Genealogia di Gesù

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1leftarrow.pngVoce principale: Gesù.

Genealogia di Gesù secondo Luca, dal Libro di Kells trascritto da monaci cristiani celti dell'VIII secolo
Un pannello dell'Armadio degli Argenti raffigurante la genealogia di cristo.

La genealogia di Gesù è riportata nel Vangelo secondo Matteo (1,1-16) e nel Vangelo di Luca (3,23-38). Nel Vangelo secondo Matteo la genealogia parte da Abramo e giunge, di padre in figlio fino a Gesù, saltando gli antenati durante la deportazione a Babilonia; nel Vangelo secondo Luca è fornita a partire da Gesù di figlio in padre fino ad Adamo «figlio di Dio». Anche considerando i tratti comuni, le due linee non coincidono. Inoltre la genealogia di Gesù (essendo di parte "paterna" ) avrebbe significato solo se Giuseppe fosse il padre carnale di Gesù e non quello putativo (cosa che viene esclusa dalle Scritture).

Genealogia[modifica | modifica sorgente]

Vangelo secondo Luca 3,34-38
Vangelo secondo Matteo 1,1-6 e Vangelo secondo Luca 3,31-34 (in accordo)
Vangelo secondo Luca 3,23-31 Vangelo secondo Matteo 1,6-16
Davide Davide (padre) - Betsabea (madre)
Natam Salomone
Mattatà Roboamo
Menna Abia
Melèa Asaf
Eliacim Giosafat
Ionam Joram
Giuseppe Ozia
Giuda Jotham
Simeone Acaz
Levi Ezechia
Mattàt Manasse
Iorim Amon
Elièzer Giosia
Gesù Ieconia
Er deportazione a Babilonia
Elmadàm
Cosam
Addi
Melchi
Neri ritorno dalla deportazione a Babilonia
Salatiel Salatiel
Zorobabèle Zorobabèle
Resa Abiud
Ioanan Eliacim
Ioda Azor
Iosek Sadok
Semèin Achim
Mattatìa Eliud
Maat Eleazar
Naggài Mattan
Esli Giacobbe
Naum Giuseppe
Amos Gesù
Mattatìa
Giuseppe
Innài
Melchi
Levi
Mattàt
Eli
Giuseppe
Gesù

Differenze tra le genealogie[modifica | modifica sorgente]

L'autore del Vangelo secondo Matteo comincia con Salomone e procede attraverso i re del Regno di Giuda, fino ad includere Ieconia. Alcuni dei re di Giuda sono lasciati fuori; per esempio Uzzia è definito figlio di Ioram, saltando quindi quattro generazioni. Quindi Gesù è indicato come erede legale del trono di Giudea. Con Ieconia la linea dei re termina, a causa del fatto che Israele fu conquistato dai Babilonesi. I nomi continuano con il figlio di Ieconia e suo nipote Zorobabele, che è una figura importante del Libro di Esdra. I nomi fra Zorobabele e Giuseppe non appaiono in alcun punto dell'Antico Testamento o altri testi, a parte un paio di eccezioni.

La genealogia di Matteo è stata tradizionalmente rappresentata da un albero detto albero di Jesse mostrando la discesa di Gesù da Iesse, padre del Re Davide. Le genealogie di Luca e Matteo si dividono a Davide. Mentre Matteo continua con Salomone e i re seguenti, Luca si collega a Nathan, il figlio di Davide meno conosciuto, e continua elencando 40 persone prima di Giuseppe, pressoché nessuno dei quali corrisponde a quelli di Matteo o appare in altri documenti storici. Zorobabele e Salatiel sono elencati sia nella genealogia secondo Luca, sia in quella secondo Matteo, ma in Luca Salatiel non è riportato come figlio di Geconia, ma piuttosto come figlio di Neri - questo è ulteriormente complicato dal fatto che il primo libro delle Cronache 3,19 afferma che il padre di Zorobabele era Pedaià, un fratello di Salatiel. Entrambe le genealogie terminano con nomi diversi, con Luca che termina con Eli e Matteo con Giacobbe.

Molte teorie sono state proposte per spiegare la discrepanza. La più antica, attribuita a Giulio l'Africano, usa il concetto di Legge del Levirato, e suggerisce che Mattan (nonno di Giuseppe secondo Matteo) e Matthat (nonno di Giuseppe secondo Luca) erano fratelli ed hanno sposato la stessa moglie (uno dopo l'altro). Questo vorrebbe dire che il figlio di Matthan (Giacobbe) potrebbe essere il padre biologico di Giuseppe e che il figlio di Mattan (Eli) era il suo padre legale. Sostenitori più moderni dell'infallibilità della Bibbia sostengono che la genealogia secondo Luca è di Maria, con Eli che sarebbe suo padre, mentre Matteo descriverebbe la genealogia di Giuseppe. Questo vorrebbe dire che "figlio di Eli" significherebbe in realtà "figliastro" di Eli. Eli potrebbe essere un altro nome di Gioacchino, menzionato nel Vangelo apocrifo di Giacomo.

In genere, la maggior parte delle spiegazioni accademiche rientra in quattro possibilità. La prima è che Matteo riporta il passaggio della regalità, mentre Luca dà la discendenza biologica, sebbene questo non spieghi perché dei re che non erano genitori del successore siano stati esclusi dalla lista di Matteo. Un'alternativa è che Luca dia la vera genealogia, mentre Matteo ne dia una "cerimoniale"; per esempio, Neri è il padre naturale di Salatiel, ma Ieconia è il capo precedente del popolo ebraico. Gli studiosi più propensi a criticare l'accuratezza dei fatti sono inclini a suggerire che almeno una, e forse entrambe, le genealogie, siano semplicemente inventate, spiegando quindi la divergenza.

Fra le teorie più radicali per spiegare la discrepanza, ce n'è una che suggerisce che gli evangelisti abbiano riportato l'infanzia di due persone diverse, che condividevano il fatto di chiamarsi entrambi Gesù e che le loro famiglie vivevano a Nazaret in quel tempo: nessuno dei due sarebbe necessariamente il Gesù di cui si parla nel resto del Nuovo Testamento. Il racconto della Natività in Matteo e in Luca sono sufficientemente diversi da permettere questo. Inoltre gli eventi che circondano la natività sono in epoche sufficientemente separate: secondo Luca il 6 D.C., secondo Matteo probabilmente intorno al 6 A.C.; il che quindi darebbe almeno qualche credibilità a questa teoria. In aggiunta, Gesù deriva dal nome greco Iesu, che si pensa sia una traduzione fatta dagli evangelisti del nome ebraico Yehoshua, cioè Giosuè, un nome molto comune in quell'epoca. Allo stesso modo Zorobabele, che significa nato a Babilonia, era un nome comune al tempo della cattività babilonese ed è plausibile che ci siano due diversi Zorobabele The Childhood of Jesus - by Emil Bock.

Brevità[modifica | modifica sorgente]

Tra i tanti, Brown ha fatto notare che la genealogia di Matteo sembra procedere troppo velocemente - conta 28 generazioni tra Davide e Giuseppe, dando una lunghezza media approssimativa per generazione di 35 anni, estremamente lunga per una genealogia antica. Herezon viene menzionato nella Genesis 46:12 in riferimento alla trasferta in Egitto di Giuseppe, mentre Amminadab, l'uomo che Matteo dichiara essere il nipote di Herezon, è menzionato in Numeri 1:7, in riferimento agli eventi successivi all'esodo, lasciando solo tre generazioni a coprire l'intero periodo della permanenza in Egitto degli israeliti, che presumibilmente durò diversi secoli. Questa prima parte di Matteo 1:8 coincide con la lista dei Re di Giudea che è presente in diverse altre parti della Bibbia. Tuttavia queste altre liste annoverano come figlio di Jehoram Ahaziah mentre Uzziah è un diverso monarca che visse diverse generazioni più tardi. Ciò significa che la geneaologia di Matteo salta Ahaziah, Athaliah, Jehoash, e Amaziah. Coloro che credono nella infallibilità della Bibbia affermano che la genealogia non necessariamente debba essere completa e che l'autore del vangelo di Matteo abbia deliberatamente omesso coloro che non era indispensabile far comparire nella lista, altri invece vedono ragioni politiche in queste omissioni di alcuni personaggi. Una teoria vuole che quei nomi siano stati omessi a causa della loro empietà, o perché siano stati assassinati, ma persino personaggi discutibili come Manasse ed Amon sono presenti nella lista. Gundry sostiene la teoria popolare secondo la quale questi monarchi siano stati lasciati fuori della lista a causa della loro comune discendenza da Ahab, per via di sua figlia Athaliah, entrambi oggetto di condanna nella percezione Giudaica. Gundry crede anche che la loro rimozione sia stata motivata dal fatto che l'autore intendesse suddividere la genealogia in tre sottogruppi di quattordici nomi, con Gesù come parte terminale di questa successione storica.

Albright e Mann sostengono invece una teoria differente, secondo la quale l'autore, o l'ultimo scriba del manoscritto, abbia fatto un banale errore di trascrizione, noto come homoioteleuton, confondendo Achaziah ed Uzziah a causa della similarità dei due nomi. A questo proposito, la suddivisione in tre sottoliste di quattordici nomi non era originariamente presente, ma venne scoperta solo dopo l'errore dello scriba, con Matteo 1:17, che discute quella suddivisione come un'aggiunta successiva al testo.

La genealogia di Luca è notevolmente più lunga di quella di Matteo, e presenta un numero superiore di nomi. Il fatto che Luca vada molto oltre al meno acclamato figlio di Davide, Nathan e non include i nomi dei sovrani d'Israele nel lignaggio di Gesù è un elemento a favore della sua credibilità. Tuttavia, mentre i nomi citati da Matteo conincidono con il periodo storico nel quale si suppone siano vissuti, i nomi in Luca sembrano essere privi di conferme storiche - poiché essi rispecchiano nomi e fonemi propri del I secolo, piuttosto che rispecchiare l'età in cui essi vissero realmente.

Duplicazione, concordanza e copia[modifica | modifica sorgente]

Zadok è generalmente annoverato per essere vissuto circa 150 anni dopo l'inizio del periodo di Zorobabele. Si tratta di un periodo di tempo molto lungo per poter essere coperto solo da Zorobabele, Abiud, Eliakim, e Azor, e così molti studiosi ritengono che una lista come quella di Matteo non sia sufficientemente accurata, mentre quella di Luca possiede molti più nomi per quel preciso periodo. I nomi tra quello di Zorobabele e Zadok (Abiud, Eliakim, ed Azor) non sono noti in nessun altro documento precedente al Vangelo di Matteo, inducendo molti studiosi, compreso Gundry, a supporre che l'autore di quest'opera li abbia semplicemente inventati. Agli occhi di diversi studiosi, nel momento in cui la lista di nomi si allontana dalla genealogia riconosciuta dei sovrani ebraici essa è stata interamente fabbricata ad arte fino a raggiungere l'identità riconoscibile del padre di Giuseppe. I nomi elencati sono nomi molto frequenti in quell'epoca storica e per questo motivo lo studioso Gundry suppone che l'autore di questa lista li abbia attinti in maniera casuale da parte delle Cronache, mescolandole in maniera da non rivelare il suo artefatto. Secondo Gundry:

  • L'autore di Matteo amava il significato di figlio di Giuda che soggiace dietro il nome Abihu, un sacerdote, e lo ha modificato per trasformarlo in Abiud.
  • L'autore ha così cambiato il nome del successore di Abihu, Eliezer, in Eliakim per collegarlo con l'Eliakim di Isaia 22 e con Jehoiakim
  • Il terzo nome proviene da un altro importante sacerdote - Azariah - che l'autore abbreviò in Azor.
  • Achim è un'abbreviazione del figlio di Zadok, Achimaas
  • Eliezer, un'altra figura da Cronache è trasformata in Eliud.

Il fatto più significativo resta comunque la divergenza stessa delle due geneaologie. Una spiegazione plausibile è che gli autori si rifacessero entrambi a una fonte ebraico-aramaica andata perduta (la cosiddetta fonte Q), ma non avendo trovato in questa alcuna discendenza, o solo una discendenza incompleta, nel momento della redazione greca del vangelo abbiano tentato di colmare questa lacuna seguendo due genealogie distinte. Ciò sta a dimostrare, tra l'altro, l'impossibilità di un confronto (distanza fisica e temporale) fra le due versioni dei vangeli.

Interpretazione delle genealogie[modifica | modifica sorgente]

Una interpretazione proposta delle genealogie le vuole lette nel loro significato simbolico in quanto, a prescindere dalle varie discordanze, non avrebbero alcuna pretesa di storicità. Questo soprattutto nel caso del Vangelo secondo Matteo, che divide la genealogia in tre blocchi composti da quattordici generazioni: il tre e il sette avevano un forte significato simbolico nella cultura ebraica, indicando rispettivamente la perfezione e la pienezza. Vogliono inoltre sottolineare la qualità messianica di Cristo e il suo legame con la storia del popolo ebraico[1].

Sebbene la quasi totalità dei teologi sia concorde nel sostenere questa tesi, altri hanno tentato di spiegare la storicità delle genealogie affermando, per esempio, che l'evangelista Luca riporterebbe la genealogia di Maria: questo risolverebbe il problema delle discordanze.[senza fonte]

Le "antenate scandalose" di Gesù[modifica | modifica sorgente]

La presenza di quattro donne nella genealogia matteana (Tamar, Rut, Raab, e Betsabea) è una peculiarità non di poco conto.

L'autore infatti in questo modo si discosta apertamente non solo con la cultura del suo tempo, dove le donne non erano mai incluse in un albero genealogico; la stessa genealogia di Luca non ne fa menzione.

Albright e Mann sono a favore della teoria secondo la quale queste quattro donne vengono citate per sottolineare il ruolo di importanti figure femminili del passato e per paragonarle implicitamente a un'altra donna citata nella genealogia: Maria. Studiosi di stampo femminista come Levine sostengono l'idea che questa la presenza di donne serve invece a sottolineare lo stampo patriarcale della genealogia vista la preponderanza di nomi maschili, mentre Brown sostiene che serve a mostrare che il volere di Dio non è per nulla condizionato dallo spirito dell'epoca.

Come si può vedere tutte e quattro le donne furono responsabili di comportamenti moralmente discutibili, soprattutto per la mentalità dell'epoca:

  • Tamar[2] rimase incinta fingendosi prostituta e accogliendo nel suo letto Giuda, l'uomo dal quale secondo la legge del levirato avrebbe dovuto avere un figlio.
  • Raab[3] era una prostituta canaanita che tradì la sua città a vantaggio del popolo ebraico.
  • Rut[4] era una donna Moabita, quindi straniera e per questo malvista dagli ebrei, che si concesse ad un ebreo, Booz, per poi costringerlo a sposarla.
  • Betsabea[5] infine sedusse il Re Davide il quale, vista la gravidanza di lei, condannò in pratica a morte il marito Uria, suo fedele servitore, mandandolo a combattere in prima linea in guerra.

Figure femminili dalla statura morale più elevata non sono affatto menzionate: secondo Jerome ciò suggerisce che l'autore di Matteo incluse queste figure per mostrare quanto pressante fosse la necessità di una riforma dei costumi, mentre Gundry vede in essa un tentativo di giustificare le origini umili di Gesù mostrando come grandi personaggi del passato avessero origini altrettanto oscure.

Secondo Giovanni Crisostomo, il primo a segnalare l'estraneità di queste figure nella genealogia di Gesù, la loro inclusione nella lista era un modo per indicare che Gesù era il salvatore non solo del popolo ebreo ma anche dei Gentili.

Vittorio Messori[6] indica la presenza di queste "figure scandalose" come un indizio a favore della veridicità storica dei vangeli canonici: non avrebbe infatti giovato in alcun modo, per la Chiesa delle origini, inventare a posteriori una genealogia con queste caratteristiche[7]: in primo luogo perché la presenza di donne intanto invalidava la genealogia da un punto di vista giuridico; la loro condotta sconveniente inoltre gettava un'ombra sulla stessa figura di Cristo. Oltre a questo Messori nota come non esista nei vangeli una genealogia di Maria, l'unico genitore con il quale Cristo, secondo la dottrina cristiana, aveva un legame di sangue; infine, in una società dove le disgrazie erano considerate castighi di Dio che si tramandavano "fino alla settima generazione" non sarebbe stato conveniente attribuire a Gesù degli antenati che, pur essendo nobili, appartenevano ad un "ramo decaduto" della discendenza di Davide.

Terminologia[modifica | modifica sorgente]

Il termine "libro della genealogia" o biblos geneseos possiede diversi significati; gran parte degli studiosi concordano nell'affermare che l'accezione più logica di questo termine sia semplicemente toledot, sebbene una piccola minoranza opti per tradurla con "libro dell'avvento" e lo considerino riferito all'intero Vangelo. Brown ha prolungato l'estensione della frase il libro della genesi portata da Gesù, implicando che esso discute la nuova creazione del mondo da Gesù.

In epoca moderna il termine Cristo è considerato applicabile solo a Gesù, ma al tempo di Matteo esso aveva un significato più ampio e in Matteo non è specificato se esso indichi Gesù come il Cristo o meramente come un Cristo. -La forma utilizzata da Matteo indica che la parola Cristo è usata come un titolo, piuttosto che come un aggettivo o un nome regolare, cosa del tutto inusuale poiché questo tipo di utilizzazione venne adottato molto dopo la morte di Cristo, implicando così una datazione posteriore per il Vangelo. In ogni suo passo l'autore del Vangelo di Matteo usa il termine il Cristo. Secondo Brown alcuni hanno teorizzato che il nome di Davide preceda quello di Abramo poiché l'autore di Matteo ha cercato di enfatizzare la linea di sangue davidica di Gesù. Gundry asserisce che la struttura di questo passaggio tenta di ritrarre Gesù come il culmine delle genealogie del Vecchio Testamento.

Sillabazione[modifica | modifica sorgente]

L'autore del Vangelo di Matteo ha la tendenza a fare uso di una sillabazione che corrisponde a quella dei Settanta piuttosto che al testo Masoretico, suggerendo così che furono proprio i Settanta ad essere l'origine della sua genealogia. Tuttavia, il nome di Rahab viene sillabato come Rachab, e ciò rappresenta una deviazione dai Settanta, sebbene la sillabazione Rachab appaia anche nelle opere di Giuseppe, portando all'ipotesi che ciò sia sintomo di un cambiamento di pronuncia avvenuto durante questo periodo. A ciò occorre aggiungere che la posizione di Rahab è particolare, poiché tutte le altre tradizioni l'annoverano come sposa di Giosuè e non di Salomone, e conseguentemente la posizionano in un periodo storico differente.

L'autore del Vangelo di Matteo aggiunge al nome di Asa una "φ". Gundry sostiene che questo sia un tentativo di creare un collegamento con il Salmo 78, che contiene alcune profezie messianiche, poiché Asa è il nome a cui viene attribuita la paternità del Salmo 78. Tuttavia, molti altri studiosi sono dell'opinione che si tratti nient'altro che di un errore di trascrizione e gran parte dei moderni traduttori della Bibbia correggono questo verso del Vangelo di Matteo. Resta però incerto se sia stato l'autore originale del Vangelo di Matteo a compiere l'ipotetico errore e se sia stato un copista successivo.

Anche il nome di Amon mostra caratteristiche simili. L'autore del Vangelo di Matteo scrive il nome Amos invece di Amon, dal che Grundy ha arguito che ciò potrebbe essere il tentativo di collegare il profeta minore Amos, il quale fece profezie messianiche, ma ancora una volta altri studiosi propendono per un semplice errore di trascrizione.

Il numero 42[modifica | modifica sorgente]

La suddivisione nel Vangelo di Matteo della genealogia di Gesù in tre gruppi di quarantadue nomi aiuta alla memorizzazione della lista stessa. Il numero 14 è per questo importante; non solo esso è il doppio del numero 7, un numero sacro a quel tempo, ma 14 è anche la Ghematriah di David. In ebraico ogni consonante ha un valore numerico. La somma dei valori numerici delle consonanti di Davìd da 14. Il triplice riferimento al numero 14 doveva quindi enfatizzare la discendenza davidica di Gesù, predicato come Messia. La divisione sembra sottolineare l'importanza dell'evento della nascita di Gesù come parte finale dell'ultimo gruppo di 14 nomi. Calcoli basati su questa suddivisione condussero il religioso mediovevale Gioacchino da Fiore a predirre il Secondo Avvento che sarebbe dovuto accadere, secondo le sue previsioni, nel XII secolo.

Esistono tuttavia significative complicazioni con questo tipo di suddivisione, infatti in questo modo si trovano soltanto 41 nomi nella lista (compreso lo stesso Gesù) e non 42 (14x3), sia che lasciamo una delle suddivisioni senza un membro, sia che implicassimo l'ipotetica nascita di un figlio da parte di Gesù, o che Gesù fosse il Messiah. Sono state date diverse interpretazioni per dare una spiegazione a questa caratteristica numerica. Una prima interpretazione è che il nome di Davide dovrebbe apparire due volte poiché egli viene menzionato due volte nella genealogia, in modo da comparire sia nei primi 14 nomi risalenti al periodo dei Re e nei 14 nomi successivi. Comunque questa logica implicherebbe anche che l'esilio di Babilonia fosse menzionato due volte, facendo apparire quindi due volte il re in esso coinvolto, Ieconia e facendo salire a 43 il numero dei nomi nella lista.

Altre teorie che sono state avanzate includono Maria come una dei 14, sebbene trascurino tutte le altre figure femminili, oppure contano Geconia come due persone distinte, una come re e l'altra come semplice cittadino privato della regalità. In ogni caso le spiegazioni fornite dagli studiosi oggi ritengono più accettabile implicano che il problema riguardi la confusione di Ieconia con un altro personaggio dal nome simile. Quasi tutte le altre fonti riportano che un re di nome Jehoiakim si trovi tra Giosia e Ieconia e dato che la seconda teoforia nel nome Ieconia (Jeconiah) la -iah è trasposta nel mezzo del nome nel Libro dei Re, come Jehoiachin, è plausibile che l'autore del vangelo di Matteo, o un trascrittore successivo, confusero Jehoiakim con Jehoiachin. Ciò spiegherebbe anche perché il testo identifica Giosia come padre di Ieconia invece che come suo nonno e perché Ieconia, solitamente considerato figlio unico, sia elencato come avente numerosi fratelli, una descrizione altrove considerata più appropriata per Jehoiakim.

Concepimento verginale di Gesù[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Concepimento verginale.

In Matteo 1:16 interrompe la tradizione precedente e distacca Giuseppe dalla linea di sangue di Gesù, sottolinenando così che egli era semplicemente il marito della donna che lo ha concepito. Nell'originale greco, la parola - tradotta come "della quale" è indubbiamente femminile. Inoltre il passaggio alla forma passiva simboleggia il concepimento verginale di Gesù.

Matteo 1:16 contiene considerevoli elementi che hanno attirato l'attenzione degli studiosi poiché le fonti antiche mostrano alcune differenze tra loro. Per esempio, il Codex Koridethi recita:

Giacobbe era padre di Giuseppe,
al quale la beata vergine
Maria diede Gesù, chiamato il Cristo

Mentre il Codex Sinaiticus recita:

Giacobbe era padre di Giuseppe,
al quale venne data la vergine Maria
ed era padre di Gesù

La prima versione rappresenta lo stesso modello usato nelle traduzioni moderne - a differenza della genealogia precedente, la sua espressione contorta, il cambiamento nella voce passiva, si sforza a distanziare Giuseppe dalla parentela con Gesù, per sostenere il concepimento verginale. L'altra versione afferma chiaramente che Giuseppe era davvero il padre di Gesù, e contemporaneamente sembra che dichiari la verginità di Maria, la parola che ora è tradotta con "vergine" in realtà corrisponde alla parola greca parthenekos che si può tradurre più letteralmente con "nubile". Alcuni studiosi vedono queste seconde versioni come prove contro la dottrina del concepimento verginale di Gesù, mentre altri postulano che il testo originale aveva solamente parole della forma e Giuseppe era il padre di Gesù, seguendo il modello dei versi precedenti, che successivamente furono alterati per chiarire che questa non era una parentela biologica.

Raymond Brown ha suggerito che queste varianti non si occupano così tanto della discussione a favore o meno della concezione verginale, ma a favore della dottrina della verginità perpetua di Maria; entrambi sembrano tentativi di evitare di fare di Giuseppe il marito di Maria, e quindi di sopprimere il suggerimento di attività sessuali tra di loro. Forse il più evidente problema di tutti riguardante questo aspetto della genealogia è che se Giuseppe non è altro che un padre provvisorio di Gesù, pone la questione sul motivo per cui Matteo, dedicava i versi precedenti alla sua genealogia. All'epoca la parentela legale generalmente era considerata più importante della discesa biologica, e così manifestando che Giuseppe era un membro del casato di David, anche un figlio adottato legalmente era considerato parte della stessa dinastia.

La famiglia conosciuta di Gesù[modifica | modifica sorgente]

I Fratelli di Gesù era un nome sacro riservato solamente ai parenti di sangue di Gesù. In greco questi erano chiamati Desposyni. La parola strettamente legata δεσπότης (despotes) che significa signore, maestro, o proprietario di una nave è comunemente usato per Dio, uomo maestro di schiavi, e per Gesù in Luca 13:25 trovato nel Papiro 75, in Giuda Taddeo 1:4, e nel secondo Pietro 2:1. Nella credenza ebionita, tra i fratelli di Gesù vi è anche sua madre Maria, suo padre Giuseppe, sua sorella senza nome, e i suoi fratelli Giacomo il Giusto, Joses, Simone e Giuda; nel credo cristiano di tendenza generale moderno, Maria è considerata una parente di sangue, Giuseppe un padre o il padre putativo e il resto o mezzi fratelli (Credo protestante) o cugini (cattolico e ortodosso).

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ La Bibbia per la famiglia, a cura di Gianfranco Ravasi, Edizioni San Paolo, Milano, 1998
  2. ^ Si veda Genesi, capitolo 38.
  3. ^ Si veda Giosuè, capitoli 2-6.
  4. ^ Si veda il Libro di Rut
  5. ^ Si veda Secondo libro di Samuele, capitoli 11-12.
  6. ^ Vittorio Messori, Ipotesi su Gesù, SEI, Torino, 1976, pag. 153-157.
  7. ^ . Dato che queste quattro figure erano saldamente presenti nella tradizione biblica precedente, questo argomento puramente apologetico non sembra però presentare alcun valore storico. Per approfondire, vedi Mito di Gesù

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • (EN) Albright, W.F. and C.S. Mann. "Matthew." The Anchor Bible Series. New York: Doubleday & Company, 1971.
  • (EN) Brown, Raymond E. The Birth of the Messiah: A Commentary on the Infancy Narratives in Matthew and Luke. Londra: G. Chapman, 1977.
  • (EN) Gundry, Robert H. Matthew a Commentary on his Literary and Theological Art. Grand Rapids: William B. Eerdmans Publishing Company, 1982.
  • (EN) Jones, Alexander. The Gospel According to St. Matthew. Londra: Geoffrey Chapman, 1965.
  • (EN) Levine, Amy-Jill. "Matthew." Women's Bible Commentary. Carol A. Newsom and Sharon H. Ringe, eds. Louisville: Westminster John Knox Press, 1998.
  • Vittorio Messori, Ipotesi su Gesù, SEI, Torino, 1976.

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]

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