Jacques-René Hébert

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Jacques-René Hébert

Jacques-René Hébert (Alençon, 15 novembre 1757Parigi, 24 marzo 1794) è stato un giornalista e politico francese ghigliottinato durante il Regime del Terrore.

Jacques-René Hébert era il figlio del gioielliere Jacques Hébert, morto nel 1766, e di Marguerite Beunaiche de La Houdrie (1727-1787).

Lanciò nel 1790 Le père Duchesne, giornale degli estremisti rivoluzionari. Partecipò, nel 1792, alla caduta della monarchia nel ruolo di accusatore pubblico e, nel 1793, a quella dei girondini. Con i suoi sostenitori, gli Hébertisti (Chaumette, Chabot, Collot d'Herbois ed altri), influenzò fortemente il club dei Cordiglieri ed il Comune insurrezionale. Maximilien de Robespierre, di cui lui aveva denunciato la moderazione, lo fece arrestare e giustiziare nel 1794.

Indice

Creatore di Le Père Duchesne [modifica]

Provinciale che aveva studiato il diritto, Hébert giunge a Parigi. L’anno 1789 non portò dei cambiamenti notevoli nella sua condizione: il dottor Boisset, suo conterraneo, accettò ospitarlo a condizione che redigesse al suo posto una brochure, La Lanterna magica o la Peste degli Aristocratici che segnò l'inizio della sua carriera di libellista. Redasse in seguito alcuni opuscoli mentre la sua situazione economica diventava sempre più precaria.

La pubblicazione dei primi numeri di Le Père Duchesne, a partire dal settembre 1790, avrebbe aperto un nuovo periodo nella sua vita. Molti pamphlets erano stati pubblicati sotto questo nome, ma quelli di Hébert, che i venditori pubblicizzavano urlando: "È proprio in collera oggi le père Duchesne!", si distinguevano per la violenza che caratterizzava il suo stile. Dal 1790 al 1791, il père Duchesne era costituzionale e ancora favorevole al re e a La Fayette, biasimando Maria Antonietta e Marat e riservando le critiche più aspre per l’abate Maury grande difensore dell’autorità pontificia contro la costituzione civile del clero. Il tono si indurì decisamente con l’avvento della Repubblica. Il governo fece stampare nel 1792 alcuni dei suoi numeri a spesa della Repubblica per farli distribuire negli eserciti per svegliare i soldati da un torpore giudicato pericoloso per la salvezza della cosa pubblica.

Rivoluzionario radicale [modifica]

Nel 1791 ruppe con i moderati che sognavano un compromesso con gli aristocratici. Il 17 luglio 1791, firmò la petizione del Campo di Marte e la fucilazione dei "patrioti" lo gettò in prima fila fra i rivoluzionari. Aveva ormai trovato il suo tono sciatto, quello stile così volentieri osceno, tutto teso a conservare una sorta di eleganza, che lo posizionava nella stirpe dei grandi libellisti del XVIII secolo. Le père Duchesne attaccava senza mezzi termini La Fayette, Mirabeau, Bailly: dopo la fuga mancata del re, se la prese con Luigi XVI e lo stesso papa. Innanzitutto, le père Duchesne era patriottico: divenne ben presto il portavoce dei sanculotti e delle sezioni, denunciando le manovre dei seguaci degli inglesi, dei tedeschi e degli emigrati.

Membro del club dei Cordiglieri, Hébert sedette alla Comune insurrezionale dove fu inviato durante la notte tra il 9 e il 10 agosto 1792 dalla sezione Bonne-Nouvelle. Approvò apertamente i massacri di settembre ai quali peraltro non aveva partecipato. Il 22 dicembre 1792, fu nominato secondo sostituto del Procuratore della Comune. Fino all'agosto 1793, sostenne con vigore i montagnardi contro i girondini. I suoi amici e lui stesso si preoccuparono di continuare a non tradire gli interessi profondi della borghesia e disapprovarono i sanculotti quando questi cominciarono a predicare delle misure estremiste in materia economica. Tra l'aprile e il maggio 1793, Hébert fu fra quelli che consegnarono i girondini alla vendetta popolare. La retata tentata dalla Convenzione Nazionale, che fece arrestare Hébert il 24 maggio 1793, con Morineau, Brichet e Varlel, fallì davanti alla reazione minacciosa delle sezioni. La popolarità di Hébert ne fu considerevolmente rinforzata. Fu da allora uno dei capi della Rivoluzione in corso.

Radicalizzazione [modifica]

L'atteggiamento di Hébert cambiò dopo la morte di Jean-Paul Marat (13 luglio 1793) e la crisi dell'estate, poiché tese a radicalizzarsi sempre di più. Le giornate del 4 e 5 settembre 1793, in cui i sanculotti invasero la Convenzione e le imposero l’applicazione del Terrore, furono un successo personale per Hébert. Dal settembre 1793 al gennaio 1794, sottomise la Convenzione ad una pressione continua (legge dei sospetti, legge del massimo generale).

Campagne contro la Regina e contro la Chiesa [modifica]

Copertina di un pamphlet di Jacques-René Hébert, 1790

La campagna che condusse contro Maria Antonietta non fu completamente estranea alla condanna a morte della regina.

Con Chaumette e i suoi amici, fu anche uno dei principali animatori della politica di decristianizzazione. Nonostante fosse violentemente anticlericale e ostile al cattolicesimo, si difendeva contro l’accusa di ateismo, chiamando Gesù "il miglior Giacobino che ci sia mai stato in terra" e riscrivendo i vangeli a modo suo in le père Duchesne: "quando il bravo sanculotto di nome Gesù apparve, predicò la benevolenza, la fratellanza, la libertà, l’uguaglianza, il disprezzo della ricchezza. Tutti i sacerdoti bugiardi (...) caddero nel disprezzo generale. È vero che gli scellerati si vendicarono proprio bene, d'accordo con i giudici e l'Ugo Capeto dell'epoca, facendo perdere il povero sanculotto Gesù." Hébert fa marcia indietro davanti a Maximilien de Robespierre, quando quest'ultimo, il I frimaio del II anno, denunciò l'ateismo, pur decretando la libertà di culto. Nei primi mesi del 1794, Hébert sfruttò il malcontento popolare nato dall'aumento generale dei prezzi.

Arresto, condanna ed esecuzione [modifica]

Imprudentemente, non si accontentò di attaccare gli Indulgenti (gli ex-membri del partito dei Cordiglieri, chiamati così da Robespierre, tra cui vi erano Danton e Camille Desmoulins), ma se la prese anche con Robespierre, ormai troppo moderato ai suoi occhi. Il governo rivoluzionario decise infine di agire e fece arrestare nella notte dal 13 al 24 ventoso del II anno Hébert e i capi principali dei Cordiglieri. Furono tutti condannati a morte e uccisi dieci giorni dopo, il 4 germinale del II anno.

Aveva sposato il 7 febbraio 1792 Maria Margherita Françoise Hébert (nata Goupil), ex-suora del convento della Concezione (in rue Saint-Honoré a Parigi) sotto il nome di "Sorella della Provvidenza", ghigliottinata il 13 aprile 1794. Da questa unione era nata una figlia, Scipion-Virginie (7 febbraio 1793-13 luglio 1830).

Voci correlate [modifica]

Bibliografia [modifica]

  • Procès des conspirateurs Hébert, Ronsin, Vincent et complices: condamnés à la peine de mort par le Tribunal Révolutionnaire, le 4 germinal, l’an 2 de la République et exécutés le même jour: suivi du précis de la vie du père Duchesne, Paris, De l’imprimerie du Tribunal révolutionnaire. À Paris, Chez Caillot, 1794
  • Antoine Agostini, La pensée politique de Jacques-René Hébert (1790-1794), Aix-en-Provence: Presses universitaires d’Aix-Marseille, 1999
  • Charles Brunet, Le père Duchesne d’Hébert, Notice historique et bibliographique sur ce journal, publié pendant les années 1790, 1791, 1793 et 1794: précédée de la vie d’Hébert, son auteur et suivie de l’indication de ses autres ouvrages, Paris, Librairie de France, 1859
  • Marc Crapez, Le social-chauvinisme: des Hébertistes à la droite révolutionnaire 1864-1900, Paris, Septentrion, 1999 ISBN 2-284-00469-5
  • Paul d’Estrée, Le père Duchesne. Hébert et la commune de Paris (1792-1794), Paris, Ambert 1908
  • Marina Grey, Hébert: le père Duchesne, agent royaliste, Paris, Perrin, 1983 ISBN 2-262-00300-9
  • Antoine Hadengue, Les gardes rouges de l’an II: l’armée révolutionnaire et le parti hébertiste, Paris, Tallandier, 1989
  • Louis Jacob, Hébert le père Duchesne, chef des sans-culottes, Paris, Gallimard 1960 ISBN 2-07-023333-2
  • Gustave Tridon, La Commune de Paris de 1793; les Hébertistes, Bruxelles, J.H. Briard 1871
  • Gustave Tridon, Les Hébertistes; plainte contre une calomnie de l’histoire, Paris, Chez l’auteur, 1864
  • Pierre Turbat, Vie privée et politique de J.-R. Hébert, auteur du père Duchesne, À Paris, Se trouve à l’Imprimerie de Franklin, rue de Cléry, No. 76, 1794
  • Gérard Walter, Hébert et le père Duchesne, Paris, J.B. Janin, 1946
  • Gérard Walter Procès instruit et jugé au tribunal révolutionnaire: contré Hébert et consorts, Paris, Edhis, 1969 ISBN 2-7152-2591-1

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