Spirito dionisiaco

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« Si trasformi l'Inno alla Gioia di Beethoven in un quadro e non si rimanga indietro con l'immaginazione, quando i milioni si prosternano rabbrividendo nella polvere: così ci si potrà avvicinare al Dionisiaco. [...] Ai colpi di scalpello dell'artista cosmico dionisiaco risuona il grido dei misteri eleusini: "Vi prosternate milioni? Senti il creatore, mondo?" »
(Friedrich Nietzsche)

Lo Spirito dionisiaco è un concetto introdotto dal filosofo tedesco Friedrich Nietzsche nella sua prima opera matura, La Nascita della Tragedia, e rimarrà uno dei temi fondamentali della sua filosofia matura. Concetto sfuggevole e multiforme, è contrapposto allo Spirito Apollineo e indica – genericamente parlando – l'impulso alla vita, alla volontà di potenza presente nell'uomo. Nel contesto della nascita della tragedia, tuttavia, il termine assume un significato più profondo, che esprime una modalità di relazione con la realtà che – secondo Nietzsche – squarcerebbe il velo di Maya, annullerebbe il principio individuationis e proporrebbe una modalità di relazione con la realtà non-mediata e quindi diretta.

Lo spirito dionisiaco ne "La Nascita della Tragedia"[modifica | modifica sorgente]

Per comprendere il pessimismo greco, che Nietzsche avvertiva essere forte e radicato ma allo stesso tempo non decadente, Nietzsche riconosce come l'uomo greco percepisse a fondo la negatività e la caducità dell' esistenza, ma anche – sulla scorta del pessimismo schopenhaueriano – come riuscisse, tramite lo spirito dionisiaco, a superare il nichilismo che questo avrebbe comportato e a risollevarsi con un "pessimismo del coraggio". La tragedia attica di Eschilo e Sofocle, secondo Nietzsche, avrebbe rappresentato un perfetto equilibrio tra dionisiaco e apollineo. Questa armoniosa simmetria di contrasti avrebbe consentito al pubblico di immedesimarsi spontaneamente nell'eroe tragico, riscoprendo così l'unità del genere umano nella condizione precaria e caduca dell'esistenza. Ciò che porterà la tragedia alla decadenza sarà la sconfitta e la ritirata del dionisiaco: Gli imputati principali sono Euripide e Socrate, colpevoli di avere esasperato l'interpretazione razionale del mondo, sostenendone la comprensibilità ed un' ottimistica positività – elementi che annullarono il dionisiaco – di cui esso era l'antitesi per eccellenza – e portarono alla decadenza della tragedia in Euripide.

Al di fuori della metafora della società greca, Nietzsche propone come soluzione al crescente nichilismo e pessimismo dei suoi tempi l'accettazione senza remore e l'abbandono completo al flusso della vita. Essa è incomprensibile, è un continuo generare e distruggere, senza che l'uomo possa comprenderne il senso (mostrando così l'influenza di Anassimandro, Anassagora e soprattutto Eraclito). La concezione deterministica dell'universo e consequenzialmente della vita per Nietzsche è fallace: la vita non è un meccanismo, una rigida sequenza di cause ed effetti che l' uomo può scomporre e ricomporre, anzi, ogni tentativo dell'uomo di "impadronirsene", ovvero di comprenderla, non può che fallire, dal momento che la vita non è sottoposta a un ordine razionale superiore. L' espressione che Nietzsche usa in questo senso è natura rerum, una natura delle cose che l' uomo può forse comprendere solo in parte, ma di cui certamente non si può appropriare per l' evidente trascendenza alla mente umana che la caratterizza. Quindi l'unico modo per reagire alla dolorosissima presa di coscienza che la vita non ha senso, né tantomeno uno scopo e una fine, è abbandonarsi in toto a essa, con un coraggioso "dire di sì".

Storia del concetto[modifica | modifica sorgente]

Il termine dionisiaco deriva dalla figura del dio greco Dioniso il quale impersonava, in età classica, il delirio mistico e l'ebbrezza, in particolare quella generata dal consumo di vino. In Nietzsche, tuttavia, il riferimento è a Dioniso come immagine mitologica dell'impulso vitale, della creatività, del desiderio colto nel suo aspetto più produttivo e pre-razionale.

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