusione da essa.[4][5]

Michel Onfray ritiene che la filosofia non possa esistere senza l'ausilio apportato dalle scienze naturali, dalla psicoanalisi (sebbene abbia successivamente rifiutato Freud, preferendogli Jacques Lacan) e dalla sociologia in una coniugazione del sapere scientifico con quello filosofico. Secondo lui, un filosofo pensa in modo coerente solo se dispone di adeguati strumenti del sapere, altrimenti le sue analisi si collocano al di fuori della realtà. Grazie ad un linguaggio ricco e fluente, riesce a spiegare efficacemente le sue teorie nel corso di trasmissioni televisive o radiofoniche; come divulgatore della filosofia, anche emittenti di stampo conservatore lo invitino sovente, perché egli ricopre il ruolo di "ateo di servizio" (athée de service, secondo una definizione da lui coniata).[6]

Onfray appartiene a una classe di intellettuali vicina a correnti di pensiero individualiste e libertarie, di cui tenta il recupero dell'afflato originario attraverso lo studio dei filosofi cinici (come Diogene di Sinope) ed epicurei (principalmente Epicuro e Diogene di Enoanda), ma anche tramite tutta la storia della filosofia, dai pensatori libertini come Michel de Montaigne e Baruch Spinoza, illuministi radicali come d'Holbach, utilitaristi, anarchici come Bakunin, Proudhon, Godwin e Stirner, alcuni esponenti della Scuola di Francoforte, ma anche Nietzsche, con cui condivide la "rivolta dionisiaca", e gli esistenzialisti atei come Albert Camus. Egli, è, alla maniera di molti di questi ispiratori, un materialista leggermente più ottimista, senza gli eccessi di pessimismo che alcune correnti irreligiose hanno manifestato.[7]

È stato avvicinato alla corrente del "Nuovo ateismo", gruppo assai eterogeneo a cui sono stati associati vari pensatori e scrittori, come Richard Dawkins, Sam Harris, Daniel Dennett, Christopher Hitchens e Piergiorgio Odifreddi.[8]

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Nato a Chambois, piccolo comune della Bassa Normandia, nel dipartimento dell'Orne, da una famiglia di contadini normanni, da padre operaio e madre cameriera. Cresciuto nella vicina cittadina di Argentan (nei cui pressi vive tuttora), rimase presto orfano del padre, e la madre, donna con problemi caratteriali, che spesso diventava violenta (riflesso dell'educazione ricevuta da lei stessa), lo abbandonò a sé stesso[9]; quindi, a dieci anni, fu affidato ad un orfanotrofio cattolico gestito da preti salesiani.[10] In questo luogo egli racconta di aver ripudiato definitivamente la religione e di essersi interessato alla filosofia, anche in seguito al fatto di aver subito un «regime carcerario» di «maltrattamenti e [...] molestie» da parte dei sacerdoti che avrebbero dovuto accudirlo.[11] Rimase dai salesiani per circa quattro anni, e successivamente ne passò tre in un altro istituto cattolico, uscendo dalla tutela dei salesiani quasi alla maggiore età, e in seguito si riconciliò con la madre.[12]

In seguitò conseguì la laurea in Filosofia all'Università statale e, dal 1983 al 2002, insegnò questa materia agli studenti dell'ultimo anno di un istituto tecnico a Caen, una scuola di proprietà cattolica, contrastato dai dirigenti. Lo fa in contrasto con il programma didattico nazionale che, secondo lui, prevede solo l'insegnamento della storia della filosofia del passato, trascurando la pratica della stessa nella vita quotidiana e i più recenti sviluppi del pensiero in rapporto alle scienze. Nel 1987, a 28 anni, fu colpito da un infarto cardiaco, al quale sopravvisse riprendendosi molto bene. Questo evento lo spingerà a dedicarsi alla filosofia.[13]

Nel 2004 ebbe una ricaduta del problema cardiaco sotto forma di un episodio di cardiomiopatia, a causa di un'infezione contratta in Mauritania che gli provocò un ictus che gli impedì di scrivere per qualche giorno; dopo un giorno ebbe un aggravamento delle condizioni cardiache, che più tardi egli paragonò alla sindrome tako-tsubo, cioè la cardiomiopatia da stress (un disturbo cardiaco di origine nervosa, che può aggravare anche disturbi già esistenti) dovuta - secondo lui - al dispiacere di non riuscire temporaneamente a lavorare, ma riuscirà a riprendersi anche da questo incidente.[14] [15] Michel Onfray si dimette dall'incarico di insegnante nel 2002 (l'anno in cui Luc Ferry diventa Ministro dell'Istruzione), per impegnarsi attivamente anche contro un'eventuale vittoria, al ballottaggio presidenziale, del candidato di estrema destra Jean-Marie Le Pen, e dedicarsi alla ricerca filosofia in proprio.[16]

Nel corso dello stesso anno crea l’Université populaire de Caen e, nel 2004, ne scrive il manifesto (La communauté philosophique, La comunità filosofica). Da allora è docente nella stessa università da lui fondata, e, quando non viaggia per promuovere la sua attività, risiede stabilmente in Normandia. Anche in Italia Onfray diviene noto, oltre che per i suoi libri (specialmente il Trattato di ateologia), per i suoi significativi interventi in convegni internazionali concernenti il pensiero filosofico, la religione e la spiritualità.[17]

Onfray sostiene attivamente la legalizzazione dell'eutanasia e del suicidio assistito in Francia e nel 2014 ha rivelato di aver aiutato a morire la sua compagna, Marie-Claude Ruel, docente di francese e italiano, malata di cancro al seno da 13 anni e ormai incurabile, deceduta l'8 aprile 2013 a 60 anni in una clinica svizzera dove si pratica il suicidio assistito.[18][19]

Onfray, oltre che di insegnamento e divulgazione, si occupa della direzione di alcune collane editoriali incentrate sulle filosofia, e partecipa come ospite fisso alle trasmissioni della radio France Culture.[20]

Idee politiche[modifica | modifica wikitesto]

Michel Onfray autografa una copia di un suo libro al Theatre Rond Point di Parigi (2010)

Il filosofo francese, che si definisce "post-anarchico" e simpatizzante del socialismo libertario e del mutualismo di Proudhon[21], è attivo nell'area della sinistra libertaria e alternativa, sostenendo l'utilità del voto per contrastare le forze conservatrici. Come per il suo ateismo, le sue posizioni politiche, estremamente personali e difficilmente inquadrabili in una precisa ideologia, alla maniera del suo principale ispiratore, Albert Camus, hanno provocato spesso polemiche.[22] All'elezione per il presidente della repubblica francese svoltasi nel 2002, ha dichiarato di aver votato per Olivier Besancenot, candidato presentato dalla LCR (Ligue communiste révolutionnaire, Lega Comunista Rivoluzionaria, poi divenuta il Nuovo Partito Anticapitalista), un partito troskista e marxista (nonostante egli non sia tale e abbia ripetutamente criticato il marxismo e il socialismo scientifico), sostenendo che «la sinistra deve essere di sinistra» per combattere ciò che egli chiama «la misère sale» (la sporca miseria). Si veda anche il suo libro Politique du rebelle (politica del ribelle).[23]

In alcune delle sue dichiarazioni pubbliche e in passi dei suoi libri Michel Onfray delinea il progetto di un «capitalismo libertario» e auspica una «gestione libertaria» dell'economia, in contrapposizione ad una "gestione liberista" della stessa.[24] Il 22 marzo 2006, invitato da Stéphane Paoli negli studi di France Inter, Michel Onfray ha sostenuto di non essere contro il capitalismo e la proprietà privata. Lo stesso anno, in un dibattito, ha appoggiato l'opportunità di un candidato unico della sinistra alternativa alle elezioni presidenziali del 2007 in opposizione a Ségolène Royal (poi sconfitta dal neo-gollista Nicolas Sarkozy) e, a dicembre, nel corso di un'intervista a Le Monde, ha dichiarato di considerare "catastrofico" il fatto che la "sinistra della sinistra" ("gauche de la gauche") non presenti un candidato unitario (riferimento ai rapporti tesi fra LCR e PCF) che avrebbe favorito, a suo dire, la candidata socialista moderata (da lui definita «il trionfo del vuoto di fondo»[25]).

Dopo aver appoggiato il no global José Bové[26], ha dichiarato che avrebbe votato scheda bianca al ballottaggio tra la Royal e Sarkozy.[27] Ha anche appoggiato, con altre personalità internazionali come Noam Chomsky e Ken Loach, la lista italiana Sinistra Critica, trotskista e anticapitalista, manifestando sempre posizioni di sinistra negli anni, ma ha espresso anche un moderato apprezzamento per le politiche del "gollismo sociale" (come quello dell'ex premier François Fillon), pur rimandendo nel solco dell'anarchismo e della sinistra sui temi etici.[28] Vicino anche alle idee di Jean-Luc Mélenchon in politica interna, ha criticato duramente il leader del Front de Gauche per le sue posizioni di sostegno al castrismo e al chavismo, in politica estera.[29]

La sinistra "dionisiaca"[modifica | modifica wikitesto]

Onfray sostiene lo sviluppo di una sinistra "dionisiaca"[30], una sinistra libertaria che cerchi la felicità per tutti; al contrario avversa quella che lui chiama sinistra del ressentiment[30], sempre usando la terminologia di Nietzsche, quella che

« non abbraccia i valori che si richiamano alla vita, i valori positivi, ma pende piuttosto per i valori negativi, cioè non vuole che i poveri diventino ricchi ma vuole che i ricchi diventino poveri. Questa sinistra del risentimento non si richiama tanto alla fratellanza, alla solidarietà, alla felicità del più grande numero possibile di cittadini, ma preferisce sbattere i ricchi in galera, metterli alla gogna, nei campi di concentramento o di rieducazione. Questo tipo di sinistra è la sinistra marxista leninista, la sinistra maoista, la sinistra stalinista, la sinistra di Robespierre, una sinistra che, di fatto, vuole vendicarsi, vuole vendicarsi dell'ordine del mondo.[30] »

Condivide inoltre l'impostazione di Antonio Gramsci per quanto riguarda la conquista pacifica dell'egemonia culturale[30], e riguardo al suo personale "nietzscheanesimo politico", parlando di Camus ha affermato invece che «essere nietzschiano vuol dire questo: vuol dire di sì a tutto quello che la vita propone, invece essere nietzschiano di sinistra è dire di sì a tutto quello che dice di sì alla vita, ma dire di no a tutto quello che dice di no alla vita».[30]

Altri interventi[modifica | modifica wikitesto]

Egli è favorevole agli OGM[31], alla clonazione umana e all'energia nucleare ad uso civile.[32][31]

Nel 2009 ha inviato una lettera aperta al presidente francese Nicolas Sarkozy per supportare la traslazione delle ceneri di Albert Camus al Pantheon nel 2010 (come proposto dallo stesso Sarkozy) e accogliere la sua lezione politica libertaria; il trasferimento non avvenne comunque, per l'opposizione dei figli dello scrittore.[33]

Islam e civiltà occidentale[modifica | modifica wikitesto]

« La teocrazia è il nemico che la democrazia deve temere di più, ieri l'altro a Parigi prima del 1789, ieri a Teheran, nel 1978, e oggi, ogni volta che Al Qaeda fa parlare le armi. »
(dal Trattato di ateologia[34])

Il filosofo ha anche espresso opinioni anticlericali rivolte sia al cristianesimo, sia all'Islam. Esponenti di sinistra radicale e anarchici lo hanno criticato per alcuni attacchi antislamisti rivolti alla religione musulmana in genere, accusandolo di intolleranza e islamofobia. In un’intervista al quotidiano algerino el Watan, Onfray disse infatti che «dopo secoli di cultura musulmana non c'è stata nessuna invenzione, nessuna ricerca (...) sul terreno della scienza laica»; e, interpellato sulla Guerra d'Algeria, ha aggiunto che i «militanti dell'indipendenza nazionale si sono preclusi tutto ciò che è dalla parte della pace (...) la diplomazia, l'intelligenza, la ragione (..) questi sono gli algerini che hanno scelto la strada della violenza e sono quelli all’origine del maggior numero di morti nella parte algerina».[22] Inoltre, ha dichiarato anche il suo moderato appoggio allo stato d'Israele, sempre in funzione antislamista, chiarendo di essere sionista nel senso originario del termine - in quanto ritiene utile e lecita l'esistenza di un "focolare nazionale ebraico" - ma allo stesso tempo filo-palestinese e contrario all'espansionismo portato avanti da molti governi israeliani ai danni degli arabi palestinesi, che considera una forma di colonialismo.[35] Pur essendo ateo e anti-cristiano dal punto di vista filosofico ed etico, ha affermato che la civiltà europea giudaico-cristiana ha dei meriti, per aver consentito l'affermazione della laicità; ritiene la civiltà occidentale, patria dell'illuminismo, un valore da difendere contro l'islamizzazione, che determinerebbe la "morte dell'Europa" (che in altri interventi ha sostenuto essere - come civiltà unitaria - già al tramonto nel 1914 a causa della Grande guerra) e la diffusione dell'integralismo islamico aggressivo. Ha sostenuto quindi, pur essendo fortemente contro un "governo mondiale" di tipo liberale, la necessità di un asse atlantico-Europa-Urali (cioè dagli Stati Uniti alla Russia) a difesa della parte del mondo non musulmana. Secondo Onfray non occorre, ovviamente, essere xenofobi, ma bisogna comunque difendere la propria identità dall'Islam politicizzato, quindi vietare l'uso del velo islamico in luoghi pubblici, e avversare pratiche come circoncisione, escissione e infibulazione.[28] Ha affermato che lui non fa alcuna differenza tra i tre monoteismi, ma attualmente non vede una minaccia di violenza (analoga alla "guerra santa" dell'Islam) da parte di cristianesimo ed ebraismo, ormai resi inoffensivi dalla secolarizzazione, anche se ancora influenti a danno della laicità. I critici lo hanno però accusato di riprendere, in materia, le opinioni di pensatori come il neoconservatore Daniel Pipes, fortemente sionista e anti-islamico.[36]

Filosofia[modifica | modifica wikitesto]

Michel Onfray propone un pensiero risolutamente materialista che è al tempo stesso elogio e rappresentazione di tutti i temi che concernono la cultura materialista e laicistica. Ciò comporta: etica del vivere in sé, politica libertaria, uso del corpo, rapporti d'amore, ecc. Per Onfray l'onestà intellettuale e la conoscenza del mondo sono strumenti ineludibili per costruire una filosofia liberata dalla metafisica e dalla religione: «Bisogna partire dal reale e costruirci sopra» è uno degli assunti fondamentali di Onfray. La metafisica e religione sono infatti alleate nella mistificazione ontologica e gnoseologica della cultura sin dall'antichità, ma col Cristianesimo le cose sono diventate intollerabili.[37][38][39] Così Onfray lavora alla decostruzione dei miti teologici che continuano a riproporre il rifiuto del mondo profano e materialistico con la filosofia dell'esistenza che esso comporta, col risultato di ripiegare sulla mistificazione e sull'estraniamento dalla realtà esistenziale dell'uomo.[40][41]

Per questo pensatore la metafisica e la teologia si contrappongono alla visione del mondo materialistica ed atea usando espedienti e mezzi mistificatori. Essa è la sola filosoficamente plausibile e difendibile, mentre esse operano sulla base di fantasticherie e leggende prive di fondamento, ma sempre riproposte in maniera accattivante sì da essere efficaci sulle coscienze deboli.[42] Una posizione che lo conduce a professare un «ateismo non cristiano» (un ateismo che non conserva gli usi del Cristianesimo nella vita quotidiana) in una prospettiva di esistenza più autentica e senza mistificazioni ideologiche.[43] Sostiene inoltre che la metafisica filosofica scaturisca anche dalle esperienze personali, parlando della propria adolescenza infelice, e non possa esserne separata del tutto, facendo l'esempio dell'omosessualità di Michel Foucault o della deformità fisica di Giacomo Leopardi, del cui pensiero, come in Emil Cioran e Arthur Schopenhauer, ritiene eccessivo il pessimismo mostrato.[44] [45]

L'edonismo[modifica | modifica wikitesto]

Egli propone un'arte del vivere edonista, fondata sull'esistenza reale, sulla valorizzazione della cultura laicistica, sull'interesse verso le arti e verso la scienza, su un sapere liberato da lacci metafisici. Onfray descrive l'edonismo «come un atteggiamento introspettivo di vita, basata sul prendere il piacere per sé stessi e dare il piacere ad altri, senza farsi del male o farne ad altri».[46]

Di conseguenza si profila una nuova weltanschauung dove l'emozionalità e la sessualità sono liberate, dove il piacere personale si inquadra in liberi rapporti collettivi improntati al suo conseguimento.[47] Nel criticare le forme di alienazione e di dolore attribuibili alle religioni e ai dogmi politici ed economici[48], egli ricolloca l'individuo al centro della propria esistenza e lo invita a «pensare alla sua vita e vivere il suo pensiero»: «principio di un'etica solare e sovrana».[49]

Per Onfray il corpo e la corporeità non vanno mortificati ma esaltati, in contrasto con la cultura spiritualizzante e anticorporea dell'episteme ebraico-cristiana che permea la società occidentale[50], ormai nichilista.[51] Il filosofo non rifiuta la spiritualità in sé, anzi la propone come valore, ma in maniera del tutto differente da quella tradizionale legata e assoggettata al divino. Quella di Onfray è una spiritualità in sé, non religiosa, che nasce da una filosofia priva di scorie metafisiche e religiose, collegata alle scienze della mente, rivolta positivamente a ciò che ci fa sentire bene, cioè il piacere stesso inteso in tutte le sue espressioni, da quelle più corporee a quelle più spirituali.[52]

Michel Onfray ad un dibattito

Per lui, lavorare sul terreno del rifiuto delle leggende, sulla valorizzazione del piacere, sull'uso del proprio corpo senza pregiudizi e sul rapporto col prossimo, sono altrettanti punti fermi ed essenziali. Essi permettono all'uomo di non soccombere sotto il giogo del pensare idealistico e religioso, che «prefigurano un futuro radioso» di pretese esistenze post mortem e per altro verso persino di valori consumistici.[53][54][55]

Per Michel Onfray proporre tale prospettiva consolatoria che posticipa la felicità costituisce una deriva umana pericolosa e devastante, che causa la perdita dell'unico mondo reale, per cui contro di essa ci vogliono degli antidoti intellettuali.[56][57] Né la fortuna è dietro l'angolo del destino, ma sempre solo nelle nostre mani, qui e adesso, imponendo decisioni e azioni conseguenti e immediate. Per procurarsi una possibile fortuna occorre sconfiggere la "pulsione di morte" (espressione mutuata da Sigmund Freud) implicata nelle dottrine religiose.[58] Essa è una vera e propria malattia morale, forse la più grave, perché arriva a compromettere la salute mentale di individui e di masse.[59] [60]

L'ateismo[modifica | modifica wikitesto]

Il naturale approdo di Onfray, che critica sia certi pensatori agnostici o atei deboli, che però approvano a volte il trascendente, sia (soprattutto) il pensiero magico-religioso-filosofico[61] che pervade la società senza che questa ne abbia coscienza e quindi cerchi di liberarsene, è l'ateismo forte che lo caratterizza.[62] Raccomandando egli, appunto, un ateismo irriducibile, nel corso delle sue conferenze presso l'Université populaire de Caen, scardina inoltre e mette a nudo il meccanismo attraverso cui l'idealismo ascetico platoniano e poi cristiano hanno esercitato ed esercitano un'influenza continua sul nostro modo di pensare e di concepire il mondo.[63]

Da questa «controstoria della filosofia» Michel Onfray trae degli insegnamenti e propone una strada attraverso idee atte a consentire la costruzione di una quotidianità felice ed edonistica. Egli peraltro non tratta in maniera uguale ai monoteismi le religioni antiche, in quanto ritiene che esse avessero criteri morali molto differenti e migliori. Infatti in esse non era rifiutata la corporeità, né le sue forme, né i differenti modi di gestirla. In buona parte delle religioni antiche l'aldilà, se pure era posto, non comportava particolari aspettative, essendo visto come un'esistenza neutra, senza la luce del giorno né alcuna possibilità di vera gioia, ragion per cui la vita era considerata preziosa e di essa si doveva raccogliere quanto di buono poteva offrire.[64]

Al contrario, la prospettiva cristiana la vede come il fine dello stesso esistere umano. Relativamente ai filosofi antichi più famosi (Socrate, Platone, Aristotele, la scuola stoica) egli prende solo le idee che considera valide fuori del loro orizzonte temporale e contestuale; ad esempio, ammira e propone il concetto di "cittadella interiore" di Marco Aurelio.[65] Le preferenze di Onfray vanno ovviamente ai materialisti puri e semplici, come Democrito e suoi discepoli, ma anche ad Epicuro.[63] La celebrazione della ragione, del razionalismo e dell'ateismo, portano così all'opera più importante di Onfray, il Trattato di ateologia.

Il "Trattato di Ateologia"[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Trattato di ateologia.
Copertina originale del Trattato di ateologia, raffigurante la parte sinistra dell'opera di Eugène Delacroix Lotta di Giacobbe con l'angelo, quadro di epoca romantica raffigurante il titanismo eroico, in lotta contro il mondo e anche contro il trascendente.

Nel 2005 esce, con questo titolo, un saggio destinato a suscitare un enorme interesse - e forti polemiche - non solo tra gli intellettuali ma, grazie allo stile adottato, semplice e chiaro, anche tra un più ampio pubblico. Oggetto della critica del Trattato non sono "i credenti"[66][67] quanto piuttosto le persone e le Istituzioni che rappresentano e diffondono la religione: l'obiettivo fondamentale consiste nello "smontare" le basi etiche e filosofiche della teologia per ricostruire una visione del mondo e della vita. Ma ciò coniugato con una morale che poggia solo sulla ragione e sulla pura immanenza, emancipata da ogni condizionamemto fideistico.[68]

Per Onfray, una volta decostruiti i fondamenti dottrinari della religione, occorre poi «lavorare a un nuovo progetto etico per creare in Occidente le condizioni di una vera morale post-cristiana. Una morale in cui il corpo cessi di essere una punizione, la terra una valle di lacrime, la vita una catastrofe, il piacere un peccato, le donne una maledizione, l'intelligenza una presunzione, la volontà una dannazione».[69][70] E, sotto il profilo politico, l'Altro non sarebbe più visto "come un nemico, un avversario, una differenza da sopprimere, costringere e sottomettere, ma come l'occasione di un'intersoggetività da costruire qui ed ora".[71]

L'opera ha scatenato una polemica nei circoli intellettuali francesi, alimentata dalla pubblicazione di molteplici articoli sull'argomento e di due libri (L’anti-traité d’athéologie, Le système Onfray mis à nu di Matthieu Baumier, e Dieu avec esprit: Réponse à Michel Onfray di Irène Fernandez) dove i loro autori confutano ciò che ritengono gli errori storici e le confusioni del Traité.[72]; ma il saggio di Onfray ha attiratto interesse e dibattito anche in molti altri paesi, Italia compresa, e continua il suo percorso raccogliendo un interesse sempre profondo e diffuso.[73]

I personaggi concettuali[modifica | modifica wikitesto]

Nel Traité e nella Controstoria della filosofia utilizza la categoria del "personaggio concettuale". Egli si dimostra, difatti, un seguace della tesi mitista, affermando che Gesù Cristo sia un "personaggio concettuale"[74], un simbolo filosofico per poter meglio esplicare la dottrina, analogo al ruolo che svolge Socrate nei dialoghi di Platone, magari ispirato a qualche figura reale ma non esistito nel modo in cui è stato raccontato. Egli parte innanzitutto dalla premessa che l'esistenza di Gesù non è accertata sul piano storico (nessuna prova archeologica, nessun documento contemporaneo) e che alcuni tentativi di costruire delle prove si sono rivelati evidenti falsi (vengono citata in proposito le "scoperte" di sant'Elena, madre di Costantino), mentre ciò che rimane non è affidabile (una "manciata di parole" imprecise di Giuseppe Flavio, Svetonio e Tacito ricavate da documenti che sono "copie effettuate alcuni secoli dopo la pretesa crocefissione di Gesù"). Pertanto, l'evangelista Marco - di cui non c'è prova che abbia conosciuto personalmente Gesù - verso l'anno 70 diventa "l'autore di Gesù" scrivendo un testo che "appartiene al genere propagandistico", dovendo fare proseliti, e che pertanto punta sul racconto meraviglioso e metastorico. Sotto questo profilo, a Onfray poco importa che sia esistito o meno davvero un Gesù, resta il fatto che si tratta in realtà di un "personaggio concettuale" e di tale personaggio si è fatto un mito, quello sì reale, nato come "cristallizzazione delle aspirazioni profetiche del suo tempo" e poi, non diversamente da altri miti, piegato di volta in volta nei secoli alle mire e alle esigenze del Potere costituito.[73][75] La nozione di "personaggio concettuale" è stato inventata da Gilles Deleuze e si riferisce a personaggi di fantasia, o semi-immaginari, creati da uno o più autori per trasmettere o idee. Anche se in origine un individuo storico può esistere, alla fine, viene successivamente sfruttato da autori per conto proprio. La nozione di Onfray non corrisponde però alla stessa definizione di Deleuze. Un personaggio concettuale non è sempre consapevolmente costruito dallo scrittore, ma è necessario esplicare la tesi. Esempi sono, oltre a Socrate in Platone e Gesù nei Vangeli, Zarathustra, Dioniso e l'Anticristo in Nietzsche, Don Giovanni in Kierkegaard, Emilio in Rousseau, Candido in Voltaire, ecc.[74]

La filosofia in pratica[modifica | modifica wikitesto]

Per Onfray la filosofia serve per migliorare la vita reale e l'approccio cognitivo alla realtà, e non è mai solo fine a sé stessa. La filosofia deve uscire allo scoperto per entrare nella cultura della società in generale ed anche nella politica, al fine di mirare, per quanto possibile, alla felicità dell'umanità.[76] Quindi occorre ottenere, dopo la secolarizzazione, la "scristianizzazione ideologica"; quest'intento pragmatico relativo al tessuto sociale porta Onfray ad agire anche a livello politico e ad impegnarsi attivamente.[77] Politica, estetica, etica, bioetica, medicina devono prescindere dal dualismo materiale/immateriale, nobile/non nobile, in nome di un monismo materialista; il dolore non deve più essere considerato utile e purificante, ma solo un'esperienza fisica, un segnale d'allarme che, una volta percepito è inutile. La ricerca scientifica e l'etica devono prescindere da teorie religiose e guardare se mai alla filosofia antica e soprattutto all'epicureismo.[78][79]

Onfray con Patrick Frémeaux

Da quanto sopra deriva un sostegno incondizionato alla cosiddetta terapia del dolore (anche se ne critica la strumentalizzazione fattane dai movimenti pro-vita), all'eutanasia, alla ricerca sulle cellule staminali embrionali, al sostegno all'aborto terapeutico o per scelta, ecc.[80] Il concetto stesso di "famiglia" va per Onfray ripensato, separando la sessualità dalla riproduzione ed adottando la contraccezione e la "libertà dei celibi". Questi devono potere scegliere ogni giorno il partner opportuno, con cui sia possibile un rapporto affettivo-sessuale soddisfacente per entrambi.[81] Al posto della coppia fissa, richiesta per regola dalla società, occorre aprire anche alle adozioni per gli omosessuali e lasciare libera la procreazione assistita ove unica possibilità.[81]

Riprendendo però il pensiero di Schopenhauer (anche se contrario alla sua etica della rinuncia) egli si dichiara anche a favore dell'antinatalismo, anche se ovviamente ogni persona può scegliere se avere figli o no, in maniera libera.[82] La vita, pur essendo godibile, presenta infatti degli aspetti tragici di dolore e sofferenza, che, potendo scegliere, è preferibile risparmiare ad altri, soprattutto se non si può garantire loro un'esistenza felice.[83]

Anche l'etica del lavoro è investita dalla filosofia laicistica di Onfray; il lavoro in se stesso non può essere considerato "eticamente" come un mezzo per il conseguimento e la realizzazione della propria personalità morale.[84] Ancora meno ovviamente come mezzo sacrificale per offrire alla Divinità le proprie sofferenze in espiazione delle proprie presunte colpe, così da avvicinarsi a Dio tramite la fatica. Il lavoro, nella sua miglior accezione, è esclusivamente il mezzo per migliorare la propria esistenza, se e quando ciò si riveli possibile, in senso esclusivamente edonistico.[77][85]

Teoria dell'«hapax esistenziale»[modifica | modifica wikitesto]

Il concetto di "hapax esistenziale" è stato introdotto da Vladimir Jankélévitch e poi ripreso da Onfray che la definisce come l'istanza o l'occasione che si verifica solo una volta, che trasforma la vita dell'individuo; essa si traspone nella modalità della metafora nella vita un individuo, secondo Onfray, inclusa nella propria esperienza personale. Ogni suo libro inizia con alcune lineamenti autobiografici, che possono essere considerati come preliminari, dato che si sta rompendo la concezione idealistica della filosofia, mostrando che ogni pensiero, in ultima analisi, viene dall'esperienza fisica e corporea.[86]

Nell'introduzione al suo primo libro, Il ventre dei filosofi, parla con poche parole del suo hapax esistenziale più decisivo, che lo ha portato a scrivere e pubblicare: essere quasi morto dopo un attacco di cuore occorsogli a 28 anni; dopo di esso scrisse (in quattro giorni, secondo le sue affermazioni), la sua prima opera, pur mantenendo una sorta di connessione mistica con la morte: «Si tratta di un delirio dei vasi sanguigni, scrivere questo, le seguenti pagine. Tutti erano stupiti, che le statistiche non avevano potuto prevederlo, era un insolenza e un'assurdità. Un infarto a 28 anni...»[86]

Michel Onfray ne parla ancora nell'Introduzione a L'arte di gioire (dal titolo suggestivo: Genealogia della mia morale) e racconta più in dettaglio questo hapax esistenziale.[87] La sua esperienza del dolore gli fa capire che il "corpo" e "anima" sono una cosa sola: «La concentrazione del dolore ad un certo punto aveva una densità sorprendente, al punto da abolire qualsiasi distanza tra il dolore e la coscienza che avrebbe potuto comprenderlo. Il medico diagnosticò un attacco di cuore, avevo 28 anni. Lunedi 30 novembre il mio corpo comprese una saggezza che si trasformerà in edonismo». Mentre si sta riprendendo dall'infarto vede entrare il corpo esanime di un anziano, che muore pochi istanti dopo, nonostante gli sforzi del team medico: «l'infermiera si avvicinò al grosso corpo, tirò il lenzuolo sopra il viso per nasconderne la nudità essenziale. Avevo assistito alla scena senza rivolta, convinto di aver visto in questa carne qualcosa radicalmente diverso da quello che sarebbe avvenuto a me. (...) Morire era così semplice. Restava, dopo questa lezione di tenebra (...) da conciliare il corpo e l'intelligenza».[87] Egli descrisse questo episodio come un'epifania dell'esistenza, ispirandosi a un passo dei Saggi di Montaigne in cui egli parla di una caduta da cavallo, che gli rivelò la "fragile materialità del suo essere" e l’unità di corpo e anima.[88]

La "politica del ribelle" e la laicità[modifica | modifica wikitesto]

Indagando la filosofia edonista, Michel Onfray illustra nel saggio La politica del ribelle. Trattato di resistenza e insubordinazione la parte politica del suo pensiero. Celebra in questo libro la figura del ribelle alla società, il portatore di un desiderio di rivoluzione, in una sorta di mistica della sinistra con i suoi retroterra anarchici e con la sua volontà di riconquistare un mondo sottomesso all'economia, che oppone il piacere all'ascetismo della destra.[89] Onfray riprende la storia dal 1968, proponendo un completamento del maggio francese che egli riconsidera alla luce di una fine del secolo convinta della morte delle ideologie, che invece si ripresentano in ogni tempo.[90]

In questo e in altri testi (come La potenza di esistere), egli propone una ribellione, anziché una rivoluzione, di individui associati liberamente, in una sorta di nuovo anarco-sindacalismo di matrice stirneriana ed edonista.[91]

Occorre inoltre ricordare l'uso politico della religione, da Hitler al Vaticano, fino all'islamismo, per cui le ideologie dell'assoluto e le religioni vanno screditate anche perché sono uno strumento di controllo, ricordando anche l'alleanza tra clero e dittature varie, e combattendone gli abusi.[92][93]

In particolare bisogna lottare per uno Stato sempre più laico, e, se un giorno lo Stato verrà abolito, per una società sempre più secolarizzata (del cristianesimo permarranno solo aspetti culturali ma non etici, come, ad esempio, attualmente rimangono derivati della religione romana antica).[94][95] Tuttavia occorre non schierarsi con la religione meno peggiore per combatterne un'altra (specialmente non schierarsi con i suoi capi e i loro dogmi), in quanto esse sono da Onfray considerate tutte dannose.[96]

La «controstoria della filosofia»[modifica | modifica wikitesto]

Albert Camus
Epicuro

La "controstoria della filosofia" è delineata in un ciclo di libri, non ancora completato e in continuo work in progress, in cui Onfray rielabora, con il suo pensiero, e illustra, nelle vesti di divulgatore, i filosofi materialisti, edonisti e atei a partire dall'antichità, ma questi giudizi su vari filosofi del passato sono ribaditi in vari saggi. Convinzione del filosofo è che l'episteme ebraico-cristiana che permea la società e costringe molti atei ad attuare comportamenti cristiani, sia originata dalla diffusione e celebrazione fatta dalla Chiesa e dalla cultura occidentale di filosofi spiritualisti. Pertanto nel ridisegnare la storia filosofica, Michel Onfray spiega non Platone e Aristotele, fortemente compromessi a posteriori con la dottrina cristiana, né gli idealisti come Hegel e tralascia - se non per illustrarne le contraddizioni - anche Voltaire, Rousseau e Diderot (ritenuti troppo deisti, anche se Diderot divenne materialista verso la fine della sua vita), ma pensatori materialisti come Democrito ed Epicuro, dando spazio anche a veri atei posteriori, come d'Holbach, Meslier, de La Mettrie, e successivi (Nietzsche, Camus, Schopenhauer, Stirner, Marx, Feuerbach) o libertini-umanisti come Michel de Montaigne, Baruch Spinoza e Lorenzo Valla.[97]

Esclude invece anche il marchese de Sade dai pensatori che ritiene ideali, poiché ritiene il libertinismo ateo dello scrittore troppo chiuso in sé stesso e dalle tendenze violente e proto-fasciste[98] (dando origine appunto al sadismo) sulla scia dell'analisi di Wilhelm Reich, preferendogli invece il pur vagamente religioso Giacomo Casanova[99], ritenuto un autentico edonista[100]; inoltre, egli prende molto sul serio le provocazioni dei personaggi sadiani, affermando che de Sade non era un vero rivoluzionario ateo ed edonista, come si è detto talvolta (ad esempio, da parte di Foucault, de Beauvoir, Breton, Apollinaire; quest'ultimo è ritenuto da Onfray il vero creatore del mito moderno del "Divin Marchese"), ma semplicemente un aristocratico reazionario, monarchico e filo-tirannico, come già detto da Camus, ricordando inoltre le sue condanne penali e affermando che fosse un cristiano gnostico, e non un ateo come affermava.[101][98] Critica poi Jean-Paul Sartre per aver difeso il terrorismo come arma estrema, la pena di morte in certi casi e le dittature comuniste, contrapponendogli sempre Albert Camus.[102]

Inoltre accusa Immanuel Kant, "assolvendo" Friedrich Nietzsche, di fornire la base teorica per lo sviluppo dell'ideologia nazista e dell'antisemitismo in Germania.[103], ad esempio avendo definito gli ebrei come "una nazione di ingannatori".[104]

Il ciclo della Controstoria, nel progetto di Onfray, doveva comporsi di sei volumi, con i seguenti titoli così tradotti: Le saggezze antiche, Il cristianesimo edonista, L'età dei libertini, Illuminismo estremo, Politiche della felicità e Schopenhauer, Thoreau, Stirner. Le radicalità esistenziali. Fanno parte del ciclo anche le lezioni audiovisive di Onfray su particolari filosofi o periodi. Successivamente ha ampliato il ciclo con tre ulteriori volumi: Nietzsche e la costruzione dell'Superuomo, I freudiani eretici e Le coscienze refrattarie.

L'utilitarismo[modifica | modifica wikitesto]

In quanto neo-utilitarista, ha rivalutato Jeremy Bentham, ritenuto un erede di Voltaire e di Epicuro, dagli attacchi filosofici di Marx e Michel Foucault, che lo ritenevano un precursore del totalitarismo e di idee sbagliate (come la difesa dell'usura), principalmente a causa degli studi sulla criminologia e sul carcere perfetto (panopticon); egli afferma che invece Bentham è un grande pensatore progressista, poiché si è battuto per la decriminalizzazione dell’omosessualità nel Regno Unito, per i diritti delle donne e dei bambini, per l’abolizione della vivisezione e la difesa dei diritti degli animali, oltre che per una detenzione carceraria umana e il fine rieducativo della pena. Bentham secondo Onfray delineò un progetto ancora attuale, una visione del mondo subordinata alla maggiore felicità per il maggior numero possibile di individui, in cui la politica è sottomessa all'etica e non il contrario. Oltre che di Bentham, è un ammiratore anche di John Stuart Mill e Claude-Adrien Helvétius.[91] Egli non è vegetariano (pratica una dieta pescetariana) ma sostiene che l'antispecismo sia un valore e che gli animali abbiano dei diritti e meritino giustizia, rispetto e compassione, e che non sono oggetti ad uso dell'uomo (come affermato nei monoteismi), anche se critica l'equiparazione tra deportazione degli ebrei e il trasporto di animali al macello, avanzata dall'utilitarista moderno Peter Singer, pur essendo comunque l'allevamento intensivo un'«abiezione morale».[105][106]

Teoria del corpo amoroso[modifica | modifica wikitesto]

Onfray in Ucraina

Teoria del corpo amoroso. Per un'erotica solare è pubblicato in Francia nel 2000 e in Italia da Fazi nel 2006 (sotto la spinta del successo del Traité). Nell'opera Onfray ridefinisce, rifacendosi ai filosofi materialisti e "sensualisti" dell'epoca greco-romana (Epicuro, i cirenaici[107], ecc.), il rapporto d'amore e la sessualità in senso contrattualistico, come l'incontro di due celibi liberi, non obbligati dalla fedeltà, e perciò liberi di scegliere la loro felicità, in nome dell'edonismo e della secolarizzazione dell'etica, o meglio della sua scristianizzazione. Il libro è una delle applicazioni pratiche delle idee esposte nel Trattato, una celebrazione della libera scelta di ogni uomo o donna, al posto dell'idea classica di coppia come famiglia fatta per la procreazione e la necessaria coabitazione, separando completamente l'aspetto procreativo dalla sessualità. Quest'ultima è da intendere in senso ludico e ricreativo.[108] [109]

Commenti sull'opera in Italia[modifica | modifica wikitesto]

Un articolo anonimo pubblicato da Il Foglio, quotidiano di ispirazione neoconservatrice diretto dal giornalista Giuliano Ferrara, ha recensito il saggio all'uscita: in esso Onfray, come già detto, tratta in particolare il tema della morale sessuale, indirizzandosi verso un'etica libertina ed edonista che individua, sulla scorta della filosofia di Epicuro e di altre correnti minori della filosofia greca, nelle istituzioni tradizionali della coppia, della famiglia, del matrimonio etc., una negazione dell'energia vitale e delle potenzialità liberatorie proprie del corpo e della sessualità umane.[110]

L'editorialista esprime la sua netta contrarietà: il libro di Onfray è considerato privo di valore e, alla fine, viene idealmente collocato negli scaffali di un grande magazzino. L'autore dell'articolo, con massiccia ironia, nega al lavoro di Onfray lo status di opera filosofica: «Le ricette "epicuree" di Michel Onfray... più apparentabili a certi consigli su Cosmopolitan che alle nobili fonti antiche che l'ateologo-erotologo va citando e maltrattando pagina dopo pagina...».[110] Sempre a proposito di Teoria del corpo amoroso, il filosofo ha rilasciato interviste a giornali italiani ed è stato invitato ad una trasmissione di Maurizio Costanzo su Canale 5, Tutte le mattine, una delle rare apparizioni televisive italiane (assieme ad un'intervista con Paolo Bonolis a Il senso della vita[111]) di Onfray sulle reti generaliste. Il filosofo ha preso parte a un dibattito con lo storico Franco Cardini e lo psichiatra Raffaele Morelli.[112]

Altre controversie[modifica | modifica wikitesto]

Contro la setta raeliana[modifica | modifica wikitesto]

Il movimento raeliano, una setta creazionista non cristiana, che crede che gli extraterrestri abbiano creato l'uomo, e che proclama la necessità di clonare gli esseri umani in una visione edonistica del mondo, ha insignito Onfray del titolo di "sacerdote onorario", ma il filosofo ha rifiutato con sdegno, affermando di non aver nulla a che fare con loro.[113]

La polemica su Freud[modifica | modifica wikitesto]

Nell'aprile del 2010 esce il suo libro Il crepuscolo di un idolo. L'affabulazione freudiana, nel quale attacca duramente il fondatore della psicanalisi, Sigmund Freud[114], accusandolo – tra le altre cose – di essere «bugiardo», «cocainomane», «onanista», «incestuoso», di avere «ammassa[to] una fortuna in contanti per sottrarla al fisco», di essere «omofobo», «misogino», antisemita nonostante fosse ebreo, e di «appoggia[re] il fascismo».[115] Subito dopo l'uscita del saggio, numerosi intellettuali francesi hanno criticato aspramente l'opera e il suo autore, arrivando, secondo quanto affermato da Onfray, ad offendere la sua persona e la sua vita privata. Tra di essi, il principale attacco è venuto dal filosofo ed editore Bernard-Henri Lévy[116], a cui è seguita una dura e sarcastica risposta dello stesso Onfray.[117]

In risposta al libro di Onfray, Élisabeth Roudinesco pubblica nello stesso anno il libro Mais pourquoi tant de haine? in cui l'autrice spiega in che modo la maggior parte delle tesi sostenute da Onfray contro Freud siano del tutto infondate e la sua documentazione sia o non attendibile oppure oggetta ad arbitrarie forzature.[118]

La teoria gender e la scuola[modifica | modifica wikitesto]

Michel Onfray, pur appoggiando i diritti LGBT, ha criticato l'insegnamento della teoria gender nelle scuole, sostenendo che sottragga spazio all'insegnamento della filosofia, della lingua e della matematica. In un articolo del marzo 2014 Point ha scritto della «popolare e fumosa teoria del genere (...) della filosofa Judith Butler, che non nasconde l'appartenenza del suo pensiero alla linea decostruttivista»[119] Ha riassunto la sua critica in un intervento radiofonico sostenendo che l'essere umano non è solo cultura, ma anche natura. Egli ha denunciato l'insegnamento della teoria agli studenti, e più in generale un'inversione delle priorità della scuola[120], spiegandosi poi in molti altri articoli e interviste: secondo lui, la scuola trascura l'istruzione (imparare a leggere, scrivere e contare) e la meritocrazia di base, per la conoscenza educativa (codificazioni, riciclaggio dei rifiuti o la non discriminazione di genere).[121]

Opere[modifica | modifica wikitesto]

Tradotte in italiano[modifica | modifica wikitesto]

  • Controstoria della filosofia (Contre-histoire de la philosophie)
  1. Le saggezze antiche. Controstoria della filosofia I (Les sagesses antiques - de Leucippe à Diogène d'Oenanda) (2006) Fazi, 2006. ISBN 8881127946
  2. Il Cristianesimo edonista. Controstoria della filosofia II (Le christianisme hédoniste - de Simon le magicien à Montaigne) (2006) Fazi, 2007. ISBN 9788881128938
  3. L'età dei libertini. Controstoria della filosofia III (Les libertins baroques) (2007) Fazi, 2009. ISBN 9788881123421
  4. Illuminismo estremo. Controstoria della filosofia IV (Les ultras des Lumières) (2007) Ponte alle grazie, 2010. ISBN 9788862201575
  5. Politiche della felicità. Controstoria della filosofia V (L'eudémonisme social) (2008) Ponte alle grazie, 2012. ISBN 9788862202855
  6. Schopenhauer, Thoreau, Stirner. Le radicalità esistenziali. Controstoria della filosofia VI (Les radicalités existentielles) (2009) Ponte alle grazie, 2013. ISBN 9788862207409
  7. Nietzsche e la costruzione del Superuomo. Controstoria della filosofia VII ( La construction du surhomme), Grasset, (2011), Ponte alle Grazie, 2014
  8. I freudiani eretici. Controstoria della filosofia VIII (Les freudiens hérétiques), Grasset, (2013)
  9. Le coscienze refrattarie. Controstoria della filosofia IX (Les consciences réfractaires), (2013)

In francese[modifica | modifica wikitesto]

  • Physiologie de Georges Palante, portrait d’un nietzschéen de gauche (1989)
  • L’œil nomade: la peinture de Jacques Pasquier (1992)
  • La raison gourmande, philosophie du goût (1995)
  • Ars moriendi: cent petits tableaux sur les avantages et les inconvénients de la mort (1995)
  • Métaphysique des ruines: la peinture de Monsu Désidério (1995)
  • Les formes du temps: théorie du Sauternes (1996)
  • Prêter un livre n'est pas voler son auteur (2000)
  • Antimanuel de philosophie: leçons socratiques et alternatives (2001)
  • Célébration du génie colérique: tombeau de Pierre Bourdieu (2002)
  • L’invention du plaisir: fragments cyrénaïques (2002)
  • Splendeur de la catastrophe: la peinture de Vladimir Vélikovic (2002)
  • Les icônes païennes: variations sur Ernest Pignon-Ernest (2003)
  • Archéologie du présent, manifeste pour l'art contemporain (2003)
  • Féeries anatomiques (2003)
  • La philosophie féroce (2004)
  • La communauté philosophique (2004)
  • La sagesse tragique: du bon usage de Nietzsche (2006)
  • Traces de feux furieux: la philosophie féroce II (2006)
  • Fixer des vertiges: les photographies de Willy Ronis (2007)
  • La pensée de midi: archéologie d'une gauche libertaire (2007)
  • Le songe d'Eichmann (2008)
  • L'innocence du devenir: la vie de Frédéric Nietzsche (2008)
  • Le chiffre de la peinture: l'Œuvre de Valerio Adami (2008)
  • La religion du poignard: éloge de Charlotte Corday (2009)
  • L'apiculteur et les Indiens: la peinture de Gérard Garouste (2009)
  • Le recours aux forêts: la tentation de Démocrite (2009)
  • Les Bûchers de Bénarès. Cosmos, Éros et Thanatos, Galilée, (2009)
  • Apostille au Crépuscule. Pour une psychanalyse non freudienne (2010) Grasset
  • Manifeste hédoniste, éd. Autrement (2011)
  • La Sagesse des abeilles. Première leçon de Démocrite, Galilée (2012)
  • Abrégé hédoniste, extraits du Manifeste hédoniste, Librio (2012)
  • Rendre la raison populaire. Université populaire, mode d'emploi, Autrement (2012)
  • La passion de la méchanceté. Sur un prétendu divin marquis, Autrement (2014)
  • Journal hédoniste
  1. Le désir d'être un volcan (1996)
  2. Les vertus de la foudre (1998)
  3. L'archipel des comètes (2001)
  4. La lueur des orages désirés (2007)

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Riprende l'affermazione "Dio è morto" di Nietzsche
  2. ^ "He is a self-described hedonist, atheist, libertarian, and left-wing anarchist", in: (en) France, Media Michel Onfray, A self labeled Anarchist Philosopher. URL consultato il 12 novembre 2014.
  3. ^ Onfray 2005, pp. 50-51
  4. ^ Onfray 2005, p. 52
  5. ^ Onfray 2005, p. 30
  6. ^ La star atea viene fischiata quando critica l’islam. Dawkins e soci nei guai. URL consultato il 12 novembre 2014.
  7. ^ Onfray 2005, pp. 72-75; Explicit
  8. ^ Dall'ex Sant'Uffizio bordate contro neo-ateismo "disumano e intollerante". URL consultato il 12 novembre 2014.
  9. ^ Le fregole edoniste di Onfray. URL consultato il 12 novembre 2014.
  10. ^ come egli racconta nel capitolo introduttivo del suo libro La potenza di esistere. Manifesto edonista, intitolato Autobiografia con bambino
  11. ^ Sono ateo grazie a Don Bosco. URL consultato il 12 novembre 2014.
  12. ^ La dedica della Potenza di esistere è appunto "A mia madre ritrovata"
  13. ^ Recensione de "I filosofi in cucina" di Michel Onfray. URL consultato il 12 novembre 2014.
  14. ^ Il était une fois Michel Onfray.... URL consultato il 12 novembre 2014. archivio su Youtube.
  15. ^ La maladie et la mort - Par André Royer. URL consultato il 12 novembre 2014.
  16. ^ Arte, comprendre le monde. sélection livres. [archive] Ces six volumes ramassent sept années du travail effectué par Michel Onfray pour nourrir son séminaire de philosophie hédoniste à l'université populaire de Caen créée par ses soins en 2002.
  17. ^ Roma: il filosofo Michel Onfray presenta Teoria del corpo amoroso. Per un erotica solare. URL consultato il 12 novembre 2014.
  18. ^ Euthanasie, Michel Onfray: "Trouve inadmissible que ce soit illegal". URL consultato il 12 novembre 2014.
  19. ^ La disparition de Marie-Claude Ruel. URL consultato il 12 novembre 2014.
  20. ^ Podcast di France Culture
  21. ^ Intervista al filosofo Michel Onfray a Roma per presentare "Il Crepuscolo di un idolo. Smantellare le favole freudiane", dal sito altriitaliani.it
  22. ^ a b L'Onfray anti-Islam non si porta più. URL consultato il 12 novembre 2014.
  23. ^ Michel Onfray - La misère sale (Pur plaisir d'Exister). URL consultato il 12 novembre 2014.
  24. ^ Onfray 2006, pp. 200-203
  25. ^ Onfray su Royal. URL consultato il 12 novembre 2014.
  26. ^ Notizia su José Bové. URL consultato il 12 novembre 2014.
  27. ^ Intervista al Corriere della Sera. URL consultato il 12 novembre 2014.
  28. ^ a b Émission sur Arte « Les Grandes questions » du 14 novembre 2013 ; cf. aussi Rendre la raison populaire, éd. Autrement, 2012.
  29. ^ Attenti al fenomeno Marine Le Pen, non si riduce all'estrema destra. URL consultato il 12 novembre 2014.
  30. ^ a b c d e Filosofi in rivolta: Onfray e il gramscismo di Camus
  31. ^ a b «Les peurs dues au transgénisme ressemblent à s’y méprendre à celles qui accompagnèrent la naissance de l’électricité ou du chemin de fer, voire de l’énergie nucléaire - qui rappelons-le, n’a jamais causé aucun mort: Hiroshima et Nagasaki, puis Tchernobyl procèdent du délire militaire américain, puis de l’impéritie industrielle et bureaucratique soviétique, en aucun cas du nucléaire civil en tant que tel.» (Féeries anatomiques, p. 176).
  32. ^ Article sur le site du Point: "Il conclut toutefois cet article par «La question semble moins "pour ou contre le nucléaire" que "pour ou contre les pleins pouvoirs" à ceux qui transforment les centrales nucléaires en occasions de bénéfices et de profits considérables, en instruments à fonctionnement paramilitaire, en vestibules au marché du nucléaire militaire et en bombes atomiques potentielles placées à l'entrée des villes où le peuple vit, aime et travaille». Et plus loin «Le nucléaire ne doit pas être remis en question dans son être mais dans son fonctionnement: il doit cesser d'être un reliquat monarchique pour devenir une affaire républicaine. La technocratie supplante souvent la démocratie.» Ce qui ne le réduit pas à un pro-nucléaire courant" (Commento a M. Onfray, La catastrofe del pensiero catastrofista).
  33. ^ Michel Onfray, Monsieur le Président, devenez camusien!
  34. ^ Onfray 2005, pp. 170 e segg.
  35. ^ Michel Onfray, Sioniste et pro-palestinien. URL consultato il 12 novembre 2014.
  36. ^ Critiquer l’islam en s’appuyant sur une chercheuse islamophobe: la méthode Michel Onfray. URL consultato il 12 novembre 2014.
  37. ^ Onfray 2005, pp. 72-75
  38. ^ Onfray 2005, p. 70
  39. ^ Onfray 2005, p. 163
  40. ^ Onfray 2006, pp. 45-50
  41. ^ Onfray 2005, p. 97
  42. ^ Onfray 2005, pp. 45-55
  43. ^ Onfray 2006, pp. 70-segg.
  44. ^ Onfray: la felicità è un dovere. URL consultato il 12 novembre 2014.
  45. ^ Michel Onfray, Buddha, il cane e il flauto. URL consultato il 12 novembre 2014.
  46. ^ Atheism à la mode
  47. ^ Onfray 2006, pp. 52 e segg.
  48. ^ Onfray 2005, pp. 23-27
  49. ^ Alain de Benoist, Michel Onfray. URL consultato il 12 novembre 2014.
  50. ^ Onfray 2005, p. 195
  51. ^ Onfray 2005, pp. 52-53
  52. ^ Onfray 2006, pp. 70-segg.
  53. ^ Onfray 2005, pp. 26-27
  54. ^ Onfray 2006, p. 140
  55. ^ Onfray 2006, p. 186
  56. ^ Onfray 2005, pp. 72-75
  57. ^ Onfray 2005, p. 23
  58. ^ Onfray 2005, p. 160-162
  59. ^ Onfray 2006, pp. 130-140
  60. ^ Onfray 2005, p. 29
  61. ^ Onfray 2005, p. 198
  62. ^ Onfray 2006, p. 80
  63. ^ a b Onfray 2006, pp. 50
  64. ^ Onfray 2006, pp. 130 e segg.
  65. ^ «La protezione di sé stessi riguarda quella che Marco Aurelio chiama "cittadella interiore", dove, nel mio caso, nessuno ha accesso, perché chiudo questa fortezza personale, che è il nocciolo della mia identità, per il mio bene e semplicemente perché contiene meccanismi troppo intimi che non dovrebbero mai essere lasciati a disposizione di chiunque... Troppo pericoloso... Si può raccontare la superficie, i fatti, che non contribuiscono alla messa in pericolo di sé».
  66. ^ Onfray 2005, pp. 195-200
  67. ^ Onfray 2005, pp. 27-segg.
  68. ^ Onfray 2005, pp. 170 e segg.
  69. ^ Onfray 2005, pp. 52 e segg.
  70. ^ Onfray 2005, p. 103
  71. ^ Onfray 2005, pp. 175-180
  72. ^ vedi i collegamenti esterni in francese
  73. ^ a b Claudio Tanari, Un compagno di viaggio: Michel Onfray. URL consultato il 12 novembre 2014.
  74. ^ a b Onfray 2005, pp. 120-125
  75. ^ Onfray 2005, p. 114
  76. ^ Onfray 2005, pp. 200 e segg.
  77. ^ a b Il Punto: Onfray - Filosofia.it. URL consultato il 12 novembre 2014.
  78. ^ Onfray 2006, pp. 50-52
  79. ^ Onfray 2006, pp. 50-60
  80. ^ Onfray 2006, p. 159-171
  81. ^ a b Onfray 2006, pp. 70-95
  82. ^ Onfray 2006, pp. 113-114
  83. ^ Onfray 2006, pp. 115-116
  84. ^ Onfray 2005, pp. 195-196
  85. ^ Onfray 2005, pp. 190-200
  86. ^ a b Michel Onfray, Le Ventre des philosophes, Paris, Grasset, 1989, p. 17-18
  87. ^ a b Michel Onfray, L'Art de jouir, Paris, Grasset, 1991, p. 13-20
  88. ^ Montaigne, Essais, Livre II, chap. 6. Wikisource: livre 2, chap. 6.
  89. ^ Onfray 1997, p. 120
  90. ^ Recensione a "Politica del ribelle". URL consultato il 12 novembre 2014.
  91. ^ a b Onfray 2006, pp. 200-203
  92. ^ Onfray 2005, pp. 217-235
  93. ^ Onfray 2005, p. 312
  94. ^ Onfray 2005, pp. 195-196
  95. ^ Onfray 2005, pp. 178-181
  96. ^ Onfray 2005, pp. 281
  97. ^ Recensione al primo volume della "Controstoria". URL consultato il 12 novembre 2014.
  98. ^ a b M. Onfray, La passion de la méchanceté. Sur un prétendu divin marquis
  99. ^ «Casanova mi sembra piuttosto ateo, o almeno seguace di un deismo che sfida ogni concorrenza e lascia in pace le creature abbandonate al loro destino; dedito anima e corpo a un edonismo che è agli antipodi degli insegnamenti del Nazareno» (citato in Lydia Flem, Casanova, traduzione di Stefano Simoncini, Fazi, 2006, introduzione).
  100. ^ Di Casanova parla anche in altre opere, come di Sade: ad esempio ne La potenza di esistere
  101. ^ Michel Onfray, Illuminismo estremo. Controstoria della filosofia IV, p. 244
  102. ^ M. Onfray, L'ordine libertario. Vita filosofica di Albert Camus
  103. ^ Un sogno per Eichmann: Michel Onfray attribuisce la paternità filosofica del nazismo a Kant, assolvendo Nietzsche: un articolo di Luciano Tas. URL consultato il 12 novembre 2014.
  104. ^ Quando il risentimento diventa filosofia. URL consultato il 12 novembre 2014.
  105. ^ «Je ne peux voir un chargement de veaux, de porcs ou de moutons dans un camion qui se dirige vers l’abattoir sans une immense empathie, une véritable souffrance physiologiquement expérimentée, une honte d’être un homme dont la tribu s’arroge le droit de ces odieux charrois. Mais je ne puis accepter que des militants antispécistes, dont parfois Peter Singer, assimilent ces convois aux trains de la mort qui conduisaient des déportés vers les chambres à gaz ou fassent de l’abattoir le strict équivalent de la solution finale».
  106. ^ Intervista a Anne-Sophie Novel, luglio 2012, Magazine Kaizen, riportata sul sito ufficiale. URL consultato il 12 novembre 2014.
  107. ^ vedere anche Aristippo e l'invenzione del piacere
  108. ^ Presentazione del saggio. URL consultato il 12 novembre 2014.
  109. ^ Michel Onfray spiega la sua teoria del corpo amoroso. URL consultato il 12 novembre 2014.
  110. ^ a b L'ateologo Onfray. URL consultato il 12 novembre 2014.
  111. ^ Onfray a Roma: servizio e intervista. URL consultato il 12 novembre 2014.
  112. ^ Morelli cita il libro tra le sue fonti in Ama e non pensare, Mondadori, 2009, ad es. a pag. 107
  113. ^ Infos sectes: raeliani. URL consultato il 12 novembre 2014.
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  115. ^ Onfray: quelli che difendono Freud sono i teorici ammuffiti del '68. URL consultato il 12 novembre 2014.
  116. ^ Tutti gli errori di Onfray su Freud. URL consultato il 12 novembre 2014.
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  118. ^ Onfrat et le fantasme antifreudienne. URL consultato il 12 novembre 2014.
  119. ^ Michel Onfray, « Mauvais genre » [archive], sur Le site officiel de Michel Onfray,‎ mars 2014 (consulté le 12 septembre 2014)
  120. ^ « Michel Onfray : « Il faudrait des comités d'éthique pour rappeler qu'on ne peut pas tout dire » ». URL consultato il 4 dicembre 2014.
  121. ^ Michel Onfray : Sade, Marine Le Pen, l'école et moi. URL consultato il 4 dicembre 2014.

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