Timore e tremore
| Timore e tremore | |
|---|---|
| Titolo originale | Frygt og Bæven |
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|
| Copertina della prima edizione | |
| Autore | Søren Kierkegaard |
| 1ª ed. originale | 1843 |
| Genere | saggio |
| Sottogenere | filosofia |
| Lingua originale | danese |
Timore e tremore (in danese Frygt og Bæven) è una delle principali opere del filosofo danese Søren Kierkegaard, pubblicata nel 1843 con lo pseudonimo di Johannes de Silentio. Il titolo fa riferimento ad una frase tratta dalla paolina Lettera ai Filippesi, il versetto 2, 12: «Quindi, miei cari, obbedendo come sempre, non solo come quando ero presente, ma molto più ora che sono lontano, attendete alla vostra salvezza con timore e tremore».
Timore e tremore mostra un'interpretazione originale del sacrificio di Isacco da parte di Abramo (Genesi, 22) ed utilizza la vicenda come un’occasione per discutere i problemi fondamentali della filosofia morale e della teologia, come la natura di Dio e della fede, le relazioni tra fede, etica e morale, e la difficile impresa di essere un vero fedele.
Indice |
Riassunto dell'opera [modifica]
Il libro inizia con una riflessione sulla forza della fede di Abramo quando Dio gli comandò di sacrificare il figlio Isacco. Kierkegaard espone quattro alternative in cui Abramo avrebbe potuto fallire nella prova della sua fede e le mette in contrasto con la propria interpretazione della vicenda di Abramo e della sua dimostrazione di fede. Silentio (cioè Kierkegaard stesso) ammira profondamente la fede di Abramo, ma non riesce a comprenderla in nessun modo. Dopo l’Introduzione e Stato d'Animo (o Atmosfera), troviamo il capitolo Panegirico di Abramo (o Elogio d'Abramo), Problemata ed una serie di tre Problematica, in cui affronta tre specifici problemi filosofici nati dalla storia del sacrificio di Abramo.
- È presente una sospensione teleologica dell'etica? Può Abramo essere considerato "buono" per aver obbedito a Dio, quando eticamente è soltanto un assassino?
- Esiste un dovere assoluto verso Dio?
- È eticamente giustificabile il fatto che Abramo non riveli a Sara, Eliezer e Isacco il suo progetto, rimanendo in solitudine col suo silenzio?
Temi [modifica]
In Timore e tremore Kierkegaard introduce la figura del "Cavaliere della Fede" contrapposta al "Cavaliere dell'Infinito". Lo stadio religioso del filosofo danese appartiene al cavaliere dell'infinito, che non coincide con la fede di Abramo, ma con quella di colui che crede in una salvezza eterna, però rassegnandosi a non poter essere felice, a non poter essere salvato nell'al di qua. Il cavaliere dell'infinito, nella vita terrena, è rassegnato. Il cavaliere della fede, invece, dopo aver compiuto il "primo movimento" (dopo aver creduto nell'esistenza di Dio), ne compie un altro in direzione opposta, torna all'"al di qua", e in questo «doppio movimento»[1] fra teologia della croce e teologia della gloria crede che Dio lo salverà anche nella storia mondana. È una salvezza proiettata nel presente. Il cavaliere delle fede crede nell'assurdo, non è rassegnato, crede che Dio lo renderà felice pure qui e ora. Abramo crede fermamente che, se Dio gli ha ordinato di uccidere Isacco, non potrà che ricavarne felicità, poiché è stato Dio a ordinarglielo e Dio per fede gli restituirà Isacco.
Il filosofo danese fa notare nelle prime pagine del libro come i filosofi del XIX secolo non vedano alcun mistero nella vicenda di Abramo, ma trovino di ardua comprensione ed incredibilmente difficile la filosofia di Hegel: «Dev'essere difficile comprendere Hegel; ma Abramo! Uno scherzo. Dev'essere un prodigio superare Hegel. Ma superare Abramo! Niente di più facile». Per contro, Kierkegaard afferma di aver letto e compreso la filosofia hegeliana, accusandola anche di essere poco chiara nei punti che gli sono rimasti «oscuri», ma «quando mi metto a riflettere su Abramo, sono come annientato».
Nella sua «teologia sperimentale»,[2][3] Kierkegaard provò senza successo a ottenere qualcosa d'analogo al «doppio movimento» tra croce e gloria nell'infelice rapporto con la fidanzata Regina Olsen.
Questi concetti sono presenti in modo esplicito nel film Ordet (1955) di Carl Theodor Dreyer, in cui anche il protagonista, studioso della teologia kierkegaardiana, si chiama Johannes.
Note [modifica]
- ^ Cf. ricorrenze in books.google.it.
- ^ Cf. Pietro Prini, La teologia sperimentale di Søren Kierkegaard, in Storia dell'esistenzialismo. Da Kierkegaard a oggi, Roma, Studium, nuova ed. ampliata 1991, pp. 13-46, 318-322. ISBN 8838235848; ISBN 9788838235849.
- ^ Cf. ricorrenze in books.google.it.
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