Luigi Cascioli

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Luigi Cascioli con il suo cane Pluto

Luigi Cascioli (Bagnoregio, 16 febbraio 1934Roccalvecce di Viterbo, 15 marzo 2010) è stato uno scrittore e militante ateo italiano, noto per i risvolti polemici e mediatici della sua attività di studio e per la militanza anti-religiosa e anticlericale. Dopo la frequentazione giovanile del seminario, abbandonò la religione. Diplomato perito agrario[1], è successivamente stato insegnante, ufficiale dell'Esercito italiano, lavoratore nel campo dell'edilizia all'estero e infine studioso autodidatta di storia del Cristianesimo.

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Autore del libro autopubblicato La favola di Cristo[2], ha acquisito notorietà per aver denunciato la Chiesa cattolica per «abuso di credulità popolare» e «sostituzione di persona», in una vertenza giudiziaria che non è stata accolta[3][4]. Egli basa le sue accuse alla Chiesa sui risultati delle proprie ricerche, tendenti a dimostrare che la figura di Gesù sarebbe un artificio cristiano perpetrato nei secoli e fondato sulla figura (letteraria ma a suo dire storica) di Giovanni di Gamala. Salito alla ribalta in età matura, è scomparso nel 2010 all'età di 76 anni.[5][6]

La denuncia[modifica | modifica wikitesto]

« Se io combatto le religioni non è perché esse sostengono l'idea di un Dio inesistente, ma perché esse fondano su questa chimera una morale basata sulla stagnazione e sul regresso »
(Luigi Cascioli[7])

Il 13 settembre 2002 Luigi Cascioli ha denunciato la Chiesa nella persona del parroco Enrico Righi, suo ex compagno di seminario ed amico, per i reati di "abuso della credulità popolare" e "sostituzione di persona". Secondo Cascioli, don Enrico Righi era colpevole di aver scritto nel bollettino parrocchiale che Gesù era realmente esistito. Nel suo libro La favola di Cristo egli spiega chiaramente che la sua denuncia è una provocazione nei confronti della Chiesa e che non implica nessuna animosità verso il parroco.[8]

Questa iniziativa ha procurato a Cascioli l'attenzione dei mezzi d'informazione, specialmente all'estero, ed è stato intervistato, tra gli altri, dalla BBC[9] e dalla RAI[10].

Iter giudiziario della denuncia[modifica | modifica wikitesto]

L'iter giudiziario della denuncia presentata da Cascioli è il seguente[11]:

  • 27 marzo 2003: la Procura di Viterbo chiede l'archiviazione in quanto "le richieste di indagini sono inammissibili formalmente e per l'oggetto dell'accertamento" oltre che "la denuncia è palesemente infondata e non si riscontrano ipotesi di reato".
  • 14 maggio 2003: Cascioli ricorre contro la richiesta di archiviazione lamentando che l'indagine sarebbe stata condotta superficialmente e avrebbe mancato di motivazioni (la procura aveva aperto una procedura "contro ignoti" mentre la querela indicava il parroco Enrico Righi, le inammissibilità formali e di oggetto non erano state specificate, ecc.).
  • 26 settembre 2003: il giudice per le indagini preliminari non accoglie la richiesta della procura e fissa l'udienza il giorno 21 novembre 2003.
  • 28 novembre 2003: il G.I.P. (Gaetano Mautone), all'udienza preliminare, rigetta l'opposizione di Cascioli e dispone l'archiviazione del procedimento ordinando la restituzione degli atti al pubblico ministero.
  • 24 marzo 2004: Cascioli si oppone all'archiviazione e presenta una nuova denuncia.
  • 20 aprile 2004: don Enrico Righi viene iscritto nel registro degli indagati, atto dovuto secondo le vigenti norme di procedura penale italiane.
  • 28 agosto 2004: lo stesso P.M. (Renzo Petroselli) che aveva richiesto l'archiviazione del caso a seguito della prima denuncia richiede, anche in questo caso, l'archiviazione per "la manifesta infondatezza della notizia di reato" e la totale estraneità "alla sede giudiziaria ogni indagine sulla materia prospettata dal Cascioli".
  • 23 settembre 2004: Cascioli si oppone all'archiviazione chiedendo "una perizia tesa a determinare se la figura di Gesù Cristo, come riferita nello scritto firmato da don Enrico, abbia fondamento reale ed aderenza a dati storici".
  • 29 aprile 2005: Cascioli presenta domanda di ricusazione del G.I.P. Gaetano Mautone (in quanto aveva già disposto l'archiviazione della prima denuncia).
  • 26 maggio 2005: la Corte di Appello di Roma, quarta sezione penale, respinge la richiesta in quanto "manifestamente inammissibile" dato che la ricusazione del giudice non è "prevista allorché il giudice venga chiamato a decidere in ordine ad un fatto analogo ad altro già deciso". Inoltre la corte rileva che Cascioli "ha spinto la propria temerarietà fino a chiedere si procedesse ad accertamenti tecnici finalizzati all'accertamento della figura storica del Cristo". Per questi motivi il querelante viene condannato alla pena pecuniaria di 1500 Euro.
  • 9 febbraio 2006: il procedimento viene infine archiviato dal G.I.P. Gaetano Mautone che ribadisce le stesse motivazioni della decisione precedente ed aggiunge che il parroco Righi "si è limitato a sostenere l'umanità, cioè l'essenza dell'uomo Gesù, non già ad affermarne l'esistenza storica, come sostenuto dall'opponente". Inoltre chiede al P.M. di valutare "la sussistenza degli estremi del reato di calunnia in danno" del querelato.
  • Cascioli presenta quindi ricorso alla Corte europea per i diritti dell'uomo di Strasburgo.

Gli studi di Cascioli[modifica | modifica wikitesto]

Formazione e cenni biografici[modifica | modifica wikitesto]

Cascioli era nativo di Bagnoregio; suo nonno, Luigi Cascioli (omonimo), ingegnere e architetto (secondo le affermazioni del nipote) e sindaco dei comuni di Roccalvecce, Sipicciano e Montecalvello, fu costretto, dall'influenza della Chiesa cattolica, a rinnegare i suoi princìpi laici, ossia a giurare fedeltà al Governo Italiano al momento di diventare sindaco, con due diverse abiure, del 1889 e del 1890 (probabilmente Cascioli si riferisce al giuramento di fedeltà allo Statuto Albertino, che sanciva, all'art. 1, il cattolicesimo come unica religione di Stato). Cascioli ne pubblica le foto nella sua Lettera aperta al Vaticano.[12]; si diplomò presso l'Istituto Tecnico Agrario della sua cittadina nel 1954, divenendo un perito agrario. Dopo due anni di insegnamento presso una scuola media e quattro anni di ufficiale, è partito per l'estero dove ha prevalentemente lavorato come operaio, muratore e artigiano nel settore edile.[13] Sposò la moglie Ada ed ebbe la figlia Elena. Tornò in Italia verso la pensione.[14]

Per tutta la vita, sin dal seminario frequentato nel triennio adolescenziale (all'epoca l'unica possibilità data ai cittadini di Bagnoregio), ha coltivato un profondo interesse per gli studi religiosi, svolti dal punto di vista di un non credente, pur non conseguendo mai un titolo formale che lo identificasse come storico. Durante il periodo del seminario (scuole medie), nonostante la giovane età, sentiva fastidio per il gonnellone lungo (così lo chiamava) che gli scolari dovevano vestire e di frequente faceva domande ai preti mettendoli in difficoltà tanto da venir chiamato "Lutero".[14] Il giovane Cascioli parlava senza tabù di argomenti dottrinali e storici con gli insegnanti. La sua continua ricerca sull'origine e il divenire, in particolare, dell'Ebraismo e del Cristianesimo, è culminato nell'opera La Favola di Cristo in cui la sua teoria viene esposta in maniera compiuta.[14]

Tesi[modifica | modifica wikitesto]

Cascioli si è dedicato alla ricerca sull'esistenza di Gesù e sulle origini del Cristianesimo, esponendole nel libro autopubblicato La favola di Cristo (il cui sottotitolo è: Inconfutabile dimostrazione della non esistenza di Gesù; Cascioli afferma comunque che alcune figure messianiche simili - seppure diverse e completamente umane e terrene - siano esistite, e Giovanni di Gamala sia la principale[15]). Il libro è di fatto la parte integrante della sua accusa alla chiesa cattolica allegato agli atti della denuncia ed è dedicato alla memoria di Jean-François Lefebvre d'Ormesson, cavaliere de La Barre, un giovane francese (su cui scrisse anche Voltaire[16]) condannato a morte per "miscredenza" e "blasfemia" nel XVIII secolo.[17] Il titolo è la ripresa di una frase contenuta in una lettera apocrifa attribuita a Papa Leone X, o ad altri papi, presunti non credenti, come Paolo III[18]: "Historia docuit quantum nos iuvasse illa de Christo fabula", cioè "la storia ci ha insegnato quanto ci abbia giovato quella favola di Cristo".

Flavio Giuseppe, storico ebreo-romano da cui Cascioli riprende molte notizie

Secondo le ricerche contenute nel libro di Cascioli il Gesù conosciuto non sarebbe mai esistito e la sua figura altro non sarebbe che una costruzione fittizia compiutasi nella seconda metà del II secolo attraverso l'aggiunta di elementi fantastici (miracoli, apparizioni, terremoti...) e le continue falsificazioni, aggiunte e sostituzioni di parole e significati dei testi antichi. Il personaggio di Gesù, in particolare, sarebbe ricalcato su quello di Giovanni di Gamala (detto anche Yehōchānān ben Judah in ebraico, Yochanan bar Yehuda in aramaico cioè Giovanni figlio di Giuda, conosciuto anche come Giovanni il Nazoreo), una figura da alcuni ritenuta soltanto letteraria, che per Cascioli sarebbe uno dei membri del gruppo ebraico estremista ed antiromano degli Zeloti, vicino agli Esseni.[8] Giovanni sarebbe stato uno dei figli di Giuda il Galileo, un pretendente al trono di Israele, preteso discendente quindi dalla dinastia dei re Asmonei-Maccabei, preteso esponente della tribù di Giuda nonché presunto appartenente alla stirpe del Re Davide. Giuda il Galileo fu inoltre il fondatore della setta zelota.[19]

Nel suo libro Cascioli contesta inoltre la fondatezza storica dell'Antico Testamento. Egli afferma che l'Antico Testamento non è altro che una collezione di testi di provenienza disparata (di origine sumera, sumero-babilonese, babilonese, egiziana, persiana e indiana), con derivazione da diverse religioni pre-ebraiche, e redatta a partire dal VI secolo a.C. Ad esempio la redazione più antica del testo, secondo Cascioli, non comprendeva la vicenda di Abramo (inserita successivamente), e al racconto della Torre di Babele seguivano immediatamente le vicende di Mosè e l'uscita degli Ebrei dall'Egitto. L'obiettivo era quello di unire il popolo ebraico (sino ad allora politeista) sotto un unico dio, in modo da poter eliminare le lotte intestine e tentare di creare una nazione compatta.[20]

Alcuni dei punti fondamentali della teoria di Cascioli[21] sono di seguito illustrati.

Origine delle leggende bibliche[modifica | modifica wikitesto]

Molte delle più famose vicende bibliche sarebbero riconducibili ad altrettante leggende presenti nelle principali religioni dell'epoca. Non fa eccezione quella di Mitra, logos nella religione avestica e nel Mitraismo, tanto quanto Gesù in quella cristiana.[22]

Incoerenza del Vangelo[modifica | modifica wikitesto]

La descrizione, peraltro molto scarna, di Nazaret presente nei Vangeli non corrisponderebbe all'attuale città di Nazaret, bensì a Gamala nella regione del Golan. Dai Vangeli egli ricava infatti che Nazaret è situata in cima a un monte e nei pressi del Lago di Tiberiade, quando invece l'attuale Nazaret è sita in collina e dista quaranta chilometri dal lago. Inoltre vengono rilevate molte incongruenze tra le date e i luoghi.[23]

Giovanni di Gamala e i ribelli zeloti[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Giovanni di Gamala e Giuda il Galileo.
Panorama delle rovine di Gamala, secondo Cascioli la vera Nazaret biblica.

La teoria sulla figura di Giovanni, punto chiave dell'argomentazione, è articolata come segue:

1) Il termine "Nazareno", con cui Gesù viene chiamato in alcuni passi dei Vangeli, sarebbe stato distorto dagli evangelisti in un inesistente riferimento a Nazaret, mentre il significato reale sarebbe quello di "Nazoreo", cioè "Nazir", membro iniziato dalla comunità essena in preparazione di una rivolta ebraica contro l'Impero Romano (derivato dal termine veterotestamentario di Nazireo). Lo stesso appellativo Gesù, non sarebbe stato nome proprio all'epoca della Palestina evangelica, ma un soprannome basato sul nome ebraico Yehoshua ("Giosuè"), abbreviato in "Yeshu", e traduzione letterale di "Soter", nome greco significa "Salvatore", che è un epiteto di alcune divinità ellenistiche come Dioniso o Serapide; ad esempio risulta strano il caso dei nomi Gesù Cristo (Messia) e Gesù detto Barabba (Figlio del Padre, cioè di Dio) entrambi considerati pericolosi ribelli dai romani. Anche il filosofo pagano Celso sembra voler dire che Gesù fu solo un nome dato dai seguaci a un ribelle ebreo; Celso riporta, probabilmente da una voce che circolava fra gli ebrei, che era figlio illegittimo di un militare romano, Tiberio Giulio Abdes Pantera, ma Cascioli non condivide in pieno questa ipotesi anche se riprende da Celso alcuni argomenti; Cascioli e Salsi non parlano molto di questo personaggio alternativo, mentre un altro studioso della corrente anticlericale che riprende le loro idee, Giancarlo Tranfo, afferma che il Gesù cristiano è l'unione postuma effettuata da gnostici ed esseni tra il messia politico, o Cristo "davidico", cioè il guerrigliero Giovanni di Gamala e quello più spirituale, o "messia di Aronne", il rabbino e "mago" Yeshua ben Panthera, in un libro di cui lo stesso Cascioli ha scritto la prefazione, trovandosi d'accordo che più figure messianiche abbiano dato origine al mito di Yeshu.[24][23][15] Il passo di Celso che afferma che Gesù non era un nome proprio è il seguente:

« Colui al quale avete dato il nome di Gesù in realtà non era che il capo di una banda di briganti i cui miracoli che gli attribuite non erano che manifestazioni operate secondo la magia e i trucchi esoterici. La verità è che tutti questi pretesi fatti non sono che dei miti che voi stessi avete fabbricato senza pertanto riuscire a dare alle vostre menzogne una tinta di credibilità. È noto a tutti che ciò che avete scritto è il risultato di continui rimaneggiamenti fatti in seguito alle critiche che vi venivano portate. »
(Celso, Discorso veritiero[25])

2) il personaggio di Giovanni di Gamala presenterebbe notevoli analogie con quello di Gesù; questa figura è ritenuta storica da alcuni studiosi autodidatti, tra cui Cascioli.[23] Essa è ricavata da alcuni ragionamenti che i critici e gli storici hanno considerato errati:

  • Nel Protovangelo di Giacomo si narra la persecuzione di Erode contro gli eredi degli Asmonei (quasi tutti i primogeniti Maccabei-Asmonei si chiamavano Giovanni[26]), attestata anche da Giuseppe Flavio; in particolare quella contro Giovanni Battista, costretto a fuggire in Egitto (che presenta, come capita spesso nelle vicende bibliche, analogie e ripetizioni sorprendenti con la persecuzione di Gesù da parte di Erode), strana se egli fosse stato solo il figlio di un sacerdote di nome Zaccaria: Cascioli sostiene che Giovanni Battista fosse un rivoluzionario nazoreo zelota-esseno definito messia politico estremamente popolare in Palestina, che incitava il popolo a ribellarsi ai romani, e, come Giuseppe Flavio scrisse su Antichità giudaiche, fu fatto uccidere per decapitazione da parte di Erode Antipa, nel 36 d.C. perché egli temeva una rivolta popolare organizzata dal Battista stesso (quindi la storia di Salomè che chiese la testa del Battista ad Erode Antipa, dopo una sensuale danza del ventre, sotto richiesta della madre Erodiade, sarebbe un'invenzione postuma: la condanna a morte fu quindi per motivi politici). Il personaggio di Giuseppe padre di Gesù (figlio di Giacobbe/Eli) sarebbe inventato e basato in parte su Giuseppe figlio di Giacobbe-Israele[27], perché doveva rappresentare un uomo che sapesse resistere alle tentazioni di natura sessuale (per non compromettere la verginità di Maria) come lo fu Giuseppe quando rifiutò le pretese sessuali della moglie di Putifarre, onde cancellare la memoria di Giuda il Galileo, padre di Giovanni di Gamala.[28] Dopo l'uccisione di Giovanni Battista il nuovo messia politico divenne Giovanni di Gamala. La storia di Giovanni (Battista) e Gesù è narrata in modo molto simile, al che sembra che i due personaggi e i loro nomi si confondano[29]; nel Protovangelo si dice anche, appunto, che Giovanni era destinato ad essere Re d'Israele, ed Erode lo temeva:
« Accortosi di essere stato giocato dai magi, Erode si adirò e mandò dei sicari, dicendo loro: "Ammazzate i bambini dai due anni in giù".(...) Maria, avendo sentito che si massacravano i bambini, prese il bambino, lo fasciò e lo pose in una mangiatoia di buoi. Anche Elisabetta, sentito che si cercava Giovanni, lo prese e salì sulla montagna guardandosi attorno, ove nasconderlo; ma non c'era alcun posto come nascondiglio. (...) Erode, nel mentre, cercava Giovanni, e mandò dei ministri da Zaccaria, dicendo: "Dove hai nascosto tuo figlio?". Rispose loro: "Io sono un pubblico ufficiale di Dio e dimoro costantemente nel tempio del Signore, non so dove sia mio figlio". I ministri se ne ritornarono per riferire tutto ciò a Erode. Adiratosi, Erode disse loro: "E' suo figlio colui che regnerà su Israele!" »
(Protovangelo di Giacomo, 22-23)
  • C'è un accenno ad un potente ribelle della fazione zelota di nome Giovanni in un'opera di Giuseppe Flavio[30], precisamente nell'ottavo capitolo del VII libro della Guerra giudaica, dal paragrafo 252 al paragrafo 274.[31] Questo Giovanni è solitamente identificato con Giovanni di Giscala, ma Cascioli contesta l'affermazione sostenendo l'interpolazione, affermando che è inoltre il Giovanni in cui si parla all'inizio del vangelo dell'omonimo apostolo; inoltre Giovanni di Giscala non è descritto mai come guerrigliero zelota seguace della "quarta filosofia" essena (quella di Giuda, che voleva l'indipendenza e l'abolizione della schiavitù), e solitamente è chiamato Giovanni figlio di Levi; invece Giovanni di Gamala era zelota, anche se non rispettava, come Gesù appunto, le regole farisaiche. Infatti Giuseppe Flavio parla male di questo Giovanni, cioè il figlio di Giuda, suo lontano parente, ma invece sembra tollerare Giovanni di Giscala[26]; il passo di Giuseppe Flavio è il seguente:
« Eppure Giovanni fece sì che anche costoro sembrassero più moderati di lui; egli infatti non soltanto eliminò chiunque dava giusti e utili consigli, trattando costoro come i suoi più accaniti nemici fra tutti i cittadini, ma riempì la patria di un'infinità di pubblici mali, quali inevitabilmente doveva infliggere agli uomini chi già aveva osato di commettere empietà verso il Dio. La sua mensa era infatti imbandita con cibi proibiti ed egli aveva abbandonato le tradizionali regole di purità, sì che non poteva più far stupore se uno che era così follemente empio verso il Dio non osservava più la bontà e la fratellanza verso gli uomini. »
(Giuseppe Flavio, Guerra giudaica, libro VII, capitolo 8, 263-264)
Suddivisione di Giudea e Galilea nel I secolo
  • Uno degli apostoli, che hanno nome uguale ad alcuni figli di Giuda, è Giacomo il Maggiore conosciuto come "fratello di Giovanni" nei Vangeli e negli Atti degli Apostoli; Cascioli identifica in parte l'apostolo Giovanni in Giovanni di Giscala, che non era fratello di Giacomo e il discepolo che Gesù amava (quindi lo stesso evangelista Giovanni) in Lazzaro di Betania; quindi ci sarebbe un Giovanni più importante cancellato dalla storia, il quale era originario di Gamala come il padre e i fratelli. Inoltre si parla di numerose donne di nome Maria, a volte indicate come sorelle, e sarebbe assurdo che la madre di Gesù avesse nome uguale alla sorella, se non fosse un unico personaggio, diviso in vari personaggi; una di loro è indicata come "madre di Giovanni detto Marco" (sebbene i non cittadini romani non potessero assumere nomi romani) e il nome Giovanni fa spesso la sua comparsa.[32]

Giovanni di Gamala è ritenuto da molti una sola figura letteraria. Cascioli, affermando quindi che egli era figlio primogenito di Giuda il Galileo (personaggio storico citato da Giuseppe Flavio, fondatore del movimento ribellistico zelota, ucciso durante una sua rivolta anti-romana nel 7 d.C.) e di sua moglie Maria[33], sostiene che aveva diversi fratelli, di cui tre (Simone, Giacomo e Menahem) sono citati anche da Flavio Giuseppe nella Guerra giudaica e nelle Antichità giudaiche[34]; i fratelli sono i seguenti:

- Simone (secondogenito di Giuda), detto "Bariona" ovvero «latitante, fuorilegge, ricercato» in aramaico, (ma che sarebbe stato di proposito tradotto erroneamente con "Bar Jona", cioè "figlio di Giona", per nascondere la sua vera identità), noto anche come "Kefas" ovvero "pietra, roccia"[35], chiamato così per il suo aspetto imponente; uomo dal temperamento molto aggressivo, iracondo, descritto da Cascioli come un guerrigliero crudele e spietato, egli venne crocifisso col fratello Giacomo nel 46, sotto il procuratore Tiberio Giulio Alessandro.[36] Da lui si sarebbero ispirati i personaggi di Pietro apostolo (Simon Pietro) e Simone fratello di Gesù; forse confuso anche con Simone bar Giora[32];

- Giacomo (terzogenito di Giuda), detto "Zaddik" ovvero «giusto, che porta giustizia», crocefisso nel 46 col fratello Simone. Da lui si sarebbero ispirati i personaggi di Giacomo il Maggiore ("fratello di Giovanni"), Giacomo il Minore e Giacomo il Giusto ("fratello di Gesù");[34]

- Giuda soprannominato Tommaso, Didimo e Teuda[37] (Taddeo) - tutti aggettivi che significano "gemello" in lingua greca o aramaica e nominato così per la somiglianza d'aspetto con il fratello Giovanni - giustiziato per decapitazione nel 45 sotto il procuratore Cuspio Fado, per aver organizzato una sommossa "messianica"[38]. La sua testa mozzata fu portata a Gerusalemme. Da lui si sarebbero ispirati i personaggi di Giuda Taddeo, Tommaso detto Didimo, Teuda e Giuda fratello di Gesù;[34]

- Giuseppe, meglio noto come Menahem, che fu ben documentato da Giuseppe Flavio, il quale lo cita come ultimo figlio di Giuda il Galileo e come parente di Eleazaro bar Jair (Eleazaro figlio di Giairo). Nato nel 6 d.C, divenne capo degli zeloti nei suoi ultimi anni di vita. Durante la prima guerra giudaica uccise il sommo sacerdote Ananìa, ma fu a sua volta ucciso, nella stessa guerra, dai partigiani di Eleazaro figlio di Ananìa, nel settembre del 66. Avrebbe ispirato il personaggio di Giuseppe fratello di Gesù, chiamato anche Joses, secondario e non considerato un "apostolo" perché ancora estraneo alla ribellione all'epoca dei fatti;[34]

- due o tre sorelle di cui non si sa nulla, le quali avrebbero ispirato le anonime sorelle di Gesù.[34]

Cascioli identifica Eleazaro ben Simone cioè Lazzaro di Betania, parente e cognato di Giovanni di Gamala (figlio di Giairo, parente o discendente di Giuda il Galileo) col discepolo che Gesù amava e con Eleazaro bar Jair; Eleazaro morì suicida nel 74 d.C., alla fine della prima Guerra giudaica a Gamala.[39] Il personaggio di Giovanni Evangelista sarebbe stato una controfigura di Eleazaro. Anche la figlia di Giairo che Gesù avrebbe resuscitato sarebbe un'altra controfigura di Eleazaro, il quale era un personaggio estremamente compromettente a causa della fratellanza con Maria Maddalena/di Betania, moglie di Giovanni.[39] A loro si sarebbero uniti:

- Simone detto lo "Zelota": lui avrebbe ispirato l'apostolo Simone il Cananeo;[34]

- Giovanni di Giscala (da non confondere con Giovanni di Patmos detto il presbitero, autore della parte "pacifica" dell'Apocalisse di Giovanni[40], o con lo stesso Giovanni di Gamala) figlio di Levi-Matteo e poi rivale di Eleazaro nella guerra giudaica del 70; abbandonò subito la lotta zelota perché non era antiromano, salvo ribellarsi successivamente. Egli sarà catturato dai romani, che lo condanneranno all'ergastolo, risparmiandogli la vita[39][26];

- Giuda detto Iscariota, ovvero "sicario", cioè assassino di professione nella setta zelota, esecutore di omicidi politici[39];

- altri guerriglieri, che hanno fornito le basi per gli altri personaggi di apostoli e discepoli come Natanaele/Bartolomeo[41], Mattia, Filippo, Andrea, ecc.[39]

Questi nomi richiamano i principali apostoli (nei vangeli si parla esplicitamente dei fratelli di Gesù, ma molti studiosi sottolineano che nella tradizione ebraica il termine fratelli può anche indicare genericamente dei consanguinei).[42][43] Il presunto Giovanni di Gamala formò con essi una banda armata in rivolta contro l'occupazione romana, ma fu catturato nell'orto del Getsemani e crocifisso su un palo (non su una croce[44]) nel 39 d.C. (o in questa ricostruzione, 39 e.v.) all'età di cinquant'anni[45] (secondo Cascioli nacque nel 12 a.C.[46]).

Giovanni sarebbe morto durante il governo del prefetto Marullo, e non di Ponzio Pilato, come scritto nei Vangeli; difatti Pilato, a causa di malversazione e corruzione, oltre che della sua eccessiva crudeltà nella repressione contro i samaritani durante la rivolta del monte Garizim nel 36, era stato rimosso dal governatore della Siria Lucio Vitellio il Vecchio con l'assenso dell'imperatore Tiberio e sostituito prima con Marcello e poi con Marullo. Rimandato a Roma nel 37 per essere giudicato, Pilato venne forse esiliato nelle Gallie (oppure costretto a suicidarsi) per ordine del nuovo imperatore Caligola.[45]

Giovanni avrebbe sposato Maria di Betania, sua parente (figlia di Giairo e sorella di Eleazaro), che egli identifica con Maria Maddalena[47]; e che sarebbe stata "sdoppiata" di proposito per confondere i cristiani, così da nascondere il fatto che ella sia stata la moglie di Giovanni.[47]

Gli apostoli sarebbero stati in realtà dei guerriglieri, accoliti del movimento zelota e chiamati banda dei Boanerghes (in aramaico "figli del tuono", nome attribuito correntemente dall'esegesi cattolica a Giovanni apostolo e al fratello Giacomo): ad esempio Giuda Iscariota deriverebbe il suo appellativo da sicario, mentre Simone zelota (detto anche il Cananeo) denuncerebbe l'appartenenza alla setta zelota. Questa appartenenza ad un gruppo ribelle viene dedotta da alcune frasi di minaccia contenute negli stessi Vangeli, come quando Giacomo e il fratello Giovanni vogliono bruciare, invocando un "fuoco dal cielo", un villaggio samaritano che li ha respinti. Questa era una tipica tattica di rappresaglia degli zeloti contro i giudei considerati traditori e collaborazionisti con i romani, ed è descritta da Flavio Giuseppe[48] e Filone Alessandrino.[47]

Le origini della Chiesa nel II secolo[modifica | modifica wikitesto]

Papiro con frammento del Vangelo di Marcione (II secolo), che secondo Cascioli sarebbe il primo vangelo mai scritto

Dopo la guerra giudaica del 70, gli esseni pacifici, esautorati gli zeloti guerriglieri, avrebbero accentuato il messianismo, e sarebbero conosciuti nel mondo ellenistico come cristiani (chrestianói), traduzione della parola ebraica per messianisti (ad essi si riferisce, per Cascioli, Plinio il giovane, nel sua corrispondenza relativa al rescritto imperiale con lo stesso imperatore Traiano, nonché gli stessi Tacito e Svetonio (che parla di un generico "Cresto" o "Chrestos"), quando parlano delle presunte persecuzioni subite dalla chiesa, o delle agitazioni delle comunità ebraiche). Solo nel II secolo sarebbe nata la vera e propria Chiesa che avrebbe usato[49], per combattere l'idea di Messia spirituale degli gnostici ellenizzanti, la figura di Giovanni di Gamala, assumendo anche elementi non ebraici, poi divenuti la maggioranza e usi pagani (culti di Mitra e Dioniso riflessi nell'Eucarestia e altri riti). Cascioli, in particolare, sulla scia di Paul-Louis Couchod, ritiene che Gesù sia un dio misterico, basato anche su religioni indo-persiane, affine ai vari "Soter" pagani, come Dioniso, umanizzato dalla Chiesa sfruttando una delle tante figure messianiche antiromane, allo scopo di contrastare lo gnosticismo, e non un uomo vero poi divinizzato. Il primo Vangelo sarebbe stato quello di Marcione, personaggio affine a Paolo/Saulo, poi quello di Marco e tutti gli altri, risalenti, secondo Cascioli alla metà del II secolo e non al I secolo[50];

Nella precedente epoca di Nerone, i giudei messianisti, ovvero i cristiani, presenti anche nella comunità ebraica della capitale e ancora in guerra aperta in Giudea, erano avversi violentemente al potere romano e per questo non amati (fu facile perciò addossargli colpe non commesse come l'incendio di Roma del 64)[51]. L'ultimo imperatore dei giulio-claudii non perseguitò i "cristiani", quindi, ma condannò a morte solo alcuni facinorosi ebrei messianisti - che auspicavano la distruzione di Roma al passaggio della stella Sirio - seguendo le leggi romane, molto severe per la pena di incendio doloso, soprattutto se compiuto da stranieri[52]. Secondo la lex Cornelia de sicariis et veneficiis, voluta da Silla, l'omicidio a seguito di incendio veniva punito con la pena di morte: per i non cittadini romani con l'esposizione alle belve oppure con il rogo (legati a croci di legno e vestiti con tuniche spalmate abbondantemente di pece alla quale appiccare il fuoco, la cosiddetta tunica molesta), mentre per i cittadini romani con la decapitazione tramite spada. Quindi non si trattava di una persecuzione religiosa, ma di crimini comuni (veri o supposti) o politici.[52]

La definitiva codificazione biblica e falsificazione della storia, secondo Cascioli, sarebbe avvenuta solo con il canone cristiano definitivo, attuato per motivi politici dall'imperatore Costantino, nel IV secolo[50].

Diffusione[modifica | modifica wikitesto]

La tesi sostenuta da Cascioli non ha incontrato particolare diffusione. In ambito accademico gli storici hanno finora sostanzialmente ignorato le sue ricerche[53]. La tesi è stata diffusa principalmente su siti internet, dando vita a numerosi studi amatoriali paralleli.[54]

Altre pubblicazioni di Luigi Cascioli[modifica | modifica wikitesto]

A integrazione de La favola di Cristo ha inoltre pubblicato[55]:

  • La morte di Cristo (Cristiani e Cristicoli)
Il volume riporta, commentati dall'autore, i passi di svariati storici e scrittori che non avrebbero fatto alcuna menzione di Gesù Cristo nei loro scritti: Valerio Massimo (vissuto al tempo di Tiberio), Seneca (4 a.C.-65), Plinio il Vecchio (23-79), Flacco (34-62), Lucano (39-65), Dione Crisostomo (40-120), Stazio (45-96), Plutarco (45-125), Silio Italico (25-100), Marziale (65-95), Petronio Arbitro (morto nel 65), Quintiliano (65-97), Giovenale (55-140), Apuleio, Pausania, Giusto di Tiberiade (ebreo-romano della Galilea), Dione Cassio.
  • Lettera aperta al Vaticano
Volumetto contenente un elenco di oltre 60 scrittori nati dalla fine del Seicento ai tempi nostri (e che negarono l'esistenza di Gesù) redatto da Kenneth Humphreys, oltre alla "lettera" che dà il nome al titolo.

Ha inoltre scritto un romanzo dal titolo La statua nel viale e numerosi articoli su internet in cui attacca la religione e la Chiesa cattolica. Al momento della morte stava lavorando al progetto di un nuovo libro, su quello che definiva "l'imbroglio di Fatima"[56].

Fonti storiche usate da Cascioli[modifica | modifica wikitesto]

Jean Meslier

Sebbene nei suoi libri non riporti una precisa bibliografia, Cascioli ha ammesso però (specialmente nelle sue conferenze) di aver preso alcuni spunti da studiosi come Emilio Salsi (che propugna una tesi molto simile, sulla scia di quella di Cascioli; dopo di lui ne porta avanti alcune idee)[57], Daniel Massé[58], Emilio Bossi[59], Afanasij Ivanovic Bulgakov[60], nonché da David Donnini[61]. Cascioli ha però acquisito più notorietà rispetto a molti altri contemporanei studiosi per la sua attività militante, che avuto il suo culmine nella denuncia contro la Chiesa, fino alle interviste televisive.[13][62] Alcune delle sue tesi sono riprese anche dalla tradizionale ricerca razionalista sulla Bibbia, che prese avvio dal filosofo e sacerdote cattolico francese, divenuto segretamente ateo, Jean Meslier (1664-1729); Meslier fu il primo ad identificare la Nazaret biblica con Gamala e non con la Nazaret odierna, oltre ad essere l'inventore del termine "cristicoli".[63] Altri autori che Cascioli ha usato come fonte sono Flavio Giuseppe[64], lo storico ebreo-romano dell'epoca dei Flavi, ex combattente giudaico, il filosofo neoplatonico Celso[65] e lo studioso Paul-Louis Couchoud.[66]

Contesto degli studi[modifica | modifica wikitesto]

Giovanni di Gamala o Gesù?[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Mito di Gesù.

Cascioli sposa apertamente quello che è comunemente conosciuto come filone mitico (iniziato nella seconda metà del XVIII secolo), riguardante una ricostruzione della figura di Gesù che porterebbe alla sua inesistenza storica. Nel dettaglio della sua teoria Cascioli darebbe per assodata la storicità di Giovanni di Gamala.

Il problema della storicità di Gesù[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Storicità di Gesù, Antichità giudaiche e Cristianesimo e Mitraismo.

Cascioli afferma che «Gesù non ebbe nel primo secolo e per tutta la prima metà del secondo il significato di nome proprio» basandosi sui lavori di quattro tra i maggiori storici non cristiani (Plinio il Giovane[67], Flavio Giuseppe, Svetonio[68] e Tacito[69], oltre a Plutarco), evidentemente rigettando il cosiddetto Testimonium Flavianum (due passi estrapolati delle Antichità Giudaiche di Flavio Giuseppe), un testo comunque non ritenuto troppo affidabile da molti[70] e considerato un'interpolazione da parecchi studiosi[71][72], non solo "alternativi"[73][74], tra cui alcuni che affermano anche che Giuseppe non avrebbe mai riconosciuto Gesù come Messia/Cristo (come viene detto invece nel passo citato in cui lo storico scrive: "Egli era il Cristo" e addirittura ne accredita la resurrezione), in quanto ebreo osservante ed ortodosso e non cristiano.[75][76]

Critiche e confutazioni delle sue tesi[modifica | modifica wikitesto]

Silvio Barbaglia, sacerdote cattolico e docente di Scienze bibliche presso il Seminario San Gaudenzio della diocesi di Novara, ha scritto il documento La favola di Cascioli, con l'intenzione di confutare punto per punto le tesi dell'autore di Bagnoregio[77]. Quest'ultimo ha risposto al documento di don Barbaglia attraverso una conferenza, tenutasi a Venezia il 16 maggio 2007[78], la quale è stata a sua volta oggetto di un'altra conferenza tenuta sempre da don Barbaglia il 5 luglio 2007 a Novara[79].

Anche lo studioso e biblista Mauro Pesce, nella postfazione del libro Inchiesta su Gesù si esprime indirettamente in contrasto con le posizioni di Cascioli; nel libro scrive:

« Quando Corrado Augias mi ha proposto un dialogo sulla figura di Gesù ho accettato volentieri perché sono convinto che i risultati della ricerca storica siano poco noti in Italia. Sono più diffusi interpretazioni confessionali e innumerevoli libri devozionali che propongono un'immagine submitificata e banale di Gesù, quasi che i fedeli non abbiano bisogno d'interrogarsi sulla verità storica. Ci sono poi libri scandalistici, frutto di un atteggiamento antiecclesiastico, scritti da persone con una scarsa preparazione sull'argomento. Alcuni continuano a sostenere la tesi, senza alcun fondamento, secondo la quale Gesù non sarebbe mai esistito. Altri danno credito a certi scritti apocrifi, negando quasi per principio ogni attendibilità ai testi canonici o alle affermazioni delle Chiese. »
(Mauro Pesce, Inchiesta su Gesù, Mondadori, 2006)

Altre iniziative[modifica | modifica wikitesto]

Per protesta contro la chiusura di alcuni siti internet contrari alla Chiesa cattolica, Cascioli ha pubblicato sul suo sito una lettera aperta[80] nella quale minaccia di operare, in senso provocatorio, con l'aiuto di un ex sacerdote, un atto simile alla cosiddetta consacrazione della panetteria:

« Al primo sentore che avremo di una qualsiasi repressione operata da voi di siti internet a voi contrari, o di semplici boicottaggi, comincerà la trasformazione di vino in sangue di Gesù Cristo in damigiane e botti [...] le transustanziazioni assumeranno un'ampiezza industriale e il vino, trasformato in sangue di Cristo, del vostro eroe in realtà mai esistito, sarà messo in commercio a due franchi al litro. »

Curiosità[modifica | modifica wikitesto]

  • A calce del libro La morte di Cristo, Luigi Cascioli elenca una brevissima bibliografia consistente in: La Sacra Bibbia (ed. CEI), Le avventure di Pinocchio (ed. Mondadori), La grande cucina (ed. Garzanti). In realtà si tratta di una burla che egli fa agli storici "seri" e agli studiosi cattolici che si lamentavano e lo contrastavano in primis per la sua irriverenza unitamente alla mancanza di note nei suoi testi e di citazioni in lingue antiche.[81]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ e non agronomo, come erroneamente riportato in alcuni articoli
  2. ^ Cascioli 2002
  3. ^ Prove Christ exists, judge orders priest in Times, 03 gennaio 2006.
  4. ^ Il caso in La Repubblica, 10 febbraio 2006, p. 35. URL consultato il 12 gennaio 2009.
  5. ^ È morto Luigi Cascioli
  6. ^ Condoglianze alla famiglia sul sito ufficiale di Cascioli
  7. ^ L'ateismo di Luigi Cascioli
  8. ^ a b Cascioli 2002, Introduzione
  9. ^ (EN) Italy judge considers Jesus case BBC
  10. ^ Servizio del Tg2 - Gesù sotto processo GoogleVideo
  11. ^ Luigi Cascioli: processi
  12. ^ Lettera aperta al Vaticano di Luigi Cascioli, dispobibile sul sito ufficiale.
  13. ^ a b Denuncia alla Chiesa! Luigi Cascioli denuncia un prete dal Tg2
  14. ^ a b c Informazioni biografiche fornite da Elena Cascioli
  15. ^ a b Luigi Cascioli, Prefazione a La croce di spine di Giancarlo Tranfo
  16. ^ Voltaire, Relazione sulla morte del Cavaliere de La Barre al Marchese di Beccaria
  17. ^ "Dedico questo libro al cavalier de La Barre"; Cascioli 2002, I
  18. ^ ritenuta dagli storici un falso dello scrittore antipapista inglese John Bale (1495-1563), contenuto nella sua opera "The Pageant of Popes".
  19. ^ Cascioli 2002, p. 86 e segg.
  20. ^ Cascioli 2002, p. 4 e segg.; 17-85
  21. ^ fonte: dal sito di Luigi Cascioli
  22. ^ Cascioli 2002, p. 55 e seg.
  23. ^ a b c Cascioli 2002, p.135 e segg.
  24. ^ G. Tranfo, La croce di spine, pag. 213-214
  25. ^ riportato sul sito di Cascioli
  26. ^ a b c Giovanni di Gamala il Galileo
  27. ^ Cascioli 2002, p. 117 e segg.
  28. ^ Cascioli 2002, p. 142
  29. ^ Luigi Cascioli, Un presepio per tutti
  30. ^ Cascioli 2002, p. 96 e segg.
  31. ^ anche Emilio Salsi, nel libro Giovanni il Nazireo, riportato in parte anche nel proprio sito internet "Vangeli e Storia", conviene con questa identificazione, così come altri studiosi autodidatti della corrente mitista-anticlericale
  32. ^ a b Cascioli 2002, pp. 96-134
  33. ^ Cascioli 2002, p. 96-142
  34. ^ a b c d e f Cascioli 2002, p. 96 e segg.
  35. ^ Cefa è uno dei nomi con cui Pietro è chiamato nel Nuovo Testamento
  36. ^ Flavio Giuseppe, Antichità giudaiche 20.5.2 102
  37. ^ ribelle nominato negli Atti degli Apostoli
  38. ^ Cascioli 2002, p. 129
  39. ^ a b c d e Cascioli 2002, p. 96-116
  40. ^ secondo Cascioli l'Apocalisse fu costruita su un'opera di propaganda bellica degli anni 65-70, integrata con aggiunte "pacifiste" del 95
  41. ^ Natanaele è un nome di origine ebraica, mentre Bartolomeo è un patronimico, "figlio di Talmay" in aramaico, oppure misto aramaico-greco ellenistico, "figlio di Tolomeo"
  42. ^ Josef Blinzler, I fratelli e le sorelle di Gesù, Paideia, 1974, ISBN 88-394-0297-7
  43. ^ Vittorio Messori, Ipotesi su Maria, Ares, 2005, ISBN 88-8155-338-4
  44. ^ Cascioli 2002, p. 143-148
  45. ^ a b Cascioli 2002, p. 153
  46. ^ Cascioli 2002, p. 152
  47. ^ a b c Cascioli 2002, p. 117
  48. ^ Giuseppe Flavio, La guerra giudaica, VII, 8.1.
  49. ^ Cascioli 2002, p. 107 e segg.
  50. ^ a b Cascioli 2002, p. 55 e segg.; 107 e segg.
  51. ^ Cascioli 2002, p. 96-116
  52. ^ a b Carlo Pascal, L'incendio di Roma e i primi Cristiani, Torino, E. Loescher, 1900
  53. ^ Si veda la risposta di Mauro Pesce, professore ordinario di Storia del Cristianesimo, alla domanda se Giovanni di Gamala sia il Gesù storico.
  54. ^ come quello di Alessandro De Angelis, Gesù, il Che Guevara dell'anno zero, 2014
  55. ^ opere di Cascioli nominate sul sito ufficiale
  56. ^ dichiarazioni sul sito ufficiale
  57. ^ cfr.: Emilio Salsi, Giovanni il Nazireo detto "Gesù Cristo" e i suoi fratelli. La risposta della Storia al "Gesù di Nazaret" di Joseph Ratzinger, autopubblicato
  58. ^ L'enigme de Jésus Christ, Editions du Siecle, Paris, 1926
  59. ^ (1870-1920), autore di Gesù Cristo non è mai esistito (1904)
  60. ^ padre di Michail Bulgakov, che ne riprende alcune tesi nel romanzo Il maestro e Margherita; queste tesi erano diffuse anche a livello accademico sovietico, spesso ripresi dalla pubblicistica francese positivista.
  61. ^ laureato in Chimica e oggi insegnante di fotografia presso un istituto professionale; autore di Cristo. Una vicenda storica da riscoprire, ed. ErreEmme, Roma 1994.
  62. ^ Il sito Homolaicus riporta che «effettivamente Luigi Cascioli risulta essere, per il web laicista, un terminus a quo obbligato, non tanto per la sua controversia legale col parroco di Bagnoregio, quanto per i suoi studi ateistici sul cristianesimo primitivo, come documentano il suo sito e il suo fondamentale testo: La favola di Cristo (2001)» (Articolo di Enrico Galavotti)
  63. ^ Jean Meslier, Il testamento, 1729
  64. ^ autore di Antichità giudaiche e Guerra giudaica
  65. ^ autore del Discorso veritiero
  66. ^ P.-L. Couchoud, Jésus: le dieu fait home, 1937.
  67. ^ che nomina i cristiani, ma non Cristo
  68. ^ Svetonio nomina Chrestos
  69. ^ idem come Plinio
  70. ^ Cascioli 2002, p. 135 e segg.
  71. ^ E. Schürer, The History of the Jewish People in the Age of Jesus Christ (175 B.C.- A.D. 135), 4 vols., Edimburgo: T.& T.Clark, 1973-87
  72. ^ H. Chadwick, The Early Church, II edizione, Londra: Penguin, 1993
  73. ^ come Serge Bardet, Le testimonium Flavianum: examen historique, considérations historiographiques (2002); Michel Onfray, Trattato di ateologia, ecc.
  74. ^ J.P. Migne, Patrologie Cursus Completus, Serie Graeca, Tomus CIII. Pfozius Cotantinopolitaus Patriarca
  75. ^ La maggioranza degli studiosi lo accetta parzialmente, attribuendo ad interpolatori cristiani solo alcune affermazioni troppo esplicite in esso contenute, come l'affermazione sul "Cristo", ma senza tale aggiunta non si spiegherebbe la parte successiva che parla di coloro che sono chiamati "cristiani" dal suo nome, venendosi a creare un forte dubbio di autenticità sull'intero passo; vedi: Testimonium Flavianum: si tratta di un'interpolazione
  76. ^ "Some (scholars) have mantained that the passage is wholly authentic; others think that it is wholly spurious. Most today regard the passage as authentic but edited." in Craig A. Evans, "Jesus and His Contemporaries: Comparative Studies", 1995.
  77. ^ La favola di Cascioli
  78. ^ Video della conferenza di Venezia
  79. ^ Video della conferenza di Novara
  80. ^ Lettera aperta al Vaticano
  81. ^ Cascioli, La morte di Cristo

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Luigi Cascioli, La favola di Cristo. Inconfutabile dimostrazione della non esistenza di Gesù, autopubblicato, 2002. - testo integrale del libro

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