Bardesane

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Bardesane (in siriaco ܒܪ ܕܝܨܢ, Bar Dayṣān, in greco Βαρδεσάνης, in latino: Bardesanes; Edessa, 11 luglio 154Edessa, 222) è stato uno scrittore e filosofo siro. Maestro della gnosi, fu uno dei più antichi scrittori in lingua siriaca.

Vita[modifica | modifica wikitesto]

Manoscritto aramaico che include molte opere di Bardesane

Bardesane nacque a Edessa da ricchi genitori persiani o parti che, per indicarne la nascita, lo chiamarono Bar Daisan, ovvero "figlio di Daisan", il fiume che bagna Edessa. Per le sue origini straniere fu chiamato in vari modi da altrettanti autori: Sesto Giulio Africano lo chiamò il Partico, Porfirio il Babilonese, e sant'Ippolito di Roma l'Armeno. Efrem il Siro lo definì il "filosofo degli aramei" (in siriaco: ܦܝܠܘܣܘܦܐ ܕܐܖ̈ܡܝܐ, Filosofā d-Aramayē). I suoi genitori, pagani, Nuhama e Nah'siram, dovettero essere persone di un certo rango, poiché il figlio fu educato insieme all'erede al trono del regno di Osroene, alla corte di Abgar Manu VIII. Qualche tempo dopo, a causa di tumulti politici scoppiati ad Edessa, Bardesane ed i suoi genitori si trasferirono per un certo periodo a Hierapolis. Qui il giovane fu condotto nella casa del sacerdote pagano Anuduzbar. A questa scuola imparò i segreti dell'astrologia babilonese, cosa che influenzò per sempre le sue idee. All'età di venticinque anni gli capitò di ascoltare le omelie di Istaspe, vescovo di Edessa e si convertì al Cristianesimo; fu catechizzato e battezzato, infine fu ammesso al diaconato o al sacerdozio. "Sacerdozio", tuttavia, può anche semplicemente significare che si diplomò in una scuola per presbiteri, dato che non ricevette mai gli ordini ed ebbe anche un figlio chiamato Armonio. Quando Abgar IX, l'amico della sua gioventù, ascese al trono (179) egli si stabilì a corte.

Abgar IX, probabilmente dopo il 202, anno della sua visita a Roma, convertitosi, divenne il primo re cristiano della storia. Monarca e filosofo, Abgar e Bardesane lavorarono insieme per creare il primo stato cristiano. Bardesane produsse molte opere contro Marcione e Valentino, gli gnostici che avevano il maggiore seguito. Ma sfortunatamente, con lo zelo di un convertito ansioso di usare le sue precedenti conoscenze al servizio della verità recentemente scoperta, Bardesane mescolò la sua astronomia babilonese con il dogma cristiano e così originò una setta cristiana che fu vigorosamente contrastata da Sant'Efrem il Siro. I romani, sotto Caracalla, approfittarono delle divergenze e delle forti tensioni tra i cristiani e questa setta, che sfociarono in tumulti e disordini. Nel 216, invasero lo Stato, catturarono Abgar IX e lo trascinarono in catene a Roma. Così, dopo 353 anni di vita, finì il regno di Osroene. Bardesane fu esortato dai romani a rinnegare il proprio credo per salvarsi la vita. Ma egli resistette dicendo che non temeva la morte, dato che prima o poi l'avrebbe subita anche se si fosse adeguato ai voleri dell'imperatore. All'età di sessantatré anni fu costretto a rifugiarsi nella fortezza di Ani, in Armenia, da dove tentò di diffondere il Vangelo, ma con poco successo. Morì all'età di sessantotto anni, probabilmente ad Edessa. Secondo Michele il Siro, Bardesane, oltre ad Armonio ebbe altri due figli chiamati Abgarun e Hasdu.

La dottrina[modifica | modifica wikitesto]

La sua accettazione del cristianesimo fu perfettamente sincera e non meritano molto credito le storie successive, secondo le quali lasciò la Chiesa cattolica e abbracciò lo gnosticismo valentiniano a causa delle sue ambizioni deluse. Sulla vera dottrina di Bardesane sono state espresse varie opinioni. Ai tempi di Sant'Ippolito di Roma (Philosophumena, VI, 50) la sua dottrina fu descritta come una varietà di Valentinianismo. A. Hilgenfeld, nel 1864, scrisse un'abile difesa di questo punto di vista, basata, però, principalmente, su estratti dalle opere di Sant'Efrem, che dedicò tutta la sua vita a combattere il Bardesanismo di Edessa. Ma le forti e ferventi espressioni di Sant'Efrem contro i Bardesaniti della sua epoca non sono un criterio equo per giudicare la dottrina del loro maestro. La venerazione straordinaria dei suoi conterranei, le discrete e quasi rispettose allusioni dei primi Padri, e soprattutto il Libro delle Leggi dei Paesi suggeriscono una prospettiva più benigna sul pensiero di Bardesane. Questi non può essere definito gnostico nel senso proprio della parola. Credeva in un Dio Eccelso, Creatore del cielo e della terra, la cui volontà è assoluta ed a cui tutte le cose sono soggette. Credeva che tale Dio avesse dotato l'uomo del libero arbitrio per permettergli di salvarsi e che avesse creato il mondo da una miscela di bene e male, luce ed ombra. Secondo Bardesane, tutte le cose, anche quelle che vengono considerate inanimate, hanno una certa libertà. In tutte loro la luce avrebbe dovuto combattere e vincere l'oscurità finché, dopo 6.000 anni questa terra sarebbe scomparsa, e sarebbe nato un mondo senza male. Per Bardesane anche il sole, la luna, ed i pianeti sono esseri viventi, ai quali, da Dio, era stato affidato il governo di questo mondo; e, sebbene l'uomo fosse libero, era fortemente influenzato nel bene o nel male dalle costellazioni. Il catechismo di Bardesane doveva essere una strana miscela di dottrina cristiana e riferimenti ai segni zodiacali. Per il fatto che in siriaco "spirito" è femminile, sembra avesse avuto visioni differenti anche sulla Trinità, rispetto all'ortodossia che si andava formando. Negava la Resurrezione della Carne, ma pensava che il corpo di Nostro Signore avesse la dote speciale dell'incorruttibilità.

Le opere[modifica | modifica wikitesto]

Bardesane fu un autore molto prolifico. Sebbene quasi tutti suoi lavori siano perduti, si hanno comunque notizie dei seguenti:

  • "Dialoghi contro Marcione e Valentino" (Teodoreto, Haer. fab., I, XXII; Eusebio di Cesarea, Historia Ecclesiastica, IV, XXX, 3);
  • "Dialogo sul Fato", indirizzato ad Antonino. Se questo Antonino fosse semplicemente un amico di Bardesane o un imperatore romano e, nel secondo caso, quale degli Antonini, è questione controversa. È anche incerto se questo dialogo sia identico a quanto contenuto ne "Il Libro delle Leggi dei Paesi" (Eusebio, Storia ecclesiastica, IV, XXX, 2; Epifanio di Salamina, Panarion adversus omnes haereres, LVI, I; Teodoreto, Haer. fab., I, XXII).
  • Un "Libro dei Salmi", in numero di 150, ad imitazione dei Salmi di Davide (Sant'Efrem, Sermones Adversus Haereses, LIII). Questi salmi divennero famosi nella storia di Edessa; le loro parole e melodie vissero per generazioni sulle labbra del popolo. Solamente, quando Sant'Efrem compose inni nello stesso metro pentasillabico e li cantò con lo stesso tono dei salmi di Bardesane, questi ultimi gradualmente persero il favore. Probabilmente alcuni degli inni di Bardesane sono contenuti negli Atti di Tommaso: l'"Inno sull'Anima", il "Matrimonio della Saggezza", la preghiera di consacrazione per il battesimo e l'eucaristia. Comunque, di questi, solamente l'"Inno sull'Anima" è generalmente attribuito a Bardesane, la paternità degli altri è dubbia.
  • trattati Astrologico-teologici, nei quali vennero esposti i suoi dogmi particolari. Vi fa riferimento Sant'Efrem, e fra loro c'era un trattato su luce e oscurità. Un frammento di un lavoro astronomico di Bardesane fu conservato da Giorgio, vescovo delle tribù arabe, e ripubblicato da Nau in Bardesane l'astrologue (Parigi, 1899).
  • Una "Storia dell'Armenia". Mosè di Chorene (Storia di G. A., II, 66) affermava che Bardesane, "essendosi rifugiato nella fortezza di Ani, lesse ivi le cronache del tempio nelle quali erano riportati anche gli atti dei re; a questi aggiunse gli eventi dei suoi tempi. Scrisse tutto in Siriaco, ma il suo libro fu tradotto in seguito in greco".
  • "Un racconto dell'India". Bardesane ottenne le sue informazioni dagli ambasciatori indù presso l'imperatore Eliogabalo.
  • "Libro delle Leggi dei Paesi." Questo famoso dialogo è la testimonianza più antica, non solo della cultura Bardesanita, ma anche della letteratura siriaca, se si eccettua la traduzione delle Sacre Scritture, che non fu di Bardesane, ma di un certo Filippo, suo discepolo. Esistono estratti di questa opera in greco ed in latino. Ribattendo ad un discepolo che pone domande, Bardesane cerca di dimostrare che le azioni dell'uomo non sono completamente guidate dal Fato, come conseguenza di combinazioni stellari.

La scuola[modifica | modifica wikitesto]

Il figlio di Bardesane, Armonio, deviò molto più del padre dall'ortodossia cristiana. Educato ad Atene, aggiunse all'astrologia caldea di suo padre le concezioni greche sull'anima, sulla nascita e sulla distruzione dei corpi, ed una sorta di metempsicosi. Un certo Marino, un seguace di Bardesane fu confutato nel "Dialogo di Adamantio". Questo Marino era un dualista ed un docetista, poiché negava la nascita di Cristo da una donna. Secondo Sant'Efrem, i Bardesaniti dei suoi tempi si davano solo a puerilità ed oscenità. Sole e Luna furono considerati i principi maschile e femminile, e le idee di paradiso fra i Bardesaniti non mancavano di una certa sensualità. Gli sforzi zelanti di Sant'Efrem volti a sopprimere questa eresia non ebbero successo. Rabbula, vescovo di Edessa nel 431-432, la trovò fiorente dappertutto. La sua esistenza nel VII secolo è attestata da Iacopo di Edessa; nell'VIII da Giorgio, vescovo delle tribù arabe; nel X dello storico Masudi; ed anche nel XII da Shashrastani. Il Bardesanismo sembra comunque sia degenerato prima nel valentinianismo e poi nel manicheismo.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Controllo di autorità VIAF: 9945909 LCCN: n85083848

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