Ateismo cristiano

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Nella pubblicistica politica, l'ateismo cristiano (a volte anche cristianismo) denota la posizione ideologica di alcuni intellettuali, i quali ritengono indispensabile la tutela della tradizione cristiana al fine di salvaguardare i princìpi politici di libertà e democrazia della civiltà occidentale, a prescindere dalla loro eventuale fede cristiana. Tale posizione ha alcune affinità con le posizioni dei Teocon statunitensi.

Per riferirsi ai rappresentati di questa corrente politico-ideologica, i quali, benché atei, tendono a difendere le idee e le posizioni della Chiesa cattolica, si fa uso in ambito giornalistico anche del termine atei devoti.

Tesi dell'ateismo cristiano[modifica | modifica sorgente]

"Cristianisti" e "atei devoti" sostengono la necessità di una riaffermazione dei valori cristiani come fondamento dell'Occidente, nell'attuale scenario di espansione dell'Islam. Da notare che, a differenza dei cattolici, i quali pure sostengono posizioni politiche vicine al conservatorismo, queste personalità spesso non nascondono di essere personalmente su posizioni agnostiche o atee rispetto alla problematica religiosa.

I sostenitori dell'importanza del cristianesimo come radice della civiltà occidentale ritengono che l'eventuale declino dei valori cristiani debba condurre immancabilmente anche alla scomparsa del modello culturale europeo e occidentale, basato sulla democrazia e la libertà.

In ciò vi sono alcune analogie con la filosofia politica di Leo Strauss in tema di scrittura reticente: secondo il filosofo tedesco, è giusto che una minoranza di esseri umani sia depositaria di una verità superiore, unico fondamento di quella cultura e di quella moralità che le masse non sarebbero in grado di raggiungere. In effetti, il pensiero di Leo Strauss è stato oggetto di studi da parte di Giuliano Ferrara, il principale promotore delle posizioni del neoconservatorismo e del cristianismo in Italia.

Un predecessore politico dei cristianisti è stato Charles Maurras, il fondatore del movimento conservatore Action Française, che si definiva athée catholique (il movimento politico venne condannato dalla Chiesa francese e Maurras subì la scomunica da parte di Pio XI[1][2]).

Numerosi esponenti politici e culturali italiani hanno dichiarato la loro aderenza agli ideali degli "atei devoti" nel primo decennio del XXI secolo. La scrittrice Oriana Fallaci si dichiarava "atea e cristiana", cercando di risolvere la contraddizione grazie alla distinzione tra fede (nel suo caso assente) e religione come orizzonte culturale e morale (in questo caso cristiano).

Giuliano Ferrara ha dichiarato:

« Io non ho una fede personale, non ho questo dono, questa grazia soprannaturale, e non ho una confessione praticata e osservante. Io non sto dentro l'ortodossia della Chiesa cattolica, perché pur essendo stato battezzato [...] io non ho la fede. E pur essendo culturalmente cattolico, non sono parte della Chiesa, del popolo di Dio. Ma la mia è una posizione teista. [...] Io ho una posizione che praticamente è quella richiamata da Ratzinger parafrasando Ugo Grozio: quella di vivere come se Dio esistesse. [...] Insomma, penso molte cose cattoliche senza essere cattolico. Ma non sono "un ateo devoto". Chi mi conosce sa che io sono il contrario di un "devoto". Sono una persona disciplinata e razionale, ma "devoto" no.[3] »

Nel 2004 Vittorio Messori, recensendo il libro Senza radici, nel quale erano raccolti due saggi di Marcello Pera e di Joseph Ratzinger, riteneva di individuare nella posizione dell'allora pontefice una certa diffidenza per "un cristianesimo senza Cristo", come quello propugnato dall'ideologia cristianista.[4] Tuttavia lo stesso Marcello Pera è stato definito[senza fonte] ateo devoto e negli anni successivi anche Ferrara e la Fallaci, nonostante il loro ateismo, hanno incontrato Ratzinger,[5][6] il quale, eletto papa, si è trovato spesso in consonanza con le tesi dei due giornalisti.

Aspre critiche verso i cristianisti sono venute anche da parte di un intellettuale tradizionalista, lo storico Franco Cardini, nel saggio "La paura e l'arroganza", scritto in risposta a "La rabbia e l'orgoglio" di Oriana Fallaci.

Secondo Filippo Rossi, direttore della fondazione Farefuturo, «li definiscono cristianisti ma, in fondo, sono semplici bestemmiatori, mercanti di paura che cacciano Gesù dal tempio, svuotando la fede di qualsiasi senso religioso. (...) Il paradosso è tutto qui: difendono il cristianesimo ma, di certo, non sono buoni cristiani».[2]

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Perché la Chiesa non crede al Vangelo secondo Rocco, Corriere della Sera Magazine, 18 novembre 2004 [1]
  2. ^ a b La Lega contro Tettamanzi: "Vescovo o imam?" Il cardinale: "Sono sereno, riscopro la libertà", Il Giornale, 7 dicembre 2009
  3. ^ Né ateo né devoto, Intervista, Tempi num.17 del 26/04/2007 [2]
  4. ^ Ratzinger, La Rivelazione salva l'uomo integralmente Corriere della Sera 14 dicembre 2004 [3]
  5. ^ Maurizio Crippa L’incontro fra il Papa e l’Elefantino devoto, Il Giornale, 25 febbraio 2008
  6. ^ Luigi Accattoli, Ora spero che Benedetto XVI sia intervistato dalla Fallaci», Corriere della Sera, 6 settembre 2005

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • Marco Nese, Gli eletti di Dio. Lo spirito religioso dell'America, Editori Riuniti, 2006, ISBN 8835957656
  • Gaetano Quagliariello, Cattolici, pacifisti, teocon. Chiesa e politica in Italia dopo la caduta del Muro, Mondadori, Milano 2006.

Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]